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	<title>Art&#039;Empori &#187; Contributi</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Conoscere di persona i personaggi dei romanzi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 16:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
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		<category><![CDATA[società per azioni]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Isabella Pedicini dal blog “Isabella S.P.A. Società per azioni”] Ultimamente tutti gridano alla morte del libro cartaceo davanti al neonato e-book (ma non era più carino presentarsi in ospedale con un mazzo di fiori?) Tutti strillano: è morto! è morto!Ma tutti si disperano su un feretro vuoto perché so che un e-book ancora in fasce non farà [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_39">
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_131">
<div id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2448"><b id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2447"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/madame-bovary.jpg"><img class="alignleft  wp-image-7049" alt="madame-bovary" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/madame-bovary.jpg?w=470" width="282" height="403" /></a></b>[di Isabella Pedicini dal blog <a id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_230" href="http://isabellaspa.blogspot.it/2012/09/alucinazioni-conoscere-di-persona-i.html" target="_blank" rel="nofollow">“Isabella S.P.A. Società per azioni”</a>] Ultimamente tutti gridano alla morte del libro cartaceo davanti al neonato e-book (ma non era più carino presentarsi in ospedale con un mazzo di fiori?)</div>
</div>
</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_39">
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">Tutti strillano: è morto! è morto!<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_72" />Ma tutti si disperano su un feretro vuoto perché so che un e-book ancora in fasce non farà mai e poi mai rompere il cordone ombelicale che io e tanti altri abbiamo con l&#8217;oggetto libro.</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br />
Già, perché il libro è un oggetto e in senso buono: non come la donna oggetto o l&#8217;uomo oggetto (esiste&#8230;esiste&#8230;)<br />
Da feticista, ho il bisogno fisiologico di toccare la copertina, annusare l&#8217;interno del libro, fare le orecchiette alle pagine, sgualcire, sottolineare e controllare quanto manchi alla fine.<br />
Devo poter dormire con una guancia poggiata sul libro o farmelo cadere in faccia quando mi addormento di colpo, devo portarlo come me in borsa e inserirlo sotto la gamba del tavolino che traballa.<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_77" />Posso mai mettere uno i-Pad sotto il tavolo che zoppica? Come faccio a leggere la posta?</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_85" />Tutti quelli di cui sopra, i catastrofisti, piangono in processione dietro una bara che non c&#8217;è, ma non sanno che il compianto libro per anni ha invece lottato con chi realmente ha cercato, nottetempo, di pugnalarlo nel sonno: l&#8217;adattamento cinematografico. Che paura!</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br />
Con molta difficoltà mi adatto ai film tratti dai romanzi per un&#8217;unica egoistica ragione: sono io il regista della mia lettura.<br />
Capitolo per capitolo, ho dato i volti ai personaggi, scelto le voci, deciso i costumi, individuato le location, gli interni, gli esterni, gli arredi, le luci e il make-up.<br />
Come ti permetti tu, regista maledetto, di venire con la tua pellicola a distruggere tutto il mio lungo lavoro di fantasia?<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_91" />Che invadenza! E perché hai scelto quell&#8217;attore, perché? Rare le eccezioni: visto Shining non vedo perché dovrei leggere l&#8217;omonimo libro di Steven King. Scusate.</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br />
Tuttavia, caro regista maledetto, uscirò dal cinema serbando in cuor mio un silenzioso rancore nei tuoi confronti, ma camminando verso casa rifletterò su un dato di fatto: il mio casting immaginario era nettamente superiore al tuo gruppetto di sputtanate star hollywoodiane. Tié.<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_96" />Caro regista maledetto che hai tentato invano di distruggere un romanzo che ho amato, sappi che c&#8217;è una cosa che il tuo film altrettanto maledetto e, diciamocelo, caro (se non lo vedo di mercoledì) non avrà mai in comune con il libro: l&#8217;illimitata fruibilità del carattere dei personaggi.</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_103" />Mi spiego. Tu, regista, hai inchiodato Emma Bovary a un volto e un certo carattere della durata di due ore, ma capisco che non è una tua colpa, non avresti potuto fare altrimenti. Tuttavia io, lettore, conosco benissimo Emma Bovary e posso fare una cosa bellissima che scavalca quel tuo casting che proprio non mi va giù: cercare Emma Bovary nella realtà, vederla nel mondo, incontrare il suo modo di fare e i suoi turbamenti in una o più persone. Non ci credi, maledetto?</div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_20_1367143131766_68" style="text-align: justify;">.<br />
E a chi assomiglia quel signore che ho appena incontrato sotto il portone se non a Smerdyakov?<br />
Eh, chi era se no lui? Maledetto!</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"><em>di Isabella Pedicini</em> - dal blog <a id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_230" href="http://isabellaspa.blogspot.it/2012/09/alucinazioni-conoscere-di-persona-i.html" target="_blank" rel="nofollow">“Isabella S.P.A. – Società per azioni”</a></div>
<div style="text-align: justify;">&#8212;</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_195"><span style="color: #800000;"><b id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2437">Dal libro alla versione filmica, dall’uomo alla tecnologia, dal bio alla crisi economica</b></span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_108"><span style="color: #800000;">. </span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_104"><span style="color: #800000;">[di Alessio Masone] Sul sito <a id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_189" href="http://artempori.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: #800000;">Art’Empori</span></a> ho inserito questo post preso dal blog <a id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_225" href="http://isabellaspa.blogspot.it/" target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: #800000;">“Isabella S.P.A. – Società per azioni”</span></a> che Isabella Pedicini compila con un linguaggio spaesante che, per alcune caratteristiche, ricorda i racconti di Woody Allen (Effetti collaterali&#8230;), le riflessioni di Michele Serra, le Bustine di minerva di Umberto Eco. In questo suo blog si presenta affermando “Amo la parola, ma confido nell&#8217;agire… Ognuno di noi è azione”.</span></div>
<div id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2442"><span style="color: #800000;">Per questa linea (d’azione), che similmente portiamo avanti con Art’Empori, ho ritenuto utile inserire sul nostro sito il suo link.</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_115"><span style="color: #800000;">.</span></div>
<div id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2441"><span style="color: #800000;">In particolare, questo post di Isabella Pedicini, realizzando un parallelo tra romanzo e sua trasposizione cinematografica, apre al dibattito sull&#8217;approccio esperienziale all&#8217;opera: quanto più l&#8217;opera (come il romanzo) lascia spazio di azione al fruitore, tanto più l&#8217;opera non è delegata a sostituirsi alla creatività del fruitore (come nel cinema). Il disagio creativo che avviene nello spettatore del film: quando leggiamo un romanzo, noi mettiamo in azione la nostra creatività per definire i dettagli taciuti. Quegli stessi dettagli, nel caso di un film, sono delegati al regista, tramite la tecnologia del sonoro e dell&#8217;immagine. </span></div>
<div><span style="color: #800000;">.<br />
</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_251"><span style="color: #800000;">Ma la Pedicini, mettendo anche a confronto il libro cartaceo con quello digitale, ci sta forse suggerendo che la soglia di emozione delegata, quindi di azione inibita, a quanto pare, aumenterebbe in proporzione alla diffusione delle nuove tecnologie. E il film, più del libro, anche nella fruizione, necessita di mediazione tecnologica.</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_272"><span style="color: #800000;">.</span></div>
<div id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2474"><span style="color: #800000;">Da qui, il passo potrebbe essere breve per asserire che, in tutto il nostro fruire quotidiano, ogni comoda tecnologia, alla quale deleghiamo la nostra esperienzialità, ci allontana da quel relazionarci in prima persona con la vita che può renderci coautori del mondo. </span></div>
<div id="yui_3_7_2_1_1367337941389_2475"><span style="color: #800000;">Questa tesi porterebbe giustizia alle generazioni che, precedendoci, hanno “goduto” di minori strumenti tecnologici di noi. Ma porterebbe giustizia a noi stessi nei confronti delle generazioni future che, sempre più omologate, necessiteranno di delegare altre parti di sé alle sempre più invadenti tecnologie.</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_205"><span style="color: #800000;">.</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_205"><span style="color: #800000;">Queste tecnologie, tanto per contestualizzare, sono quelle promosse da un’economia sovraterritoriale che sottrae identità ed economia ai territori.</span></div>
<div><span style="color: #800000;">Sono quelle che stanno portando alla disperazione le persone comuni. </span></div>
<div><span style="color: #800000;">Si può reagire come nel mangiare bio e locale: riducendo la componente tecnologica e la delega, si tutela il benessere della persona, dell’economia territoriale e del pianeta.</span></div>
<div id="yiv7297596197yui_3_7_2_17_1367170646837_206"><span style="color: #800000;"> </span></div>
</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
</div>
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		<title>Pensieri  Opere e Comizi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>

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		<description><![CDATA[23 Luglio ore 20,45 La politica del fare quando il porta a porta non era televisivo Intervengono Senatore Antonio Conte Onorevole Alberto Simeone Incontri e racconti sulle campagne elettorali negli anni della Repubblica Italiana in cui la politica era ideologia, passione e aggregazione, tra aneddoti e ricordi di due protagonisti importanti della storia politica locale: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>23 Luglio ore 20,45</h2>
<div style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><img title="Antonio Conte - Alberto Simeone" src="http://www.luidig.it/images/eventi/simeone_conte.jpg" alt="Antonio Conte - Alberto Simeone" width="350" height="234" /><p class="wp-caption-text">Sen. Antonio Conte - on. Alberto Simeone</p></div>
<p><strong>La politica del fare quando il porta a porta non era  televisivo</strong></p>
<p><em>Intervengono </em></p>
<p>Senatore  <strong>Antonio Conte</strong></p>
<p>Onorevole <strong>Alberto Simeone</strong></p>
<p><strong><span id="more-2997"></span></strong>Incontri e racconti sulle campagne elettorali negli anni della  Repubblica Italiana in cui la politica era ideologia, passione e  aggregazione, tra aneddoti e ricordi di due protagonisti importanti  della storia politica locale: dai movimenti studenteschi ai forum  virtuali, dalle piazze alle televisioni, dagli anni di piombo ai  soldatini di piombo, dal proporzionale al maggioritario, dalle correnti  al bipartitismo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il disincanto (di Carmela Longo)</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 17:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[disincanto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il disincanto Il disincanto: è come ti senti quando dai per scontata una cosa. Quella cosa non ha più misteri per te, ha i contorni netti, precisi. Non ti incanta più, non ti lascia un tantino perplesso, non ti lascia a pensare… non ti fa sentire le farfalline nella pancia… non sei più incantato.  Il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="divFlag">
<p><strong><em><span style="color:#993300;">Il disincanto</span></em></strong></p>
<p><span style="color:#993300;"><em>Il disincanto</em>: è come ti senti quando dai per scontata una cosa.<br />
Quella cosa non ha più misteri per te, ha i contorni netti, precisi.<br />
Non ti incanta più, non ti lascia un tantino perplesso, non ti lascia a pensare… non ti fa sentire le farfalline nella pancia… non sei più incantato. </span></p>
<p><em>Il disincanto</em>: è come mi sento io quando so che una persona mi dirà quelle parole, farà quei gesti, si aspetta da me quelle cose.<br />
E’ il circoscrivere la paura… anticipare il dolore, impacchettare l’immaginazione… dare confini alla possibilità, centellinare le lacrime, incanalare la gioia, definire l’aria, inscatolare l’impollinazione…</p>
<p><em>Il disincanto</em>: è come ci stiamo rovinando nei rapporti, è come stiamo incenerendo il CDR emozionale accumulato,  è il modo principale per trattare i rifiuti tossici emotivi e relazionali,  è il parallelo di quello che stiamo combinando alla Terra, che non ci incanta più, non ci tocca il suo canto.<br />
Non sentiamo il suo battito.</p>
<p><em>Il disincanto</em>: è sentire che i morti sono morti, che stanno nella terra e non anche intorno a noi e dentro a noi… è non credere più di potersi voler bene senza tornaconto, mi voglio bene, ti voglio bene, perché è bello così, e possiamo pure litigare e possiamo pure allontanarci, tu mi incanti anche se stiamo su posizioni così diverse…</p>
<p><em>Per vivere la vita con piacere dobbiamo lasciar perdere il disincanto.</em><span style="color:#993300;"><em><br />
</em><br />
<em>Impariamo dai morti:</em><em> </em></span><em><br />
<span style="color:#993300;">si dice che loro non muoiano: restano incantati. </span></em></p>
<p><span style="color:#993300;">Carmela Longo</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I ruoli della politica e dell&#8217;associazionismo: Parliamone (di Alessio Masone).</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/12/03/i-ruoli-della-politica-e-dellassociazionismo-parliamone-di-alessio-masone/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 17:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[nazzareno orlando]]></category>
		<category><![CDATA[parliamone]]></category>

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		<description><![CDATA[I ruoli della politica e dell&#8217;associazionismo: Parliamone. di Alessio Masone La crisi delle ideologie e della democrazia rappresentativa, in corso nel XXI secolo, agevolerà, nella gestione dei beni comuni, un coinvolgimento dei cittadini, ormai attori politici, in qualità di consumatori critici, di associazioni per uno sviluppo sostenibile, di movimenti per la difesa del territorio e degli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><strong>I ruoli della politica e dell&#8217;associazionismo: Parliamone.</strong><br />
<em>di Alessio Masone</em></span></p>
<p><span style="color:#993300;">La crisi delle ideologie e della democrazia rappresentativa, in corso nel XXI secolo, agevolerà, nella gestione dei beni comuni, un coinvolgimento dei cittadini, ormai attori politici, in qualità di consumatori critici, di associazioni per uno sviluppo sostenibile, di movimenti per la difesa del territorio e degli esclusi sociali. <strong>Stante la crisi dei sistemi di scala, in ambito economico, politico, sociale e ambientale, il modello verticistico, tipico dei partiti e delle grandi aziende, dovrà lasciare il passo a un modello orizzontale che, grazie a un cambiamento dal basso, potrà dare risposte alle emergenze sociali, occupazionali e di salubrità pubblica.</strong></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong>Ne consegue che alcuni uomini politici, quelli più capaci di contaminazione, vogliano intercettare le energie generate da una trasformazione sociale, sempre più incalzante: </strong>Nardone, con Futuridea, Orlando, con Parliamone, e Medici, con Palazzo di città, ne sono, solo, alcuni esempi.<br />
</span><span style="color:#993300;"><br />
<span style="color:#993300;">Di per sé, il gesto, degli esponenti politici che familiarizzano con l&#8217;associazionismo, sembra avallare, velocizzandola, l&#8217;evoluzione sociale prevista. Ma, al di là della buona fede, in concreto, questo gesto tende a inficiare la portata rivoluzionaria del cambiamento dal basso.<br />
<strong>Nell&#8217;attendere un processo di democratizzazione estrema della gestione pubblica, ci ritroveremmo esponenti politici capaci di controllare anche il mondo dell&#8217;associazionismo, come se, in parlamento, il presidente del partito di maggioranza, fosse anche il leader del partito di opposizione.</strong> <br />
Come se la Coldiretti, ente nazionale a vocazione verticistica, volesse agevolare le attività di filiera corta tra produttore e consumatore: ne otterrebbe un risultato solo formale, disarmando, di fatto, un processo che spontaneamente sta spingendo i consumatori a relazionarsi ai piccoli produttori locali, in una, coesa e territoriale, &#8220;comunità del cibo&#8221;, perché la filiera corta non è solo un passaggio in meno, è, soprattutto, una forma mentis che non può essere calata dall&#8217;alto.<br />
Come se le associazioni, culturali o ambientaliste, di carattere nazionale o internazionale, volessero, tramite i loro delegati sul territorio, essere protagoniste del cambiamento dal basso e della diffusione di una filiera corta: di fatto, avallano, con la loro ingombrante visibilità sovraterritoriale, un verticismo nei processi culturali e sociali.<br />
Come se gli esponenti dell&#8217;associazionismo, una volta accettato gli incarichi presso gli enti territoriali, poi volessero continuare a essere parte del dibattito interno alle associazioni, senza avere più la garanzia di un&#8217;autonomia.</span></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><span style="color:#993300;">Quindi, nessuno è contro l&#8217;associazione Parliamone, di cui stimiamo, senza dubbio, i promotori. </span><span style="color:#993300;"><strong>Si teme solo il duplice ruolo di Nazzareno Orlando: sebbene egli sia un&#8217;ottima persona, un politico colto e valente, la democrazia ha bisogno del pluralismo di quei ruoli che devono restare, garantisticamente, opposti, l&#8217;uno all&#8217;altro.<br />
</strong>Anche per questo, è comprensibile il disagio di quelle associazioni che hanno difficoltà a radunare una manciata di partecipanti alle loro iniziative, mentre una specifica associazione, essendo promossa da un esponente politico, già assessore e, in futuro, probabile sindaco o deputato, riesce a coinvolgere frotte di simpatizzanti o, comunque, a riscuotere risonanza sul territorio. <span id="more-2074"></span></span></span></p>
<p><span style="color:#993300;">Qualcuno ha scritto che Orlando, tramite l&#8217;associazione Parliamone, ha promosso iniziative a favore di temi, senza colore politico, come quella contro la povertà e i cambiamenti climatici o quella a favore dell&#8217;intitolazione di uno spazio pubblico a Giancarlo Siani, il giornalista trucidato dalla camorra.<br />
<strong>Orlando è parte della società civile che, con coerenza, concretamente, è a favore della legalità, della giustizia sociale e della tutela ambientale? O, in quanto esponente di rilievo di un partito verticistico per antonomasia, è parte di quel sistema partitico che, di destra e di sinistra, per sopravvivere, alla ricerca di consensi e finanziamenti, dialoga con le grandi aziende (opere pubbliche, project financing e edilizia residenziale), di fatto, agevolando il braccio imprenditoriale della camorra, distruggendo la qualità ambientale del territorio e aumentando la disparità tra ricchi e poveri. Il vero Orlando è quello che dice o quello che fa? </strong></span></p>
<p><span style="color:#993300;">Orlando, con la sua buona fede, rischia di consentire alla politica di mettere il cappello sulla società civile e di legittimare la classe politica nel suo agire sconsiderato.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Le associazioni, con la loro metodologia e con le loro idee, hanno il compito di condizionare i politici più illuminati, come Orlando: se un esponente politico del XXI secolo crede nella portata innovativa dell&#8217;associazionismo, dovrebbe mettersi in ascolto delle associazioni già esistenti sul territorio e non farsene una, personalizzata e su misura, per non farsi contaminare, neanche, ora, dal mondo in cambiamento. </span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il cambiamento dal basso non è una moda: è una risposta fisiologica del sistema all&#8217;incapacità della democrazia rappresentativa di tutelare il bene comune. <strong>Cambiamento dal basso non significa che le leggi siano decise dalla popolazione, senza il filtro dei suoi rappresentanti: più realisticamente, significa che, in un&#8217;economia sovranazionale e, quindi, anche sovraterritoriale, il solo legiferare non sia più sufficiente per affrontare le emergenze in corso.</strong> Cambiamento dal basso, quindi, significa sostituire l&#8217;approccio del delegare con l&#8217;approccio del risolvere in prima persona le problematiche comuni: mettere in discussione i propri stili di vita, lasciare che la filiera corta, la cittadinanza attiva e il consumo critico portino nel quotidiano, dei processi sociali ed economici, le istanze di solidarietà e di tutela ambientale che, nel XX secolo, erano considerati, dalla politica e dalla popolazione, argomenti da trattare a parte.</span></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><span style="color:#993300;">Solo una classe dirigente che utilizza una pratica quotidiana responsabile, approcciando esperienzialmente alla sostenibilità, potrà padroneggiare le istanze di quello sviluppo sostenibile che, necessario a una società in trasformazione, considera, in un approccio integrato, sviluppo economico, tutela ambientale, giustizia sociale.</span></strong></span></p>
<p><span style="color:#993300;"> Non deve essere più tollerato, nella nostra era, il paradosso che avvocati, giudici e notai, nelle ore di lavoro, uomini di legge, e, nel quotidiano, conducenti di SUV, condividano gli stessi gusti di criminali e truffatori. Non è più sostenibile che la classe dirigente e intellettuale, fuori dal lavoro, abbia gli stessi approcci dei qualunquisti che non fanno un uso consapevole del tempo libero, condividendo, con questi, gli stessi viaggi, gli stessi gusti nell&#8217;abbigliamento e nei consumi alimentari. Non è possibile che nei luoghi istituzionali, mentre si discute di legalità o di rifiuti, si utilizzino gli stessi bicchieri e bottiglie di plastica presenti nel corso di una riunione di criminali.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">I buoni propositi, nelle parole di un ogni uomo politico, suonano vuoti come quelli di chi, su facebook, condivide, con un virtuale e gratuito clic, &#8220;sono contrario alla fame nel mondo&#8221;.<br />
<strong>Dirsi contrari a una ingiustizia, a parole, è una cosa, esserlo, nella pratica esperienziale, è un&#8217;altra: gli uomini politici, interessati al cambiamento, aprendosi a un nuova forma mentis, frequentino le attività promosse, orizzontalmente, dalla società civile e dall&#8217;associazionismo ecosolidale.</strong></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><span style="color:#993300;">Gli uomini politici, se vogliono dare risposte al XXI, sappiano di essere, prima di ogni cosa, cittadini e consumatori che, con le loro scelte quotidiane e i loro stili di vita, sono già attori politici.</span></strong></span></p>
<p><span style="color:#993300;">Alessio Masone</span></p>
<p><span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">cofondatore di:<br />
Rete Arcobaleno &#8211; Associazioni per un&#8217;economia ecosolidale<br />
Benevento EcoSolidale &#8211; Comunità ambientalista e solidale sannita &#8211; </span></em></span><a href="http://www.beneventoecosolidale.wordpress.com"></a><a href="http://www.beneventoecosolidale.wordpress.comTandem21/Quinua"><span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">www.beneventoecosolidale.wordpress.com</span></em></span></a><br />
<span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">Tandem21/Quinua &#8211; Consumo Critico e Commercio Equo e Solidale<br />
GAS Arcobaleno &#8211; Gruppo d&#8217;Acquisto Solidale<br />
Art&#8217;Empori &#8211; Comunità dell&#8217;arte biodiversa, indipendente e orizzontale &#8211; </span></em></span><a href="http://www.artempori.wordpress.com"></a><a href="http://www.artempori.wordpress.comSannio"><span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">www.artempori.wordpress.com</span></em></span></a><br />
<span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">Sannio in Movimento &#8211; Per l&#8217;identità e l&#8217;autonomia del territorio<br />
Benevento Km Zero &#8211; EcoVicinanza a persone e a merci &#8211; Distretto di economia solidale<br />
Semi EcoSolidali &#8211; Testimonial di gesti sostenibili &#8211; </span></em></span><a href="http://www.semiecosolidali.wordpress.com"></a><a href="http://www.semiecosolidali.wordpress.comManifesto"><span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">www.semiecosolidali.wordpress.com</span></em></span></a><br />
<span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">Manifesto BioDiverso degli stili di vita sostenibili<br />
Gli AvamPost BioDiversi &#8211; </span></em></span><a href="http://www.avampost.wordpress.com"></a><span style="color:#993300;"><em><span style="color:#993300;">www.avampost.wordpress.com</span></em></span></p>
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		<title>L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[carta stampata]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale di Alessio Masone &#8211; 25 novembre 2009 Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell&#8217;agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione. Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Georgia;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:small;">L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale <em><span style="font-size:x-small;"><br />
</span></em><span style="color:#800000;font-family:Georgia;"><em>di Alessio Masone &#8211; 25 novembre 2009</em></span><br />
<span style="font-family:Georgia;"><br />
</span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/web-2-0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2052" title="web 2.0" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/web-2-0.jpg" alt="" width="123" height="89" /></a>Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell&#8217;agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione.<br />
Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti quegli strumenti che consentono una veicolazione orizzontale delle informazioni: blog, liste di discussione…<br />
Quindi non è in gioco, semplicemente, una preferenza dell’utilizzo del mezzo mediatico, tra quello cartaceo e quello telematico. E&#8217; in discussione quel giornalismo che si ispira a un fare informazione, calato dall’alto, tipico delle grandi testate nazionali, dei professori che pontificano, che è stato, di fatto, custode di un arido status quo, invece che il pungolo verso quel cambiamento necessario ad affrontare le problematiche attuali, quali la crisi delle ideologie e le emergenze democratiche, occupazionali, ambientali e sociali.</p>
<p></span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Il XXI secolo, anche grazie al web, mette in discussione quella nomenklatura giornalistica che, con il suo insostenibile verticismo culturale, è complice, anche quando, a parole, lo condanna, di quel modello di sviluppo che, ormai superato, si basa sui sistemi di scala. Quel modello che consente al sistema politico, di destra e di sinistra, di saccheggiare i territori (a danno della salubrità pubblica e dell’economia locale) per fare affari con le grandi aziende, al fine di sostenere partiti e personaggi che, altrimenti, sarebbero già caduti nella pattumiera della storia che supera.</p>
<p>Il giornalismo parla di filiera corta e di processi orizzontali, trattandoli come costumi di un mondo economico scisso da quello sociale e culturale.<br />
Parla di sviluppo sostenibile considerandolo un teorema esterno al mondo reale e da trattare con capitoli a parte. Invece, se il giornalismo avesse fatti propri quei contenuti, li utilizzerebbe come paradigma per analizzare il mondo in cambiamento, in ogni aspetto, dall’etica all’economia, dalla politica all’ambiente, dalla diversità al territorio, dalla ripresa economica alla giustizia sociale.<br />
</span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Senza mai mettere in discussione i suoi paradigmi, il giornalismo, sempre più, nel XXI secolo, sarà considerato dal cittadino, alla stessa stregua di quella classe dirigente incapace di prendersi cura della popolazione per cui lavora.<br />
</span><br />
<span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Se guardiamo il web con i nostri occhi, non con quelli di FB, quindi faticosamente e senza mediazione altrui, ci rendiamo conto che la società civile e il mondo intellettuale non sono più costituiti dalla classe giornalistica, dal mondo universitario, culturale e artistico, ma da chi, dal basso, sta concretamente cambiando il mondo: comitati di emergenza rifiuti, gruppi d’acquisto solidale, cooperative sociali, movimenti per gli immigrati e per i diversi, commercio equo e solidale, ambientalisti…<br />
</span><br />
<span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Le trasformazioni avvengono sempre silenziosamente, poi, grazie a un evento eclatante ed esteriore, improvvisamente, ne prendiamo atto: l’evento esteriore di oggi è il web.</span> <span style="font-size:x-small;font-family:Arial;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:x-small;color:#000000;font-family:Arial;"><span id="more-2051"></span>Questo articolo è stato scritto in risposta al seguente articolo:</span></span></span></span></span></span></span></span></div>
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<div><span style="font-size:x-small;font-family:Arial;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:x-small;color:#000000;font-family:Arial;"><a href="http://www.campaniapress.com/?p=3577">http://www.campaniapress.com/?p=3577</a></span><span style="font-size:x-small;color:#000000;"> </span><span style="font-family:Arial;"><br />
</span>I 10 anni di Sanniopress e la metamorfosi del giornalismo  </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size:x-small;font-family:Arial;">24 novembre 2009 di <strong>Giancristiano Desiderio</strong></span></div>
<p>Gli ultimi dieci anni della nostra storia possono essere definiti, senza enfasi, i dieci anni che sconvolsero il mondo dell’informazione. Internet, i computer, i cellulari hanno modificato nella sostanza il modo di fare informazione e il modo di informarsi. L’ultimo rapporto Censis dedicato proprio a “I media tra crisi e metamorfosi” certifica, con dati numeri cifre percentuali, che gli italiani hanno cambiato le loro abitudini, sfogliano meno pagine di carta e sempre più pagine elettroniche. Il crollo della vendita dei giornali è evidente: dal 51,1 per cento del 2007 al 34,5 per cento del 2009. Il lettore cosiddetto “abituale” passava in edicola tre volte la settimana, mentre ora ha perso o comunque rivisto questa sua abitudine. “Questo significa che, prima della crisi, la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre adesso questa porzione si è ridotta a un terzo”, dice il Censis, “se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro paese”. In realtà, l’ultima osservazione del rapporto Censis ha a che fare più con il mondo delle interpretazioni piuttosto che con quello delle percentuali. Se è vero, infatti, come è vero, che le abitudini dei lettori sono cambiate, è altrettanto vero che gli stessi giornali si sono “aggiornati” puntando più e meglio sugli approfondimenti – inchieste, focus, interventi – e affiancando alla carta stampata la “carta elettronica”. La carta stampata ha resistito al decennio terribile del ciclone di Internet e della telefonia mobile; tuttavia, tutto lascia pensare che il prossimo decennio ci sarà una nuova generazione che metterà insieme il web e la stampa.<br />
I dieci anni che hanno sconvolto l’informazione hanno visto imporsi con merito e autorevolezza in Campania e nel Sannio il sito voluto, creato e periodicamente innovato da Billy Nuzzolillo: Sanniopress. Va riconosciuto a Billy Nuzzolillo di aver avuto un’intuizione che oggi appare scontata, ma nel secolo scorso era soltanto una scommessa. Il primo giornale telematico di Benevento – ma che fin dai primi tempi si è presentato già per andare oltre la nostra città – ha costruito nel tempo un esempio che ora, alla luce della giusta affermazione, è imitato. Dieci anni dopo la nascita di Sanniopress e l’intuizione di Nuzzolillo di portare il giornalismo sul web il mondo dell’informazione e dell’approfondimento a Benevento è cambiato. E sicuramente in meglio. Ci sono più notizie e c’è meno retorica. Anzi, per dirla tutta, possiamo dire che oggi le notizie nel Sannio passano prima di tutto attraverso canali innovativi che in tempo relativamente breve si sono consolidati. Certo, ci sono anche effetti collaterali: come, ad esempio, la ricerca della visibilità, l’ossessione della dichiarazione gratuita e, a volte, anche una tendenza alla manipolazione: rischi da contenere, se non è possibile evitarli del tutto. Di tutto questo e altro si potrà discutere nell’incontro dell’11 dicembre alla Biblioteca di Palazzo Terragnoli “Internet e le nuove frontiere del giornalismo”: sarà senz’altro un modo per festeggiare i primi dieci anni di Sanniopress ma, bando alle sterili celebrazioni, sarà anche un modo interessante per capire come saranno i prossimi dieci anni dell’informazione e come Sanniopress si candida ad essere un punto di riferimento per la libera e civile discussione nell’intera regione con Campaniapress. 
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		<title>&#8220;Medicina&#8221; di Alberico D&#8217;Auria</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 13:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alberico D&#039;Auria]]></category>
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		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
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		<description><![CDATA[medicina da bambino avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa. Avevo anche molta molta paura delle malattie. In quel tempo sereno c’era in me una magica certezza: la medicina del nostro dottore (chiamato al momento giusto da mia madre) avrebbe guarito le mie malattie e quelle dei miei genitori e di mio fratello. Era una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>medicina</p>
<p>da bambino avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa. Avevo anche molta molta paura delle malattie. In quel tempo sereno c’era in me una magica certezza: la medicina del nostro dottore (chiamato al momento giusto da mia madre) avrebbe guarito le mie malattie e quelle dei miei genitori e di mio fratello. Era una certezza legata alla sensazione di immortalità che associavo a mia madre. Mi sembrava che nulla ci potesse capitare e se ci fosse stato un problema lei l’avrebbe risolto e se proprio non ce l’avesse fatta solo allora avrebbe chiamato il nostro dottore. Lui ci avrebbe dato le medicine giuste e tutto sarebbe tornato come prima. Mal di gola, febbre, mal di pancia, mali vari. Nulla poteva toccarmi. E nell’attesa della guarigione lei mi avrebbe detto le parole giuste per farmi stare tranquillo. Poi con il passare degli anni qualcosa ha cominciato a cambiare. Ma tutto accadeva così come quando ero piccolo. Certo aumentavano le ansie e i problemi. Andavo via di casa e vivevo in un’altra casa. Ma quando avevo una malattia la cosa si ripeteva. Chiamavo sempre mia madre e nella peggiore delle cose lei chiamava il nostro dottore e lui mi guariva. Poi ho studiato e sono diventato medico. A quel punto i ruoli si sono invertiti, ai miei occhi è scomparsa la sicurezza di mia madre e a poco a poco tutti in famiglia hanno avuto bisogno di me. Ero io a dover capire per risolvere le malattie comprese quelle di mia madre. E poi quelle dei miei figli. Ma dentro sempre avevo della medicina un’idea magica e meravigliosa e in fondo quella paura. Ora ne conoscevo bene il senso e il limite e quindi era una paura con meno paura. Avevo dubbi sul che era una malattia e sul che fare se facevo la cosa giusta o non la facevo e se c’era un’altra possibilità. E allora cercavo di parlare con tutti i medici che mi ricordavano quella vecchia magica certezza per cercare di capire a fondo la malattia in quel malato e per non trascurare niente. Cercavo di prendere qualcosa (il meglio?) da ogni cosa e di mettere insieme i pezzi. <span id="more-1863"></span>Cercavo anche di applicare un metodo rigido -quasi una formula matematica- e di fare e rifare sempre tutti i passaggi per cercare di eliminare ogni possibile errore. L’esperienza quotidiana mi diceva che in questo modo i risultati di guarigione erano migliori e maggiori. Ma per fare questo dovevo continuare ad avere dubbi e senza compromessi. L’unica sicurezza era il dubbio e questo forse mi dava insieme e un’aria insicura e un’aria sprezzante. L’aria sprezzante penso fosse per nascondere l’istintività di tutto il meccanismo. Pensavo che quelle persone malate che curavo potevano essere me e avendo molta paura della malattia cercavo di vincerla disprezzandola e senza cedere mai. Pensavo che dovevo fare, imparare ed insegnare a fare tutte le cose che avrei voluto facessero a me se ne avessi avuto bisogno. Quello era il tempo che tutto sembrava possibile e mi sembrava che ci sarebbe stato il tempo per mettere ogni cosa al suo posto e c’erano gli orizzonti con il sole.</p>
<p>E così abbiamo curato molte malattie  e molte persone sono guarite. Hanno continuato a vivere superando abissi profondi o scalando montagne. Hanno risolto il loro problema proprio come accadeva a me con mia madre e il nostro dottore. Forse sono stato un poco mia madre e un poco il nostro dottore, sicuramente c’era quella magia e quel mistero. Era quello il tempo che morire ci sembrava così impossibile, fuori di noi. Poi come in tutte le cose qualcosa si è rotto. Ai miei occhi era chiaro che la medicina stava diventando solo una necessità o un affare e il sistema di potere non concedeva possibilità per chi ha dubbi e paure. Sapevano che per insediare il loro potere dell’immagine e dell’efficienza e della certezza dovevano dividere ed eliminare la fantasia e il dubbio. Dovevano anche far diventare il disagio sempre più grande per chi non ha le possibilità. Determinare una società con una medicina che vuole apparire efficiente ed efficace ma con una disuguaglianza sempre più spietata e con un divario sempre più ampio tra la gente. Dove non puoi avere dubbi e paure perché non ti appartengono più e le persone diventano cose. Non ci sono più insieme medici e malati ma presunti sapienti e poveri cristi e non è importante cercare di capire per curare ma apparire. Questo è il tempo attuale che è appunto quello della confusione. È un tempo abbastanza duro ma questa è un’altra storia e andrà raccontata a parte. Queste poche parole possono ancora servire a cercare di capire e a cambiare le cose?</p>
<p>Non lo so.</p>
<p>giugno 2006.</p>
<p>alberico d’auria</p>
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		<title>Emergenza rifiuti risolta solo in TV (c/o emergenza mediatica)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 21:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
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		<description><![CDATA[Comunicato stampa Emergenza rifiuti risolta solo in TV L&#8217;emergenza rifiuti campana è stata risolta, solo, secondo le televisioni e i giornali nazionali. Chi vive in Campania dovrebbe sapere che l&#8217;intreccio, tra amministratori locali e grandi aziende, responsabile di 14 anni di malversazioni nella gestione dei rifiuti, invece di essere azzerato dal governo centrale, è stato agevolato nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#993300;">Comunicato stampa</span></span></p>
<h3><span style="color:#993300;">Emergenza rifiuti risolta solo in TV</span></h3>
<h4><span style="color:#993300;">L&#8217;emergenza rifiuti campana è stata risolta, solo, secondo le televisioni e i giornali nazionali.</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Chi vive in Campania dovrebbe sapere che l&#8217;intreccio, tra amministratori locali e grandi aziende, responsabile di 14 anni di malversazioni nella gestione dei rifiuti, invece di essere azzerato dal governo centrale, è stato agevolato nel superare lo stallo che la società civile, bloccando le discariche fuori norma, gli aveva procurato. </span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Infatti, il governo centrale, invece di utilizzare l&#8217;esercito per presidiare un territorio minato da discariche abusive, tutt&#8217;ora, utilizzate per sversare rifiuti tossici, ha inviato l&#8217;esercito contro quelle popolazioni innocenti che, in assenza dello stato, difendevano la salubrità pubblica contrastando  discariche non a norma e numerosi progetti di incenerimento.</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Con un&#8217;operazione puramente mediatica e senza rimuovere le cause dell&#8217;emergenza, il governo ha spostato i rifiuti dalle strade di Napoli alle province incolpevoli dell&#8217;interno e della martoriata provincia di Caserta.</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">L’inceneritore di Acerra,  inaugurato in pompa magna e presentato come un gioiello tecnologico che avrebbe permesso finalmente l’avvio di un moderno ciclo dei rifiuti in Campania, a causa di carenze tecniche, funziona a singhiozzo e danneggia la salubrità dell’aria, superando abitualmente il limite consentito di emissione di pm10.</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Eppure, la versione mediatica, secondo cui l&#8217;emergenza rifiuti sarebbe stata proficuamente risolta, la subiscono, a loro volta, quei media locali che dovrebbero tutelare gli interessi del territorio e che, invece, si adeguano a una classe politica locale succube di visioni e decisioni imposte altrove.</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Se la classe giornalistica e intellettuale locale non è capace di cogliere la differenza tra il mondo reale e quello virtuale che ci impongono i media nazionali, significa che anche essa è rimasta vittima dell’ipnosi mediatica: tutti, di destra e di sinistra, senza identità e senza autonomia di pensiero, restano inchinati ai piedi del re del mondo virtuale.</span><span style="color:#993300;"> </span></h4>
<h4 style="text-align:right;"><span style="color:#993300;">Rete Arcobaleno Benevento &#8211; Rete di economia ecosolidale<br />
Alessio Masone</span></h4>
<h4><span style="color:#993300;">Benevento, 7 agosto 2009</span></h4>
]]></content:encoded>
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		<title>Cerco sempre l&#8217;affondo: il verticismo delle emozioni</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 00:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
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		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[verticismo delle emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Aldo Montano, fiorettista, consiglia: “Cerco sempre l’affondo, ma mai sul pedale”. Questo è il motto della campagna di comunicazione &#8220;Sulla buona strada&#8221; promossa del governo italiano. Paradossalmente, da una parte, a parole, la campagna &#8220;dice&#8221; ai giovani di non correre in auto, dall&#8217;altra, utilizzando, come testimonial, un asso sportivo, &#8220;comunica&#8221; di fatto che, chi vuole considerazione, deve risultare competitivo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Aldo Montano, fiorettista, consiglia: “Cerco sempre l’affondo, ma mai sul pedale”.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Questo è il motto della campagna di comunicazione &#8220;Sulla buona strada&#8221; promossa del governo italiano.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Paradossalmente, da una parte, a parole, la campagna &#8220;dice&#8221; ai giovani di non correre in auto, dall&#8217;altra, utilizzando, come testimonial, un asso sportivo, &#8220;comunica&#8221; di fatto che, chi vuole considerazione, deve risultare competitivo e performante nella vita e, quindi, anche in auto!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Questa contraddizione è sintomo incontrovertibile che i governanti e i loro consiglieri non possiedono gli strumenti per affrontare un nuovo modello culturale che sia capace di produrre una popolazione coesa e felice (quindi, non autolesionista in auto&#8230;) e, al contempo, nuova occupazione, una reale tutela ambientale e una giustizia sociale.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Abbiamo imparato che i prodotti locali, che non sono promossi da testimonial di visibilità nazionale e internazionale, sono portatori di una ricaduta benefica complessa: maggiore sicurezza alimentare, nuove occasioni occupazionali, giustizia sociale (maggiore retribuzione ai piccoli produttori, invece che ai capitalisti azionisti della grande distribuzione), coesione sociale (maggiore relazione tra produttori e consumatori, attori dello stesso territorio), tutela ambientale e personale (meno inquinamento e meno infortuni stradali causati dal trasporto di merci lontane).</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Finché la classe intellettuale non sarà capace di comprendere intimamente le opportunità del modello della filiera corta e dei processi orizzontali, la classe dirigente non potrà affrontare la complessità delle trasformazioni necessarie al XXI secolo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nonostante rivoluzioni e referendum, culturalmente siamo, tutt&#8217;ora, sotto monarchia.<br />
</span><span style="color:#993300;">Non esiste alcuna differenza tra un popolano medievale, che urla d&#8217;emozione al passaggio del principe, e un cittadino odierno che prova coinvolgimento, mai per il vicino di casa, ma, sempre e senza alcuna convenienza, per personaggi, nazionali e internazionali, dello sport, dello spettacolo, della politica e dell&#8217;imprenditoria.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Finché esisterà un verticismo delle emozioni, avremo, come modelli di vita, i personaggi da gossip: esiste una corrispondenza diretta fra la fascinazione per i personaggi sovraterritoriali e l&#8217;aggressività che si genera, su piano orizzontale, tra le persone comuni (violenza fra automobilisti, fra adolescenti, negli stadi, ma, anche, invidia, conflittualità, competizione, incomunicabilità, solitudine, frustrazione&#8230;).</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Dando spazio, invece, all&#8217;orizzontalità delle emozioni, in un contesto di filiera corta delle relazioni sociali e commerciali, recuperando il senso di appartenenza alla propria comunità locale, si potrebbe usufruire, naturalmente, di coesione sociale, solidarietà, condivisione: questi strumenti di felicità diffusa, nell&#8217;individuo, più di qualsiasi posizione sociale e più di tutti i beni status symbol, sono capaci di soddisfazione personale.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Alessio Masone</span></h3>
]]></content:encoded>
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		<title>Il satiro</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 20:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Sguera]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nicola Sguera &#8220;Il satiro è una figura mitica maschile, compagna di Pan e Dioniso, che abita boschi e montagne. È personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto dionisiaco. I satiri sono generalmente raffigurati come esseri umani barbuti con caratteristiche animali [...] Vengono rappresentati come esseri lascivi, spesso dediti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><em>di Nicola Sguera</em></span></p>
<h3><span style="color:#993300;">&#8220;Il satiro è una figura mitica maschile, compagna di Pan e Dioniso, che abita boschi e montagne. È personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto dionisiaco.<br />
I satiri sono generalmente raffigurati come esseri umani barbuti con caratteristiche animali [...] Vengono rappresentati come esseri lascivi, spesso dediti al vino, a danzare con le ninfe ed a suonare il flauto.<br />
Talvolta hanno un vistoso fallo in erezione&#8221; (Wikipedia).</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Davvero il suo nome era un presagio. Non è mai cambiato. È sempre rimasto uomo delle selve, essere irrimediabilmente silvano, malgrado lo sforzo sovrumano, malgrado i gessati, gli abiti attillati&#8230; Il suo fallo ha continuato a reclamare vergini per soddisfare appetiti vigorosi.<br />
O è il padre/padrone dell&#8217;orda primordiale, che reclama per sé tutte le donne del gruppo? E, se così fosse, sarebbe giusto, ucciderlo per poi tabuizzarne l&#8217;uccisione e risarcirlo simbolicamente con l&#8217;erezione di un totem? E quale totem potrebbe mai simboleggiarlo? La farfalla che, dicitur, hanno avuto tutte le fanciulle &#8220;marchiate&#8221; dal suo membro insaziabile?<br />
Sarà, mi chiedo, per invidia che parlo? Sono io quel figlio che desidera ucciderlo per poter, finalmente, avere accesso a tutte le donne?<br />
In ogni caso, dall&#8217;interesse con cui seguo le vicende di queste settimane, mi rendo conto che ci sono costanti mitiche che strutturano gli accadimenti.<br />
In chiave sociologica potrei dire che chi di soap opera ferisce di soap opera perisce. E poiché l&#8217;uomo delle selve è autobiografia della nazione è giusto che questa nazione, che ha espresso nella sua storia solo minoranze virtuose (di cui, con poca modestia, mi sento erede e parte), si dissolva in una tragicommedia piena di &#8220;relazioni pericolose&#8221; e &#8220;piccanti&#8221;, dell&#8217;ira di moglie cornute, di draghi, servi sciocchi&#8230;<br />
La realtà è molto più appassionante del sogno. Quale grande artista avrebbe potuto immaginare una distopia così assurda? Quando l&#8217;incubo sarà finito molti si chiederanno attoniti: ma come fu possibile? È accaduto altre volte&#8230; Nel 1943, ad esempio. Allora, come ora, pochi pagheranno la loro connivenza. Quasi tutti scopriranno di aver sempre condannato la selvatichezza e la corruzione dell&#8217;anima. Qualche corpo finirà per essere esposto come capro espiatorio&#8230;<br />
Il capro, il satiro, il silvanus&#8230;<br />
Infine, è giusto che il satiro sia annichilito dalla satira.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nicola Sguera &#8211; Benevento, 31 maggio 2009</span></h3>
]]></content:encoded>
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		<title>Sentire femminile e Festival di Sanremo</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/04/03/sentire-femminile-e-festival-di-sanremo/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 10:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Sguera]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Leone]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[differenza femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessio Masone L&#8217;unico momento, degno di nota, accaduto al Festival di Sanremo, per quello che l&#8217;ho seguito, è stato quando l&#8217;attore Vincent Cassell, a proposito di differenze, ha sostenuto che gli uomini francesi, al contrario di quelli italiani, sono fieri del loro lato femminile. Ebbene, la cosa mi ha fatto pensare alla ricaduta del sentire femminile sulla società globale. Se le donne avessero avuto un&#8217;autentica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><em>di Alessio Masone</em></span></p>
<h3><span style="color:#993300;">L&#8217;unico momento, degno di nota, accaduto al Festival di Sanremo, per quello che l&#8217;ho seguito, è stato quando l&#8217;attore Vincent Cassell, a proposito di differenze, ha sostenuto che gli uomini francesi, al contrario di quelli italiani, sono fieri del loro lato femminile.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ebbene, la cosa mi ha fatto pensare alla ricaduta del sentire femminile sulla società globale. </span>S<span style="color:#993300;">e le donne avessero avuto un&#8217;autentica consapevolezza delle doti del loro genere, la differenza femminile avrebbe condizionato in positivo il mondo maschile e il suo modello culturale e di sviluppo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E invece, no. Le donne, come a riconoscere la superiorità dell&#8217;uomo, hanno voluto solo impossessarsi delle prerogative dell&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Insomma, le donne assomigliano a quei politici che criticano gli uomini al potere, solo per prendere il loro posto.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cosa hanno ottenuto le donne? Dimostrando che sanno fare fronte ad attività storicamente prerogative degli uomini, avallandole, sono risultate essere complici del modello maschile.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Grazie alle lotte femministe, si è perseguita la parità dei sessi, ma le donne sono andate oltre: hanno bramato la loro omologazione all&#8217;uomo e, quindi, hanno incentivato l&#8217;omologazione del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Grazie a tutto questo, il modello competitivo, aggressivo e invasore, imposto dal mondo maschile, si è evoluto senza nessun condizionamento da parte dell&#8217;unico essere umano alternativo all&#8217;uomo: la donna.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Per volontà della biologia, uomini e donne sono differenti: grazie all&#8217;incontro di queste differenze, si ottengono nuove vite, come i figli, ma anche nuovi modelli sociali, in quanto anche l&#8217;evoluzione della collettività è loro figlia.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ebbene, le donne, in quanto portatrici di realizzazioni interiori e private, avrebbero dovuto attutire la predisposizione maschile alla ricerca di realizzazioni pubbliche e competitive che sono, appunto, quelle attività esistenti solo se riconosciute dall&#8217;altro.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Quanti Cincinnato, schivi condottieri, uomini pubblici per dovere, avremmo avuto se le donne non avessero avallato il modello maschile. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Tante ingiustizie sarebbero state evitate, se il sentire femminile avesse preso un altro corso: quanto colonialismo, militare, politico, economico, culturale, mediatico, avremmo risparmiato ai popoli del pianeta.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Certo, le donne che ritengono di non aver aderito al modello maschile, con il loro pensiero della differenza, poi non possono stare lì, in disparte, o come voi lo volete chiamare (ozio, vizio, tradimento&#8230;). Devono fare i conti con il passato e verificare se, in loro, esiste ancora il DNA originario: queste donne, se esistono, non possono essere così irresponsabili da attendere che le cose si evolvino da sole verso il lato giusto.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Queste donne sappiano che, se non occupano gli spazi dell&#8217;opinione pubblica, lasciano, stavolta davvero da traditrici, che questi siano colonizzati dagli uomini e da quelle donne che, loro complici, sono aguzzine dell&#8217;umanità!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Alessio Masone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 28 febbraio 2009</span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Ale, consentimi la battuta: cornute e mazziate&#8230;</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non solo le abbiamo vessate per millenni e abbiamo aggiogato il loro sesso, ma dobbiamo anche fare loro carico la mancata &#8220;liberazione&#8221;? Se questa critica venisse da una donna (come autocritica di genere) la capirei, ma fatta da un maschio proprio no.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non è semplice affrancarsi da gioghi interiori e psicologici che perdurano anche nelle pratiche sociali (il cognome ai figli, ad esempio).</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nicola Sguera &#8211; Benevento, 2 marzo 2009 </span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>di alessio masone</em></span></p>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>Quando vedo una donna con un foulard di &#8220;prima classe&#8221;, in quello stesso momento, vedo anche tutte le donne stuprate.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Caro Nicola, cara Paola, partendo da quel sentire femminile presente negli uomini francesi, ho voluto, non accusare le donne, ma scuoterle dal loro vittimismo: riconoscendo loro doti salvifiche, affermavo quanto la loro azione sia necessaria al cambiamento del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Avevo bisogno di condividere, con voi, l&#8217;aver intuito il collegamento tra un&#8217;ulteriore omologazione del mondo e il percorso che ha portato la donna a cercare un pareggio con l&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Una volta, la provincia voleva assomigliare alla metropoli ricca di fermenti, ora, invece stiamo imparando che nelle metropoli esiste solo omologazione, mentre i piccoli centri stanno risultando essere luoghi identitari e casseforti di biodiversità. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Una volta,  i sud del mondo volevano essere come l&#8217;occidente ricco di innovazione, ora, invece verifichiamo che l&#8217;occidente ha esaurito la sua corsa folle verso il superfluo, mentre i popoli del sud hanno da insegnarci l&#8217;inesauribile capacità di condivisione con i simili e di simbiosi con la natura.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Allo stesso modo, la donna non ha più bisogno di gareggiare con l&#8217;uomo, ma, al contrario, se volesse, sarebbe capace di trasformare l&#8217;uomo e quel suo modello culturale che, ormai, è fallimentare, non solo in termini ambientali e sociali, ma anche in ambito economico. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Solo se conserva la sua differenza, la donna è capace di essere utile al mondo. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non a caso, questa lista/associazione è contro l&#8217;omologazione culturale.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Artempori dovrebbe farsi promotrice di un&#8217;iniziativa che, agendo sul concreto, trasmetta a tutte le donne la sensazione che omologarsi è come essere complici del modello occidentale e maschilista. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Si potrebbe realizzare una campagna per promuovere gusti personali nelle persone, scoraggiando, nelle donne, l&#8217;uso omologante di accessori d&#8217;abbigliamento griffati, con il messaggio che, a causa di ogni donna posseduta da una borsa burberry, si incentiva uno stupro.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Laddove, hanno fallito filosofi e movimenti, potrebbero le donne.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Sarò un visionario, ma, quando vedo una donna riuscita nella gerarchia maschile, come magistrato o parlamentare, vedo, anche, cento veline che si sono adattate e mille anoressiche che non ce l&#8217;hanno fatta.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Alessio Masone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 3 marzo 2009</span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>di stefania leone</em></span></p>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><span style="color:#993300;">Esplorare ambiti in cui rappresentare le proprie competenze!!!</span></span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">E&#8217; questa la stretegia che dovrebbe attuare oggi una donna consapevole di se stessa.</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Le donne non devono cercare di imitare l&#8217;uomo, non hanno bisogno di &#8221;raggiungerlo&#8221; per affermare se stesse, è un errore.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cercare di  vestire allo stesso modo, in ogni contesto (economico, politico, sociale), i ruoli maschili significa rimarcare </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">la validità dei traguardi segnati dall&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Occorre partire dalle &#8220;differenze&#8221; che distinguono la donna dall&#8217;uomo, nel modo di &#8220;sentire&#8221; la vita.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">In alcune donne manca la volontà di credere in queste differenze&#8230;.. se non vengono colte si rischia di ripetere ciò che l&#8217;uomo ha già costruito&#8230;.una maniera di procedere che non giova alla nostra esistenza.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E&#8217; importante valorizzare noi stesse attraverso le nostre esperienze e coltivare nuove opportunità con cui la donna possa riconoscersi, affermarsi e sentirsi parte &#8220;insostituibile&#8221; del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Se ci basta &#8221;apparire&#8221; seguendo le mode, per esaltare queste differenze, non possiamo costruire un &#8220;nostro&#8221; patrimonio culturale in cui riconoscerci. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La consapevolezza di destinare contributi personali ad una società che cambia, è un approccio in cui non esistono più sovrapposizioni ma &#8220;compensazioni&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Tradire la nostra personalità equivale ad assumere un atteggiamento debole con cui decidiamo ogni volta di arrenderci  ad un contesto che non ci appartiene.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Conservare memoria delle nostre peculiarità ci consente di approfondire aspetti dell&#8217;esistenza non esplorabili dall&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Stefania Leone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 7 marzo 2009</span></h3>
]]></content:encoded>
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