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	<title>Art&#039;Empori &#187; Carmela Longo</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>A Pierluigi Santillo, con affetto e gratitudine</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2019/02/03/a-pierluigi-santillo-con-affetto-e-gratitudine/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2019/02/03/a-pierluigi-santillo-con-affetto-e-gratitudine/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 22:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Carmela Longo] &#8220;Ma chi persevera, nella rivolta resta libero, e padrone dei propri pensieri. Può perdere tutto, ma conserva integro il proprio cuore&#8221;. Pierluigi Santillo [1] A 51 anni, il 6 febbraio 2018, ci ha lasciato Pierluigi Santillo, dopo una breve quanto devastante malattia, un tumore cerebrale, che nel giro di tre mesi non gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[di Carmela Longo]</p>
<p align="right"><i>&#8220;Ma chi persevera, nella rivolta resta libero, e padrone dei propri pensieri.<br />
Può perdere tutto, ma conserva integro il proprio cuore&#8221;.<br />
</i><i>Pierluigi Santillo <a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/Downloads/Articolo%20per%20Artempori%20PIER%20corretto.docx#_ftn1"><b>[1]</b></a></i></p>
<h3 style="text-align: justify;"><i></i><i>A 51 anni, il 6 febbraio 2018, ci ha lasciato Pierluigi Santillo, dopo una breve quanto devastante malattia, un tumore cerebrale, che nel giro di tre mesi non gli ha lasciato scampo.<br />
Noto e amato nel mondo dell&#8217;ambientalismo e dell&#8217;impegno civico a Benevento e provincia, ha lasciato un patrimonio di gratitudine e affetto sincero in quanti lo hanno conosciuto.</i></h3>
<p style="text-align: justify;"><i>La morte fa parte della vita, che la contempla e la racchiude insieme alle tante nascite;</i><i> è il polo necessario e sacro affinché la vita continui.<br />
</i><i>La vita non muore.<br />
</i><i>E Pierluigi ha sempre coltivato e donato vita dentro e intorno a sé, </i><i>nella costruzione e nella salvaguardia del bene comune, nella partecipazione attiva nei comitati, nello sport che ha praticato con passione, convinto che sia un mezzo speciale per lo sviluppo della persona, per l&#8217;amicizia e l&#8217;integrazione. Ha servito lo Stato e i suoi cittadini con grande spirito di abnegazione e integrità, grazie al suo lavoro nella Pubblica Amministrazione, nell&#8217;Inpdap prima e nell&#8217;Inps poi, sempre come ingegnere; </i><i>e proprio <strong>l&#8217;Inps gli intitolerà, il 6 febbraio 2019, alle ore 11.00, la sala del Centro Medico Legale presso la propria sede, a Benevento, in via Martiri d&#8217;Ungheria.</strong></i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Pierluigi vivo nei nostri cuori.<br />
</b>Pierluigi è stato un uomo buono.<br />
Non per questo mite, non per questo arrendevole. Nel suo lavoro portava sempre avanti con forza e determinazione le sue idee e i suoi incarichi.Il suo impegno era costante, instancabile e non poche volte contro corrente.Non ha mai mirato all’interesse personale, si è dedicato al suo lavoro con umiltà e dedizione, certo che le scelte volte al bene comune sarebbero state  premiate e avrebbero dato buoni frutti. Questa non era ingenuità ma un segno tangibile della sua integrità e della sua forza. Aveva una particolare reverenza verso il suo impiego nella Pubblica Amministrazione, che lui viveva come un vero e proprio servizio. Incorruttibilità, attenzione alle necessità degli utenti e dunque delle persone, immedesimazione nei bisogni dei più vulnerabili socialmente, senso del dovere e della giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un guerriero sannita, con garbo, con gentilezza, ma sempre un instancabile, indomito guerriero.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;attivismo, si è molto impegnato nella diffusione di tematiche sociali e politiche, inerenti la corretta gestione della cosa pubblica: difesa dei BENI COMUNI &#8211; acqua, territorio, biodiversità, scuola, informazione, energia, gestione dei rifiuti &#8211; sostenibilità, bioarchitettura, protezione civile, partecipazione democratica, etica sociale e professionale. Molti attivisti lo ricordano con affetto, nelle numerose serate presso la libreria Masone (ai tempi della Rete Arcobaleno), a discutere di emergenze ambientali e problemi legati alla vita civica, nelle manifestazioni di piazza, nelle raccolte di firme per le più svariate problematiche di interesse civile, dall&#8217;acqua pubblica al diritto di cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha fatto parte del Comitato di San Salvatore Telesino contro l&#8217;inceneritore, e dal 2009 si è dedicato alla libera associazione &#8220;<a href="http://transizionesst.blogspot.it/" target="_blank">Cittadini in Movimento &#8211; Laboratorio di Cittadinanza Attiva</a>&#8220;. Nel periodo fra gennaio 2011 e settembre 2014, ha preso parte alla <a href="http://consulta-ambientale.blogspot.it/" target="_blank">Consulta Ambientale di San Salvatore Telesino</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sport, inoltre, ha rappresentato per lui un fantastico mezzo di sviluppo personale e sociale: Pierluigi ha praticato sport agonistico per oltre 25 anni (allievi, poi II e I categoria dei campionati di calcio dilettanti, con il San Salvatore e il Telese, ma &#8220;<i>solo per passione</i>&#8220;, come scrive nel suo blog). Nella sua ultima estate, insieme ad altri amici, aveva voluto risistemare il vecchio campo sportivo di San Salvatore Telesino, per renderlo di nuovo fruibile dopo anni di abbandono. Fu così reso idoneo al gioco per tutti coloro, piccoli e grandi, che avessero desiderato tirare due calci a un pallone in spensieratezza e amicizia. Nell&#8217;estate del 2017, si adoperò dunque affinché si ritornasse a giocare per il torneo cittadino in onore di San Leucio, e fece in modo che potessero prendervi parte anche i ragazzi rifugiati che abitavano in paese. Fu chiaro a tutti, nonostante alcune resistenze iniziali, che si stava prospettando una bellissima possibilità di integrazione e amicizia a colori, di lealtà e correttezza sportiva, rispetto per l’altro ed educazione all&#8217;interculturalità. La manifestazione sarebbe stata occasione di incontro e divertimento, e così fu.</p>
<p style="text-align: justify;">Pierluigi aveva inoltre pubblicato numerosi articoli sulla rivista di Cultura e Medicina “Asclepiadi del Terzo Millennio”, curata dall&#8217;amico e medico Giovanni Malgieri.<br />
Aveva poi raccolto nel suo blog numerosi e svariati scritti sui temi a lui cari, inserendo in un unico contenitore tutto quello che aveva elaborato in tanti anni di impegno professionale e civile, per condividerlo e stimolare discussioni e azioni pratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Pierluigi amava i libri e la lettura, tanto da dispensarne con generosità a chi, negli ultimi periodi, è venuto a trovarlo. Sul suo blog, oltre a essere riportati i titoli dei molti libri che ha letto, ha trascritto anche le frasi o i passi per lui più significativi, che erano aderenti ai moti della sua anima, e nei quali si riconosceva.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva inoltre sviluppato nel tempo un grande senso del sacro e della dignità nella sofferenza, sia quella dovuta alle scelte degli uomini, sia quella dovuta alla malattia, accettando con compostezza tutto ciò che è accaduto, compresa la malattia e la progressiva perdita dell’autonomia, le lampadine che si spegnevano una ad una. Non un rancore né un risentimento, mai che abbia detto <i>Perché proprio a me</i>. Davanti al Presepe, nella notte di Natale, disse <i>Sia fatta la Sua volontà, qualunque essa sia</i>. Nel periodo della malattia fece questa considerazione: <i>Devo impostare il navigatore sull’ultima speranza, non sull’ultima paura</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Speriamo che anche noi possiamo impostare il navigatore come hai fatto tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo fermamente che, dal tuo passaggio su questa terra, qualcosa risulterà migliorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Pierluigi, grazie per il tempo che sei stato con noi e per la ricchezza che  hai saputo dispensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci manca il tuo delicato sorriso.</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/Downloads/Articolo%20per%20Artempori%20PIER%20corretto.docx#_ftnref1"><b>[1]</b></a><i>da &#8220;Ad esempio l&#8217;etica&#8221;, post del 10 settembre 2017,  </i>P.S.: BENI COMUNI DA TUTELARE, <a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/" target="_blank">http://pierluigi-santillo.blogspot.com/</a></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p align="right"><i>Di seguito sono riportati alcuni suoi scritti tratti dal blog. </i></p>
<p align="right"><i>P.S. BENI COMUNI DA TUTELARE - </i><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/" target="_blank"><i>http://pierluigi-santillo.blogspot.com/</i></a></p>
<p>Coraggio e onestà: armi invincibili in difesa della propria libertà!</p>
<p>Ognuno di noi nella vita affronta il suo viaggio verso terre straniere e sconosciute, e ci vuole coraggio e forza per affrontare le fatiche di un andare verso un traguardo che è lo stesso per tutti.</p>
<p>Shimon Peres, premio Nobel per la pace, fece un giorno questa domanda: &#8220;come possiamo conoscere il momento preciso in cui finisce la notte e comincia il giorno?&#8221;. La risposta: quando si avvicina uno straniero e noi lo confondiamo con un nostro fratello, ponendo fine a ogni conflitto. Ecco, questo è il momento in cui le tenebre svaniscono e la luce del giorno prende il sopravvento!<br />
C&#8217;è solo una cosa che disprezzo più dell&#8217;arroganza dei potenti: la vigliaccheria distruttiva degli schiavi per vocazione.<br />
Episodi? C&#8217;è solo l&#8217;imbarazzo della scelta, purtroppo! Gente indegna, che approfitta della sua presunta autorità per fini privati, del tutto estranei all&#8217;interesse collettivo e al buon andamento della pubblica amministrazione, e indifferenti (quelli, assai deleteri, odiati da Gramsci &#8211; ti riferivi a Lui, vero Giovanni?) e vili servi volontari, che assecondano e materializzano il potere ridicolo di questi gerarchi moderni, a loro volta schiavi (ma &#8220;prezzolati&#8221;) della finanza distruttiva, quella che trasforma in denaro il cambio di destinazione d&#8217;uso di un terreno, o il vento, &#8230; Anche i criminali di guerra si giustificavano e si giustificano asserendo di aver &#8220;semplicemente&#8221; obbedito agli ordini. La metafora tragica di &#8220;cecità&#8221; (capolavoro di J. Saramago) è diventata realtà, e le prospettive sono deprimenti, perché alla base di tutto, in fondo, c&#8217;è la stupidità umana, quella che Einstein diceva essere, come l&#8217;Universo, infinita (ma sull&#8217;Universo in realtà aveva dei dubbi!).<br />
E fra i vari tipi di stupidità, la peggiore, e più diffusa, ahinoi, è quella di coloro che riescono a danneggiare gli altri, ma anche se stessi!<br />
Il pessimismo dell&#8217;intelligenza va combattuto con l&#8217;ottimismo della volontà&#8221;: grande Giovanni Sartori !!</p>
<p><b>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</b></p>
<p>Domenica, 10 settembre 2017<br />
<b><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2017/09/per-esempio-letica.html" target="_blank">AD ESEMPIO, L’ETICA.</a></b>La sete di potere per il potere è insaziabile.<br />
Più ne conquisti, più ne invochi,<br />
più ne bevi, più ti corrode dentro,<br />
uccidendo giorno dopo giorno la tua sensibilità.</p>
<p>E, qualunque sia stato il tuo valore, ti trasforma<br />
nel marciume ambiguo che alimenta le paludi.</p>
<p>Putrescenza non più umana, che inesorabilmente<br />
erode le coste delle ultime isole superstiti<br />
per le quali ho combattuto con vigore, e dove ancora<br />
resiste il mio sogno, ma il cui perimetro continua a ridursi.</p>
<p>In queste acque stagnanti l’onestà ormai reca scandalo<br />
e il rispetto dei codici, di combattimento e d’onore, desta sospetto.</p>
<p>Solo, straniato, non posso più nulla,<br />
se non attendere di esserne sommerso,<br />
recitando una fiducia che non ho più,<br />
disobbediente per intransigente fedeltà ai miei princìpi,<br />
con il sorriso sguainato, e le delusioni,<br />
amare, sempre ben nascoste in fondo al cuore fiero.</p>
<p>Condannato dal potere, misero, e dai suoi invidi sgherri,<br />
per il rifiuto sdegnato della facile resa alla servitù volontaria,<br />
ma con la complicità di tanti indifferenti,<br />
che per convenienze e spartizioni indicibili, o per viltà,<br />
hanno lasciato sprofondare nel putridume quello<br />
che, per quanto piccolo, era Tutto ciò che avevamo.</p>
<p>Assediato e isolato, inviso a nemici astuti e ben assecondati,<br />
eppure mi credevo invincibile, e mai ho fatto un passo indietro,<br />
forte della Libertà che alimenta i sogni di giustizia.</p>
<p>Sin dall’inizio, invece, ero destinato alla sconfitta,<br />
avrei dovuto saperlo, e non per mie mancanze,<br />
ma per infamie altrui, frecce avvelenate e ignobili tradimenti.</p>
<p>L’onestà meritava riconoscimento, però, non disprezzo e derisione.<br />
La cecità puzzolente domina. Ma anche i torvi comandanti senza virtù,<br />
e i loro adepti, chiusi nella loro grigia e buia torre, pagano un prezzo,<br />
illusi che possa salvarli dalla putrefazione la bella corazza d’oro,<br />
lucidata con il sangue e le lacrime dei loro soldati,<br />
arruolati con l’inganno, e poi sacrificati senza scrupoli.</p>
<p>Quanti sono stati immolati, per le vostre medaglie?<br />
Il loro fiero spirito e la loro mente, però, possono ancora volare,<br />
e voi invece impantanati, non riuscirete a uscirne, mai.</p>
<p>Nelle paludi anche l’oro si corrode, tutto si corrompe,<br />
sembra che non ci sia altro destino possibile: o desisti,<br />
e diventi tu stesso putredine, o, indomito, ne sarai soffocato.</p>
<p>Resistere, qui, ormai, è una lotta impari,<br />
con il presagio perenne del fallimento,<br />
la cui memoria sarà usata come monito<br />
per i pochi che si ribellano. Ma chi persevera,<br />
nella rivolta resta libero, e padrone dei propri pensieri.</p>
<p>Può perdere tutto, ma conserva integro il proprio cuore.<br />
E la speranza! C’è ancora qualcosa di buono oltre questa palude?<br />
Se ancora sono in tempo, la lascerò al suo disfacimento dunque, e,<br />
abbandonate le fatiche vane e il dolore, arreso alle evidenze,<br />
proseguirò solitario la mia dura scalata, scavallerò il valico,<br />
lascerò i miasmi, oltre i quali si aprono nuovi orizzonti,<br />
ed esule, solo, ma libero, seguirò il mio sogno in altre Terre.</p>
<p>Quelle per le quali qui ho combattuto,<br />
la palude e i caimani, infine, con l’inganno, se le sono riprese<br />
e le hanno condannate al marciume perenne.</p>
<p>Qui, ormai, nel pantano, ribolle solo il risentimento,<br />
non c’è più nulla per cui valga la pena combattere,<br />
nulla che possa ancora incantarmi, e trattenermi.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Domenica, 22 gennaio 2017<b><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2017/01/etica-personale-nellamministrazione.html" target="_blank"><br />
Etica personale nell&#8217;amministrazione della cosa pubblica.</a></b></p>
<p align="right">&#8230;<br />
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi<br />
ogni volta che la carriera diventa<br />
idolo della vostra vita;<br />
il sorpasso, progetto dei vostri giorni;<br />
la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.<br />
&#8230;<br />
(Don Tonino Bello)</p>
<p>Esempio 1 di Principio Etico: accettare un incarico solo se si possiede la capacità professionale (e la libertà) di svolgerlo come si deve.<br />
Esempio 2 di Principio Etico: prima di accettare una candidatura valuta se possiedi forza e libertà per assolvere al mandato con onore.<br />
Esempio 3 di Principio Etico:dignitosamente dimettersi se non si riesce più a svolgere in modo appropriato un incarico o un mandato elettivo.<br />
Esempio 3 bis di Principio Etico: dimettersi, quando le cose non vanno, anche se i motivi del fallimento sono estranei alle proprie capacità.<br />
Esempio 3 ter di Principio Etico: a maggior ragione dimettersi se si è operato indegnamente, per incompetenza o presunzione.<br />
&#8230;<br />
In questi giorni mi sono venuti in mente tanti nomi di persone che bene avrebbero fatto a rassegnare dignitose dimissioni, ma non meritano nemmeno una citazione. Invece mi piace rendere onore a chi, per essere coerente con i suoi valori e le sue idee, è stato prima privato della direzione del suo dipartimento all&#8217;università di Istanbul, e poi licenziato: Prof. Serdar Degirmencioglu. Altri accademici sono stati perfino arrestati per aver partecipato a dei convegni e aver confermato il loro impegno per la pace, così come tanti giornali sono stati chiusi e tanti giornalisti arrestati per aver cercato di fare il loro dovere: informare! Ho avuto l&#8217;onore di trascorrere alcuni giorni con Serdar e la sua compagna qui in Italia, di apprezzare la loro semplicità e di conoscere la loro esperienza e quella di tanti altri intellettuali turchi che non hanno esitato a scendere in campo e lottare per la libertà e la pace. Com&#8217;è triste il confronto con il nostro Paese e le sue piccole miserie e i suoi servi volontari&#8230;<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Domenica, 12 giugno 2011</p>
<p><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2011/06/indifferenza-e-impegno.html" target="_blank">Indifferenza e impegno</a></p>
<p>Domenica e lunedì prossimi, 12 e 13 giugno, DOBBIAMO assolutamente andare tutti a VOTARE i REFERENDUM:<br />
per l’ACQUA BENE COMUNE;<br />
per FERMARE la follia NUCLEARE del governo Berlusconi;<br />
e per UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI.<br />
(&#8230;)<br />
Ognuno deve fare il proprio dovere civico, consapevolmente, e recarsi alle urne. Si tratta del nostro futuro, e nessuno deve dirci di “andare al mare” o comunque di disprezzare i referendum dicendo che sono inutili o addirittura dannosi: il nostro parere su questioni fondamentali come quelle oggetto di consultazione non può essere considerato inutile.<br />
E allora, tutti a votare:<br />
QUATTRO SI per la DEMOCRAZIA<br />
per rinnovare il nostro impegno di cittadini consapevoli (e non indifferenti o, peggio, autolesionisti).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Venerdì, 25 febbraio 2011</p>
<p><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2011/02/rete-arcobaleno-benevento-eco-solidale.html" target="_blank">OSSERVAZIONI al PTCP della RETE ARCOBALENO &#8211; coordinamento delle associazioni ambientaliste</a></p>
<p>Rete Arcobaleno &#8211; Benevento eco-solidale<br />
Coordinamento delle associazioni ambientaliste<br />
e dei comitati civici della provincia di Benevento</p>
<p>Al Presidente della<br />
Provincia di Benevento<br />
Rocca dei Rettori – Piazza Castello<br />
82100 Benevento</p>
<p><b>OGGETTO: Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.).</b><br />
Dopo aver partecipato, il 19 novembre scorso, presso la Rocca dei Rettori, all&#8217;incontro pubblico di presentazione del PTCP, in cui abbiamo sottoposto sinteticamente alcune richieste della Rete delle Associazioni Ambientaliste e dei Comitati Civici della provincia (Rete Arcobaleno – Benevento eco-solidale), con la presente nota intendiamo formalizzare alcune osservazioni.<br />
Nel corso dell&#8217;incontro del 19 novembre, abbiamo già espresso il nostro netto dissenso rispetto alla previsione nel piano della realizzazione della piattaforma logistica prevista in Contrada Olivola, in quanto infrastruttura che riteniamo espressione di un sistema economico in dissolvimento. Inoltre, abbiamo chiesto attenzione rispetto alla previsione di piccoli impianti a biomasse e relative filiere, che erano previsti anche nel piano energetico provinciale (impianti che noi vorremmo evitare, o almeno limitare a potenze non superiori ad 1 MWe), e abbiamo espresso perplessità rispetto ai campi fotovoltaici su terreno, impianti che dovrebbero essere realizzati solo sugli edifici esistenti.<br />
Anche per quanto riguarda la regolamentazione dei campi eolici, chiediamo che in ogni comune, e quindi su tutto il territorio provinciale, non siano rilasciate autorizzazioni oltre un certo numero di torri eoliche per ettaro di territorio, tenendo conto anche di quelle già realizzate. Il fabbisogno di energia di molte zone, infatti, risulta già ampiamente soddisfatto dai numerosi già realizzati, che spesso restano inattivi.<br />
Un&#8217;altra osservazione che sottoponiamo all&#8217;attenzione della Provincia, riguarda la nuova linea ad alta tensione di collegamento con la Puglia che sembra essere prevista dalla società Terna. Ove non sia possibile eliminare questa infrastruttura, chiediamo di individuare dei corridoi di servizi già esistenti dove la linea aerea possa attraversare il territorio riducendo gli impatti visivi ed ambientali. Per esempio potrebbe essere sfruttato il tracciato della linea ferroviaria Benevento &#8211; Foggia, che già ha un impatto non indifferente. In generale, per le linee elettriche ad alta tensione dovrebbe essere comunque privilegiato l&#8217;interramento, e tutte le infrastrutture di collegamento dovrebbero utilizzare tracciati già esistenti, evitando altre deturpazioni del paesaggio.<br />
A nostro avviso, la tutela dell&#8217;ambiente, della biodiversità, del paesaggio, e dell&#8217;economia basata sull&#8217;agricoltura e sul turismo di qualità devono essere il principale obiettivo di ogni strumento di pianificazione territoriale, e pertanto, ove possibile e necessario, chiediamo di integrare i documenti di piano con strumenti per: la tutela attiva degli ecosistemi fluviali e lacustri (acque, fasce boscate, terreni agricoli, ecc.), che non siano solo indicazioni di vincoli (&#8220;corridoi ecologici&#8221;), e la definizione di strategie gestionali con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e la previsione di un organismo/ufficio di gestione/supervisione delle aree della rete Natura 2000 (SIC e ZPS);<br />
l&#8217;individuazione di boschi di pregio e di aree da rimboschire con essenze autoctone, non solo di montagna ma per tutti i vari ambienti/ecosistemi (pianura, collina, zone umide, &#8230;), per aumentare la biodiversità complessiva provinciale; l&#8217;individuazione delle vie di percolato, percorsi che, in aggiunta ai corridoi ecologici, consentono alle specie animali di raggiungere, da terra, i vari luoghi della nostra provincia o regione senza ostacoli come strade o agglomerati urbani; la mappatura dei sentieri naturalistici-ecologici e di aree per la realizzazione di siti geologici ed archeologici universitari nelle zone di interesse; l&#8217;individuazione delle zone in cui sono presenti vecchie discariche in cui, accertati i livelli di inquinamento, disporre la modifica della destinazione d&#8217;uso; la previsione di aree in cui realizzare isole ecologiche, punti di stoccaggio per il recupero di materia secondaria dai rifiuti e piccoli impianti di compostaggio dimensionati per non più di 15 000 abitanti.<br />
In generale, chiediamo di rendere ancora più rigide le indicazioni del piano finalizzate a tutelare i terreni agricoli e di limitare il consumo di suolo per nuove costruzioni e per nuove zone di espansione, in presenza di vani per residenza già in eccesso rispetto alle esigenze, e di migliaia di strutture produttive già realizzate in tutto il territorio provinciale, soprattutto nel corso degli ultimi 20 anni, e in gran parte in abbandono.<br />
Altro obiettivo che va perseguito è il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, privilegiando l&#8217;edilizia di qualità ed il miglioramento energetico.<br />
In proposito, riteniamo utile segnalare che la Rete Arcobaleno di Benevento aderisce alla Campagna Nazionale “Stop al Consumo di Territorio”, una campagna d&#8217;opinione, nata nel dicembre 2008, alla quale aderiscono attualmente oltre 40 000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali, e raccomandiamo di valutare con attenzione le argomentazioni e le proposte di tale associazione.<br />
La campagna si propone di bloccare il consumo di suolo, proponendo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e limitando l&#8217;occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate, senza prevedere ulteriori espansioni, e inoltre promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del patrimonio storico e artistico. Queste politiche, che riprendono gli impegni assunti dal nostro Paese con la sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio, possono essere peraltro un ottimo volano virtuoso per l&#8217;economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le bellezze del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.<br />
D&#8217;altra parte, l&#8217;art. 9 della Costituzione Italiana così recita: La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. I padri costituenti ci hanno quindi assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.<br />
A maggior ragione, dopo aver nuovamente dovuto osservare, anche negli ultimi giorni, le immagini sempre più frequenti di terribili colate di fango che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che sono sempre conseguenza delle colate di cemento che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, non possiamo non chiedere con forza che il P.C.T.P., in fase di approvazione da parte della nostra Provincia, richiami le amministrazioni comunali che dovranno redigere o adeguare i rispettivi PP.UU.CC. a limitare il consumo di suolo, valutando con estrema attenzione i reali fabbisogni delle popolazioni rispetto ai volumi già edificati, sia per esigenze abitative che per le attività terziarie e produttive, ponendo la massima attenzione alla sicurezza delle popolazioni in relazione al rischio idrogeologico.<br />
Concludiamo con una sintesi delle raccomandazioni già sottoposte all&#8217;attenzione dell&#8217;amministrazione comunale di Benevento nell&#8217;ambito della procedura di approvazione del P.U.C.</p>
<p>“Chiediamo che si dia priorità assoluta alla tutela del territorio e delle sue emergenze naturalistiche, storiche ed archeologiche, ed alla salvaguardia dell’ambiente e della qualità di vita quotidiana come attrattore di flussi turistici, e che si ponga la massima attenzione alla tutela della vocazione rurale ed ambientale del territorio.<br />
Il recente sviluppo del turismo nelle aree interne della Campania, che potrà garantire nei prossimi anni il sostentamento economico delle nostre Comunità, se sapremo preservare le risorse del territorio, deriva dal bisogno, sempre più diffuso, di fruire, non solo dei tanti siti di rilevanza artistico/archeologica, ma soprattutto dei luoghi diffusi che, con la loro qualità di vita quotidiana, consentono al visitatore l’opportunità di permanere per più volte e per periodi più prolungati nei territori delle zone interne, non ancora soffocati da edilizia e cementificazione selvaggia.<br />
Il turista sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che diano l’opportunità di interagire in modo più concreto, continuativo e relazionale con il territorio che li ospita.<br />
Per queste motivazioni, siamo convinti che debba essere incentivata la qualità di vita percepibile, dal cittadino e quindi dal visitatore, preservando soprattutto la vocazione rurale del nostro territorio.<br />
Inoltre è necessario non cadere nella tentazione di suddividere il territorio in aree specializzate: archeologiche, aggregative, verdi, residenziali, commerciali, amministrative. Una vivibilità quotidiana richiede che tutte le funzioni siano non centralizzate, ma diffuse, per quanto possibile.<br />
Per conservare ed incentivare ulteriormente i flussi turistici è quindi obbligatorio tutelare il paesaggio agrario e le connotazioni naturalistiche quotidiane che caratterizzano ancora il nostro territorio.<br />
Sono numerosi gli esempi, purtroppo anche nella nostra provincia, di agglomerati urbani che soffrono la mancanza di quel paesaggio agrario che, realizzando un filtro tra una località e l’altra, è capace di rigenerare la qualità ambientale dei centri abitati. E’ fondamentale che i turisti che si recano nelle nostre zone non riscontrino la stessa sgradevolezza che vogliono sfuggire rivolgendosi al nostro territorio: strade di collegamento corredate di quelle strutture commerciali extraurbane che, cancellando, allo sguardo, il paesaggio agrario, tendono a trasformare una cittadina, con una sua identità, in una città (o conurbazione) senza fine e senza confine con le altre località.<br />
L’isolamento, che, nel secolo scorso ha caratterizzato le aree interne della Campania, aveva costituito un limite allo sviluppo che ora, nel XXI secolo, col senno di poi, sta risultando essere un vantaggio competitivo, in termini di risorse identitarie ed economiche.<br />
E l’attuale crisi dei sistemi di scala sta favorendo ancora di più i piccoli centri e le aree rurali.<br />
Negli ultimi quindici anni, le industrie europee hanno espulso il 30% della classe operaia. La crescita demografica delle aree metropolitane ha toccato il suo culmine e, negli ultimi quindici anni, si assiste ad una inversione di tendenza che vede la crescita dei piccoli centri, a scapito delle grandi città.<br />
La popolazione mondiale, già ora oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi. A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. E l’Italia ha il dovere di preservare un minimo di autonomia in questo senso, salvaguardando dalle speculazioni edilizie i terreni agricoli, soprattutto quelli più fertili e ricchi.<br />
Su 32 000 aziende beneventane, 14 500 sono aziende agricole: quando l&#8217;economia di scala, tipica della produzione industriale e della grande distribuzione, è in recessione, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell&#8217;economia che, basata sulla filiera corta, sulla sicurezza agroalimentare, sul turismo ambientale e culturale, costituisce l&#8217;unico comparto in espansione nel XXI secolo.<br />
Il mondo vedrà emergere, come protagonisti del XXI secolo, la provincia e i piccoli centri: casseforti di biodiversità e di vivibilità che, con il loro modello di sviluppo, hanno conservato, a dispetto delle omologanti aree metropolitane, un&#8217;identità e un&#8217;economia reale.<br />
Chiediamo quindi di non inseguire una strategia votata al massimo della cementificazione e dell’infrastrutturazione, che sono la causa della perdita della vocazione ambientale e rurale, a danno dell’indotto turistico e agroalimentare (che costituisce l’unica attività imprenditoriale che non sta subendo la crisi economica globale). Ciò stravolgerebbe la nostra identità rurale e sociale, dilapidando un patrimonio che costituisce, per il prossimo futuro, un fattore di crescita e di benessere che poche altre realtà possono vantare.<br />
Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale che comporterà, in tutto il mondo, l&#8217;adozione di un nuovo modello di sviluppo: gli amministratori di oggi si trovano nella posizione di assumersi la responsabilità del futuro delle proprie comunità”, e ciò vale anche e soprattutto per la redazione degli strumenti di pianificazione territoriale sovracomunale, che devono dettare disposizioni di carattere che consentano di indirizzare adeguatamente, ed in modo omogeneo, il futuro sviluppo sociale ed economico della nostra provincia.<br />
Pierluigi Santillo</p>
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<p>Sabato 19 giugno 2010</p>
<p><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2010/06/saramago-e-noi.html" target="_blank">A Saramago &#8230; e a Noi.</a></p>
<p>Ieri è morto José Saramago, uno degli scrittori contemporanei che più mi hanno appassionato negli ultimi anni.<br />
Sono addolorato per la scomparsa di un uomo che ho apprezzato attraverso alcuni suoi libri (Cecità, il Vangelo secondo Gesù Cristo, Saggio sulla lucidità, il Quaderno), ma mi consola che ancora potrò godere della sua arte attraverso i molti suoi scritti che ancora potrò leggere.<br />
Uno dei temi ricorrenti, nei libri di Saramago, è la capacità, comunque, dell&#8217;uomo, di essere altruista, di essere capace, anche se &#8220;immerso&#8221; in un &#8220;brodo&#8221; di egoismo dilagante, di fare qualcosa per gli altri; e il più luminoso esempio di questa capacità, come l&#8217;ateo Saramago ha straordinariamente raccontato, fu Gesù, che donò se stesso, fino all&#8217;estremo sacrificio, per amore dei suoi simili, quelli che vissero insieme a lui e quelli che ancora dovevano nascere.<br />
&#8220;<i>La politica è stata l&#8217;altra sua grande passione dopo la scrittura. In una intervista, concessa a FrancescRelea de ElPais l&#8217;anno scorso, Saramago ammise che forse il partito nel quale militava dagli anni Sessanta (l&#8217;ultima formazione comunista europea che conserva &#8220;l&#8217;iconografia dei bolscevichi&#8221;, bandiera rossa e falce e martello), era &#8220;ancorato nel passato&#8221;. Ma aggiunse: &#8220;<b>Abbiamo una eredità dalla quale non riesco a liberarmi. Ed è possibile che questa eredità storica non abbia molto a che fare con la realtà di oggi. Ma perché la realtà di oggi avrebbe ragione? I sentimenti sono importanti. Non riuscirei a riconoscermi in nessun altro partito che non fosse quello comunista portoghese: ci resto per rispetto di me stesso</b>&#8221; </i>(da La Repubblica on line &#8211; post di Omero Ciai).<br />
Queste parole mi hanno fatto riflettere: in Italia non nemmeno c&#8217;è più un partito comunista credibile in cui riconoscerci, e a cui poter restare, almeno sentimentalmente, legati (così come non abbiamo più tante altre cose), ed essere, o essere stati, comunisti, quasi sempre, è percepito come un fatto negativo, anche da chi, come me, è, o è stato, comunista.<br />
Nell&#8217;ultimo &#8220;post&#8221; del suo blog Saramago ha lasciato queste parole: &#8220;<b><i>Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte</i></b>&#8220;.<br />
Ebbene, in Italia, le buone idee sembrano scarseggiare, e quelle poche che vengono fuori hanno sempre ben poca fortuna.<br />
Io credo che l&#8217;unica possibilità di riscossa che abbiamo, come popolo, ma anche come genere umano, sia che si diffonda sempre più la consapevolezza della nostra condizione, con i consequenziali comportamenti che ne dovrebbero derivare, come avvenne per i cittadini, intesi come massa indistinta, senza &#8220;capibastone&#8221; (o &#8220;colpevoli&#8221;) che il potere possa individuare e colpire, che Saramago ha raccontato in &#8220;Saggio sulla lucidità&#8221;.<br />
E certo, il destino è beffardo: nello stesso giorno della morte dell&#8217;autore di quel romanzo, il governo italiano rinnova la sua fiducia nel poliziotto De Gennaro, condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza, in quanto convinse l&#8217;ex questore di Genova ad &#8220;aggiustare&#8221; la sua testimonianza sul blitz nella scuola Diaz. il Ministro della Giustizia ha detto: &#8220;Ha servito lo Stato&#8221;.<br />
Se lo Stato ha bisogno di questi &#8220;servizi&#8221; &#8230;<br />
Almeno il Ministro della Giustizia di &#8220;Saggio sulla lucidità&#8221;, a un certo punto, ebbe un momento di &#8220;lucidità&#8221; e lasciò &#8220;la casta&#8221; e la sua gestione criminale della cosa pubblica.</p>
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<p>Sabato, 30 gennaio 2010</p>
<p><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2010/01/2010-anno-della-diversita-della-vita-e.html" target="_blank">2010 anno della &#8220;diversità della vita&#8221; (e quindi della VITA stessa)</a></p>
<p>La biodiversità sulla Terra è in serio pericolo: occorrono da 1 a 4 milioni di anni perché una specie possa evolvere in due specie diverse, mentre una specie si estingue in 10.000 anni (ma con una tendenza alla riduzione) e, alle condizioni attuali, il tasso di estinzione è 1000 volte maggiore di quello che c&#8217;era prima della comparsa dell&#8217;uomo sulla terra.<br />
Soprattutto negli ultimi 100 anni la perdita di biodiversità ha avuto un progressivo e drammatico aumento, e, con questo ritmo, nel 2100 si saranno estinte dal 50 all&#8217;80 % delle specie attuali.<br />
Se si riduce la vita del pianeta, in proporzione, ad un anno solare, la data di comparsa dell&#8217;uomo &#8220;cadrebbe&#8221; il 31 dicembre, negli ultimi minuti delle ore 23 (il periodo che va da Dante ad oggi equivale a circa 4 secondi di questo intero anno).<br />
Eppure, l&#8217;uomo è riuscito a fare così tanti danni alla vita sul pianeta come nessun altro evento dei prima, con una drammatica accelerazione con l&#8217;inizio dell&#8217;era industriale: eccessivo aumento della popolazione, deforestazione, pesca ed agricoltura intensiva, specie aliene, cambiamenti climatici, introduzione nell&#8217;ambiente di sostanze di sintesi chimica ed altri inquinanti, &#8230;<br />
Abbiamo dunque un&#8217;enorme responsabilità e l&#8217;ineludibile dovere di porre un freno alla estinzione delle specie.<br />
Dal 1975 in poi, convenzioni internazionali e direttive europee hanno iniziato a porre l&#8217;attenzione su questa tematica imponendo le prime misure di tutela: istituzione di aree protette, salvaguardia dei corridoi ecologici, strumenti di pianificazione, campagne di sensibilizzazione, &#8230;<br />
La convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità è del 1992 (Rio de Janeiro).<br />
Nel 2001 l&#8217;Unione Europea si era impegnata ad arrestare il declino della biodiversità entro il 2010, ma, solo nel 2006 ha adottato un piano d&#8217;azione in tal senso, e ancora oggi la consapevolezza del problema da parte dei cittadini è del tutto inadeguata. L&#8217;ignoranza, o l&#8217;indifferenza, rispetto a questo problema, ancora predominano.<br />
Dunque, dichiarando il 2010 anno della biodiversità, l&#8217;ONU ha voluto porre con forza l&#8217;attenzione delle nazioni e degli uomini sulla necessità di tutelare la bio-diversità per assicurare la vita sulla terra: <strong>i nostri approvvigionamenti alimentari e, quindi, la nostra stessa vita sono minacciati dalla perdita di biodiversità che noi stessi stiamo causando</strong>.<br />
Ora bisogna fare una scelta: considerare la biodiversità e l&#8217;habitat come BENI COMUNI, e non più come risorse da sfruttare economicamente, capitale da valorizzare.<br />
Lo spirito di sopravvivenza, come specie, e la responsabilità fra generazioni, una volta acquisita la consapevolezza della drammatica situazione in cui ci troviamo, deve portarci ad <strong>AGIRE</strong> per contribuire alla conservazione della biodiversità, conciliando l&#8217;economia con l&#8217;irrinunciabile protezione e conservazione dell&#8217;ambiente.<br />
(&#8230;)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Domenica 29 novembre 2009</p>
<h3><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2009/11/introduzione-al-dibattito-emergenza-sul.html" target="_blank">Introduzione al dibattito “Emergenza sul Territorio e aggressione ai Beni Comuni”</a></h3>
<p>Siamo qui per discutere alcune emergenze che interessano il nostro territorio, alcune già ampiamente note in Valle Telesina, altre che forse ancora non sono percepite come tali, ma che potrebbero in futuro arrecare ulteriore pregiudizio alla salubrità dell’ambiente nel quale viviamo e alle risorse agricole, enogastronomiche e turistiche di cui ancora possiamo vantarci, e senza alcun vantaggio economico per i cittadini.<br />
Si tratta di problematiche apparentemente diverse, ma che hanno un filo che le lega tutte: si tratta, in ogni caso, di beni pubblici, cioè di tutti, che vengono svenduti per favorire gli interessi di pochi.<br />
Subdolamente ci parlano di libero mercato e liberalizzazioni, ma invece, quasi sempre, si tratta di privatizzazioni di servizi e beni essenziali in regime di monopolio, realizzate in modo da sabotare anche le “regole di mercato” che potrebbero garantire quanto meno una reale concorrenza.<br />
(&#8230;)</p>
<p>Eppure sembriamo poter accettare ogni cosa senza reagire, un po’ perché assuefatti e rassegnati, e un po’ perché il controllo dell’informazione è così capillare che ben poche sono le voci e le opinioni di dissenso che riescono a trapelare, immediatamente sommerse dalle rassicuranti repliche di chi ormai detiene tutti i poteri, tranne, per il momento, quello giudiziario. E qui torniamo al mio incubo: con le carceri che ormai debordano di “delinquenti” comuni, soprattutto tossicodipendenti, e la mancanza di risorse denunciate dallo stesso responsabile dei servizi, fra quanto tempo pensate che sarà data la possibilità ai privati di costruire carceri, certamente senza far mancare loro deroghe di ogni tipo ed incentivi? E le ipotesi di riforma della magistratura, in primis la separazione delle carriere fra P.M. e Magistrati Giudicanti, cosa credete che siano, se non l’avvio di una trasformazione in senso privatistico del ruolo di Giudice?<br />
Tuttavia gli enti locali, ed in particolare i comuni, possono opporsi a queste logiche, e rivendicare e concretizzare i loro spazi di autonomia.<br />
Perché ciò avvenga, però, è necessario che i cittadini incalzino i loro rappresentanti eletti. Intanto bisogna smetterla di disinteressarci dei nostri conti e di come vengono gestite le nostre risorse. Bisogna rifiutare le logiche clientelari e muoversi in associazione, come gruppi aperti, dove prevalga l’interesse collettivo e non quelli particolari.<br />
Certo ci sono da fronteggiare resistenze e diffidenze: tempo addietro, un amministratore del mio comune, rispetto alla richieste perché si avviasse una redazione partecipata del bilancio preventivo, e di sottoporre al controllo dei cittadini il bilancio consuntivo, così come si fa da anni in tante amministrazioni, italiane e non, reagì con le seguenti testuali parole, che poi mi sono state riferite: “vuol dare il potere al popolo!”.<br />
Ma quello di partecipare alle decisioni che ci riguardano è un nostro diritto, e non una richiesta eversiva, ed oggi sono disponibili tutti gli strumenti, culturali, legislativi e tecnologici per rendere effettivo questo diritto.<br />
Dunque, andiamo a prenderci quel potere di decidere, che, in democrazia, è nostro, è dei cittadini.<br />
Il nostro impegno civile, come abbiamo dimostrato con la vicenda VOCEM, anche se adesso dobbiamo ancora attendere l’esito dei ricorsi al TAR, ovviamente facendo sentire comunque la nostra voce agli Enti citati, è fondamentale per opporsi alle aggressioni che il nostro territorio sta subendo, per gli interessi di speculatori ed affaristi, che spesso non trovano nessun ostacolo dai nostri rappresentanti politici, per inadeguatezza, magari in buona fede, o per incapacità o, ancora, a volte, per complicità.<br />
Dobbiamo assumerci quindi la responsabilità, come cittadini, di vigilare, controllare, chiedere spazi di democrazia e partecipazione, fare proposte, rappresentare buoni esempi e pratiche virtuose e, quando ci è consentito, lavorare insieme alle amministrazioni per realizzare ogni tipo di iniziativa che vada nella direzione di perseguire l’interesse collettivo.<br />
E’ certo, purtroppo, e qui concludo, che gli spazi che i cittadini lasciano liberi dal loro controllo democratico, vengono immediatamente occupati da imprenditori, professionisti e associazioni di categoria, che vanno a negoziare all’interno delle istituzioni, con modalità lobbistiche, o per il tramite dei loro rappresentanti eletti, tutto ciò che possono: incarichi, affidamenti, finanziamenti, concessioni, …</p>
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<p>Giovedì, 26 novembre 2009</p>
<h3><a href="http://pierluigi-santillo.blogspot.com/2009/11/territori-da-difendere.html" target="_blank">TERRITORI DA DIFENDERE</a></h3>
<p><strong>La partecipazione attiva di tanti cittadini alla vita democratica e la capacità che avremo in futuro di influenzare, in nome del bene comune, le decisioni della politica, sono ormai la nostra unica speranza.</strong></p>
<p align="center">Cittadini in Movimento – Laboratorio di cittadinanza attiva<br />
Comitati civici di San Salvatore Telesino e Guardia S. contro l&#8217;inceneritore<br />
Altrabenevento &#8211; Associazione per la città sostenibile contro il malaffare<br />
Benevento EcoSolidale – Comunità delle associazioni ambientaliste e solidali sannite<br />
Rete Arcobaleno – Associazioni per un’economia ecosolidale<br />
Coordinamento delle associazioni/comitati contro la centrale elettrica di Ponte Valentino<br />
LerkaMinerka – Naturalismo ed escursionismo<br />
Città di Eufemia – Nodo di economia solidale</p>
<p align="center">invitano a partecipare</p>
<p align="center">Sabato 28 novembre 2009ore 18.00 <strong>al dibattito pubblico:<br />
Emergenze sul territorio ed aggressione ai beni comuni<br />
</strong><em>Controllo dei cittadini sul governo degli Enti Locali, sull’uso delle risorse pubbliche e sulla gestione dei beni comuni</em></p>
<p style="text-align: center;">• Inceneritore di San Salvatore Telesino;<br />
• Centrale a turbogas “La Luminosa” a Ponte Valentino;<br />
• Rifiuti: discariche, raccolta differenziata e smaltimento;<br />
• Consumo di territorio e degrado del paesaggio;<br />
• Ecovicinanza, un paradigma contro il verticismo culturale, politico ed economico;<br />
• Privatizzazione dei servizi pubblici: il caso dell&#8217;acqua;<br />
• Presìdi sanitari e tutela della salute.</p>
<p>Modera Jusy Iuliano, giornalista di Media TV<br />
Telese Terme &#8211; Biblioteca Comunale &#8211; Piazza M.Teresa di Calcutta</p>
<p align="center">“<i>Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L&#8217;idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell&#8217;aria,lo scintillio dell&#8217;acqua, come potete voi acquistarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo</i>&#8230;”<br />
Lettera del Gran Capo Seattle, Tribù Suwamish, a Franklin Pierce, Presidente degli Stati Uniti (1855)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><b>TESTAMENTO BIOLOGICO</b></p>
<p>Io sottoscritto, PIERLUIGI SANTILLO, nato a Rho (MI), il 9.02.1966,<br />
nella pienezza delle mie facoltà fisiche e mentali, dispongo quanto segue.<br />
Qualora fossi affetto:<br />
- da una malattia allo stadio terminale,<br />
- da una malattia o una lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile,<br />
- da una malattia implicante l’utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali e tale da impedirmi una normale vita di relazione,<br />
non voglio più essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico.<br />
Nelle predette ipotesi:<br />
- qualora io soffra gravemente dispongo che si provveda ad opportuno trattamento analgesico pur<br />
consapevole che possa affrettare la fine della mia esistenza;<br />
- qualora non fossi più in grado di assumere cibo o bevande, rifiuto di essere sottoposto alla<br />
idratazione o alimentazione artificiale;<br />
- qualora io fossi anche affetto da malattie intercorrenti (come infezioni respiratorie ed urinarie,<br />
emorragie, disturbi cardiaci e renali) che potrebbero abbreviare la mia vita, rifiuto qualsiasi<br />
trattamento terapeutico attivo, in particolare antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi.<br />
Sempre nelle predette ipotesi:<br />
Rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o di continuazione dell’esistenza dipendente da macchine.<br />
Lo scopo principale di queste mie volontà è di salvaguardare la dignità della mia persona, riaffermando il mio diritto di scegliere fra le diverse possibilità di cura disponibili ed eventualmente anche rifiutarle tutte, diritto che deve essere garantito anche quando avessi perduto la mia possibilità di esprimermi in merito.<br />
E questo al fine di evitare l’applicazione di terapie che non avessero altro scopo di prolungare la mia esistenza in uno stato vegetativo o incosciente e di ritardare il sopravvenire della morte.<br />
Firmato: Pierluigi Santillo</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>LEGGI UMBERTO ECO: Perché ho il diritto di scegliere la mia morte.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-5/eluana-englaro-5/eluana-englaro-5.html" target="_blank">http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-5/eluana-englaro-5/eluana-englaro-5.html</a></p>
<p><i>&#8220;C&#8217;era qualcosa di pacificante in quel rimettersi a una volontà superiore. Smettere di sentirsi padroni e artefici di ogni cosa. Si era fatto quello che si era potuto, adesso come vuole Dio facciamo. Non pretendiamo più di quanto non sia in nostra mano&#8221; &#8211; </i></p>
<p><i>Tratto da Il paese dei coppoloni, di Vinic</i><i>io Capossela,  pag. 32</i></p>
<p>&#8212;&#8211;<br />

<a href='https://www.artempori.it/artempori/2019/02/03/a-pierluigi-santillo-con-affetto-e-gratitudine/poster-mondo-migliore/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/02/Poster-mondo-migliore-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Poster mondo migliore" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2019/02/03/a-pierluigi-santillo-con-affetto-e-gratitudine/marcia-contro-luminosa/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/02/marcia-contro-luminosa-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="marcia contro luminosa" /></a>
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		<title>Il Re è nudo. Collusioni e cecità collettive contro l’anima del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2017 15:41:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela Longo] Ho conosciuto Serdar in un convegno internazionale di Psicologia di Comunità, a Napoli, nel 2013. Mi colpirono la chiarezza e la estrema forza delle sue parole, le più nette in quel convegno. “Psicologi, chiedetevi se state lavorando per cose serie. Chiedetevi perché vi danno certi fondi di ricerca e non altri”. Mi domandai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/02/libro-rosso-jung.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18243" alt="libro-rosso-jung" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/02/libro-rosso-jung-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>[di <a title="Carmela Longo" href="http://www.artempori.it/artempori/category/autori-x/carmela-longo/" target="_blank">Carmela Longo</a>] Ho conosciuto Serdar in un convegno internazionale di Psicologia di Comunità, a Napoli, nel 2013. Mi colpirono la chiarezza e la estrema forza delle sue parole, le più nette in quel convegno. “<i>Psicologi, chiedetevi se state lavorando per cose serie. Chiedetevi perché vi danno certi fondi di ricerca e non altri</i>”. Mi domandai come mai le parole più forti fossero le sue. E ancora le leggo e le rileggo come un monito: “<i>L’invasione dell’Iraq mi ha aiutato a riconoscere la compiacenza della psicologia. Quando ho appreso che durante l’invasione dell’Iraq venivano utilizzate le bombe al napalm, ho esaminato la storia del napalm ed ho imparato che la psicologia ha ignorato completamente le armi al napalm. Il mondo conosceva le sofferenze che queste armi provocano, ma gli psicologi non erano interessati a ciò”. (…) </i>“<i>Gli psicologi devono prendere la pace sul serio per il bene della loro stessa professione e per il bene comune</i>” (da un articolo di Serdar Degirmencioglu su Peace Reports, ottobre 2016)</p>
<p>La mente va da sola al <i>qui ed ora</i>.</p>
<p>Siamo in una società “<i>sciacquettata</i>”, obnubilati da una quotidianità che sembra “<i>normale</i>”. L’indignazione appare e scompare a tratti, in occasioni trucide o scivoloni politici dell’incapace di turno. Siamo dei passionari noi: andiamo a tutte le sfilate, ci piacciono molto quelle ambientali, e contemporaneamente strizziamo l’occhio al politico che è favorevole agli inceneritori o suggerisce non meglio definite “<i>fritture di pesce</i>”. Ma tant’è. Il tal dei tali può trovare i fondi per <i>quella</i> legge, può favorire <i>quella</i>  categoria, per cui, baldanzosi e lesti, rischiamo di svendere le cose in cui  crediamo. Perché ci crediamo.</p>
<p>Noi psicologi, in particolar modo, crediamo fermamente nelle buone relazioni, nella colleganza,  nella pace e soprattutto nei diritti.</p>
<p>Certo che ci crediamo.</p>
<p>Il <i>gruppo Jung Italia</i> su internet e su fb, debitamente da me sollecitato, con dettagliate motivazioni, circa un anno e mezzo fa a non servirsi più del circuito Amazon per la vendita dei libri, risponde con un ironico “<i>Anzi, stiamo rafforzando la partnership</i>”. I miei post al riguardo non vengono inseriti.</p>
<p>Voi tutti sapete delle condizioni disumane in cui si trovano i lavoratori di Amazon. Carl Gustav Jung ha mai detto “occupatevi solo dell’interiorità e lasciate perdere tutto il resto”? Certo che no.  Anzi, tra i suoi scritti troviamo queste chiarissime parole: “<i>La nostra </i><a href="http://www.frasicelebri.it/frasi-celebri/psiche/?utm_source=internal&amp;utm_medium=link&amp;utm_campaign=phrase_snippet_term"><i>psiche</i></a><i> è costituita in </i><a href="http://www.frasicelebri.it/frasi-celebri/armonia/?utm_source=internal&amp;utm_medium=link&amp;utm_campaign=phrase_snippet_term"><i>armonia</i></a><i> con la </i><a href="http://www.frasicelebri.it/frasi-celebri/struttura/?utm_source=internal&amp;utm_medium=link&amp;utm_campaign=phrase_snippet_term"><i>struttura</i></a><i> dell’</i><a href="http://www.frasicelebri.it/frasi-celebri/universo/?utm_source=internal&amp;utm_medium=link&amp;utm_campaign=phrase_snippet_term"><i>universo</i></a><i>, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’</i><a href="http://www.frasicelebri.it/frasi-celebri/anima/?utm_source=internal&amp;utm_medium=link&amp;utm_campaign=phrase_snippet_term"><i>anima</i></a>.”</p>
<p>Possiamo coltivare meravigliose fantasie o teorie sulla nostra interiorità e non impegnarci per il degrado fisico e morale che è fuori di noi?</p>
<p>Sono discorsi che ci competono come psicologi <i>tutti</i> o competono solo alla psicologia di comunità? Riguardano anche gli psicologi che si occupano di psicoterapia individuale?</p>
<p><b>Si. Riguardano tutti gli psicologi</b>, a prescindere dal ramo e dall’orientamento teorico nel quale poi si va ad operare.</p>
<p>A prescindere dal fatto che abbiamo una formazione sistemica o no, <i>dobbiamo avere una visione sistemica</i> e non parcellizzata.</p>
<p>Perché?</p>
<p><b>Perché non possiamo conoscere tutto dell’albero,  e poi non sapere nulla del bosco.</b></p>
<p>Per smetterla di scollegare le nostre scelte e le nostre azioni dall’impatto che tali scelte e tali azioni hanno sul mondo vicino a noi e lontano da noi.</p>
<p>Tocca dunque anche agli psicologi occuparsi di come questa economia violenta crei ingiustizie strutturali nel sistema, sia distruttrice di diritti umani, delle risorse ambientali, energetiche, biodiverse e degli equilibri climatici.</p>
<p>Tocca anche agli psicologi sensibilizzare a un diverso stile di vita che vada verso la sobrietà e la decrescita.</p>
<p>Tocca anche agli psicologi interrogarsi sulla necessità di modificare le politiche per l’alimentazione, implementando inoltre pratiche di rispetto per gli animali.</p>
<p>Tocca anche agli psicologi conoscere e osteggiare i trattati di libero scambio e di libero mercato. (<i>Il libero mercato è come avere una libera volpe in un libero pollaio</i>, dice l’economista Latouche).</p>
<p>Tocca anche agli psicologi sapere che nell’economia violenta che abbiamo creato, decisioni su opere ad alto impatto ambientale vengono spesso imposte ai popoli e alle comunità.</p>
<p>A casa nostra, nel fiorente Sannio, quanti di noi conoscono le lotte e l’impegno di un gruppo di persone contro l’eolico selvaggio? E dei gruppi e comitati contro gli inceneritori, contro le discariche, per l’acqua pubblica?</p>
<p>Se ci interessiamo anche di queste cose, siamo ancora psicologi o siamo attivisti? La questione così posta,  di lana caprina, ha del surreale.  Compete a tutti essere bravi cittadini, interessarsi del bene comune e lavorare per esso, anche, e ancor di più, se siamo psicologi.</p>
<p>Tocca pure agli psicologi sapere che per questo anno l’esborso complessivo per le armi in Italia viene stimato in 23 miliardi e 400 milioni, ossia 64 milioni di euro al giorno.</p>
<p>Scuola, sanità e welfare, le briciole.</p>
<p>Tocca pure agli psicologi sapere che a novembre 2016 a Benevento decine di attivisti del comitato campano di solidarietà con il Kurdistan hanno occupato a scopo dimostrativo l’azienda AgustaWestland, una società del gruppo Leonardo-Finmeccanica e quindi controllata del governo italiano che vende da anni gli elicotteri militari, i micidiali T129, alla Turchia.</p>
<p>E qui si pone, stridente, il problema delle BANCHE ARMATE<b>,</b> a cominciare da quelle dove noi abbiamo i nostri risparmi, a quelle che abbiamo come ordini professionali, a quelle tramite le quali gli studenti pagano le loro tasse universitarie, agli istituti bancari ai quali ci appoggiamo quando facciamo i convegni. A titolo esemplificativo, per es., al Convegno di settembre 2016 a Roma su “Trauma, Relazioni e Compassione”, la banca di riferimento figura tra le banche armate.</p>
<p>In quel convegno si parlò tantissimo di guerre.</p>
<p><i>Se ne parlò</i>.</p>
<p>Società “<i>sciacquettata</i>”.</p>
<p>Ci sta bene che la Turchia faccia il buttafuori dell’Europa, chiudendo la rotta Turchia-Grecia. Questo piccolo “accorgimento” chiesto da Bruxelles alla Turchia di Erdogan, in cambio di ben 6 miliardi di euro (in due tranche da 3 miliardi) produrrà oltre 800 mila arrivi in meno (da Open Migration, dicembre 2016). L’assedio sarà meno veemente e noi potremmo dormire sogni tranquilli.</p>
<p>Tocca anche agli psicologi sapere che l’Italia ha la maglia nera in Europa per la condizione degli istituti carcerari. Sovraffollamento, detenuti in prevalenza stranieri e tossicodipendenti.</p>
<p>Tolleriamo anche che vi siano gli Istituti Penali per Minori. Siamo una società che non sa far altro che punire anziché prevenire e lavorare sulle proprie inadempienze.</p>
<p>Dei reati finanziari che non hanno in Italia la giusta pena, e che contribuiscono a creare violenza strutturale del sistema, di questi reati, gli psicologi sono tenuti a essere a conoscenza o no?</p>
<p>In Italia non esiste il reato di tortura, questo è il paese dove se un ragazzo muore pestato in carcere avrà grandi difficoltà a vedere condannati i colpevoli, è il paese dove se dici che la TAV si deve boicottare ti fanno un processo, è il paese dove se arriva il Primo ministro in una tranquilla cittadina di provincia come Benevento bisogna stare attenti a non uscirsene con la testa fracassata.</p>
<p>L’Italia è il paese dove la libertà di stampa è al 77° posto (RAPPORTO REPORTER SENZA FRONTIERE 2016<b>): </b>più in basso del <strong>Nicaragua</strong>, più giù della <strong>Moldavia </strong>e più ancora dell’<strong>Armenia</strong><b>.</b></p>
<p>Inoltre, tocca anche a noi conoscere che non tutto ciò che è volontariato è bello e buono, e non tutto ciò che è beneficenza è amabile? Quanti eventi di raccolta fondi vengono organizzati, anche da roboanti associazioni legate a lobby massoniche, e che non fanno altro che riproporre lo status quo e lo stesso meccanismo perverso che mantiene le disparità? Che valore ha un volontariato che organizza cene di beneficenza in pelliccia, e che non solleciti anche a cambiare lo stile di vita nella direzione di una maggiore sobrietà?</p>
<p>“<i>Tutto il degrado che è fuori nell’ambiente è anche dentro di noi, nella nostra anima collettiva. Il risveglio di una coscienza antica legata alla nostra terra è la condizione essenziale per un cambiamento reale per garantire la nostra salute e il futuro delle nuove generazioni</i>”: questo il titolo di una conferenza che i colleghi psicologi di Carinaro hanno voluto scegliere come evento alla Settimana del Benessere Psicologico 2016. Quali parole più vere….</p>
<p><i>La psicologia non può essere il fine</i>. Può e deve essere <i>uno dei mezzi possibili</i> per migliorare come umanità.</p>
<p><i>Il fine è che possiamo stare meglio tutti</i>, che cessino le disuguaglianze e la violenza strutturale, il depredamento di risorse, lo stupro della Terra,  la crudeltà verso umani e animali.</p>
<p><i>Il fine è che possiamo avviarci verso un salto di qualità epocale</i>.</p>
<p>E dunque, non è più ben chiaro di quale assedio stiamo parlando, se, come dice Serdar, è proprio la mente che può essere sotto assedio.</p>
<p>La mente, le azioni, le intenzioni. La <i>vista.</i></p>
<p>Nella fiaba danese “<i>I vestiti nuovi dell’imperatore</i>”, il re, stolto e vanesio, sfila tra la folla con addosso <i>nulla</i>, dopo essersi convinto di avere, altresì, un bellissimo abito cangiante, così come gli era stato detto dai suoi sarti. Nessuno ha il coraggio di rilevare la completa nudità di quel sovrano ignorante, per cui tutti lo omaggiano e lo compiacciono, tessendo le lodi di un abito che non c’è. Il teatrino ipocrita è spezzato da un bimbo che, sgranando gli occhi, grida, solo, in mezzo alla massa adulante, “<i>Ma il Re è nudo</i>!”.</p>
<p>Ricordiamoci queste parole e agiamo di conseguenza.</p>
<p>Il Re è nudo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Avere a cuore il mondo di Carmela Longo. Resoconto della presentazione.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2013 15:29:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Carmela Longo, psicoterapeuta, è una persona dotata di rara empatia: ha un viso bello, aperto e, come ha raccontato lei stessa, ha deciso sin da ragazzina di fare &#8216;qualcosa per gli altri&#8217;. Non a caso è diventata psicologa e, da tantissimi anni, si occupa di volontariato, di associazionismo, di società. Sabato, 19 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/carmela-longo-patagoscia2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8583" alt="carmela longo patagoscia2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/carmela-longo-patagoscia2.jpg" width="152" height="112" /></a>[di Tullia Bartolini] Carmela Longo, psicoterapeuta, è una persona dotata di rara empatia: ha un viso bello, aperto e, come ha raccontato lei stessa, ha deciso sin da ragazzina di fare &#8216;qualcosa per gli altri&#8217;. Non a caso è diventata psicologa e, da tantissimi anni, si occupa di volontariato, di associazionismo, di società.  Sabato, 19 ottobre, ha presentato il suo libro &#8216;Avere a cuore il mondo&#8217;, edito da Meridiana, nei locali della Libreria &#8216;Masone&#8217;. E&#8217; oltre un decennio che il suo titolare, Alessio, si batte per motivazioni simili a quelle di Carmela: per un rinnovamento dal basso della società civile, che non ammette deleghe, grazie ai &#8216;GAS&#8217;, ad associazioni quali Benevento EcoSolidale, ad Art&#8217;Empori, alle cene-baratto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;Questo è un testo che è un bilancio&#8217;, ci ha detto Carmela, &#8216;un condensato di ciò che ho capito finora&#8217;. Alla presenza di moltissime persone, Carmela ci ha regalato un incontro corale, ripercorrendo la strada fatta e vissuta come un vero e proprio percorso evolutivo (nel frattempo sono nati anche tre, amatissimi figli). &#8216;La domanda che mi sono sempre posta è: come possiamo fare tutti per migliorare il mondo?&#8217;, ci ha detto.&#8217;Soprattutto in tempi come quelli che viviamo, dominati dal conflitto, dal rancore e dall&#8217;incapacità di assumerci delle responsabilità&#8217;.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"> Tra i tanti amici venuti a rendere omaggio a Carmela, ci ha molto colpiti Roberto Priore, psicanalista. La sua testimonianza di vita ricalca i valori propugnati dalla Longo nel suo libro. &#8216;E&#8217; un testo&#8217;, ha detto, &#8216;che ci spinge a farci molte domande. Ma la verità è che noi non abbiamo ancora capito cosa stiamo facendo alla terra&#8217;. Il benessere dell&#8217;Occidente a discapito del resto del mondo, eppure, ha detto Priore, &#8216;l&#8217;uomo che siamo non era il nostro destino, su questo pianeta&#8217;. Anche Alessio Masone ha preso la parola, raccontando l&#8217;incontro con Carmela, la loro amicizia negli anni, le tante battaglie portate avanti assieme. Ha parlato di verità e di metodo, cioè di cosa ne facciamo, di questa verità: in questo senso, il mondo intellettuale, ha detto, &#8216;ha grosse responsabilità&#8217;. Gianna Volpe, Antonio Polichetti (autore di &#8216;Quo vadis Italia), Mario Festa, Enzo Maddaloni, hanno portato le loro testimonianze, tutte a favore del volontariato e dell&#8217;impegno civile. Una serata intensa, ricca, vera. Eravamo in tanti: cittadini stanchi di delegare, di essere &#8216;plebe docile&#8217; che ammette passivamente tutto ciò che le viene propinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Segue una galleria di foto realizzate da Camillo Fragnito.</p>

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<a href='https://www.artempori.it/artempori/2013/10/21/avere-a-cuore-il-mondo-di-carmela-longo-resoconto-della-presentazione/carmela-longo-1/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/10/carmela-longo-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="carmela longo 1" /></a>
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		<title>Psicoterapia ovvero il paradigma artistico. Dizionario del cambiamento</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2013 18:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Dizionario del cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[james hillman]]></category>

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		<description><![CDATA[La psicoterapia, laddove non diventi la mano normatrice dell’appiattimento collettivo, può essere considerata uno dei luoghi privilegiati in cui l’uomo ricerca e coglie il senso profondo del suo essere-nel-mondo. Essa cioè ha tutte le potenzialità per diventare, secondo Hillman, cellula rivoluzionaria “perché ci si interroga anche su ciò che, proprio adesso, mi sta facendo veramente violenza”. Nel percorso psicoterapeutico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/centanni-psicoterapia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8071" alt="cent'anni psicoterapia" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/centanni-psicoterapia.jpg" width="149" height="240" /></a>La psicoterapia, laddove non diventi la mano normatrice dell’appiattimento collettivo, può essere considerata uno dei luoghi privilegiati in cui l’uomo ricerca e coglie il <i>senso profondo </i>del suo essere-nel-mondo. Essa cioè ha tutte le potenzialità per diventare, secondo Hillman, <i>cellula rivoluzionaria</i> “<i>perché ci si interroga anche su ciò che, proprio adesso, mi sta facendo veramente violenza</i>”. Nel percorso psicoterapeutico la persona può seguire fino in fondo i meandri della sua interiorità, e legarli consapevolmente all’agire degli altri: il Sé individuale è inevitabilmente  intriso del <i>senso della comunità,</i> quale humus vivificatore.</p>
<p style="text-align: justify;">La critica di Hillman arriva dunque anche a denunciare una certa pratica della psicoterapia che tende a uniformare le persone anziché esaltarle nella loro unicità, a normarle e normalizzarle anziché aiutarle ad esprimere in pieno la parte creativa e vitale.</p>
<p style="text-align: justify;">[...] Interroghiamoci dunque continuamente, nella prassi clinica, sui molteplici e talvolta oscuri sottintesi di termini come “esame di realtà”, “maturo”, “ben orientato”, “compensato”, espressioni che dicono molto anche rispetto al sistema che li ha nel tempo prodotti. Può essere utile riflettere su queste parole di Hillman: “<i>Se la terapia immagina che il suo compito sia quello di aiutare la gente a sopportare (e a non protestare), ad adattarsi (e a non ribellarsi), a normalizzare le proprie eccentricità (…) allora la terapia sta collaborando a realizzare quello che vuole lo stato: una plebe docile</i>.” (James Hillman, Cent&#8217;anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio, Raffaello Cortina 1998).</p>
<p style="text-align: justify;">Il <b>paradigma artistico</b>, secondo Hillman, è efficace nel riassumere una possibile lettura della psicoterapia: l’arte esalta <i>l’unicità dell’individuo</i> ed è inoltre <i>sensibile alle ingiustizie sociali</i>; non ultimo, l’arte ha come <i>nemico fondamentale la mediocrità</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è dunque bisogno di tutta la nostra peculiare e incancellabile diversità, perché riusciamo a non omologarci ma, al contrario, a tenere viva l’attenzione e la <b>capacità di critica e di azione</b> in questo mondo e nel tempo che ci è dato, nel continuo, perenne tentativo di comprendere chi siamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da Carmela Longo, Avere a cuore il mondo, Edizioni La Meridiana, Molfetta 2013, pp. 32-33.</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="left">
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		<title>Avere a cuore il mondo. Il libro di Carmela Longo: dalla psicologia individuale al bene comune</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Aug 2013 13:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Bene comune]]></category>
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		<category><![CDATA[metodi responsabili per la fruizione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi per la responsabilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele felaco]]></category>
		<category><![CDATA[san salvatore telesino]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune. La Psicologia è chiamata oggi a una sfida epocale, che chiede di uscire fuori da una nicchia elitaria e di  rendere la professione di psicologo più visibile, apprezzata, socialmente considerata e soprattutto utile in questo terzo millennio:  è  questo il progetto-sogno che con tanti colleghi dell&#8217;Ordine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-7990" alt="avere a cuore il mondo carmela longo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.png" width="210" height="256" /></a>Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune.</i></p>
<p>La Psicologia è chiamata oggi a una sfida epocale, che chiede di uscire fuori da una nicchia elitaria e di  rendere la professione di psicologo più visibile, apprezzata, socialmente considerata e soprattutto utile in questo terzo millennio:  è  questo il progetto-sogno che con tanti colleghi dell&#8217;Ordine degli Psicologi Campani  stiamo coltivando. Lo spirito della colleganza deve essere riscoperto soprattutto nel nostro Paese, per fare in modo che  gli idealisti non si chiudano nelle quattro pareti del proprio studio o all&#8217;interno di un servizio.  Chiudersi equivale a dare spazio agli opportunisti, che non temono violenza e aggressività,  lasciando che occupino  lo spazio lasciato vuoto soprattutto nella cosa pubblica. Nella nostra disciplina dovremmo sentirci tutti in dovere, indistintamente, di essere psicologi della responsabilità sociale<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p>E questo è lo stimolo  principale di questo libro: raccogliere le energie belle e positive dei tanti  attivisti nel mondo dell&#8217;associazionismo, del volontariato e nel mondo professionale che si incontrano fattivamente ogni giorno. <i>Avere a cuore il mondo comune</i> si può declinare  così nella capacità di mettere in rete il pensiero forte e creativo di una professione bellissima e di quelli che la praticano, con competenza, passione, rispetto. La promozione della giustizia sociale, la  cultura dell&#8217;equità e della pacifica convivenza tra tutte le persone, non è un&#8217;utopia, e si può senz&#8217;altro lavorare insieme per costruire un mondo migliore, utilizzando le conoscenze psicologiche, pedagogiche e psicosociali.</p>
<p><em><b>Presentazione di Raffaele Felaco, associazione psicologi per la responsabilità sociale</b></em></p>
<div>&#8212;&#8211;</p>
<div>
<p><strong>Prefazione dell&#8217;autrice</strong></p>
</div>
</div>
<p><i>Questo libro nasce dal desiderio di condividere alcuni dei punti fermi che ritengo fondamentali come cittadina di una comunità locale e globale, e come psicologa psicoterapeuta. Il qui ed ora del nostro periodo storico è drammatico per le scelte e le omissioni scellerate che come singoli e come comunità facciamo,   spingendo il pianeta al collasso e i legami sociali alla disgregazione, nel quadro di un modello di sviluppo semplicemente folle, come è quello occidentale.</i></p>
<p><i>Le considerazioni vogliono essere, dunque, trasversali, e raccogliere alcuni dei possibili fattori comuni che ci legano e che dovrebbero guidare i nostri passi, come cittadini e come persone che lavorano nei campi più disparati, e a maggior ragione come professionisti nella relazione d&#8217;aiuto.</i></p>
<p><i>Lo snodo potrebbe avvenire grazie all&#8217;impegno comune lungo tre assi fondamentali: <b>ecologia economica,</b>  <b>ecologia delle relazioni</b> ed <b>ecologia ambientale,</b> nell&#8217;ottica di quella che gli indiani d&#8217;America praticavano già da un pezzo, cioè l&#8217;<b>ecologia profonda</b>.</i></p>
<p><i>Mi auguro che queste considerazioni  risultino  utili anche a coloro che, nel mondo del volontariato e dell&#8217;impegno civico, possono beneficiare dei numerosi input che offre la Psicologia, specialmente nel campo della risoluzione dei conflitti e nella costruzione di relazioni nutritive e di scambio significativo. Allo stesso modo, spero  solleciti gli operatori che a vario titolo rientrano nell&#8217;area psicologica, a espandere la loro ottica, affinché sia finalizzata ad un bene più grande, che vada oltre il singolo o il gruppo, per abbracciare una  azione olistica del <b>prendersi cura di sé, degli altri e della Terra. </b></i></p>
<p><b>&#8212;</b></p>
<p><b>Introduzione dell&#8217;autrice</b></p>
<p>Nel mio percorso ho  maturato la consapevolezza  che  la Psicologia, come tutte le discipline, debba dare forte il suo contributo per costruire un mondo migliore. I sentieri che si sono succeduti, di cui alcuni fortuiti, subito dopo la laurea, mi hanno portato a credere ogni giorno di più in questo impegno, e ad assecondare anche le variazioni, i moti che non dipendevano da me. Quando nel 1993 entrai di ruolo nel servizio tossicodipendenze<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn1">[1]</a> ebbi una sorta di rigetto. Era un campo che non mi era mai interessato, i primi periodi ho somatizzato molto e mi facevano letteralmente male gli incavi delle braccia. Ho avuto però la fortuna di lavorare in un posto dove i ragazzi, vecchi e nuovi alle droghe, avevano modo di esprimere a fondo le loro emozioni e lavorare sui propri vissuti. Ricordo ancora il mio primo cerchio con loro: in mezzo a noi, al centro, una pentola col coperchio sopra; chi se la sentiva, poteva dire quello che c’era nella pentola. Tanti occhi lucidi, qualcuno non ce la faceva e si alzava mandando al diavolo tutti. Io pensavo a quello che c’era per me, nella pentola: le lacrime che mi venivano erano <i>mie</i>, e quello era solo un assaggio della nostra comune umanità. La mia opposizione interna al lavoro nel Ser.T., dunque, è durata poco: ogni giorno era per me un’occasione per conoscermi meglio, per lavorare sui dogmi ancora così presenti in me, tra cui quello della gratitudine: “<i>come</i>”, mi chiedevo, “<i>qua neanche un grazie, neanche un riconoscimento?!</i>”. Dopo anni in uno studio privato, abituata ormai a un ruolo sentito e riconosciuto  come forte, dovevo confrontarmi con squalifiche e irriverenti mancanze. Una bella lezione di misura.</p>
<p>Lavoro ancora nelle dipendenze patologiche,  amo il mio lavoro, mi intriga e mi appassiona man mano che prendo contatto con la mia umanità, e questo mi porta a stare più vicina agli altri, talvolta con rabbia e con senso di impotenza, ma sempre presente, qui ed ora.</p>
<p>In più da qualche anno si è aggiunta, altrettanto fortunosamente, la via del clown, e con questa un grande interesse per tutti gli aspetti legati alla psicologia delle emergenze e delle catastrofi. Il mio occhio del cuore è volto, soprattutto, alla ripresa dopo le catastrofi interiori, nonostante e oltre quel senso di disfacimento interno che ci coglie, tutti, in momenti particolarmente drammatici e intollerabili con le nostre sole forze: “<i>Questa capacità di amare la conserviamo dentro di noi acuta e prepotente, ma nascosta e sepolta sotto le macerie<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn2"><b>[2]</b></a></i>”.</p>
<p>Determinante, fortissima e pregnante è stata per me l&#8217;esperienza in Abruzzo come clown nelle tendopoli. Io tutto questo non lo avevo messo in conto, ma vedo che il filo comune che lega le onde esperienziali e le tonalità emotive, per esempio anche dell&#8217;impegno nella comunità in cui vivo, tutto questo, appunto, è raccordato da un profondo amore, energia e passione, un provare ad esserci totalmente, perché è questo forse il solo momento che dipende interamente da me.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è chiaro (e deve catalizzare tutte le nostre forze), il mezzo lo dobbiamo un po’  assecondare  là dove la vita ci presenta situazioni che  non avevamo messo in conto o che addirittura non gradiamo.</p>
<p>In questo cammino non dobbiamo lasciarci soppiantare dal senso di impotenza che ci coglie guardando quello che succede ogni giorno: è abbagliante il disimpegno morale nelle nostre comunità, la disaffezione, l’incapacità di prendersi veramente a cuore il mondo comune.</p>
<p>L’<b>urgenza</b> è data dalla improrogabilità di una presa di coscienza  rispetto alla drammaticità dell’attuale momento storico a livello globale. Buona parte dell&#8217;umanità vive in <i>condizioni inumane</i> anche a  causa del modello di sviluppo occidentale. <i>L&#8217;economia basata sul PIL è un&#8217;economia violenta.</i> E’ urgente andare verso la sobrietà, la decrescita e verso una economia solidale, rispettosa cioè di tutti i diritti umani e che contempli un equo accesso alle risorse e una ridistribuzione della ricchezza. E’ urgente  liberarsi dall’anatema: “<i>Devi consumare per essere</i>”, tipico di una società drogastica del sempre più sempre più, che non vede il valore del limite.</p>
<p>E’ necessario  leggere i segnali  incalzanti che ci vengono dalle <b>insorgenze</b> anche in questa parte del mondo: sommovimenti sociali, polarizzazione benessere/malessere socio economico, movimenti auto organizzati, anche di lotta non violenta e disobbedienza civile. In particolare, ogni insorgenza porta con sé una quota considerevole di energia sociale, cioè di informazione, che spinge il sistema a fare un salto di qualità, a rispondere in modo nuovo a problemi vecchi (che è l’essenza della creatività). Le comunità devono  sviluppare la capacità di <i>holding<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn3"><b><b>[3]</b></b></a> e di ricomposizione non violenta dei conflitti, </i>la capacità di ascolto reciproco individuale, gruppale,  canalizzando la rabbia e l&#8217;indignazione in una direzione costruttiva, che aiuti a capire fino in fondo quali sono i problemi. In una parola,  le comunità devono sviluppare  una <b>presenza</b><b> </b>consapevole e responsabile in questo mondo, e nel tempo che ci è dato. Tale presenza implica l&#8217;<i>accoglimento delle diversità</i>, ben consapevoli che i regimi (anche quelli che esportano democrazia con la forza) hanno paura delle diversità. I regimi hanno bisogno non di <i>diverse</i> <i>abilità</i>, ma di abilità schedate e prevedibili, e le medicine, le psicologie, le psichiatrie, le terapie spesso hanno convalidato queste  derive ontologiche, parlando di una <i>fantomatica  normalità</i>. In nome della normalità si  giustificano  crimini e camice di forza.</p>
<p>Accogliere le diversità è nutritivo: <i>la radice è diversa dalla chioma eppure appartiene a un unico albero</i>. Non dobbiamo avere  paura e forse neanche coraggio. Piuttosto, cerchiamo la bellezza:  James Hillman, filosofo e psicoterapeuta junghiano, fondatore del Dallas Institute of Humanities and Culture, affermava: ”<i>Se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade</i>.”<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn4">[4]</a>   Riconciliamoci con l&#8217;energia del cosmo, con quello che, in particolari momenti di grazia, possiamo sentire sulla nostra pelle come amore puro, battito divino. L’<b>immy</b> <b>ruah.</b> La nostra vita ora è qui, su questa terra, con le persone che incontriamo ogni giorno, e con quelle con cui condividiamo il cielo. Voglio credere che saremo capaci di ritrovarci per costruire veramente un mondo migliore, attingendo alla nostra comune umanità, e al legame indissolubile con  questo tempo, con questi luoghi, e con tutte le creature, animate e “inanimate”, con cui condividiamo la nostra <i>terrietà</i>. Più che formare, dunque, mi auguro che  si possa <i>sformare</i>, per aprire spazi di <i>porosità</i>, spazi di <i>libertà, </i>degni di accogliere<i> l&#8217;anima del mondo.</i></p>
<h4>Carmela Longo</h4>
<p><em>&#8212;</em></p>
<p><em>Carmela Longo, Avere a cuore il mondo. Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune, Edizioni La Meridiana, Molfetta, 2013, pp. 96, euro 15,00.<br />
</em><a href="http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861533769">http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861533769</a></p>
<p>Per visionare alcune pagine:<br />
<a href="http://issuu.com/meridiana/docs/avere_a_cuore_il_mondo?workerAddress=ec2-23-22-73-198.compute-1.amazonaws.com">http://issuu.com/meridiana/docs/avere_a_cuore_il_mondo?workerAddress=ec2-23-22-73-198.compute-1.amazonaws.com</a></p>
<p>&#8212;</p>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref1">[1]</a>      Oggi Unità Operative per le Dipendenze Patologiche</em></p>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref2">[2]</a>      Paoli A., La pazienza del nulla, Chiarelettere ed., Milano, 2012, pag.38.</em></p>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref3">[3]</a>      Letteralmente sostegno: il termine è stato usato da Winnicott per indicare la capacità della madre di “tenere in braccio la situazione”, contenere il bambino nelle sue manifestazioni emotive, facendo in modo che non ne resti schiacciato, ma aiutando a canalizzarle.</em></p>
</div>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref4">[4]</a>    Hillman J., Politica della bellezza, Moretti e Vitali ed., Bergamo, 2002, pag.13.</em></p>
</div>
</div>
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		<title>La patologia della collettività preferisce che si incolpi il singolo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 13:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[patologia della cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[La patologia della cultura, ciò di cui non si parla: meglio incolpare il singolo di Carmela Longo (psicologa) La presenza di una certa quota di disagio, conflittualità, sofferenza è insita nella nostra stessa condizione di esseri umani e costituisce il nostro fardello esistenziale di dolore. È esperienza comune che talvolta, anche grazie a ciò (e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><strong>La patologia della cultura, ciò di cui non si parla: meglio incolpare il singolo<br />
</strong><em>di Carmela Longo (psicologa)</em></span></p>
<div id="attachment_3127" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/carmela-longo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3127" title="carmela longo" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/carmela-longo.jpg?w=150" width="150" height="127" /></a><p class="wp-caption-text">Carmela Longo (clown Caramella)</p></div>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>La presenza di una certa quota di disagio, conflittualità, sofferenza è insita nella nostra stessa condizione di esseri umani e costituisce il nostro fardello esistenziale di dolore.</strong> È esperienza comune che talvolta, anche grazie a ciò (e non necessariamente ciò nonostante), si possa condurre una vita il più possibile aperta alla possibilità di: Essere, autostima, sicurezza, sfera fisica, psicologica, sociale, spiritua-le.<br />
Divenire, capacità di raggiungere scopi ed obiettivi autonomamente prefissati, appagamento, aspirazioni.<br />
Appartenere, il modo e la possibilità che l’individuo e l’ambiente si integrino e si nutrano vicendevolmente.<br />
</span><span style="color:#993300;"><br />
Per usare le parole della famosa scienziata americana, Candace Pert, che nei suoi studi ha saputo inscrivere le brillanti ricerche sui recettori degli oppiacei nel più ampio quadro dell’unità corpo-mente, <strong>«la salute è molto più che l’assenza di malattie; significa vivere in modo non egoistico, che mira a pro-muovere una sensazione di comunione, amorevole cortesia e perdono. </strong>Vivere in questo modo crea una sensazione di felicità spirituale che aiuta realmente a prevenire le malattie. Benessere significa confidare nella capacità e nel desiderio del corpo/mente di guarire e migliorare, se appena esiste la possibilità di farlo».</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il terreno più che mai attuale, sul quale muoversi, può dunque venire individuato dal modo in cui influiscono reciprocamente le anomalie della neuro-chimica, le eventuali predisposizioni al piacere, le esperienze relazionali, ambientali e simboliche. Compito ultimo della scienza, a seconda delle varie discipline nelle quali essa si esplica, dovrebbe sempre essere quello di portare l’Uomo ad un maggiore e più integrato livello di consapevolezza verso se stesso, verso gli altri, verso le creature animate e inanimate con le quali ci troviamo a condividere la nostra esistenza sulla Terra.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>L’andamento dissociato e folle dell’individuo contemporaneo è l’inevitabile esito della grossa difficoltà e talora incapacità di esprimere se stessi.</strong> La distanza dall’autenticità delle emozioni e la non consapevolezza conduce a, e allo stesso tempo è alimentata da, una visione meccanicistica, all’interno della quale parole come sentimenti, solidarietà, amicizia e amore sono quasi diventate tabù. Lavorare nelle tossicodipendenze implica necessariamente riflettere su quella che può essere considerata,<strong> per usare le parole di Hillman (2002), una patologia della cultura, che spesso crea, o perlomeno supporta, la patologia dell’individuo.</strong></span></p>
<p><em>(Da Montanari C., Longo C., L&#8217;integrazione pluralistica nelle tossicodipendenze, percorsi formativi e terapeutici, F.Angeli ed. 2005)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siamo qui perchè non c&#8217;è alcun rifugio dove difenderci da noi stessi</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 20:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[progetto uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[La filosofia di &#8220;progetto uomo&#8221; Progetto uomo è la filosofia che sta alla base della gestione di gran parte delle comunità terapeutiche italiane. Essa mette il tossicodipendente al centro della sua stessa vita, rendendolo protagonista nel suo percorso di guarigione. Tratta La persona come un essere capace di influire sulla sua vita e capace di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<h3><span style="color:#993300;">La filosofia di &#8220;progetto uomo&#8221;</span></h3>
<p><span style="color:#993300;">Progetto uomo è la filosofia che sta alla base della gestione di gran parte delle comunità terapeutiche italiane. Essa mette il tossicodipendente al centro della sua stessa vita, rendendolo protagonista nel suo percorso di guarigione. Tratta La persona come un essere capace di influire sulla sua vita e capace di cambiarla, anzicchè come un malato da compatire.</span></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Siamo qui perchè non c&#8217;è alcun rifugio<br />
dove difenderci da noi stessi.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Fino a quando una persona non confronta<br />
se stessa negli occhi<br />
e nei cuori degli altri, scappa.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Fino a che non permette loro<br />
di condividere i suoi segreti<br />
non ha scampo da questi.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Timoroso di essere conosciuto<br />
nè puo conoscere se stesso<br />
nè gli altri, sarà solo.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Dove altro se non nei nostri punti comuni<br />
possiamo trovare un tale specchio?</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Qui insieme una persona puo alla fine<br />
manifestarsi chiaramente a se stessa<br />
non come il gigante dei suoi sogni<br />
nè come il nano delle sue paure,<br />
ma come un uomo parte di un tutto<br />
con il suo contributo da offrire.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Su questo terreno noi possiamo tutti<br />
mettere radici e crescere<br />
non piu soli come la morte,<br />
ma vivi a noi stessi e agli altri.</span></em></p>
<p><span style="color:#993300;">(Filosofia delle comunità terapeutiche Progetto Uomo)<br />
<em>Post suggerito da Carmela Longo</em></span></p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Fare associazionismo fa bene alla salute e alla comunità (di Carmela Longo)</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 23:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[associazionismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fare associazionismo e impegnarsi nel volontariato fa bene alla salute e alla comunità &#8211; di Carmela Longo Fare parte attiva di un’associazione o di un’organizzazione di volontariato può contribuire a rinsaldare una comunità troppo scissa in alcune manifestazioni, con troppi rancori antichi e chiusure. L’associazione può diventare veramente un terreno franco, dove ognuno può riconoscersi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#008000;">Fare associazionismo e impegnarsi nel volontariato fa bene alla salute e alla comunità &#8211; di Carmela Longo</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/associazionismo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2291" title="associazionismo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/02/associazionismo1-e1264981274278.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Fare parte attiva di un’associazione o di un’organizzazione di volontariato può contribuire a rinsaldare una comunità troppo scissa in alcune manifestazioni, con troppi rancori antichi e chiusure.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’associazione può diventare veramente un terreno franco, dove ognuno può riconoscersi ed esprimere le proprie potenzialità, ai vari livelli della cultura. Penso dunque anche a quelle sportive, o a quella degli anziani ecc.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il filo comune che lega il mondo dell’associazionismo e del volontariato, <span style="color:#008000;">nella sua forma più spassionata, è la gratuità,</span> il dono del proprio tempo e del proprio impegno; <span style="color:#008000;">nella sua forma più appassionata è l’energia,</span> il piacere di fare quelle cose per il gusto di farle, di condividerle insieme agli altri, di gioire di ciò che si riesce a costruire, di crescere anche sulle difficoltà, sperimentando che si possono superare e affrontare costruttivamente e non accumulare e farle esplodere.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Dal punto di vista psicologico <span style="color:#008000;">è stato ampiamente dimostrato che le persone, che fanno abitualmente volontariato e/o associazionismo, hanno maggiori capacità di resilienza </span>(termine mutuato dalla geologia, è la capacità di resistere, senza frantumarsi, agli urti della vita), e, nelle situazioni di emergenza e post-traumatiche (tipo catastrofi, terremoti, ecc), sono quelle che si riprendono prima e sono maggiormente di aiuto agli altri.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E allora, credo che <span style="color:#008000;">ogni associazione abbia anche questa mission ulteriore: attrezzarsi a gestire la complessità,</span> che non è solo quella inerente i rapporti interni alla propria associazione, <span style="color:#008000;">ma è quella dei rapporti con le altre, con il paese o la città, e dunque anche con tutte quelle persone che non fanno parte di nessun gruppo, motivando talvolta tale scelta dicendo “non voglio farmi strumentalizzare”,</span> oppure “chi ci sta dentro non mi piace”, oppure “perseguono solo gli interessi personali”.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non credo infatti che si riesca a rimanere a lungo in un’associazione se si perseguono solo scopi personali, perché il gioco ben presto viene smascherato.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ecco, <span style="color:#008000;">le associazioni che funzionano, secondo me, devono lottare contro ogni forma di strumentalizzazione e di ignavia</span>.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E’ anche vero, perciò, che ognuno deve impegnarsi al massimo per evitare di cadere in reti che non  sono giuste, né servono a nessuno.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><span style="color:#008000;">Ogni sforzo deve essere fatto per far capire a tutti che le associazioni non sono dell’amministrazione, né tantomeno di una parte politica, </span>e che, se l’amministrazione (intendo maggioranza e opposizione, non lista vincente) collabora fattivamente con le associazioni, questo non deve essere un vanto, né una nota di particolare merito, bensì il riconoscimento di una azione giusta per la comunità, auspicabile sempre, al di là dei colori e delle posizioni partitiche. Le amministrazioni più sono lungimiranti (cioè dedite al perseguimento del bene comune per la comunità, e non per i propri fini), più collaborano con ogni forma di volontariato e di associazionismo, fornendo il più possibile a tutti indistintamente supporto e agevolazioni di ogni tipo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><span style="color:#008000;">Ogni forma di associazionismo e di volontariato è una grande ricchezza per la comunità, che non va persa</span>, non va lasciata al caso, ma va coltivata come un patrimonio collettivo straordinariamente necessario e nutritivo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Le associazioni consentono, con la loro vitalità, di “accumulare chicchi nel granaio per affrontare gli inverni dell’anima” (M. Yourcenar), e questi chicchi devono essere per tutti e devono poter sfamare ognuno.</span></h3>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Buonismo e realismo (di Carmela Longo)</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2010/01/17/buonismo-e-realismo-di-carmela-longo/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2010/01/17/buonismo-e-realismo-di-carmela-longo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[buonismo]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carmela Longo Più che di buonismo parlerei di realismo, con un pizzico di utopia che è il motore del mondo. La situazione attuale del nostro paese ci dice che le divisioni sono tante, i rancori e i risentimenti accumulatisi negli anni, le incomprensioni, i fraintendimenti, talvolta le chiare volontà di arrecare danno o discredito [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/buonismo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2254" title="buonismo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/buonismo.jpg" alt="" width="309" height="400" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">di Carmela Longo</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Più che di buonismo parlerei di realismo, con un pizzico di utopia che è il motore del mondo.<br />
La situazione attuale del nostro paese ci dice che le divisioni sono tante, i rancori e i risentimenti accumulatisi negli anni, le incomprensioni, i fraintendimenti, talvolta le chiare volontà di arrecare danno o discredito a qualcuno, sono sotto gli occhi di tutti.<br />
E’ d’altro canto storia dell’umanità, dividere è più facile che unire, rimanere nella propria rabbia è più facile che sforzarsi a trovare un terreno di condivisione comune.<br />
Allora la sfida non è sul terreno del “buonismo”.<br />
Il buonismo ideologico, secondo me, porta a voler subito bypassare il conflitto.<br />
<strong>Il buonista tout court non si può permettere di ospitare in sé la rabbia del sentirsi incompreso, attaccato, umiliato o quant’altro.<br />
Al buonista la rabbia sua spaventa più della rabbia dell’altro.<br />
</strong>Anzi, la rabbia dell’altro è ben accetta, quasi accolta come dato a favore della superiorità (mai ammessa) del buonista sull’altro, che si è lasciato andare a bassi istinti.<br />
<strong>Il buonista non crede mai effettivamente nella possibilità di un mondo diverso, a lui basta attestare la sua superiorità.<br />
</strong>Paradossalmente, non ospitando in sé la rabbia e la voglia di vendetta che spesso accompagnano chi si sente ferito nella propria autostima, ha bisogno di un mondo dispari, altrimenti non potrebbe più esistere.<br />
No. Il buonista non serve a questa società.<br />
<strong>Ci servono uomini e donne interi.<br />
Che sanno cos’è la rabbia.<span id="more-2253"></span><br />
</strong>Che l’accettano anzi l’accolgano come dato vitale, come emozione adattiva, come sentire che ci dà lo spessore della nostra appartenenza a un mondo istintuale che non possiamo e non dobbiamo rinnegare.<br />
Che la sanno riconoscere, e sanno dire: sto incazzato perché mi sento schernito, oppure perché mi sento incompreso, oppure perché mi sento allontanato, ecc.<br />
Andando in fondo vedremo che il succo di tutto è spesso: sto incazzato perché non mi sento amato, perché non mi sento accettato, perché mi sento rifiutato.<br />
<strong>Dicevo uomini e donne interi.<br />
Che sanno farsi attraversare anche dalla rabbia, e che vigilano e si impegnano perché non diventi rancore. Il rancore si che è distruttivo, è una reiterazione che consuma dal di dentro chi lo cova, e non permette l’aprirsi di uno spazio altro, in cui nella relazione è possibile recuperare impulsi di umanità.<br />
Uomini e donne interi, che sanno che in alcune situazioni, dove è doveroso impegnarsi in un progetto ambizioso, qual è il nostro</strong> (una comunità che diventi sempre più competente delle proprie risorse, delle proprie responsabilità, dei propri bisogni e dei propri limiti), <strong>non si può abbandonare il campo e dire “tanto fanno tutti schifo”, oppure “non faccio più niente perché non mi voglio far strumentalizzare”. Questa è l’anteprima dell’ignavia.<br />
</strong>Quindi, dicevo, realismo e utopia. Questo ci serve.<br />
Sono inconciliabili? Assolutamente no. Sono complementari.<br />
Il realismo ci deve servire per considerare la natura dell’essere umano. Dall’essere umano può uscire tutto il bene e tutto il male. E’ sempre stato così. E allora? La nostra scelta è: quale contributo pensiamo di dare in un senso o in un altro? E può non esserci assolutamente altruismo in questo. Io cerco di seguire il bene, per esempio, perché fa stare bene a me, alla mia autostima, perché mi piace vedermi come una persona che si impegna per il bene. Ma tante volte, per seguire il mio impegno nel bene, semino male. Le mie figlie mi dicono che sono troppo impegnata, che sto poco con loro. Bene e male alla fin fine sembrano più i poli di una calamita, si ricostituiscono sempre. Pensate che ad es. il figlio di Gandhi era un fannullone perdigiorno e sembra abbia avuto anche un ruolo nell’assassinio del padre.<br />
E allora? Che vita possiamo vivere? E qui ci viene incontro l’utopia. Ci dà la spinta.<br />
<strong>Trovare nella comunità i fattori comuni, ciò che interessa a tutti, i mezzi condivisibili dal maggior numero di persone, diffondere nella comunità i valori della cooperazione e del dono </strong>(communis evoca l’esperienza del munus, del dono), accettando anche i momenti di conflitto e di divergenza, come possibilità di accrescere le risposte ai problemi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">ACCETTARE LA DIMENSIONE COMUNE COME LUOGO DOVE SI PUO’ REALIZZARE UN’INTESA SEMPRE POSSIBILE E MAI SCONTATA.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Costruire la capacità di HOLDING (letter.”tenere in braccio”).<br />
E’ un termine che in psicologia indica la capacità della mamma di “tenere” il suo bambino tra le braccia, ma non solo e non tanto letteralmente, quanto nella capacità di mantenere la situazione in mano, dare un contenitore solido, quando il bambino è disperato, o è arrabbiatissimo, o urla, o piange. Tenerlo tra le braccia, non lasciarlo cadere, avendo fiducia che quel momento passerà.<br />
Ci vuole forza enorme nel fare ciò, anche perché è chiaro che la mamma potrebbe a sua volta essere arrabbiata, disperata, sconnessa. Ma lei è la mamma, e da lei ci si aspetta maggiore tenuta. E’ lei che deve nutrire.<br />
Noi non siamo la mamma di questa comunità, ma siamo però persone che non si arrendono a dire semplicemente che fa tutto schifo, perché questo sarebbe di uno sconforto spaventoso, e non sarebbe neanche veritiero. Certo, c’è da lavorare tanto. Ma noi ci siamo.</span></p>
<p><span style="color:#993300;"> </span></p>
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		<title>Auguri d&#8217;Arte: Carmela Longo. ONORO TUTTI VOI&#8230; ONORO IL GRANDE SPIRITO</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 16:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Auguri d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[augruri d'arte]]></category>
		<category><![CDATA[grande spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; Strumenti atavici sparpagliati dappertutto, molti di più di noi, tamburi grandi, tamburelli, nacchere, flauti, campanelli e ogni cosa che riportasse a un mondo primordiale. Musica improvvisata, non si parla, si segue solo l&#8217;onda.  Io mi sono un pò messa lontano dal cerchio degli altri, volevo sentire il battito del cuore, se lo ritrovavo nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/grande-spirito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2211" title="grande spirito" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/grande-spirito.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a>&#8230; Strumenti atavici sparpagliati dappertutto, molti di più di noi, tamburi grandi, tamburelli, nacchere, flauti, campanelli e ogni cosa che riportasse a un mondo primordiale. Musica improvvisata, non si parla, si segue solo l&#8217;onda. <br />
Io mi sono un pò messa lontano dal cerchio degli altri, volevo sentire il battito del cuore, se lo ritrovavo nel tamburo che avevo.<br />
L&#8217;ho sentito, ho pensato che il bimbo nella pancia lo sente così. <br />
Poi ho smesso di battere, e ho appoggiato la mano sulla pelle del tamburo che continuava a vibrare nonostante io non lo percuotessi più. <br />
Ho sentito le farfalline sulla mano, come quando sentivo le mie bimbe nella pancia&#8230;.meraviglioso..</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">poi ho continuato a non battere, e a occhi chiusi ho poggiato l&#8217;orecchio sul tamburo, che continuava a vibrare nonostante io non facessi più niente. <br />
IL TAMBURO VIBRAVA DEL BATTITO DI TUTTI GLI ALTRI!! hO SENTITO CHE QUELLO ERA IL BATTITO DEGLI UMANI, E DI TUTTI I NOSTRI ANTENATI ANIMALI&#8230;ERA IL BATTITO DELLA TERRA&#8230;<br />
Struggente, fantastico&#8230;commovente&#8230;<br />
Ho pianto, ho sentito che non siamo soli, nessuno di noi è solo, e che anche se uno di noi cessa di battere ci sono gli altri, e mi sentivo trascinata nel moto perenne&#8230;.<br />
Ho pensato a mio padre, non è solo lì nella terra, sente tutta questa musica, ogni momento un concerto diverso&#8230;.ho sentito ANCHE SE IO NON CI STO VOI CI SIETE&#8230;<br />
Ho unito le mie mani come in preghiera, e ho mandato a tutti il mio pensiero: <br />
ONORO TUTTI VOI&#8230;.ONORO IL GRANDE SPIRITO<br />
</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Carmela Longo(incontro di musicoterapia, Flumeri, giugno 2009)</p>
<h3><span style="color:#993300;">B U O N    2010  A TUTTI GLI AMICI DI ART&#8217;EMPORI!</span></h3>
<p>  </p>
<p></span></h3>
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