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	<title>Commenti a: Mutazioni: dall&#8217;Homo sapiens al Nativo digitale</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Di: robert fogelberg</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/11/18/mutazioni-dallhomo-sapiens-al-nativo-digitale/#comment-325</link>
		<dc:creator><![CDATA[robert fogelberg]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2014 16:43:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[bellissimo articolo e purtioppo anche basatnza vero]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bellissimo articolo e purtioppo anche basatnza vero</p>
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		<title>Di: Cinzia Robbiano</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/11/18/mutazioni-dallhomo-sapiens-al-nativo-digitale/#comment-279</link>
		<dc:creator><![CDATA[Cinzia Robbiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 18:02:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come madre assisto un pò spiazzata a comportamenti che non condivido. Spesso vado in ansia, mi dico poi, per cose di poco conto, in fondo. Sui principi siamo saldi per fortuna. E quando tutto sembra perduto con un colpo di reni mi dimstra che mi stavo sbagliando. Intanto ho perso qualche chilo e ho una ruga in più. Il mondo è stato rivoltato da quando ero io bambina, nata nel 1959. Ci dobbiamo riprogrammare e lasciar fare, temo. I migliori sopravviveranno, speriamo tutte i nostri figli siano tra quelli.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come madre assisto un pò spiazzata a comportamenti che non condivido. Spesso vado in ansia, mi dico poi, per cose di poco conto, in fondo. Sui principi siamo saldi per fortuna. E quando tutto sembra perduto con un colpo di reni mi dimstra che mi stavo sbagliando. Intanto ho perso qualche chilo e ho una ruga in più. Il mondo è stato rivoltato da quando ero io bambina, nata nel 1959. Ci dobbiamo riprogrammare e lasciar fare, temo. I migliori sopravviveranno, speriamo tutte i nostri figli siano tra quelli.</p>
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		<title>Di: Tiziana Salvetti</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/11/18/mutazioni-dallhomo-sapiens-al-nativo-digitale/#comment-271</link>
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 11:15:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comprendo l&#039;ansia che ti prende così come la ha espressa Cinzia, ma condivido le riflessioni di Mariapaola. i bisogni delle persone sono sempre gli stessi e quanto mai degli adolescenti: bisogno di essere riconosciuti, di sentirsi parte (accogliere le mode), di essere ascoltati, di comprendersi e di costruire intimità nei rapporti con gli altri. quella che cambia per ogni generazione è la modalità con cui si cerca di soddisfarli, e le mode a cui si cerca spasmodicamente di aderire (mio figlio di 7 anni desidera già un telefono, a quello di 12 lo abbiamo già comprato per placare la sua ansia di omologazione che a questa età è fortissima e contrastarla in maniera inderogabile, perché il vero valore è l&#039;unicità e l&#039;autonomia di pensiero, ci è sembrato controproducente).
La ricerca della propria identità negli adolescenti è centrale e si tende a cercarla attraverso gli altri, forse proprio perché non si ha chiara la propria &quot;posizione&quot;. Chissa poi se ogni adulto è riuscita veramente a trovarla! Ogni epoca ed ogni moda porta naturalmente con se esasperazioni e grandi inganni, sia quelli indotti dall&#039;economia di mercato, che quelli di natura ideologica. Non credo che i nostri adolescenti siano peggiori o più in pericolo di quelli che li hanno preceduti. E allora cosa devono fare gli adulti? L&#039;unica cosa che penso possa valere è quella di sforzarsi ancora e ancora di mettersi in gioco al cospetto dei nostri figli. e proporgli di fare proprio un profondo spirito critico. Per farlo bisogna dare l&#039;esempio. E questa è la cosa più difficile. Anche manifestare il proprio disagio, il non saper che pesci pigliare (nelle dovute misure) potrebbe proporre un genitore che non sia un totem impossibile da scalare.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comprendo l&#8217;ansia che ti prende così come la ha espressa Cinzia, ma condivido le riflessioni di Mariapaola. i bisogni delle persone sono sempre gli stessi e quanto mai degli adolescenti: bisogno di essere riconosciuti, di sentirsi parte (accogliere le mode), di essere ascoltati, di comprendersi e di costruire intimità nei rapporti con gli altri. quella che cambia per ogni generazione è la modalità con cui si cerca di soddisfarli, e le mode a cui si cerca spasmodicamente di aderire (mio figlio di 7 anni desidera già un telefono, a quello di 12 lo abbiamo già comprato per placare la sua ansia di omologazione che a questa età è fortissima e contrastarla in maniera inderogabile, perché il vero valore è l&#8217;unicità e l&#8217;autonomia di pensiero, ci è sembrato controproducente).<br />
La ricerca della propria identità negli adolescenti è centrale e si tende a cercarla attraverso gli altri, forse proprio perché non si ha chiara la propria &#8220;posizione&#8221;. Chissa poi se ogni adulto è riuscita veramente a trovarla! Ogni epoca ed ogni moda porta naturalmente con se esasperazioni e grandi inganni, sia quelli indotti dall&#8217;economia di mercato, che quelli di natura ideologica. Non credo che i nostri adolescenti siano peggiori o più in pericolo di quelli che li hanno preceduti. E allora cosa devono fare gli adulti? L&#8217;unica cosa che penso possa valere è quella di sforzarsi ancora e ancora di mettersi in gioco al cospetto dei nostri figli. e proporgli di fare proprio un profondo spirito critico. Per farlo bisogna dare l&#8217;esempio. E questa è la cosa più difficile. Anche manifestare il proprio disagio, il non saper che pesci pigliare (nelle dovute misure) potrebbe proporre un genitore che non sia un totem impossibile da scalare.</p>
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		<title>Di: Mariapaola Bianchini</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/11/18/mutazioni-dallhomo-sapiens-al-nativo-digitale/#comment-270</link>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 12:04:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo interessante, a ridosso della giornata per i diritti dell&#039;infanzia. Ho letto incuriosita dalla sfida del titolo e ahimè è tutto vero, la fotografia della generazione facebookiana. 
Chi lavora a stretto contatto con adolescenti e bambini puo&#039; amaramente prendere atto di questa nuova realtà: sono stati bruciati i tempi della scoperta, annullati gli spazi di intimità,  di solitudine e riflessione personale, enfatizzate le mode, l&#039;aggressività. Si respira disagio generazionale.

Ci sono cose che non vanno ecco, ma la generalizzazione non puo&#039; e non deve in nessun modo essere fatta. Prendere atto dei cambiamenti deve servire a tendere una mano piuttosto che limitarsi ad osservare la regressione in atto. 
Occorrerebbe, secondo me, calarsi dentro questa nuova realtà mente e pancia e sintonizzarsi realmente su cosa sta accadendo: negli adolescenti facebookiani sono cambiati i linguaggi e i confini ma i contenuti sono  gli stessi: bisogno di essere riconosciuti, bisogno di essere ascoltati, bisogno di capire se&#039; e gli altri, sperimentarsi con la fiducia piuttosto che con il dito puntato contro, scoprire che a dispetto della crisi economica, morale e sociale, esistono ancora valori guida che in qualche modo vogliono far propri anche se al momento sono ben nascosti dalle trappole dei nuovi consumi. 
Abbiamo il dovere etico di riflettere e cambiare noi per primi il punto di vista: c&#039;è un carico enorme di energia che non trova dove e come incanalarsi e la nostra funzione di adulti sta appunto nell&#039;indicare, quanto più silenziosamente possibile, nuovi percorsi.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo interessante, a ridosso della giornata per i diritti dell&#8217;infanzia. Ho letto incuriosita dalla sfida del titolo e ahimè è tutto vero, la fotografia della generazione facebookiana.<br />
Chi lavora a stretto contatto con adolescenti e bambini puo&#8217; amaramente prendere atto di questa nuova realtà: sono stati bruciati i tempi della scoperta, annullati gli spazi di intimità,  di solitudine e riflessione personale, enfatizzate le mode, l&#8217;aggressività. Si respira disagio generazionale.</p>
<p>Ci sono cose che non vanno ecco, ma la generalizzazione non puo&#8217; e non deve in nessun modo essere fatta. Prendere atto dei cambiamenti deve servire a tendere una mano piuttosto che limitarsi ad osservare la regressione in atto.<br />
Occorrerebbe, secondo me, calarsi dentro questa nuova realtà mente e pancia e sintonizzarsi realmente su cosa sta accadendo: negli adolescenti facebookiani sono cambiati i linguaggi e i confini ma i contenuti sono  gli stessi: bisogno di essere riconosciuti, bisogno di essere ascoltati, bisogno di capire se&#8217; e gli altri, sperimentarsi con la fiducia piuttosto che con il dito puntato contro, scoprire che a dispetto della crisi economica, morale e sociale, esistono ancora valori guida che in qualche modo vogliono far propri anche se al momento sono ben nascosti dalle trappole dei nuovi consumi.<br />
Abbiamo il dovere etico di riflettere e cambiare noi per primi il punto di vista: c&#8217;è un carico enorme di energia che non trova dove e come incanalarsi e la nostra funzione di adulti sta appunto nell&#8217;indicare, quanto più silenziosamente possibile, nuovi percorsi.</p>
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