Sentire femminile e Festival di Sanremo

di Alessio Masone

L’unico momento, degno di nota, accaduto al Festival di Sanremo, per quello che l’ho seguito, è stato quando l’attore Vincent Cassell, a proposito di differenze, ha sostenuto che gli uomini francesi, al contrario di quelli italiani, sono fieri del loro lato femminile.

Ebbene, la cosa mi ha fatto pensare alla ricaduta del sentire femminile sulla società globale. Se le donne avessero avuto un’autentica consapevolezza delle doti del loro genere, la differenza femminile avrebbe condizionato in positivo il mondo maschile e il suo modello culturale e di sviluppo.

E invece, no. Le donne, come a riconoscere la superiorità dell’uomo, hanno voluto solo impossessarsi delle prerogative dell’uomo.

Insomma, le donne assomigliano a quei politici che criticano gli uomini al potere, solo per prendere il loro posto.

Cosa hanno ottenuto le donne? Dimostrando che sanno fare fronte ad attività storicamente prerogative degli uomini, avallandole, sono risultate essere complici del modello maschile.

Grazie alle lotte femministe, si è perseguita la parità dei sessi, ma le donne sono andate oltre: hanno bramato la loro omologazione all’uomo e, quindi, hanno incentivato l’omologazione del mondo.

Grazie a tutto questo, il modello competitivo, aggressivo e invasore, imposto dal mondo maschile, si è evoluto senza nessun condizionamento da parte dell’unico essere umano alternativo all’uomo: la donna.

Per volontà della biologia, uomini e donne sono differenti: grazie all’incontro di queste differenze, si ottengono nuove vite, come i figli, ma anche nuovi modelli sociali, in quanto anche l’evoluzione della collettività è loro figlia.

Ebbene, le donne, in quanto portatrici di realizzazioni interiori e private, avrebbero dovuto attutire la predisposizione maschile alla ricerca di realizzazioni pubbliche e competitive che sono, appunto, quelle attività esistenti solo se riconosciute dall’altro.

Quanti Cincinnato, schivi condottieri, uomini pubblici per dovere, avremmo avuto se le donne non avessero avallato il modello maschile. 

Tante ingiustizie sarebbero state evitate, se il sentire femminile avesse preso un altro corso: quanto colonialismo, militare, politico, economico, culturale, mediatico, avremmo risparmiato ai popoli del pianeta.

Certo, le donne che ritengono di non aver aderito al modello maschile, con il loro pensiero della differenza, poi non possono stare lì, in disparte, o come voi lo volete chiamare (ozio, vizio, tradimento…). Devono fare i conti con il passato e verificare se, in loro, esiste ancora il DNA originario: queste donne, se esistono, non possono essere così irresponsabili da attendere che le cose si evolvino da sole verso il lato giusto.

Queste donne sappiano che, se non occupano gli spazi dell’opinione pubblica, lasciano, stavolta davvero da traditrici, che questi siano colonizzati dagli uomini e da quelle donne che, loro complici, sono aguzzine dell’umanità!

Alessio Masone – Benevento, 28 febbraio 2009

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Ale, consentimi la battuta: cornute e mazziate…

Non solo le abbiamo vessate per millenni e abbiamo aggiogato il loro sesso, ma dobbiamo anche fare loro carico la mancata “liberazione”? Se questa critica venisse da una donna (come autocritica di genere) la capirei, ma fatta da un maschio proprio no.

Non è semplice affrancarsi da gioghi interiori e psicologici che perdurano anche nelle pratiche sociali (il cognome ai figli, ad esempio).

Nicola Sguera – Benevento, 2 marzo 2009 

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di alessio masone

Quando vedo una donna con un foulard di “prima classe”, in quello stesso momento, vedo anche tutte le donne stuprate.

Caro Nicola, cara Paola, partendo da quel sentire femminile presente negli uomini francesi, ho voluto, non accusare le donne, ma scuoterle dal loro vittimismo: riconoscendo loro doti salvifiche, affermavo quanto la loro azione sia necessaria al cambiamento del mondo.

Avevo bisogno di condividere, con voi, l’aver intuito il collegamento tra un’ulteriore omologazione del mondo e il percorso che ha portato la donna a cercare un pareggio con l’uomo.

Una volta, la provincia voleva assomigliare alla metropoli ricca di fermenti, ora, invece stiamo imparando che nelle metropoli esiste solo omologazione, mentre i piccoli centri stanno risultando essere luoghi identitari e casseforti di biodiversità.

Una volta,  i sud del mondo volevano essere come l’occidente ricco di innovazione, ora, invece verifichiamo che l’occidente ha esaurito la sua corsa folle verso il superfluo, mentre i popoli del sud hanno da insegnarci l’inesauribile capacità di condivisione con i simili e di simbiosi con la natura.

Allo stesso modo, la donna non ha più bisogno di gareggiare con l’uomo, ma, al contrario, se volesse, sarebbe capace di trasformare l’uomo e quel suo modello culturale che, ormai, è fallimentare, non solo in termini ambientali e sociali, ma anche in ambito economico. 

Solo se conserva la sua differenza, la donna è capace di essere utile al mondo. 

Non a caso, questa lista/associazione è contro l’omologazione culturale.

Artempori dovrebbe farsi promotrice di un’iniziativa che, agendo sul concreto, trasmetta a tutte le donne la sensazione che omologarsi è come essere complici del modello occidentale e maschilista.

Si potrebbe realizzare una campagna per promuovere gusti personali nelle persone, scoraggiando, nelle donne, l’uso omologante di accessori d’abbigliamento griffati, con il messaggio che, a causa di ogni donna posseduta da una borsa burberry, si incentiva uno stupro.

Laddove, hanno fallito filosofi e movimenti, potrebbero le donne.

Sarò un visionario, ma, quando vedo una donna riuscita nella gerarchia maschile, come magistrato o parlamentare, vedo, anche, cento veline che si sono adattate e mille anoressiche che non ce l’hanno fatta.

Alessio Masone – Benevento, 3 marzo 2009

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di stefania leone

Esplorare ambiti in cui rappresentare le proprie competenze!!!

E’ questa la stretegia che dovrebbe attuare oggi una donna consapevole di se stessa.

Le donne non devono cercare di imitare l’uomo, non hanno bisogno di ”raggiungerlo” per affermare se stesse, è un errore.

Cercare di  vestire allo stesso modo, in ogni contesto (economico, politico, sociale), i ruoli maschili significa rimarcare

la validità dei traguardi segnati dall’uomo.

Occorre partire dalle “differenze” che distinguono la donna dall’uomo, nel modo di “sentire” la vita.

In alcune donne manca la volontà di credere in queste differenze….. se non vengono colte si rischia di ripetere ciò che l’uomo ha già costruito….una maniera di procedere che non giova alla nostra esistenza.

E’ importante valorizzare noi stesse attraverso le nostre esperienze e coltivare nuove opportunità con cui la donna possa riconoscersi, affermarsi e sentirsi parte “insostituibile” del mondo.

Se ci basta ”apparire” seguendo le mode, per esaltare queste differenze, non possiamo costruire un “nostro” patrimonio culturale in cui riconoscerci.

La consapevolezza di destinare contributi personali ad una società che cambia, è un approccio in cui non esistono più sovrapposizioni ma “compensazioni”.

Tradire la nostra personalità equivale ad assumere un atteggiamento debole con cui decidiamo ogni volta di arrenderci  ad un contesto che non ci appartiene.

Conservare memoria delle nostre peculiarità ci consente di approfondire aspetti dell’esistenza non esplorabili dall’uomo.

Stefania Leone – Benevento, 7 marzo 2009

Una risposta a Sentire femminile e Festival di Sanremo

  1. Stefania 1 giugno 2009 a 8:05

    Esplorare ambiti in cui rappresentare le proprie competenze!!!
    E’ questa la stretegia che dovrebbe attuare oggi una donna consapevole di se stessa.
    Le donne non devono cercare di imitare l’uomo, non hanno bisogno di “raggiungerlo” per affermare se stesse, è un errore.
    Cercare di vestire allo stesso modo, in ogni contesto (economico, politico, sociale), i ruoli maschili significa rimarcare
    la validità dei traguardi segnati dall’uomo.
    Occorre partire dalle “differenze” che distinguono la donna dall’uomo, nel modo di “sentire” la vita.
    In alcune donne manca la volontà di credere in queste differenze….. se non vengono colte si rischia di ripetere ciò che l’uomo ha già costruito….una maniera di procedere che non giova alla nostra esistenza.
    E’ importante valorizzare noi stesse attraverso le nostre esperienze e coltivare nuove opportunità con cui la donna possa riconoscersi, affermarsi e sentirsi parte “insostituibile” del mondo.
    Se ci basta “apparire” seguendo le mode, per esaltare queste differenze, non possiamo costruire un “nostro” patrimonio culturale in cui riconoscerci.
    La consapevolezza di destinare contributi personali ad una società che cambia, è un approccio in cui non esistono più sovrapposizioni ma “compensazioni”.
    Tradire la nostra personalità equivale ad assumere un atteggiamento debole con cui decidiamo ogni volta di arrenderci ad un contesto che non ci appartiene.
    Conservare memoria delle nostre peculiarità ci consente di approfondire aspetti dell’esistenza non esplorabili dall’uomo.

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