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	<title>Art&#039;Empori &#187; Augé Marc</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>I confini indefiniti dei non luoghi secondo Marc Augé</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 21:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Augé Marc]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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<td>
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<tr>
<td valign="middle">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/marc-auge.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5641" title="marc auge" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/marc-auge.jpg" alt="" width="275" height="184" /></a>I luoghi tradizionali presuppongono una società sostanzialmente sedentaria, un microcosmo dotato di confini ben definiti. I non luoghi, individuati con acutezza da Marc Augé, sono i nodi e le reti di un mondo senza confini. Dal punto di vista architettonico i non luoghi sono gli spazi dello standard. Sono strutture dove nulla è destinato al caso: al loro interno è calcolato il numero dei decibel, dei lux, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazioni. Sono sicuramente gli unici spazi architettonici dove si è concretizzato il sogno della macchina per abitare, cioé della ergonomia, della efficienza, del confort tecnologico.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">La loro quasi inevitabile omogeneizzazione è il prezzo pagato in termini figurativi. I non luoghi sono identici a Milano, a New York, a Londra o a Hong Kong. Monotonia, noia? Tutt&#8217;altro. Gli utenti poco si curano che i centri commerciali sono tutti uguali. Anzi apprezzano &#8211; lo dimostra il successo della formula del franchising &#8211; la ripetizione delle infinite strutture così simili tra di loro. L&#8217;utente sa, infatti, che troverà in qualsiasi città la catena dei suoi ristoranti preferiti o il suo albergo, e sarà certo degli standard di servizio a lui offerti. Similmente sa che qualunque aeroporto o autostrada vale un&#8217;altra e può tranquillamente avventurarvisi sia che si trovi a Palermo o a Montreal.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">Dice Augé: &#8220;paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un Paese che non conosce (lo straniero &#8220;di passaggio&#8221;) si ritrova soltanto nell&#8217;anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o delle catene alberghiere&#8221;. Simili a se stessi, eppure diversi: ecco un altro paradosso dei non luoghi. Entriamo in un grande centro commerciale: troveremo la cucina cinese, italiana, francese, tunisina, il negozio danese, americano, giapponese. Ognuno con un proprio stile. Continua Augé &#8221; nei non luoghi vi è sempre un posto specifico (in vetrina, su di un manifesto, a destra dell&#8217;aereo, a sinistra dell&#8217;autostrada) per delle &#8220;curiosità&#8221; presentate come tali (gli ananas della Costa d&#8217;Avorio, Venezia città di Dogi, la città di Tangeri, il sito di Alèsia): ma essi non operano alcuna sintesi, non integrano nulla, autorizzano solo per il tempo di un percorso, la coesistenza di individualità distinte, simili e differenti le une dalle altre&#8221;.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">C&#8217;è un film di Woody Allen ambientato in un grande centro commerciale. I protagonisti passano da un ristorante giapponese a un negozio di articoli indiani, a uno<br />
spettacolo di intrattenimento. La macchina da presa non esce dal centro commerciale e non ce ne è bisogno: in fondo il mondo con le sue diversità è tutto racchiuso lì. D&#8217;altronde, i giri turistici, non offrono molto di più. Anzi, i più grandi centri commerciali hanno la capacità di attrazione di una località turistica di grande prestigio. D&#8217;altronde noi europei che tanto storciamo il naso di fronte al potere devastante del tipico che caratterizza i non luoghi non ci accorgiamo, che nonostante le nostre Soprintendenze imbalsamatrici, abbiamo permesso una simile omologazione di tutti i centri storici delle nostre città.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">A Londra, Parigi, Milano o a Roma si passeggia nello stesso modo: identici i negozi, i mimi, i venditori di cibarie, le macchine per il cambio di valuta, il senso di solitudine. Per sentirci in un contesto sociale &#8211; nota Augé- non ci rimane che guardare lo spettacolo degli altri che camminano e, a loro volta, ci osservano: uno spettacolo dove attori e spettatori si confondono in un reciproco e continuo scambio delle parti. Nello stesso tempo, le nostre città &#8220;si trasformano in musei illuminati, settori riservati e isole proprio mentre tangenziali, autostrade, treni ad alta velocità e strade a scorrimento veloce le aggirano&#8221;.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">Cosa fare dunque?<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a title="http://www.auditorium.com/eventi/4898212" href="http://www.auditorium.com/eventi/4898212">http://www.auditorium.com/eventi/4898212</a><span style="color:black;"><br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;"><em>Resoconto di &#8220;Ripensare la frontiera&#8221;, Lectio Magistralis di Marc Augé al Festival della filosofia 2007 &#8211; Roma<br />
</em></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
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</tr>
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</tr>
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