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	<title>Art&#039;Empori &#187; .Rassegna stampa</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Cosa vuoi fare da grande? L&#8217;omologazione del lavoro e Bukowski</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2014 07:03:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[di Michael Zezima da Comune-Info] “È cominciato come un errore”. Con questa riga di apertura audace Charles Bukowski ha lanciato il suo primo romanzo Post Office (1971). Altri avevano contestato la decantata etica del lavoro statunitense prima… ma nessuno con lo stile, la vendetta e l’esperienza di un uomo che chiamavano Hank. Negli Stati Uniti, il tema del lavoro penetra in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/charles-bukowski1-e1397372722601.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11694" alt="charles-bukowski1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/charles-bukowski1-e1397372722601-300x152.jpg" width="300" height="152" /></a>[di <a href="http://comune-info.net/autori/michael-zezima/" target="_blank" rel="tag">Michael Zezima</a> da <a href="http://comune-info.net/2014/04/bukowski-fare-da-grande/" target="_blank">Comune-Info</a>] “È cominciato come un errore”. Con questa riga di apertura audace <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Bukowski" target="_blank"><strong>Charles Bukowski</strong> </a>ha lanciato il suo primo romanzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Post_Office" target="_blank"><strong>Post Office</strong></a> (1971). Altri avevano contestato la decantata etica del lavoro statunitense prima… ma nessuno con lo stile, la vendetta e l’esperienza di un uomo che chiamavano Hank.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Stati Uniti, il tema del lavoro penetra in molti aspetti della nostra vita. Considerate la domanda più comune che ci viene rivolta dal momento che siamo abbastanza grandi per capirla: “Cosa vuoi fare da grande?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presupposto inespresso in tale questione, naturalmente, è che il bambino o l’adolescente a cui viene ricolta non è niente in quel momento … ma sarà qualcuno quando sarà in grado di trascorre<strong> otto-dieci ore al giorno in una stranzetta</strong> per macinare numeri sotto la luce artificiale al suono di Muzak (nome di un’azienda statunitense nata negli anni Trenta, oggi utilizzato per alludere alla musica di sottofondo dei locali commerciali, <em>ndt</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Liberarsi da questa formula che tende a uniformare è diventato sempre più difficile (…). Bukowski ha deriso e decostruito questo edificio statunitense, scrivendo in Post: “<strong>Qualsiasi idiota può elemosinare qualche tipo di lavoro; ci vuole un uomo saggio per farlo senza lavorare</strong>“.</p>
<p style="text-align: justify;">E sapeva di quello che scriveva. Per sostenere la sua attività di scrittura, Bukowski ha faticato in una vasta gamma di posti di lavoro come <strong>lavapiatti, autista di camion e scaricatore, postino</strong>, guardia, benzinaio, magazziniere, parcheggiatore, lavoratore della Croce Rossa, operatore di ascensore. Altri luoghi di lavoro sono stati una fabbrica di biscotti per cani, una fabbrica di torte e biscotti e le metropolitane di New York, dove ha appendeva manifesti. Poi, naturalmente, sono arrivati gli anni presso l’ufficio postale … gli anni che racconta nel suo leggendario primo romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Non troverete Bukowski nelle liste di lettura della maggior parte dei professori inglesi, perché <strong>Bukowski scrive troppo chiaramente</strong>“, dice il romanziere Anis Shivani. “Non è possibile falsificare il suo messaggio per far sembrare la vita borghese tutta bella, dopo tutto”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Bukowski ha scritto di uomini e donne come si butta giù un bicchiere di birra, sulla resistenza, sulla rabbia, sul desiderio, sul sesso e, soprattutto, di se stesso”, spiega William Booth, uno scrittore e collaboratore del Washington Post. “Era un bestseller in Brasile; la sua poesia viene insegnata agli studenti delle scuole superiori in Francia; negli Stati Uniti, ai suoi tempi, era un <strong>simbolo di ribellione</strong>“.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella ribellione vive ogni volta che una libreria ha su uno scaffale Post Office e altri libri di Bukowski dietro il bancone per evitare il furto. I libri di Hank, a quanto pare, sono i più comunemente rubacchiati. Come mi ha spiegato una volta il proprietario di un negozio di libri: “Bukowski era uno scrittore anti-establishment, ha preso un sacco di rischi e praticamente ha fatto quello che voleva. Forse la gente considera rubare i suoi libri come un atto di solidarietà. A causa dello stile di Bukowski, molto probabilmente pensano sia giusto rubare i suoi libri; si tratta di un gesto contro l’establishment”.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto è cominciato come un errore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mickey Z</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*************</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*Mickey Z, ovvero Michael Zezima</strong>, è scrittore ma anche giornalista e fotografo, e vive a New York. Autore di oltre dieci libri, il più recente è il romanzo <em>Darker Shade of Green</em> (tra quelli tradotti in Italia «Salvate Il Soldato Potere: I falsi miti della Seconda Guerra Mondiale», Il Saggiatore). Fino a quando la legge non cambierà o finirà l’energia elettrica, potete trovarlo in un paio di oscuri siti web chiamati Facebook e Twitter. Chiunque desideri sostenere i suoi sforzi da pensatore critico, da sempre nei movimenti sociali, può farlo con una donazione <strong><a href="https://www.wepay.com/donations/radical-propaganda" target="_blank">qui</a></strong>. <strong>Comune</strong> è il sito in Italia al quale invia periodicamente i suoi articoli. Questo articolo è stato pubblicato anche su <a href="http://worldnewstrust.com/" target="_blank"><strong>worldnewstrust.com</strong></a><strong> </strong>(con il titolo originale<em>Bukowski Quits at the Post Office</em>). Altri articoli di Zezima sono <a href="http://comune-info.net/autori/michael-zezima/" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo originale in italiano:<br />
<a href="http://comune-info.net/2014/04/bukowski-fare-da-grande/" target="_blank">http://comune-info.net/2014/04/bukowski-fare-da-grande/</a></p>
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		<title>Il giardino della Grande Madre</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Dec 2013 20:18:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro da Comunità Provvisoria] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8412" alt="aiab-piante-bellezza" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg?w=209" width="167" height="240" /></a>[di Franca Molinaro da <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/12/09/il-giardino-della-grande-madre-_-di-franca-molinaro/" target="_blank">Comunità Provvisoria</a>] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. Volgere l’interesse verso la natura non ha significato dare un taglio con l’umanità, piuttosto dare un taglio alle apparenze, alle futilità che la quotidianità comporta. In questo modo non ho inteso rinnegare la ricerca antropologica ma approfondirla indagando su quell’intima spiritualità che lega il genere umano all’universo, quell’idea archetipa non sottoposta ad evoluzione culturale, o meme assoluto che sopravvive al susseguirsi delle ere e delle civiltà al pari di un gene nella catena di un DNA. Tale ricerca coincide col bisogno di Verità e può passare attraverso lo studio delle cose concrete, naturali, visibili. Se il cosmo è la manifestazione delle energie divine creatrici, ogni albero, ogni pianta, ogni fiore è informato da un’energia divina ovvero da un dio, è una teofania (A. Cattabiani).</p>
<p style="text-align: justify;">La verità si rivela quotidianamente attraverso la rigenerazione continua, la si può osservare fisicamente senza far ricorso a difficili dogmi e teologie di ogni credo. Il miracolo della creazione si reitera ogni secondo in miriadi di forme con impollinazioni e fecondazioni, in esso è il senso assoluto del tutto, il processo chimico che l’evoluzionismo vuole verificatosi per caso è il principio delle cose: la vita. Avvicinarsi alla comprensione di tale mistero significa provare ad esser parte del tutto. Entrare in un bosco ed ascoltarne il silenzio è il primo esercizio da compiere per chi vuol tentare questa esperienza, proverà un senso di sgomento, una sorta di ansia inspiegabile, questo stato gli è causato dall’incontro tra cosmo e microcosmo interiore. Lo sgomento può essere superato con la conoscenza acquisita attraverso il rapporto continuo con la vita che il bosco ospita, con appuntamenti periodici per capire lo sviluppo delle piante, la fioritura o la fruttificazione. Un medico di Bismarck raccontava che al suo paziente, esaurito dall’eccessiva tensione nervosa dovuta agli impegni di governo, consigliò come terapia di sdraiarsi mezz’ora sotto una quercia. L’esercizio diventa, dunque, una terapia per curare le nevrosi e ristabilire l’equilibrio interiore nelle persone dalla personalità labile ma anche un’occasione per tentare il contatto col creato. I boschi, la montagna con i suoi orizzonti possiedono quella capacità energetica che permette la rigenerazione dello spirito attraverso la meditazione e l’incontro con l’infinito. Gli Appenninici sacralizzano la montagna, i fiumi, i boschi ed in questi elementi si rispecchiano, un po’ lupi, un po’ falchi, sicuramente un po’ conservatori, legati, non senza ragione, alle proprie tradizioni. Come la vegetazione, così le etnie dell’entroterra, si somigliano tra loro anche se ciascuna conserva le proprie peculiarità. Tutte, però, sono accomunate dal legame profondo, sacro, con la terra, la natura, le colture, il mondo “anima”; in tutte è presente una religiosità in cui il Cristianesimo si integra con reminiscenze paganeggianti in una sorta di spiritualità immanente colta attraverso la contemplazione della natura. A chi è meno incline alla ricerca interiore ed ha più spiccato desiderio di bellezza ed armonia estetica, è consigliata l’avventura tra boschi, monti e fiumi, per scoprire ed ammirare la magnificenza di sora nostra Madre Terra, quella bellezza che comunemente sfugge agli occhi frettolosi, un’armonia disegnata dagli stami corallini del fiore della cicoria o dalla geometria perfetta del fiore stellato dell’Echinopo. Secondo l’Antico Testamento, l’uomo ebbe in affidamento la terra per “soggiogarla”, ma forse prese troppo alla lettera le parole dell’Onnipotente e, con lo scorrere del tempo, ha perduto il rispetto per la Grande Madre assoggettandola ai suoi smisurati bisogni. Recuperare il rapporto con la terra è il primo tentativo per ristabilire gli equilibri naturali. Se la strada non dovesse essere quella dell’Amore, e con esso tutti i sentimenti buoni che lo caratterizzano, allora si lasci almeno spazio al naturale egoismo genetico e si pensi che, senza la natura in buone condizioni è impossibile assicurare la sopravvivenza dei propri geni.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra ragione per imparare a conoscere direttamente la natura ci è suggerita dalla legge emanata il 31 marzo 2004 dalla European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD) che rende operative le norme per l’utilizzo di prodotti erboristici. Il 1° di aprile 2011 tutte le erbe medicinali diventeranno illegali nell’Unione Europea. Questa direttiva richiede che tutte le preparazioni di erbe debbano superare lo stesso tipo di procedure dei farmaci. Non fa differenza se un’erba sia stata liberamente utilizzata per millenni. I costi di queste – nuove – procedure sono ampiamente superiori a quelli affrontabili dalla maggior parte dei produttori – escluse le grandi industrie farmaceutica ed agroalimentari. Si parla di costi oscillanti fra i 100.000 ed i 150.000 € per erba; se poi si tratta di un composto, ogni erba deve essere trattata separatamente. Non conta se un’erba sia stata usata con sicurezza ed efficacia per migliaia di anni, dovrà essere trattata come fosse nuovo farmaco di laboratorio (Gaia Healt).</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, le piante non sono farmaci di laboratorio, sono invece preparati ottenuti da fonti biologiche non necessariamente purificati – perchè la cosa potrebbe modificarne natura ed efficacia – così come avviene per gli alimenti. Trattarle come prodotti di sintesi significa distorcere la loro natura e la natura delle piante medicinali. La cosa ovviamente non fa la minima differenza dentro le mura dell’Unione Europea controllata da BigPharma (la grande industria farmaceutica) un’Unione che ha inglobato il corporativismo nella sua costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’industria farmaceutica e quella agroalimentare hanno, così, quasi completato il loro assalto a tutti gli aspetti della salute, dai cibi che mangiamo al modo col quale ci prendiamo cura della nostra salute. La natura rappresenta un’immensa dispensa, comprende una quantità di erbe non solo officinali ma anche eduli, ottime da portare in tavola. Naturalmente occorre competenza nel riconoscerle e nel prepararle, occorre ripulirle accuratamente perché le piante raccolte in natura non sono pulite come la lattuga da serra raccolta sul telo nero della pacciamatura. Hanno sapori differenti da quelli degli ortaggi da coltura forzata. Sapori antichi che il nostro entroterra conserva gelosamente nella sua tradizione. Nella valle del Calore abbiamo un sapore del tutto particolare, quello del puliejo (Menta pulegium) abbinato ai cecatielli, mentre nella valle dell’Ofanto si usa ancora il rafano (Armoracia rusticana) nelle Tomacelle. Questi e tanti altri vogliamo proporre in questo percorso che mi accingo a intraprendere attraverso le terre d’Irpinia e dell’entroterra appenninico.</p>
<p style="text-align: justify;">Franca Molinaro</p>
<p style="text-align: justify;"><em>articolo pubblicato su ‘ottopagine’ 5.12.2010.</em></p>
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		<title>Mutazioni: dall&#8217;Homo sapiens al Nativo digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 00:05:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano, da OcchiMenteCuore] Pensi non stia bene. Ripensi alla mononucleosi e lo costringi a massicce dosi di vitamine. Ma non basta. Non basta a fargli riconquistare la posizioni eretta. Si rilassa, dice lui. Allora pensi che tu dovresti essere morta perchè ti sei portata la spesa su, su fino in cima, al terzo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/mutazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8694" alt="mutazione" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/mutazione.jpg?w=300" width="300" height="260" /></a>[di Cinzia Robbiano, da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/" target="_blank">OcchiMenteCuore</a>]<br />
Pensi non stia bene. Ripensi alla mononucleosi e lo costringi a massicce dosi di vitamine. Ma non basta. Non basta a fargli riconquistare la posizioni eretta. Si rilassa, dice lui. Allora pensi che tu dovresti essere morta perchè ti sei portata la spesa su, su fino in cima, al terzo piano, senza ascensore. Anche il cestello dell’acqua. E il PC ad aggiustare. Prima giù e poi su e anche attraversando la piazza. Ed eri la sola donna al car wash a lottare con la pressione della pistola per rimuovere il fango dall’auto che lui ha usato.  In particolari momenti di vivacità è connesso. A cosa? A tutto: pctelefonoipod.  Se lo leggi tutto insieme ti viene in mente ETtelefonocasa. Ma lui non comunica con te, con casa. Se lo chiami al cellulare non risponde. Non vuole la tua amicizia su facebook perché sennò lo spii (intanto tutto il mondo sa cosa fa, dove va e con chi, cosa pensa).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/11/nativi.jpg"><img id="i-2676" alt="Immagine" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/11/nativi.jpg?w=490" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Hai anche pensato che sia per colpa tua, del tuo continuo andare  e venire, fare e disfare, parlare e parlare, provare e riprovare, insomma di averlo stancato. Ne parli con qualche amica o collega che ha figli della stessa età. E scopri che non è solo il tuo. Sono tutti così! Ma allora non è un difetto, un’innata pigrizia, il mutismo adolescenziale. Stiamo assistendo ad una mutazione. E’ iniziato il processo inverso, senza essere passati dalle fasi intermedie. Dall’Homo sapiens all’homo habilis, così definito perché era in grado di padroneggiare gli utensili di pietra (come i nostri figli padroneggiano la tecnologia) ma in realtà ancora molto simile all’Australopiteco, che infatti non aveva sviluppato alcuna forma di linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò comporta naturalmente un’evoluzione anche in noi. Soprattutto madri. Diventate, scopro, madri “elicottero” costrette, nostro malgrado, a continuare a vigilare. A distanza però. E anche “acrobate”, quando la figura paterna, come spesso accade lasciatemelo dire, risulta assente. Elicotteri e acrobati ogni tanto cadono. Troveranno la forza gli “sdraiati” per raccoglierne i pezzi? E i “nativi digitali” le parole per consolarci?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Chissà, chissà chi sei chissà che sarai<br />
chissà che sarà di noi<br />
lo scopriremo solo vivendo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Il problema è: sino a quando?</p>
<p style="text-align: left;">(per articolo originale <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/11/13/mutazioni/">http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/11/13/mutazioni/</a> )</p>
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		<title>TEM, la moneta locale greca che agevola il baratto tra cittadini e tra cittadini ed esercenti</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Nov 2013 14:23:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[da Comune-Info, estratto da articolo di Antonio Cuesta] I tempi di crisi offrono spesso soluzioni ingegnose per superare le difficoltà. Nel caso della città greca di Volos, una piccola città di 100.000 abitanti, l’attuazione della cosiddetta Rete di interscambio e solidarietà, è nata due anni fa&#8230; L’idea di base viene dalle numerose esperienze di comunità [&#8230;]]]></description>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6351">L’idea di base viene dalle numerose esperienze di comunità di baratto, lo scambio di beni e servizi senza l’utilizzo di qualsiasi valuta. Nel caso di Volos l’idea è stata perfezionata con la creazione di <b>un modello di commercio, «Tem» (Unità alternativa locale, in greco), e un avanzato sistema informatico,</b> semplice nel suo funzionamento ed efficace nei risultati.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6352">Quando qualcuno entra a far parte della rete riceve un numero di conto e 300 Tem (un Tem equivale a un euro, soltanto come riferimento quando si imposta il valore di vendita), per favorire in tal modo fin dall’inizio la possibilità di acquistare oppure vendere prodotti o servizi. <b>Il maggior numero di scambi si svolge il sabato al mercato delle pulci di aspetto tradizionale, ma nel quale è escluso l’uso del denaro</b>. Una vasta gamma di prodotti che comprende frutta, verdura, vestiti, libri, artigianato, ecc. ma anche materiali elettrici e idraulici. Inoltre, il sito dell’associazione offre un elenco completo di tutti professionisti (medici, insegnanti, elettricisti…, ma anche le officine meccaniche, le panetterie, le macellerie …) che fanno parte della rete locale e che consentono il pagamento in Tem per tutta la settimana nel normale orario di lavoro.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6418">«<b>Con l’aiuto iniziale – racconta Emilia Gara, una ceramista di quarantasette anni –, ho potuto comprare frutta e zucchero per preparare marmellate da vendere il sabato</b>.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6418">Alexandra ha venduto insieme al padre Iraklis le uova fresche delle «galline che abbiamo nel cortile, in un primo momento è costato di più per il cibo che abbiamo pagato in euro, ma ora ho trovato un fornitore che vende alimenti per animali in Tem» ci dice. Per questa ragazza di venticinque anni l’iniziativa «è una filosofia per cambiare le cose senza soldi. Io non sono contro l’euro, mi serve per pagare certe cose ma per altre, per quanto possibile, cerca di non usarlo. Io preferisco il Tem perché è qualcosa che possono usare tutti, l’euro soltanto coloro che hanno il lavoro». E assicura convinta che «con il Tem è possibile accedere a molte opzioni, in molti modi, decidi tu. Ognuno ha qualcosa da dare o da offrire».</div>
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<div id="yui_3_13_0_1_1383479465162_2169"><b>L’utilizzo di internet ha facilitato lo scambio e soprattutto il controlla del debito</b>. Christos, un ingegnere appassionato di software libero e cofondatore del progetto, è il responsabile per lo sviluppo informatico  del sistema progettato grazie al software open source. La Banca d’Inghilterra ha dato un riconoscimento al sistema per la forma e la sicurezza con i quali vengono effettuati i trasferimenti. Meglio e più velocemente di qualsiasi banca on line, i movimenti tra venditori e acquirenti vengono immediatamente segnati, non ci sono commissioni o ritardi, permettendo anche uno scoperto fino a 1.200 Tem per ogni utente.<br />
.<br />
Poiché il Tem non esiste fisicamente, il pagamento viene effettuato in tre modi: con un «assegno» dotato di un marchio di sicurezza, tramite bonifico on line, con un semplice Sms. Inviando un messaggio ai numeri del pagatore e del beneficiario con l’importo, il sistema restituisce immediatamente i messaggi inviati confermando il trasferimento, mostrando il saldo dopo l’operazione eseguita.</div>
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<div>Anche se il volume degli scambi non è ancora molto elevato, Christos ha stimato che durante il mercato del sabato si raggiungono 3.000 o 4.000 Tem, anche se questo dato scende durante la settimana. <b>Prodotti alimentari, frutta e verdura sono di gran lunga i più popolari con i servizi professionali (idraulici, avvocati…)</b>. In ogni caso, «la cosa più importante è che le persone si conoscono e hanno fiducia reciproca, Internet è importante, ma il contatto diretto è fondamentale – Christos ci illumina.<br />
<b>.<br />
Un’altra dei fondatori di questo progetto è Marita Hupis, fortemente influenzata dalle esperienze avviate in Argentina e Uruguay da oltre un decennio</b>. Marita presenta i principi alla base della rete di scambio: l’uguaglianza, la parità, la trasparenza, la solidarietà e la partecipazione.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6292">. Edifici da tempo abbandonati sono stati recuperati grazie all’aiuto di tecnici e anche di artisti locali. Tutti i membri dei gruppi di lavoro (segretario, pubblicità, infrastrutture, pulizia…) sono uguali: sei Tem per un’ora di lavoro. «Questi gruppi sono aperti e coinvolgono molte persone, se necessario, in qualsiasi momento», spiega Marita.</div>
<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_8_1383157847321_11"><b>.<br />
Il successo della rete attraversa i confini e sta incoraggiando altre città greche a seguirne l’esempio</b>. «È una buona scelta per cambiare le cose e in un certo senso è un cambiamento rivoluzionario», dice Alexandra orgogliosa.</div>
<div>.<br />
Per articolo integrale: <a href="http://comune-info.net/2012/05/levoluzione-del-trueque/">http://comune-info.net/2012/05/levoluzione-del-trueque/</a></div>
<div><em>Fonte: <a href="http://rebelion.org/" target="_blank">Rebelion.org</a></em></div>
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		<title>La pecorella smarrita ovvero come riappropriarsi della vita e dei suoi mestieri reali</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 13:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano da Occhimentecuore] A proposito del romanzo di Paola Mastrocola, &#8220;Non so niente di te&#8221;. Leggetelo. Se avete figli adolescenti. O che lo diventeranno. E perchè siete stati figli. E se non avete figli ma siete comunque zie. O avete un’amica con figli che ha bisogno di un diverso punto di vista. Comunque [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>[di Cinzia Robbiano da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/08/20/il-pastore-distratto-la-pecorella-smarrita-ma-per-fortuna-ce-niculin/" target="_blank">Occhimentecuore</a>] A proposito del romanzo di Paola Mastrocola, &#8220;Non so niente di te&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/cover-non-so-niente-di-te-500x360.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8343" alt="cover-non-so-niente-di-te-500x360" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/cover-non-so-niente-di-te-500x360.jpg?w=300" width="300" height="216" /></a>Leggetelo. Se avete figli adolescenti. O che lo diventeranno. E perchè siete stati figli. E se non avete figli ma siete comunque zie. O avete un’amica con figli che ha bisogno di un diverso punto di vista. Comunque leggetelo.<br />
E’ la storia di Fil, di un padre superimpegnato e di una madre banalmente distratta. E di una zia, single, che lo insegue e nell’inseguire lui ritrova se stessa. E’ la storia di tanti, che cercano la propria strada.  Che interrompe quella familiare. Ma non per questo è un tradimento. La prosegue, in fondo, ma in un’altra direzione. A volte ostinata e contraria, ma spesso giusta. Se solo noi genitori ci lasciassimo sorprendere.</p>
<blockquote><p>“Dovreste essere curiosi, voi genitori, molto curiosi dei vostri figli. Morire dalla curiosità di vedere come diavolo andrà a finire. Invece siete sempre così scontenti, così incontentabili. Sembra che conosciate già tutto. Non vi lasciate sorprendere. Peccato. Vi private di una grande felicità».</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Non è facile e non sempre finisce bene. Si tratta di riconoscere nell’altro, nel figlio, quell’originalità che è propria di ogni essere umano. Che spesso anche noi abbiamo impiegato anni a riconoscere ed amare in noi stessi.</p>
<blockquote><p>“ qualcuno ha la vita che vorrebbe?”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si direbbe il libro perfetto per questi tempi, dopo che Monti parlò di “generazione perduta”.  Qualche difettuccio di punti di vista ce l’ha, diciamocelo. Fil è comunque un Bocconiano, che non è proprio l’università per tutti. E neppure i Master a Stanford. Diciamo però che il principio di fondo lo si può applicare a qualunque classe sociale.  Qualcuno l’ha definito “surreale”.  <em>La barca nel bosco </em>era surreale<em>. </em> Questo è possibile.  Come sappiamo, la realtà supera spesso la fantasia. Di ragazzi che hanno fatto scelte di questo genere ne ho conosciuti. Ne conosco. Alle spalle hanno comunque famiglie disposte a mettersi in gioco, o in discussione. Per altri, per lo più persone comuni, la strada è paradossalmente più sicura.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho conosciuto invece, ma mi piacerebbe, Andrea Maffeo: figlio di un chirurgo e di un’insegnante,  che  ha scelto di fare il pastore su e giù per il Biellese, insieme al vecchio Niculìn, il pastore che gli ha insegnato il mestiere e quando è stato pronto gli ha donato una pecora, gravida. Ha detto addio alla sua adolescenza, agli amici e ai loro rituali per vivere all’aria aperta e a contatto con gli animali, per cercare, isolandosi,  di capire l’esistenza e crescere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/08/20/il-pastore-distratto-la-pecorella-smarrita-ma-per-fortuna-ce-niculin/andrea/" rel="attachment wp-att-1648"><img alt="andrea" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/08/andrea.jpg?w=640&amp;h=236" width="640" height="236" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/08/20/il-pastore-distratto-la-pecorella-smarrita-ma-per-fortuna-ce-niculin/sentire-laria-photo-sentirelaria-it_/" rel="attachment wp-att-1640"><img alt="Sentire-laria-Photo-sentirelaria.it_" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/08/sentire-laria-photo-sentirelaria-it_.jpg?w=640" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E mi piacerebbe parlare con i suoi genitori, farmi raccontare come hanno vissuto la sua scelta, se hanno avuto paura, se l’ansia ha mai avuto il sopravvento. Se hanno urlato, litigato, sbattuto porte. Se hanno pianto e alla fine sorriso. La sua storia l’hanno raccontata Matteo Cecconello, Claudio Pidello e Andrea Taglier nel film-documentario “Sentire l’aria”, ma non è solo un film. E’ anche un libro, edito da Prospettiva Nevskij. Si tratta di un viaggio attraverso le immagini, nel segreto che lega il ragazzo alla solitudine dei pascoli, alla ricerca di una nuova identità e di una possibile economia basata sui prodotti del territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">[youtube https://www.youtube.com/watch?v=lPKjkDHAk_4?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent]</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle lane delle pecore biellesi di Andrea, con una produzione variabile a seconda della quantità disponibile a ogni tosa, nasce Crush Gacc.</p>
<blockquote><p>Crusch Gacc nel gergo dei pastori biellesi sta ad indicare il vero pastore il “raminger” colui che dorme sempre all’aperto anche d’inverno così come si conviene ad un buon pastore. E’ “gacc”, cioè valente, vero, giusto.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Realizza articoli per la casa (plaid, runner, copritavola, tende) tessuti in modo completamente artigianale utilizzando telai risalenti ai primi del Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/08/20/il-pastore-distratto-la-pecorella-smarrita-ma-per-fortuna-ce-niculin/cru/" rel="attachment wp-att-1657"><img alt="cru" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/08/cru.jpg?w=640&amp;h=426" width="640" height="426" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.cruschgacc.it/" target="_blank">Crusch Gacc</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non so nulla di te,</em> come<em> Sentire l’aria,  è</em> anche un libro sul tempo, il tempo che richiedono l’ascolto e il cambiamento. Che è un tempo lento, lungo. Quindi bisogna muoversi. Prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo originale dell&#8217;articolo:</p>
<h3 style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/08/20/il-pastore-distratto-la-pecorella-smarrita-ma-per-fortuna-ce-niculin/" target="_blank" rel="bookmark">Il pastore distratto. La pecorella smarrita. Ma per fortuna c’è Niculìn.</a></h3>
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		<title>Ti sei comprata il Kindle, eh, e mò?</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 09:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Filomena Grimaldi, libraia, da La terza città] Mi sono comprata il Kindle. Non l’ho fatto prima non per questioni ah io l’odore della carta. No, pigrizia. Paura di spendere soldi che non avevo, no ma più la pigrizia. Come per lo smartphone. Pigrizia. [...]  Lo so che ci guarderemo per una settimana, me lo terrò sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/libri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8301" alt="libri" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/libri.jpg?w=197" width="197" height="300" /></a>[di Filomena Grimaldi, libraia, da <a href="http://laterzacitta.wordpress.com/2013/02/06/tema-ti-sei-comprata-il-kindle-eh-e-mo/" target="_blank">La terza città</a>]<br />
Mi sono comprata il Kindle. Non l’ho fatto prima non per questioni <em>ah io l’odore della carta</em>. No, pigrizia. Paura di spendere soldi che non avevo, no ma più la pigrizia. Come per lo smartphone. Pigrizia. [...]  Lo so che ci guarderemo per una settimana, me lo terrò sul comodino e non gli darò da mangiare. Che gli do da mangiare? Che dieta gli farò seguire?</p>
<p>Con lo smartofonino mi sono data una condotta, per usarlo in modo intelligente, e pure col kindle mi voglio dare una condotta. Che cosa ci voglio leggere lì dentro? I classici? no. Sicuro i classici no. E perchè no, perchè i classici, se mai avrò dei figli, voglio lasciarglieli in eredità. Oddio forse non tutti. Ci posso leggere quei classici che bisogna aver letto per stare al mondo, quelli che mi possono servire al lavoro, che tanto si trovano gratis. Che io, se ci penso bene,  solo i libri posso lasciare. I miei libri. Quelli sottolineati. Questo ciò. Quando leggo un libro che poi dentro, tra le righe, ci lascio il cuore, i pensieri, le righe di sottolineatura a matita, poi voglio prestarlo. Voglio prestare proprio quella copia lì con le mie sottolineature, con la mia lettura dentro, con le pagine che pesano di più perchè alla carta e all’inchiostro s’è aggiunto il peso del mio guardo.</p>
<p>Sì lo so, ho detto una cosa romanticona da <em>ah io l’odore della carta</em>. Ma no, che poi la carta puzza, fatevene una ragione e gli inchiostri sono tossici. e la stampa la fanno in cina! State piangendo eh?… Alla fine faccio la libraia di carta, mi sarà concesso un po’ di sentimento o no? (prima di restare disoccupata come i venditori di dischi…che i dischi ci sono ancora, ma i venditori di dischi pare di no) Forse ci leggerò i libri per diventare più intelligente. I saggi, le cose di scuola. A sì, tra poco riandrò a scuola, ma questa è un’altra storia. O i gialli. Ci leggerò i gialli, i romanzi che devo leggere per lavoro, no quelli no che al lavoro li prendo gratis…ci leggerò, non lo so che ci leggerò, appena lo capisco lo dico.</p>
<p>Di sicuro avrò tutt’e due. Carta e pixel. Come la musica. Adesso mi voglio ricomprare il giradischi. Che quello che avevo a casa è morto. Voglio il giradischi e mi voglio comprare i dischi. Dischi di cui ho gli mp3 e il cd. E voglio pure il disco. Per esempio adesso mentre scrivo sto ascoltando <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6tsamNxGC9U">questo</a>. Dice vabbè, grazie. Sì, appunto. Prego.</p>
<p>Ma meglio di me lo spiega Matteo B Bianchi, il perchè voglio tutt’e due, il pane e le rose, leggete che scrive: <em>La domanda che si pone però è un’altra: perché tra un libro di un autore che amo e il suo corrispettivo ebook non ho un attimo di esitazione nella scelta di acquistare il primo? Perché di certi gruppi continuo a comprare i cd?</em> <em>La risposta è semplice: perché li voglio. E volere equivale a possedere. E possedere, fino a prova contraria, implica la fisicità. Devo toccarli. Devo esporli sullo scaffale. Devo ricordare a me stesso che esistono, che mi stanno intorno e con la loro presenza formano il mio carattere, la mia cultura, i miei gusti, il mio conforto, il mio essere me.</em> <em>In sintesi, più banalmente, forse basterebbe riprendere le parole di <strong>una celebre filosofa del secolo scorso</strong>: “ ‘cause we are living in a material world and I am a material girl”.</em> (lo dice <strong><a href="http://matteobblog.blogspot.it/2013/02/materiale-resistente.html" target="_blank">qua</a></strong>)</p>
<div id="jp-post-flair">Articolo originale:<br />
<a href="http://laterzacitta.wordpress.com/2013/02/06/tema-ti-sei-comprata-il-kindle-eh-e-mo/" target="_blank">http://laterzacitta.wordpress.com/2013/02/06/tema-ti-sei-comprata-il-kindle-eh-e-mo/</a></div>
<div>.</div>
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<p><em>Il profilo di Filomena Grimaldi</em></p>
<p>Mi chiamo Filomena Grimaldi, ho trentaquattro anni e faccio la libraia dal 2000.<br />
Ho iniziato in un’agenzia Einaudi a Perugia, ho gestito un punto vendita Mondadori Franchising a Empoli, ho collaborato con scuole, enti e biblioteche, ho lavorato in un paio di librerie indipendenti in provincia di Benevento, ho curato per la libreria Utopia di Milano i social network e la sezione ragazzi “Gli Utopini”, organizzando incontri con gli autori, laboratori e letture animate.<br />
A maggio di quest’anno ho deciso che forse era il caso di diventare grande e provare a mettermi in proprio. Sono tornata a casa in Campania, in provincia di Benevento, e sto cercando un locale per aprire la mia libreria.<br />
Ogni tanto racconto qualcosa di me ne <a href="http://laterzacitta.wordpress.com/" target="_blank">La Terza Città</a>.</p>
</div>
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		<title>Festival di Mantova? No. Hay-on-Wye. Il paese dei libri</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Sep 2013 15:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cinzia robbiano]]></category>
		<category><![CDATA[festival letteratura di mantova]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano da Occhimentecuore] Non vado al Festival della Letteratura. Non ci vado già da qualche anno. Perché? Mantova è una città bellissima ma claustrofobica dove dovresti prenotarti già da un anno all’altro ma vivo alla giornata. E non per scelta. Poi perchè ormai in Italia anche la frazione, oserei dire la borgata, ha il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[di Cinzia Robbiano da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/" target="_blank">Occhimentecuore</a>] Non vado al Festival della Letteratura. Non ci vado già da qualche anno. Perché? Mantova è una città bellissima ma claustrofobica dove dovresti prenotarti già da un anno all’altro ma vivo alla giornata. E non per scelta. Poi perchè ormai in Italia anche la frazione, oserei dire la borgata, ha il suo micro festival della letteratura. In Italia siamo tutti scrittori, e poi lettori. Ma molto poi. I dati sulla lettura lo confermano.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/hay3_2527859b/" rel="attachment wp-att-1905"><img alt="hay3_2527859b" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/hay3_2527859b.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Andrei invece nel Galles, ad Hay-on-Wye, 1900 anime e 22 librerie (più altre attività affini: restauratori, rilegatori, ecc.) definito “La Mecca dei bibliofili”, dove ogni anno si celebra uno dei più noti Festival della Letteratura al mondo.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/hay-on-wye/" rel="attachment wp-att-1906"><img alt="Hay on Wye" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/hay-on-wye.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Il festival è arrivato alla sua 26ma edizione ed è un marchio esportato in altre 13 città in diverse parti del mondo, da Cartagena a Dhaka, da Beirut a Nairobi.</p>
<p>Commercializza diversi oggetti tra cui un ricercato quaderno per appunti con copertina impermeabile e una coperta di lana riciclata per fronteggiare le brumose giornate inglesi.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/collage-hay/" rel="attachment wp-att-1919"><img alt="collage hay" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/collage-hay.jpg?w=640&amp;h=320" width="640" height="320" /></a></p>
<p>Nel 1977 il bibliofilo Richard Boot lo dichiarò <em>regno indipendente</em> e si nominò re, contribuendo alla fama mondiale di questa <em>micronazione</em>, che muove un flusso turistico di 500 000 persone l’anno.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/map-hay/" rel="attachment wp-att-1899"><img alt="map hay" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/map-hay.jpg?w=640" /></a></p>
<p>La sua liberia, Richard Book Bookshop, aperta nel 1962 e da qualche anno ceduta, si trova in una caserma dei pompieri dismessa, occupa tre piani, vende libri antichi, usati e nuovi, contiene un cinema ed un cafè.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/bookshop/" rel="attachment wp-att-1894"><img alt="http://www.boothbooks.co.uk/" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/bookshop.jpg?w=640" /></a></p>
<p><em><a href="http://www.boothbooks.co.uk/" target="_blank" rel="nofollow">http://www.boothbooks.co.uk/</a></em></p>
<p>Proprio da Richard Boot fu ingaggiato Paul Collins, stravagante e curioso collezionista, autore di <em>Al paese dei libr</em>i, in cui racconta di questo “paese delle meraviglie”.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/collage-collins/" rel="attachment wp-att-1907"><img alt="collage collins" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/collage-collins.jpg?w=640&amp;h=499" width="640" height="499" /></a></p>
<p>Il titolo originale è in realtà “<em>Sixpence House. Lost in a Town of Books</em>“: ben più affascinante perchè coinvolge anche la ricerca di una casa. Perché Paul e la moglie Jennifer vogliono che il piccolo Morgan cresca in campagna, e più la casa è vecchia, piena di umidità, di travi rose dalle tarme, più a loro pare irresistibile. E’ la Sixpence House, un vecchio pub, che per la ristrutturazione richiede una sforzo economico e di dedizione che per loro, che vengono da San Francisco, da Haight-Ashbury (il quartiere da cui nacque il movimento hippie negli anni sessanta), è inarrivabile. Si consola definendosi “topo di città”. E cita a proposito un libro del 1862, <em>Vivere in campagna</em>, <em>pensare da campagna</em> di Gail Hamilton:</p>
<blockquote><p>Chi vive in città e trasloca ogni anno da una casa bella, rifinita, tutta a posto a un’altra uguale… ormai vede una casa solo come un enorme baule. In campagna siamo diversi: viviamo nella stessa casa finchè non si riempie di crepe, e allora mettiamo dell’intonaco nuovo; finchè non traballa e allora la puntelliamo; finchè non pende da una parte, e allora l’ancoriamo; finchè non si sbriciola, e allora rifacciamo le fondamenta – ma continuamo a viverci”.</p></blockquote>
<p>Concludendo… come sono finita qui? non so più, mi sono persa… proprio come accaduto a Paul e Jennifer, almeno per un po&#8217;.  Coltivando ancora la  speranza di avere un giorno una casa in campagna, anche un po&#8217; malandata, ma sicuramente piena di libri.</p>
<p>Perché “books make a home”. O no?</p>
<p>Cinzia Robbiano</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/3e6b9ab6d98bb8cebd7f9eaf0a40fda6/" rel="attachment wp-att-1912"><img alt="3e6b9ab6d98bb8cebd7f9eaf0a40fda6" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/09/3e6b9ab6d98bb8cebd7f9eaf0a40fda6.jpg?w=495&amp;h=670" width="495" height="670" /></a></p>
<p>Articolo originale</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/" target="_blank">http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/09/04/mantova-no-hay-on-wye/</a></p>
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		<title>L&#8217;editoria al femminile della Persephone Books di Londra</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Aug 2013 16:41:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[letteratura femminile]]></category>
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		<category><![CDATA[persephone books]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano da Occhimentecuore] Metti che sono una lettrice vorace, che non sono schiava di certi editori, che raramente leggo i libri di successo, che adoro le piccole case editrici, che in fatto di libri sono quindi molto “choosy”. Unisci la passione per la letteratura inglese e i tessuti e ne viene fuori la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[di Cinzia Robbiano da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/07/03/snob-books/" target="_blank">Occhimentecuore</a>] Metti che sono una lettrice vorace, che non sono schiava di certi editori, che raramente leggo i libri di successo, che adoro le piccole case editrici, che in fatto di libri sono quindi molto “choosy”. Unisci la passione per la letteratura inglese e i tessuti e ne viene fuori la Persephone Books, casa editrice based in Londra.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/facade-at-persephone-books.jpg"><img alt="Facade at Persephone Books" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/facade-at-persephone-books.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Ristampa per lo più libri “neglected” , scritti da donne a partire dalla metà del ’900. Sono libri intelligenti e provocatori. La loro peculiarità riguardo ai contenuti è  che non sono troppo colti ma neppure commerciali e affrontano nonostante tutto tematiche senza tempo. Il loro femminismo è più soft, più domestico, la vita familiare non viene disprezzata e pongono l’accento sulle sfide che la casalinghitudine pone e e l’incertezza di quanto la circonda.</p>
<p>Il nome Persephone è stato scelto perché, tra l’altro, sta ad indicare la creatività femminile, e il logo ispirato ad un dipinto su un vaso greco rappresenta una donna che legge e un ‘oca, simbolo della vita domestica.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/persephone-book.jpg"><img alt="persephone-book" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/persephone-book.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Anche la grafica è accattivante. Hanno una copertina grigia perla, etichetta per il titolo color crema, risguardi e segnalibro in tessuto. Sono stati pensare per piacere e all’esterno paiono tutti uguali. Si differenziano per i contenuti ovviamente (romanzi, biografie, viaggi, cucina…) ma  anche per i risguardi. I tessuti fanno parte della nostra vita quotidiana, sia che si utilizzino per l’arredamento sia per l’abbigliamento e per ogni libro vengono scelti in base al periodo e all’ambiente in cui la storia ha luogo.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/62-how-to-run-your-home-without-help-web-162x162.jpg"><img alt="62-How-to-Run-Your-Home-Without-Help-web-162x162" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/62-how-to-run-your-home-without-help-web-162x162.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Per<em> How to Run Your Home Without Help </em>(1949)<em> ,</em> ad esempio, è stato scelto ‘Riverside’, un tessuto per abbigliamento del 1946 stampato dalla  Calico Printers’ Association che introdusse in Inghilterra la “cotonina” indiana.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/71-shuttle-web-162x162.jpg"><img alt="71-Shuttle-web-162x162" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/71-shuttle-web-162x162.jpg?w=640" /></a></p>
<p>‘Tulip Tree’, un cotone stampato a rullo diesgnato da  Lewis F, Day per Turnbull and Stockdale nel 1903, è stato scelto in abbinamento a <em>The Shuttle</em> (1907)  di  Frances Hodgdon Burnett.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/472119_348950741821915_1731681978_o.jpg"><img alt="472119_348950741821915_1731681978_o" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/472119_348950741821915_1731681978_o.jpg?w=640&amp;h=236" width="640" height="236" /></a></p>
<p>2 volte l’anno pubblica un bollettino, il  <strong><em>Persephone Biannually, </em></strong>che viene inviato gratuitamente a chi ne fa richiesta.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/bi-annually-3.jpg"><img alt="Bi-annually-3" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/bi-annually-3.jpg?w=640" /></a></p>
<p>La fondatrice, Nicola Beauman, è una signora bassotta, con la faccia da ragazza e mai avrebbe immaginato che i suoi libri sarebbero diventati oggetto di culto.</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/nicola-beauman-008.jpg"><img alt="nicola beauman" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/nicola-beauman-008.jpg?w=640" /></a></p>
<p>Ciò che li accomuna, sostiene, oltre al fatto di essere scritti per lo più da donne, è di trasmettere “una certa idea di casa” e mentre i grandi editori sperano di non soccombere lei sopravvive perchè ha saputo creare una serie di relazioni tra i lettori facendoli sentire parte di un club. I suoi libri sono certo disponibili su Amazon e nelle librerie ma i suoi lettori amano comprarli direttamente dalla Casa editrice che invia 25,000 copie del bollettino ogni anno, organizza tea e letture.</p>
<p>Sabato 27 luglio ad esempio ci sarà un’escursione alla Towner Art Gallery di Eastbourne durante la quale sarà possibile visitare la mostra di litografie del “gigante del catering “J. Lyons &amp; Co.”,</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/edward-bawden-the-dolls-at-home-c2a9-the-estate-of-edward-bawden_small-300x221.jpg"><img alt="Edward-Bawden-The-Dolls-at-Home-©-The-Estate-of-Edward-Bawden_small-300x221" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/edward-bawden-the-dolls-at-home-c2a9-the-estate-of-edward-bawden_small-300x221.jpg?w=640" /></a></p>
<p>si prenderà il tea alle 16, si assisterà alla conferenza di Neville Lyons</p>
<p><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/teashop2.jpg"><img alt="teashop2" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/07/teashop2.jpg?w=640" /></a></p>
<p>e ci si rilasserà sulla spiaggia mangiando un gelato.</p>
<p>I libri che Nicola pubblica piacciono a lei, riflettono il suo gusto, il suo soltanto.  Ma alla fine piacciono a molti.</p>
<p>Titolo originale: Snob books. Post di Cinzia Robbiano dal blog <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/07/03/snob-books/" target="_blank">http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/07/03/snob-books/</a></p>
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		<title>Competizione e archetipi a danno della scuola. Da articolo di Johan Galtung</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Aug 2013 17:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione competizione archetipi]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Johan Galtung]]></category>

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		<description><![CDATA[[Rassegna stampa da serenoregis.org] “I segreti del successo della Finlandia con la scuola — e tutto quanto”, articolo di &#8220;The Atlantic&#8221; del 11 luglio 2013), reca molti messaggi ai lettori USA da quello specifico stato assistenziale. Uno di essi è un sistema scolastico classificato fra i migliori al mondo, senza verifiche standard né affollamenti di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/johan-galtung.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8057" alt="Johan Galtung" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/johan-galtung.jpg?w=300" width="300" height="168" /></a>[Rassegna stampa da <a href="http://serenoregis.org/" target="_blank">serenoregis.org</a>] “I segreti del successo della Finlandia con la scuola — e tutto quanto”, articolo di &#8220;The Atlantic&#8221; del 11 luglio 2013), reca molti messaggi ai lettori USA da quello specifico stato assistenziale. Uno di essi è un sistema scolastico classificato fra i migliori al mondo, senza verifiche standard né affollamenti di tipo sud – ed est! – asiatico, con esami degli studenti limitati allo stretto necessario, con meno enfasi sulla competizione. Ed un altro, strettamente collegato: i finnici hanno un’uguaglianza incredibile e pochissima povertà; e una povertà infantile estremamente bassa. I due punti sono correlati.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo indica saggiamente la piccola scala e la grande omogeneità come due fattori sottostanti al “successo”, noto pure agli altri paesi nordici.</p>
<p style="text-align: justify;">[...] Donde spunta l’idea? Le idee viaggiano in vario modo. Attraverso lo spazio, da paese a paese, per diffusione. Attraverso il tempo, da generazione a generazione, per trasmissione. E dal basso, da idee più profonde, da archetipi, nelle nostre culture; per isomorfismo, stessa struttura. Forse non riconoscibili a chi vive tale cultura, e ne assume l’archetipo come normale e naturale per cui è protetto dall’insito elemento di sfida da un bassissimo livello di consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure l’esame, il venire esaminati, sottoposti ad esame, a verifica definitiva, ha ovviamente a che fare con il Giorno del Giudizio, quello eterno da parte del Giudice delle Anime nelle religioni abramitiche. Si verificano intere vite, in prospettiva non di “promozione/ bocciatura” bensì di “salvezza-dannazione”, per l’eternità, di cui le vite sono frazioni di secondo. Ovviamente altre religioni ne prendono le distanze. L’induismo: viene data una seconda opportunità con la reincarnazione! Il buddhismo: come rinati! Il cristianesimo cattolico, più morbido, ha il purgatorio e l’intercessione (dei santi, di Maria). Ma è chiara l’idea generale: una rapida verifica per valutare qualcosa di poco duraturo – come la scolarizzazione – per qualcosa di molto duraturo – come il resto della propria vita; apporre uno stampo indelebile sulla persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo schema isomorfico, da struttura simile, è un meccanismo molto possente. Ci si sente al sicuro, anche se magari non piace; quel Giorno è temuto mesi, anni in anticipo; il giudizio lodato o condannato. Ma lo schema persevera, ovviamente sostenuto specificamente dai veri credenti, fondamentalisti che sentono nelle viscere ciò che è in palio.</p>
<p style="text-align: justify;">Autorità definitiva, nulla di meno. Gli insegnanti, i professori diventano giudici, come Dio. A qualcuno piace. Ma in essenza sono a servizio di qualcosa che li oltrepassa, lo Stato, con il monopolio non solo della forza, ma anche degli esami. Sparissero gli esami, sparirebbero anch’essi può darsi che pensino.</p>
<p style="text-align: justify;">[...] Competizione e verifiche hanno serie ripercussioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono vincitori e sconfitti; la diseguaglianza viene istituzionalizzata, anzi premiata. Qualunque competizione è un conflitto per un obiettivo da poco, vincere; più c’è competizione più c’è conflitto irrisolto.</p>
<p style="text-align: justify;">La disuguaglianza ha serie ripercussioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto più la società è disuguale, tanto meno si ha partecipazione positiva dal basso. Quelli cui si dice che non valgono possono crederci. Più la società è disuguale, meno capacità c’è di risolvere i conflitti; la distanza sociale è troppa perché stiano allo stesso tavolo. I conflitti si fanno protratti, suppurano, peggiorano, colpiscono il corpo sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si nega che la competizione possa stimolare qualcuno a dare il proprio meglio; ma si nega d’altronde che ciò non possa avvenire in competizione con se stessi, senza produrre conflitti irrisolti e disuguaglianza insormontabile. Ognuno ha spazio per migliorare se stesso, ma può aver bisogno di consigli, anche per non diventare troppo ambizioso. La competizione con altri conduce al conflitto; con se stessi può condurre alla frustrazione, magari con un aggressività più introversa.</p>
<p style="text-align: justify;">[...] La cooperazione distribuisce buone idee; la competizione le rende proprietà privata, monopoli, segreti, favorendo lo spionaggio. La cooperazione con auto-miglioramento e aiuto reciproco a tal fine rende una società alquanto gradevole, con alti tassi di felicità. Come la Finlandia.</p>
<p style="text-align: justify;">15 luglio 2013 – TRANSCEND Media Service</p>
<p style="text-align: justify;">Versione originale: Competition, Cooperation and Archetypes</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.transcend.org/tms/2013/07/competition-cooperation-and-archetypes/</p>
<p style="text-align: justify;">Traduzione di Michelangelo Lanza per il Centro Studi Sereno Regis. Per articolo intero:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://serenoregis.org/2013/07/22/competizione-cooperazione-e-archetipi-johan-galtung/" target="_blank">http://serenoregis.org/2013/07/22/competizione-cooperazione-e-archetipi-johan-galtung/</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Johan_Galtung" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Johan_Galtung</a></p>
<p><b>Johan Galtung</b> (<a title="Oslo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oslo">Oslo</a>, <a title="24 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/24_ottobre">24 ottobre</a> <a title="1930" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1930">1930</a>) è un <a title="Sociologo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sociologo">sociologo</a> e <a title="Matematico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matematico">matematico</a> <a title="Norvegia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Norvegia">norvegese</a>, fondatore nel <a title="1959" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1959">1959</a> dell&#8217;International Peace Research Institute (PRIO) e della rete Transcend per la risoluzione dei conflitti.</p>
<p>È uno dei padri della <i><a title="Peace research" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peace_research">peace research</a></i> (o <i><a title="Peace studies" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peace_studies">peace studies</a></i>). Le sue opere ammontano a un centinaio di libri e oltre 1000 articoli. Le istituzioni internazionali si sono spesso rivolte a lui per consulenze tecniche in fatto di <a title="Mediazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mediazione">mediazioni</a> di conflitti.</p>
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		<title>Perché le Sex Worker sono escluse dal dibattito riguardante la violenza sulle donne?</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/07/21/perche-le-sex-worker-sono-escluse-dal-dibattito-riguardante-la-violenza-sulle-donne/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Jul 2013 18:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Nina Iadanza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Mestieri sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Nina Iadanza]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[[Rassegna stampa da Intersezioni] di Kate Zen [...] L’indifferenza della polizia e delle forze dell’ordine verso le sex worker, e il disprezzo e lo stigma che la società in generale rivolge a questo gruppo marginalizzato di persone, fa sì che centinaia e centinaia di morti restino impunite e sommerse per periodi di tempo assurdi e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[Rassegna stampa da <a href="http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/07/10/perche-le-sex-worker-sono-escluse-dal-dibattito-riguardante-la-violenza-sulle-donne/" target="_blank">Intersezioni</a>] di Kate Zen</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/07/donne.png"><img class="alignleft  wp-image-7872" alt="donne" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/07/donne.png?w=300" width="240" height="126" /></a>[...] L’indifferenza della polizia e delle forze dell’ordine verso le sex worker, e il disprezzo e lo stigma che la società in generale rivolge a questo gruppo marginalizzato di persone, fa sì che centinaia e centinaia di morti restino impunite e sommerse per periodi di tempo assurdi e disumani.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se la prostituzione è spesso definita come come il “mestiere più antico del mondo,” i circa 40 – 42 milioni di persone che su scala mondiale si dedicano a questa professione non sono ancora riconosciut* come lavoratori/lavoratrici e non godono dei diritti fondamentali degli altri lavoratori e delle altre lavoratrici. Secondo uno studio condotto dalla Fondation Scelles e pubblicato nel gennaio del 2012 , tre quarti di questi 40-42 milioni di persone hanno un’età compresa tra i 13 e i 25 anni, e l’80% di loro è costituito da donne. Secondo uno studio longitudinale pubblicato nel 2004 il tasso di omicidi di prostitute è stimato nell’ordine di 204 su 100 000 — il che costituisce il tasso di mortalità sul lavoro più alto rispetto a qualsiasi altro gruppo di donne mai studiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, nonostante tutto questo, a livello di Nazioni Unite nei diversi dibattiti sui diritti umani incentrati sulla violenza contro le donne non viene quasi mai fatta menzione della violenza subita dalle sex worker. La scorsa settimana, al termine della 57a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione della donna, il Segretario Generale Ban-Ki Moon ha confermato l’impegno, della durata di sette anni, preso delle Nazioni Unite per concentrarsi sulla lotta alla violenza contro le donne fino al 2015:</p>
<p style="text-align: justify;">“La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani atroce, una minaccia globale, una minaccia per la salute pubblica e un oltraggio morale”, ha dichiarato Ban-Ki Moon: “Indipendentemente da dove vive e indipendentemente dalla sua cultura e società di appartenenza, ogni donna e ogni ragazza ha il diritto di vivere libera dalla paura.”</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per dirlo con le parole della suffragetta nera Sojourner Truth:</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sono forse una donna?”</p>
<p style="text-align: justify;">Perché le sex worker non rientrano nel dibattito sulla violenza contro le donne? Le sex worker sono figlie, sorelle, madri pienamente inserite nella comunità, che vivono nella vostra stessa città, prendono il vostro stesso autobus, mangiano negli stessi ristoranti e frequentano le stesse biblioteche. Anche se la maggioranza delle sex worker è di sesso femminile o si identifica come donna, molti sono anche figli, fratelli, padri e amanti. Gay, etero, ner*, bianc*, alt*, bass*, ricc* e pover*, i/le sex worker provengono da una varietà di ambienti diversi e scelgono il lavoro sessuale per molte ragioni differenti. Alcun* di loro migrano in tutto il mondo in cerca di migliori opportunità e alcun* sono vittime della tratta di esseri umani contro la propria volontà. Alcun* sono dipendenti da droghe e alcun* hanno dottorati; questi due gruppi non sono nemmeno mutualmente esclusivi. Tu stess* o qualcuno che ami probabilmente conosce un/a sex worker, magari ne hai anche amat* un*.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a tenere sommersa questa enorme industria, lo stigma sottopone i/le sex worker alla violenza fisica impunita da parte di clienti, datori di lavoro e polizia — a cui si aggiunge la violenza dell’isolamento sociale e della vergogna interiorizzata. Lo stigma è alla base degli atteggiamenti di disprezzo che tollerano le aggressioni agli uni e l’impunità degli altri, è alla base delle leggi discriminatorie che mantengono l’industria nel sommerso e delle condizioni di lavoro pericolose che derivano dal nascondersi nelle zone d’ombra della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la sociologa Elizabeth Bernstein, la prostituzione al giorno d’oggi è un fenomeno molto diverso da quello che è stato in passato. La tecnologia di Internet, la globalizzazione, la crescente disparità di ricchezza, la crisi economica, i debiti accumulati negli anni di studio e le variazioni nei gusti e nelle rappresentazioni sessuali, hanno tutti contribuito all’evoluzione di questa industria. Il web ha reso la prostituzione di strada meno visibile in città come San Francisco, mentre la pubblicità online sta diventando sempre più prevalente per i/le sex worker appartenenti a tutto lo spettro economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le circostanze, le razze e le classi sociali dei/delle sex worker sono molto diverse tra loro – non esiste un canovaccio che descrive la situazione di tutt*. L’ipotesi suggerita dal benintenzionato movimento anti-tratta è che la maggior parte delle persone nel mercato del sesso siano state vittime del traffico di esseri umani, e siano state costrette a lavorare contro la propria volontà e le proprie caste intenzioni. Tuttavia, le statistiche utilizzate per avvalorare questa tesi sono decisamente poche e poco affidabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molte persone, il lavoro sessuale è un atto che esprime autodeterminazione e resistenza, un modo di fare i conti con disuguaglianze più opprimenti. Mentre i lavoratori/le lavoratrici migranti si prendono sempre più spesso carico dei logoranti lavori di cura nel settore dei servizi delle città globali, alcun* scelgono il lavoro sessuale come alternativa più redditizia all’interno di un mercato del lavoro discriminante per classe e genere. Il lavoro sessuale è uno dei pochi settori lavorativi in cui le donne vengono pagate più degli uomini e le madri a volte riescono a negoziare un orario flessibile per la cura dei bambini. Per una persona con disabilità o senza accesso all’istruzione superiore, può anche essere il modo più pragmatico di guadagnare denaro, che pone ostacoli di ingresso relativamente facili da superare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i clienti con disabilità, il lavoro sessuale può essere un mezzo confortevole per esplorare la propria sessualità, come dimostrato da Rachel Wotton, una sex worker australiana che gestisce una associazione senza scopo di lucro che si occupa di lavoro sessuale con clienti disabili. Mentre ci sono molti lavoratori migranti sfruttati, costretti ad accettare lavori a bassa retribuzione in condizioni precarie per pagarsi i costi della migrazione, ci sono anche molti studenti a reddito medio, che non riescono a gestire gli oneri del prestito studentesco, le scadenze e la crisi economica. Gli studenti universitari rappresentano una porzione sempre più vasta dei/delle sex worker in Inghilterra e Galles.</p>
<p style="text-align: justify;">La rapida crescita del lavoro sessuale negli ultimi due decenni si compone in gran parte di persone della nostra generazione, tra cui studenti delle nostre scuole. Se siete tra quest*: fatevi riconoscere, Aspasia, fatti riconoscere. Insieme, possiamo rendere questo lavoro più sicuro anche per gli/le altr*. Tutte le persone impegnate nel lavoro sessuale potrebbero trarre vantaggio da una maggiore comprensione e da uno stigma inferiore. Come società, possiamo affrontare la violenza, solo se siamo dispost* a lasciare che la realtà venga alla luce. La generazione di questo millennio ha l’opportunità di ridefinire il modo in cui il lavoro sessuale è percepito nel 21° secolo. Mentre infuriano molti dibattiti teorici tra le femministe benintenzionate e gli/le attivist* anti-traffico se la prostituzione dovrebbe o non dovrebbe esistere, preferirei non ribadire questi concetti qui. Sia che si sia convint* che la prostituzione dovrebbe essere eliminata del tutto, o che i lavoratori e le lavoratrici dell’industria del sesso debbano invece ottenere i diritti e le tutele degli altri lavoratori e lavoratrici, cerchiamo di non impantanarci in questo momento nella diatriba su come si potrebbe fermare la violenza di genere nel lavoro sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamoci prima un momento solo per riconoscere che la violenza diffusa e strutturale nel corso della storia contro questo gruppo inascoltato di persone è una questione di diritti umani. Il lavoro forzato di tutti gli uomini e di tutte le donne, dai lavoratori agricoli ai lavoratori sfruttati nelle fabbriche agli schiavi del sesso, è ingiusto. Siamo tutti d’accordo su questo. Difendere i diritti dei lavoratori del sesso non si pone in antitesi con chi si batte contro il traffico di esseri umani; infatti, come dimostrato da DMSC (l’unione indiana delle sex worker con più di 60000 attiviste), le sex worker possono anche essere tra le più efficaci ‘agenti sul campo’ nella lotta contro il traffico sessuale e il coinvolgimento dei minori nella prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce dei fatti recenti che hanno portato sotto i riflettori la violenza di genere, a partire delle Nazioni Unite, al One Billion Rising di Eve Ensler, alle manifestazioni per la giornata internazionale delle donne, mi piacerebbe vedere femministe e attivist* per i diritti umani unit* su alcuni punti sui quali possiamo considerarci d’accordo:</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne sono ancora oggetto di discriminazione e disuguaglianza. Le persone che scelgono il lavoro sessuale sono spesso quelle che sperimentano tale disuguaglianza in maniera più lancinante. Dalla disuguaglianza economica, il divario salariale persistente tra uomini e donne, alla disparità di genere nella scuola in molte parti del mondo, al costo irragionevolmente elevato delle tasse universitarie e di un sistema di debito formativo deformato, alla responsabilità ancora prevalentemente femminile di assistenza all’infanzia – questi sono i problemi sui quali le femministe stanno lavorando. E questi sono anche i motivi per cui le persone si dedicano al lavoro sessuale, volontariamente o meno. Cerchiamo di non punirle ulteriormente per le condizioni ingiuste che non hanno creato. Il femminismo è per tutte le donne e i diritti umani sono per tutti gli esseri umani. Nessuno merita di essere oggetto di violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone impegnate nell’industria del sesso evidenziano alcune delle più profonde contraddizioni della società, le crepe nelle strutture che abbiamo più care. È un importante tornasole della forza e la coerenza dei nostri quadri ideologici: per vedere se siamo in grado di estenderli ai membri più emarginati della nostra società. Quando si tratta di unirci nella lotta contro la violenza di genere, facciamo del 2013 l’anno in cui la violenza contro i lavoratori e le lavoratrici del sesso entra finalmente nella coscienza pubblica come una questione di diritti umani.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Kate Zen è una femminista e attivista per i diritti umani, nonché una studentessa di scienze sociali ed ex mistress.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://iawoman.us5.list-manage.com/subscribe?u=1af7b86fab6a7564349dfaf4a&amp;id=689d578711" target="_blank">Include All Woman</a> è una campagna realizzata per dare visibilità alla violenza contro le sex worker, nell’ambito dei dibattiti sui diritti umani incentrati sulla violenza contro le donne delle Nazioni Unite.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ain’t I a woman?” è alla ricerca di mediattivist*, ricercatrici/ori e artist* per realizzare una campagna che includa la violenza contro le sex worker nell’ambito della commissione delle Nazioni Unite sulla condizione della donna entro il 2015.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo originale <a href="http://www.policymic.com/articles/30812/why-are-sex-workers-left-out-of-the-violence-against-women-conversation" target="_blank">qui</a> - traduzione di feminoska, revisione H2O.</em></p>
<p><a href="http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/07/10/perche-le-sex-worker-sono-escluse-dal-dibattito-riguardante-la-violenza-sulle-donne/" target="_blank">http://intersezioni.noblogs.org/post/2013/07/10/perche-le-sex-worker-sono-escluse-dal-dibattito-riguardante-la-violenza-sulle-donne/</a></p>
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