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	<title>Commenti a: Installazioni corporee a più dimensioni: quando opera e fruitore sono un unicum.</title>
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	<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/</link>
	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Jul 2019 17:30:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: raffaello</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-156</link>
		<dc:creator><![CDATA[raffaello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 11:41:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[lisandro, il gioco è la cosa più seria che esista. mai visto bambini giocare?

@ nicola: scusami, io credevo scherzasse. mi sembrava troppo bello... :-(

@ giuliana: grazie per l&#039;invito, ma non posso accettarlo. sono solo un povero, piccolo troll. nella vita reale non esisto.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>lisandro, il gioco è la cosa più seria che esista. mai visto bambini giocare?</p>
<p>@ nicola: scusami, io credevo scherzasse. mi sembrava troppo bello&#8230; <img src='https://www.artempori.it/artempori/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>@ giuliana: grazie per l&#8217;invito, ma non posso accettarlo. sono solo un povero, piccolo troll. nella vita reale non esisto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: daniele</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-155</link>
		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:58:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non entro nel merito della discussione che pure seguo con attenzione per aggiungere ai tre esempi di Lisandro la serie di Botero sulle torture ad Abu Ghraib, &quot;Abuse&quot; di Guy Colwell, &quot;Not Our Children, Not Their Children&quot; e &quot;A People Under Command: USA Today &quot; di Mark Vallen.
 
Il fatto che alcuni artisti contemporanei si trovino così spesso a poter &quot;trarre ispirazione&quot; da fatti e contesti così disumani è un triste segno dei nostri tempi.
 
Daniele Melillo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito della discussione che pure seguo con attenzione per aggiungere ai tre esempi di Lisandro la serie di Botero sulle torture ad Abu Ghraib, &#8220;Abuse&#8221; di Guy Colwell, &#8220;Not Our Children, Not Their Children&#8221; e &#8220;A People Under Command: USA Today &#8221; di Mark Vallen.</p>
<p>Il fatto che alcuni artisti contemporanei si trovino così spesso a poter &#8220;trarre ispirazione&#8221; da fatti e contesti così disumani è un triste segno dei nostri tempi.</p>
<p>Daniele Melillo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lisandro</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-154</link>
		<dc:creator><![CDATA[lisandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:46:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-154</guid>
		<description><![CDATA[Cito solo tre esempi (Guernica, Dadaismo, Bauhaus) in risposta alla e-mail di 
Nicola Sguera dove si parla di &quot;artisti e intellettuali in molti casi complici 
o silenti di infinita barbarie&quot;.
L&#039;unico caso, artisticamente parlando, che Nicola Sguera poteva utilizzare per 
la sua tesi è il Futurismo.

Alessandro Caporaso

P.S. l&#039;immaginazione non ha rigore.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cito solo tre esempi (Guernica, Dadaismo, Bauhaus) in risposta alla e-mail di<br />
Nicola Sguera dove si parla di &#8220;artisti e intellettuali in molti casi complici<br />
o silenti di infinita barbarie&#8221;.<br />
L&#8217;unico caso, artisticamente parlando, che Nicola Sguera poteva utilizzare per<br />
la sua tesi è il Futurismo.</p>
<p>Alessandro Caporaso</p>
<p>P.S. l&#8217;immaginazione non ha rigore.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicola Sguera</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-153</link>
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Sguera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:01:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-153</guid>
		<description><![CDATA[Con la modestia che il tempo esige ma anche la violenza (anch&#039;essa 
necessaria), mi chiedo e vi chiedo se non è il tempo di liberarci di 
tanti &quot;mostri sacri&quot; del secolo scorso, secolo di infinita barbarie, in 
cui artisti e intellettuali sono stati in molti casi complici o silenti, 
sia chi ha declinato il nulla dell&#039;arte sia chi ha trasformato pennelli 
e penne in moschetti e bombe. Sia chiaro: bisogna esercitare 
discernimento. C&#039;è molto da salvare ma anche molto da buttar via in nome 
dell&#039;umano, troppo spesso sfigurato.
Nicola Sguera]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Con la modestia che il tempo esige ma anche la violenza (anch&#8217;essa<br />
necessaria), mi chiedo e vi chiedo se non è il tempo di liberarci di<br />
tanti &#8220;mostri sacri&#8221; del secolo scorso, secolo di infinita barbarie, in<br />
cui artisti e intellettuali sono stati in molti casi complici o silenti,<br />
sia chi ha declinato il nulla dell&#8217;arte sia chi ha trasformato pennelli<br />
e penne in moschetti e bombe. Sia chiaro: bisogna esercitare<br />
discernimento. C&#8217;è molto da salvare ma anche molto da buttar via in nome<br />
dell&#8217;umano, troppo spesso sfigurato.<br />
Nicola Sguera</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-152</link>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:29:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-152</guid>
		<description><![CDATA[Credo che stiate sostenendo tutti la stessa cosa.

L&#039;ironia è spesso emanazione proprio delle persone più serie.
Persino Mr. Bean pare nella vita sia una persona serissima. 
E quando in arte si parla di gioco ed ironia non ci si riferisce a forme più o meno vuote di cazzeggio.
Gli ironici ready-made dovevano sottostare a regole abbastanza rigorose (prima di tutto al rigore dell&#039;immaginazione;
Arturo Schwarz elenca ben 4 regole di Duchamp per evitare derive grossolane alla sua creatura).
Il gioco surrealista aveva alte funzioni e soprattutto un senso tutt&#039;altro che giocoso nel senso comune.
Filosoficamente, il gioco surrealista rappresenta il &quot;trionfo del principio di piacere sul principio di realtà&quot;,
uno schiaffo all&#039;utilitarismo gretto che privilegia al senso il fine, la forma d&#039;insubordinazione prima e per eccellenza.
Chi gioca non sarà mai schiavo,
purché lo faccia... sul serio.


stavolta mi firmo
Alessandro Paolo Lombardo]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che stiate sostenendo tutti la stessa cosa.</p>
<p>L&#8217;ironia è spesso emanazione proprio delle persone più serie.<br />
Persino Mr. Bean pare nella vita sia una persona serissima.<br />
E quando in arte si parla di gioco ed ironia non ci si riferisce a forme più o meno vuote di cazzeggio.<br />
Gli ironici ready-made dovevano sottostare a regole abbastanza rigorose (prima di tutto al rigore dell&#8217;immaginazione;<br />
Arturo Schwarz elenca ben 4 regole di Duchamp per evitare derive grossolane alla sua creatura).<br />
Il gioco surrealista aveva alte funzioni e soprattutto un senso tutt&#8217;altro che giocoso nel senso comune.<br />
Filosoficamente, il gioco surrealista rappresenta il &#8220;trionfo del principio di piacere sul principio di realtà&#8221;,<br />
uno schiaffo all&#8217;utilitarismo gretto che privilegia al senso il fine, la forma d&#8217;insubordinazione prima e per eccellenza.<br />
Chi gioca non sarà mai schiavo,<br />
purché lo faccia&#8230; sul serio.</p>
<p>stavolta mi firmo<br />
Alessandro Paolo Lombardo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luigi</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-151</link>
		<dc:creator><![CDATA[luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 12:52:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-151</guid>
		<description><![CDATA[Il talento (come del resto l&#039;intuizione) è un punto di partenza , 
certo prima di tutto bisogna averlo, ma poi è necessario coltivarlo 
lavorando tanto, le cose da imparare sono praticamente infinite, e la 
tecnica è il mezzo che consente al talento di esprimersi. Quanto alla 
serietà , io credo che , anche nelle sue rappresentazioni grottesche 
( vedi Arancia Meccanica) l&#039;arte sia la cosa più seria del mondo, in 
quanto rivelatrice di UNA verità ( non DELLA verità naturalmente). 
Dunque mi sento di appoggiare la tesi di Nicola, anche perché, 
soprattutto in campo pittorico-contemporaneo, si tende a considerare 
arte qualunque cosa, anche una linea su una superficie vuota, 
scimmiottando Kandinsky, e asserendo che in realtà c&#039;è un misterioso 
significato che solo le menti più raffinate possono cogliere...

Luigi Di Donato]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il talento (come del resto l&#8217;intuizione) è un punto di partenza ,<br />
certo prima di tutto bisogna averlo, ma poi è necessario coltivarlo<br />
lavorando tanto, le cose da imparare sono praticamente infinite, e la<br />
tecnica è il mezzo che consente al talento di esprimersi. Quanto alla<br />
serietà , io credo che , anche nelle sue rappresentazioni grottesche<br />
( vedi Arancia Meccanica) l&#8217;arte sia la cosa più seria del mondo, in<br />
quanto rivelatrice di UNA verità ( non DELLA verità naturalmente).<br />
Dunque mi sento di appoggiare la tesi di Nicola, anche perché,<br />
soprattutto in campo pittorico-contemporaneo, si tende a considerare<br />
arte qualunque cosa, anche una linea su una superficie vuota,<br />
scimmiottando Kandinsky, e asserendo che in realtà c&#8217;è un misterioso<br />
significato che solo le menti più raffinate possono cogliere&#8230;</p>
<p>Luigi Di Donato</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lisandro</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-150</link>
		<dc:creator><![CDATA[lisandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:16:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-150</guid>
		<description><![CDATA[Innanzi tutto riporto qui una definizione di opera d&#039;arte, poi, utilizzando ancora il ready-made di Duchamp (la Gioconda coi baffi) cercherò di farvi capire che l&#039;artista non voleva negare l&#039;arte di Leonardo, ma onorarla, mettendo in ridicolo gli estimatori superficiali ed ignoranti attaccati alle apparenze ed alle convinzioni.


definizione di opera d&#039;arte ripresa da: Sciolla, studiare l&#039;arte, Utet 2006

&quot;La denominazione opera d&#039;arte, entrata nell&#039;uso corrente verso la fine dell&#039;Ottocento e mantenuta normalmente sino ad oggi, intende designare un manufatto contrassegnato da specifiche caratteristiche: il significato del linguaggio, il valore estetico, il carattere individuale e spirituale, oltrechè materiale&quot;.

L.H.O.O.Q. un ready-made rettificato realizzato nel 1919. E&#039; sostanzialmente una riproduzione della Monna Lisa di Leonardo alla quale l&#039;artista ha aggiunto baffi e pizzetto, analogamente a quanto ciascuno di noi da bambino, giocando, ha fatto almeno una volta, scarabocchiando qualche libro scolastico.La provocazione, però, in questo caso, è doppia, perchè dissacra uno dei miti artistici più sacri della storia. Le lettere che appaiono in basso all&#039;opera e che costituiscono il titolo, L.H.O.O.Q., appunto, se sillabate secondo la pronuncia francese danno origine ad una frase volgare (Elle a chaud au cul) letteralmente &quot;Ella ha caldo al culo&quot;.

Poichè tutti dicono che la Monna Lisa è bella.allora lo diciamo anche noi, magari anche senza esserne convinti, solo per conformarci al gusto (o cattivo gusto) dei più.

L&#039;arte quindi è un gioco e prenderla sul serio significherebbe non estraniarsi dalla realtà.

Questo è quello che ci insegna il maestro massiomo, Marcel Duchamp.

Alessandro Caporaso]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzi tutto riporto qui una definizione di opera d&#8217;arte, poi, utilizzando ancora il ready-made di Duchamp (la Gioconda coi baffi) cercherò di farvi capire che l&#8217;artista non voleva negare l&#8217;arte di Leonardo, ma onorarla, mettendo in ridicolo gli estimatori superficiali ed ignoranti attaccati alle apparenze ed alle convinzioni.</p>
<p>definizione di opera d&#8217;arte ripresa da: Sciolla, studiare l&#8217;arte, Utet 2006</p>
<p>&#8220;La denominazione opera d&#8217;arte, entrata nell&#8217;uso corrente verso la fine dell&#8217;Ottocento e mantenuta normalmente sino ad oggi, intende designare un manufatto contrassegnato da specifiche caratteristiche: il significato del linguaggio, il valore estetico, il carattere individuale e spirituale, oltrechè materiale&#8221;.</p>
<p>L.H.O.O.Q. un ready-made rettificato realizzato nel 1919. E&#8217; sostanzialmente una riproduzione della Monna Lisa di Leonardo alla quale l&#8217;artista ha aggiunto baffi e pizzetto, analogamente a quanto ciascuno di noi da bambino, giocando, ha fatto almeno una volta, scarabocchiando qualche libro scolastico.La provocazione, però, in questo caso, è doppia, perchè dissacra uno dei miti artistici più sacri della storia. Le lettere che appaiono in basso all&#8217;opera e che costituiscono il titolo, L.H.O.O.Q., appunto, se sillabate secondo la pronuncia francese danno origine ad una frase volgare (Elle a chaud au cul) letteralmente &#8220;Ella ha caldo al culo&#8221;.</p>
<p>Poichè tutti dicono che la Monna Lisa è bella.allora lo diciamo anche noi, magari anche senza esserne convinti, solo per conformarci al gusto (o cattivo gusto) dei più.</p>
<p>L&#8217;arte quindi è un gioco e prenderla sul serio significherebbe non estraniarsi dalla realtà.</p>
<p>Questo è quello che ci insegna il maestro massiomo, Marcel Duchamp.</p>
<p>Alessandro Caporaso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicola Sguera</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-149</link>
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Sguera]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 18:08:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-149</guid>
		<description><![CDATA[«l&#039;arte, per definizione, non può che essere qualcosa di serio, comunque 
si esprima, in quanto manifestazione di un sentire».

E&#039; proprio questa concezione dell&#039;arte che volevo criticare, con tutte 
quelle che per me sono &quot;derive&quot;. L&#039;arte non è manifestazione di un 
sentire, o meglio: è una forma assolutamente particolare di tale 
manifestazione, che richiede un durissimo lavoro, come sa chiunque abbia 
frequentato con occhio vigile una qualunque disciplina considerata 
artistica. Mi rendo conto che stiamo affrontando questioni su cui, da 
secoli, ci si accapiglia senza risultato, e non vorrei passare per un 
difensore della &quot;tecnica&quot; e del &quot;mestiere&quot;. Ma, come diceva Leopardi 
(per quanto riguarda l&#039;ambito con il quale ho maggiore dimistichezza), 
la poesia è un fiore che sboccia su un cumulo di erudizione.
Scrisse Hokusai: scrisse: «Dall&#039;età di sei anni ho la mania di copiare 
la forma delle cose, e dai cinquant&#039;anni pubblico spesso disegni, tra 
quel che ho raffigurato in questi settant&#039;anni non c&#039;è nulla degno di 
considerazione. A settantatré ho un po&#039; intuito l&#039;essenza della 
struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e 
piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò 
approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse 
veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando 
ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di 
vita propria». Mi sembra uno straordinario richiamo a ciò che io intendo 
per serietà. Senza polemica con nessuno, ma per la comune difesa del 
&quot;senso&quot; contro tutto ciò che lo minaccia: l&#039;improvvisazione, ad esempio, 
le trovate &quot;geniali&quot; dei pubblicitari ecc. Siamo tutti chiamati alla 
dura fatica nelle discipline che avremo scelto per dire il nostro essere 
nel mondo e con gli altri.
Nicola Sguera]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«l&#8217;arte, per definizione, non può che essere qualcosa di serio, comunque<br />
si esprima, in quanto manifestazione di un sentire».</p>
<p>E&#8217; proprio questa concezione dell&#8217;arte che volevo criticare, con tutte<br />
quelle che per me sono &#8220;derive&#8221;. L&#8217;arte non è manifestazione di un<br />
sentire, o meglio: è una forma assolutamente particolare di tale<br />
manifestazione, che richiede un durissimo lavoro, come sa chiunque abbia<br />
frequentato con occhio vigile una qualunque disciplina considerata<br />
artistica. Mi rendo conto che stiamo affrontando questioni su cui, da<br />
secoli, ci si accapiglia senza risultato, e non vorrei passare per un<br />
difensore della &#8220;tecnica&#8221; e del &#8220;mestiere&#8221;. Ma, come diceva Leopardi<br />
(per quanto riguarda l&#8217;ambito con il quale ho maggiore dimistichezza),<br />
la poesia è un fiore che sboccia su un cumulo di erudizione.<br />
Scrisse Hokusai: scrisse: «Dall&#8217;età di sei anni ho la mania di copiare<br />
la forma delle cose, e dai cinquant&#8217;anni pubblico spesso disegni, tra<br />
quel che ho raffigurato in questi settant&#8217;anni non c&#8217;è nulla degno di<br />
considerazione. A settantatré ho un po&#8217; intuito l&#8217;essenza della<br />
struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e<br />
piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò<br />
approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse<br />
veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando<br />
ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di<br />
vita propria». Mi sembra uno straordinario richiamo a ciò che io intendo<br />
per serietà. Senza polemica con nessuno, ma per la comune difesa del<br />
&#8220;senso&#8221; contro tutto ciò che lo minaccia: l&#8217;improvvisazione, ad esempio,<br />
le trovate &#8220;geniali&#8221; dei pubblicitari ecc. Siamo tutti chiamati alla<br />
dura fatica nelle discipline che avremo scelto per dire il nostro essere<br />
nel mondo e con gli altri.<br />
Nicola Sguera</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Maria Rosaria</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-148</link>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Rosaria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 18:56:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-148</guid>
		<description><![CDATA[La questione sollevata da Nicola Sguera sulla serietà dell&#039;arte e 
della sua interpretazione mi induce a questa riflessione. Non credo che 
la mancanza di serietà sia associabile a ciò che comunemente si 
definisce &quot;arte&quot;, intendo dire che l&#039;arte, per definizione, non può che 
essere qualcosa di serio, comunque si esprima, in quanto 
manifestazione di un sentire.
E anche l&#039;interprete non può che essere 
serio nel suo approccio, diversamente non sta interpretando e non è 
interprete. Cosa diversa è il risultato dell&#039;interpretazione, da cui 
può scaturire l&#039;intera gamma di stati emozionali pensabili ed 
immaginabili.
La mia personale definizione di arte è: tutto ciò che è 
in grado di generare emozioni. Le didascalie di Alessio, forse anche 
dissacranti, erano frutto di emozioni e hanno suscitato emozioni, 
creando nuova arte.... 

Maria Rosaria Leccese]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La questione sollevata da Nicola Sguera sulla serietà dell&#8217;arte e<br />
della sua interpretazione mi induce a questa riflessione. Non credo che<br />
la mancanza di serietà sia associabile a ciò che comunemente si<br />
definisce &#8220;arte&#8221;, intendo dire che l&#8217;arte, per definizione, non può che<br />
essere qualcosa di serio, comunque si esprima, in quanto<br />
manifestazione di un sentire.<br />
E anche l&#8217;interprete non può che essere<br />
serio nel suo approccio, diversamente non sta interpretando e non è<br />
interprete. Cosa diversa è il risultato dell&#8217;interpretazione, da cui<br />
può scaturire l&#8217;intera gamma di stati emozionali pensabili ed<br />
immaginabili.<br />
La mia personale definizione di arte è: tutto ciò che è<br />
in grado di generare emozioni. Le didascalie di Alessio, forse anche<br />
dissacranti, erano frutto di emozioni e hanno suscitato emozioni,<br />
creando nuova arte&#8230;. </p>
<p>Maria Rosaria Leccese</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lisandro</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/02/21/installazioni-corporee-a-piu-dimensioni-quando-opera-e-fruitore-sono-un-unicum/#comment-147</link>
		<dc:creator><![CDATA[Lisandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 17:53:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=2399#comment-147</guid>
		<description><![CDATA[vorrei rispondere a Nicola Sguera, quando afferma che &quot;l&#039;arte e la sua interpretazione (l&#039;arte e le sue pratiche) debbono tornare ad 
essere cose estremamente serie&quot;, dicendogli che grazie proprio al gioco ed al divertimento il dadaismo ha potuto mettere i baffi alla Gioconda.

Alessandro Caporaso]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vorrei rispondere a Nicola Sguera, quando afferma che &#8220;l&#8217;arte e la sua interpretazione (l&#8217;arte e le sue pratiche) debbono tornare ad<br />
essere cose estremamente serie&#8221;, dicendogli che grazie proprio al gioco ed al divertimento il dadaismo ha potuto mettere i baffi alla Gioconda.</p>
<p>Alessandro Caporaso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
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