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	<title>Art&#039;Empori &#187; Fotografia di paesaggio urbano</title>
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		<title>Bosco Verdito. Appunti di paesaggio: cappella di San Giuseppe, Paduli &#8211; di Giovanni Rossi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 17:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[jhova2013]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Appunti di paesaggio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/07/masseria-caccese1-foto-giovanni-rossi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7831" alt="masseria-caccese1-foto-giovanni-rossi" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/07/masseria-caccese1-foto-giovanni-rossi.jpg?w=300" width="300" height="223" /></a>Andiamo da Lorenzo. Stefano ingoia le curve e io come al solito un po&#8217; parlo e un po&#8217; penso ai fatti miei. Scavalchiamo Paduli e scendiamo a valle, in un posto solitario che si chiama Verdito dove tira un vento freddo, forse l&#8217;ultimo dell&#8217;inverno. Arriviamo in mezzo a un caseggiato basso con dei capannoni a sinistra, ci scivoliamo di lato, lungo una discesa ancora sporca di fango, fino alla cappella di San Giuseppe. A destra ci sono attaccati dei ruderi silenziosi, una specie di braccio ingessato dal tempo, e a sinistra c&#8217;è una baita bassa e larga tutta di pietra costruita su dei sassi che sembrano ippopotami. Lorenzo arriva di soppiatto e ci saluta orgoglioso del suo piccolo medioevo. Rimarchiamo ogni pietra della cappella di San Giuseppe e poi ci entriamo. Lorenzo dice che è meglio di notte, ci sono le luci; a me va bene così, domani è sabato, fuori c&#8217;è vento, e il pomeriggio va a calare illanguidendo ogni sensazione. La cappella è stata appena sistemata da un restauro, di quelli rammemoranti, che si fanno in punta di piedi, dalle fondamenta fino alla campana del 1600. Giriamo intorno al rudere, fino alla stalla, ci lasciamo a destra un capanno vecchio west con quattro maiali, e ne approfitto, faccio un filmatino alle bambine, coi musi dei maiali che si abbaruffano per un ciuffo d&#8217;erba che infilo nella rete. Siamo sull&#8217;orlo della valle, sulla parte più alta degli uliveti. - L&#8217;olio buono è una gara contro il tempo, deve andare al frantoio di corsa, poi le piante le lascio nell&#8217;erba e quando le poto macino tutto e lascio anche quei resti&#8230; &#8211; mentre Lorenzo parla penso a quanto sarebbe bello un tocco di campana, ora, nella valle, ci sentirebbero a Paduli e a Pago Veiano, a San Marco dei Cavoti, a San Giorgio La Molara, chissà addirittura in Puglia, sul Gargano. Entriamo nella casa bassa di pietra che è stata costruita addosso a dei macigni. La mamma di Lorenzo ci offre i biscotti alle mandorle appena fatti e un caffè. Siamo seduti a un tavolo di legno lungo e magro, alle nostre spalle c&#8217;è un camino con una grande bocca buia. Nel frattempo guardiamo fuori, oltre il porticato. La grossa siepe di lauro ha preso uno specie di fungo, una patologia che la sta facendo arrugginire. Lorenzo e Stefano ne parlano come se fosse una vecchia zia di famiglia, citano rimedi, terapie, addirittura usciamo e ci giriamo attorno. Li sento dire di potature drastiche, di trattamenti, di quanto era rigogliosa fino a qualche tempo prima. Costeggiamo il campo di favini mentre sotto il capannone due meccanici fanno manutenzione alla trasmissione della trebbiatrice. Lorenzo farà ruggire quel mostro d&#8217;estate e qualche volta si metterà proprio lui alla guida, &#8211; Oggi faccio io -, dirà all&#8217;operaio allontanandolo con un braccio. Abbiamo ancora poco tempo, giusto quello necessario per prendere l&#8217;olio, di due colori ma della stessa terra, degli stessi ulivi che si aprono a valle ai lati della cappella di San Giuseppe. Gli ulivi coi piedi nei ciuffi d&#8217;erba. Quelli che guardano il fiume dall&#8217;alto. A questa valle bisogna essere abituati. Come Lorenzo. E come Lorenzo bisogna avere il gusto di raccontare ogni pietra e ogni pianta. Senza alcuna fretta e senza dover inventare nulla, stando semplicemente affacciati.</p>
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		<title>carpe diem</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 16:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[caporaso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Caporaso]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia di paesaggio urbano]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[carpe diem]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3486" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/11/panoramica_senza-titolo6.jpg"><img class="size-medium wp-image-3486" title="Panoramica_senza-titolo6" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/11/panoramica_senza-titolo6.jpg?w=300" alt="" width="300" height="69" /></a><p class="wp-caption-text">foto e testo di alessandro caporaso</p></div>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carpe_diem">carpe diem</a></strong></span>. cogli l’attimo. no, non voglio fare il fighetto, ma questo modo di dire mi è stato molto utile da piccolo. l’ho imparato dopo aver visto l’attimo fuggente, che poi è anche uno dei miei film preferiti, quello dove un ragazzo si suicida perché il padre non vuole fargli fare l’attore, ed ora, però, paradossalmente si ritrova a fare il dottore e l’amico sfigato del dottor house. mi è ritornata in mente perché domenica è il mio compleanno e compio 27 anni e non sono molto pronto. non sono sufficientemente maturo. questa società non me lo permette e sono sicuro di rimanere un eterno peter pan. sindrome della quale soffro tutt’ora. dicevo carpe diem perché ripetendomela spesso ho baciato la ragazza che non mi filava prorpio, quella con i capelli biondi, che poi ce ne sono tante in giro, ma non come lei. ci sono stato dietro cinque anni, e i miei amici ne sanno qualcosa. poi il momento è arrivato. dovevo tenere l’orale dell’esame di stato, e questa che fa? mi bacia, davanti a tutti, davanti all’aula con le porte aperte perché faceva caldo, davanti ai professori, nel corridoio dove dovevano esserci solo maschi e non ragazze che baciano, dove, quando passavano le professoresse, quelle bone, si apriva il mar rosso e tutti, lì, con gli occhi fuori, perché le uniche ragazze che vedevamo e pure da lontano erano quelle dell’artistico che la mattina se ne vedevano bene dal passare vicino all’ingresso della mia scuola. carpe diem ed il gioco era fatto, si, ma con i brillantini in faccia, perché quella si metteva queste cose strane in faccia. insomma mi siedo e la prima cosa che il professore di italiano mi chiede è che cosa sono quei brillantini.</p>
<p>-eeeeh professore, mi scusi, ma sono diventato abbastanza maturo per un bacio.</p>
<p> e quella si era seduta proprio dietro di me. non in fondo a parlare con le amiche, si perché si era portata anche le amiche. proprio al banco dietro di me, cioè, potevo sentirne il respiro. potevo sentire l’odore della notte che immaginavo di passare con lei. ma non mi importava poi così tanto. finalmente avevo una ragazza. quello che poi si aspetta chi si sta diplomando, cioè la ragazza che serve da trofeo, quella da far conoscere agli amici. quella delle prime esperienze.</p>
<p>si lo so salto subito a conclusioni affrettate, ma che ci volete fare se sono fatto così, cioè sogno troppo. è un altro dei miei difetti. infatti, non passai nessuna notte con lei. ci mandammo allegramente affanculo, con due effe, perché non so, non avevo capito, ma quella aveva ancora il ragazzo e doveva andare da lui. si era fatto tardi. Insomma l’accompagno al terminal e mi dice che non potevamo vederci più per il fatto del ragazzo che tra l’altro c’e l’aveva ancora con me perché poi le mi guardava. e io niente che potevo fare se non mandarla affanculo.</p>
<p>-e il bacio? I brillantini? e<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HhqQY0Y0gjk"> la notte tra cosce e zanzare </a></strong>che mi sognavo mentre all’esame parlavo di leopardi e di sistemi elettronici per far aprire che ne so forse un cancello? e ancora me lo ricordo quell’esame, specie quando mi spostai con la sedia e mi sedetti davanti al professore di telecomunicazioni, quello bastardo.</p>
<p>-allora leggimi la tua tesina e finiamola con questa messa in scena. E fai presto.</p>
<p>quello stesso professore che allo scritto della sua materia andò a prendersi il caffè.</p>
<p>-ma io sono fidanzata.</p>
<p>ma valle a capire ste donne. Prima ti baciano e poi ti mollano perché hanno un ragazzo. E valle a spiegare che non sei geloso, che non te ne frega niente di quello. che poi l’ha pure lascito per mettersi con uno che aveva un cespuglio al posto dei capelli.</p>
<p>e allora vaffanculo, che non ci si comporta così, che poi quando tornai a casa con i brillantini in faccia mia madre era già preoccupata. Si sa che le mamme con i figli maschi sono sempre iper-protettive, fino a toglierti il respiro. e intanto il respiro me lo aveva tolto lei, quello che c’aveva il ragazzo. quella che da dieci anni conserva ancora una mia sigaretta. e chi se la scorda.</p>
<p>per gli altri post visitare il mio blog <a href="http://www.caporaso.wordpress.com">www.caporaso.wordpress.com</a></p>
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		<title>Palazzo Rotondi Andreotti Leo, sec XVIII</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 11:46:38 +0000</pubDate>
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<div id="attachment_1757" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1757" title="DSC00016" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00016.jpg" alt="foto di Stefania Loene" width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Loene</p></div>
<div id="attachment_1758" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1758" title="DSC00011" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00011.jpg" alt="foto di Stefania Leone" width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Leone</p></div>
<div id="attachment_1759" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1759" title="DSC00024" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00024.jpg" alt="foto di Stefania Leone" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Leone</p></div>
<div id="attachment_1760" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1760" title="DSC00009" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00009.jpg" alt="foto di Stefania Leone" width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Leone</p></div>
<div id="attachment_1761" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1761" title="DSC00018" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00018.jpg" alt="foto di Stefania Leone" width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Leone</p></div>
<div id="attachment_1762" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-1762" title="DSC00021" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/dsc00021.jpg" alt="foto di Stefania Leone" width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">foto di Stefania Leone</p></div>
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