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	<title>Art&#039;Empori &#187; Paola Caruso</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>I dieci film di Paola Caruso (bmagazine maggio &#8217;09)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 16:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Caruso]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>
		<category><![CDATA[Bmagazine]]></category>

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		<description><![CDATA[Paola Caruso ed il significa nascosto nei film “Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione” Non dimentico il Neorealismo italiano, amo Pasolini, Antonioni, Bergman, Buñuel. Sono stata sedicenne con “La febbre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Paola Caruso ed il significa nascosto nei film</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">“Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione”</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non dimentico il Neorealismo italiano, amo Pasolini, Antonioni, Bergman, Buñuel. Sono stata sedicenne con “La febbre del sabato sera”. Mi piace l&#8217;ironia di Gene Wilder, il fascino di Marcello Mastroianni. Ho apprezzato i recentissimi “Fortapàsc” di Marco Risi e “Un altro pianeta” di Stefano Tummolini. I film che ho scelto però significano anche qualcos&#8217;altro: legami con la vita. Come scegliere i film indiani? Quasi inutile il regista, in India quello che conta è l&#8217;attore. Ho avuto difficoltà a scegliere e, di certo, mia nipote Alessandra, cui debbo la scoperta di Swades e di tanti ancora, avrebbe inserito più film di Shahrukh. Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione. Quando mi giunse tra le mani la videocassetta del primo film in elenco, era il 1998. Fu una specie di folgorazione: la storia era teneramente ingenua, al centro c&#8217;erano sentimenti profondi, come il desiderio di felicità, il diritto a scegliere il proprio futuro, poi la bellezza dei protagonisti, le ambientazioni esotiche, i colori e le musiche. “Tere Naam” l&#8217;ho visto almeno dieci volte (eppure, come tutti i film di Bollywood, dura tre ore), da sola o con amici, parenti ed alunni. Da un inizio entusiasmante e divertente, passa per tutti i generi possibili, finendo in tragedia, un drammone dove si piange a dirotto. Il terzo è una commedia brillante con splendide musiche e coreografie. Anche il grande Shahrukh Khan mi ha regalato bei momenti e questo suo “Swades” è patriottico ed epico, intenso. La cosa più difficile del mondo è poi far ridere e trovo che l&#8217;ineguagliabile Totò, l&#8217;ineffabile Peter Sellers ed il geniale Massimo Troisi siano dei benemeriti dell&#8217;umanità. Gli ultimi tre film ricreano fiabe, nel remoto passato o nel lontano futuro, ma nelle quali trovare gli accadimenti del nostro presente. Cambiare la prospettiva dal quale vederlo, può addirittura aiutare a comprenderlo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Chi ama non ha paura (Pyaar Kiya To Darna Kya)<br />
di Sohail Khan (con Salman Khan), 1998 India</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"> </span><span style="color:#993300;">Il tuo nome (Tere Naam)<br />
di Satish Kaushik (con Salman Khan), 2003 India</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Quale cuore amerà (Har Dil Jo Pyar Karega)<br />
di Raj Kanwar (con Salman Khan), 2000 India </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Noi, la gente (Swades: We, the People)<br />
di Ashutosh Gowariker (con Shahrukh Khan), 2004 India </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Totò, Peppino e&#8230; la malafemmina<br />
di Camillo Mastrocinque, 1956 Italia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Uno sparo nel buio (A shot in the dark)<br />
di Blake Edwards, 1964 Gran Bretagna</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ricomincio da tre<br />
di Massimo Troisi, 1981 Italia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Metropolis<br />
di Fritz Lang, 1927 Germania</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La fortezza nascosta (Kakushi-toride no san-akunin)<br />
di Akira Kurosawa, 1958 Giappone</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Fahrenheit 451</span><span style="color:#993300;"><br />
di François Truffaut, 1966 Francia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">PAOLA CARUSO<br />
</span><span style="color:#993300;">Sposata con Paolo. Insegna Latino e Greco al Liceo Giannone di Benevento. Giornalista e scrittrice. Dal 2006, coordinatrice della rivista Samnium, ne diventa, nel 2009, vicedirettrice. Ha interessi molteplici, archeologia, cinema indiano, musica, letteratura. Si diletta di cucina con incursioni etniche. A sinistra della sinistra, quando c&#8217;era, non si identifica con nessuna forza politica in campo. Frase preferita, “Tantum religio potuit suadere malorum” del grande Lucrezio.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">(pubblicato su Bmagazine di maggio 2009)</span></h3>
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