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	<title>Art&#039;Empori &#187; Recensione libri</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Non con i miei soldi &#8211; Altreconomia Edizioni</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2016 09:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual è la funzione della Finanza? Il denaro &#8211; e il suo uso &#8211; permea ogni aspetto della nostra vita. Più che di funzione finanziaria, oggi, è bene parlare di &#8216;potere finanziario&#8217;. Un potere esercitato su chi, e perchè? L&#8217;incontro con Claudia Vago, nell&#8217;ambito della giornata dedicata alla Finanza Etica (Finanza in festa), organizzata a Benevento [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è la funzione della Finanza? Il denaro &#8211; e il suo uso &#8211; permea ogni aspetto della nostra vita. Più che di funzione finanziaria, oggi, è bene parlare di &#8216;potere finanziario&#8217;. Un potere esercitato su chi, e perchè? L&#8217;incontro con Claudia Vago, nell&#8217;ambito della giornata dedicata alla Finanza Etica (Finanza in festa), organizzata a Benevento sabato 5 novembre scorso, è stato partecipato e vivace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://1.bp.blogspot.com/-SZw3IRVDMDM/WCBAFWbQsBI/AAAAAAAADlU/kbvmmY-DhVYiQmLntb0LCC8oGEx52lL8ACLcB/s1600/n.c.%2Bi%2Bmiei%2Bsoldi.png"><img alt="" src="https://1.bp.blogspot.com/-SZw3IRVDMDM/WCBAFWbQsBI/AAAAAAAADlU/kbvmmY-DhVYiQmLntb0LCC8oGEx52lL8ACLcB/s320/n.c.%2Bi%2Bmiei%2Bsoldi.png" width="208" height="320" border="0" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Claudia Vago è una social media manager che cura da tempo il progetto &#8216;Non con i miei soldi&#8217;, sorto come movimento nel 2011 dalla collaborazione tra Banca Etica e Fondazione culturale responsabilità etica, con lo scopo di porre in atto una vera e propria rieducazione finanziaria. Il libro che ne è nato, edito da &#8216;Altraeconomia&#8217;, è quel che si dice un &#8217;pugno nello stomaco&#8217;. Scritto a più mani, pubblicato a giugno di quest&#8217;anno, ci dice che la Finanza è ovunque e condiziona le nostre scelte di vita, la nostra salute, il futuro delle persone a cui teniamo. La rete offre strumenti per informarsi e per sapere che, in banca, i nostri soldi non &#8216;dormono&#8217; ma che, anzi, vengono spesso reimpiegati per scopi diversi dalla nostra etica personale. Molti di noi hanno votato contro il nucleare, alcuni anni fa; pochi di noi sanno, però, che alcune banche c.d. &#8216;sistemiche&#8217;, dove vengono accreditati stipendi e pensioni, <b>il nucleare lo finanziano</b>. Il testo è di facile lettura e non è solo per &#8216;addetti ai lavori&#8217;; si sviluppa per capitoli ed esempi, conducendo per mano il lettore nella giungla dei &#8216;subprime&#8217;, del rapporto &#8216;deficit-PIL&#8217;, dell&#8217;intermediazione finanziaria. E ci ricorda, soprattutto, il grande potere del cittadino, che si basa sulla consapevolezza, sulla conoscenza, sulla capacità di non delegare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a style="margin-left: auto; margin-right: auto;" href="https://3.bp.blogspot.com/-ISlnC5K-VBA/WCBAKj1oMJI/AAAAAAAADlY/E4yI4D--uJcwAzxMv8GYlWfIgUkyOOLrACLcB/s1600/claudia%2Bvago.png"><img alt="" src="https://3.bp.blogspot.com/-ISlnC5K-VBA/WCBAKj1oMJI/AAAAAAAADlY/E4yI4D--uJcwAzxMv8GYlWfIgUkyOOLrACLcB/s320/claudia%2Bvago.png" width="320" height="215" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">(Nella foto, un bel primo piano di Claudia Vago, coautrice del testo)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&#8220;L’attuale sistema finanziario si è dimostrato inefficiente e insostenibile, molto simile a un casinò dove pochi si arricchiscono, scommettendo sul fallimento di interi Paesi, investendo in progetti nocivi per l’ambiente e le persone o speculando sul cibo, fino all’esplosione della prossima bolla”, ci dice Claudia. &#8220;L&#8217;obbiettivo del libro è educare (criticamente) alla finanza, per non essere più complici del sistema. E poter dire a voce alta “non con i miei soldi”.<br />
Le “lezioni” per imparare a leggere la Finanza sono impartite da alcuni tra i maggiori esperti di finanza etica in Italia: Andrea Baranes (presidente della Fondazio­ne culturale responsabilità etica), Ugo Biggeri (presidente di Banca popolare Etica), Andrea Tracanzan (responsabile dell’Ufficio comunicazione di Banca popolare Etica) e, naturalmente, da Claudia Vago.<br />
Un testo da non perdere, per capire e scegliere.</p>
<p><b>“Non con i miei soldi! Sussidiario per un’educazione critica alla finanza”, di Andrea Baranes, Ugo Biggeri, Andrea Tracanzan, Claudia Vago, 144 pagine, 13,00 euro (Altreconomia edizioni).</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Delphine De Vigan &#8211; &#8220;Da una storia vera&#8221; &#8211; una recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 11:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Delphine De Vigan ha dato alle stampe il suo nuovo romanzo, &#8216;Da una storia vera&#8217; (Mondadori, 302 pagg.), centrando ancora una volta il bersaglio. La trama del libro verte su un blocco creativo e su un incontro inquietante, alla stregua di quello narrato da Stephen King nel suo &#8216;Misery&#8217;. Ma l&#8217;incontro di cui dicevamo, e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/da-una-storia-vera.png"><img class="alignright size-full wp-image-18134" alt="Da-una-storia-vera" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/da-una-storia-vera.png" width="181" height="279" /></a>Delphine De Vigan ha dato alle stampe il suo nuovo romanzo, &#8216;Da una storia vera&#8217; (Mondadori, 302 pagg.), centrando ancora una volta il bersaglio. La trama del libro verte su un blocco creativo e su un incontro inquietante, alla stregua di quello narrato da Stephen King nel suo &#8216;Misery&#8217;. Ma l&#8217;incontro di cui dicevamo, e il susseguirsi di eventi, affidati a uno stile incalzante e mirabile, è solo un pretesto &#8211; il lettore se ne accorgerà in corso d&#8217;opera &#8211; per raccontare la fatica di scrivere e di narrare la verità.<br />
Hemingway diceva che un bravo scrittore deve raccontare solo &#8216;la cosa più vera che sa&#8217;. Partendo da qui, Delphine racconta se stessa, la sua vita, i suoi inciampi, il suo rapporto col compagno Francois, la sua timidezza patologica. Mentre racconta, però, inizia l&#8217;inversione del vero, nonostante (o forse proprio) secondo le intenzioni dell&#8217;autrice. Ma questo il lettore non lo sa, nè può saperlo. Egli è, in fondo, solo un avventore distratto, che cerca indizi ma non vere risposte, poiché sente che una luce troppo netta toglierebbe incanto alle cose.<br />
E, dunque, nello snodarsi della vicenda &#8211; che è avvincente , ottimamente narrata e tiene col fiato sospeso &#8211; chi legge si perde, smarrisce il filo, crede a ciò che viene descritto, fino all&#8217;epilogo, che è un capolavoro di inganno, auto-inganno e redenzione attraverso il narrato.<br />
Cosa voleva dire la De Vigan, si chiede il lettore a testo finito, quale messaggio sul busillis della letteratura ha voluto lanciare, servendosi di me? Fino a che punto, infatti, uno scrittore può essere autobiografico, nell&#8217;era del Grande Fratello, del privato rivelato e svilito sui social network e perfino nelle fiction?<br />
Grande opera, &#8216;Da una storia vera&#8217; analizza la scrittura al tempo di facebook, le difficoltà di chi si cimenta col romanzo e l&#8217;incapacità di dirsi che la realtà non esiste, che, come diceva il fisico Heisenberg, l&#8217;osservazione modifica il suo stesso oggetto e lo distorce.<br />
&#8220;Il reale, ammesso che esista e che sia possibile restituirlo&#8221;, scrive la nostra autrice, &#8220;ha bisogno di essere incarnato, trasformato, interpretato. E questo lavoro, qualunque sia il materiale di partenza, è sempre una forma di fiction&#8221;.<br />
L&#8217;inganno, la rivisitazione, la riparazione fanno parte dell&#8217;attività dello scrivere.<br />
E gli scrittori sono figli della vergogna, del dolore, del segreto,della disperazione.<br />
&#8220;Venite da terre misteriose (&#8230;), siete dei sopravvissuti, ecco cosa siete, ognuno a modo suo e tutti allo stesso modo&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Un uomo temporaneo&#8221; e la delega al sistema</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 10:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un romanzo sulla gentilezza. Sul darsi senza chiedere nulla in cambio. Sul ‘donarsi’ quale strumento di felicità. Questo, ma anche tanto altro, c’è dentro a ‘Un uomo temporaneo’, l’ultima pubblicazione di Simone Perotti per i tipi di Frassinelli (maggio 2015). Gregorio è un impiegato modello. Tutti i giorni, per raggiungere l’azienda dove lavora, percorre una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/Un-uomo-temporaneo.png"><img class="alignright size-full wp-image-18025" alt="Un uomo temporaneo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/Un-uomo-temporaneo.png" width="182" height="278" /></a>Un romanzo sulla gentilezza. Sul darsi senza chiedere nulla in cambio. Sul ‘donarsi’ quale strumento di felicità. Questo, ma anche tanto altro, c’è dentro a <strong>‘Un uomo temporaneo’</strong>, l’ultima pubblicazione di <strong>Simone Perotti </strong>per i tipi di Frassinelli (maggio 2015).<br />
Gregorio è un impiegato modello. Tutti i giorni, per raggiungere l’azienda dove lavora, percorre una stradina di campagna. E’ felice, centrato, ama cucinare; è un figlio attento, amorevole, capace di considerazione esterna.<br />
Eppure, un bel mattino, si ritrova sulla scrivania una lettera di sospensione. I motivi sono nebulosi, si capisce che, dietro a tutto questo, c’è una manovra di ridimensionamento del personale da parte dell’azienda. Ma Gregorio – che viene preso d’occhio dai sindacati, pronti a strumentalizzare la sua situazione – è capace di reinventarsi un ruolo, libero come in fondo è diventato (gli viene tolto ogni incarico, viene privato anche della sua scrivania) o come, in sostanza, è sempre stato.<br />
La sua presenza, il suo carisma, la sua libertà interiore &#8211; <strong>quel suo essere capace di non appartenere </strong>- fanno di lui un punto di riferimento per tutti gli altri colleghi mobbizzati, maltrattati, relegati al ruolo di semplici esecutori. Si tratta, in definitiva, di una <em>rivoluzione dal basso</em>, che muove i suoi passi da dentro al sistema, che non vuole distruggere completamente, ma risanare e trasformare: ed è una rivolgimento che parte dalla percezione chiarissima che Gregorio ha di se stesso, del futuro che verrà.<br />
Ci sono tanti tipi psicologici, nel romanzo di Perotti: nell’ottusità vuota dei superiori di Gregorio &#8211; carrieristi e sciocchi &#8211; c’è, in primis, la tendenza a delegare. Che è, poi, il male di sempre: dietro la delega c’è la nostra incapacità di porci nel mondo come persone consapevoli.<br />
Dunque come potrà fare Gregorio &#8211; unico risvegliato in un Getsemani di persone addormentate – a vincere la sua battaglia contro i mulini al vento e a salvare la sua anima?<br />
E se Gregorio fosse, in realtà, il Gregor Samsa di Kafkiana memoria, che parte dalla sua trasformazione per ridisegnare, stavolta, i confini possibili di una nuova felicità?<br />
L’unica via, semba dirci Perotti, è il risveglio: lo scarafaggio alieno a una realtà omologante che fagocita i nostri destini di uomini.</p>
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		<title>Il desiderio di essere come Piccolo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Aug 2014 15:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Confesso di avere una predilezione per i perdenti. Proprio come lui, Francesco Piccolo. Confesso, dunque, che il mio approccio al suo strombazzato romanzo è stato di estrema diffidenza. L’ho letto quando già del suo libro si discuteva (troppo) sui giornali e molto lo si criticava. Il solito scrittore corteggiato in TV, invitato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/francesco_piccolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13699" alt="francesco_piccolo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/francesco_piccolo-300x215.jpg" width="300" height="215" /></a>[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/tullia-bartolini-autori/" target="_blank">di Tullia Bartolini</a>] Confesso di avere una predilezione per i perdenti. Proprio come lui, Francesco Piccolo. Confesso, dunque, che il mio approccio al suo strombazzato romanzo è stato di estrema diffidenza. L’ho letto quando già del suo libro si discuteva (troppo) sui giornali e molto lo si criticava. Il solito scrittore corteggiato in TV, invitato da Fazio, dunque un uomo di sinistra ‘qualunquista’, per giunta nostalgico di Berlinguer.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece.<br />
Invece il suo ‘Il desiderio di essere come TUTTI’ è un bel libro, anche se – come una parte della critica ha stabilito – non è un romanzo né un saggio né un racconto lungo né un memoir. E’ bello, semplicemente. Di quei testi che dici: avrei voluto scriverlo io. Di sicuro, Piccolo è intelligente e la prova sta nel fatto che, nel suo libro, pagina dopo pagina, mette in evidenza luci e soprattutto ombre: le sue, quelle della sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: non pretende di avere ragione. Di più: sembra sincero. Le domande che si pone sono: si può stare nel mondo senza appartenergli? Si può aspirare alla felicità se altri, intorno a te, proprio felici non sono? Cosa vuol dire &#8216;partecipare&#8217;? Francesco, come racconta, vive un’adolescenza superficiale e una giovinezza in bilico tra il dentro e il fuori, tra leggerezza consumistica e impegno, finché, un giorno, non decide: non può appartenere al mondo così come sta diventando, perché Berlinguer è morto e tutto quello che poteva essere è già stato. La parola ‘ormai’ diventa, quindi,  il <i>refrain </i>che lo accompagnerà lungo la strada: sarà l’alibi per stare sul crinale, senza prendere mai posizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ossia, l&#8217;alibi consiste nel dirsi: io sono un puro in un mondo che non funziona; puro e reazionario, come Berlinguer. Quello che vedo non mi piace, ma tanto, ‘ormai’, non c’è più nulla da fare. Il compromesso storico ha fallito in partenza, Moro è stato ucciso: Craxi ha trionfato in politica e ha vinto, così, la logica cinica dell’arricchimento facile e dei finanziamenti ai partiti. Dunque, io posso salvarmi finché mantengo vivo il mio spirito critico: scrivo pezzi e vado in posti che non mi piacciono, ma non mi nascondo; mi mantengo vigile perché – e finché – non sono d’accordo. Ma altro non posso fare: è già tutto successo, è già troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo il libro, mano a mano che si va avanti, si chiarisce il senso del titolo, che ripete una frase di Natalia Ginzburg usata nell&#8217; esergo. Nel desiderio di essere come gli altri dobbiamo mantenere intatta in noi quella unicità, quella diversità, che – qualsiasi sia la posizione che scegliamo di assumere – rappresenta il nostro nucleo più autentico. Sono due desideri, che forse non si realizzeranno mai: essere come tutti e non esserlo mai completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Berlinguer decide di opporsi all’eliminazione della scala mobile e non scende a patti con Craxi, decide in fondo di astrarsi, di aderire al progetto irrealizzabile del mondo così come <i>dovrebbe essere</i>. Dunque, decide di restare fuori dai fatti e dalla storia. Ma, sembra chiedersi Piccolo, siamo proprio sicuri che sia andata così? Naturalmente, come sempre nella vita, molte domande resteranno senza risposta. Ne ‘Il senso di Smilla per la neve’, di Peter Hoeg, c&#8217;è una frase che mi ha sempre inquietato: il commissario aveva risolto il caso, dunque poteva chiuderlo. Hoeg dice no: proprio perché qualcosa è stato compreso, il caso non può chiudersi. Si mette una pietra sopra solo a ciò che non capiamo davvero. Forse è questo che Piccolo vuol dirci: finché ci sforzeremo di farci le domande, quelle giuste, ci saranno ancora speranze. E anche questo – in fondo – conta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://tulliabartolini.blogspot.it/2014/07/il-desiderio-di-essere-come-piccolo.html" target="_blank">http://tulliabartolini.blogspot.it/2014/07/il-desiderio-di-essere-come-piccolo.html</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il libro Cum munus. Quando i cervelli sono in onda</title>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2014 16:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Un libro è sempre un dono, in qualche modo. Felicità è donarsi, scriveva Claudio Risè, titolando così un suo bel libro. &#8216;Cum munus&#8217; è il titolo di una collectanea di scritti cui hanno dato vita donne impegnate nel sociale: insegnanti, consuellor, psicologhe. Un testo che mi è piaciuto leggere e pure presentare, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cum-munus-cervelli-in-onda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12017" alt="cum munus cervelli in onda" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cum-munus-cervelli-in-onda-214x300.jpg" width="214" height="300" /></a>[di Tullia Bartolini] Un libro è sempre un dono, in qualche modo. Felicità è donarsi, scriveva Claudio Risè, titolando così un suo bel libro. &#8216;Cum munus&#8217; è il titolo di una collectanea di scritti cui hanno dato vita donne impegnate nel sociale: insegnanti, consuellor, psicologhe. Un testo che mi è piaciuto leggere e pure presentare, tra le suggestive mura dell&#8217;Abazia di San Salvatore Telesino, nei giorni scorsi.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;">Il testo parla di relazione e alterità; e del modo di accorciare le distanze, armonizzando le differenze. &#8216;Cervelli in onda&#8217; è un movimento apartitico che, nella Valle Telesina, si occupa di disagio sociale e individuale. Belle menti e belle persone che ho avuto modo di conoscere personalmente. Penso a Luisa Palumbo e al suo &#8216;viaggio&#8217;nella comunicazione. Il suo intervento è incentrato sull&#8217;altro, inteso come specchio, tanto per citare Gurdjieff: diventiamo le parole che ascoltiamo. In definitiva, <i>l&#8217;altro siamo noi</i>, ci piaccia o no. Dunque, ogni effrazione dell&#8217;altro è sempre effrazione di sè.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;">Penso a Gianna Volpe e alla sua ecologia del profondo. La natura ha qualcosa da insegnarci, qualcosa di importante che ci ostiniamo a dimenticare, presi dal nostro tempo &#8216;liquido&#8217;. &#8216;Abbracciare un albero, di tanto in tanto, fa bene all&#8217;anima&#8217;, scrive Gianna. E, ancora, val la pena ricordare il resoconto dell&#8217;esperienza nella clown terapia di Carmela D&#8217;Antonio che, all&#8217;incontro in Abazia, ha deliziato il pubblico con la sua ironia. E pure il teaching in progress di Nella Napolitano; le parole di suor Raffaela Letizia, che si occupa di anziani da sempre, fautrice di una terza età da riscoprire nella sua interezza e ricchezza. Nell&#8217;opera, poi, Gaetana Iannelli racconta l&#8217; approccio corporeo con la malattia e la vecchiaia; e, scorrendo le pagine fitte, ci imbatteremo nelle donne di Concetta Gallo, vittime di una violenza che chiamano amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso alle pagine di Carmela Longo, che da anni scrive &#8211; e si occupa &#8211; di bene comune: ai suoi &#8216;incontri possibili&#8217; a dispetto di droghe e dipendenze. Come il gioco d&#8217;azzardo, di cui ci parla Elisa Liberti. E penso, ancora, alle tecniche di counseling integrato nella professione educativa: una sperimentazione nell’istituto penale minorile di Airola di cui ci racconta Rosa Vieni. Questo &#8220;Cum munus&#8221; è, insomma, un libro basato su fatti e dati esperenziali: perciò val la pena leggerlo. In questa logica di contribuzione al bene comune, tutti i cittadini costituiscono una risorsa unica e irripetibile. E dunque utile mettere in rete le risorse, fare della propria esperienza una sorta di laboratorio permanente,basato sul confronto e sul dialogo. &#8220;Bisogna avere l’umiltà di riconoscersi &#8216;parte di un tutto&#8217;, senza protagonismi&#8221;, è scritto nell&#8217;esergo iniziale all&#8217;opera. Questa interconnessione, assieme alla passione, sono il filo conduttore del libro, che merita tutto il nostro plauso.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/parco-grassano-san-salvatore-t..jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12229" alt="parco grassano san salvatore t." src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/parco-grassano-san-salvatore-t.-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>La foto in evidenza è del Parco del Grassano di San Salvatore Telesino (BN).</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Cambogia del genocidio. &#8220;L&#8217;eliminazione&#8221;, romanzo di Rithy Panh</title>
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		<pubDate>Sun, 04 May 2014 17:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] “L’eliminazione”, di Rithy Panh (Feltrinelli, gennaio 2014), è un gran libro. L’ho letto d’un fiato e mi ha commossa. E’ bello, certo, come può esserlo un testo che parla della Cambogia negli anni tra il 1974 e il 1979, nel periodo della dittatura dei nove, degli eccidi comunisti e del genocidio cambogiano. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/mappa-cambogia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12069" alt="mappa-cambogia" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/mappa-cambogia-300x251.jpg" width="300" height="251" /></a>[di Tullia Bartolini] “L’eliminazione”, di Rithy Panh (Feltrinelli, gennaio 2014), è un gran libro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ho letto d’un fiato e mi ha commossa. E’ <i>bello</i>, certo, come può esserlo un testo che parla della Cambogia negli anni tra il 1974 e il 1979, nel periodo della dittatura dei nove, degli eccidi comunisti e del genocidio cambogiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stile è filmico, d’altronde Panh è un pluripremiato regista che da anni vive in Francia e che, all’epoca del regime, era poco più che un bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’eliminazione” – scritto con la supervisione di Christophe Bataille -, è la storia della sua famiglia, della deportazione nella giungla a partire dal 17 aprile 1974, delle maglie tinte di nero e della nuova era voluta dalla Kampuchea di Pol Pot. Nasce l’<i>uomo vecchio</i> e si deve far sparire l’uomo nuovo che s’era affrancato dai campi di riso, che aveva studiato, s’era formato sui testi europei, si era laureato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disegno è inizialmente confuso, poi diviene sempre più chiaro. Il seme marcio all’interno del popolo cambogiano va estirpato, nessuno sarà risparmiato: né vecchi, né donne, né bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">L’S21, che ripete il suo nome dalla radiofrequenza locale, è il luogo dove avvengono le torture, dove si confessano i reati contro l’ideale di purezza popolare, quello degli khmeri rossi scampati ai nascondigli e pronti a dettar legge.</p>
<p style="text-align: justify;">L’S21 è una ex scuola, che viene prontamente recintata con del filo spinato ed affidata a un uomo spietato: Kang Kek Iew, detto Duch. Senza sapere perché, uomini, donne e bambini vengono caricati sui camion a occhi bendati, portati nell’edificio, fotografati. Esistono ancora delle tremende foto scattate da Nhem Ein che riprendono quei visi sgomenti, terrorizzati. Poi, sotto tortura, i prigionieri sono costretti a confessare crimini contro lo Stato mai commessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il torturatore che dovesse uccidere il prigioniero prima di avergli estorto la dovuta confessione, rischia di essere ucciso a sua volta, dopo essere stato anche lui torturato, costretto a mangiare i propri escrementi.</p>
<p style="text-align: justify;">A tutti viene promessa la libertà, una volta ammesse le proprie colpe. Di notte, sempre a occhi bendati, i traditori redenti vengono portati su una collina poco distante da Phnom Penh e fatti inginocchiare sul bordo di grosse fosse comuni. La piana è illuminata a giorno dai neon, perché la morte richiede <i>massima</i> <i>precisione.</i> Nel frastuono delle macchine che alimentano la corrente elettrica, senza comprendere cosa stia realmente accadendo, i prigionieri vengono colpiti violentemente da sbarre di ferro e sgozzati. Il lavoro è certosino, ogni cadavere viene controllato prima che la fossa sia chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Rithy Panh non è che un ragazzino. Suo padre è un insegnante stimato: è colto, legge e traduce dal francese, porta maglie bianche sotto le camicie, come fanno i cambogiani appartenenti a un certo ceto sociale. E’ dunque, un uomo nuovo. Non fa in tempo ad essere condotto alla tortura: morirà di fame. Con lui, tra violenze, malnutrizione e malattie, sparirà un terzo della popolazione cambogiana in soli quattro anni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’equazione è logica: dove non c’è modo di torturare, il popolo va affamato, ridotto a un’ombra, e non è un caso che i dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani siano stati raccolti in un libro edito da Longanesi intitolato, appunto, “Fantasmi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, una sorella di Rithy, sposata a un medico, scompare. Sparisce anche il marito. Le cure mediche vengono affidate al popolo <i>‘vecchio’</i>: analfabeti, contadini, ignoranti. Rithy fa anche da infermiere, più spesso seppellisce i cadaveri, testa-piedi, a mani nude, saltellando tra le fosse dietro l’ospedale. Ed è appena un ragazzino. E vede, vede: con occhi secchi osserva questo mondo disumano, che gronda sangue. Dove non è testimone, viene comunque a conoscenza di vivisezioni su uomini ancora in vita; prelievi di sangue fino alla morte dei malcapitati, stupri.</p>
<p style="text-align: justify;">Vede pure la sua amatissima madre ammalarsi e sparire;  sua sorella più grande, la più intelligente di loro, esalare l’ultimo respiro su un tavolaccio di legno. I suoi nipotini morire d’inedia. Lui <i>resiste</i>: mentre la portavano via, sua madre gli ha gridato di tenere alta la testa, di <i>non mollare mai.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Nella fuga del 17 aprile, la donna ha portato con sé lenzuola, dei cucchiai, un coltello, oggetti che poi si sono rivelati indispensabili per la sopravvivenza nella giungla. Ha anche costruito una capanna con dei divisori, dove si prende cura di tutti e dove vedrà morire gran parte della sua famiglia. Nel libro, la donna è ovunque, forse anche contro la volontà dell’autore: sembra di vederla china su Rithy bambino, una lieve carezza a scaldargli le guance, la voce prodiga di consigli che riaffiorano alla memoria del ragazzo nei momenti più duri.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro nasce dall’intervista filmata che Rithy Panh ha voluto fare a Duch, finalmente sotto processo dopo anni di fughe e camuffamenti (durante l’invasione vietnamita è riuscito a fuggire al confine con la Thailandia, ha imparato due lingue, ha insegnato, si è convertito alla cristianità, cambiato nome).</p>
<p style="text-align: justify;">E’, naturalmente, il colloquio tra una vittima e il suo carnefice, “Duch non è un uomo in cammino”, scrive Panh, “perché mente &#8211; mente sempre &#8211; anche quando si mostra pentito e ammette che, certo, dall’S21, si entrava per non uscirne vivi”. L’imputato cerca un salvacondotto per l’al di qua, recita con voce mielosa la sua cantilena, cita versi biblici, omette. Non c’è risposta all’orrore, non c’è ragione alla disumanità, alla banalità del male.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ideale comunista, democratico e popolare, rimanda il suo fallimento dagli occhi disabitati di Duch, che cita Marx a memoria, e non piange. Vale a dire: il comunismo è l’ennesima favola convenzionale, buona per i salotti radical-chic di certi occidentali che ne parlano ancora sognanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine, scrive Panh, <i>conta solo l’uomo.</i></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<blockquote><p><span id="yui_3_13_0_1_1399224991563_2520">&#8220;Nel 1975 avevo tredici anni ed ero felice. Mio padre era stato capo gabinetto di diversi ministri dell&#8217;Educazione.  Era in pensione, e senatore. Mia madre accudiva nove figli. I miei genitori, tutti e due di famiglie contadine, credevano nella cultura. Meglio: avevano la passione della cultura (&#8230;). Allora lo ignoravo, ma eravamo destinati a diventare, all&#8217;arrivo dei khmer rossi nella capitale, parte del <i>&#8216;popolo nuovo&#8217; </i>- che significa: borghesi, proprietari, intellettuali.  Dunque degli oppressori: da rieducare nella campagne, o sterminare (&#8230;). Dare all&#8217;odiata classe un nome pieno di speranza: popolo nuovo. Che idea geniale. Questa massa verrà trasformata dalla rivoluzione. Tramutata. La si cancella per sempre. Quanto al <i>popolo vecchio,</i> o popolo di base, non è più arcaico e sofferente: diventa il modello da seguire (&#8230;). Il popolo vecchio è l&#8217;erede del grande regno del grande regno dei khmer. Non ha età. Ha costruito Angkor (&#8230;). Ha il compito di rieducarci e ha un potere assoluto su di noi&#8221;.</span></p></blockquote>
<div id="yui_3_13_0_1_1399224991563_2535"><span style="font-size: small;">(Pag. 26 del libro).</span></div>
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		<title>Emanuele sapeva molte cose&#8230; da &#8220;Domani&#8221;, romanzo di Annamaria Iacoviello</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2014 23:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Annamaria Iacoviello] “Emanuele sapeva molte cose sulla vita, aveva vissuto diverse esperienze che lo avevano segnato, facendo in modo che crescesse, decisamente, in fretta. Ma se c’era qualcosa di cui ignorava completamente il meccanismo e i suoi ingranaggi era il mondo dei sentimenti. Vi si era addentrato così poche volte, ed ogni singola volta aveva [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/domani-annamaria-iacoviello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10427" alt="domani annamaria iacoviello" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/domani-annamaria-iacoviello-211x300.jpg" width="211" height="300" /></a>[di Annamaria Iacoviello] “Emanuele sapeva molte cose sulla vita, aveva vissuto diverse esperienze che lo avevano segnato, facendo in modo che crescesse, decisamente, in fretta. Ma se c’era qualcosa di cui ignorava completamente il meccanismo e i suoi ingranaggi era il mondo dei sentimenti. Vi si era addentrato così poche volte, ed ogni singola volta aveva finito per fatto marcia indietro. Troppo complicato, in definitiva. Lui era un ragazzo di strada. Dalla vita di tutti i giorni raccoglieva le sue storie. I suoi cortometraggi parlavano di bisogni reali: miseria, povertà, violenze, discriminazioni. E le sue storie erano concrete come i personaggi che aveva incrociato sul suo cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estate precedente, zaino in spalla e telecamera alla mano, s’era fermato per diversi giorni in uno dei  quartieri  più poveri della città in cui abitava. S’ era mescolato tra la gente del luogo, barboni, zingari e poveracci, per cercare di portare alla luce i reali bisogni di quelle persone, e tentare di entrare nella visione della vita che essi avevano e farla propria. Con la sua semplicità era riuscito a guadagnarsi la fiducia di quella gente e a realizzare un documentario dai toni molto forti, ma assolutamente concreto, senza rischiare di cadere in patetismi o pietismi di alcun genere.  Sicuramente quello era stato uno dei suoi migliori lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Emanuele aveva una visione del mondo piuttosto singolare. Quel suo fare distratto gli dava un’aria totalmente atipica, ma nonostante le apparenze, in alcune questioni era diventato una persona piuttosto razionale, addestrato a credere solo a tutto ciò che si può toccare con mano. E i sentimenti, quelli no, non puoi vederli, figurarsi se si possa lontanamente ambire a toccarli, ad averli sotto le mani. Se così fosse, ci basterebbe avere in pugno il cuore di qualcuno per assicurarci il suo amore. E non troveremmo più una mano libera, ve lo assicuro. Per queste ragioni si era tenuto sempre un po’ al di fuori da complicate questioni di cuore, rimanendo libero di pensare e decidere esclusivamente con la sua testa.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti non si era mai fermato in un posto per troppo tempo, evitando in questo modo di mettere radici di alcun tipo. Soltanto una volta aveva creduto di essere andato vicino a questa ‘storia dei sentimenti’. E quella era stata l’unica volta in cui aveva permesso a qualcuno di entrare nel suo mondo. Ma poi da perfetto razionale qual era diventato, aveva fatto il fatidico passo indietro, prima che fosse stato troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Era fermamente convinto che per innamorarsi davvero bisognava esser pronto a correre dei rischi. E lui non sapeva affatto se era tagliato per questo. Mettere la propria vita nella mani di un altro… no, la questione non era per nulla rassicurante. A ben rifletterci era più o meno come vedere un burrone e decidere di lanciarvisi dentro a capofitto e senza nessuna motivazione apparente. E già nel suo passato si era lasciato alle spalle una voragine dalle dimensioni talmente smisurate, da nutrire nel profondo un’assoluta necessità di terreno sotto i suoi piedi. Mentre l’amore era piuttosto paragonabile ad un salto, un salto nel vuoto. Roba da pazzi, in definitiva, per qualsiasi persona lucida e sana di mente, non credete?”</p>
<p style="text-align: justify;">[...]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Dal romanzo &#8220;Domani&#8221; di Annamaria Iacoviello, 2013, Montecovello editore.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">Sinossi di “Domani”</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è mai capitato di sentirvi persi, confusi o letteralmente in balia delle onde, come un sacco portato via dalla corrente che non ha la più pallida idea di dove andrà a finire?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco. La storia di Emanuele è un po’ questo. Improvvisamente Emanuele si ritrova svuotato, senza più motivazioni né aspettative, tanto che si lascerebbe portar via da quella corrente ben volentieri..</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per uno strano gioco del destino, in una notte senza tempo, si ritroverà a fare i conti con il suo passato, in un modo così tanto inconsueto che pian piano, pagina dopo pagina, lui stesso verrà travolto da un ‘fiume in piena di emozioni’..</p>
<p style="text-align: justify;">Una storia dopo l’altra rievocherà ad uno ad uno i suoi ricordi, e ognuno di quei personaggi, si farà largo dentro di lui, attaccandosi alla sua pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono storie che ci appartengono o che in ogni caso faremo nostre perché parlano del vissuto di ognuno di noi, e un forte messaggio positivo, come una luce improvvisa, ci guiderà fuori dalla tempesta..</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Annamaria Iacoviello è una giornalista pubblicista e giovane scrittrice.  Diplomata al liceo classico e laureata in Lingue e culture moderne, fin da piccola trova la sua forma d’espressione nella scrittura. La partecipazione all’età di 10 anni al concorso di scrittura “Non c’è vita senza acqua”, e la conquista del terzo posto, consacra la sua passione per l’arte dello scrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007 si avvicina al mondo del giornalismo, iniziando a collaborare con diverse testate giornalistiche. Nell’ Ottobre del 2011 dopo una collaborazione con un quotidiano sannita, finalmente, diviene giornalista pubblicista. Il 2012 la porta nel salernitano dove collabora con il quotidiano on-line Irno.it, esperienza che la arricchirà tanto professionalmente quanto umanamente. Nello stesso anno partecipa al concorso “1000 Parole”, con il racconto ‘L’amore ai tempi dell’Erasmus’, che si piazza tra le prime 10 posizioni e viene pubblicato nella raccolta “1000 parole” edita dalla Casa Editrice Montecovello. E’ nell’anno 2013 che arrivano le prime importanti pubblicazioni: agli inizi del Gennaio 2013 il saggio “Vita da Promoter: domani Smetto”, viene pubblicato come e-book dalla Casa Editrice Montecovello, e il 26 Luglio dello stesso anno, con la medesima casa editrice, irrompe sulla scena il suo primo romanzo “Domani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo trimestre dell’anno 2013 vola in Spagna, a Barcellona, dove avrà la possibilità di effettuare uno stage nel giornale spagnolo “La Vanguardia”, nella redazione della sezione ‘internazionale’.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questa esperienza, incredibilmente fantastica, mi ha fatto maturare tanto dal punto di vista professionale quanto nella sfera umana e personale. Adesso, sono pronta per ciò che verrà! – ha affermato l’autrice- Sono stanca di sentire che in Italia c’è la crisi e che di riflesso non c’è spazio per noi giovani italiani. Abbiamo costanza e determinazione da vendere. Volete vederci andare via? Volete perderci tutti? La mia è una vera e propria sfida. Guardateci negli occhi, e dateci un futuro!”</p>
<p style="text-align: justify;">annamaria_iacoviello@libero.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://annamariaiacoviello.wordpress.com/" target="_blank">http://annamariaiacoviello.wordpress.com/</a></p>
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		<title>Il mondo secondo il &#8220;Diario della tartaruga&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jan 2014 02:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vivere con i libri]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano da Occhimentecuore] C’è chi scrive libri per bambini e chi scrive libri sui libri scritti per bambini ma non penso assolutamente che venga fatto per i bambini. Penso che tutti quelli che si preoccupano tanto dei bambini in realtà si stiano preoccupando di se stessi, di tener insieme il proprio mondo e indurre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/kiki2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10412" alt="kiki2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/kiki2-300x234.jpg" width="300" height="234" /></a>[di Cinzia Robbiano da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2014/01/25/living-with-books-2/" target="_blank">Occhimentecuore</a>]</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">C’è chi scrive libri per bambini e chi scrive libri sui libri scritti per bambini ma non penso assolutamente che venga fatto per i bambini. Penso che tutti quelli che si preoccupano tanto dei bambini in realtà si stiano preoccupando di se stessi, di tener insieme il proprio mondo e indurre i bambini ad aiutarli in questo compito, indurre i bambini a convenire che si tratta davvero di un mondo. A ogni nuova generazione di bambini bisogna dire: “Questo è un mondo, questo è quello che si fa, è cosi che si vive”. Forse la nostra paura costante è che arrivi una generazione di bambini a dire: “Questo non è un mondo, questo non è niente, e non c’è nessun modo di vivere”.<br />
<em>Diario della tartaruga, Russell Hoban</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diario della tartaruga</strong> è la storia una scrittrice di libri per ragazzi e di un librario e delle loro vite alla deriva. Sino a quando, davanti alla vasca delle tartarughe, matureranno un istinto e un’idea rivoluzionaria: rapire le tartarughe e liberarle in mare. Lessi questo libro nel 1986, allora pubblicato da Feltrinelli, ma lo ricordo ancora con dolcezza e trovo sia di una straordinaria attualità perché è una storia incantevole di solitudini urbane e di ricchezze interiori vissute nell’anonimato. Che oggi sono i blog a liberare.</p>
<p>Dalla rubrica &#8220;Vivere con i libri&#8221; di Cinzia Robbiano (<a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2014/01/25/living-with-books-2/" target="_blank">Occhimentecuore</a>)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Exit, oltre l&#8217;euro. Libro vademecum per riprendersi il futuro</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2014 14:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Piero Valerio da Tempesta perfetta] &#8230; Un libro che parla di economia, di storia e di politica e che però è stato scritto da semplici cittadini e professionisti, che non hanno particolari specializzazioni nei campi in questione. Nessun titolo da esibire in pubblica piazza, ma tanta, tanta passione e volontà di intervenire efficacemente e in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/exit.jpg"><img class="alignleft  wp-image-10402" alt="exit" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/exit.jpg" width="336" height="470" /></a>[di Piero Valerio da <a href="http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2014/01/exit-oltre-leuro-vademecum-per.html" target="_blank">Tempesta perfetta</a>] &#8230; Un libro che parla di economia, di storia e di politica e che però è stato scritto da semplici cittadini e professionisti, che non hanno particolari specializzazioni nei campi in questione. Nessun titolo da esibire in pubblica piazza, ma tanta, tanta passione e volontà di intervenire efficacemente e in prima persona nel dibattito in corso. Un dibattito dai cui esiti dipendono le nostre vite e quelle dei nostri figli e a cui nessuno dovrebbe mai sottrarsi. E’ il massimo esempio insomma di <b>partecipazione attiva</b> alla vita democratica del proprio paese, senza delegare ad altri o ai soliti specialisti del mestiere questioni accessibili a tutti con un po’ di impegno e determinazione.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Il titolo e il sottotitolo sono già abbastanza eloquenti riguardo le principali chiavi di lettura su cui si sviluppa il libro: <b>oltre l’euro non c’è nessun baratro, nessuna catastrofe irrimediabile, ma c’è soltanto un futuro che tocca a noi riscrivere e immaginare</b>. E infatti prima di riprendercelo e ricostruircelo il nostro futuro, dobbiamo essere bravi ad immaginarlo. In caso contrario ci faremo incastrare, con o senza euro, in una nuova gabbia da cui sarà sempre più difficile e complicato sfuggire. La propaganda di regime, oggi più agguerrita che mai, cerca di congelare il dibattito su una presunta salvifica idea di stabilità, da cui per spontanea inerzia dovrebbero venire chissà quali miracoli. Tuttavia se un paese è in crisi profonda e non fa nulla per venire fuori dalla crisi, cullandosi in un fragile immobilismo, è chiaro che la crisi non potrà che peggiorare.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Non sappiamo il motivo esatto per cui gli attuali governanti continuano ad assistere impassibili alla distruzione del paese e alla sofferenza del popolo. Opportunismo, servilismo, sudditanza, incompetenza, corruzione, malafede, volontà di controllo e di dominio di una massa di gente sfiduciata, impoverita, disperata. Molte possono essere le cause. Ma nessuna di queste giustifica il nostro immobilismo, quello di noi semplici cittadini che siamo le vittime sacrificali del massacro.</div>
<div style="text-align: justify;">Studiando a fondo i dati economici e tecnici, molti di noi, supportati dalle analisi dei migliori specialisti del mondo, sono arrivati alla conclusione che siano l’euro e i rigorosi vincoli di bilancio imposti dai trattati europei le principali cause del misfatto. Ma ciò non significa che crediamo che uscendo dall’euro tutti i problemi verranno risolti come per magia. Anzi. Il dibattito attuale nel fronte no-euro si sta infiammando su ipotetiche uscite da destra o da sinistra, a cui sinceramente io non credo.</div>
<div style="text-align: justify;">&#8230;</div>
<div style="text-align: justify;">Rimanere pietrificati di fronte alle minacce di <b>nazionalismo</b> o <b>protezionismo </b>paventate dalla propaganda, significa aver dimenticato che senza l’euro l’Italia non era né un paese autarchico, né nazionalista, né isolato, né protezionista, ma aveva una notevole <b>apertura nei confronti dei mercati internazionali</b>, unita ad un <b>controllo efficace dei movimenti dei capitali</b>. Fra i due estremi assoluti, il liberismo sfrenato dell’euro e il protezionismo becero, esistono parecchie vie di mezzo discrezionali e sostenibili da poter mettere in campo. Esiste per esempio il metodo del protezionismo intelligente (o in maniera esattamente speculare, del liberismo dal volto umano) basato sulle <b>regolamentazioni igienico-sanitarie</b> o sulle numerose <b>restrizioni di conformità di prodotto e di processo</b>, che spingerebbe una <b>competizione al rialzo</b> e non al ribasso della qualità dei prodotti e della tutela dei lavoratori. Un settore, quello della qualità e dei diritti umani, in cui l’Italia per tradizione e per prestigio potrebbe in breve tempo riprendersi il posto che le spetta a livello internazionale.</div>
<div> &#8230;</div>
<div>per l&#8217;articolo originale integrale:<br />
<a href="http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2014/01/exit-oltre-leuro-vademecum-per.html" target="_blank">http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2014/01/exit-oltre-leuro-vademecum-per.html</a></div>
<div>&#8212;</div>
<div>Uscito il 10 gennaio 2014 per la <a href="http://www.heraldeditore.it/" target="_blank"><strong>Herald editore</strong></a> di Roma, il saggio collettivo si intitola “<strong>Exit. Oltre l’euro (Vademecum per riprenderci il futuro)</strong>“, a cura di Gennaro Francione, con interventi di Gennaro Francione, Shirin Chehayed, Mattia Corsini, Antonio Stragapede, Claudio Martini, Piero Valerio, Luca Pezzotta, Loredana Signorile, Fiore Ranauro. Prefazione: Paolo Becchi; Introduzione: William K. Black; Postfazione: Diego Fusaro.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Il problema dell&#8217;essere umano è che non sa come deve vivere. &#8220;Ishamael&#8221; di Daniel Quinn</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 13:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Recensione libri]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>
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		<category><![CDATA[ishmael]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] &#8220;Ishmael&#8221;, di Daniel Quinn, è un libro che non può essere recensito. Perché va letto. E va letto perchè guarda alle cose con occhi limpidi, netti, senza patetico. O anche perché gode di una scrittura semplice, capace di arrivare al dunque. &#8220;Ishmael&#8221; parla del mondo, dell&#8217;ambiente, dell&#8217;Uomo. Ed è più che mai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Ishmael_cover.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10365" alt="Ishmael_cover" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Ishmael_cover-190x300.jpg" width="190" height="300" /></a>[di Tullia Bartolini] &#8220;Ishmael&#8221;, di Daniel Quinn, è un libro che non può essere recensito. Perché va letto. E va letto perchè guarda alle cose con occhi limpidi, netti, senza patetico. O anche perché gode di una scrittura semplice, capace di arrivare al dunque.<br />
&#8220;Ishmael&#8221; parla del mondo, dell&#8217;ambiente, dell&#8217;Uomo.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"> Ed è più che mai attuale, nonostante gli anni trascorsi dalla sua prima edizione: avanziamo a passi spediti verso il baratro, figli del progresso, incapaci di fermarci.<br />
</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;">Madre Cultura ci ha mentito (<em>&#8216;Vale di più un caffè con un amico che tutti i libri che ho letto nella mia vita&#8217;</em>, recitava il novello Cristo del film di Olmi, &#8216;Cento chiodi&#8217;), costringendoci in gabbie fatte di menzogne. Ci ha sradicati, consegnati al dio mercato. Ci ha voluti soli, sempre più soli, incapaci di legami. Ha svilito ogni principio, eliminato il peso e il valore della saggezza antica; ha distrutto il nostro rapporto con la terra e, soprattutto, con le Leggi di natura.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"> Non è un caso che un testo come questo non verrà mai proposto tra i libri scolastici. Eppure avrebbe molto da insegnare ai ragazzi, senza avere la pretesa di proporre verità assolute. Come scriveva Albers, &#8220;Un buon insegnamento è più un dare giusti interrogativi che giuste risposte.&#8221;</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: medium;"> Però si sente che è un libro <em>che non mente</em>. E non mente il suo autore quando ci dice, a lettura finita, che quello, per lui, è molto di più che un romanzo. Leggetelo, scaricatelo da internet, inviatelo alle persone a cui volete bene (come ha fatto con le liste del gruppo di  <a href="http://www.artempori.it/">http://www.artempori.it</a>  il nostro amico Enzo Maddaloni). Fatelo girare, commentatelo, discutetene.</p>
<p></span><span style="font-size: medium;">Quinn non è certo l&#8217;unico scrittore ad aver avuto uno sguardo lungo, capace di cogliere l&#8217;essenza di ciò che sta accadendo al mondo. Esiste un&#8217;ampia letteratura che si è occupata e si occupa di questioni simili; e molti film, cortometraggi, romanzi e saggi.  Ma di &#8216;Ishmael&#8217;, e  della sua &#8216;umanità&#8217;, vi innamorerete.</span></p>
<p>&#8212;</p>
<p><em>(Daniel Quinn nasce nel 1935 nel Nebraska, Usa. &#8216;Ishamel&#8217; gli ha fatto conseguire un Award nel 1991. Si è autodefinito &#8216;critico culturale&#8217; poichè, attraverso le sue opere, ha messo in luce le falsità scientifiche e le fallaci logiche dei sistemi culturali mondiali. Nel 2012 ha pubblicato la raccolta di racconti &#8216;At Woomeroo&#8217;).<br />
</em></p>
<p align="justify">&#8212;</p>
<p align="justify">Seguono alcuni brani del libro &#8221;Ishmael&#8221; di Daniel Quinn.</p>
<blockquote>
<p align="justify">Dovevo andarci, è ovvio&#8230; dovevo rassicurarmi che si trattasse solo dell&#8217;ennesima bufala, capite? Sarebbero bastati trenta secondi, le prime dieci parole, e avrei saputo. E dopo avrei potuto tornare a casa e scordarmene.</p>
<p>Quando ci arrivai, scoprii con sorpresa che si trattava di un comunissimo palazzo di uffici, pieno di avvocati, dentisti, agenti di viaggio, pubblicitari di second&#8217;ordine, un chiropratico e un paio di investigatori privati. Mi ero aspettato qualcosa di più suggestivo&#8230; arenaria con pareti rivestite in legno, soffitti alti e, magari, finestre con persiane. Cercai l&#8217;appartamento 105 e scoprii che dava sul retro, con le finestre che si affacciavano su un vicolo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p align="justify">Il disastro si verificò quando, diecimila anni fa, i popoli della vostra cultura dissero: «Noi siamo saggi quanto gli dèi, e possiamo governare il mondo proprio come loro». Quando assunsero nelle proprie mani il potere di vita e di morte sul mondo, il loro destino fu segnato.</p>
<p align="justify">— Già, perché in realtà non erano saggi quanto gli dèi.</p>
<p align="justify">— Gli dèi hanno governato il mondo per miliardi di anni, e tutto è anda-to bene. Dopo poche migliaia di anni di dominio umano, il mondo è in punto di morte.</p>
<p align="justify">— Giusto. Ma i Prendi non rinunceranno mai.</p>
<p>Ishmael si strinse nelle spalle. — Allora moriranno, com&#8217;è stato predetto.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p align="justify">Che cosa significa esattamente &#8220;cultura&#8221;? — chiese infine Ishmael. — Nel senso che viene dato comunemente a questa parola, non in quello che le abbiamo assegnato per i fini di questa conversazione.</p>
<p align="justify">Era pazzesco fare una domanda come quella a una persona seduta sotto il tendone di un luna park, ma feci del mio meglio per rifletterci. — Direi che è il complesso di tutto ciò che rende un insieme di persone un popolo.</p>
<p align="justify">Lui annuì. — E come si crea questo &#8220;complesso&#8221;?</p>
<p align="justify">— Non sono sicuro di capire la domanda. Comunque, si crea dal fatto che la gente vive.</p>
<p align="justify">— Certo, ma anche i passeri vivono, eppure non hanno una cultura.</p>
<p align="justify">— D&#8217;accordo, ho capito dove vuoi arrivare. Si tratta di un accumulo.</p>
<p align="justify">— Quello che continui a non dire è come si crea questo accumulo.</p>
<p align="justify">— Ah, sì. Va bene. L&#8217;accumulo è il complesso di conoscenze che passa da una generazione alla successiva. Si crea&#8230; Be&#8217;, quando una specie arriva a un certo grado di intelligenza, i membri di una generazione cominciano a trasferire informazioni e tecniche alla generazione successiva, la quale prende questo complesso di conoscenze, vi aggiunge i propri aggior-namenti e correzioni, e lo passa alla generazione seguente.</p>
<p align="justify">— E questo complesso di conoscenze viene chiamato &#8220;cultura&#8221;.</p>
<p align="justify">— Sì, direi di sì.</p>
<p align="justify">— È il complesso di tutto ciò che viene trasferito, naturalmente, non sol-tanto le informazioni e le tecniche. Comprende le credenze, le ipotesi, le teorie, i costumi, le leggende, le canzoni, le storie, le danze, le facezie, le superstizioni, i pregiudizi, i gusti, gli atteggiamenti. Tutto.</p>
<p align="justify">— Certo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p align="justify">- D&#8217;accordo, ma non hai risposto alla mia domanda. Come fa un popolo civilizzato ad appartenere al mondo?</p>
<p align="justify">Ishmael scosse la testa in un misto di impazienza ed esasperazione. — La civiltà non c&#8217;entra niente. Come fanno le tarantole ad appartenere al mondo? Come fanno gli squali ad appartenere al mondo?</p>
<p align="justify">— Non capisco.</p>
<p align="justify">— Guardati attorno, e vedrai che alcune creature si comportano come se il mondo appartenesse a loro, e altre come se loro appartenessero al mon-do. Riesci a distinguerle?</p>
<p>— Sì.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere il testo completo, potete cliccare su questo link:</p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/ferdinandorobespierre/daniel-quinn-ishmael-in-italiano" target="_blank">http://www.slideshare.net/ferdinandorobespierre/daniel-quinn-ishmael-in-italiano</a></p></blockquote>
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