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	<title>Commenti a: La musica relazionale della Banda del Buko&#8217;. Suonare seminando pratiche di vita felice</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Di: Banda del Bukò: da colonna sonora del cambiamento a collaborazionista della cultura competitiva? &#124; Art&#039;Empori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Banda del Bukò: da colonna sonora del cambiamento a collaborazionista della cultura competitiva? &#124; Art&#039;Empori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 17:51:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[&#8230;] Aggiunto da Redazione1 il 16 luglio 2015.Tags della Galleria ..Art&#039;Empori. Post x il Movimento, ..Articoli Testata      [di Alessio Masone] Numerosi fermenti sanniti, che si oppongono al modello culturale basato su competizione e liberismo, avevano visto, nella Banda del Bukò, un appoggio nel mondo artistico: ogni loro concerto per strada, lontano dai palcoscenici, faceva da eco a tutte le attività solidali e inclusive svolte dal volontariato locale. Finalmente, si intravedeva uno spontaneo ponte tra mondo del cambiamento e una musica che si dissociava dal modello competitivo..Se vogliamo effettivamente il cambiamento, non possiamo delegare, pretendendolo dal mondo dello sport, della finanza, della partitocrazia, della criminalità: tutti mondi accomunati dal paradigma della competizione e dell&#8217;esclusione. Ebbene, gli artisti e gli intellettuali, per primi, dovrebbero dare l&#8217;esempio mettendo in discussione l&#8217;analogo spirito competitivo che li anima: questo se non vogliamo un&#8217;arte collaborazionista. .Una volta per tutte, per fare fronte all&#8217;emergenza economica e sociale in corso, i fruitori delle arti dovranno prendere posizione: dalla parte di un&#8217;arte che insegue un&#8217;eccellenza calata dall&#8217;alto sul fruitore passivo o dalla parte di un&#8217;arte che interagisce con il fruitore promuovendo inclusione, coesione e felicità diffusa?Avere il coraggio di rinunciare a una fruizione estetica, a cui si è assuefatti e inerti, sarebbe già cambiamento personale che si ripercuote nel mondo: non siete nauseati dalla miriade di eventi culturali che si &#8220;consumano&#8221; ogni giorno e che non spostano di una virgola il mondo?.Non sono da disdegnare gli artisti più virtuosi e più noti, ma è da considerare che sono comunque rappresentativi di un&#8217;arte proporzionata alla fine del XX secolo, quando il mondo liberista e competitivo sembrava avere ragione su tutte le altre visioni..Invece, oggi, il mondo, in pochi anni, ci ha catapultato in un contesto di cannibalismo economico che rischia di produrre genocidi economici legalizzati da governi e tribunali di ogni nazione..Oggi, nel XXI secolo, quando parliamo di musica, quindi, abbiamo bisogno soprattutto di &#8220;artisti p&#8217;artigiani&#8221; come la Banda del Bukò: finalmente, in mezzo al brulicare di musicisti individualisti ansiosi di svettare su tutti gli altri, il nostro territorio genera un gruppo che interpreta la musica come strumento di inclusione per &#8220;seminare pratiche di vita felice&#8221;. . Ma cosa resta di tutto questo se la Banda si ritrova a suonare in un centro commerciale in onore di una rassegna musicale? Se finisce a fare da sottofondo, pur originale, a un modello culturale (il nazismo di oggi) che ci opprime e che fa vittime tutti i giorni?.Rappresentativa del cambiamento nell&#8217;arte, come gli artisti di strada, è un bene comune del territorio: per il ruolo impegnato, la Banda del Bukò, mi domando se avrebbe dovuto &#8220;confrontarsi&#8221; con la popolazione locale, prima di virare verso la rassegna che rischia di portarla a essere parte del sistema: sintomatici ne sono la conferenza con tavolo di relatori contrapposti agli ascoltatori, con bicchieri di plastica, all&#8217;interno del tempio dell&#8217;aggressione ai territori qual è un centro commerciale. Un &#8220;non luogo&#8221; resta tale a prescindere da quanti artisti seduca: al contrario, sono questi che rischiano di diventare &#8220;non artisti&#8221; nell&#8217;esibirsi in un centro commerciale. . Qui, alcune suggestioni contenute nell&#8217;articolo che scrissi, nel luglio 2014, per conto di Art&#8217;Empori, sulla rivoluzione musicale della Banda del Bukò:   &#8220;Senza progettarlo, senza intellettualismi, spesso, si ritrovano a esibirsi come artisti di strada: spontaneamente, musicanti che arrivano all’essenza delle cose. Produttori di una musica relazionale, quella dei primordi che, senza sovrastrutture, soccorreva una popolazione locale che, scarseggiando di beni materiali, trovava almeno conforto in quelli immateriali degli artisti di strada.             &#8230; Una rivoluzione, quella della musica relazionale, che, nella visione di Art’Empori, con linguaggio esperienziale, importa nell’arte le attitudini dell’economia relazionale, inclusiva, solidale, territoriale. Siamo abituati a musicisti attenti alla massima prestazione, spesso animati da un narcisismo che, complice del sistema, utilizza l’arte per competere e per escludere: qui, invece, ci troviamo di fronte alla rivoluzione musicale di cui necessita questa epoca. Fallito l’efficientismo del mondo occidentale, dobbiamo diffidare di quella produttività che viene anteposta alle persone, dobbiamo dubitare della professionalità dello strumento, l’estetica, che diventa prioritaria sulla giustizia dell’obiettivo, l’etica.&#8221;  . Per l&#8217;articolo completo del luglio 2014: La musica relazionale della Banda del Buko’. Suonare seminando pratiche di vita felice &#124; Art&amp;#8217&#8230; [&#8230;]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Aggiunto da Redazione1 il 16 luglio 2015.Tags della Galleria ..Art&#039;Empori. Post x il Movimento, ..Articoli Testata      [di Alessio Masone] Numerosi fermenti sanniti, che si oppongono al modello culturale basato su competizione e liberismo, avevano visto, nella Banda del Bukò, un appoggio nel mondo artistico: ogni loro concerto per strada, lontano dai palcoscenici, faceva da eco a tutte le attività solidali e inclusive svolte dal volontariato locale. Finalmente, si intravedeva uno spontaneo ponte tra mondo del cambiamento e una musica che si dissociava dal modello competitivo..Se vogliamo effettivamente il cambiamento, non possiamo delegare, pretendendolo dal mondo dello sport, della finanza, della partitocrazia, della criminalità: tutti mondi accomunati dal paradigma della competizione e dell&#8217;esclusione. Ebbene, gli artisti e gli intellettuali, per primi, dovrebbero dare l&#8217;esempio mettendo in discussione l&#8217;analogo spirito competitivo che li anima: questo se non vogliamo un&#8217;arte collaborazionista. .Una volta per tutte, per fare fronte all&#8217;emergenza economica e sociale in corso, i fruitori delle arti dovranno prendere posizione: dalla parte di un&#8217;arte che insegue un&#8217;eccellenza calata dall&#8217;alto sul fruitore passivo o dalla parte di un&#8217;arte che interagisce con il fruitore promuovendo inclusione, coesione e felicità diffusa?Avere il coraggio di rinunciare a una fruizione estetica, a cui si è assuefatti e inerti, sarebbe già cambiamento personale che si ripercuote nel mondo: non siete nauseati dalla miriade di eventi culturali che si &#8220;consumano&#8221; ogni giorno e che non spostano di una virgola il mondo?.Non sono da disdegnare gli artisti più virtuosi e più noti, ma è da considerare che sono comunque rappresentativi di un&#8217;arte proporzionata alla fine del XX secolo, quando il mondo liberista e competitivo sembrava avere ragione su tutte le altre visioni..Invece, oggi, il mondo, in pochi anni, ci ha catapultato in un contesto di cannibalismo economico che rischia di produrre genocidi economici legalizzati da governi e tribunali di ogni nazione..Oggi, nel XXI secolo, quando parliamo di musica, quindi, abbiamo bisogno soprattutto di &#8220;artisti p&#8217;artigiani&#8221; come la Banda del Bukò: finalmente, in mezzo al brulicare di musicisti individualisti ansiosi di svettare su tutti gli altri, il nostro territorio genera un gruppo che interpreta la musica come strumento di inclusione per &#8220;seminare pratiche di vita felice&#8221;. . Ma cosa resta di tutto questo se la Banda si ritrova a suonare in un centro commerciale in onore di una rassegna musicale? Se finisce a fare da sottofondo, pur originale, a un modello culturale (il nazismo di oggi) che ci opprime e che fa vittime tutti i giorni?.Rappresentativa del cambiamento nell&#8217;arte, come gli artisti di strada, è un bene comune del territorio: per il ruolo impegnato, la Banda del Bukò, mi domando se avrebbe dovuto &#8220;confrontarsi&#8221; con la popolazione locale, prima di virare verso la rassegna che rischia di portarla a essere parte del sistema: sintomatici ne sono la conferenza con tavolo di relatori contrapposti agli ascoltatori, con bicchieri di plastica, all&#8217;interno del tempio dell&#8217;aggressione ai territori qual è un centro commerciale. Un &#8220;non luogo&#8221; resta tale a prescindere da quanti artisti seduca: al contrario, sono questi che rischiano di diventare &#8220;non artisti&#8221; nell&#8217;esibirsi in un centro commerciale. . Qui, alcune suggestioni contenute nell&#8217;articolo che scrissi, nel luglio 2014, per conto di Art&#8217;Empori, sulla rivoluzione musicale della Banda del Bukò:   &#8220;Senza progettarlo, senza intellettualismi, spesso, si ritrovano a esibirsi come artisti di strada: spontaneamente, musicanti che arrivano all’essenza delle cose. Produttori di una musica relazionale, quella dei primordi che, senza sovrastrutture, soccorreva una popolazione locale che, scarseggiando di beni materiali, trovava almeno conforto in quelli immateriali degli artisti di strada.             &#8230; Una rivoluzione, quella della musica relazionale, che, nella visione di Art’Empori, con linguaggio esperienziale, importa nell’arte le attitudini dell’economia relazionale, inclusiva, solidale, territoriale. Siamo abituati a musicisti attenti alla massima prestazione, spesso animati da un narcisismo che, complice del sistema, utilizza l’arte per competere e per escludere: qui, invece, ci troviamo di fronte alla rivoluzione musicale di cui necessita questa epoca. Fallito l’efficientismo del mondo occidentale, dobbiamo diffidare di quella produttività che viene anteposta alle persone, dobbiamo dubitare della professionalità dello strumento, l’estetica, che diventa prioritaria sulla giustizia dell’obiettivo, l’etica.&#8221;  . Per l&#8217;articolo completo del luglio 2014: La musica relazionale della Banda del Buko’. Suonare seminando pratiche di vita felice | Art&amp;#8217&#8230; [&#8230;]</p>
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