<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Art&#039;Empori &#187; Interviste</title>
	<atom:link href="https://www.artempori.it/artempori/category/antologia-artistica/interviste/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.artempori.it/artempori</link>
	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2021 21:41:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.7.41</generator>
	<item>
		<title>Laura Lombardi e l&#8217;Arte del vagabonding</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2017/05/23/laura-lombardi-e-larte-del-vagabonding/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2017/05/23/laura-lombardi-e-larte-del-vagabonding/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 10:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Chi ha scelto il cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Ho scelto il cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artempori.it/artempori/?p=18247</guid>
		<description><![CDATA[Metti un mattino in libreria a Benevento (da Alessio Masone, ndr), uno scambio di letture a tema, ed ecco che conosco Laura Lombardi, sorriso largo, occhi che brillano e un libro, che lei mi consiglia su tutti: &#8216;Vagabonding&#8217;, di Rolf Potts. Laura non ha dubbi: la felicità non è mai &#8220;stanziale&#8221;, quanto, piuttosto, sta nel conoscere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div id="page_body">
<div id="Blog1" data-version="2">
<div role="feed">
<article>
<div>
<div id="post-body-7149586525084008968">Metti un mattino in libreria a Benevento (da Alessio Masone, ndr), uno scambio di letture a tema, ed ecco che conosco <b>Laura Lombardi</b>, sorriso largo, occhi che brillano e un libro, che lei mi consiglia su tutti: &#8216;Vagabonding&#8217;, di Rolf Potts. Laura non ha dubbi: la felicità non è mai &#8220;stanziale&#8221;, quanto, piuttosto, sta nel conoscere il mondo, nell&#8217;esplorare e nel meravigliarsi.<br />
Non riesco a darle torto e un pò invidio il suo lavoro (Laura è consulente di viaggi on line per Evolution Travel), che la porta in giro per il globo, alla scoperta di luoghi e di mete da consigliare a turisti e viaggiatori.</div>
<div></div>
<div><strong>Laura, raccontami, come nasce, in te, la passione per il Viaggio?</strong></div>
<div></div>
<div>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://2.bp.blogspot.com/-lWIrEC4rVug/WSFBDDFa-iI/AAAAAAAAD4M/3ucrLVgEZ_k70IiOrdN1dzzLVSjC4LqPACLcB/s1600/Laura%2BLombardi%2B1.jpg"><img alt="" src="https://2.bp.blogspot.com/-lWIrEC4rVug/WSFBDDFa-iI/AAAAAAAAD4M/3ucrLVgEZ_k70IiOrdN1dzzLVSjC4LqPACLcB/s1600/Laura%2BLombardi%2B1.jpg" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td> <a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/05/laura-turismo-responsabile-474x356.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-18255" alt="Una bella immagine di Laura" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/05/laura-turismo-responsabile-474x356-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&#8220;Il primo viaggio senza genitori è stata la classica settimana con le amiche in un resort pugliese (parliamo del 1991, avevo 20 anni e allora anche prendere un treno da sole &#8211; eravamo in sette, tutte donne &#8211; era quasi un miracolo!). Ho capito subito che quelle vacanze non facevano per me: sono andata in giro tutta la settimana alla scoperta della Puglia, terra straordinaria e bellissima e &#8230; vacanze così &#8220;stanziali&#8221; non ne ho più fatte!&#8221;.</p>
<p><strong>Quando hai iniziato a considerare il viaggiare (anche) come un lavoro?</strong></p>
<p>&#8220;Tutto è nato davvero per caso&#8230;da studentessa modello ho avuto la classica crisi esistenziale con partenza improvvisa per una stagione estiva in un villaggio turistico come istruttrice di fitness. Non mi sono più fermata: ho scoperto un mondo, anzi il mondo che si muove e quanto può essere facile far le cose anche da sole&#8230;il paese in cui nasci e cresci a volte è determinante nella tua vita, almeno finché non riesci a far emergere la tua vera indole. Il Paese ti coccola e ti nutre, facendoti sentire sempre al sicuro. E può andare bene per tutta la vita, se non hai mai uno slancio verso l&#8217;esterno. A 30 anni, dopo tre anni di lavoro in villaggio, con una laurea in bilico, ho deciso che il mio futuro lavorativo sarebbe stato nel turismo e ho cominciato piano piano a trovare la mia strada&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://2.bp.blogspot.com/-pYAiekYhBEw/WSE-ht4h3RI/AAAAAAAAD3g/L5Gi6cHwG-cjWblv-v4wFE-nH_pDoOnOwCLcB/s1600/Laura%2B1.jpg"><img alt="" src="https://2.bp.blogspot.com/-pYAiekYhBEw/WSE-ht4h3RI/AAAAAAAAD3g/L5Gi6cHwG-cjWblv-v4wFE-nH_pDoOnOwCLcB/s320/Laura%2B1.jpg" width="320" height="213" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Alba al Bromo, Java, Indonesia &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rolf Potts e &#8216;Vagabonding&#8217;&#8230;ho poi letto questo libro, che mi ha affascinata dalla prima all&#8217;ultima pagina. Credi sia possibile vivere come ha fatto (e fa) il suo autore?</strong></p>
<p>&#8220;Credo sia possibile se si è realmente disposti a lasciare a casa tutta la &#8220;forma mentis&#8221; che accompagna la nostra quotidianità, se si è disposti a fare davvero un viaggio innanzitutto dentro se stessi, così da poter interfacciare il mondo senza filtri e senza pregiudizi&#8230;&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://3.bp.blogspot.com/-PvfE8uAGYXs/WSE_E5gbaUI/AAAAAAAAD3s/pN5uSmOTEnEkZZTUKDFqLQMOLr8ObJrXQCLcB/s1600/Laura%2B2.jpg"><img alt="" src="https://3.bp.blogspot.com/-PvfE8uAGYXs/WSE_E5gbaUI/AAAAAAAAD3s/pN5uSmOTEnEkZZTUKDFqLQMOLr8ObJrXQCLcB/s320/Laura%2B2.jpg" width="320" height="179" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Jaama El Fnaa &#8211; Marrakech, Marocco &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://1.bp.blogspot.com/-wnCzXcBdaVo/WSE-_D4h7oI/AAAAAAAAD3k/Hz-rsnBIJMMa9diInOP96C5fawjZB9zQwCLcB/s1600/Laura%2B3.jpg"><img alt="" src="https://1.bp.blogspot.com/-wnCzXcBdaVo/WSE-_D4h7oI/AAAAAAAAD3k/Hz-rsnBIJMMa9diInOP96C5fawjZB9zQwCLcB/s320/Laura%2B3.jpg" width="166" height="320" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Dune di Merzouga, Sahara, Marocco &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In questo &#8216;non saper stare&#8217;, quanto c&#8217;è di genetico? Secondo la psicanalisi, si viaggia per sfuggire innanzitutto al crepitìo dei valori familiari, così rassicuranti ma anche tanto castranti. Quanto c&#8217;è di vero, in questo, secondo te?</strong></p>
<p>&#8220;C&#8217;è forse qualcosa di vero, ma solo in una prima fase&#8230; Poi, o torni sui tuoi passi definitivamente o non torni affatto, non c&#8217;è via di mezzo&#8230; Oggi vedo, nel mio essere zingara, nel rinunciare a radici ovunque, una specie di legge del contrappasso: ho avuto una famiglia splendida e amici nell&#8217;adolescenza con cui ho condiviso tante cose, tutti con la convinzione che io fossi paurosa, con poche spinte verso il nuovo e il diverso e sempre bisognosa di aiuto e di una guida per procedere. Poi ti accorgi che tu sei semplicemente lo specchio in cui loro si riflettono: tagliare quei cordoni ombelicali è stata dura, gli affetti rimangono sempre ma, ad un certo punto, io avevo bisogno di altro e non ho trovato più nessuno intorno a me con cui condividere la necessità di nuova aria, di fame di mondo. Pago la colpa di aver mostrato solo un lato di me per troppo tempo, ma l&#8217;ho fatto inconsapevolmente e sapevo che quel lato piaceva a chi cercava una conferma delle proprie scelte&#8230;vagherò senza sosta nel Mondo!&#8221;.</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://4.bp.blogspot.com/-VhAkU1ep0a4/WSE_tuHDp1I/AAAAAAAAD30/qLtp_Zm65NQ1hh4D_3gEJLTCx_JpdhPBwCLcB/s1600/Laura%2B6.jpg"><img alt="" src="https://4.bp.blogspot.com/-VhAkU1ep0a4/WSE_tuHDp1I/AAAAAAAAD30/qLtp_Zm65NQ1hh4D_3gEJLTCx_JpdhPBwCLcB/s320/Laura%2B6.jpg" width="320" height="240" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Varanasi, India &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://1.bp.blogspot.com/-5faG3x6LxAA/WSE_wlzPO9I/AAAAAAAAD38/Z5rZRqxbDZsmZBZDl28Qyesk61AI1_BmgCLcB/s1600/Laura%2B7.jpg"><img alt="" src="https://1.bp.blogspot.com/-5faG3x6LxAA/WSE_wlzPO9I/AAAAAAAAD38/Z5rZRqxbDZsmZBZDl28Qyesk61AI1_BmgCLcB/s320/Laura%2B7.jpg" width="320" height="240" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Calcutta, India &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://2.bp.blogspot.com/-XC0dRRd0tVU/WSE_zv4DZ_I/AAAAAAAAD4A/xYRroABjpmQmfhmmOB-bN1-trc9iu7lpwCLcB/s1600/Laura%2B8.jpg"><img alt="" src="https://2.bp.blogspot.com/-XC0dRRd0tVU/WSE_zv4DZ_I/AAAAAAAAD4A/xYRroABjpmQmfhmmOB-bN1-trc9iu7lpwCLcB/s320/Laura%2B8.jpg" width="320" height="180" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td>(Sri Lanka, Costa Sud &#8211; foto di Laura Lombardi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ultima meta visitata?</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;Indonesia&#8221;.</p>
<p><strong>E il luogo che più ti è rimasto nel cuore, quello &#8216;dell&#8217;anima&#8217;?</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;India, sicuramente&#8221;.</p>
<p><strong>Il viaggio ancora da fare, che rappresenta il tuo sogno?</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;America Latina. Il mio sogno è partire dai paesi dell&#8217;america centrale come il Guatemala, El Salvador, il Nicaragua e arrivare alla terra del fuoco, passando per la Colombia, il Perù, il Cile e l&#8217;Argentina&#8230;.un sogno, appunto&#8221;.</p>
<p>Chi volesse partire e farsi consigliare da Laura mete ideali, esotiche o meno, questi sono i suoi riferimenti:</p>
<p><b>Mobile: +39 3397912676 </b><br />
<b>Email: laura.lombardi@evolutiontravel.it </b><br />
<b>Website: www.lauraviaggi.net </b><br />
<b>Skype: laura.lombardi2013 </b><br />
<b>http://www.iviaggidilaura.info/ </b><br />
<b>https://www.facebook.com/lauraviagginet?ref=hl</b><br />
<b>https://twitter.com/Lauraviagginet </b><br />
<b>https://plus.google.com/u/1/+LauraLombardi71</b></p>
</div>
</div>
<section id="comments" data-num-comments="0">
<div id="Blog1_comments-block-wrapper"></div>
</section>
</article>
</div>
</div>
</div>
</div>
<footer id="footer">
<div id="Attribution1" data-version="2">
<p>&nbsp;</p>
</div>
</footer>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2017/05/23/laura-lombardi-e-larte-del-vagabonding/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verehia, l&#8217;associazione che promuove bellezza e cultura nel Sannio</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2017/01/17/verehia-lassociazione-che-promuove-bellezza-e-cultura-nel-sannio/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2017/01/17/verehia-lassociazione-che-promuove-bellezza-e-cultura-nel-sannio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 11:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Metodi responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artempori.it/artempori/?p=18194</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono realtà in cammino che sorprendono. Nel corso della manifestazione &#8220;Benevento longobarda&#8221;, all&#8217;inizio della scorsa estate, mi sono imbattuta in ragazzi competenti, preparati, seri, che mi hanno guidata  alla scoperta di una Benevento inusitata e arcana. Un viaggio che mi ha davvero stupita e che consiglio a chiunque ritenga di voler approfondire la storia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/01/verehia.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-18196" alt="verehia" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/01/verehia.png" width="225" height="225" /></a></p>
<p>Ci sono realtà in cammino che sorprendono. Nel corso della manifestazione &#8220;Benevento longobarda&#8221;, all&#8217;inizio della scorsa estate, mi sono imbattuta in ragazzi competenti, preparati, seri, che mi hanno guidata  alla scoperta di una Benevento inusitata e arcana. Un viaggio che mi ha davvero stupita e che consiglio a chiunque ritenga di voler approfondire la storia di una città tanto antica e fascinosa come la nostra.<br />
&#8220;Verehia&#8221; (<a href="http://www.verehia.it/" target="_blank">www.verehia.it</a>) è un&#8217;associazione che lascia ben sperare sul futuro di Benevento, dopo tanta stasi culturale.<br />
Ho rivolto qualche domanda ad Anthonyla Bosco, membro dell&#8217; associazione, figura sensibile, bella.</p>
<p>Il futuro non è così oscuro, mi sono detta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a style="margin-left: auto; margin-right: auto;" href="https://3.bp.blogspot.com/-cACjIZr0ftA/WHtDkmyoEJI/AAAAAAAADyg/RJQgGbeivZkHqBmHSBzStnIznqKwKS1PgCLcB/s1600/AAEAAQAAAAAAAAgAAAAAJDk2YWE2NzNhLWMyNTktNDU4NC04Nzg0LTNiYWNjOTcxOTlhZQ.jpg"><img alt="" src="https://3.bp.blogspot.com/-cACjIZr0ftA/WHtDkmyoEJI/AAAAAAAADyg/RJQgGbeivZkHqBmHSBzStnIznqKwKS1PgCLcB/s400/AAEAAQAAAAAAAAgAAAAAJDk2YWE2NzNhLWMyNTktNDU4NC04Nzg0LTNiYWNjOTcxOTlhZQ.jpg" width="400" height="400" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Nella foto, Anthonyla Bosco</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quando nasce Verehia e da dove questo nome<b><b></b></b></b>?</p>
<p>Verehia nasce ufficialmente nel maggio del 2012 dalla volontà di alcuni giovani beneventani di mettere a disposizione le proprie competenze per favorire la rinascita e lo sviluppo della città, da un punto di vista culturale e turistico.<br />
Il termine deriva dall&#8217;osco vero, tradotto in latino con porta, e significa &#8220;i Guardiani della Porta&#8221;. Essa, in età sannitica, era una istituzione prettamente sociale, composta dai giovani cosiddetti sacrati, che si occupava del bene comune della propria città.</p>
<p><b>Qual è lo scopo e la finalità dell&#8217;Associazione</b>?</p>
<p>Essere parte di Verehia significa amare Benevento e il Sannio, le nostre origini, la nostra storia, la nostra arte, la nostra cultura, condividendone le emozioni attraverso il turismo e gli eventi.</p>
<p><b>Le vostre iniziative più importanti?</b><br />
Abbiamo racchiuso le nostre iniziative sotto un&#8217;unica definizione, quella di #scopriamobenevento, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del Sannio. Esso prevede l&#8217;ideazione e la realizzazione sia di percorsi emozionali, in cui narriamo tracce, miti e personaggi che hanno fatto la storia di Benevento e dei suoi monumenti, sia di eventi culturali, in cui fondiamo arte, teatro e gastronomia. Per il primo settore voglio ricordare i successi ottenuti con All&#8217;ombra di Manfredi (per i 750 anni della battaglia di Benevento), Incantesimi e Realtà e Janara. Per il secondo l&#8217;Aperitivo Archeologico, presso il complesso archeologico dei Santi Quaranta (un unicum in tutta la Campania) e la cena-racconto Dalla terra alla Terra, presso la fattoria didattica La Cinta. Inoltre, vantiamo altre due importanti collaborazioni: la prima con l&#8217; ASL di Benevento, per il laboratorio di teatro/arte terapia Folletti lunatici e la seconda con il tour operator Word of South, per la realizzazione di un&#8217;agenzia per la promozione del territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://4.bp.blogspot.com/-xqePv9gcC7c/WHtFbrzXpmI/AAAAAAAADyo/u7FNow_n3JMWyZ62DQ1oekqiSBGf1YTcQCLcB/s1600/contesasanteliano-750x400.jpg"><img alt="" src="https://4.bp.blogspot.com/-xqePv9gcC7c/WHtFbrzXpmI/AAAAAAAADyo/u7FNow_n3JMWyZ62DQ1oekqiSBGf1YTcQCLcB/s320/contesasanteliano-750x400.jpg" width="320" height="170" border="0" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Di quale rivoluzione ha bisogno la &#8220;cultura&#8221;, oggi?</b></p>
<p>Nel mondo di oggi la cultura ha bisogno di essere sentita come una esigenza, come qualcosa di necessario, perché così è, anche se purtroppo soffre di un quasi totale disinteresse da parte di molti. Mi spiego meglio. Se abbiamo bisogno di qualcosa, se dunque necessitiamo di qualcosa, facciamo di tutto per ottenerla, ma un tale bisogno non viene avvertito in ambito culturale, perché la cultura viene vista come un elemento superfluo, di cui fare a meno. Eppure non dovrebbe essere così, e noi giovani siamo le vittime e i carnefici di questo disinteresse, mentre dovremmo essere i fautori di una rinascita vera. Se chiedessimo a un giovane di rinunciare ad una serata passata a bere con gli amici, per investire quel tempo in una serata culturale, la risposta, per molti ma non per tutti, sarebbe &#8216;no&#8217;. Oggi siamo fortunati perché la cultura si sta mettendo al passo con la tecnologia e soprattutto se ne sta servendo e, questo, è già un miracolo. Oggi la cultura si sta affidando alle più disparate forme di divulgazione e fruizione e anche questo è un miracolo&#8230;! La cultura è fruibile sui social e questo è ancora un miracolo&#8230; Insomma, il mondo della cultura si sta rivoluzionando, ma la vera rivoluzione spetta all&#8217; uomo e alla sua sensibilità!</p>
<p><b>Cosa sta a significare, per voi, il termine &#8220;dal basso&#8221;?</b></p>
<p>Per noi di Verehia significa ripartire insieme. Ovvero, e questo potrebbe essere anche un appello, sediamoci tutti attorno ad un tavolo, istituzioni e operatori culturali, senza simpatie o antipatie varie, e progettiamo insieme la rinascita della nostra città. Le istituzioni sono le entità che muovono i fili, ma devono essere gli operatori e le loro competenze a dettarne le regole. Un politico non vive di cultura e turismo, mentre chi si adopera per realizzare anche un solo prodotto culturale e renderlo accattivante sì, e sa precisamente quali sono le vere esigenze e problematiche del settore o del territorio. Dunque ripartiamo dal basso, ripartiamo da chi già si adopera per la rinascita, senza imposizioni dall alto.</p>
<p><b>Progetti futuri?</b></p>
<p>Il 2017, per Verehia, potrebbe essere un anno molto ricco ed interessante. Continuate a seguirci sui nostri social e lo scoprirete.<br />
( <a href="http://www.facebook.com/Verehia" target="_blank">www.facebook.com/Verehia </a>www.twitter.com/verehia &#8211; www.instagram.com/verehia )</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2017/01/17/verehia-lassociazione-che-promuove-bellezza-e-cultura-nel-sannio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aquaverde, quando la cosmesi è bio</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2015/08/27/aquaverde-quando-la-cosmesi-e-bio/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2015/08/27/aquaverde-quando-la-cosmesi-e-bio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 19:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[..Aziende del GAS Arcobaleno e del SoldoCorto]]></category>
		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[aqua verde]]></category>
		<category><![CDATA[aquaverde]]></category>
		<category><![CDATA[biocosmesi]]></category>
		<category><![CDATA[bioprofumeria]]></category>
		<category><![CDATA[cosmesi naturale]]></category>
		<category><![CDATA[maria grazia corona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artempori.it/artempori/?p=17151</guid>
		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Ho conosciuto Maria Grazia Corona in libreria, da Alessio Masone, qualche tempo fa; solo di recente ho avuto modo di visitare il suo negozio di bio-cosmesi, Aquaverde, che ha sede qui a Benevento. Il punto vendita è un vero gioiellino e si trova a due passi da Piazza Orsini; vende prodotti per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/1908169_1591979871041306_7438597899092446307_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-17155" alt="1908169_1591979871041306_7438597899092446307_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/1908169_1591979871041306_7438597899092446307_n.jpg" width="160" height="160" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/tullia-bartolini-autori/" target="_blank">Tullia Bartolini</a>] Ho conosciuto <strong>Maria Grazia Corona </strong>in libreria, da <strong>Alessio Masone</strong>, qualche tempo fa; solo di recente ho avuto modo di visitare il suo negozio di bio-cosmesi, <strong>Aquaverde</strong>, che ha sede qui a Benevento.</p>
<p>Il punto vendita è un vero gioiellino e si trova a due passi da Piazza Orsini; vende prodotti per la cura e l&#8217;igiene del viso e del corpo. Tutto rigorosamente bio. Tra l&#8217;altro, &#8220;Aquaverde&#8221; aderisce al soldo corto (<a href="https://soldocorto.wordpress.com/" target="_blank">www.soldocorto.wordpress.com</a>), per una relazione &#8216;corta&#8217; tra persone e beni.</p>
<p>Ho rivolto a Maria Grazia alcune domande per capire da dove nasce e come si sviluppa la passione per la bio-cosmesi.</p>
<p><strong><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11811366_1605669959700744_48149562180450607_n.jpg"><img class="alignleft  wp-image-17157" alt="11811366_1605669959700744_48149562180450607_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11811366_1605669959700744_48149562180450607_n.jpg" width="288" height="288" /></a>&#8220;Come è nata in te l&#8217;idea di aprire un negozio tutto dedicato alla bio-cosmesi?&#8221;<br />
</strong><br />
&#8220;L&#8217;idea del negozio bio (per il momento solo cosmesi, ma non escudo in futuro un approccio agli alimenti) nacque circa tre anni fa, quando mi ritrovai senza lavoro a seguito della mia seconda gravidanza. Confrontandomi con mio marito decisi di mettere a frutto l&#8217;esperienza accumulata in circa quindici anni di lavoro presso le migliori farmacie della città, dove avevo imparato a riconoscere ingredienti e principi attivi che compongono la stragrande maggioranza dei prodotti cosmetici presenti in commercio. Sono state queste conoscenze, insieme a una crescente attenzione per il rispetto dell&#8217;ambiente, che mi hanno portato, negli anni, a cercare sempre un&#8217; alternativa più naturale possibile in cosmesi prima e, poi, anche nell&#8217;ambito alimentare. Ho abbandonato quasi del tutto il circuito della grande distribuzione, cercando dei prodotti che potessero garantire la salute delle persone e il giusto sfruttamento delle risorse ambientali. In Italia, comunque, circa il 30% dei consumatori non conosce il prodotto biologico e il 38% ne ha solo una conoscenza approssimativa. Quindi, quando si suggerisce un prodotto biologico, oltre a spiegarne le proprietà bisogna soprattutto sensibilizzare il cliente a fare una scelta che non solo rispetti la sua salute, ma anche l&#8217;ambiente in cui vive&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11900021_1645757388996887_1670554282907024049_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17160" alt="11900021_1645757388996887_1670554282907024049_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11900021_1645757388996887_1670554282907024049_n-300x140.jpg" width="300" height="140" /></a>&#8220;Cos&#8217;è l&#8217;INCI?&#8221;<br />
</strong><br />
&#8220;L&#8217;INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) va letto sapendo che gli ingredienti sono indicati uno dopo l&#8217;altro a partire dalla sostanza presente in quantità maggiore nel prodotto. Quando le sostanze sono elencate con il loro nome in latino, vuol dire che non hanno subito nessuna modificazione chimica, mentre gli ingredienti che vengono chimicamente trattati hanno il nome in inglese o codici numerici. L&#8217;acqua, solitamente, è il primo ingrediente in etichetta; seguono poi i tensioattivi, gli emulsionanti, i conservanti, gli estratti naturali, le profumazioni e i coloranti. Un prodotto, per essere considerato il più&#8217; possibile naturale, non deve contenere tensioattivi di origine petrolchimica come la paraffina o altri altamente inquinanti, quali EDTA- MEA etc, ovvero ingredienti allergizzanti come il triclosan o, infine, i siliconi&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11230219_1043721748985220_8197828455885158335_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17156" alt="11230219_1043721748985220_8197828455885158335_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/11230219_1043721748985220_8197828455885158335_n-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>&#8220;Quali marche vendi qui ad Aquaverde?&#8221;</strong></p>
<p>&#8220;Attualmente abbiamo circa quindici marche (Alkemilla &#8211; Antos &#8211; Biofficina Toscana &#8211; Avril- Khadi- Le erbe di JANAS &#8211; TEA Natura-Couleur Caramel &#8211; Neve Cosmetics &#8211; Benecos &#8211; Bisoubio &#8211; Saponaria &#8211; Sante &#8211; so BIO &#8211; Green Energy Organics); si va dalla detergenza al make -up, passando per le tinture per capelli, fino alle creme viso e corpo, agli olii da massaggio, ai prodotti ayurvedici e, infine, ai profumatori aromaterapici e agli incensi&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Chi cerca il prodotto di biocosmesi?&#8221;<br />
</strong><br />
&#8220;La platea di persone che ricerca un cosmetico altamente qualitativo &#8211; ma al tempo stesso privo di sostanze nocive e inquinanti &#8211; è in crescita; ma, ripeto, ancora molto c&#8217;é da fare sotto l&#8217;aspetto della sensibilizzazione, passando forse anche attraverso scelte coraggiose in ambito strettamente commerciale&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Un piccolo segreto di bellezza?&#8221;<br />
</strong><br />
&#8220;La cura degli occhi è alla base di un viso luminoso e tonico; ragion per cui, massaggiare delicatamente le palpebre con un olio naturale elasticizzante, a base di Karitè o di Avocado, non può che rendere il viso più gradevole&#8221;.</p>
<p><strong>Per info, l&#8217;indirizzo e-mail di Aquaverde, la cui sede è a Benevento, in Via Gregorio VIII &#8211; Piazza Orsini 3, è il seguente: acquaverdebiocosmesi@libero.it; il numero di telefono è: 0824-040276.<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2015/08/27/aquaverde-quando-la-cosmesi-e-bio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Gianni Manusacchio &#8211; Il Molise non esiste. Come valorizzare il territorio senza contributi istituzionali</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/10/06/intervista-a-gianni-manusacchio-il-molise-non-esiste-come-valorizzare-il-proprio-territorio-senza-contributi-istituzionali/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/10/06/intervista-a-gianni-manusacchio-il-molise-non-esiste-come-valorizzare-il-proprio-territorio-senza-contributi-istituzionali/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2013 13:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Ho scelto il cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[gianni manusacchio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=8529</guid>
		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Gianni Manusacchio, il suo legame col territorio, nonostante gli anni trascorsi nella capitale,  ci intriga non poco, così abbiamo deciso di rivolgergli alcune domande. D &#8211; Romano di adozione ma molisano nel cuore. Come mai? R - Da quasi vent&#8217;anni mi sento uno degli ambasciatori della mia terra d&#8217;origine, nel senso che i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">[di Tullia Bartolini] Gianni Manusacchio, il suo legame col territorio, nonostante gli anni trascorsi nella capitale,  ci intriga non poco, così abbiamo deciso di rivolgergli alcune domande.</p>
<div id="attachment_8538" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/gianni-manusacchio.jpg"><img class="size-medium wp-image-8538" alt="Nella foto, Gianni è a Sarajevo, per uno dei suoi reportages." src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/gianni-manusacchio.jpg?w=215" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, Gianni è a Sarajevo, per uno dei suoi reportages.</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;"><strong>D &#8211; Romano di adozione ma molisano nel cuore. Come mai?</strong> R - Da quasi vent&#8217;anni mi sento uno degli ambasciatori della mia terra d&#8217;origine, nel senso che i disegni, i dipinti, i cortometraggi e i lavori che ho realizzato si sono principalmente occupati di Ripalimosani e del Molise.</span></a> <a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;">Con le mie opere ho partecipato a mostre e festival nazionali e internazionali e gli ultimi due documentari che ho ideato, prodotto e diretto, sono arrivati nelle case di tanti molisani e anche all&#8217;estero. La Mostra-simposio &#8220;Il Molise non esiste&#8221; è una mia creazione e nasce dalla precisa volontà di continuare a guardare oltre: protagonista, una terra straordinaria e, purtroppo, sconosciuta agli stessi abitanti del luogo.</span></a> <a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;">Pur avendo vissuto a Roma per vent&#8217;anni, posso dirti che il mio non è stato un ritorno alle origini perché, in tutto questo tempo, ho sempre frequentato il Molise, sia per impegni che per puro piacere. L&#8217;esperienza romana mi è servita per confrontarmi con persone di altro profilo professionale e umano e soprattutto per aprire i miei orizzonti, scrollandomi di dosso il provincialismo&#8221;. </span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;"><strong>D – Come mai hai dato un titolo così provocatorio all&#8217;ultima Mostra-simposio: il Molise non esiste&#8230;?</strong> R - Volevo dimostrare l&#8217;esatto contrario, soprattutto ai miei conterranei. Perché ci vuole consapevolezza della propria identità, quella che viene dal territorio di origine; volevo che il Molise salisse alla ribalta dapprima nel panorama nazionale e poi in quello internazionale. Da anni sostengo che l&#8217;unione fa la forza, a maggior ragione in una Regione appena cinquantenne, animata da troppi personalismi inutili e fallimentari. L&#8217;evento non ha fatto altro presentare le diverse realtà culturali della mia terra. Una mia amica, ex professoressa di Storia dell&#8217;arte, Giulia Severino, in una mail di oggi mi ha scritto &#8220;Conoscerci significa conoscere il Molise e, con esso, tutti gli attori che lavorano intorno al mondo del turismo e del patrimonio culturale, a qualsiasi titolo.&#8221; Ecco questo è il risultato della mia politica culturale. Vorrei far diventare Ripalimosani una cellula tipo del turismo di qualità, consapevole che ci vorrà del tempo. Ripa e il Molise sono adatte come e quanto le altre regioni d&#8217;Italia ad accogliere turisti, purché si parli di turismo consapevole. Basta con i complessi di inferiorità.  </span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;"><strong>D &#8211; Come nasce l&#8217;idea di questa Mostra-simposio?</strong> R-  Nasce nel 2012, dopo la realizzazione del documentario sulla feste delle feste di Ripalimosani: quella delle Quercigliole. A idearla siamo stati io e mia moglie Catia, l&#8217;intellettuale di casa, come spesso ripeto. Dopo il successo dello scorso anno non ci siamo fermati, desiderando farne l&#8217;appuntamento culturale di ogni fine settembre. Lo scorso anno l&#8217;evento ha richiamato all&#8217;incirca 800 persone, numero che è stato superato quest&#8217;anno di duecento unità, anche grazie alla presenza di 250 tra bambini, ragazzi ed adolescenti di Ripa, Montagano e Campobasso. Ho guidato questi studenti attraverso le vicende storiche e i monumenti più importanti del luogo. La scelta della location, gli ospiti speciali ed il programma nutrito e di qualità, costituito da teatro, cinema e musica, vogliono fare di questo evento, come ho già detto e come voglio sottolineare, un momento di consapevole recupero del territorio. Questa edizione è stata supportata da molti privati e da nessun partner istituzionale: questo  per nostra scelta, perché si possa dimostrare che ce la si può fare anche da soli. La soddisfazione maggiore è stata vedere negli sguardi degli studenti, grandi e piccini, una meraviglia e uno stupore nello scoprire che, anche in un paesino piccolo e apparentemente insignificante come Ripa, si possa celare tanta bellezza e mistero. </span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;"><strong>D &#8211; Dunque recupero del territorio, riscoperta dei valori ad esso connessi, valorizzazione della filiera corta&#8230;</strong> R - Io credo che, in un momento storico come questo, occorra ripartire dal piccolo per poter ricostruire, mattone dopo mattone, il nostro Paese. Siamo nell&#8217;era della decadenza culturale, elemento che è alla base della crisi economica ed esistenziale che stiamo vivendo. Nonostante ciò, sono ottimista e credo fortemente nelle potenzialità e nell&#8217;intelligenza della mia gente e non solo. Noi italiani siamo i detentori del 40% del patrimonio artistico mondiale e credo che sia arrivato il momento di crederci veramente. Mi auguro presto che anche il Molise possa accogliere un turismo a misura di regione, migliorando la qualità della vita di molti di noi. </span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;">Tullia Bartolini</span></a></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2013/10/intervista-gianni-manusacchio-il-molise.html"><span style="color: #000000;">Gianni Manusacchio nasce a Torino nel 1970. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, ma la sua passione artistica trova piena forma nel cinema e nel teatro. Dal ‘97 ha prodotto, scritto e diretto diversi corti, reportages e documentari. Ha vinto premi e menzioni speciali e collaborato, tramite il fotografo Settanni, di cui è stato assistente, con Mario Monicelli e Lina Wertmuller. Nel 2005 mette in scena la sua prima regia teatrale con “Delirio a due” di Ionesco e inizia una costante collaborazione come aiuto-regia dell’attore, autore, regista Claudio Carafoli. Nel 2006 ha realizzato un documentario sulla disabilità, prodotto dal Dipartimento V del Comune di Roma, dal titolo “Noi abitiamo qui”, mentre è del 2008 la regia teatrale di “Interrail”, scritto da Massimiliano Bruno. Dal 2010 ad oggi, Gianni è docente di cinematografia presso il Liceo Scientifico del Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso. Il suo impegno per il territorio molisano, dove è cresciuto, si evidenzia nella Mostra-simposio “Il Molise non esiste”, che ha chiuso i battenti nei giorni scorsi.</span></a></em></span></p>
<p><em><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/per-guardare-oltre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8547" alt="per-guardare-oltre" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/per-guardare-oltre.jpg?w=300" width="300" height="134" /></a>(La Mostra Simposio &#8216;Il Molise non esiste&#8217; nasce nel 2012, da un&#8217;idea di Gianni e di sua moglie Catia. Quest&#8217;anno si è tenuta dal 25 al 28 settembre nelle sale del Palazzo Marchesale Ripalimosani e ha visto la partecipazione di pittori, archeologi, iconografi, fotografi. Nel corso delle quattro giornate del programma, si è discusso delle potenzialità del Molise, si sono organizzate degustazioni dedicate a prodotti locali, si sono tenute mostre, unitamente a performance musicali, con la partecipazione anche delle scolaresche).</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/10/06/intervista-a-gianni-manusacchio-il-molise-non-esiste-come-valorizzare-il-proprio-territorio-senza-contributi-istituzionali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista al regista del corto &#8220;Papà&#8221;</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/14/papa-di-emanuele-palamara/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/14/papa-di-emanuele-palamara/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Cortometraggi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=5903</guid>
		<description><![CDATA[Intervista a Emanuele Palamara di Stefania Iannella Abbiamo aspettato un anno prima di pubblicare quest’intervista, realizzata in seguito al Cort’Ap del 1° dicembre 2011, per non svelare la trama del corto che nel frattempo ha partecipato a 70 festival (per citarne alcuni: Arcipelago, Cinefort, Napoli Film Festival, Overlook e Sedicicorto). -  Innanzitutto complimenti per il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Emanuele Palamara di Stefania Iannella</em></p>
<div id="attachment_5915" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/emanuele-palamara_foto.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5915" title="Emanuele Palamara_foto" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/emanuele-palamara_foto.jpg?w=150" width="150" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Emanuele Palamara</p></div>
<p>Abbiamo aspettato un anno prima di pubblicare quest’intervista, realizzata in seguito al Cort’Ap del 1° dicembre 2011, per non svelare la trama del corto che nel frattempo ha partecipato a 70 festival (per citarne alcuni: Arcipelago, Cinefort, Napoli Film Festival, Overlook e Sedicicorto).</p>
<p><strong>-  Innanzitutto complimenti per il finale a sorpresa. È bastato un solo istante per invertire i ruoli: lo squilibrato non è più l’indigente, ma l’insospettabile protagonista.</strong></p>
<p><i>Sì. Il rischio che qualcuno potesse affezionarsi alla favola del giovane ricco e solo che ritrova il padre e rimanere male alla fine era alto. Ho cercato, quindi, di seminare lungo il percorso la follia del Dottor Rocca.</i></p>
<p><strong>- A questo punto sembrerebbe messa in discussione &#8211; e ribaltata &#8211; la tendenza ad attribuire più credibilità a persone in giacca e cravatta rispetto a chi per la società “non conta niente”. Il senza tetto sin dall’inizio aveva dato del pazzo, dell’assassino e del perverso all’imprenditore della multinazionale, ma è stato come se anche le sue parole non contassero niente. Chi ha dubitato dell’imprenditore? Chi ha creduto al mendicante?<br />
</strong></p>
<p><i>Infatti c’è una battuta del barbone che racchiude il senso di questa tua affermazione, mentre chiede aiuto dalla macchina del Dottor Rocca (una macchina lussuosa). Qualcuno che dall’esterno lo sta osservando: ride. A quel punto il barbone dice: ”Io sto gridando aiuto e quello ride … volevo vedere se questa era una Fiat uno”.</i></p>
<p>- <strong>Si potrebbe interpretare il bisogno del protagonista di trovare un padre nei senzatetto, come il sintomo di un latente rifiuto di tanta ricchezza e della ricerca dell’opposto?</strong></p>
<p><i> Più che barboni sono personaggi assurdi ed estremi. Persone facilmente circuibili.</i></p>
<p>- <strong>A proposito di ricchezza e povertà, mi è sembrato che il bisognoso, durante la cena, iniziasse ad assecondare il presunto “figlio” per puro opportunismo. O forse gli inizia davvero a credere?</strong></p>
<p><i>È lì il gioco. Chi crede alla storiella del padre ritrovato pensa che il barbone stia recuperando la memoria. Chi invece ha sospettato fin dall’inizio che il dottore stesse nascondendo qualcosa si diverte grazie all’opportunismo del barbone.</i></p>
<p>- <strong>L’album fotografico contiene soltanto le foto che si vedono nei titoli di coda, o qualcos’altro di molto più inquietante? L’imprenditore è soltanto un tipo strambo o un vero e proprio serial killer? </strong></p>
<p><i> Soltanto le foto che vediamo. L’album deve essere riempito. Ho preferito lasciare il finale aperto e non dichiarare chi fosse Rocca e cosa ne facesse dei papà. Mi interessa solo che il dubbio del barbone &#8211; ovvero:  dove vanno a finire tutti quegli uomini?- che suscita in lui quel sentimento di terrore e che lo spinge a scappar via, sia lo stesso dello spettatore.</i></p>
<p style="text-align:center;"><i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/papacc803.png"><img class="size-medium wp-image-5913 aligncenter" title="Papà3" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/papacc803.png?w=300" width="300" height="168" /></a></i></p>
<p><strong>- Vado/vedo troppo lontano se interpreto questo corto anche come un attacco alla società, che emargina da essa “pazzi” e “barboni”, soli e sconsolati perfino nel giorno di Natale?</strong></p>
<p><i>Torna indietro Stefania! Non vorrei risultare troppo presuntuoso cercando di analizzare la nostra società, ma sono contento se il corto suscita dubbi e riflessioni di questo genere. </i></p>
<p><strong>- Ammetterai almeno che ad accomunarli è la solitudine&#8230; Credi che anch’essa possa essere la causa dei “miraggi” di cui è preda il protagonista?</strong></p>
<p><i> Assolutamente sì. Ogni follia, a mio avviso, ha una sua logica interna e scaturisce da qualcosa. La solitudine potrebbe essere una delle cause che spingono Rocca a trovare papà ovunque.</i></p>
<p><strong>- Com&#8217;è nata l&#8217;idea di questo cortometraggio?</strong></p>
<p>L&#8217;idea è nata per caso: ero in macchina con l&#8217;altro sceneggiatore, fermi al semaforo. Un barbone si chinò a pulire i fari e Pietro mi chiese: &#8220;immagini se si ferma uno ricco e lo chiama &#8216;papà&#8217;?&#8221;. Corremmo a casa per scrivere la sceneggiatura.</p>
<p><strong>- Attribuisci qualche significato in particolare alla parola “fusione” su cui sosta la telecamera all’inizio del corto</strong>?</p>
<p><i>Sì. Rocca si trova ad affrontare un momento particolare anche dal punto di vista lavorativo. Ho cercato di dare questo messaggio grazie alla scena iniziale in ufficio, ma mi piaceva che il termine “fusione” racchiudesse un senso più ampio.</i></p>
<p><strong>Per finire, una piccola curiosità: come mai, invece del panettone, il protagonista sceglie di festeggiare il Natale proprio con una torta con le candeline?</strong></p>
<p><i>Mi piaceva. E poi odio i cliché.</i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/1-273-1703201212252locandina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5904" title="1-273-1703201212252locandina" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/1-273-1703201212252locandina.jpg?w=211" width="211" height="300" /></a></p>
<p>Regia: Emanuele Palamara<br />
Sceneggiatura: Pietro Albino di Pasquale,  Emanuele Palamara<br />
Fotografia: Gianni Chiarini<br />
Montaggio: Donatella Ruggiero<br />
Interpreti principali: Luciano Scarpa, Remo Remotti, Simonetta Solder<br />
Musica: Enrico Melozzi<br />
Suono: Maricetta Lombardo<br />
Produzione e distribuzione: Ascent Film<br />
Origine: Italia, 2011<br />
Durata: 10&#8242;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/14/papa-di-emanuele-palamara/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutti i colori di Alessandro Caporaso</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/08/28/tutti-i-colori-di-alessandro-caporaso/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2012/08/28/tutti-i-colori-di-alessandro-caporaso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 17:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Caporaso]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=5588</guid>
		<description><![CDATA[Se per uno spazio temporale di 2 ore un pezzo della villa di Benevento si fosse trasformato in un giardino parigino? E i colori intorno, il verde, il blu,  il giallo, il rosso, fossero spariti lasciando solo i non colori bianco e nero? Se come in “Midnight in Paris “ di  Woody Allen fosse per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Se per uno spazio temporale di 2 ore un pezzo della villa di Benevento si fosse trasformato in un giardino parigino? E i colori intorno, il verde, il blu,  il giallo, il rosso, fossero spariti lasciando solo i non colori bianco e nero? Se come in “Midnight in Paris “ di  Woody Allen fosse per magia arrivata un’automobile d’epoca in grado di spostarsi nel tempo per soddisfare il desiderio di abitare il passato? È la sensazione che ho avuto intervistando Alessandro Caporaso,  giovane fotografo beneventano.</p>
<p>Alessandro lo conosciamo in tanti, lo vediamo spesso in molti eventi locali soprattutto culturali, sempre con la sua macchina fotografica. Si sposta continuamente tra la gente e quasi invade gli spazi scenici pur di cogliere dettagli. È alto e non passa inosservato, in molti lo notiamo e lo ricordiamo anche per questo: <em>“Alessandro Caporaso, quel ragazzo alto che fa fotografie e scrive su bmagazine</em>”. Forse in meno sappiamo che a dispetto dell’ atteggiamento sicuro è in realtà un perenne timido e che lui la sua altezza  non la ama particolarmente. &#8220;<em>Essere alto è un vantaggio con le foto, se sono tra la gente basta che alzo il braccio ed è fatta, ma per il resto è più o meno un problema. Se passeggio in compagnia di una ragazza sfiguro, non entro in alcune automobili e in alcune porte, le scarpe è un casino trovare il mio numero e con i jeans mi tocca prendere una mezza taglia in più che la mia poi è corta</em> “.</p>
<p>E poco sappiamo della sua passione per la fotografia. Da dove nasce e di cosa si alimenta? Cosa ci dice di questo ragazzo dall’aria malinconica? Gli ho chiesto di raccontarmi di sé attraverso la fotografia.</p>
<p>Della sua passione ho scoperto l’origine affettiva:  il ricordo emozionale di bambino che accompagnava il nonno a fotografare matrimoni e si divertiva a mantenere il flash in modi strani; il ricordo sensoriale della camera oscura in cui la foto diventava pian piano un oggetto attraverso un processo oggi del tutto scomparso nella fotografia digitale. Emozioni e sensazioni legate ormai indissolubilmente alla macchina fotografica dato che ancora oggi ogni singolo <em>click</em>, “<em>che non è il rumore di un pulsante ma quello dell’otturatore che si apre per far entrare la luce” </em>lo riportano al passato<em>, “ai miei ricordi con nonno e con la camera oscura</em>”. E quando il click proveniente dalla zona specchio dentro la macchinetta non è sufficiente a soddisfare questo bisogno continuo di passato Alessandro ricorre ad un altro ricordo sensoriale, quello di un flash di sorpassato utilizzo.  “<em>Accendendolo  esce un suono bassissimo, non te lo so ben descrivere, è una specie di fischio. Mi attira tantissimo, ogni tanto devo prenderlo e sentirlo</em>.”    Nel tempo la passione si è alimentata anche di studio, di cultura, di conoscenza, di tecnica. “<em>Nella mia facoltà, beni culturali, c’era un corso di storia della fotografia tenuto dalla professoressa Maria Gabriella Guglielmi. Io quell’esame non ce l’avevo nel piano di studi ma lo scelsi ugualmente come opzionale. Ero curioso di scoprire la fotografia nell’arte e da allora la mia passione ha cominciato a trasformarsi in quello che oggi è il mio lavoro</em>”.</p>
<p>Ancora, di questa passione Alessandro ne ha condiviso l’uso, raccontare. “<em>L’idea di fotografia per me non è conservare il passato, esprimere creatività o emozioni, semplicemente raccontare. Di qualsiasi cosa che in quel momento mi colpisce, una goccia che cade, un gesto, uno sguardo</em>”.     Come si fa a raccontare ? Cosa c’è tra un click e la foto ? “<em>di fronte ad una situazione ho già in mente un immagine mia da creare. Ad esempio se c’è un uomo da fotografare io posso averne immagini diverse, in movimento, fermo, oppure un fantasma. Sono istanti. Guardo, penso, scatto</em>. “</p>
<p>Quelle di  Alessandro sono spesso foto di dettagli, pezzettini di un insieme. E ancora, foto in bianco e nero piuttosto che a colori, e con i contrasti netti piuttosto che con le sfumature. Ritratti spontanei piuttosto che pose programmate. Racconti di eventi piuttosto che pezzi di vita personale.</p>
<p>Quindi, se è vero che la fotografia viene da un’immagine personale della realtà, attraverso essa Alessandro esprime qualcosa? Fotografare per raccontare momenti, ma nel mentre finisce col raccontare di sé.</p>
<p>Di come gli piace soffermarsi sui particolari. Della malinconia come stato d’animo costante nella sua storia, “<em>io guardo molto i fotografi vecchio stile, loro fotografavano in bianco e nero perché la fotografia permetteva solo questo. Ed era una cosa molto bella perché bisognava pensare la realtà senza colori.</em> <em>Ed era tutto più autentico perché la foto non subiva le modificazioni che subisce oggi attraverso il digitale”. </em> Della tendenza a fare  scelte categoriche e definitive, “<em>nella foto in bianco e nero io amo creare il contrasto”</em>. Di quanto sia spesso difficile incontrarsi con l’altro all’interno di una interazione o di una relazione, “<em>è difficilissimo fotografare le persone perché non possono riprodurre l’immagine che io  ne ho in mente e  allora preferisco  fermarle semplicemente in momenti casuali</em>”. Delle difese per proteggersi dai rischi e dalle delusioni, “<em>io faccio di tutto per non farmi fotografare, preferisco gli autoritratti perché posso controllarli. Gli indiani d’America dicevano che la fotografia ruba un pezzo di anima. Io a questa leggenda ci credo. Perché mai dovrei lasciarmi prendere qualcosa di mio, che mi appartiene nel profondo ?</em> “</p>
<p>E le emozioni ? “<em>un fotografo deve essere cinico mentre scatta, non farsi prendere dalle emozioni. Se c’è un cane che viene maltrattato quella è l’informazione che devo raccontare. Terminata l’informazione vado a soccorrere il cane.”  </em><em>“E le emozioni sono qualcosa di troppo veloce. A me piace osservare le persone, i dettagli del volto. All’improvviso succede qualcosa e compaiono espressioni  diverse che non sono le loro. Puo’ essere anche una frazione di secondo e non è detto che faccio in tempo a prenderla con la mia macchinetta.</em> “</p>
<p>Davvero la fotografia racconta solo momenti ? O è vera la leggenda degli indiani d’America? E magari funziona anche quando si è dietro l’obiettivo oltre che avanti ?</p>
<p>Io questo ad Alessandro non ho avuto bisogno di chiederlo . E lui dice che le foto che vediamo sono racconti .  Solo una volta ha voluto condividere qualcosa di “<em>veramente personale</em>” nel suo album “SCRITTURA DI LUCE”. “<em>Sono foto costruite con solo tecnica, sono forme e colori che volevo scrivere nell’aria. Fotografare significa scrivere con la luce e io appunto ho scritto con la luce. Ho condiviso quelle foto con due obiettivi. Il primo spiegare cosa significa fotografare. Il secondo esprimermi, parlare di me. Pensavo a quei test di personalità in cui ci sono disegni strani che interpretandoli  proietti quello che sei.  Ecco, io ho voluto fare lo stesso, solo che i segni li ho inventati e costruiti io </em>”.</p>
<div id="attachment_5590" style="width: 496px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/08/scritturadiluce1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5590" title="scritturadiluce" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/08/scritturadiluce1.jpg?w=300" alt="" width="486" height="364" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Alessandro Caporaso tratta dall&#8217;album SCRITTURA DI LUCE</p></div>
<p>I colori, allora esistono! Non ci sono solo il passato e il bianco e nero .</p>
<p>Ho chiesto ad Alessandro di creare, questa volta solo con l’immaginazione, senza macchina fotografica, autoritratti temporalmente datati anche presente e futuro.</p>
<p>Dal presente è venuta una foto emotivamente complicata:  un ragazzo in continuo movimento tra i vicoli di una città  che ha già fotografato tutta e comincia a stargli stretta, con lo sguardo assente che non sa ancorarsi a punti fermi se non il desiderio di viaggiare e fotografare : “<em>non mi interessa avere una macchina, soldi in tasca, vorrei solo vedere il mondo e fotografarlo”. </em>Dal futuro è venuto una foto emotivamente indefinita: un ragazzo su Pont des Arts  che fa esattamente ciò che vuole, fotografie nella Parigi da cui ha indirettamente imparato l’arte di fotografare e raccontare.</p>
<p>Foto che comunicano instabilità presente e incertezza sul futuro, qualcosa di comune a noi giovani, tutto nella norma. A quel punto gli ho guardato  le scarpe, converse colorate &#8211; con queste si che porta in giro la sua canon senza stancarsi &#8211;  fa di una passione il suo futuro,  progetti ed energia . Potevo finire l’intervista, grazie per queste ore trascorse insieme.   E l&#8217;ho salutato, magari ci rivediamo a Parigi .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:right;">Mariapaola Bianchini, psicologa</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2012/08/28/tutti-i-colori-di-alessandro-caporaso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista ad alcuni editori indipendenti presenti a “Più libri più liberi”</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2011/12/27/intervista-ad-alcuni-editori-indipendenti-presenti-a-piu-libri-piu-liberi/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2011/12/27/intervista-ad-alcuni-editori-indipendenti-presenti-a-piu-libri-piu-liberi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 14:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=4378</guid>
		<description><![CDATA[Intervista a Nunzio Festa (Altrimedia Edizioni), Roberta Magarelli (Florestano Edizioni) e a Gino Dato (Progedit). Di Stefania Iannella  Chiederei dapprima un bilancio di questa decima edizione della Fiera della piccola e media editoria (se possibile anche rispetto agli anni scorsi) ed eventuali commenti, proposte, o pronostici per l’edizione del prossimo anno. Altrimedia Edizioni Noi della lucana, di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Nunzio Festa (<em><a title="Altrimedia edizioni" href="http://www.altrimedia.net/Luglio-2011.342.0.html" target="_blank">Altrimedia Edizioni</a>)</em>, Roberta Magarelli (<em><a title="Florestano Edizioni" href="http://www.florestanoedizioni.it/" target="_blank">Florestano Edizioni</a>)</em> e a Gino Dato (<em><a title="Progedit" href="http://www.progedit.com/pag-5.html" target="_blank">Progedit</a>).<br />
Di Stefania Iannella </em></p>
<p><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2011/12/libri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4444" title="libri" src="http://artempori.files.wordpress.com/2011/12/libri.jpg" alt="" width="248" height="203" /></a>Chiederei dapprima un bilancio di questa decima edizione della Fiera della piccola e media editoria (se possibile anche rispetto agli anni scorsi) ed eventuali commenti, proposte, o pronostici per l’edizione del prossimo anno.</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni</em></strong> <em>Noi della lucana, di Matera, Altrimedia Edizioni, diamo sostanzialmente un commento positivo per la Fiera in sé, nonostante si possa sempre migliorare, ovvero cercando di dare ancora e maggiormente sostegno alla microeditoria. Penso che negli anni futuri l&#8217;esperimento comunque sarà ripetuto, e oramai non sarà più &#8216;esperimento&#8217; ma proprio evento imperdibile per ogni soggetto realmente attivo.</em></p>
<p><strong><em><span id="more-4378"></span>Florestano Edizioni</em></strong> <em>Per quanto mi riguarda il bilancio è buono, ma non posso fare nessun paragone con gli anni passati, in quanto è stata la mia prima partecipazione.</em></p>
<p><strong><em><strong><em>Progedit </em></strong></em></strong><em><em>Il bilancio è positivo, come per gli anni trascorsi. Ma si sente la necessità di una articolazione più distesa in relazione alla logistica e al calendario degli eventi. Per paradosso, la persistenza della miniatura potrebbe essere controproducente.</em></em></p>
<p><strong>Quale, tra i vostri libri, è stato in assoluto il più apprezzato/acquistato? Avete notato uno spostamento dell’attenzione dei lettori su un determinato tema?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>E&#8217; stato molto apprezzato, però comunque alla fine poco acquistato, il saggio-inchiesta di Fabio Sebastiani &#8220;Officina Italia. La Fiat secondo Sergio Marchionne&#8221;, insieme allo scritto, introvabile, e da noi ristampato in forma autonoma che la madre del poeta Rocco Scotellaro scrisse, per i posteri, dopo la morte del figlio &#8220;Dalla nascita alla morte di Rocco Scotellaro. Racconto della madre&#8221;, che fa parte della collana &#8216;le podoliche&#8217;.</em></p>
<p><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong><em>Sono stati particolarmente apprezzati i nuovi metodi di didattica della musica, sinceramente mi sarei aspettata più attenzione verso la saggistica musicale.</em></p>
<p><strong><em>Progedit </em></strong><em>I libri di saggistica e un libro per ragazzi, &#8220;Favole pugliesi&#8221;, un nostro longseller. </em><em>Non noto particolari spostamenti di interesse.</em></p>
<p><strong>Qual è la linea editoriale che vi prefiggete di portare avanti nonostante la crisi e il conseguente andamento delle vendite? In che misura la crisi incide sulle voste decisioni editoriali?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>Puntiamo proprio sulla collana &#8216;le podoliche&#8217;, che accoglie testi, in un certo senso diversi fra loro, ma che parlano del Meridione e delle sue proprietà, di piccolo formato agile lettura ma per forti riflessioni. Inoltre puntiamo su testi universitari, grazie all&#8217;impegno di tanti docenti che stanno scrivendo per noi e facendo grande la collana &#8216;libero con-testo&#8217;. Possiamo dire, infine, che vogliamo saggistica che accompagni, nonostante le crisi tutte, poesia e narrativa di qualità</em>.</p>
<p><em><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong>Continuare con opere di alto livello culturale, soprattutto nel campo musicale, credo sia l&#8217;unico modo per fronteggiare la crisi.</em></p>
<p><strong><em>Progedit </em></strong><em>La linea editoriale rimane immutata, ma con una ricerca di economie specie nella confezione, </em><em>ma non a detrimento della qualità letteraria e grafica. </em></p>
<p><strong>Questione e-book: pro o contro?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>Penso che non si possa prescindere dalla digitalizzazione delle opere, cosa che ovviamente stiamo tenendo d&#8217;occhio e mettendo in pratica, però senza passare nel dimenticatoio la potenza della carta stampata.</em></p>
<p><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong><em>Non mi piacciono, ma sono favorevole, infatti abbiamo già otto titoli in e-book.</em></p>
<p><em><strong>Progedit </strong>L&#8217;e-book è un altro modo di leggere, così come la tv è stato un altro modo di vedere. </em><em>I nuovi media non scalzano i precedenti, semmai li affinano.</em></p>
<p><strong>Considerate quella del “piccolo” editore un’etichetta fastidiosamente riduttiva, come indica il titolo della slide di Antonio Monaco, “Piccolo e medio editore a chi?”, o questo status risulta al contrario gratificante ed inorgoglisce proprio in quanto distintivo dell’unicità di un’impresa identificabile da forze (e sforzi) direttamente personali?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>Le etichette della comunicazione, penso, non devono dare fastidio. E&#8217; il lavoro quotidiano, invece, che punta al valore dei contenuti, che deve darci attenzioni e al quale dobbiamo dare attenzione.</em></p>
<p><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong><em>In questo momento lo stato di &#8220;Editore di nicchia&#8221; lo trovo molto gratificante.</em></p>
<p><em><strong>Progedit </strong>Nella definizione di piccolo editore ci sono gli abissi che intercorrono tra piccolo uomo e uomo piccolo. A ognuno la facoltà di riempirli secondo il suo valore. </em></p>
<p><strong>Sareste disposti a rifiutare un’ipotetica proposta di essere inglobati in un grande gruppo editoriale, pur di mantenere integra la vostra vocazione, o pensate che tutto sommato valga la pena giungere a compromessi pur di espandere il proprio raggio di lettori?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>Sarebbe da valutare eventuale proposta. Perché alla fine i capitali servono veramente.</em></p>
<p><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong><em>In questo momento rifiuterei, in seguito, non lo so, dipende da quanto crescerà l&#8217;Italia dal punto di vista culturale.</em></p>
<p><strong><em>Progedit </em></strong><em>E&#8217; un problema che al momento non si pone.</em></p>
<p><strong>Un libro del 1996 portava come titolo: “Editori: tra resistenza e resa”. Ora, prossimi ormai al 2012 e a situazione aggravata, cosa ne pensate? Quanto è duro “resistere”? Potreste dare qualche consiglio ad aspiranti editori indipendenti?</strong><br />
<strong><em>Altrimedia Edizioni </em></strong><em>Resistere è difficilissimo. E, aggiungo, nonostante gli sforzi mai potrò dire quanto potremo sopravvivere. Non penso, dunque, d&#8217;esser in grado di consigliare in materia.</em></p>
<p><strong><em>Florestano Edizioni </em></strong><em>Resistere è durissimo, agli aspiranti editori consiglierei di iniziare sapendo a priori quale linea editoriale seguire.</em><em> </em></p>
<p><strong><em>Progedit</em></strong><em> Il nuovo titolo potrebbe essere &#8221;</em><em>Saggio sulla resilienza&#8221;. </em><em>Il consiglio che si può dare è di saper coniugare  i conti con lo slancio creativo.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2011/12/27/intervista-ad-alcuni-editori-indipendenti-presenti-a-piu-libri-piu-liberi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IN NUMEN… DELL’ARTE. INTERVISTA A GIULIANA IPPOLITO di Loredana Barillaro</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/08/18/in-numen-dellarte-intervista-a-giuliana-ippolito/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2009/08/18/in-numen-dellarte-intervista-a-giuliana-ippolito/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 08:59:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[acrilici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliana Ippolito]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[galleria d'Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Numen art gallery]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=1599</guid>
		<description><![CDATA[Giuliana Ippolito Giuliana Ippolito è una giovane gallerista che lavora a Benevento. Il suo spazio, la Numen Art gallery, è situato nel cuore della città, fra i vicoli del centro storico, a due passi dall&#8217;Hortus Conclusus, dove si trovano le sculture di Mimmo Paladino. Un luogo ricco di storia, ma ancora non del tutto intriso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"></p>
<h3 class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:justify;">
<dl class="wp-caption   aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-1614" title="giulianaIppolito" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/08/giulianaippolito2.jpg" alt="Giuliana Ippolito" width="300" height="273" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Giuliana Ippolito</dd>
</dl>
</h3>
<h3><span style="color:#800000;"><em>Giuliana Ippolito è una giovane gallerista che lavora a Benevento. Il suo spazio, la Numen Art gallery, è situato nel cuore della città, fra i vicoli del centro storico, a due passi dall&#8217;Hortus Conclusus, dove si trovano le sculture di Mimmo Paladino. Un luogo ricco di storia, ma ancora non del tutto intriso di una tradizione legata al contemporaneo. Giuliana ha scelto di lavorare in provincia per dimostrare che, in fondo, centro e  periferia altro non sono che due facce di una stessa medaglia. Così il suo lavoro diviene intenso e appassionato, lontano da logiche di potere, incentrato unicamente sul talento, per vivere appieno l&#8217;arte e creare, con gli artisti, l&#8217;immaginario.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">Loredana Barillaro/ Ciao Giuliana, vorrei che tu mi raccontassi il tuo lavoro di gallerista: quando hai deciso di lavorare con l’arte contemporanea?<br />
Giuliana Ippolito/ Ho deciso di lavorare nel mondo dell’arte circa venti anni fa. Il mio primo approccio l’ho avuto con il teatro, dove ho sperimentato per alcuni anni il corpo. Poi, pian piano, ho alimentato lo spirito con studi di filosofia e architettura, fino ad approdare alle arti contemporanee.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ Quali sono i tuoi gusti? In base a quale criterio scegli gli artisti coi cui lavori?<br />
GI/ Mi piace seguire l’istinto, mi piacciono gli artisti che mi percepiscono e che si affidano, con cui poter progettare l’immaginario.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ Abiti a Benevento, una città molto interessante, ricca di storia, ma lontana dai grossi centri dell’arte contemporanea, quali Roma o Milano. Pensi sia difficile per un artista e per un gallerista essere tali in provincia?<br />
GI/ Aprire uno spazio a Benevento, che è la mia città da appena cinque anni, è stata una sfida. Fare cultura in provincia mi appartiene da tempo, ho sempre scelto di far vivere l’arte in periferia per disabituarmi all’idea del centro che, peraltro, esiste solo da noi nel mondo.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ Dunque è stata una scelta, o solo una conseguenza del tuo vivere quotidiano?<br />
GI/ Mi sono trasferita a Benevento per affinità elettive del tutto casuali, mentre la scelta di aprire una galleria è stata fortemente voluta e progettata per questa città, valutando certamente che non esiste ancora un mercato specifico, né esistono altri spazi dedicati al contemporaneo, se non il museo Arcos, il quale si trova a 50 metri dalla mia galleria e con cui ho rapporti di collaborazione.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ E’ sempre più attuale la riflessione che mira ad una riqualificazione della provincia italiana mediante l’arte contemporanea. Ti senti parte di questo movimento?<br />
GI/ Sì, se di qualità.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ Che tipo di pubblico frequenta la tua galleria? I collezionisti locali sono ricettivi verso ciò che proponi, o ti rivolgi soprattutto all’esterno?<br />
GI/ La galleria è frequentata soprattutto da giovani, e questo mi lusinga molto. Sento di potermi considerare una giovane gallerista in tutti i sensi, ed è proprio al collezionismo giovane che intendo rivolgermi, proponendo giovani artisti e piccoli investimenti. Un unico rischio: vivere la bellezza!!!</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ In un momento di forte crisi economica, molti si domandano se il mercato dell’arte contemporanea possa reggere o meno. Tu cosa pensi? Che peso assume il dato economico, in particolare nel Meridione?<br />
GI/ C&#8217;è necessità di più arte e meno forza di potere. Oggi nel mondo dell’arte qualcuno decide e nasce un artista, qualcuno decide e nasce un critico…e così di seguito. Credo che questo meccanismo sia espressione solo di potere e non di talento. </span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;">LB/ Cosa ti aspetti per il futuro della Numen Art Gallery? Hai un sogno nel cassetto?<br />
GI/ L’etimo latino di Numen è “potere divino”…quindi…lunga e gioiosa vita alla Numen Art Gallery!</span></h3>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2009/08/18/in-numen-dellarte-intervista-a-giuliana-ippolito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
