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	<title>Art&#039;Empori &#187; Libri &#8211; saggistica</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La ribellione del noi, in alternativa alla ribellione delegata del loro, in parlamento</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 11:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal sito Comune-Info   &#8211;  http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/ La ribellione del «noi» Non sappiamo se sia nata una nuova civiltà dello stare insieme, come sostiene l’autore di «L’egoismo è finito». Di sicuro si moltiplicano i tentativi per ricomporre le relazioni tra persone e per ripensare la vita nelle città. La cultura della proprietà e del consumo individuale rischia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <a href="http://comune-info.net/" target="_blank">Comune-Info</a>   &#8211;  <a href="http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/" target="_blank">http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/</a></p>
<h1><a title="La ribellione del «noi»" href="http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/" target="_blank" rel="bookmark">La ribellione del «noi»</a></h1>
<div>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/galdo-ecoismo-finito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6456" alt="galdo ecoismo finito" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/galdo-ecoismo-finito.jpg" width="176" height="176" /></a></strong>Non sappiamo se sia nata una nuova civiltà dello stare insieme, come sostiene l’autore di «L’egoismo è finito». Di sicuro si moltiplicano i tentativi per ricomporre le relazioni tra persone e per ripensare la vita nelle città. La cultura della proprietà e del consumo individuale rischia di perdere il suo primato. Mutuo soccorso e cooperazione guidano sempre più spesso i comportamenti di persone e reti</p>
<p style="text-align:justify;">di Gianluca Carmosino</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per molti anni la fabbrica, il partito, il sindacato ma anche la parrocchia e soprattutto la piazza sono stati i luoghi dello stare insieme. Il cortocircuito che li ha svuotati o eliminati dalla scena è ancora in corso.</strong> Tuttavia, il bisogno di spazi per il «noi» è sempre alla ricerca di soddisfazioni. «L’egoismo è finito» (Einaudi) di Antonio Galdo cerca di individuare le nuove forme con le quali le persone mettono in discussione il dogma dell’«io», sperimentando case comuni diverse.</p>
<p style="text-align:justify;">L’indagine, perché di questo si tratta, comincia in modo sorprendente.<strong> «Questo è un libro sull’amore – scrive l’autore – Su quella parte di noi, di ciascuno di noi, che ha bisogno dell’altro, di una relazione che unisce laddove la solitudine separa». Non siamo abituati a utilizzare la categoria «amore» come valvola del cambiamento. In questo caso, in modo leggero viene subito indicato senza nominarlo il problema: il neoliberismo ha frantumato i legami sociali.</strong> Comincia allora un lungo elenco che secondo l’autore costituisce la «nuova civiltà dello stare insieme», ricco di analogie con il lavoro di Roberta Carlini, «L’economia del noi» (Laterza).</p>
<p style="text-align:justify;">L’elenco di Galdo include esperienze e spazi piuttosto noti ai lettori di Comune-info. Si citano, ad esempio, città dove comincia a diffondersi il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/co-housing/">co-housing</a></strong>, la condivisione di alcuni spazi abitativi, oppure gli <strong><a href="http://comune-info.net/tag/orti-urbani/">orti urbani</a> </strong>che in molte luoghi, Roma in primis, vengono riscoperti per avere cibo buono e sano a prezzi accessibili e per limitare la cementificazione, ma anche perché uniscono le persone nella quotidianità. La mappatura di <strong><a href="http://comune-info.net/2012/06/seminiamo-zucchine-raccogliamo-nuove-relazioni-sociali/">Zappata romana</a>, </strong>di cui ci siamo occupati, richiamata da Galdo, dimostra come a Roma esista ormai un vero movimento di orti autogestiti, accanto al quale si diffondono le azioni di guerrilla gardening (leggi il reportage «<a href="http://comune-info.net/2012/11/il-suono-dei-tulipani/"><strong>Il suono dei tulipani</strong></a>»).</p>
<p style="text-align:justify;">L’elenco comprende le città nelle quali sono stati avviati importanti progetti di <strong><a href="http://comune-info.net/tag/conversione-ecologica/">conversione ecologica </a></strong>e sociale. A Vauban, nel quartiere di Friburgo, Germania, l’ex mensa ufficiali della zona militare è stata trasformata per ospitare il mercato contadino a chilometro zero, l’asilo nido, la palestra per lo yoga, la caffetteria e, una volta a settimana, il barbiere con i suoi servizi a prezzi popolari. Intanto, il villaggio è diventato noto per essere <em>car free</em>, in pratica puoi possedere l’auto ma non puoi lasciarla in strada e devi sistemarla nei parcheggi pubblici (piacerebbe ai promotori della campagna <strong><a href="http://comune-info.net/2012/04/la-societa-e-la-citta-si-cambiano-pedalando/">Salvaiciclisti</a></strong>). Un altro condominio di venti appartamenti, a Follonica (Grosseto), sfrutta materiali isolanti e una piccola centrale geotermica collettiva per ottenere dal sottosuolo il calore d’inverno e il raffreddamento d’estate. Sono le «case passive». A Follonica, la condivisione del progetto ecologico ha superato individualismi e litigiosità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il «noi» è il protagonista di altre pratiche di condivisione conosciute con i loro nomi inglesi, come il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/car-pooling/">car pooling</a></strong> (l’autostop organizzato), il baratto via web, il <strong><a href="http://comune-info.net/2012/07/il-divano-che-non-piace-al-pil/">couchsurfing</a></strong>(letteralmente, navigare sul sofà, cioè lo scambio di un posto letto o di un appartamento, <em>foto a lato</em>), il crow-founding (la raccolta fondi on line per un progetto attraverso piccole somme) e il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/co-working/">co-working</a></strong> (la condivisione di luoghi e servizi di lavoro), oppure eventi come lo <em>Swap day</em> negli Stati uniti, quando migliaia di persone riempiono cinema, teatri, piazze e strade per scambiare qualsiasi genere di oggetti, e l’analogo <em>Swap in the city</em> promosso in Germania, o la <strong><a href="http://comune-info.net/2012/10/viaggia-mangia-dormi-e-scambia/">Settimana del baratto</a></strong>tra i proprietari di bed and breakfast sparsi per l’Italia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel momento in cui l’indagine tenta qualche osservazione più teorica il quadro appare meno convincente</strong>. In alcuni paragrafi si parla di capitalismo collaborativo, in altri si richiamano i punti di vista della cosiddetta economia civile (Zamagni), in altri ancora del «welfare» promosso da alcuni padroni in diverse fabbriche-comunità, fino a includere la Nestlé come buon esempio di azienda attenta ai lavoratori (sottovalutando le denunce di cittadini, reti, lavoratori, ad esempio quelli raccolti nella Guida al consumo critico, Emi). <strong>Ma un’economia alternativa con tutte le sue varianti, «civile», «solidale», «altra», «green» oscura un elemento: il fare diverso che risponde alla logica del noi è prima di tutto un atto di ribellione più o meno esplicita</strong> (John Holloway parla di «contro-e-oltre»). Se questa rottura viene negata, l’economia alternativa viene assorbita e resa priva di senso dalla produzione capitalista. Qualsiasi economia alternativa, inoltre, è basata sulla separazione tra ciò che sarebbe economia e ciò che non lo sarebbe, vale a dire la vita vera, le attività quotidiane, il mangiare, il fare, l’amare. Se il cambiamento profondo è la non subordinazione ai dettami del denaro, del profitto e della crescita, allora per trasformare la società in modo radicale dobbiamo uscire da quella subordinazione e non risconoscere quella separazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal nostro punto di vista,<strong> la «civiltà del noi» ha senso soltanto se non separa l’atto di ribellione dal fare sociale creativo e concreto con il quale smettiamo di creare nella vita quotidiana il capitalismo, che resta prima di tutto un tipo di relazione sociale. Vivere adesso il mondo che vogliamo creare, sperimentando mutuo soccorso, autodeterminazione, solidarietà, cooperazione, gratuità, significa che la società del noi non è un’astrazione ma una possibilità con cui costruire relazioni sociali differenti.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In una intervista di Comune-info, <strong><a href="http://comune-info.net/2012/12/uscire-dalleconomia/">Serge Latouche</a></strong> spiega perché rifiuta l’espressione<em> green economy</em> e perché l’obiettivo  dovrebbe essere «uscire dall’economia». «Il problema è la parola “economia”, vale a dire il capitalismo – dice Latouche – Naturalmente questo significa che si deve ancora produrre e consumare ma non più nella logica economica, utilitarista e quantitativa. È un discorso complesso e spesso lascio parlare i miei amici di “altra economia”, lo accetto come un compromesso. Ma in fondo tutto il mio lavoro, la mia ricerca, il mio pensiero, comincia dal contestare l’invenzione dell’economia, un’invenzione teorica, storica e semantica, dalla quale dobbiamo uscire».</p>
<p style="text-align:justify;">L’intuizione di «L’egoismo è finito» resta comunque preziosa e andrebbe portata avanti fino in fondo, non rinunciando a indagare i limiti della nozione «noi», come il localismo e il suo carico di esclusione sociale di cui il fenomeno Lega è stato per anni uno dei simboli. Ma ci sono altri esempi importanti di spazi del «noi» che hanno cominciato a cambiare la vità di migliaia di persone e di molte città: <strong><a href="http://comune-info.net/tag/occupazioni/">le occupazioni e il recupero di spazi abbandonati</a> </strong>(dal Cinema Palazzo al Teatro Valle e Scup di Roma, passando per l’ex colorificio di Pisa e il teatro Pinelli di Messina, solo per fare alcuni nomi), i <strong><a href="http://comune-info.net/tag/Gas/">Gruppi di acquisto solidale</a></strong>, le <strong><a href="http://comune-info.net/2012/11/imprese-autogestite-reinventare-la-vita-dal-lavoro/">fabbriche autogestite</a></strong>. In «NowUtopia» (shake edizioni), Chris Carlsson tra le esperienze di quella che definisce «antieconomia», include anche altre attività che si sviluppano oltre il lavoro salariato, pratiche che richiedono tempo e fatica, condivisione e aiuto reciproco, come l’orticoltura comunitaria e la <strong><a href="http://comune-info.net/2013/02/lagricoltura-del-non-fare/">permacultura</a></strong>, l’universo delle ciclofficine e della critical mass e la galassia del creative common.</p>
<p style="text-align:justify;">Qual è il tratto distintivo di questa società del noi che comincia a fiorire ovunque? È la convinzione generale dei suoi protagonisti, che <strong>sentono di non poter più delegare ad altri le proprie capacità e responsabilità nel condurre il cambiamento</strong>. Non sono più disposti a incaricare altri e meno ancora le macchine:<strong> in tempi di elezioni e di deliri da democrazia 2.0 non è scontato.</strong></p>
</div>
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		<title>Fidanziamoci : primi passi sentimentali</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 06:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<category><![CDATA[Come parlare alle ragazze Alec Greven]]></category>
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		<description><![CDATA[PROPOSTA PER UN&#8217;EDUCAZIONE RELAZIONALE PRECOCE “Se vuoi iniziare una conversazione con una ragazza, le devi dire qualcosa tipo –ciao- . Se lei risponde con un – ciao – sei già a buon punto. Cerca di essere amichevole. Sii calmo e non essere nervoso . “ Così suggerisce ai suoi coetanei Alec Greven, novenne americano, nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong>PROPOSTA PER UN&#8217;EDUCAZIONE RELAZIONALE PRECOCE</strong></p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/05/comeparlareallleragazze.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5000" title="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/05/comeparlareallleragazze.gif?w=300" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p><em>“Se vuoi iniziare una conversazione con una ragazza, le devi dire qualcosa tipo –ciao- . Se lei risponde con un – ciao – sei già a buon punto. Cerca di essere amichevole. Sii calmo e non essere nervoso . “</em> Così suggerisce ai suoi coetanei Alec Greven, novenne americano, nel suo primo libro “Come parlare alle ragazze” , manuale di buone pratiche da seguire nel corteggiamento.</p>
<p>In modo semplice e a tratti ironico Alec istruisce su tattiche da seguire , conversazioni da intrattenere, abiti da indossare, posti in cui andare , errori da evitare.  Se il bimbo che mi piaceva quando ero piccola avesse seguito almeno uno di questi suggerimenti, cosa sarebbe successo? Forse entrambi avremmo vissuto la preadolescenza più contenti e sereni, evitando il 65% delle “pippe mentali“ tipiche di quegli anni: letture del pensiero, catastrofizzazioni, interpretazioni bianco o nero ecc. ecc. Questo vale un po’ per tutti, motivo per cui Alec e il suo libro sono diventati velocemente caso letterario ed anche mediatico. Fan di tutte le età sparsi ovunque, bimbi delle elementari come quarantenni. Appena possibile regalo una copia di “come parlare alle ragazze” al tipo che mi piace, timido e indeciso, così raccoglie qualche suggerimento. E se funziona scrivo ad Alec una mail di ringraziamento.</p>
<p>Comunque, a parte l’interesse personale, il libro mi ha dato spunti sull’educazione relazionale in giovane età. Prima informazione, i ragazzi ricercano istruzioni da manuale, preferendo apprendere da altri piuttosto che scoprire tramite esperienza personale. Lo conferma google digitando “come “… qualsiasi cosa riguardante rapporti sentimentali, tipo “baciare una ragazza” , “invitare un ragazzo ad uscire” ecc. ecc. Seconda informazione : adolescenti fragili e insicuri, poco tolleranti alla frustrazione. A mediare dubbi e difficoltà ci sono i social network, che però rinforzano relazioni fittizie piuttosto che concrete. Terza informazione : c’è più che mai bisogno di un’educazione relazionale ed emotiva, che rinforzi autostima ed autoefficacia, spontaneità, affettività consapevole. Quarta informazione: tra i tanti modi per proporla ben venga un libro come quello di Alec, da leggere insieme in un contesto relazionale tipo la biblioterapia. Noi adulti abbiamo un ampio potere di influenza e formazione, già solo predisponendo stimoli e situazioni. Proporre a bimbi e ragazzi storie in cui loro coetanei hanno difficoltà a elaborare una storia finita o a farne cominciare una nuova, significa stimolare identificazione, condivisone emotiva e cognitiva fino a raggiungere insight, alias acquisizione di una nuova prospettiva rispetto alla situazione problematica. Il tutto in contesto relazione , con coetanei o con un adulto significativo:  è la relazione che stimola riflessione, conoscenza, cambiamento.</p>
<p>Quindi , che siamo genitori, fratelli maggiori , educatori, insegnanti, possiamo sperimentare, magari approfittando di un regalo di compleanno per comprare un bel libro e leggerlo insieme! Cominciando con un testo leggero come quello di Alec o anche più complesso,  c’è ampia scelta. I nostri bimbi e i nostri ragazzi sono curiosi, vogliono apprendere, il più velocemente possibile e soprattutto bene .</p>
<p style="text-align:right;"><strong><em> Mariapaola Bianchini , </em></strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong><em>Serenamente Onlus &#8211; associazione di psicologia per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza</em></strong></p>
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		<title>FOGLIANISE  NEL SUO LESSICO &#124; di Roberto Matarazzo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 16:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[dialetto]]></category>
		<category><![CDATA[foglianise]]></category>
		<category><![CDATA[lessico]]></category>
		<category><![CDATA[mario pedicini]]></category>
		<category><![CDATA[roberto matarazzo]]></category>

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		<description><![CDATA[FOGLIANISE  NEL SUO LESSICO &#124; di Roberto Matarazzo Abstract della prefazione di Mario Pedicini “ Questo, di Roberto Matarazzo, è un lavoro prezioso. Nel turbinio degli avvenimenti che, sempre più velocemente, travolgono l’attenzione degli uomini e ne impinguano una memoria sempre più volatile, è già stratificato il rischio di “perdere la memoria”. Se ciascuno di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/foglianise-nel-suo-lessico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3084" title="foglianise nel suo lessico" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/foglianise-nel-suo-lessico.jpg?w=300" alt="" width="300" height="149" /></a>FOGLIANISE  NEL SUO LESSICO | di Roberto Matarazzo</p>
<p style="text-align:justify;">Abstract della prefazione di <strong>Mario Pedicini</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“ Questo, di Roberto Matarazzo, è un lavoro prezioso. Nel turbinio degli avvenimenti che, sempre più velocemente, travolgono l’attenzione degli uomini e ne impinguano una memoria sempre più volatile, è già stratificato il rischio di “perdere la memoria”.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Se ciascuno di noi rincorre le informazioni che ci provengono da ogni angolo della terra, acquisiamo, sì, una sorta di cittadinanza mondiale, ma perdiamo il legame con un “proprio mondo particolare”,</strong> che è, poi, il patrimonio genetico-culturale dal quale proveniamo e a cui dobbiamo fare riferimento per tante interpretazioni dei nostri comportamenti, dei nostri segni distintivi, della nostra personalità.</p>
<p style="text-align:justify;">La straordinaria storia civile dei nostri borghi ci porta ad osservare che la difficoltà di “fotografare” il lessico di una determinata comunità è moltiplicata dalla costatazione che ogni comunità, anche piccola e anche contigua ad altre formazioni umane dotate di forte identità, ha lasciato, nei secoli, differenze linguistiche e fonetiche assolutamente caratterizzanti.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio in virtù di queste differenziazioni cospicue e del tutto precipue di ogni comunità, il lavoro di Roberto Matarazzo risulta di estrema importanza per chiunque vorrà, già oggi, ma soprattutto domani, capire quali sono stati i segni e quale è stata la trama musicale che identificava i messaggi che uomini e donne, ragazzi e vecchi si scambiavano nell’esercizio di quel faticoso mestiere che è vivere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Se tutti tendono ad utilizzare anche in casa l’italiano mediatico</strong> trasmesso dalla televisione,<strong> è giunto il momento ultimo per mettere al sicuro non la propria pelle, ma il proprio animo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Le parole che leggerete in questo libro sono, infatti, i segni dell’anima di un popolo, sono il bagaglio di una civiltà. Troverete le parole che sono servite a celebrare la vita e la morte, a santificare le feste, a pregare e ringraziare Dio, ad imprecare e a trovare la speranza. Troverete parole d’amore e parole di dolore.</p>
<p style="text-align:justify;">Troverete, cioè, la documentazione di una storia che viene da lontano e che rende orgogliosi gli eredi di una tale fantastica avventura.</p>
<p style="text-align:justify;">Per molti sarà l’occasione di uno svelamento. Che è il più gratificante alimento della cultura”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per Violoncello Solo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 18:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[28 Luglio ore 20,45 Giardini di Palazzo Collenea Luca Signorini presenta Per Violoncello Solo Letture e musica Voce recitante Antonio Intorcia (Solot Compagnia Stabile di Benevento) interventi di Yuri Di Gioia (Presidente Associazione Luidig) e Filomena Formato (musicologa) Il tormentato percorso esistenziale di un musicista che vive e opera nel mondo contemporaneo raccontato come una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>28 Luglio ore 20,45</h2>
<p>Giardini di Palazzo Collenea</p>
<p><img class="alignleft" style="border:0 none;margin-left:5px;margin-right:5px;" title="Per Violoncello Solo" src="http://www.luidig.it/images/eventi/per_violoncello_solo.jpg" border="0" alt="Per Violoncello Solo - Luca Signorini" width="250" height="375" /><strong>Luca Signorini </strong><br />
<em>presenta</em><br />
<strong>Per  Violoncello Solo</strong><br />
Letture e musica</p>
<p>Voce recitante <strong>Antonio Intorcia </strong>(Solot Compagnia  Stabile di Benevento)<strong><br />
</strong>interventi di<strong> Yuri Di  Gioia </strong>(Presidente Associazione Luidig) e<strong> Filomena  Formato </strong>(musicologa)</p>
<p>Il tormentato percorso esistenziale di un musicista che vive e opera nel  mondo contemporaneo raccontato come una discesa agli inferi e un  ritorno alla luce. Attraverso la testimonianza di <strong>Luca Signorini</strong>,  concertista compositore intellettuale aperto a ogni tipo di  sollecitazione culturale, emerge una realtà dura da affrontare quando si  fa della professione artistica una ragione di vita. Ne consegue una  disamina sulla formazione di chi sceglie la musica come carriera e sulle  modalità che accompagnano questa scelta. L’impatto con un mondo che non  concede sconti e governato da dure leggi di mercato suscita, in chi  pensa alla musica come arte sublime, reazioni imprevedibili. Dietro il  racconto si delinea la storia del costume musicale italiano in questi  ultimi quarant’anni. Il rapporto tra la persona e il pubblico si  riflette in un gioco di specchi che rivela profonde contraddizioni e si  proietta in una dimensione altra in cui la fantasia è sovrana.<span id="more-3012"></span><strong>Luca Signorini </strong>è violoncellista di fama internazionale e  compositore. Attualmente è Primo Violoncello dell’Orchestra del <strong>Teatro  San Carlo </strong>di Napoli. È stato docente presso i Conservatori <strong>Santa  Cecilia</strong> di Roma e <strong>San Pietro a Majella</strong> di  Napoli. Ha collaborato con la cattedra di Musicologia della Facoltà di  Lettere dell’Università di Napoli “Federico II”. Ha tenuto seminari e  conferenze per il corso di laurea in Lettere moderne della stessa  università su temi di natura diversa: la comunicazione nell’esecuzione  musicale, problemi di interpretazione nei repertori antichi e  contemporanei, tecniche di interpretazione in alcune opere di <em>Beethoven </em>e <em>Wagner</em>. Un suo saggio dal titolo Comunicazione errata,  in cui si affrontano tematiche connesse all’esecuzione musicale, è stato  pubblicato nei «Quaderni del Dipartimento di Discipline Storiche». Con  lo stesso titolo un trittico di suoi spettacoli, per i quali ha composto  i testi da lui stesso recitati, è stato presentato nella stagione  concertistica dell’Associazione “Centro di musica antica Pietà dei  Turchini” di Napoli. Portano la sua firma anche Bach&amp;Bach, Le donne  di Spoon River e Variazioni sul tram rappresentati con grande successo  negli ultimi anni. È ideatore del progetto Decamerone in musica per la  prossima stagione concertisica del “Centro di musica antica Pietà dei  Turchini”. Sta preparando il testo e la musica per uno spettacolo  commissionatogli dal “Da Ponte Institut” di Vienna.</p>
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		<title>Rosso Floyd</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[25 Luglio ore 21,00 presso la Libreria Luidig Associazione Luidig presenta ROSSO FLOYD Uomo Gatto &#8211; Selene D&#8217;Alessandro Uomo Cane &#8211; Giuseppe Di Gioia Uomo Cavallo &#8211; Giancarlo Tretola Uomo Topo &#8211; Mario Buonarobba e con: Claudio Russo, Alessandro Di Gioia, Gennaro Del Piano supporto musicale live: Luigi Furno e Alessandro Caporaso «Syd è impazzito perché [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>25 Luglio ore 21,00</h2>
<p>presso la Libreria Luidig</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" title="Rosso Floyd" src="http://www.luidig.it/images/eventi/rosso_floyd_locandina.jpg" alt="Rosso Floyd" width="488" height="347" /><strong><span id="more-3002"></span>Associazione Luidig</strong><br />
<em>presenta</em></p>
<h1><strong><span style="color:#333399;">ROSSO FLOYD</span></strong></h1>
<p><strong>Uomo Gatto</strong> &#8211; Selene D&#8217;Alessandro<br />
<strong>Uomo Cane</strong> &#8211; Giuseppe Di Gioia<br />
<strong>Uomo Cavallo</strong> &#8211; Giancarlo Tretola<br />
<strong>Uomo Topo</strong> &#8211; Mario Buonarobba</p>
<p><em>e con:</em> Claudio Russo, Alessandro Di Gioia, Gennaro Del Piano<br />
supporto musicale live: Luigi Furno e Alessandro Caporaso</p>
<p style="text-align:justify;">«Syd è impazzito perché era sempre un passo più avanti, e non essere mai in sintonia con gli altri fa di te un naufrago su uno scoglio, o un astronauta perso nello spazio. Qualsiasi cosa facesse o pensasse era sempre all&#8217;avanguardia, sempre: a un certo punto si trovò così in là che intorno a lui non c&#8217;era più nulla, e in quel vuoto precipitò».</p>
<p style="text-align:justify;">«Mio padre si chiamava Eric Fletcher Waters. Morì ad Anzio il 18 febbraio 1944. Io sono nato 165 giorni prima della sua morte. La gente mi conosce come Roger Waters, voce, bassista e autore della maggior parte dei testi dei Pink Floyd». Inizia così una delle confessioni dell&#8217;immaginaria «istruttoria» che fa da spina dorsale a questo libro. Un romanzo che ricostruisce la parabola artistica dei Pink Floyd facendo coincidere i dati biografici con quelli fantastici, dando forma a un impasto unico modellato intorno a una delle band più celebrate del ventesimo secolo. A sovraintendere a questa febbrile requisitoria sono «i siamesi»: due cervelli per un solo corpo, un legame conflittuale come quello che unì Roger Waters e David Gilmour.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma qual è stato l&#8217;originario «evento scarlatto» che ha fatto dei Pink Floyd la leggenda che sono diventati? Sappiamo che Syd «Diamante Pazzo» Barrett &#8211; dopo appena due dischi e un&#8217;esperienza psichedelica dalla quale non si riprenderà mai più &#8211; viene allontanato dai suoi stessi compagni. È allora che decide di rinchiudersi nello scantinato della casa di famiglia a Cambridge, in compagnia delle sue amate chitarre e di tutta la musica che ha in testa. La stessa musica che, grazie ai concerti tenuti dal gruppo, continua a fare il giro del mondo: come se il talento visionario di Barrett &#8211; tramite insondabili vie oniriche &#8211; avesse continuato a influenzare sotterraneamente ogni canzone composta dagli altri Pink Floyd dopo il suo esilio.<br />
L&#8217;estro catalogatore ed enciclopedico di Michele Mari si fa in questo libro vertiginoso: l&#8217;autore sembra schiudere le porte del suo laboratorio per interrogare in profondità la genesi del processo creativo. Il potere della letteratura si allea in queste pagine a quello della musica: solo così è possibile far dialogare i personaggi delle canzoni dei Pink Floyd con i membri stessi della band, Stanley Kubrick con le coriste, David Bowie con Michelangelo Antonioni&#8230; Come il prisma scompone un raggio di luce mostrando lo spettro di colori che lo costituisce, così l&#8217;autore disseziona il nucleo incandescente delle canzoni dei Pink Floyd fino a svelare come dietro ogni loro singolo verso si nasconda un messaggio rivolto all&#8217;<em>altrove</em>.<!--more--></p>
<div>
<p><strong>Michele Mari &#8211; Rosso Floyd</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><img title="Rosso   Floyd" src="http://www.luidig.it/images/eventi/rosso_floyd.jpg" border="0" alt="Rosso Floyd" width="250" height="408" /></p>
<p>«Meraviglioso».<br />
<strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p>«Testo inusuale, il romanzo di Mari è un caso pressoché unico nel panorama italiano. È qualcosa che somiglia a un sogno. Ecco, <em>Rosso Floyd</em> è scritto come uno di quei sogni in cui i personaggi veri si mescolano a figure non reali e si combinano in un racconto fatto di associazioni ed enigmi».<br />
<strong>Ranieri Polese, <em>Corriere della Sera</em></strong></p>
<p>«Non è una biografia sul gruppo, né la solita storia ben documentata su protagonisti e vicende, ma un romanzo in piena regola, tra finzione e fatti reali, tenuti in perfetto equilibrio dalla fine sapienza letteraria di Michele Mari».<br />
<strong>Valeria Parrella, <em>Grazia</em></strong></p>
<p>«Centro pieno: Mari firma il miglior libro sulla musica popolare mai scritto da queste parti e nella biblioteca ideale va a collocarsi accanto ai capolavori del genere. (&#8230;) Se non avete la minima idea di chi sia Syd Barrett, né intendete informarvi, la bellezza di <em>Rosso Floyd</em> non cambia di una virgola».</p>
<p><strong>Alessandro Gnocchi, <em>Il Giornale</em></strong></p>
<p>«Nella sua eclettica ispirazione, Michele Mari ci offre un altro geniale esempio di come la letteratura possa intrufolarsi ovunque, dal puro romanzo alla più deflagrante contaminazione meta-narrativa, quando a sorreggerla c&#8217;è una scrittura alta, tentacolare, intelligente. (&#8230;) In questa strepitosa contaminazione di linguaggi e di ipotesi, <em>Rosso Floyd</em> è un libro amabilmente &#8211; diabolicamente &#8211; unico».<br />
<strong>Sergio Pent, <em>ttL</em></strong></p>
<p>«<em>Rosso Floyd</em>, romanzo serio, non deve essere un libro per pochi».<br />
<strong>Goffredo Fofi, <em>Internazionale</em></strong></p>
<p><strong>Un romanzo impetuoso e visionario, un viaggio nell&#8217;universo dei Pink Floyd, alla scoperta dell&#8217;«evento scarlatto» che ha fatto della band una leggenda</strong>. 30 confessioni, 53 testimonianze, 27 lamentazioni (di cui 11 oltremondane), 6 interrogazioni, 3 esortazioni, 15 referti, una rivelazione e una contemplazione. E al centro, la musica e l&#8217;estro creativo di un gruppo che ha rivoluzionato il rock.</p>
<p>Dopo appena due album, Syd Barrett sprofonda in un delirio psichedelico che determinerà la rottura con Roger Waters e David Gilmour. Barrett perde il contatto con la realtà, non si presenta ai concerti, o decide di scordare la chitarra nel bel mezzo delle esibizioni e fissare il vuoto. Allontanato dai suoi stessi compagni, Barrett si rinchiuderà nello scantinato della casa di famiglia, a Cambridge, e rimarrà là sotto, con la sola compagnia dei suoi strumenti e delle sue visioni, mentre la musica che ha composto per i Pink Floyd continua a fare il giro del mondo. Nonostante non faccia più parte della band, le idee di Barrett e la sua inconfondibile impronta continueranno a influenzare i testi e il sound Pink Floyd in modo duraturo, in una sorta di collegamento onirico che non verrà mai interrotto.</p>
<p><strong>Michele Mari trasporta il lettore nel vortice del rock, riunendo tutti i personaggi che hanno incontrato Syd Barrett e anche quelli che hanno solo tangenzialmente avuto a che fare con i Pink Floyd</strong>, personaggi realmente esistiti &#8211; come Stanley Kubrick, David Bowie, Michelangelo Antonioni, i membri stessi della band, dalle coriste ai tecnici del suono &#8211; e personaggi immaginari &#8211; protagonisti delle canzoni o figure apparse nei film che hanno raccontato il gruppo. In un impareggiabile sforzo di catalogazione e documentazione, Michele Mari dà voce alla galassia Pink Floyd, in una sorta di tavola rotonda, di banco degli imputati in cui tutti raccontano un frammento della loro esperienza, in un puzzle di ricordi, testimonianze, fatti &#8220;storici&#8221; e invenzioni che si intrecciano o si perdono. A dirigere la requisitoria, sono «i siamesi»: due cervelli per un solo corpo, simbolo della parabola artistica del gruppo, uniti in un legame conflittuale come fu quello tra Roger Waters e David Gilmour.<br />
<em>Rosso Floyd</em> è un laboratorio narrativo che si spinge fino al cuore della musica dei Pink Floyd, una miniera di documenti e citazioni, un dialogo immaginario che è anche il racconto di un mito.</p>
<p>Michele Mari parla di <em>Rosso Floyd</em> in una <a href="http://tv.repubblica.it/palinsesto/2010-06-03/9128" target="_blank">videointervista a RepubblicaTV</a>:</p>
</div>
<p><!-- / MODULO IMMAGINE sinistra - TESTO DESTRA --><!-- /module/einaudi_mod_1.tpl --><!-- /module/am_article.tpl --><!-- line/include_code.tpl --></p>
<p><!-- /line/include_code.tpl --><!-- MODULO SEPARATORE --></p>
<div>
<hr /></div>
<p><strong>Materiali a margine</strong></p>
<div>
<div>
<p>Uno dei piaceri che il lettore incontra nel romanzo di Michele Mari <em>Rosso Floyd</em>, deriva, come accade ogni tanto nella migliore letteratura, dall’aprirsi di un mondo. In questo caso un sistema astrale che ruota intorno a un «diamante pazzo», Syd Barrett, ed è composto a sua volta da un pianeta principale, i Pink Floyd, e numerosi satelliti, asteroidi e fors’anche qualche buco nero.</p>
<p>Fuor di metafora, chi ha letto o leggerà <em>Rosso Floyd</em>, può essere interessato a vedere con i suoi occhi alcune esecuzioni, episodi e personaggi, a cui il libro fa riferimento e quanto segue è solo un parziale ed arbitrario tentativo di soddisfare tali curiosità. I filmati di YouTube a cui si accede dai link sottostanti sono accostati ad alcuni brani di <em>Rosso Floyd</em> che, più o meno da vicino, li riguardano.</p>
</div>
</div>
<p><!-- / MODULO SOLO TESTO --><!-- /module/einaudi_mod_6.tpl --><!-- /module/am_article.tpl --><!-- MODULO SEPARATORE --></p>
<div>
<hr /></div>
<p><!-- /MODULO SEPARATORE --><!-- line/include_code.tpl --><strong>Astronomy Domine</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ts-2lg5fpQ4&amp;feature=player_embedded" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-1-astronomy-domine/37513-1-ita-IT/video-RF-1-Astronomy-Domine.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Questi ragazzi hanno prodotto una musica inconfondibile grazie al concorso di ogni tipo di rumore: battiti cardiaci, cinguettii, bisbigli, risate, gracidii, rumori di automobili, di elicotteri, di lavatrici, di registratori di cassa, porte sbattute, passi, ticchettii, voci di giornalisti sportivi, annunci pubblicitari, onde radio gracchianti, vagiti, sfrigolii di uova e bacon in padella, ululati, fischi del vento, respiri ansimanti, tuoni, tintinnii di monete, scrosci d’acqua, esplosioni, crolli, stormire di fronde…<br />
(p. 223)<br />
<strong>Arnold Layne</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EQTFRq1hjtM" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-2-arnold-layne/37518-1-ita-IT/video-RF-2-Arnold-Layne.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Ci ho mica mai parlato, neanche il mio nome gli ho detto, figurarsi se gli raccontavo il mio segreto… Bòn, una mattina vado in centro e tutti cantano quella canzone, la storia di uno che ruba la biancheria delle donne e se la mette davanti allo specchio, uno che si chiama preciso come me, Arnold Layne! Che è poi anche il titolo della canzone, così da quel giorno io sono quello delle mutande… l’uomo che si traveste… Non ho più avuto pace…<br />
(p. 6)</p>
<p><strong>See Emily Play</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wH3pqYwDBdQ" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-3-see-emily-play/37523-1-ita-IT/video-RF-3-See-Emily-Play.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Emily sono io, era con me quando ha composto <em>See Emily play</em>, è a me che l’ha dedicata, non posso pensarci senza sentirmi male perché è dall’enorme successo di quel singolo che è incominciato tutto, la tremenda pressione perché ne tirasse fuori subito un altro… E mi intristisce che tutti si ricordino di quella canzone e nessuno del lato B, perché sul lato B c’era lui, o meglio c’era quello che sarebbe diventato presto, come se lo sapesse già… <em>The scarecrow</em>, c’era…<br />
(p. 95)</p>
<p><strong>Jugband Blues</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=78bnTgZpsCI&amp;feature=PlayList&amp;p=B3200C95A4FC2CF5&amp;playnext_from=PL&amp;playnext=1&amp;index=54" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-4-jugband/37528-1-ita-IT/video-RF-4-Jugband.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Barrett, talmente pallido che sembrava truccato con la biacca, cantò <em>Jugband blues</em> rimanendo immobile come un morto, e interpretando la canzone in modo astratto e stranito, come se veramente, ciò che appunto dice il testo, lui non ci fosse già più. Era evidente che si trattava di un testamento, anche se nel diagnosticarsi da sé come schizofrenico Barrett dimostrava di saper essere ancora spiritoso. Ma la cosa più impressionante era che <em>Jugband blues</em> riusciva con micidiale precisione a rappresentare in tempo reale l’ultimo atto della schizofrenia, l’istante in cui la mente delirante piomba per sempre nel buio: è quando la canzone sembra finita e si sente un bizzarro suono di banda – lì in trasmissione Barrett dovette accennarlo a voce – dopodiché, pronunciati in modo ancora più impersonale, ci sono quattro versi che sono ormai dentro la pazzia, la pazzia che sentenzia che il mare non è verde e si chiede cosa «esattamente» sia un sogno, cosa «esattamente» uno scherzo…<br />
(p. 137)</p>
<p><strong>Vegetable Man</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1E_m586FAGg" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-5-vegetable-man/37533-1-ita-IT/video-RF-5-Vegetable-man.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Quello che non ho mai capito è perché siano rimaste fuori canzoni terribili come <em>Vegetable man </em>e <em>Scream thy last scream</em>: fuori, dico, non solo da quei due album o da <em>Opel</em>, quella strana accozzaglia di inediti e di varianti messa insieme non so da chi nell’88, ma anche da tutti i cofanetti celebrativi fatti uscire dalla EMI negli ultimi vent’anni… Forse perché contengono un autoritratto troppo straziante, senza le dovute mediazioni artistiche? Eppure quei brani hanno incominciato a circolare clandestinamente quasi subito, tanto che non c’è un solo fan di Syd che non li conosca…<br />
(p. 144)</p>
<p><strong>Syd Barrett&#8217;s First trip</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BUliMqPcrW8&amp;feature=PlayList&amp;p=A8E97042FCFBE639&amp;playnext_from=PL&amp;playnext=1&amp;index=10" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-6-syd-barrett-first-trip/37538-1-ita-IT/video-RF-6-Syd-Barrett-first-trip.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Giunti in cima mi ordina di filmarlo, e in quello stesso momento si trasforma: da serio e taciturno diventa un buffone, corre agitando le braccia in modo disarticolato, grugnisce, squittisce, fa una smorfia dietro l’altra, e ride, ride sguaiatamente con la testa piegata all’indietro… Poi si lascia rotolare giù da una duna riempiendosi i capelli di sabbia, risale e rotola di nuovo, svelle arbusti, ruota su se stesso come un derviscio: e intanto io filmo tutto…<br />
(p. 107)</p>
<p><strong>Rachel Fury</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=biN0Mp42CmE" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-racheal-fury/37616-1-ita-IT/video-RF-Racheal-Fury.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>In un caso io ero anche solista: nel celeberrimo assolo di <em>The great Gig in the sky</em>. Ora, non ci vuol molto a capire che cimentarsi in quel pezzo significa misurarsi con il fantasma di Clare Torry, la vocalist che lo eseguì divinamente, anzi che lo inventò, per la registrazione dell’album.<br />
(p. 181)</p>
<p><strong>Clare Torry, intervista alla Comunidad Floydiana del Perù</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=h1LTSLbhyoY" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-8-clare-torry/37543-1-ita-IT/video-RF-8-Clare-Torry.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>«Questo sarà un disco meraviglioso» ha aggiunto, «ma perché sia perfetto gli manca un tocco di… sì, un tocco di sessualità»… «E a me la chiedi, la sessualità?» «A te, sì, perché gli altri sono già troppo… oh fìdati, domani ti mando un tipino che ti aiuterà a sistemar la canzone»… Ed è arrivato il tipino, una vocalist che si chiamava Clare Torry, una che ha tirato fuori certi acuti, certi gorgheggi che sembravano davvero un orgasmo, insomma a farla breve fra lei e me abbiamo realizzato <em>The great Gig in the sky</em>. Gli altri sono rimasti senza parole.<br />
(p. 14)</p>
<p><strong>Michael Stipe Dark Globe</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rEAmpFCCJVw" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-9-michael-stipe-dark-globe/37548-1-ita-IT/video-RF-9-Michael-Stipe-dark-globe.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Alla fine del concerto, mentre se ne stanno andando, proprio Stipe torna al centro del palco, e sorprendendo i suoi stessi compagni si mette a cantare <em>Dark globe</em> a cappella. Dovevo prenderlo come un omaggio? Io l’ho preso come un rimprovero, tu che ne dici bel chitarrista?<br />
(p. 150)</p>
<p><strong>Robyn Hitchcock Dominoes</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RPuwdpJCuLc" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-10-hitchcock/37553-1-ita-IT/video-RF-10-Hitchcock.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Lui che quando compongo o quando canto mi sta appollaiato sulla testa come un avvoltoio… è la mia ossessione, il mio <em>horlà</em>… mi possiede, mi plagia, ma solo così riesco a creare… scosso dal demone creo, ma cosa creo?<br />
(p. 148)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Fabrizio  De André: Un Poeta in Musica</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/06/17/fabrizio-de-andre-un-poeta-in-musica/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Associazione Luidig 19 Giugno ore 19,45 Le carezze dell’amore e le scelte del potere Vincenzo Dente presenta Fabrizio De André Un Poeta in Musica modera Flavio Ignelzi letture di Sinfrasòn * L’opera musicale e poetica di Fabrizio De André, a più di undici anni dalla sua scomparsa, &#8230; si può dire indagata e analizzata in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/poeta_in_musica1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2899" title="poeta_in_musica1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/poeta_in_musica1.jpg" alt="" width="500" height="343" /></a></p>
<p>Associazione Luidig</p>
<h3>19 Giugno ore 19,45</h3>
<p><strong>Le  <em>carezze dell’amore</em> e <em>le scelte</em> del potere</strong></p>
<p><strong>Vincenzo Dente </strong><br />
presenta<br />
<strong>Fabrizio De André<br />
Un Poeta in  Musica</strong></p>
<p>modera<strong> Flavio Ignelzi</strong><br />
letture di <strong>Sinfrasòn </strong>*</p>
<p>L’opera musicale e poetica di Fabrizio De André, a più di undici anni  dalla sua scomparsa, &#8230;</p>
<p><span id="more-2898"></span></p>
<p>si può dire indagata e analizzata in lungo e in largo, e tuttavia  essa non cessa di suscitare un grande interesse tra vecchie e nuove  generazioni, tra “addetti ai lavori” e profani, tra grandi appassionati e  semplici fan. Le ragioni di tanto interesse sono tutte nell’opera  stessa del cantautore che, novella araba fenice, rinasce dalle proprie  ceneri fornendo stimoli sempre nuovi e aprendo campi d’indagine più  disparati. Per questa ragione anche un lavoro apparentemente completo,  come <strong>&#8220;Fabrizio De André: un poeta in musica&#8221;</strong>, di  Vincenzo Dente, nel quale è analizzata, dal punto di vista letterario,  tutta la produzione edita dell’artista genovese, non solo si presta ma  ha addirittura bisogno di essere “rivisitato” da angolature diverse, da  punti di vista nuovi e differenti, pronti a ricreare, a loro volta,  nuove prospettive.</p>
<p>In quest’ottica Le “carezze dell’amore” e le “scelte” del potere in  Fabrizio De André non è un semplice incontro di presentazione, non è, né  deve essere, un evento isolato ma, piuttosto, <strong>l’inizio di un  nuovo percorso</strong>, che potremmo definire <strong>in progress</strong> e che, partendo dal volume citato, fornisca sempre nuovi spunti di  discussione, confronto e ricerca su una delle figure intellettuali più  importanti del secolo scorso.</p>
<p>Le “carezze dell’amore” e le “scelte” del potere in Fabrizio De André  costituisce, dunque, un primo incontro a carattere tematico nel quale,  lasciando un po’ da parte argomenti molto frequentati (<em>Eros e  Thanatos</em> e simili), seppur sempre interessanti e suggestivi, si  cerca di mettere in luce quei momenti della vasta produzione di Faber in  cui l’amore, inteso nella sua accezione universale, ma soprattutto  umana, si scontra, cerca di sfuggire e, talvolta, soggiace alle scelte  di un potere sempre autoritario e inumano. Amore e potere che si  incrociano, si intrecciano, nelle canzoni di De André, fino a  confondersi l’uno nell’altro, chiamando in causa l’elemento ultimo, il  collante finale dell’intera opera di uno dei più grandi autori di fine  Novecento: <strong>la libertà</strong>.</p>
<p><em>* Sinfrasòn: Antonio Intorcia</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Appello all&#8217;editoria e all&#8217;informazione locali</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/04/30/appello-alleditoria-e-allinformazione-locali/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 00:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello all&#8217;editoria e all&#8217;informazione locali La nostra città deve essere riconoscente all&#8217;amministratore dell&#8217;EPT di Benevento per aver organizzato la &#8220;Fiera dell&#8217;editoria e dell&#8217;informazione locale&#8221;. Con esigui fondi, ma con molto pragmatismo, l&#8217;amministratore Giovanni La Motta abilmente ha concretizzato un ottimo risultato. D&#8217;altra parte, ritengo che questa manifestazione, se fosse stata organizzata tramite l&#8217;assessorato alla cultura del Comune di Benevento, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Appello all&#8217;editoria e all&#8217;informazione locali</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">La nostra città deve essere riconoscente all&#8217;amministratore dell&#8217;EPT di Benevento per aver organizzato la &#8220;Fiera dell&#8217;editoria e dell&#8217;informazione locale&#8221;. Con esigui fondi, ma con molto pragmatismo, l&#8217;amministratore Giovanni La Motta abilmente ha concretizzato un ottimo risultato.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">D&#8217;altra parte, ritengo che questa manifestazione, se fosse stata organizzata tramite l&#8217;assessorato alla cultura del Comune di Benevento, avrebbe avuto interesse a incentivare, anche, una promozione sociale e un&#8217;emancipazione da una società arenata al XX secolo, due elementi fondativi di una coerente attività culturale.</span><span style="color:#993300;"> </span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Certo, l&#8217;Ente Provinciale per il Turismo ha, istituzionalmente, competenze ed obiettivi tesi prioritariamente a produrre visibilità a un comparto, utilizzandolo, al contempo, come pretesto attrattivo.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Al contrario, l&#8217;organizzazione di un evento collegato al libro e all&#8217;informazione, inevitabilmente, si interseca con una complessità di argomenti: la funzione dell&#8217;editoria e del giornalismo, con riferimento al contesto locale,  nella crisi della cultura, nell&#8217;emergenza informativa, nell&#8217;omologazione del linguaggio e dei gusti, nella scarsa coesione sociale, nella perdita progressiva delle identità territoriali. Visto che la fiera si realizza nel capoluogo di una piccola provincia a prevalenza rurale, inoltre, l&#8217;evento avrebbe meritato di essere caratterizzato da quell&#8217;approccio alla sostenibilità di cui la nostra realtà territoriale  si avvantaggia nei processi produttivi e sociali.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Per tutto questo, mi appello alle testate giornalistiche e agli editori beneventani affinché il prossimo appuntamento della fiera sia portatore di valenze proporzionate ai cambiamenti in corso nel XXI secolo. Gli editori e i giornali non possono essere fruitori neutri di un&#8217;iniziativa a valenza pubblica; non possono essere aggregati da un ente che ha vocazioni ben diverse da quelle che accomunano gli editori ai giornali. </span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Non pretendo che la mia visione sia migliore delle vostre, ma è dovere di tutti noi confrontarci sulle nostre visioni con una ricaduta comunitaria: questo è un processo culturale. Una fiera dell&#8217;editoria e dell&#8217;informazione non può consistere in una semplice fotografia dello status quo dell&#8217;editoria locale e nel consentire agli editori di organizzare convegni celebrativi, prevalentemente, dei propri libri. In una visione che vada oltre le spinte personalistiche, non si può trattare di editoria locale senza evidenziare, al lettore di oggi, le esperienze editoriali che, a Benevento, nel secondo novecento, hanno tracciato la strada per un&#8217;editoria progettuale e identitaria: le edizioni di don Ciccio Romano (Secolo Nuovo e Il filo rosso) e le edizioni di Gennaro Ricolo.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Durante una riunione organizzativa della fiera, proposi, per una caratterizzazione costruttiva dell&#8217;evento, un dibattito per costituire un &#8220;Osservatorio sul giornalismo locale responsabile&#8221;: biodiversità dell&#8217;informazione, indipendenza dall&#8217;establishment politico ed economico, apertura all&#8217;associazionismo e alla società civile. Ebbene, in quella riunione monocorde, non vi fu un commento, a favore o contro. </span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Il 23 aprile, mentre la fiera prendeva il via, altrove, si inaugurava &#8221;I colori del cinema&#8221;, rassegna della biodivesità e della coesione sociale che, per la prima volta, mette in circuito le associazioni ecosolidali con alcune testate giornalistiche e con le librerie indipendenti. Una fusione culturale che contamina di nuove visioni la nostra comunità territoriale.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Per ora, a nome di numerose associazioni ambientaliste e culturali, ringrazio le testate giornalistiche Bmagazine e Sanniopress  che, dando credibilità ai fermenti provenienti dall&#8217;associazionismo e dalla società civile, stanno gettando le basi per quel percorso di trasformazione dell&#8217;informazione  sempre più indispensabile per affrontare  i cambiamenti sociali, economici ed ambientali in corso.</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Alessio Masone</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Cofondatore di Art&#8217;Empori - bMagazine - Comunità dell&#8217;arte biodiversa</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Cofondatore della Rete Arcobaleno &#8211; Associazioni per un&#8217;economia ecosolidale</span></h4>
<h4 style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"> </span><span style="color:#993300;">Benevento, 29 aprile 2010</span></h4>
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		<title>André Gorz, Ecologica, Edizioni Jaca Book</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 00:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gorz André]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Sguera]]></category>
		<category><![CDATA[ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[gorz]]></category>

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		<description><![CDATA[Posto &#8211; sulle due liste (Art&#8217;Empori e BeneventoEco) un lungo passo tratto dall&#8217;ultimo libro di André Gorz (Ecologica, Jaca Book). E&#8217; un&#8217;integrazione a quanto scritto da Alessio, ma anche l&#8217;ipotesi di una saldatura tra creatività, ecologia e politica. Nicola Sguera «Ciò che interessa, per il momento, è il fatto che la prin­cipale forza produttiva e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;"><em>Posto &#8211; sulle due liste (Art&#8217;Empori e BeneventoEco) un lungo passo tratto dall&#8217;ultimo libro di André Gorz (Ecologica, Jaca Book). E&#8217; un&#8217;integrazione a quanto scritto da Alessio, ma anche l&#8217;ipotesi di una saldatura tra creatività, ecologia e politica. Nicola Sguera</em></span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">«Ciò che interessa, per il momento, è il fatto che la prin­cipale forza produttiva e la principale forza di rendita ca­dano progressivamente nel dominio pubblico e tendano verso la gratuità; che la proprietà privata dei mezzi di pro­duzione e dunque il monopolio dell&#8217;offerta diventino pro­gressivamente impossibili; che, di conseguenza, l&#8217;influen­za del capitale sul consumo si attenui e che questo possa tendere a emanciparsi dall&#8217;offerta commerciale.<br />
</span><span style="color:#993300;">Si tratta di una rottura che mina il capitalismo alla base. La lotta ingaggiata tra i «software di proprietà» e i «software libe­ri» (libero, free, in inglese significa anche gratuito) è stata il colpo di inizio del conflitto centrale dell&#8217;epoca. Esso si estende e si prolunga nella lotta contro la mercificazione delle ricchezze primarie: la terra, le semenze, il genoma, i beni culturali, i saperi e le competenze comuni, costitutivi della cultura del quotidiano e che sono i prerequisiti dell&#8217;esistenza di una società. Dalla piega che prenderà questa lotta dipende la forma civilizzata o barbara che prenderà l&#8217;uscita dal capitalismo.<span id="more-1094"></span><br />
Questa uscita implica necessariamente la nostra emanci­pazione dalla signoria che il capitale esercita sul consumo e dal suo monopolio dei mezzi di produzione. Essa significa l&#8217;unità ristabilita del soggetto della produzione e del sog­getto del consumo e dunque l&#8217;autonomia ritrovata nella definizione dei nostri bisogni e dei modi di soddisfarli. L&#8217;o­stacolo insormontabile che il capitalismo aveva eretto su questa strada era la natura stessa dei mezzi di produzione che aveva messo in opera: essi costituivano una megamac­china della quale tutti erano i servitori e che ci dettava i fi­ni da perseguire e la via per raggiungerli. Questo periodo volge al termine. I mezzi di autoproduzione high-tech ren­dono la megamacchina industriale virtualmente obsoleta.<br />
Claudio Prado invoca «l&#8217;appropriazione delle tecnologie» perché la chiave comune per tutti &#8211; l&#8217;informatica è ap­propriabile da parte di tutti. Perché, come chiedeva Ivan Illich, «ognuno può utilizzarla senza difficoltà tanto spesso o raramente quanto desidera&#8230; senza che l&#8217;uso che se ne fa invada la libertà di altri di fare altrettanto»; e perché que­sto uso (si tratta della definizione illichiana degli strumenti conviviali) «stimola la realizzazione personale» e allarga l&#8217;autonomia di tutti. La definizione che Pekka Himanen dà dell&#8217;etica hacker è assai prossima: un modo di vita che mette al primo posto «le gioie dell&#8217;amicizia, dell&#8217;amore, della libera cooperazione e della creatività personale».<br />
Gli strumenti high-tech esistenti o in corso di sviluppo, generalmente comparabili a delle periferiche di computer, puntano verso un avvenire in cui praticamente tutto il ne­cessario e il desiderabile potranno essere prodotti in labo­ratori cooperativi o comunitari; in cui le attività di produ­zione potranno essere combinate con l&#8217;apprendimento e l&#8217;insegnamento, con la sperimentazione e la ricerca, con la creazione di nuovi gusti, profumi e materiali, con l&#8217;inven­zione di nuove forme e tecniche agricole, costruttive, me­diche, ecc. I laboratori comunitari di autoproduzione sa­ranno interconnessi su scala globale, potranno scambiare o mettere in comune le rispettive esperienze, invenzioni, idee, scoperte. Il lavoro sarà produttore di cultura e l&#8217;au­toproduzione un modo di sviluppo.<br />
Due circostanze sostengono questo tipo di cammino. La prima: esistono molte più competenze, talenti e creati­vità di quante l&#8217;economia capitalistica ne possa utilizzare. Questa eccedenza di risorse umane non può diventare produttiva se non in un&#8217;economia in cui la creazione di ricchezza non sia sottomessa ai criteri della redditività. La seconda: «l&#8217;impiego è una specie in via di estinzione».<br />
Non dico che queste trasformazioni radicali si realizze­ranno. Dico soltanto che, per la prima volta, possiamo vo­lere che esse si realizzino. I mezzi esistono, così come le persone che vi si impegnano metodicamente. E probabile che saranno dei Sudamericani o dei Sudafricani, per pri­mi, a ricreare nelle periferie diseredate delle città europee i laboratori di autoproduzione della loro favelas o della lo­ro township d&#8217;origine».</span></h3>
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		<title>un valore</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 17:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[acrilici]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Calvino Italo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Leone]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Calvino]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8221; Alle volte mi sembra di non aver mai buttato nulla, altre volte di non aver fatto altro che scartare. In ogni esperienza va cercata la sostanza, che è poi quella che resta. Ecco un &#8220;valore&#8221;: buttar via molto per poter conservare l&#8217;essenziale&#8221;.  Italo Calvino, Eremita a Parigi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">&#8221; Alle volte mi sembra di non aver mai buttato nulla, altre volte di non aver fatto altro che scartare. In ogni esperienza va cercata la sostanza, che è poi quella che resta. Ecco un &#8220;valore&#8221;: buttar via molto per poter conservare l&#8217;essenziale&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"> Italo Calvino, Eremita a Parigi.</span></h3>
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		<title>Chiara Zamboni su &#8220;Al mercato della felicità&#8221; di Luisa Muraro &#8211; Edizioni Mondadori</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 18:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Bagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[al mercato della felicità]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>
		<category><![CDATA[chiara zamboni]]></category>
		<category><![CDATA[luisa muraro]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi giro un articolo della filosofa Chiara Zamboni, apparso su &#8220;Il Manifesto&#8221; il 6 giugno 2009: a chi è interessato alla lettura dell&#8217;ultimo libro di Luisa Muraro (&#8220;Al mercato della felicità&#8221;) penso possa offrire una guida preziosa&#8230; Rita Bagnoli TESTIMONIANZE SULLA LIBERTÀ OLTRE IL PRESENTE di Chiara Zamboni DESIDERARE L&#8217;IMPOSSIBILE Il legame fra le parole e le cose, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;"><em>Vi giro un articolo della filosofa Chiara Zamboni, apparso su &#8220;Il Manifesto&#8221; il 6 giugno 2009: a chi è interessato alla lettura dell&#8217;ultimo libro di Luisa Muraro (&#8220;Al mercato della felicità&#8221;) penso possa offrire una guida preziosa&#8230;<br />
Rita Bagnoli<br />
</em></span><span style="color:#993300;"><br />
TESTIMONIANZE SULLA LIBERTÀ OLTRE IL PRESENTE<br />
di Chiara Zamboni<br />
</span><span style="color:#993300;"><br />
DESIDERARE L&#8217;IMPOSSIBILE<br />
Il legame fra le parole e le cose, il possibile e l&#8217;inaudito. Esercizi esistenziali di pratica politica per sottrarsi alla rapacità del potere. Desiderio, esperienza e realtà nell&#8217;ultimo libro di Luisa Muraro<br />
Luisa Muraro ha scritto un libro che lega la passione per la politica con l&#8217;amore per la lingua dell&#8217;esperienza e con l&#8217;orientamento all&#8217;impossibile, a Dio, all&#8217;assoluto attraverso la via del desiderio. È uno scandalo, in un momento in cui il quadro politico è così deteriorato, l&#8217;esperienza sembra sempre più fantasmatica, evanescente, la parola Dio è rinchiusa nei recinti arroccati delle appartenenze religiose e il termine desiderio è la linea sottile di confine tra i desideri di oggetti consumabili e il desiderio di infinito.<br />
Parlo di &#8220;Al mercato della felicità&#8221;. La forza irrinunciabile del desiderio (Mondadori, pp. 170, euro 17,50). <span id="more-1035"></span>Lo si può leggere seguendo un doppio movimento. Il più evidente è quello di una scrittura ricca di narrazioni, frammenti poetici, tagli teorici, riflessioni filosofiche, immagini e aneddoti biografici, che tiene assieme, con precisa intenzione, la concretezza dell&#8217;esperienza e l&#8217;illuminazione del pensiero. L&#8217;altro movimento, più interno, è quello che ci inizia &#8211; noi che leggiamo &#8211; alla politica del simbolico, cioè al libero andirivieni tra parole e cose, che Muraro ci indica come la possibilità, la leva per vivere in modo sensato e libero in presenza del potere, aprendo vie che aumentino il senso d&#8217;essere. Possiamo accedere a questa iniziazione, se ci impegniamo a riguadagnare sempre di nuovo quell&#8217;andirivieni tra le parole e le cose che nell&#8217;infanzia, con la lingua materna, risultava così semplice e facile e che ora richiede amore, lavoro, attenzione.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">SUPERARE IL RECINTO DEI FATTI<br />
La mia impressione è che con questo libro Luisa Muraro voglia attrezzarci a un percorso che è sì politico, ma coinvolge tutta la nostra vita, fornendoci gli strumenti che lei ritiene necessari e che ha imparato per sensata esperienza e nel suo lungo viaggio con il femminismo. Tra i più importanti: la fiducia nelle parole, nel tesoro che esse possiedono, che se pure in parte viene sfruttato dal potere, rimane a disposizione della nostra inventiva; la meditazione su quelle verità che non hanno un contenuto argomentabile, ma richiedono attenzione per essere capite; la fedeltà al desiderio orientato all&#8217;impossibile, quando illumina la nostra esistenza e ci porta ad inventare nuove strade concrete, senza farsi misurare subito dal calcolo dei risultati.<br />
Muraro tiene conto delle teorie politiche che parlano di un potere onnipervasivo e di resistenza al potere, come anche delle teorie neocontrattualiste, ma quel che qui presenta non è un&#8217;altra teoria politica da affiancare a queste. Si tratta piuttosto di seguirla in un vero e proprio «ribaltone», cioè nel dislocamento esistenziale a cui ci invita. Ci offre come modello la vita delle donne, di cui parla Margherita Porete in Lo specchio delle anime semplici, testo centrale della mistica medievale. Sono donne che hanno oltrepassato il recinto dei fatti misurabili e si sono aperte per amore all&#8217;infinita disponibilità dell&#8217;essere. Eppure la loro è una vita ordinaria, molto simile a quella di ognuno di noi, fatta di un vissuto che si nutre di esperienze e di pratiche, senza mai aderire ideologicamente ad un credo religioso. La loro qualità è stata di farsi guidare da un desiderio di infinito a cui hanno dato voce con uno stile di vita tessuto di pratiche, discorsi, gesti, così da diventare usanza, abito sociale.<br />
Naturalmente Muraro sa bene che noi viviamo in un secolo frammentato, nel quale non c&#8217;è una fede condivisa, profondamente diverso dunque dal tempo in cui hanno vissuto queste donne. Eppure è proprio questa la scommessa che ci propone di raccogliere: non una teoria politica, ma, come queste donne, la fedeltà all&#8217;esperienza, il trovare le parole adeguate e precise che la accompagnino e la possibilità che tutto questo divenga vita quotidiana, abito, stile, modo di vivere concreto. Con la fiducia che questo sia possibile oggi nel contesto completamente diverso in cui ci troviamo a vivere, e che ciò ci sottragga alla rapacità del potere e alla vita povera di chi gli è soltanto e troppo semplicemente contro.<br />
Nel suo libro Luisa Muraro apre dei conflitti. E per aiutarsi nella sua battaglia, a sorpresa convoca al suo fianco come alleato Paolo di Tarso. Un alleato insolito, ma un amico necessario per mostrare come da persecutore dei seguaci di Gesù si possa diventare, per un evento modificante, apostolo tra gli apostoli. La parola di Gesù, da impensato che rompe i codici dati, diventa allora per Paolo un mistero, qualcosa di indicibile, che lo guida negli atti di una esistenza orientata da un impossibile, da qualcosa che egli ama e desidera, senza sapere bene cosa sia e senza pensare di farne una religione. Paolo è per Muraro un alleato perché le permette di mostrare che è la fiducia in questo mistero che lo rende libero nei confronti della legge, di cui lui, ebreo, sapeva bene l&#8217;importanza. Così come lo rende indipendente dal potere, da cui non cerca credito. La strada che egli segue per migliorare la convivenza è quella di un arricchimento della vita interiore: le vie della trasformazione storica passano attraverso il vissuto più intimo e viscerale.<br />
Tutta la vita ne viene trasformata. L&#8217;amore per il mistero di un impossibile che fa da bussola ha come effetto quello di rendere superflua &#8211; usando parole contemporanee &#8211; la divisione tra etica e conoscenza, tra teoria e prassi, perché l&#8217;esistenza stessa nel suo complesso ne risulta orientata. È chiaro che per una pensatrice come Luisa Muraro, che viene da un percorso femminista, il primo evento che da impensato diventa qualcosa da interrogare continuamente è stato ed è l&#8217;aver accolto l&#8217;essere donna, come eccedente la parola stessa «donna». Un evento che ha messo in moto un&#8217;esistenza, una ricerca di mediazioni, nel riconoscimento che c&#8217;è sempre qualcosa che va oltre qualsiasi nome si possa adoperare per dire quella singolarità che ognuna di noi incarna.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">IL FRUTTUOSO IMPREVISTO<br />
L&#8217;altro conflitto che il libro apre è sul senso della realtà. Muraro combatte contro chi considera la realtà oggettività, oggettivazione, fatto, e la vede piuttosto nel continuo rilancio della soggettività e nella contrattazione tra esperienza e capacità di dire. E in tale continuo va e vieni tra le parole e le cose occorre dare credito anche a ciò che affiora dall&#8217;inconscio, che non ha segno di realtà come un fatto, ma si colloca tra realtà e sogno, senza che si possa fare una distinzione netta tra verità e finzione. È in questo contesto che diventa essenziale il tema del desiderio per capire il senso politico del discorso di Muraro. È il nostro desiderio infatti a nutrire la realtà e a farla essere.<br />
Sappiamo quanto il femminismo abbia battuto con insistenza sul fatto che il desiderio è leva di trasformazione politica. A questa affermazione Muraro offre uno spessore ontologico. In sintonia con il pensiero di Simone Weil, afferma che la realtà comprende, oltre che il possibile, anche l&#8217;impossibile, l&#8217;inaudito, il non mai udito né pensato nei codici fino qui adoperati. Tutto questo è il reale. E non si tratta di una mossa solo intellettuale: desiderare l&#8217;impossibile, l&#8217;assoluto, ciò che non ha misure già date e già codificate nei linguaggi dominanti, comporta la modificazione di sé in una direzione di cui non conosciamo l&#8217;esito. È tutta la nostra esistenza che cambia e si orienta. Muraro cita a un certo punto Manuela Fraire: «La cosa importante non è il desiderio di qualcosa, ma il rapporto e la trasformazione di sé che si opera per via del desiderio». A questo proposito Muraro ricorda una bella immagine della mistica persiana: quella di una vecchia che offre tutto ciò che ha di più prezioso, i gomitoli di lana colorata, per ciò che desidera di più e che non potrà mai comperare solo con i suoi gomitoli. Ma la mistica insegna che impegnare per amore il poco che si ha, permette di moltiplicare il poco in molto non sul piano immediato dell&#8217;oggetto da possedere, ma sul piano di tutta una vita che si apre in mille invenzioni, scoperte, parole, imprevisti fruttuosi.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">LE PAROLE DEL VISSUTO<br />
Le pagine più dense di questo libro sono a mio avviso quelle dedicate all&#8217;esperienza. Sappiamo quanto il senso da dare all&#8217;esperienza sia stato e sia un nodo cruciale, una vera e propria croce sia della filosofia classica sia del femminismo, che su questo punto misurano la massima distanza tra loro. Per Muraro non si tratta di spiegare la realtà con teorie generali né di trovarne i fattori causali: piuttosto di avere molta cura nel prestare attenzione alle cose, a quel che capita, ai sentimenti che si provano e a trovare le parole giuste per accompagnare quel che si è vissuto.<br />
E dunque non si tratta soltanto di contrastare il sapere specialistico, ma anche quel sapere critico che si limita a decostruire modelli di pensiero, e quel pensiero postmoderno che scioglie l&#8217;esperienza in puro immaginario. Per una politica del simbolico il nodo cruciale è saper dare voce all&#8217;esperienza, trovare le parole accurate, precise, poetiche, che ne sappiano moltiplicare il valore. Allora essa si potenzia e noi con essa; allora godiamo dell&#8217;essere come dono. Senza la preoccupazione di durare nel tempo.<br />
Leggendo questo libro, ogni pagina sembra dischiudere una visione e così passo dopo passo si comprende che non c&#8217;è conclusione. Ed è questo che attira l&#8217;attenzione sullo sprofondare nell&#8217;interiorità da parte di chi scrive. Muraro non argomenta in modo lineare, c&#8217;è piuttosto un inabissamento in sé che la apre ad altro da sé, con grande attenzione e amore per le parole poetiche, che fluidificano il testo e sciolgono il pensiero.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Chiara Zamboni (il Manifesto &#8211; 6 giugno 2009)</span></h3>
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