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	<title>Art&#039;Empori &#187; Libreria Luidig</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Paradoxa &#8211; Filosofia e Illusione</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/03/07/eros-e-thanatos-viaggio-nellamor-platonico-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 08:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefania Iannella Primi due incontri su PlatoneVenerdì 9 alle 18:30 presso la libreria Luidig avrà luogo il secondo incontro della serie “Paradoxa &#8211; Filosofia e Illusione”, incentrato sul Simposio di Platone, in riferimento al soggetto: &#8220;Eros e Thanatos &#8211; Viaggio nell&#8217;amor platonico&#8221;. L’iniziativa di Yuri Di Gioia mossa dalla voglia di condividere con altre persone i discorsi filosofici che era solito affrontare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4823" style="width: 270px" class="wp-caption alignright"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/03/plato_symposium_papyrus.jpg"><img class="size-full wp-image-4823 " title="Plato_Symposium_papyrus" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/03/plato_symposium_papyrus.jpg" alt="Frammento del Simposio su papiro greco" width="260" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Frammento del Simposio su papiro greco</p></div>
<p>di Stefania Iannella<br />
<strong><br />
Primi due incontri su Platone</strong><strong>Venerdì 9</strong> alle <strong>18:30</strong> presso la <a href="http://luidig.it/eventi.html">libreria Luidig</a> avrà luogo il secondo incontro della serie “Paradoxa &#8211; Filosofia e Illusione”, incentrato sul <em>Simposio</em> di <strong>Platone</strong>,<strong> </strong>in riferimento al soggetto: &#8220;Eros e Thanatos &#8211; Viaggio nell&#8217;amor platonico&#8221;.</p>
<p>L’iniziativa di Yuri Di Gioia mossa dalla voglia di condividere con altre persone i discorsi filosofici che era solito affrontare con alcuni frequentatori della Libreria Luidig, come Francesco Mauro, ha così avuto inizio la settimana  scorsa.<br />
<strong>Francesco Mauro</strong> è passato da una lettura ben scandita dell’<em>Apologia di Socrate </em>di Platone, a un’altrettanto chiara visione delle opere in questione. Quest’ultimo è un aspetto molto più lodevole perché la semplicità discorsiva non è del tutto scontata per tutti i filosofi.</p>
<p>Contro il fare di molti critici che inquadrano le opere di Platone secondo una logica dottrinale, estrapolandone alcuni brani per attribuire all&#8217;autore false concezioni su determinati argormenti, come ad es. sulla poesia, Francesco Mauro ha sottolineato l&#8217;importanza di leggere le opere nella loro integrità, senza affidarsi a questi tipi di letture decontestualizzanti. Tre esempi bastano a mettere in chiaro che Platone non condanna la scrittura o la poesia, ma la loro strumentalizzazione e degenerazione in propaganda. Ione non è apprezzabile perché è un (para)rapsodo che viene premiato per la sua capacità di fomentare la folla verso la guerra e quindi per il vile utile della propaganda guerresca. Similmente in <em>Fedro</em> la scrittura non vale niente se se ne fa un uso strumentale, come fa Lisia nel voler far credere il contrario del buonsenso. Infine, nell’epilogo di <em>Leggi</em>, la città dell’Ellade va in rovina perché la giustizia è l’utile del più forte e gli intellettuali sono venduti.<span id="more-4805"></span></p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/03/platon_glyptothek_munich_5481.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4828" title="Platon_Glyptothek_Munich_548" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/03/platon_glyptothek_munich_5481.jpg" alt="" width="150" height="209" /></a></p>
<p>Un altro elemento messo in discussione da F. Mauro è la sottovalutazione, da parte di alcuni critici, del valore della scrittura dialogica di Platone. F. Mauro mette non soltanto in chiaro che, come Wittgenstein con la sua <em>teoria dei</em> <em>giochi linguistici,</em> anche Platone teorizza attraverso la sua performance teatralizzante (adeguandosi così alla modalità per eccellenza della comunicazione pubblica dell&#8217;epoca), ma aggiunge altresì che tramite un’attenta considerazione della scrittura dialogica di Platone possono essere ribaltati molti luoghi comuni, come ad es. quello che reputa l’<em>Eutifrone</em> un dialogo aporetico perché non sembrerebbe giungere a nessuna conclusione. In <em>Eutifrone</em>, invece, l’elemento narrativo è determinante per capire la questione.  A ben leggere, la domanda centrale su cui  Platone vuole porre l&#8217;accento non è “chi è il Santo?”, ma “perché il personaggio non riesce ad accedere al senso del Santo?”. Eutifrone non ci riesce perché fa un’equivalenza di Santo come il più “forte”, mentre dovrebbe cercarlo nel più “giusto”. Ecco perché l’<em>Eutifrone</em> “<em>non</em>” è un dialogo aporetico.</p>
<p>Insomma, ho cercato di riassumere alcuni dei ragionamenti più interessanti dell’intervento di Francesco Mauro della scorsa settimana. Ora sta a voi venire ad ascoltare la sua seconda puntata su Platone, questo venerdì.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-4830" title="paradoxa" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/03/paradoxa.jpg?w=300" alt="" width="270" height="168" />Ecco anche le date degli appuntamenti successivi:<br />
Il <strong>23 marzo</strong>, <strong>Nicola Sguera </strong>tratterà il tema della filosofia come illusione nei <em>Pensieri</em> di <strong>Pa</strong><strong>scal</strong> e nella riflessione teoretica di <strong>Martin  Heidegger</strong> in &#8220;<em>Oltrepassamento della metafisica</em>&#8221; e <em>&#8220;La fine della filosofia </em>e <em>il </em><em>compito del </em><em>pensiero&#8221;</em>.</p>
<p>Il <strong>6 aprile</strong>,<strong> Giovanni Rossetti</strong> parlerà dei <em>Quaderni</em> di <strong>Simone Weil</strong>, e il <strong><strong>20 aprile</strong></strong> della filosofia e del filosofo messi a nudo da<em> &#8221;</em><em>L&#8217;illusione della filosofia&#8221;</em> di <strong>Jeanne <strong>Hersch.</strong></strong></p>
<div id="statcounter_image" style="display:inline;"><a class="statcounter" title="wordpress counter" href="http://statcounter.com/wordpress.com/"><img style="border:none;" src="http://c.statcounter.com/7738309/0/266605ce/1/" alt="wordpress counter" /></a></div>
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		<title>Per Violoncello Solo</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/07/26/per-violoncello-solo/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 18:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[28 Luglio ore 20,45 Giardini di Palazzo Collenea Luca Signorini presenta Per Violoncello Solo Letture e musica Voce recitante Antonio Intorcia (Solot Compagnia Stabile di Benevento) interventi di Yuri Di Gioia (Presidente Associazione Luidig) e Filomena Formato (musicologa) Il tormentato percorso esistenziale di un musicista che vive e opera nel mondo contemporaneo raccontato come una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>28 Luglio ore 20,45</h2>
<p>Giardini di Palazzo Collenea</p>
<p><img class="alignleft" style="border:0 none;margin-left:5px;margin-right:5px;" title="Per Violoncello Solo" src="http://www.luidig.it/images/eventi/per_violoncello_solo.jpg" border="0" alt="Per Violoncello Solo - Luca Signorini" width="250" height="375" /><strong>Luca Signorini </strong><br />
<em>presenta</em><br />
<strong>Per  Violoncello Solo</strong><br />
Letture e musica</p>
<p>Voce recitante <strong>Antonio Intorcia </strong>(Solot Compagnia  Stabile di Benevento)<strong><br />
</strong>interventi di<strong> Yuri Di  Gioia </strong>(Presidente Associazione Luidig) e<strong> Filomena  Formato </strong>(musicologa)</p>
<p>Il tormentato percorso esistenziale di un musicista che vive e opera nel  mondo contemporaneo raccontato come una discesa agli inferi e un  ritorno alla luce. Attraverso la testimonianza di <strong>Luca Signorini</strong>,  concertista compositore intellettuale aperto a ogni tipo di  sollecitazione culturale, emerge una realtà dura da affrontare quando si  fa della professione artistica una ragione di vita. Ne consegue una  disamina sulla formazione di chi sceglie la musica come carriera e sulle  modalità che accompagnano questa scelta. L’impatto con un mondo che non  concede sconti e governato da dure leggi di mercato suscita, in chi  pensa alla musica come arte sublime, reazioni imprevedibili. Dietro il  racconto si delinea la storia del costume musicale italiano in questi  ultimi quarant’anni. Il rapporto tra la persona e il pubblico si  riflette in un gioco di specchi che rivela profonde contraddizioni e si  proietta in una dimensione altra in cui la fantasia è sovrana.<span id="more-3012"></span><strong>Luca Signorini </strong>è violoncellista di fama internazionale e  compositore. Attualmente è Primo Violoncello dell’Orchestra del <strong>Teatro  San Carlo </strong>di Napoli. È stato docente presso i Conservatori <strong>Santa  Cecilia</strong> di Roma e <strong>San Pietro a Majella</strong> di  Napoli. Ha collaborato con la cattedra di Musicologia della Facoltà di  Lettere dell’Università di Napoli “Federico II”. Ha tenuto seminari e  conferenze per il corso di laurea in Lettere moderne della stessa  università su temi di natura diversa: la comunicazione nell’esecuzione  musicale, problemi di interpretazione nei repertori antichi e  contemporanei, tecniche di interpretazione in alcune opere di <em>Beethoven </em>e <em>Wagner</em>. Un suo saggio dal titolo Comunicazione errata,  in cui si affrontano tematiche connesse all’esecuzione musicale, è stato  pubblicato nei «Quaderni del Dipartimento di Discipline Storiche». Con  lo stesso titolo un trittico di suoi spettacoli, per i quali ha composto  i testi da lui stesso recitati, è stato presentato nella stagione  concertistica dell’Associazione “Centro di musica antica Pietà dei  Turchini” di Napoli. Portano la sua firma anche Bach&amp;Bach, Le donne  di Spoon River e Variazioni sul tram rappresentati con grande successo  negli ultimi anni. È ideatore del progetto Decamerone in musica per la  prossima stagione concertisica del “Centro di musica antica Pietà dei  Turchini”. Sta preparando il testo e la musica per uno spettacolo  commissionatogli dal “Da Ponte Institut” di Vienna.</p>
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		<title>Rosso Floyd</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 08:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[25 Luglio ore 21,00 presso la Libreria Luidig Associazione Luidig presenta ROSSO FLOYD Uomo Gatto &#8211; Selene D&#8217;Alessandro Uomo Cane &#8211; Giuseppe Di Gioia Uomo Cavallo &#8211; Giancarlo Tretola Uomo Topo &#8211; Mario Buonarobba e con: Claudio Russo, Alessandro Di Gioia, Gennaro Del Piano supporto musicale live: Luigi Furno e Alessandro Caporaso «Syd è impazzito perché [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>25 Luglio ore 21,00</h2>
<p>presso la Libreria Luidig</p>
<p><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" title="Rosso Floyd" src="http://www.luidig.it/images/eventi/rosso_floyd_locandina.jpg" alt="Rosso Floyd" width="488" height="347" /><strong><span id="more-3002"></span>Associazione Luidig</strong><br />
<em>presenta</em></p>
<h1><strong><span style="color:#333399;">ROSSO FLOYD</span></strong></h1>
<p><strong>Uomo Gatto</strong> &#8211; Selene D&#8217;Alessandro<br />
<strong>Uomo Cane</strong> &#8211; Giuseppe Di Gioia<br />
<strong>Uomo Cavallo</strong> &#8211; Giancarlo Tretola<br />
<strong>Uomo Topo</strong> &#8211; Mario Buonarobba</p>
<p><em>e con:</em> Claudio Russo, Alessandro Di Gioia, Gennaro Del Piano<br />
supporto musicale live: Luigi Furno e Alessandro Caporaso</p>
<p style="text-align:justify;">«Syd è impazzito perché era sempre un passo più avanti, e non essere mai in sintonia con gli altri fa di te un naufrago su uno scoglio, o un astronauta perso nello spazio. Qualsiasi cosa facesse o pensasse era sempre all&#8217;avanguardia, sempre: a un certo punto si trovò così in là che intorno a lui non c&#8217;era più nulla, e in quel vuoto precipitò».</p>
<p style="text-align:justify;">«Mio padre si chiamava Eric Fletcher Waters. Morì ad Anzio il 18 febbraio 1944. Io sono nato 165 giorni prima della sua morte. La gente mi conosce come Roger Waters, voce, bassista e autore della maggior parte dei testi dei Pink Floyd». Inizia così una delle confessioni dell&#8217;immaginaria «istruttoria» che fa da spina dorsale a questo libro. Un romanzo che ricostruisce la parabola artistica dei Pink Floyd facendo coincidere i dati biografici con quelli fantastici, dando forma a un impasto unico modellato intorno a una delle band più celebrate del ventesimo secolo. A sovraintendere a questa febbrile requisitoria sono «i siamesi»: due cervelli per un solo corpo, un legame conflittuale come quello che unì Roger Waters e David Gilmour.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma qual è stato l&#8217;originario «evento scarlatto» che ha fatto dei Pink Floyd la leggenda che sono diventati? Sappiamo che Syd «Diamante Pazzo» Barrett &#8211; dopo appena due dischi e un&#8217;esperienza psichedelica dalla quale non si riprenderà mai più &#8211; viene allontanato dai suoi stessi compagni. È allora che decide di rinchiudersi nello scantinato della casa di famiglia a Cambridge, in compagnia delle sue amate chitarre e di tutta la musica che ha in testa. La stessa musica che, grazie ai concerti tenuti dal gruppo, continua a fare il giro del mondo: come se il talento visionario di Barrett &#8211; tramite insondabili vie oniriche &#8211; avesse continuato a influenzare sotterraneamente ogni canzone composta dagli altri Pink Floyd dopo il suo esilio.<br />
L&#8217;estro catalogatore ed enciclopedico di Michele Mari si fa in questo libro vertiginoso: l&#8217;autore sembra schiudere le porte del suo laboratorio per interrogare in profondità la genesi del processo creativo. Il potere della letteratura si allea in queste pagine a quello della musica: solo così è possibile far dialogare i personaggi delle canzoni dei Pink Floyd con i membri stessi della band, Stanley Kubrick con le coriste, David Bowie con Michelangelo Antonioni&#8230; Come il prisma scompone un raggio di luce mostrando lo spettro di colori che lo costituisce, così l&#8217;autore disseziona il nucleo incandescente delle canzoni dei Pink Floyd fino a svelare come dietro ogni loro singolo verso si nasconda un messaggio rivolto all&#8217;<em>altrove</em>.<!--more--></p>
<div>
<p><strong>Michele Mari &#8211; Rosso Floyd</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><img title="Rosso   Floyd" src="http://www.luidig.it/images/eventi/rosso_floyd.jpg" border="0" alt="Rosso Floyd" width="250" height="408" /></p>
<p>«Meraviglioso».<br />
<strong>Tiziano Scarpa</strong></p>
<p>«Testo inusuale, il romanzo di Mari è un caso pressoché unico nel panorama italiano. È qualcosa che somiglia a un sogno. Ecco, <em>Rosso Floyd</em> è scritto come uno di quei sogni in cui i personaggi veri si mescolano a figure non reali e si combinano in un racconto fatto di associazioni ed enigmi».<br />
<strong>Ranieri Polese, <em>Corriere della Sera</em></strong></p>
<p>«Non è una biografia sul gruppo, né la solita storia ben documentata su protagonisti e vicende, ma un romanzo in piena regola, tra finzione e fatti reali, tenuti in perfetto equilibrio dalla fine sapienza letteraria di Michele Mari».<br />
<strong>Valeria Parrella, <em>Grazia</em></strong></p>
<p>«Centro pieno: Mari firma il miglior libro sulla musica popolare mai scritto da queste parti e nella biblioteca ideale va a collocarsi accanto ai capolavori del genere. (&#8230;) Se non avete la minima idea di chi sia Syd Barrett, né intendete informarvi, la bellezza di <em>Rosso Floyd</em> non cambia di una virgola».</p>
<p><strong>Alessandro Gnocchi, <em>Il Giornale</em></strong></p>
<p>«Nella sua eclettica ispirazione, Michele Mari ci offre un altro geniale esempio di come la letteratura possa intrufolarsi ovunque, dal puro romanzo alla più deflagrante contaminazione meta-narrativa, quando a sorreggerla c&#8217;è una scrittura alta, tentacolare, intelligente. (&#8230;) In questa strepitosa contaminazione di linguaggi e di ipotesi, <em>Rosso Floyd</em> è un libro amabilmente &#8211; diabolicamente &#8211; unico».<br />
<strong>Sergio Pent, <em>ttL</em></strong></p>
<p>«<em>Rosso Floyd</em>, romanzo serio, non deve essere un libro per pochi».<br />
<strong>Goffredo Fofi, <em>Internazionale</em></strong></p>
<p><strong>Un romanzo impetuoso e visionario, un viaggio nell&#8217;universo dei Pink Floyd, alla scoperta dell&#8217;«evento scarlatto» che ha fatto della band una leggenda</strong>. 30 confessioni, 53 testimonianze, 27 lamentazioni (di cui 11 oltremondane), 6 interrogazioni, 3 esortazioni, 15 referti, una rivelazione e una contemplazione. E al centro, la musica e l&#8217;estro creativo di un gruppo che ha rivoluzionato il rock.</p>
<p>Dopo appena due album, Syd Barrett sprofonda in un delirio psichedelico che determinerà la rottura con Roger Waters e David Gilmour. Barrett perde il contatto con la realtà, non si presenta ai concerti, o decide di scordare la chitarra nel bel mezzo delle esibizioni e fissare il vuoto. Allontanato dai suoi stessi compagni, Barrett si rinchiuderà nello scantinato della casa di famiglia, a Cambridge, e rimarrà là sotto, con la sola compagnia dei suoi strumenti e delle sue visioni, mentre la musica che ha composto per i Pink Floyd continua a fare il giro del mondo. Nonostante non faccia più parte della band, le idee di Barrett e la sua inconfondibile impronta continueranno a influenzare i testi e il sound Pink Floyd in modo duraturo, in una sorta di collegamento onirico che non verrà mai interrotto.</p>
<p><strong>Michele Mari trasporta il lettore nel vortice del rock, riunendo tutti i personaggi che hanno incontrato Syd Barrett e anche quelli che hanno solo tangenzialmente avuto a che fare con i Pink Floyd</strong>, personaggi realmente esistiti &#8211; come Stanley Kubrick, David Bowie, Michelangelo Antonioni, i membri stessi della band, dalle coriste ai tecnici del suono &#8211; e personaggi immaginari &#8211; protagonisti delle canzoni o figure apparse nei film che hanno raccontato il gruppo. In un impareggiabile sforzo di catalogazione e documentazione, Michele Mari dà voce alla galassia Pink Floyd, in una sorta di tavola rotonda, di banco degli imputati in cui tutti raccontano un frammento della loro esperienza, in un puzzle di ricordi, testimonianze, fatti &#8220;storici&#8221; e invenzioni che si intrecciano o si perdono. A dirigere la requisitoria, sono «i siamesi»: due cervelli per un solo corpo, simbolo della parabola artistica del gruppo, uniti in un legame conflittuale come fu quello tra Roger Waters e David Gilmour.<br />
<em>Rosso Floyd</em> è un laboratorio narrativo che si spinge fino al cuore della musica dei Pink Floyd, una miniera di documenti e citazioni, un dialogo immaginario che è anche il racconto di un mito.</p>
<p>Michele Mari parla di <em>Rosso Floyd</em> in una <a href="http://tv.repubblica.it/palinsesto/2010-06-03/9128" target="_blank">videointervista a RepubblicaTV</a>:</p>
</div>
<p><!-- / MODULO IMMAGINE sinistra - TESTO DESTRA --><!-- /module/einaudi_mod_1.tpl --><!-- /module/am_article.tpl --><!-- line/include_code.tpl --></p>
<p><!-- /line/include_code.tpl --><!-- MODULO SEPARATORE --></p>
<div>
<hr /></div>
<p><strong>Materiali a margine</strong></p>
<div>
<div>
<p>Uno dei piaceri che il lettore incontra nel romanzo di Michele Mari <em>Rosso Floyd</em>, deriva, come accade ogni tanto nella migliore letteratura, dall’aprirsi di un mondo. In questo caso un sistema astrale che ruota intorno a un «diamante pazzo», Syd Barrett, ed è composto a sua volta da un pianeta principale, i Pink Floyd, e numerosi satelliti, asteroidi e fors’anche qualche buco nero.</p>
<p>Fuor di metafora, chi ha letto o leggerà <em>Rosso Floyd</em>, può essere interessato a vedere con i suoi occhi alcune esecuzioni, episodi e personaggi, a cui il libro fa riferimento e quanto segue è solo un parziale ed arbitrario tentativo di soddisfare tali curiosità. I filmati di YouTube a cui si accede dai link sottostanti sono accostati ad alcuni brani di <em>Rosso Floyd</em> che, più o meno da vicino, li riguardano.</p>
</div>
</div>
<p><!-- / MODULO SOLO TESTO --><!-- /module/einaudi_mod_6.tpl --><!-- /module/am_article.tpl --><!-- MODULO SEPARATORE --></p>
<div>
<hr /></div>
<p><!-- /MODULO SEPARATORE --><!-- line/include_code.tpl --><strong>Astronomy Domine</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ts-2lg5fpQ4&amp;feature=player_embedded" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-1-astronomy-domine/37513-1-ita-IT/video-RF-1-Astronomy-Domine.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Questi ragazzi hanno prodotto una musica inconfondibile grazie al concorso di ogni tipo di rumore: battiti cardiaci, cinguettii, bisbigli, risate, gracidii, rumori di automobili, di elicotteri, di lavatrici, di registratori di cassa, porte sbattute, passi, ticchettii, voci di giornalisti sportivi, annunci pubblicitari, onde radio gracchianti, vagiti, sfrigolii di uova e bacon in padella, ululati, fischi del vento, respiri ansimanti, tuoni, tintinnii di monete, scrosci d’acqua, esplosioni, crolli, stormire di fronde…<br />
(p. 223)<br />
<strong>Arnold Layne</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EQTFRq1hjtM" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-2-arnold-layne/37518-1-ita-IT/video-RF-2-Arnold-Layne.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Ci ho mica mai parlato, neanche il mio nome gli ho detto, figurarsi se gli raccontavo il mio segreto… Bòn, una mattina vado in centro e tutti cantano quella canzone, la storia di uno che ruba la biancheria delle donne e se la mette davanti allo specchio, uno che si chiama preciso come me, Arnold Layne! Che è poi anche il titolo della canzone, così da quel giorno io sono quello delle mutande… l’uomo che si traveste… Non ho più avuto pace…<br />
(p. 6)</p>
<p><strong>See Emily Play</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wH3pqYwDBdQ" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-3-see-emily-play/37523-1-ita-IT/video-RF-3-See-Emily-Play.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Emily sono io, era con me quando ha composto <em>See Emily play</em>, è a me che l’ha dedicata, non posso pensarci senza sentirmi male perché è dall’enorme successo di quel singolo che è incominciato tutto, la tremenda pressione perché ne tirasse fuori subito un altro… E mi intristisce che tutti si ricordino di quella canzone e nessuno del lato B, perché sul lato B c’era lui, o meglio c’era quello che sarebbe diventato presto, come se lo sapesse già… <em>The scarecrow</em>, c’era…<br />
(p. 95)</p>
<p><strong>Jugband Blues</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=78bnTgZpsCI&amp;feature=PlayList&amp;p=B3200C95A4FC2CF5&amp;playnext_from=PL&amp;playnext=1&amp;index=54" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-4-jugband/37528-1-ita-IT/video-RF-4-Jugband.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Barrett, talmente pallido che sembrava truccato con la biacca, cantò <em>Jugband blues</em> rimanendo immobile come un morto, e interpretando la canzone in modo astratto e stranito, come se veramente, ciò che appunto dice il testo, lui non ci fosse già più. Era evidente che si trattava di un testamento, anche se nel diagnosticarsi da sé come schizofrenico Barrett dimostrava di saper essere ancora spiritoso. Ma la cosa più impressionante era che <em>Jugband blues</em> riusciva con micidiale precisione a rappresentare in tempo reale l’ultimo atto della schizofrenia, l’istante in cui la mente delirante piomba per sempre nel buio: è quando la canzone sembra finita e si sente un bizzarro suono di banda – lì in trasmissione Barrett dovette accennarlo a voce – dopodiché, pronunciati in modo ancora più impersonale, ci sono quattro versi che sono ormai dentro la pazzia, la pazzia che sentenzia che il mare non è verde e si chiede cosa «esattamente» sia un sogno, cosa «esattamente» uno scherzo…<br />
(p. 137)</p>
<p><strong>Vegetable Man</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1E_m586FAGg" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-5-vegetable-man/37533-1-ita-IT/video-RF-5-Vegetable-man.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Quello che non ho mai capito è perché siano rimaste fuori canzoni terribili come <em>Vegetable man </em>e <em>Scream thy last scream</em>: fuori, dico, non solo da quei due album o da <em>Opel</em>, quella strana accozzaglia di inediti e di varianti messa insieme non so da chi nell’88, ma anche da tutti i cofanetti celebrativi fatti uscire dalla EMI negli ultimi vent’anni… Forse perché contengono un autoritratto troppo straziante, senza le dovute mediazioni artistiche? Eppure quei brani hanno incominciato a circolare clandestinamente quasi subito, tanto che non c’è un solo fan di Syd che non li conosca…<br />
(p. 144)</p>
<p><strong>Syd Barrett&#8217;s First trip</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BUliMqPcrW8&amp;feature=PlayList&amp;p=A8E97042FCFBE639&amp;playnext_from=PL&amp;playnext=1&amp;index=10" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-6-syd-barrett-first-trip/37538-1-ita-IT/video-RF-6-Syd-Barrett-first-trip.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Giunti in cima mi ordina di filmarlo, e in quello stesso momento si trasforma: da serio e taciturno diventa un buffone, corre agitando le braccia in modo disarticolato, grugnisce, squittisce, fa una smorfia dietro l’altra, e ride, ride sguaiatamente con la testa piegata all’indietro… Poi si lascia rotolare giù da una duna riempiendosi i capelli di sabbia, risale e rotola di nuovo, svelle arbusti, ruota su se stesso come un derviscio: e intanto io filmo tutto…<br />
(p. 107)</p>
<p><strong>Rachel Fury</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=biN0Mp42CmE" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-racheal-fury/37616-1-ita-IT/video-RF-Racheal-Fury.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>In un caso io ero anche solista: nel celeberrimo assolo di <em>The great Gig in the sky</em>. Ora, non ci vuol molto a capire che cimentarsi in quel pezzo significa misurarsi con il fantasma di Clare Torry, la vocalist che lo eseguì divinamente, anzi che lo inventò, per la registrazione dell’album.<br />
(p. 181)</p>
<p><strong>Clare Torry, intervista alla Comunidad Floydiana del Perù</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=h1LTSLbhyoY" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-8-clare-torry/37543-1-ita-IT/video-RF-8-Clare-Torry.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>«Questo sarà un disco meraviglioso» ha aggiunto, «ma perché sia perfetto gli manca un tocco di… sì, un tocco di sessualità»… «E a me la chiedi, la sessualità?» «A te, sì, perché gli altri sono già troppo… oh fìdati, domani ti mando un tipino che ti aiuterà a sistemar la canzone»… Ed è arrivato il tipino, una vocalist che si chiamava Clare Torry, una che ha tirato fuori certi acuti, certi gorgheggi che sembravano davvero un orgasmo, insomma a farla breve fra lei e me abbiamo realizzato <em>The great Gig in the sky</em>. Gli altri sono rimasti senza parole.<br />
(p. 14)</p>
<p><strong>Michael Stipe Dark Globe</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rEAmpFCCJVw" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-9-michael-stipe-dark-globe/37548-1-ita-IT/video-RF-9-Michael-Stipe-dark-globe.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Alla fine del concerto, mentre se ne stanno andando, proprio Stipe torna al centro del palco, e sorprendendo i suoi stessi compagni si mette a cantare <em>Dark globe</em> a cappella. Dovevo prenderlo come un omaggio? Io l’ho preso come un rimprovero, tu che ne dici bel chitarrista?<br />
(p. 150)</p>
<p><strong>Robyn Hitchcock Dominoes</strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RPuwdpJCuLc" target="_blank"><img src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/storage/images/media/immagini/video-rf-10-hitchcock/37553-1-ita-IT/video-RF-10-Hitchcock.jpe" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Lui che quando compongo o quando canto mi sta appollaiato sulla testa come un avvoltoio… è la mia ossessione, il mio <em>horlà</em>… mi possiede, mi plagia, ma solo così riesco a creare… scosso dal demone creo, ma cosa creo?<br />
(p. 148)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pensieri  Opere e Comizi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Dibattiti]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>

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		<description><![CDATA[23 Luglio ore 20,45 La politica del fare quando il porta a porta non era televisivo Intervengono Senatore Antonio Conte Onorevole Alberto Simeone Incontri e racconti sulle campagne elettorali negli anni della Repubblica Italiana in cui la politica era ideologia, passione e aggregazione, tra aneddoti e ricordi di due protagonisti importanti della storia politica locale: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>23 Luglio ore 20,45</h2>
<div style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><img title="Antonio Conte - Alberto Simeone" src="http://www.luidig.it/images/eventi/simeone_conte.jpg" alt="Antonio Conte - Alberto Simeone" width="350" height="234" /><p class="wp-caption-text">Sen. Antonio Conte - on. Alberto Simeone</p></div>
<p><strong>La politica del fare quando il porta a porta non era  televisivo</strong></p>
<p><em>Intervengono </em></p>
<p>Senatore  <strong>Antonio Conte</strong></p>
<p>Onorevole <strong>Alberto Simeone</strong></p>
<p><strong><span id="more-2997"></span></strong>Incontri e racconti sulle campagne elettorali negli anni della  Repubblica Italiana in cui la politica era ideologia, passione e  aggregazione, tra aneddoti e ricordi di due protagonisti importanti  della storia politica locale: dai movimenti studenteschi ai forum  virtuali, dalle piazze alle televisioni, dagli anni di piombo ai  soldatini di piombo, dal proporzionale al maggioritario, dalle correnti  al bipartitismo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Segni sulla pelle</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>

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		<description><![CDATA[18 Luglio ore 20,00 Associazione Luidig in collaborazione con Il Sannio Village Magazine presso Libreria Luidig, palazzo Collenea, corso Garibaldi Segni sulla Pelle di Vincenzo Torella intervengono Elisabetta Landi, Anna Lanni, Mariagiovanna Volpe con la presenza dell&#8217;autore saranno inoltre esposte alcune delle opere più rappresentative dell&#8217;artista Luca Sansone L’amore non è mai facile. L’amore è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>18  Luglio ore 20,00</h2>
<p><strong>Associazione Luidig</strong><br />
<em>in collaborazione con</em><br />
<strong>Il Sannio Village Magazine<br />
</strong>presso Libreria Luidig, palazzo Collenea, corso Garibaldi</p>
<p><img title="Segni sulla pelle" src="http://www.luidig.it/images/eventi/segni_sulla_pelle.jpg" border="0" alt="Segni sulla pelle" width="250" height="402" /><strong> </strong></p>
<h2><strong>Segni sulla Pelle</strong></h2>
<p>di <strong>Vincenzo Torella</strong></p>
<p>intervengono <strong>Elisabetta Landi</strong>, <strong>Anna Lanni</strong>,  <strong>Mariagiovanna Volpe</strong></p>
<p>con la presenza dell&#8217;autore</p>
<p>saranno inoltre esposte alcune delle opere più rappresentative  dell&#8217;artista<br />
<strong>Luca  Sansone</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span id="more-2991"></span>L’amore non è mai facile. L’amore è un lungo inseguimento. L’amore è  credere di aver trovato e capito tutto per poi rendersi conto che  -ancora una volta- tutto ci è sfuggito di mano. L’amore è pienezza.  L’amore è senso di vuoto. Questo sembra raccontarci &#8220;Segni sulla pelle&#8221;  di <strong>Vincenzo Torella</strong>. Un libro che si muove agevolmente  tra ambientazioni e epoche diverse, sospinto dalla tensione amorosa,  dalla ricerca di, dal desiderio di trovare nell’oggetto d’amore un porto  sicuro, senza per questo mai spegnere la passione. &#8220;<strong>Segni sulla  pelle</strong>&#8221; può essere visto e letto come un unico romanzo o come  una raccolta di racconti, separati ma allo stesso tempo uniti da un  unico filo conduttore: la sopravvivenza attraverso varie ambientazioni  storiche francesi (il 1968, l’800, il 2019, eccetera) di un amore che  combatte contro i limiti dello spazio e del tempo. In questo romanzo  l’amore non è però superfluamente inteso come sentimento, ma come prima e  più autentica manifestazione umana tramite la quale si filtra il resto  del mondo. Quest’opera ci parla inoltre dell’impossibilità di certi  ricordi di diventare passati per la loro fondamentale presenza nella  vita quotidiana. Come di solito accadeva nei luoghi inesplorati delle  favole che ci raccontavano da bambini, ci sono dei brani in &#8220;Segni sulla  pelle&#8221; che, pur apparendo inoffensivi, nascondono gravi pericoli. Brani  che assaltano il lettore nei momenti più inaspettati, che lo lasciano  senza fiato o che lo colpiscono con la forza di uno schiaffo: &#8220;Segni  sulla pelle&#8221; è soprattutto un inno alla vita ed una condanna alla mera  esistenza, ma la Vita solo diventa tale quando uno è disposto a seguire  ed a perseguitare fino all’ultimo alito ciò per il quale ha lottato. E  poche persone come Vincenzo Torella sono state in grado di esprimere con  parole un sentimento così intenso che quasi diventa ineffabile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La partenza del ritorno</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>

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		<description><![CDATA[16 Luglio ore 19,45 Associazione Luidig presso Libreria Luidig, palazzo Collenea, corso Garibaldi 95 Maria Grazia Riccardi presenta La partenza del ritorno modera il prof. Raffaele Simone Uno, due, tre…poi il buio. Così la giovane Maria Grazia Riccardi racconta la terribile esperienza autobiografica di un tentativo di suicidio. Un tentativo compiuto proprio mentre la vita [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>16 Luglio ore 19,45</h2>
<p>Associazione Luidig<br />
presso Libreria Luidig, palazzo Collenea, corso Garibaldi 95</p>
<p><img title="La partenza del ritorno" src="http://www.luidig.it/images/eventi/copertina_riccardi.jpg" border="0" alt="La partenza del ritorno" width="400" height="296" /></p>
<p><strong><strong>Maria Grazia Riccardi </strong><br />
</strong>presenta<strong><br />
<strong>La partenza del ritorno<br />
</strong></strong>modera il<strong><strong> prof. Raffaele Simone<br />
</strong></strong></p>
<p>Uno, due, tre…poi il buio. Così la giovane Maria Grazia Riccardi  racconta la terribile esperienza autobiografica di un tentativo di  suicidio. Un tentativo compiuto proprio mentre la vita sta sbocciando in  lei costretta ad affrontare e fronteggiare, tra mille paure, le avance  di un uomo maturo, la protagonista di questa storia racconta la sua  discesa nella solitudine. Le inquietudini di un’età che non è fatta solo  di spensieratezza e felicità, esposta a insidie e a prove psicologiche  spesso durissime.     L’autrice narra con coraggio la propria vicenda, senza reticenze,  condivide con il lettore i suoi alti e bassi, e descrive attraverso gli  occhi di un’ amica l’attesa del suo risveglio, dopo che è finita in  coma. Un risveglio che finalmente torna a donarle quel sorriso che ha  rincorso per tutto il racconto, un sorriso che si affaccia molte volte  nel testo ma che sembra sempre troppo effimero da trattenere, fino a che  non si ritroverà più forte e finalmente pronta per affrontare la vita e  sentire quanto è forte l’amore di chi la circonda.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La via della scelta</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/07/14/la-via-della-scelta/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/07/isa2010bn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2986" title="ISA2010BN" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/07/isa2010bn.jpg" alt="" width="439" height="620" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Anamorfosi</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/06/23/anamorfosi/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2010/06/23/anamorfosi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 11:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[30 Giugno ore 19,45 presso la Libreria Luidig Anamorfosi Realtà distorte / Prospettive negate   Graziella Ceccarelli Milena Di Rubbo Scrittrici contemporanee in versi e prosa Immagini e lettura a cura di Peppe Barile accompagnamento musicale di Sergio Casale introduce e modera la prof.ssa Maria Grazia Nazzaro Il termine anamorfosi sta ad indicare un disegno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>30 Giugno ore 19,45</h2>
<p>presso la <strong>Libreria Luidig</strong></p>
<p><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/anamorfosi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2930" title="anamorfosi" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/anamorfosi.jpg" alt="" width="351" height="465" /></a></strong></p>
<p><strong>Anamorfosi</strong></p>
<p><strong>Realtà distorte / Prospettive negate</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Graziella Ceccarelli<br />
Milena Di Rubbo</strong><br />
Scrittrici contemporanee in versi e prosa</p>
<p>Immagini e lettura a cura di<strong> Peppe Barile</strong></p>
<p><span id="more-2929"></span>accompagnamento musicale di <strong>Sergio Casale</strong></p>
<p>introduce e modera la prof.ssa <strong>Maria Grazia Nazzaro</strong></p>
<p>Il termine anamorfosi sta ad indicare un disegno in cui appare un&#8217;immagine distorta che osservata obliquamente o riflessa un uno specchio curvo può essere vista nella sua prospettiva naturale.</p>
<p>Le immagini della contemporaneità sono anamorfiche. Immagini nomadi. Fluttuanti. Inquadrature debordanti, in cui saltano i parametri tradizionali. Lo sguardo si mobilita e ci chiama ad una riflessione.</p>
<p><!--more-->Con<strong> Vetrine di Ghiaccio</strong> Graziella Ceccarelli vuole far arrivare al pubblico una faccia dell’amore distorta dalla follia. Giovanni prova per Francesca un ossessivo desiderio di possedere la sua bellezza e di fermarla nel tempo. Giovane e bella Francesca trova in Giovanni una matura attenzione verso le grandi fragilità di un’adolescente. Un incastro mortale che consegue a momenti di amore estremo. “<em>Chi può dire che questo non è amore?</em>”, dirà Giovanni “<em>Tutto questo per me è follia</em>”.<br />
Partendo dai temi presenti nel racconto “Vetrine di Ghiaccio” (la follia e la violazione in amore, la perfetta bellezza congelata dentro finti manichini e poi l’addio, il distacco finale e la ricerca di qualcosa al di là dell’esistenza stessa), Milena Di Rubbo, attraverso i suoi versi (tratti dalla raccolta inedita “La Fame e lo Specchio), cerca di creare una sottile ma intensa connessione tra prosa e poesia. Il tutto con l’intento di portare il lettore a riflettere sulle possibili deformazioni della realtà, sulle prospettive diverse di una stessa visione e sulle emozioni che si liberano in ognuno di noi a seconda del proprio punto di vista.<br />
Viviamo quindi in un mondo ricco di immagini anamorfiche. Cioè di immagini che viste frontalmente appaiono come una mescolanza di forme e di segni senza senso. Ma appena ci si mette di sbieco, al lato, in una posizione eccentrica, queste assumono una più netta fisionomia.<br />
A noi la responsabilità di scegliere dove stare.</p>
<p>Note biografiche degli autori:<br />
<strong>Peppe Barile</strong> studia Pittura con il Maestro Armando De Stefano all&#8217;Accademia di Belle Arti di Napoli.  Dal 1980 comincia a lavorare come attore nel teatro per ragazzi, nel 1985 fa parte del gruppo dei mimi del Teatro alla Scala sotto la guida di Angelo Corti e Marise Flach poi lavora con Luca Ronconi (Tre sorelle, The Fairy Queen, Re Lear etc.), con Bob Wilson, Renato Carpentieri, Carlo Cerciello, Walter Manfrè, Mariano Rigillo ed altri, prende parte al musical “C’era una volta scugnizzi” di Claudio Mattone Enrico Vaime e Gino Landi con Sal Da Vinci. Adesso gira con spettacoli suoi con le maschere di cuoio e sculture che egli stesso realizza talvolta dipingendo dal vivo accompagnato da musicisti&#8230;<br />
In TV:<br />
Un posto al sole,<br />
La squadra,<br />
Incantesimo 7,<br />
Elisa di Rivombrosa,<br />
R.I.S.3 Delitti imperfetti…<br />
Film:<br />
“Ngopp” di Pablo Dammicco,<br />
“L’Uomo in più” di Paolo Sorrentino,<br />
“Amore e libertà, Masaniello” di Angelo Antonucci,<br />
“I Borgia” di Antonio Hernandez,<br />
“Etica dell’omicidio” protagonista di un cortometraggio con Franco Nero regia di Angelo Antonucci.<strong> </strong></p>
<p><strong>Graziella Ceccarelli </strong>si è laureata in Psicologia presso “La Sapienza” di Roma, lavora come psicologa nella provincia di Benevento. È stata premiata nel 2005 al concorso letterario “Città di Melegnano” per la sezione narrativa con Pensieri da un cornicione;  ha pubblicato il romanzo  mamma FOLLIA con la casa editrice Il Filo. Presso la libreria Luidig presenta l’inedito racconto Vetrine di ghiaccio.</p>
<p><strong>Milena Di Rubbo</strong> nasce ad Oristano e risiede a Benevento. Nel 2009 ha vinto il primo premio al concorso internazionale di poesia “Gemme di primavera” città di Aprilia con la poesia “Sara”. Nel 2010 è seconda classificata  nel 5° concorso di poesia e letteratura di viaggio con la poesia “Nell’attesa”. È finalista alla IV edizione del Premio letterario Internazionale di poesia e narrativa “Città di Recco” con la silloge inedita “ La Fame e lo Specchio”. Ha ricevuto il premio speciale della Giuria al premio nazionale di poesia inedita Città di Morano Calabro con il componimento “Le rughe del volto”. Infine è arrivata in finale al terzo premio di poesia Giorgio Belli con  la lirica “Vengo a te”. <strong></strong></p>
<p><strong>Sergio Casale</strong> inizia a suonare il flauto all’età di nove anni con il M° Jean Claude Masi. Diplomatosi dapprima in flauto, consegue un secondo e terzo diploma, in sassofono e poi in jazz, al Conservatorio di Perugia. Infine consegue l’abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso AG77 – flauto, presso il Conservatorio di Vibo Valentia.<br />
In ambito jazzistico ha collaborato con i maggiori musicisti in campo nazionale. Vincitore del prestigioso Premio Nazionale Massimo Urbani, ha suonato con la Perugia Jazz Orchestra, la Mario Raja Big Bang, l’Orchestra Napoletana di Jazz.<br />
Lascia poi il jazz per tornare in maniera più approfondita agli studi classici, studiando il flauto con il M° Bruno Cavallo (ex 1° flauto alla Scala di Milano), e composizione con il M° Francesco Antonioni.<br />
Ha suonato per importanti teatri e associazioni italiane quali: il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro Lirico di Cagliari, gli Amici della Musica, il Teatro Morlacchi e Teatro Pavone di Perugia, ed ha partecipato alle edizioni 2005 e 2006 della Notte Bianca di Roma con il quartetto Arundo Donax.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fiora e gli Angeli</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/06/23/fiora-e-gli-angeli/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 10:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[luidig]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[25 Giugno ore 18,45 Libreria Luidig Presentazione del corso di Fiora Bemporad. Possiamo percepire l’elemento che con l’acqua costituisce la parte pura e trasparente della nostra materia la luce. Essa è quella parte di noi che si riflette sui nostri visi sorridenti. Noi dimentichiamo di essere fatti  anche di luce, elemento che condividiamo con  l’universo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/angelo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2924" title="angelo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/angelo.jpg" alt="" width="187" height="370" /></a>25 Giugno ore 18,45<br />
Libreria Luidig</h2>
<p>Presentazione del corso di Fiora Bemporad.</p>
<p><strong>Possiamo percepire<br />
l’elemento che con l’acqua<br />
costituisce  la parte<br />
pura e trasparente<br />
della nostra materia<br />
la luce.</strong></p>
<p><strong> </strong>Essa è quella parte di noi che si riflette sui nostri visi  sorridenti. Noi dimentichiamo di essere fatti  anche di luce, elemento  che condividiamo con  l’universo, che trapassa tutte le sue forme e che,  per i credenti, è segno divino. Ma nessuno può negare questa energia  che la fisica studia nelle sue particelle infinitesimali nel  microcosmo  e l’astrofisica  scruta nel macrocosmo.<br />
Le “religioni del libro”,  giudaica, cristiana e islamica, hanno intuito questa energia che  unisce  l’uomo all’Eterno Infinito e l’hanno chiamata “angelo”. La tradizione  rabbinica, però, afferma che i nomi degli angeli nacquero a Babilonia.  Infatti  già nei miti  indoiranici dell’Asia centrale risalenti al II o  II millennio a.C. incontriamo figure angeliche che hanno in comune col  nostro angelo  il compito di aiutare i viventi.<br />
Volendo proseguire  in una analisi comparativa  tra diverse religioni  e antiche  speculazioni ontologiche, in ognuna troveremo la figura di esseri  preposti alla comunicazione tra l’uomo e la parte divina dell’universo: i  neo-platonici lo chiamavano Logos.  i Vedanta raccontano dei  Deva,   Zoroastro parla dei  fravaši.  Potremmo continuare in una ricerca che ci  porterebbe lontano nel tempo e nello spazio, ma che ci ricondurrebbe  sempre allo stesso punto di Luce, lì dove gli esseri prendono vita ed  energie: gli angeli immaginati come scala che unisce i Cieli e la Terra.</p>
<p><span id="more-2922"></span><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/fiora.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2923" title="fiora" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/fiora.jpg" alt="" width="178" height="258" /></a>Chi  ci condurrà ad  incontrare l’Angelo che è in noi e che ci protegge e ci guida sarà <strong>Fiora  Bemporad</strong> in due giorni che non saranno solo di pura  meditazione né  raccoglimento, ma di accoglimento delle nostre istanze  più profonde e benefiche.<br />
Italo &#8211; argentina, biologa, iniziò il suo  cammino di ricerca sui  poteri terapeutici ed energetici delle piante.<br />
Da  oltre vent’anni è terapeuta olistica e gestalt, con una estesa  esperienza come terapeuta ed insegnante di nuovi metodi e tecniche di  autoconoscenza e di terapie alternative.<br />
E’ stata direttore  responsabile della collana di scienze biologiche della casa editrice  Centro Editor de America Latina (Buenos Aires-Argentina), ha pubblicato  il libro Diatlas di Botanica (Alexkraft editori- Buenos Aires), per  insegnanti di scuole medie e superiori.<br />
Negli anni 2002 e 2003 è  stata inviata <strong>ONU </strong>nei Balcani  per condurre corsi e  training di terapie alternative ai gruppi di operatori sociali e  psicologi dei Centri di Aiuto per I traumatizzati PTSD (Post Traumatic  Stress Disorder) della guerra nei Balcani.<br />
Ha fondato a Knin,  Croazia il primo Centro Terapeutico di Bach Flower Remedies del paese.<br />
Nell’anno 1995 ha fondato e dirige la Associazione Culturale “<strong>Casa  dell’Angelo</strong>” a Roma, specializzata in corsi di autoconoscenza,  seminari, workshops e terapia Wu-Wei.</p>
<p>Presentazione 25 Giugno 2010, ore 18,45, presso la Libreria Luidig<br />
<em>Il  corso si terrà sabato 26 e domenica 27. Per ulteriori info tel  3401783135</em></p>
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		<title>Fabrizio  De André: Un Poeta in Musica</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 08:22:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Luidig]]></category>
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		<description><![CDATA[Associazione Luidig 19 Giugno ore 19,45 Le carezze dell’amore e le scelte del potere Vincenzo Dente presenta Fabrizio De André Un Poeta in Musica modera Flavio Ignelzi letture di Sinfrasòn * L’opera musicale e poetica di Fabrizio De André, a più di undici anni dalla sua scomparsa, &#8230; si può dire indagata e analizzata in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/poeta_in_musica1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2899" title="poeta_in_musica1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/poeta_in_musica1.jpg" alt="" width="500" height="343" /></a></p>
<p>Associazione Luidig</p>
<h3>19 Giugno ore 19,45</h3>
<p><strong>Le  <em>carezze dell’amore</em> e <em>le scelte</em> del potere</strong></p>
<p><strong>Vincenzo Dente </strong><br />
presenta<br />
<strong>Fabrizio De André<br />
Un Poeta in  Musica</strong></p>
<p>modera<strong> Flavio Ignelzi</strong><br />
letture di <strong>Sinfrasòn </strong>*</p>
<p>L’opera musicale e poetica di Fabrizio De André, a più di undici anni  dalla sua scomparsa, &#8230;</p>
<p><span id="more-2898"></span></p>
<p>si può dire indagata e analizzata in lungo e in largo, e tuttavia  essa non cessa di suscitare un grande interesse tra vecchie e nuove  generazioni, tra “addetti ai lavori” e profani, tra grandi appassionati e  semplici fan. Le ragioni di tanto interesse sono tutte nell’opera  stessa del cantautore che, novella araba fenice, rinasce dalle proprie  ceneri fornendo stimoli sempre nuovi e aprendo campi d’indagine più  disparati. Per questa ragione anche un lavoro apparentemente completo,  come <strong>&#8220;Fabrizio De André: un poeta in musica&#8221;</strong>, di  Vincenzo Dente, nel quale è analizzata, dal punto di vista letterario,  tutta la produzione edita dell’artista genovese, non solo si presta ma  ha addirittura bisogno di essere “rivisitato” da angolature diverse, da  punti di vista nuovi e differenti, pronti a ricreare, a loro volta,  nuove prospettive.</p>
<p>In quest’ottica Le “carezze dell’amore” e le “scelte” del potere in  Fabrizio De André non è un semplice incontro di presentazione, non è, né  deve essere, un evento isolato ma, piuttosto, <strong>l’inizio di un  nuovo percorso</strong>, che potremmo definire <strong>in progress</strong> e che, partendo dal volume citato, fornisca sempre nuovi spunti di  discussione, confronto e ricerca su una delle figure intellettuali più  importanti del secolo scorso.</p>
<p>Le “carezze dell’amore” e le “scelte” del potere in Fabrizio De André  costituisce, dunque, un primo incontro a carattere tematico nel quale,  lasciando un po’ da parte argomenti molto frequentati (<em>Eros e  Thanatos</em> e simili), seppur sempre interessanti e suggestivi, si  cerca di mettere in luce quei momenti della vasta produzione di Faber in  cui l’amore, inteso nella sua accezione universale, ma soprattutto  umana, si scontra, cerca di sfuggire e, talvolta, soggiace alle scelte  di un potere sempre autoritario e inumano. Amore e potere che si  incrociano, si intrecciano, nelle canzoni di De André, fino a  confondersi l’uno nell’altro, chiamando in causa l’elemento ultimo, il  collante finale dell’intera opera di uno dei più grandi autori di fine  Novecento: <strong>la libertà</strong>.</p>
<p><em>* Sinfrasòn: Antonio Intorcia</em></p>
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