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	<title>Art&#039;Empori &#187; Numen Art Gallery</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Gema Rupérez Alonso alla Numen di Benevento, con Acuerdos Tácitos, dall&#8217;8 ottobre all&#8217;8 dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 00:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per il formato pdf clicca su invito GEMA RUPEREZ ALONSO Opening personale di Gema Ruperez Alonso      Acuerdos Tácitos Numen arti contemporanee benevento/italia Sabato 8 ottobre 2011, dalle ore 19.00, presso lo spazio NUMEN, vico noce 20/22/33 benevento, aprirà la personale dell’artista Gema Ruperez Alonso, nell’ambito della settima giornata del contemporaneo organizzata dall’AMACI. La mostra consta di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2011/10/gema-ruperez-alonso-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4034" title="GEMA-RUPEREZ-ALONSO-1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2011/10/gema-ruperez-alonso-1.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></strong></p>
<p><strong>Per il formato pdf clicca su <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2011/10/invito-gema-ruperez-alonso.pdf" target="_blank">invito GEMA RUPEREZ ALONSO</a></strong></p>
<p><strong>Opening</strong> personale di <strong>Gema Ruperez Alonso     </strong></p>
<p><strong>Acuerdos Tácitos</strong></p>
<p><strong>Numen</strong> arti contemporanee <strong>benevento/italia</strong></p>
<p>Sabato <strong>8 ottobre 2011, dalle ore 19.00, </strong>presso lo <strong>spazio NUMEN</strong>, vico noce 20/22/33 benevento, aprirà la personale dell’artista <strong>Gema Ruperez Alonso</strong>, nell’ambito della settima giornata del contemporaneo organizzata dall’<strong>AMACI</strong>.</p>
<p>La mostra consta di cinque installazioni ed una serie di disegni su carta giapponese, che parlano delle ossessioni dell&#8217;essere umano, nel suo vivere quotidiano.</p>
<p>Le opere si compongono di materiali ed oggetti attraverso cui l’artista di Saragozza, che attualmente vive a Madrid dove sta portando a termine un progetto di residenza per artisti “residencia Casa Velazquez”, interagisce con lo spazio, creando quasi una scenografia che le consente di manipolare esteticamente le sue sensazioni, esprimendosi sul rapporto e sui contrasti di sentimenti quali la fragilitá, la fuga, la solitudine o l&#8217;assenza.</p>
<p>“Alla fine il mio lavoro” spiega l’artista  “é un osservazione continua che faccio sul nostro individuale rapporto con l’ identità e le contraddizioni del nostro vivere”. “Cerco di lavorare sulle trasparenze e sulle sovrapposizioni di materiali fragili” spiega ancora Gema Ruperez Alonso,  “per sottolineare il senso di precarietà e di fragilità che appartiene ad ogniuno”.</p>
<p>La mostra sarà visitabile presso la galleria NUMEN, vico noce 20/22/33 Benevento <strong>dall’11 ottobre all’8 dicembre 2011</strong> dal martedi’ al venerdì dalle  ore 10.00 alle 13.00 e su appuntamento. www.numen.it info. 338/7503300. <strong>L’ingresso è libero.</strong></p>
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		<title>Alfredo Granata a Palazzo Paolo V e alla Numen Art &#8211; 21 ottobre &gt; 30 novembre 2010</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/10/24/alfredo-granata-a-palazzo-paolo-v-e-alla-numen-art-21-ottobre-30-novembre-2010/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 16:02:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Mostre]]></category>
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		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
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		<description><![CDATA[[slideshow] Alfredo Granata &#8211; Expansion of light. Thinking Joachim A cura di Loredana Barillaro Dal 21 ottobre al 30 novembre 2010 - Benevento Palazzo Paolo V  fino al 3 novembre (tutti i giorni, dalle 16.30 alle 20.00) Numen Arti Contemporanee fino al 30 novembre (mar/mer/gio dalle 10.00 alle 13.00 &#8211; ven/sab dalle 17.00 alle 20.00) 338.7503300    [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><strong>[slideshow]<br />
Alfredo Granata &#8211; Expansion of light. Thinking Joachim<br />
</strong><em>A cura di Loredana Barillaro<br />
Dal 21 ottobre al 30 novembre 2010 - </em><em>Benevento</em></div>
<div><em>Palazzo Paolo V  fino al 3 novembre (tutti i giorni, dalle 16.30 alle 20.00)</em></div>
<div><em>Numen Arti Contemporanee fino al 30 novembre (mar/mer/gio dalle 10.00 alle 13.00 &#8211; ven/sab dalle 17.00 alle 20.00) 338.7503300 </em></div>
<div><em> </em></div>
<div style="text-align:justify;">Si tratta di un percorso tracciato secoli fa da Gioacchino da Fiore, il cui gesto e la cui poetica sono stati così forti da lasciare una traccia indelebile e duratura nella cultura europea. Molti segni ci suggeriscono quasi una sorta di rinnovato misticismo, in un perfetto connubio e dualismo fra l’abate e l’artista contemporaneo, Alfredo Granata.</div>
<div style="text-align:justify;"><strong> </strong></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Conversazione con Alfredo Granata<br />
</strong><em>di Loredana Barillaro</em></div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Loredana Barillaro</strong>/ <strong>Dimmi Alfredo, che valore hanno per te le parole del Sephirot?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3422" title="Alfredo Granata artempori1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori1.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a>Alfredo Granata</strong>/<em> </em>Prima vorrei parlarti della genesi di questa mostra che parte da un elemento apparentemente banale. Gaspare Turchiaro, medico psichiatra in pensione nonché raffinato intellettuale di  notevole spessore, mi chiese di fare una ricerca sul Sephirot. Nella bibliografia c&#8217;era un rimando ad Umberto Eco e al suo bellissimo e, per certi versi, difficilissimo romanzo “Il pendolo di Foucault” nel quale riscrive la Storia Universale dividendola in dieci capitoli e identificandoli, a loro volta, con le identità del Sephirot o Albero della vita.   Le  dieci Sephirot costituiscono la sintesi  dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala Ebraica. Dieci entità profondamente affascinanti e contemporanee. <strong>Corona, Intelligenza, Saggezza, Potere, Amore, Bellezza, Gloria, Eternità, Giustizia </strong>e <strong>Presenza</strong> potrebbero assolvere secondo me ad un compito difficile che è quello di  contribuire a rappresentare, descrivere e riscrivere la realtà che stiamo affannosamente vivendo. Se qualcuno mi chiedesse di descrivere in dieci parole la nostra società non farei altro che citare le entità del Sephirot. Queste “parole”  mi hanno da subito affascinato e rapito costringendomi ad elaborarle artisticamente. Da tempo ero alla ricerca di qualcosa che potesse descrivere in modo etico  il nostro frenetico <em>modus vivendi ed operandi</em>. La conoscenza e lo studio di queste dieci entità mi hanno aperto e introdotto in un mondo affascinante e misterioso aiutandomi a capire la natura e ad apprezzarne con semplicità la ricchezza che, forse, “qualcuno” ci ha donato. Non a caso, come ho già detto, le Sephirot vengono identificate come Albero della vita. Il grande filosofo della scienza e della poesia francese Gaston Bachelard così descriveva l&#8217;albero: “L’immaginazione è un albero. Ha le virtù integratrici di un albero. E’ radici e rami. Vive tra terra e cielo. Vive nella terra e nel vento”. Le Sephirot  hanno aiutato la mia immaginazione a trasformarsi in  albero, ad estendere e unire, con la sua verticalità, il cielo alla terra, il sacro al profano, il visibile all’invisibile, in modo del tutto disincantato.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span id="more-3405"></span>LB</strong>/ <strong>Nel realizzare questi lavori, hai forse immaginato di compiere anche tu una sorta di viaggio spirituale?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3423" title="Alfredo Granata artempori2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori2.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a>AG</strong><em>/ </em>Sono nato e cresciuto in un territorio, la Presila cosentina, pregno di spiritualità, da qui è transitato San Francesco da Paola ed è proprio qui, a Celico, che è nato Gioacchino da Fiore.  Due visionari colmi di spiritualità genuina e rivoluzionaria. Gioacchino fu un monaco controcorrente e scomodo che  riuscì nei secoli a procurarsi tante e autorevoli ammirazioni ma, guarda caso, anche tanti nemici e per lo più provenienti dalla sua stessa “santa chiesa”. Papa Benedetto XVI, nella sua recente udienza generale del 10 marzo 2010 interamente dedicata a San Bonaventura da Bagnoregio, ha parlato di Gioacchino da Fiore e del Gioachimismo come origine di un “utopismo spiritualistico ed anarchico” e che grazie ai timonieri della chiesa &#8211;  Paolo VI e Giovanni Paolo II &#8211; questo pensiero innovatore e rivoluzionario non riuscì a prevalere dopo il Concilio Vaticano II.  Non potevo uscire indenne, come artista, da questo “utopismo spiritualistico ed anarchico”, sento Gioacchino da Fiore fortemente vicino, la sua filosofia, la sua esegesi e la sua immensa spiritualità mi hanno spinto a celebrarlo con questa mostra che non ho difficoltà a definire spirituale e per certi versi scomoda. Un tentativo di riunire etica, estetica e spiritualità in un percorso lungo, difficile ma affascinante. Sono felice di definirmi come un sognatore impregnato di quella spiritualità  anarchica, libera e indipendente tipica di Gioacchino da Fiore.<em> </em></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>LB/</strong> <strong>Sembra che tu compia una doppia operazione, ti allontani dal passato, da una certa pratica di studio per fondarne un&#8217;altra, più moderna, vitale e immediata la quale però, a sua volta, sembra trovare origine nel Liber Figurarum di Gioacchino.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/afredo-granata-corona.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3424" title="Afredo Granata corona" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/afredo-granata-corona.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a>AG/</strong> Nessun artista visivo contemporaneo, fino ad oggi, ha tentato  di contestualizzare, con nuovi linguaggi, la figura e l&#8217;opera di Gioacchino da Fiore. Esistono varie opere che immortalano l&#8217;Abate Cistercense, ma in modo del tutto iconografico. Dal punto di vista moderno molti sono stati, invece, gli artisti  che  hanno preso spunto dai concetti spirituali dettati da opere visivo &#8211; scritturali dell&#8217;abate. Il grande pioniere della pittura moderna, Vassily Kandinsky, si serve dell’albero trinitario di Gioacchino da Fiore per illustrare la propria visione sull’evoluzione spirituale dell’arte. L’arte non consiste di nuove scoperte che cancellano le precedenti, ma di uno sviluppo organico fondato su una precedente saggezza, così come il tronco dell’albero non diventa superfluo per lo spuntare di un nuovo ramo. In occasione di un’esposizione, il grande amico di Kandinsky, Paul Klee, si serve della parabola dell’albero per esprimere il concetto del processo che opera nell’artista: “l’artista si limita, al suo posto nel tronco dell’albero, a raccogliere ciò che emerge dal profondo e a trasmetterlo oltre”. In altre parole Klee vedeva nella creatività umana semplicemente la prosecuzione del processo cosmico. Il Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore rappresenta una grande opera dove parole ed immagini lavorano in perfetta  sinergia trovando un equilibrio estetico ineguagliabile. Una sorta di poesia visiva tramandata da un poeta visionario vissuto oltre ottocento anni fa. Nell&#8217;opera è perfettamente illustrato il complesso ed originale pensiero profetico dell’Abate Florense, basato sulla teologia trinitaria della storia e sulla esegesi concordistica della Bibbia. L’opera ci rimane oggi in tre esemplari ben conservati, il codice di Oxford, il codice di Reggio Emilia e il codice di Dresda. Più antico è il manoscritto di Oxford, prodotto dall’Officina scrittoria di un monastero calabrese, probabilmente l’abbazia di San Giovanni in Fiore, tra il 1200 e il 1230.    I lavori esposti in questa mostra segnano un ritorno alle proprie radici artistiche,  ad una classicità moderna della pittura in cui gestualità, colore e sedimentazioni del tempo  trovano un equilibrio che si ripercuote sulla propria creatività. La progettazione e la costruzione di questa mostra ha rappresentato per me un periodo felice dove Incanto e Disincanto della pittura hanno interagito con le parole Superbia ed Umiltà, altre due entità molto care a Gioacchino<strong><em>.  </em></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>LB/</strong><strong> Già in passato hai riflettuto sulla funzione sociale dell&#8217;artista, alla luce di questa mostra qual è oggi il tuo ruolo? In che tempo e in che dimensione collochi il tuo essere artista?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori31.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3429" title="Alfredo Granata artempori3" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/10/alfredo-granata-artempori31.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a>AG/<em>  </em></strong>Nella precedente mostra personale dal titolo “Obbedire, credere, combattere, comprendere&#8230;”  era palese il tentativo di  riappropriarmi di quel ruolo sociale e politico  che apparteneva agli artisti e all&#8217;arte tout-court negli anni del secolo appena trascorso e in cui gli sconfinamenti dell&#8217;arte riguardavano tutto, a partire dalla politica, attraverso il teatro e la poesia fino alla musica, al cinema e alle arti visive. Oggi, certamente, non è cambiato il mio modo di concepire l&#8217;arte e chi la produce. Continuo con le mie “sane provocazioni” che in questa mostra diventano, senza tentennamenti o dubbi, “sante”. Potrei definire questi lavori come “preghiere laceranti”  che si levano al cielo, che chiedono, interrogano ed urlano per apprendere  il mistero della vita. Con questa esposizione tento uno spostamento del baricentro, che è anche spaesamento, e da una posizione prettamente materialista e materica passo ad una concezione spirituale ed astratta quasi impalpabile. L&#8217;artista è un piccolo “insetto” con antenne ipersensibili che captano e assorbono gli umori della società in cui vive. Ha un compito importante, quello di trasmettere alle nuove generazioni le attese, le partenze e gli arrivi del nostro contemporaneo.   Sento di essere  un termometro sensibile ai cambiamenti, tento di misurarmi con un territorio che esprime aspirazioni ed ispirazioni represse e che sollecitano una crescita ed una maturità urlata da una moltitudine di giovani. Non mi definisco né periferico né  marginale. Sento profondamente di essermi posizionato al centro del mondo, convinto come sono che non esistono né centri e né periferie, bensì, solo, centri e periferie mentali. </p>
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		<title>&#8220;Sacri(in)ficio&#8221; di Antonella Romano alla galleria Numen Benevento, 4 sett &gt; 30 ott 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[SACRI(IN)FICIO di Loredana Barillaro L’installazione di Antonella Romano presenta un dualismo in cui il dato negativo si veste di sembianze positive, l’opera si fa contenitore di un messaggio che nulla ha di armonioso. Un titolo, che solo, richiama alla mente il dolore insito nella parola sacrificio. Un profondo senso di disfatta, è il segno che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/09/antonella-romano-numen-art.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3190" title="Antonella-Romano-Numen-Art" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/09/antonella-romano-numen-art.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/09/antonella-romano-numen-art2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3191" title="Antonella-Romano-Numen-Art2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/09/antonella-romano-numen-art2.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong>SACRI(IN)FICIO di Loredana Barillaro</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">L’installazione di Antonella Romano presenta un dualismo in cui il dato negativo si veste di sembianze positive, l’opera si fa contenitore di un messaggio che nulla ha di armonioso. Un titolo, che solo, richiama alla mente il dolore insito nella parola sacrificio. Un profondo senso di disfatta, è il segno che qualcosa non va, un equilibrio che si è rotto, quello stato della natura in cui ogni cosa trova posto.<span id="more-3189"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Ma, per molti, non sembra esserci più alcun posto, uomini donne e bambini  sembrano paradossalmente non avere diritto ad un’esistenza, ed ecco allora che su quelle lamiere è impresso forse il loro sudore, le tracce del loro sangue. Gli indumenti ammassati ne rendono tangibile il dolore, ogni straccio ha perso la sua dignità, non copre più nulla, nessuna parte, di nessun corpo. Non raccontano più alcuna storia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Un messaggio di grande attualità che si connota come momento di ribellione dell’artista, ma che diventa bisogno di negazione collettiva. Ella ci mostra il dopo, il momento in cui qualcosa di terribile è già accaduto o che forse deve ancora compiersi da qualche parte nel mondo. Un lavoro che diviene testimone di un sogno, una speranza, un grido di aiuto soffocato e anonimo che solo lo spettatore può decidere di udire e  recepire. Ogni elemento trova la sua collocazione nello spazio, ogni cosa è simbolo che conduce ad un’esperienza, quella della natura, e ne racconta la ribellione all’interno di un circuito in cui l’uomo è al contempo vittima e carnefice di se stesso, un teorema, una linea che parte da un punto e ad esso si ricongiunge. Un lavoro duro, faticoso, a creare un’apparenza per nulla drammatica; come le due facce di una stessa medaglia, i tre lavori che compongono unitariamente l’installazione appaiono come uno spettacolo felice, ma dai risvolti drammatici subito dietro l’angolo, quasi un brusco risveglio a riportarci ad una terribile attualità.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Forse tutto è una scommessa: il fiore, simbolo per eccellenza della natura, nella sua semplicità viene qui triplicato a formare il nucleo perfetto, la famiglia, l’unione fra due esseri porta il suo frutto il quale si apre però, ad una condizione innaturale, restituita nella sua deformità dall’immagine nello specchio. E allora, potrà un prato capovolto crescere e vivere, o il suo collocarsi in una dimensione che non gli è propria ne segna certamente la fine? Il viaggio intrapreso da un’umanità disperata avrà un approdo? L’anima, intesa qui nella sua globalità, dà vita ad una lotta con se stessa, un corpo a corpo che, solo metaforicamente, può alimentarsi, poiché costretta ad una vita non sua.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Un lavoro che diviene, forse, prova di un più ampio fenomeno di spettacolarizzazione e umiliazione della natura, la quale perde, gradatamente ma inesorabilmente, il suo equilibrio.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Un work in progress, dunque, un patto malato fra l’uomo e la natura, il cui tempo non si esaurisce, ma il cui spazio diviene, invece, gabbia e contenitore oltre cui probabilmente non poter andare, un’opera che sembra voler trasmettere uno stato d’animo – il senso di sconfitta misto a speranza &#8211; così tipico della società contemporanea.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#339966;"><strong>Antonella  Romano,</strong> nata nel 1970, vive e  lavora a Napoli. Nel 1993, si avvicina al  teatro come attrice, sperimentando diversi linguaggi, passando dal Teatro di strada al Teatro tradizionale per approdare infine al Teatro contemporaneo. Tra le esperienze più significative, si annoverano quelle con la compagnia catalana La Fura del Baus in “Simbiosis”; con Isa Danieli diretta da Cristina Pezzoli in “Filumena Marturano”; con Arturo Cirillo con cui lavora dal 2003 in diversi spettacoli ;nel 2005 vince il Primio Girulà  come migliore attrice giovane per spettacolo “L’Ereditiera “ di Annibale Ruccello regia Arturo Cirillo. La  sua  ricerca attoriale la porta ad approfondire la consapevolezza e la forza dell’espressione corporea, attraverso  studi di danza contemporanea (Raffaella Giordano), di  danza BUTO (Masaki Iwana), ponendo sempre più attenzione all’essenzialità di un corpo in movimento nello spazio vuoto, fino a sentire la necessità di trascendere dal proprio corpo, utilizzando l’esperienza acquisita per plasmare la materia, rame  e ferro, in forma scultorea.  Dal 2008 collabora con la galleria Numen, arti contemporanee  di Giuliana Ippolito.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>IL TEMPO DELLA MATERIA di Loredana Barillaro</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Il lavoro di Antonella Romano sembra palesarsi immediatamente per una grande gestualità,  all’interno di una ricerca in cui la sperimentazione degli strumenti diviene, simbioticamente, momento contemplativo e realizzazione dell’opera; l’idea si forma nella mente e in essa diviene sostanza, cresce fin quando non sarà matura per venire al mondo, senza passaggi intermedi e senza certezze su quale potrà, poi, essere il risultato finale. Un lavoro fatto di pazienza, di calma e di manualità; il gesto di intrecciare i fili di metallo, quasi a tessere preziose trame ha il sapore di altri tempi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Ed ecco che l’artista si riappropria del proprio tempo, della durata dell’azione che non si discosta dalla durata del pensiero, la quale poi altro non è che la durata del corpo, della materia e della natura. Non è pertanto lo spazio, ma forse un ritmo ad accompagnarne il lavoro.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Quelli di Antonella Romano sono lavori “abitabili”, in cui sembra quasi poter transitare e in cui la luce gioca un ruolo fondamentale, divenendo elemento tangibile nella costruzione dell’opera, attraverso le trame di una maglia o passando tra le fessure di una finestra. Le installazioni di Antonella Romano tracciano, ognuna, la propria esistenza di opera d’arte rimanendo comunque – e seppur in una acquisita autonomia – quasi un’appendice dell’artista, in uno spazio che viene ridefinito nella sua interezza mediante il mirabile controllo delle proporzioni ed in cui la materia acquisisce la teatralità necessaria alla sua messa in opera, all’interno di un processo creativo in cui ogni cosa &#8211; luce, segno, forma &#8211; ne è parte.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Nessuna regola alla base, dunque, nessuna costrizione fatta di schemi, solo l’immagine mentale che, lungi  dal definirsi concetto o momento prestabilito, nasce come apertura verso l’esterno. Elemento visivo  costantemente recepito e stimolato, esso traccia un percorso e ne diviene linea guida. La scelta dei materiali, il metallo o la pietra, sembra pertanto collocare l’artista in un tempo trascorso, in cui il gesto, la mano e la fatica definivano, e definiscono, un rapporto con la materia che si fa intenso, mentale e carnale,  ed in cui il tangibile e l’intangibile divengono, semplicemente, le due anime di uno stesso corpo.  …La mia esperienza con il metallo, con la sua forza e sua la sua energia che mi attraversano, il rischio che corro ogni volta che lo lavoro, che lo trasporto, che lo vivo… la sensibilità che gli restituisco nel dargli una vita diversa. L’atto di intrecciare, di tessere, mi riporta ad un tempo lontano, in cui il ferro è il mio filo, e lo strumento per tessere, le mie mani… (A. Romano</span>)</p>
<p style="text-align:justify;"> La mostra SACRI(IN)FICIO sarà aperta fino al 30 ottobre 2010 dal martedì al giovedì dalle ore 10.00 alle 13.00 ed il venerdì e sabato dalle 17.00 alle 20.00 e su appuntamento telefonando al 338/7503300.<br />
L’ingresso è libero.<br />
Numen arti contemporanee &#8211; Vico noce 20/22/33  &#8211; Benevento_italia<br />
Info_338/7503300 &#8211; <a href="http://www.numen.it/">www.numen.it</a><span style="color:#000000;">  - </span><a href="mailto:info@numen.it">info@numen.it</a></p>
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		<title>Luca Carnevale alla Numen Art, dal 5 giugno al 4 agosto 2010, e 2/4our con &#8220;Sinfonie fantasmagoriche&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 09:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì  4 giugno 2010 dalle ore 18.00 alle 21.00 presso lo spazio II della galleria Numen di Benevento sarà inaugurata la prima personale dell’artista Luca Carnevale  dal titolo Vita a cura di Raffaele Nespoli. Luca Carnevale, napoletano, vive e lavora a Napoli. Una serie di opere  realizzate site specific per la galleria Numen per questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/luca-carnevale-numen2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2815" title="Luca-Carnevale-Numen2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/06/luca-carnevale-numen2.jpg?w=300" alt="" width="300" height="224" /></a>Venerdì  <strong>4 giugno 2010</strong> dalle <strong>ore 18.00</strong> alle 21.00 presso lo <strong>spazio II </strong>della galleria <strong>Numen </strong>di<strong> Benevento </strong>sarà<strong> </strong>inaugurata la prima personale dell’artista <strong>Luca Carnevale  </strong>dal titolo <strong>Vita </strong>a cura di<strong> Raffaele Nespoli.</strong></p>
<p>Luca Carnevale, napoletano, vive e lavora a Napoli.<br />
<strong>Una serie di opere </strong> realizzate <em>site specific</em> per la galleria Numen per questa sua personale,  alcune in esposizione altre <em>visionabili</em>  riprodurranno in un caos vitale lo spazio in cui Luca lavora, un video proiettato sulla parete esterna del vicolo ed una <strong>performance</strong> che sarà eseguita dall’artista in estemporanea durante  il concerto jazz di <strong>RVB ensamble in “Dizzy</strong>” del festival Riverberi ospitato in galleria e che si terrà alle <strong>ore 20.30.</strong></p>
<p>Nella stessa sera sarà inaugurato negli spazi esterni della galleria il progetto delle artiste <strong>2/4our </strong>(Carolina Ciuccio e Sofia Scarano) <strong><em>Sinfonie fantasmagoriche, </em></strong>sei corpi luminosi: un suonatore e due coppie di innamorati balleranno fino all‘alba sulle note della notte.<span id="more-2812"></span><strong></p>
<p>Note del curatore<br />
</strong>Uno stile che mescola con spontanea immediatezza l’arte metropolitana al segno grafico del fumetto, con decisi richiami alla Pop Art, già più matura, dei primi anni Sessanta. Nelle opere di Luca Carnevale, il tratto è volutamente espressione del legame tra immagine e concetto. Il suo ruolo non è tuttavia quello di spiegare l’anima dell’artista, dare prova della sua esistenza, bensì quello di legare tra loro i diversi elementi pittorici che, in un continuo rimando ideale, spingono la visuale oltre il limite materiale della tela, trasformando l’opera stessa in un tutt’uno dinamico. La porta, o se vogliamo il limite estremo, verso la comprensione di un simbolismo che fa dell’ironia la sua arma vincente. Del segno grafico del fumetto, Luca Carnevale, sfrutta la capacità comunicativa che permette al dipinto di trasformarsi in racconto. I suoi personaggi, fissati come in un’istantanea d’epoca, ritrovano il movimento grazie ai fondi stilizzati che, alcune volte sono adoperati per contestualizzare, altre per interagire e liberare l’opera dal suo senso immanente e trasportarla ad un livello immateriale, quasi chimerico. Nella pittura di Luca Carnevale non mancano inoltre elementi che richiamano quella di Lichtenstein. La possibilità di fermarsi a contemplare quanto una frase, una stanza, una situazione possano essere semplificate nei colori acrilici del fumetto. Le tinte sono prevalentemente calde e, volutamente, quasi mai composite. Infatti, nelle opere di Luca Carnevale, il colore è in parte il segno di un legame indissolubile proprio con quella dimensione fumettistica che costituisce il tratto distintivo della sua ricerca; in parte il desiderio di trasmettere un senso di immediatezza ai suoi soggetti. Talvolta, quasi fotografati in un gesto che esiste solo nell’attimo e nella dimensione in cui il narratore della storia, l’artista, ha inteso fissarli sulla tela.</p>
<p>-VITA-<br />
Una visione sarcastica della vita, uno sguardo che scruta con dissacrante ironia la sfera delle relazioni umane, la violenza, la libertà declinata in tutte le sue espressioni. Dieci opere, presentate da Luca Carnevale come dieci istantanee di una realtà talvolta grottesca, talvolta drammatica. Ogni tela offre così un personalissimo sguardo sul mondo, sulle coscienze di ognuno, sulla vita, appunto, che in ultima analisi è l’elemento ispiratore di questo nuovo percorso creativo. Se ogni opera è una monade a se stante, altrettanto vero è che ogni lavoro è legato all’altro da un unicum concettuale, la negazione, che si manifesta nelle sue diverse espressioni. Talvolta questa è rappresentata nella metafora di una catena che costringe all’immobilità, tal’altra è invece la negazione dell’infanzia o addirittura del diritto alla vita. E allora, sempre con quella spigolosa ironia che ne contraddistingue il gesto, Luca Carnevale porta sulle sue tele l’immagine di una pattumiera dalla quale, con innocente brutalità, spunta un giocattolo che richiama alla mente la culla di un neonato. Appena percettibile poi, quasi a simboleggiare l’annientamento della coscienza, l’abbandono, l’immagine sbiadita di una madre che si allontana. Ma la negazione che caratterizza la vita è vista anche come “mancanza” o “alienazione”, e in questo caso il gesto pittorico pervade la sfera dei sentimenti, e con spudorata insolenza se ne fa gioco, mettendone a nudo la natura più effimera. Così, mentre il bacio di una giovane coppia promette amore eterno, le loro mani accarezzano già il caldo sapore del tradimento. La scena, nello stile tipico del manifesto cinematografico anni ’80, si richiama idealmente ai valori catodici che ispirano e sono il cardine della sociètà moderna. Nelle opere della sua personale, Luca Carnevale non esprime però un giudizio, bensì determina, a beneficio di chi osserva, una struttura quasi didascalica, capace di fondere il reale con il surreale, di trascinare nella sfera del visibile l’Io inconscio dei suoi soggetti. In questo rimescolarsi di esperienze, quasi si trattasse di un laboratorio che sperimenta la vita, il progetto artistico trae ispirazione dai media, dalle più disparate vicende di cronaca che, con eclatante indifferenza, scandiscono il tempo della nostra vita. Esperienze fissate su tela, delle quali altrimenti non resterebbe altro che un ricordo sbiadito.</p>
<p><strong>Raffaele Nespoli</strong></p>
<p><strong>La mostra visitabile fino al 4 agosto 2010 è aperta dal martedì al giovedì dalle ore 10.00 alle 13.00 ed il venerdì e sabato dalle 17.00 alle 20.00 e su appuntamento telefonando al 338/7503300. </strong>L’ingresso è libero.</p>
<p><strong>Numen </strong>arti contemporanee<br />
Vico noce 20/22/33<br />
Benevento_italia &#8211; Info:338/503300<br />
<a href="http://www.numen.it">www.numen.it</a>    <a href="mailto:info@numen.it">info@numen.it</a></p>
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		<title>Alì Nassereddine. Opening della personale. 22 maggio 2010 Numen Art Gallery BN</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[22.maggio 2010 alle 18. opening della personale di ali&#8217; nassereddine&#8230; direttamente da beirut&#8230; dove per 20 anni l&#8217;artista ha vissuto la lunga e cattiva guerra&#8230;ma questo non gli impedisce di rappesentare nei suoi lavori la luce]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><span style="font-family:Georgia;color:#008000;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/05/locandina-nassaredine.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2765" title="LOCANDINA-nassaredine" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/05/locandina-nassaredine.jpg" alt="" width="413" height="601" /></a></span></div>
<p>22.maggio 2010 alle 18.<br />
opening della personale di ali&#8217; nassereddine&#8230; direttamente da beirut&#8230; dove per 20 anni l&#8217;artista ha vissuto la lunga e cattiva guerra&#8230;ma questo non gli impedisce di rappesentare nei suoi lavori la luce</p>
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		<title>Installazioni corporee a più dimensioni: quando opera e fruitore sono un unicum.</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 01:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando opera d&#8217;arte e fruitore sono un unicum. Alla ricerca della dimensione oltre. Mostra nella mostra. Durante l&#8217;opening di &#8220;Pettinesse&#8221; di Francesca Capasso, ho registrato alcune performance involontarie realizzatesi, tra spettatore e opera, nella Numen Art Gallery, il 20 febbraio 2010. Ogni performance denuncia l&#8217;assenza di un linguaggio comune tra dimensione spirituale e dimensione fisica, tra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter">
<h3 class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:center;"><span style="color:#800000;">Quando opera d&#8217;arte e fruitore sono un unicum.<br />
</span><span style="color:#800000;">Alla ricerca della dimensione oltre.</span></h3>
<h4 class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:center;"><span style="color:#800000;">Mostra nella mostra. Durante l&#8217;opening di &#8220;Pettinesse&#8221; di Francesca Capasso, ho registrato alcune performance involontarie realizzatesi, tra spettatore e opera, nella Numen Art Gallery, il 20 febbraio 2010.<br />
Ogni performance denuncia l&#8217;assenza di un linguaggio comune tra dimensione spirituale e dimensione fisica, tra sentire femminile e vedere maschile.</span></h4>
<h4 class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:center;"><span style="color:#800000;">Alessio Masone</span></h4>
</div>
<div id="attachment_2436" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1667web41.jpg"><img class="size-full wp-image-2436" title="IMG_1667web4" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1667web41.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Verso Amsterdam&quot;. (Particolare di) Corpo di donna pittorica (bidimensionale) resa ignuda da corpi maschili (tridimensionali, fuori campo) che la osservano, come merce, oltre la vetrina. A terra, miriade di pettinesse tridimensionali infrante nell&#039;incapacità di penetrare nella natura bidimensionale delle chiome della donna pittorica.</p></div>
<div id="attachment_2400" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1672-web-4b.jpg"><img class="size-full wp-image-2400" title="IMG_1672-web-4b" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1672-web-4b.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">Dittico di corpi tridimensionali rappresentanti una gallerista e una architetto con lo sfondo di affresco murale monocromatico</p></div>
<div id="attachment_2404" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1670web-4.jpg"><img class="size-full wp-image-2404" title="IMG_1670web-4" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1670web-4.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;L&#039;ombra della donna&quot;. Corpo di donna romana che, con le sue ombre, dialoga, sul piano bidimensionale, con il corpo di donna pittorica.</p></div>
<div id="attachment_2406" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1675web-4.jpg"><img class="size-full wp-image-2406" title="IMG_1675web-4" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1675web-4.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a><p class="wp-caption-text">(Particolare di) Corpo di donna pittorica mentre è fotografata e ammirata da corpi umani tridimensionali (fuori campo).</p></div>
<div id="attachment_2409" style="width: 364px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1673web.jpg"><img class="size-full wp-image-2409" title="IMG_1673web" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1673web.jpg" alt="" width="354" height="1079" /></a><p class="wp-caption-text">(Particolare di) Corpo di donna pittorica disperata mentre un corpo tridimensionale maschile, che la fotografa, catturatore del solo corpo di lei, calpesta i suoi pettini/sogni infranti. </p></div>
<div id="attachment_2420" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1669web-b.jpg"><img class="size-full wp-image-2420" title="IMG_1669web-b" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1669web-b.jpg" alt="" width="500" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Assenti che costringono&quot;. Barriera di corpi umani che impedisce la visione della dimensione pittorica che si intravede solo grazie ai vuoti creati da assenze che costringono/consentono di guardare oltre, anche oltre l&#039;ombra che segue il passo. </p></div>
<div id="attachment_2426" style="width: 510px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1676web4.jpg"><img class="size-full wp-image-2426" title="IMG_1676web4" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/img_1676web4.jpg" alt="" width="500" height="416" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Corpi sonanti&quot;. Dittico di corpi umani tridimensionali che, rappresentando due musicisti, producono la dimensione sonora. Con lo sfondo di due affreschi murali simmetrici e monocromatici.</p></div>
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		<title>PETTinESSE a Numen Art Gallery &#8211; Opening 20.02.10</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 00:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/numen-180210-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2395" title="numen-180210-1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/numen-180210-1.jpg" alt="" width="384" height="384" /></a><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/numen-18-0210-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2396" title="numen-18-0210-2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/numen-18-0210-2.jpg" alt="" width="384" height="384" /></a></p>
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		<title>Numen Art Gallery: 14.11.09, opening di Adelaide Di Nunzio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 15:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1948" title="lumen-14.11.09_Pagi1" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/lumen-14-11-09_pagi1.jpg" alt="lumen-14.11.09_Pagi1" width="500" height="500" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1951" title="lumen-14.11.09_Pagi2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/lumen-14-11-09_pagi2.jpg" alt="lumen-14.11.09_Pagi2" width="500" height="500" /></p>
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		<title>ACQUA, ARIA, TERRA, FUOCO, AMORE, ODIO, VITA, MORTE &#8211; Numen Art Gallery</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 18:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliana Ippolito]]></category>
		<category><![CDATA[Numen Art Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[giuliano ippolito]]></category>
		<category><![CDATA[Numen art gallery]]></category>

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		<description><![CDATA[ACQUA, ARIA, TERRA, FUOCO, AMORE, ODIO, VITA, MORTE a cura di Stefano Taccone Numen Art Gallery, Benevento Inaugurazione: 5 settembre 2009 &#8211; ore 18,00-21,00 È il filosofo ionico Empedocle (ca. 450 a.C.), benché storicamente preceduto nella sua formulazione sostanziale dal Buddha, ad elaborare ed immettere nella tradizione occidentale la teoria dei quattro elementi, hydor (acqua), [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1703" title="invito-numen-citta-spett-09[1]" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/09/invito-numen-citta-spett-091.jpg" alt="invito-numen-citta-spett-09[1]" width="500" height="237" /></p>
<p>ACQUA, ARIA, TERRA, FUOCO,<br />
AMORE, ODIO, VITA, MORTE<br />
a cura di Stefano Taccone</p>
<p>Numen Art Gallery, Benevento<br />
Inaugurazione: 5 settembre 2009 &#8211; ore 18,00-21,00</p>
<p>È il filosofo ionico Empedocle (ca. 450 a.C.), benché storicamente preceduto<br />
nella sua formulazione sostanziale dal Buddha, ad elaborare ed immettere nella<br />
tradizione occidentale la teoria dei quattro elementi, hydor (acqua), aer (aria), gaia<br />
(terra), heile (fuoco). Essi, permanendo eternamente uguali e indistruttibili, per<br />
mezzo del loro mescolarsi e dissolversi costituiscono le “radici di tutte le cose”.<br />
Ma come e quanto la considerazione di tale teoria, evidente prodotto di un<br />
pensiero scientifico meno che embrionale, nel contesto di una concezione del sapere<br />
cui è ancora completamente estranea la divisione in branche, può suscitare un<br />
qualche interesse nell’uomo contemporaneo? Risulta intanto non privo di rilievo<br />
constatare come il percorso intrapreso dalla civiltà occidentale, a partire dall’antichità<br />
fino ai nostri giorni, risulti assai più improntato ad una fede nell’immutabilità e<br />
nell’incorruttibilità di tali elementi, che, come le attuali dinamiche ci mostrano (e<br />
l’odierna scienza conferma), alla coscienza della loro finitezza.<br />
Anche se l’uomo occidentale continua ad attingere alla biosfera a mo’ di riserva<br />
di risorse illimitata, non vi è infatti chi non veda che come per Empedocle questi<br />
elementi, in virtù dell’azione rispettivamente aggregante e disgregante di philia<br />
(amore) e neikos (odio), sono all’origine della vita, così, nel nostro presente, il<br />
continuo sottoporli ad uno sperpero e/o ad un uso improprio potrebbe rappresentare,<br />
in un futuro non lontano, la fine della vita stessa. <span id="more-1704"></span><br />
Dalla presa di coscienza di tale situazione scaturisce l’idea di affrontare in arte il<br />
tema dei quattro elementi senza indulgere ad alcun substrato mitico o motivo<br />
alchemico, ma nemmeno concentrandosi sulla loro mera fisicità. La chiave di lettura<br />
prescelta è invece proprio quella della sostenibilità ambientale.<br />
I quattro artisti selezionati, Domenico Di Martino (acqua), Giuditta Nelli<br />
(terra), Alessandro Ratti (aria), Ur5o (fuoco), pur nel rispetto delle loro singole<br />
poetiche, abbinano una sempre rigorosa, ma estremamente flessibile ricerca sul piano<br />
del linguaggio, che li conduce ad adoperare una pluralità di media (fotografia, video,<br />
installazione, performance…), ad una costante attenzione per la dimensione sociale<br />
dell’esistenza. Caratteristica quest’ultima che, se da una parte li spinge a fondare il<br />
loro lavoro a pratiche partecipative, nell’ottica della trasformazione dell’opera in un<br />
paradigma di autentica democrazia, dall’altra determina il loro porsi in esplicita<br />
antitesi rispetto alle logiche del sistema vigente.</p>
<p>Numen Art Gallery,<br />
Vico Noce 20-22, 33, 82100 Benevento<br />
+39 3387503300; www.numen.it; info@numen.it</p>
<p>Inaugurazione: sabato 5 settembre, ore 18–21<br />
Dal 5 settembre al 2 ottobre 2009<br />
Da Martedì a Sabato, dalle ore 17,00 alle ore 20,00</p>
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