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	<title>Commenti a: Diventa CoLibraio con il RiciclaRomanzi. Presidio anticrisi per la condivisione di libri e resistenza libraria</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Di: Massimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 17:48:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Devo dire che non ho capito tanto bene il meccanismo che regola il cd.Colibraio.
Dunque,  Tizio vuole  condividere con altri i suoi i libri  ALFA e BETA  (prezzo di copertina, poniamo, di  7 euro ciascuno,  che ha già letto e da cui non trae più alcuna utilità in cambio di altri libri  che non ha letto  e potrà così  leggere con risparmio) e li porta (deposita) in  Libreria,   dove magari trova  di suo gradimento i libri ETA  di Caio e OMEGA di Sempronia (poniamo con prezzo di copertina di 14 euro l’uno) che pure li hanno portati in libreria per poterli scambiare con altri di loro gradimento... 

La domanda è : perché lo ‘scambio’ possa  realizzarsi   e possa dirsi ‘riuscito’,  tra Tizio, Caio e Sempronia  occorre che  Caio e  Sempronia  gradiscano  e prendano proprio i libri di Tizio, in cambio dei loro, o comunque è necessario   che i libri di ciascuno siano scelti e presi da altri per poter  a propria volta prendere  i libri di proprio gradimento? Oppure  è sufficiente lasciare, ‘cedere’  il proprio libro in Libreria (alla Libreria), a disposizione di quelli che vorranno prenderlo, per poter  prendere subito  il libro che sia di proprio gradimento, lasciato da altri in (alla) Libreria, perfezionando così  lo scambio?
 In questo caso, lo ‘scambio’,  più che tra Tizio, Caio e gli altri, avverrebbe con la Libreria, che scambierebbe con Tizio uno dei tanti libri che altri le hanno ceduto, dandogli uno di questi libri in cambio di ALFA. E sarebbe, poi,  sempre la Libreria, a scambiare con altri, poniamo con Mevia, il libro ALFA, cioè a dare a Mevia il libro Alfa prendendo  in cambio il libro di Mevia  intitolato, poniamo, ZETA .

 Un’altra domanda è:  Tizio  che accetti  di conferire  in libreria i suoi libri, deve  scambiarli subito con quelli che trova già disponibili, oppure, se questi non lo interessano può attendere finché non ne arrivino di suo gradimento?
E poi, i soldi,  il denaro, i tre euro (o un euro e cinquanta), che cosa c’entrano con lo scambio di libri? E a che titolo, e a chi,  e  quando vanno dati?   Tizio deve darli a Caio quando lo scambio riesce  e, quindi, in cambio del libro Alfa dato in deposito, prende il libro Eta portato in libreria da Caio, che a sua volta prende proprio il libro Alfa  di Tizio e deve dare pure lui tre euro, a Tizio? Oppure Tizio, se sceglie il libro Eta di Caio, deve dare tre euro a Caio, pur se Caio non prende Alfa, purché il proprio libro Alfa sia stato scelto e preso  da qualcun altro (Mevia, poniamo, che deve pure lei sborsare tre euro, a Tizio)? Oppure Tizio, una volta depositato ALFA in libreria, può scegliere e prendere senz’altro  ETA di Caio e deve anche dargli i tre euro, senza aspettare che Caio o  qualcuno altro prenda ALFA? In questi casi i vari Tizio, Caio,  Mevia  ecc. si scambiano in realtà libri …e soldi, e gli stessi soldi passano di mano in mano in una complicata ‘partita di giro’… 
Se ‘scambio di libri ‘ ha da essere, tanto vale eliminare del tutto la dazione di questi soldi… mantenendo unicamente  lo scambio ‘alla pari’  dei libri, che, se ho ben capito,  dovrebbe essere l’elemento qualificante del Colibraio, permettendo  condivisione e scambio di gusti e idee senza costi ulteriori.

Oppure, quando lo scambio riesce,  i soldi vanno dati  alla Libreria? Ma questo che significa?  E chi deve dare i soldi alla Libreria? Significa che se Tizio e Caio col meccanismo del  Colibraio si scambiano  tra loro i libri Alfa e Eta, essendo lo scambio riuscito per entrambi , devono pagare  tutti e due tre euro  ciascuno alla libreria? Oppure, trattandosi di un unico scambio  è sufficiente che ciascuno versi 1,50 euro? Ma perché, poi, Tizio e Caio devono pagare qualcosa alla Libreria? In fondo, i libri che si scambiano non sono i loro? E ad una  libreria, magari proprio a quella Libreria, non hanno già pagato un prezzo quando in un tempo neppure troppo lontano  hanno acquistato quei libri a prezzo pieno?

E perché Tizio, Caio, Sempronia  e gli altri, una volta caduti in questo complicato meccanismo,   diventerebbero Colibrai? O perché diventerebbe Colibraio il Libraio di riferimento ? Perché tutti insieme  contribuiscono a creare  uno stock di libri ‘condivisi’ che si scambiano tra loro? Ma se il libraio è l’imprenditore (individuale o società di capitali)  che mette in vendita al dettaglio i libri, scegliendo quali libri far venire dalle case editrici e offrire alla clientela e fissandone il prezzo  e le condizioni di vendita, sopportando i costi di tale attività e beneficiando degli eventuali profitti (la cui eventualità costituisce, appunto, il rischio d’impresa), salvo i casi in cui decida di fare il benefattore  donando agli altri la sua opera e le sue merci, Tizio, Caio e gli altri, divenuti Colibrai, dovrebbero quanto meno  poter decidere insieme le condizioni di vendita o di scambio dei libri… ovvero dovrebbero poterle decidere insieme al  Libraio divenuto, appunto , Colibraio, invece di vedersele ‘imposte’, per così dire,  da questi come unilaterali &#039;condizioni di servizio&#039;; e quantomeno dovrebbero, come Colibrai, poter decidere insieme la sorte e la destinazione dei ‘libri non movimentati’, ovvero dovrebbero poterle decidere insieme al Colibraio,  il che non accade poiché, se ho ben capito,  è solo la Libreria che decide a chi questi libri devono andare.

A ben vedere, se fosse esatta  la ricostruzione per cui chi aderisce al Colibraio i propri  libri li cede alla Libreria, ricevendo in cambio altri libri per i quali, però,   deve pure  pagare un prezzo alla Libreria medesima (concretizzandosi  in tal modo uno scambio  di libri e denaro, e non uno scambio alla pari  e cioè  un libro per un libro: per avere un libro dalla Libreria si deve portare un altro libro e si deve pagare un prezzo ), non si realizzerebbe il cd. Colibraio, ma piuttosto il Cocliente o il Cobenefattore... 
Cioè  Tizio e Caio,  invece di regalarsi o  scambiarsi i libri direttamente tra loro, decidendo tra  loro tempi e modalità  e destinatari  della &#039;donazione&#039; o &#039;scambio&#039;, i libri li regalerebbero  alla Libreria, diventando loro stessi i  suoi Cobenefattori, e/o Cobenefattori della persona o istituzione che la Libreria decidesse, da sola, di beneficare. Ovvero diventerebbero  Coclienti  della Libreria (senza possibilità contrattuali) nel momento in cui per avere uno dei  libri  pur da loro depositati in libreria dovessero  pagare un prezzo , prezzo non deciso o contrattato con loro , ma stabilito solo dalla Libreria  e con criteri indiscutibili.

Se Tizio, Caio  e tutti gli altri portassero i loro libri usati alle bancarelle dell’usato della città o se li scambiassero tra loro, ovvero li donassero alle bibilioteche parrocchiali oppure alle associazioni di volontariato potrebbero,  forse,  in modo più chiaro e trasparente metterli a disposizione della collettività creando condivisione e comunicazione : nel caso delle bancarelle, creandosi stock di libri di vario genere  di cui ciascuno potrebbe appropriarsi  pagando una cifra solitamente modesta  e comunque oggetto di serratissima contrattazione tra le parti, che farebbe emergere i bisogni di ciascuno  e trovare, di solito, un ragionevole punto di equilibrio, o anche scambiando tali libri con altri libri od oggetti, anche qui con modalità  e condizioni che sarebbero oggetto di contrattazione in cui le parti si  esporrebbero i loro reciproci bisogni, i loro desideri e aspettative, pervenendo di solito ad un accordo che soddisfa entrambi e che entrambi hanno contribuito a creare.
Nel caso di donazione diretta di libri usati a enti, persone od istituzioni, il fine etico-sociale sarebbe immediatamente e direttamente realizzato col vantaggio che i donanti Tizio, Caio e gli altri potebbero consapevolmente  decidere in prima persona chi beneficare con la propria generosità, senza delegare ad altri tale scelta.

Ovviamente lo stesso &#039;Colibraio&#039;, depurato degli elementi di ambiguità e opacità sopra evidenziati (sempre che non siano frutto di equivoco e fraintendimento) e reso più &#039;flessibile&#039; e &#039;partecipativo&#039;, nonché aperto alle effettive esigenze di quell&#039;utenza a cui  dice di rivolgersi, potrebbe venire incontro in modo innovativo, in tempo di crisi,  a bisogni inappagati della collettività.

Massimo Simeone -Benevento]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Devo dire che non ho capito tanto bene il meccanismo che regola il cd.Colibraio.<br />
Dunque,  Tizio vuole  condividere con altri i suoi i libri  ALFA e BETA  (prezzo di copertina, poniamo, di  7 euro ciascuno,  che ha già letto e da cui non trae più alcuna utilità in cambio di altri libri  che non ha letto  e potrà così  leggere con risparmio) e li porta (deposita) in  Libreria,   dove magari trova  di suo gradimento i libri ETA  di Caio e OMEGA di Sempronia (poniamo con prezzo di copertina di 14 euro l’uno) che pure li hanno portati in libreria per poterli scambiare con altri di loro gradimento&#8230; </p>
<p>La domanda è : perché lo ‘scambio’ possa  realizzarsi   e possa dirsi ‘riuscito’,  tra Tizio, Caio e Sempronia  occorre che  Caio e  Sempronia  gradiscano  e prendano proprio i libri di Tizio, in cambio dei loro, o comunque è necessario   che i libri di ciascuno siano scelti e presi da altri per poter  a propria volta prendere  i libri di proprio gradimento? Oppure  è sufficiente lasciare, ‘cedere’  il proprio libro in Libreria (alla Libreria), a disposizione di quelli che vorranno prenderlo, per poter  prendere subito  il libro che sia di proprio gradimento, lasciato da altri in (alla) Libreria, perfezionando così  lo scambio?<br />
 In questo caso, lo ‘scambio’,  più che tra Tizio, Caio e gli altri, avverrebbe con la Libreria, che scambierebbe con Tizio uno dei tanti libri che altri le hanno ceduto, dandogli uno di questi libri in cambio di ALFA. E sarebbe, poi,  sempre la Libreria, a scambiare con altri, poniamo con Mevia, il libro ALFA, cioè a dare a Mevia il libro Alfa prendendo  in cambio il libro di Mevia  intitolato, poniamo, ZETA .</p>
<p> Un’altra domanda è:  Tizio  che accetti  di conferire  in libreria i suoi libri, deve  scambiarli subito con quelli che trova già disponibili, oppure, se questi non lo interessano può attendere finché non ne arrivino di suo gradimento?<br />
E poi, i soldi,  il denaro, i tre euro (o un euro e cinquanta), che cosa c’entrano con lo scambio di libri? E a che titolo, e a chi,  e  quando vanno dati?   Tizio deve darli a Caio quando lo scambio riesce  e, quindi, in cambio del libro Alfa dato in deposito, prende il libro Eta portato in libreria da Caio, che a sua volta prende proprio il libro Alfa  di Tizio e deve dare pure lui tre euro, a Tizio? Oppure Tizio, se sceglie il libro Eta di Caio, deve dare tre euro a Caio, pur se Caio non prende Alfa, purché il proprio libro Alfa sia stato scelto e preso  da qualcun altro (Mevia, poniamo, che deve pure lei sborsare tre euro, a Tizio)? Oppure Tizio, una volta depositato ALFA in libreria, può scegliere e prendere senz’altro  ETA di Caio e deve anche dargli i tre euro, senza aspettare che Caio o  qualcuno altro prenda ALFA? In questi casi i vari Tizio, Caio,  Mevia  ecc. si scambiano in realtà libri …e soldi, e gli stessi soldi passano di mano in mano in una complicata ‘partita di giro’…<br />
Se ‘scambio di libri ‘ ha da essere, tanto vale eliminare del tutto la dazione di questi soldi… mantenendo unicamente  lo scambio ‘alla pari’  dei libri, che, se ho ben capito,  dovrebbe essere l’elemento qualificante del Colibraio, permettendo  condivisione e scambio di gusti e idee senza costi ulteriori.</p>
<p>Oppure, quando lo scambio riesce,  i soldi vanno dati  alla Libreria? Ma questo che significa?  E chi deve dare i soldi alla Libreria? Significa che se Tizio e Caio col meccanismo del  Colibraio si scambiano  tra loro i libri Alfa e Eta, essendo lo scambio riuscito per entrambi , devono pagare  tutti e due tre euro  ciascuno alla libreria? Oppure, trattandosi di un unico scambio  è sufficiente che ciascuno versi 1,50 euro? Ma perché, poi, Tizio e Caio devono pagare qualcosa alla Libreria? In fondo, i libri che si scambiano non sono i loro? E ad una  libreria, magari proprio a quella Libreria, non hanno già pagato un prezzo quando in un tempo neppure troppo lontano  hanno acquistato quei libri a prezzo pieno?</p>
<p>E perché Tizio, Caio, Sempronia  e gli altri, una volta caduti in questo complicato meccanismo,   diventerebbero Colibrai? O perché diventerebbe Colibraio il Libraio di riferimento ? Perché tutti insieme  contribuiscono a creare  uno stock di libri ‘condivisi’ che si scambiano tra loro? Ma se il libraio è l’imprenditore (individuale o società di capitali)  che mette in vendita al dettaglio i libri, scegliendo quali libri far venire dalle case editrici e offrire alla clientela e fissandone il prezzo  e le condizioni di vendita, sopportando i costi di tale attività e beneficiando degli eventuali profitti (la cui eventualità costituisce, appunto, il rischio d’impresa), salvo i casi in cui decida di fare il benefattore  donando agli altri la sua opera e le sue merci, Tizio, Caio e gli altri, divenuti Colibrai, dovrebbero quanto meno  poter decidere insieme le condizioni di vendita o di scambio dei libri… ovvero dovrebbero poterle decidere insieme al  Libraio divenuto, appunto , Colibraio, invece di vedersele ‘imposte’, per così dire,  da questi come unilaterali &#8216;condizioni di servizio&#8217;; e quantomeno dovrebbero, come Colibrai, poter decidere insieme la sorte e la destinazione dei ‘libri non movimentati’, ovvero dovrebbero poterle decidere insieme al Colibraio,  il che non accade poiché, se ho ben capito,  è solo la Libreria che decide a chi questi libri devono andare.</p>
<p>A ben vedere, se fosse esatta  la ricostruzione per cui chi aderisce al Colibraio i propri  libri li cede alla Libreria, ricevendo in cambio altri libri per i quali, però,   deve pure  pagare un prezzo alla Libreria medesima (concretizzandosi  in tal modo uno scambio  di libri e denaro, e non uno scambio alla pari  e cioè  un libro per un libro: per avere un libro dalla Libreria si deve portare un altro libro e si deve pagare un prezzo ), non si realizzerebbe il cd. Colibraio, ma piuttosto il Cocliente o il Cobenefattore&#8230;<br />
Cioè  Tizio e Caio,  invece di regalarsi o  scambiarsi i libri direttamente tra loro, decidendo tra  loro tempi e modalità  e destinatari  della &#8216;donazione&#8217; o &#8216;scambio&#8217;, i libri li regalerebbero  alla Libreria, diventando loro stessi i  suoi Cobenefattori, e/o Cobenefattori della persona o istituzione che la Libreria decidesse, da sola, di beneficare. Ovvero diventerebbero  Coclienti  della Libreria (senza possibilità contrattuali) nel momento in cui per avere uno dei  libri  pur da loro depositati in libreria dovessero  pagare un prezzo , prezzo non deciso o contrattato con loro , ma stabilito solo dalla Libreria  e con criteri indiscutibili.</p>
<p>Se Tizio, Caio  e tutti gli altri portassero i loro libri usati alle bancarelle dell’usato della città o se li scambiassero tra loro, ovvero li donassero alle bibilioteche parrocchiali oppure alle associazioni di volontariato potrebbero,  forse,  in modo più chiaro e trasparente metterli a disposizione della collettività creando condivisione e comunicazione : nel caso delle bancarelle, creandosi stock di libri di vario genere  di cui ciascuno potrebbe appropriarsi  pagando una cifra solitamente modesta  e comunque oggetto di serratissima contrattazione tra le parti, che farebbe emergere i bisogni di ciascuno  e trovare, di solito, un ragionevole punto di equilibrio, o anche scambiando tali libri con altri libri od oggetti, anche qui con modalità  e condizioni che sarebbero oggetto di contrattazione in cui le parti si  esporrebbero i loro reciproci bisogni, i loro desideri e aspettative, pervenendo di solito ad un accordo che soddisfa entrambi e che entrambi hanno contribuito a creare.<br />
Nel caso di donazione diretta di libri usati a enti, persone od istituzioni, il fine etico-sociale sarebbe immediatamente e direttamente realizzato col vantaggio che i donanti Tizio, Caio e gli altri potebbero consapevolmente  decidere in prima persona chi beneficare con la propria generosità, senza delegare ad altri tale scelta.</p>
<p>Ovviamente lo stesso &#8216;Colibraio&#8217;, depurato degli elementi di ambiguità e opacità sopra evidenziati (sempre che non siano frutto di equivoco e fraintendimento) e reso più &#8216;flessibile&#8217; e &#8216;partecipativo&#8217;, nonché aperto alle effettive esigenze di quell&#8217;utenza a cui  dice di rivolgersi, potrebbe venire incontro in modo innovativo, in tempo di crisi,  a bisogni inappagati della collettività.</p>
<p>Massimo Simeone -Benevento</p>
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