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	<title>Art&#039;Empori &#187; Stefania Iannella</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>ARTE.it. Mappare l&#8217;arte in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2014 22:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Stefania Iannella] Molti italiani danno per scontato il patrimonio artistico che ereditano, fin quando non si recano all&#8217;estero. Avendo lavorato come assistente museale in un Paese scandinavo, mi è capitato spesso di ascoltare l&#8217;amarezza dei turisti italiani nel constatare quanto all&#8217;estero siano abili ed efficienti a sopravvalutare [o, comunque, valorizzare all'ennesima potenza] quel poco [relativamente parlando] [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"><span style="font-size: medium;">[di Stefania Iannella] Molti italiani danno per scontato il patrimonio artistico che ereditano, fin quando non si recano all&#8217;estero. Avendo lavorato come assistente museale in un Paese scandinavo, mi è capitato spesso di ascoltare l&#8217;amarezza dei turisti italiani nel constatare quanto all&#8217;estero siano abili ed efficienti a sopravvalutare [o, comunque, valorizzare all'ennesima potenza] quel poco [relativamente parlando] che possegono, guadagnando tanto sia in termini economici [considerando gli elevati prezzi di ingresso] che di visibilità, mentre in Italia, passano inosservate e/o abbandonate le opere d&#8217;arte nascoste dietro quasi ogni angolo di strada. Come se non bastasse, le battute derisorie del tipo &#8220;con la cultura non si mangia&#8221; non incoraggiano certo i cittadini a prendere coscienza dei tesori nostrani e del loro incredibile potenziale, anche economico. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"><span style="font-size: medium;">Concordo, quindi, pienamente con la missione di <a title="ARTE.it" href="http://www.arte.it/info_il_progetto.php?lang=it" target="_blank">ARTE.it</a>:<br />
”<span style="color: #000000;"><b>L’ARTE IN ITALIA, PUNTO DI FORZA DA CUI RIPARTIRE </b>- </span><span style="color: #000000;">Con i suoi 47 siti Unesco, 4700 musei, 200 siti archeologici e il più grande patrimonio di opere d’arte al mondo, l’Italia possiede un tesoro unico.” P</span><span style="color: #000000;">er valorizzarlo</span><span style="color: #222222;">, per facilitarne la fruibilità e per incrementare anche il turismo proveniente dall&#8217;estero, </span><span style="color: #000000;">ARTE.it sta realizzando il</span><span style="color: #000000;"><b> primo database georeferenziato del </b></span><span style="color: #000000;"><b>patrimonio artistico italiano.</b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;">Sono state già create le guide interattive di 10 città, oltre che le guide </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;">di </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;">Aquileia</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"> e della </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;">Reggia di Caserta. Il tutto è online ed è accessibile gratuitamente.</span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.arte.it/guida-arte/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-10298 aligncenter" style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px;" alt="ARTE.it" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/ARTE.it_.jpg" width="600" height="450" /></a>Anche noi possiamo contribuire</span> segnalando mostre ed eventi artistici. Basta un minuto per creare uno spazio personale sul sito: <a title="http://www.arte.it/registrazione.php?type=p" href="http://www.arte.it/registrazione.php" target="_blank">http://www.arte.it/registrazione.php</a>. In questo modo possiamo tutti, in prima persona, diffondere direttamente l&#8217;attualità artistica del nostro territorio ed estendere il turismo culturale anche a luoghi generalmente poco noti. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT">Oltre alle informazioni su eventi, artisti e luoghi da scoprire, grazie ad ARTE.it è anche possibile trovare novità inaspettate, come ad esempio ”Beauty”, l’animazione digitale dei dipinti<span style="font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;"> </span><a style="font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;" title="Lista quadri" href="http://www.rinostefanotagliafierro.com/beauty_artpaintings.html" target="_blank">qui</a><span style="font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;"> </span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif;"><span style="font-size: medium;">elencati, realizzata da Rino Stefano Tagliafierro:</span></span></span></p>
<p><iframe src="//player.vimeo.com/video/83910533?badge=0&amp;color=fcdcb3&amp;autoplay=1" height="281" width="500" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>La libreria antiquaria Rönnells Antikvariat di Stoccolma</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/04/10/la-libreria-antiquaria-ronnells-antikvariat-di-stoccolma/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 03:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Librerie indipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista ad Anders Nilsson realizzata da Stefania Iannella Proprio in questi giorni, nella città di Göteborg (nonostante sia la seconda città più popolata della Svezia), chiuderà Partille Bokhandel, libreria indipendente dal 1985, che per sedici anni è stata inoltre in grado di offrire, ogni anno a uno scrittore diverso, due mesi di alloggio (corrispondente a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b></b><b>Intervista ad Anders Nilsson realizzata da Stefania Iannella</b></p>
<p>Proprio in questi giorni, nella città di Göteborg (nonostante sia la seconda città più popolata della Svezia), chiuderà <a title="http://www.partillebokhandel.se" href="http://www.partillebokhandel.se" target="_blank">Partille Bokhandel</a>, libreria indipendente dal 1985, che per sedici anni è stata inoltre in grado di offrire, ogni anno a uno scrittore diverso, due mesi di alloggio (corrispondente a circa 3000 euro) all’hotel Chevillon, luogo di residenza per artisti e scrittori scandinavi che si trova nei pressi di Parigi.</p>
<p>La proprietaria della libreria <em>Partille</em>, Eva Carlberg-Larsson, racconta, in <a title="http://www.gp.se/kulturnoje/1.1506797-partille-bokhandel-stanger" href="http://www.gp.se/kulturnoje/1.1506797-partille-bokhandel-stanger" target="_blank">questa</a> intervista, di non essere più in grado di far fronte alle spese a causa della concorrenza del commercio via internet, ma non nasconde di prospettare lei stessa di aprire prossimamente un negozio online.</p>
<p>Vediamo ora la situazione di un’altra libreria indipendente svedese che, invece, procede a gonfie vele, e cerchiamo di capirne i punti forti.<a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/sisyphus.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6752" alt="Sisyphus" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/sisyphus.jpg?w=300" width="300" height="232" /></a><br />
Non si tratta di una libreria antiquaria qualsiasi, ma della libreria storica <a title="http://www.ronnells.se/omoss.html" href="http://www.ronnells.se/omoss.html" target="_blank">Rönnells Antikvariat</a>, che prende nome dal fondatore, Gösta Rönnell (1905-1980).<br />
Attiva, e in attivo, dal 1929, è - secondo quanto si legge sul loro sito internet &#8211; la libreria antiquaria più grande della Svezia e l&#8217;ultima grande libreria antiquaria in tutta la Scandinavia. Situata in un quartiere abbastanza chic nel centro di Stoccolma (Jarlsgatan, 32), su tre piani, conta ben dieci dipendenti. L’intervistato, Anders Nilsson, è responsabile del settore di filosofia, arte e letteratura moderna, oltre che del sito web.</p>
<p><strong>Ho trovato tanti canali online grazie ai quali pubblicizzate e aggiornate quotidianamente i vostri numerosi eventi: la <a title="http://www.ronnells.se" href="http://www.ronnells.se" target="_blank">pagina ufficiale</a>, il <a title="http://ronnells.blogspot.it/?view=magazine" href="http://ronnells.blogspot.it/?view=magazine" target="_blank">blog</a>, <a title="https://www.facebook.com/groups/14502303510" href="https://www.facebook.com/groups/14502303510" target="_blank">facebook</a>, <a title="https://twitter.com/Ronnells" href="https://twitter.com/Ronnells" target="_blank"> twitter</a> e <a title="http://www.flickr.com/photos/ronnellsantikvariat" href="http://www.flickr.com/photos/ronnellsantikvariat" target="_blank">flickr</a>.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6741" alt="giovani da ronnells" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/ronnells.jpg?w=300" width="300" height="200" /></p>
<p><strong> Non a caso, i vostri eventi sono frequentati per la maggior parte da giovani. Ciò rispecchia anche la vostra clientela?</strong></p>
<p><em>Abbastanza… Sì e no.</em></p>
<p><strong>Lo chiedo perché in Italia i giovani non sembrano &#8211; ahimè &#8211; molto interessati alle librerie antiquarie. Come è la situazione da voi?<a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/giovani2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6743" alt="giovani2" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/giovani2.jpg?w=300" width="300" height="208" /></a></strong></p>
<p><em>Qui dipende molto dalle case editrici: se le grandi case editrici come Bonnier, Natur och Kultur, Norstedts ripubblicano i classici, oppure non.</em></p>
<p><em>Nelle librerie è molto difficile trovare traduzioni di grandi classici, o di scrittori stranieri celebri come ad es. Hemingway. Inoltre è perfino difficile trovare tutte le opere di scrittori svedesi famosi, come Selma Lagerlöf, Hjalmar Söderberg e August Strindberg, essendo buona parte delle loro opere fuori commercio.</em></p>
<p><em>Perciò le persone interessate a questi autori sono obbligate a venire a cercarli nelle librerie antiquarie.</em></p>
<p><strong>Ha nominato le grandi case editrici. E le piccole?</strong></p>
<p><em>Di piccole case editrici ce ne sono tante, tanto per citarne alcune: Modernista, OEI,  Sphinx, Styx, Vesper. </em><em>Per loro però è più difficile trovar posto tra gli scaffali delle librerie. Le librerie riducono al minimo i costi di magazzino e puntano piuttosto su nuovi titoli. Così i libri pubblicati dalle piccole case editrici arrivano da noi che siamo più disponibili.</em></p>
<p><strong>Noto che nella vostra libreria non mancano mai eventi, che fra l’altro non si limitano soltanto a presentazioni di libri, ma organizzate anche concerti e mostre d’arte.</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6749" alt="fila per entrare" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/fila-per-entrare.jpg?w=300" width="300" height="199" /></p>
<p><em>Sì, da cinque anni a questa parte abbiamo aumentato notevolmente la frequenza degli eventi, che prima organizzavamo in scala più ridotta. </em><em>Ora arriviamo a organizzare anche due o tre eventi a settimana, ad eccezione di giugno e luglio.</em></p>
<p><em>Spesso tendono a rispecchiare i nostri stessi interessi (arte contemporanea e sperimentale, abbastanza di nicchia), ma ci sforziamo comunque di rendere l’assortimento di eventi quanto più vasto e vario possibile.</em></p>
<p><em>Inizialmente organizzavamo serate di presentazioni di libri di piccoli editori, ma man mano anche le grandi case editrici ci hanno chiesto di presentare i loro libri. Questo perché c’è un forte bisogno di avere una scena in cui presentare libri appena pubblicati, bisogno non soddisfatto dagli attuali luoghi culturali. </em><em>A Oslo c’è Litteraturhuset (“La casa della letteratura”), ma non ne abbiamo una anche in Svezia.</em></p>
<p><strong>E <em>Kulturhuset</em> (“La casa della cultura” di Stoccolma)? Oppure <em>ABF</em>?</strong></p>
<p><em>Kulturhuset non organizza tante presentazioni di libri e ABF è piuttosto come un’aula.</em></p>
<p><em>Gli scrittori spesso organizzano le presentazioni dei propri libri nei bar.</em></p>
<p><strong>I vostri eventi, quasi sempre ad accesso libero, vi apportano un ritorno economico?</strong></p>
<p><em>C’è da dire che effettivamente non sono molto redditizi, bisogna essere idealisti per organizzarli. Noi non siamo retribuiti per le ore delle serate degli eventi, anche se è richiesto un piccolo contributo alle case editrici o discografiche che propongono le presentazioni dei loro libri o cd.</em></p>
<p><em>Il vino lo offriamo gratis, perché è molto difficile ottenere la licenza per venderlo.</em></p>
<p><em>L’entrata è a pagamento solo in casi rari, come per i concerti promossi dalla casa discografica Häpna. L’ingresso è allora fissato a 60 corone (circa 7 euro) e c’è un po’ di sconto per i soci.</em></p>
<p><strong>A proposito dei soci, ho trovato anche il sito degli iscritti a “<a title="http://www.ronnellsvanner.se/om.html" href="http://www.ronnellsvanner.se/om.html" target="_blank">Rönnells Vänner</a>” ( tradotto alla lettera “Gli amici di Rönnell”).</strong></p>
<p><em>Gli iscritti alla nostra campagna di fidelizzazione “Rönnells Vänner” sono per lo più clienti abituali, ma grazie agli eventi abbiamo comunque qualche nuovo membro.</em></p>
<p><em>La tessera annuale costa 250 corone (circa 30 euro) e dà diritto a vari sconti: il 20% sugli acquisti in libreria, il 30% sui libri editi dalla nostra casa editrice e il 10% sugli acquisti via internet.</em></p>
<p><strong>Passiamo ora a Rönnells Antikvariat in veste di casa editrice?</strong></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-6760" alt="LP-crop" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/lp-crop.jpg?w=300" width="300" height="212" /></p>
<p><em> Il vantaggio per noi che lavoriamo in libreria è di essere al corrente di situazioni particolari, di renderci conto, oltre a ciò che bisognerebbe (ri)pubblicare, anche cosa è più richiesto. Tutto ciò è relativamente più difficile per i piccoli editori che, non conoscendo a fondo il mercato del libro, magari pubblicano libri eccezionali che però non vengono accettati nelle librerie, che nel miglior dei casi ne prendono tre copie.</em></p>
<p><em>Ad esempio abbiamo pubblicato &#8220;Svensk Fluxus” di Bengt af Klintberg, il primo libro sul questo tipo di performance artistica degli anni 60, Fluxus, su cui in Svezia non era mai stato scritto nulla. Proprio grazie all&#8217;originalità dell&#8217;argomento il libro è stato un successo.</em></p>
<p><em>Pubblichiamo comunque dai due ai quattro libri e due vinili all’anno. A dire il vero si vendono più i libri.[youtube http://www.youtube.com/watch?v=l1QdUOVmdTQ&amp;w=560&amp;h=315] <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/dungerpresstext.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6746" alt="Dungerpresstext" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/dungerpresstext.jpg?w=220" width="220" height="300" /></a>Un vinile che abbiamo prodotto recentemente in 400 esemplari è “En svit med par” con <a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Dunger" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Dunger" target="_blank">Nicolai Dunger</a>, al piano, e <a title="http://www.youtube.com/watch?v=3UF3oRf-lBk" href="http://www.youtube.com/watch?v=3UF3oRf-lBk" target="_blank">Leo Svensson</a> al violoncello. Sono sette composizioni ideate per accompagnare sette sculture, che abbiamo esposto qualche mese fa.</em></p>
<p><strong>Leggo sul vostro sito che c’è anche una rubrica chiamata <i>La storia di</i> <em><strong>Rönnells Antikvariat</strong>.</em> Pubblicherete qualcosa a riguardo?</strong><i> <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/katalog58.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6757" alt="Katalog58" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/04/katalog58.jpg?w=208" width="208" height="300" /></a></i></p>
<p><em>Sì, cerchiamo di documentare le nostre attività in una sorta di archivio, soprattutto digitale, ma non abbiamo ancora pensato di pubblicarne un libro.</em></p>
<p><strong>Per il vostro centenario, forse? </strong></p>
<p><em> Sarebbe una buona idea!</em></p>
<p><strong>La questione e-book vi preoccupa?</strong></p>
<p><em>Noi non ci occupiamo di e-book, ma neanche ce ne preoccupiamo. Sono ottimista. Non mi sembra ci possa essere il rischio che i libri propriamente detti scompaiano.</em></p>
<p><em>Si stampano così tanti libri spazzatura a discapito della vera letteratura e dei classici, che la nostra speranza è che la letteratura peggiore esca sotto forma digitale, mentre i classici nel formato cartaceo.</em></p>
<p>Intervista e traduzione dall’originale svedese di <a title="http://www.linkedin.com/in/iannellastefania/it" href="http://www.linkedin.com/in/iannellastefania/it" target="_blank">Stefania Iannella</a></p>
<p>stefaniannella@gmail.com</p>
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		<title>Strindberg e la questione dell&#8217;emancipazione femminile</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 14:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[(För min recension av &#8221;Tribadernas natt&#8221; klicka här) L&#8217;etichetta inflitta ad August Strindberg di &#8220;kvinnohatare&#8221;, (colui che odia le donne), è stata smentita varie volte da Per Olov Enquist, sia nei suoi drammi, come &#8220;Tribadernas natt&#8221; (&#8220;La notte delle tribadi&#8221;) del 1975, che nelle sue conferenze. Nell&#8217;ultima alla quale ho assistito, durante la scorsa fiera del libro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 1">
<p>(<strong><em>För min recension av &#8221;Tribadernas natt&#8221; klicka <a title="http://issuu.com/stefania_iannella/docs/tribadernas_natt_stefania_iannella?mode=window" href="http://issuu.com/stefania_iannella/docs/tribadernas_natt_stefania_iannella?mode=window" target="_blank">här</a></em></strong>)</p>
<p>L&#8217;etichetta inflitta ad August Strindberg di &#8220;kvinnohatare&#8221;, (<em>colui che odia le donne</em>), è stata smentita varie volte da Per Olov Enquist, sia nei suoi drammi, come &#8220;Tribadernas natt&#8221; (&#8220;La notte delle tribadi&#8221;) del 1975, che nelle sue conferenze. Nell&#8217;ultima alla quale ho assistito, durante la scorsa fiera del libro di Göteborg, Enquist ha dichiarato fermamente &#8211; non senza suscitare polemiche &#8211; la sua convinzione che Strindberg non abbia odiato le donne neanche per un secondo della sua vita.</p>
<p>Con la regia di Thommy Berggren della &#8220;Notte delle tribadi&#8221; (teatro comunale di Stoccolma, Stockholms stadsteater), non sono le tribadi ad essere discriminate, in quanto appaiono donne di carattere forte, che con le loro repliche si difendono talmente bene da quasi deridere Strindberg stesso. Ma il personaggio chiaramente più sottomesso e maltrattato è Viggo Schiwe, troppo buono, accondiscendente e &#8220;servile&#8221;. Come non constatare che, al di là della differenza di genere, la sopraffazione nella società avviene spesso a discapito del più buono, per questo considerato più &#8220;debole&#8221;?</p>
<div>In questo dramma di Per Olov Enquist sulla relazione disastrosa di Strindberg con la sua ex moglie Siri von Essens, viene messo in scena uno Strindberg che spiega il suo rispetto per le femministe soltanto se capaci di atti concreti di emancipazione, non di lamenti inutili.</div>
<p><img class="alignright size-full wp-image-6420" alt="mammismo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/mammismo.jpg" width="280" height="180" /></p>
<div>Inoltre, la replica di Strindberg al rifiuto di Siri di concedergli di stare con i suoi figli per due settimane in estate: &#8220;ma così avresti potuto essere libera&#8221;, si può interpretare come una giusta critica, perché la vera emancipazione dovrebbe avvenire a tutti i livelli, anche i più scomodi per le donne. Invece Siri, col suo rifiuto, dimostra al contrario di voler piuttosto rimanere radicata al suo patriarcale ruolo di &#8220;mamma&#8221;.<br />
Per fortuna Strindberg non conosceva il mammismo italiano&#8230;</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Stefania Iannella</div>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Ripartire dalla cultura&#8221; e la Högskolan Dalarna</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 21:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>
		<category><![CDATA[stefania iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;appello da firmare &#8220;Ripartire dalla cultura&#8221; chiede a chi si candida alle prossime elezioni: &#8220;impegni programmatici per il rilancio della cultura intesa come promozione della produzione creativa e della fruizione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio, sostegno all’istruzione, all’educazione permanente, alla ricerca scientifica, centralità della conoscenza, valorizzazione delle capacità e delle competenze&#8221;. Inutile ripetere quanto oggigiorno il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/biblioteca.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6358" alt="biblioteca" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/biblioteca.jpg?w=300" width="300" height="199" /></a>L&#8217;appello da firmare &#8220;<a title="Ripartire dalla cultura" href="http://www.ripartiredallacultura.it/appello-2/" target="_blank">Ripartire dalla cultura</a>&#8221; chiede a chi si candida alle prossime elezioni: &#8220;impegni programmatici per il rilancio della cultura intesa come promozione della produzione creativa e della fruizione culturale, tutela e valorizzazione del patrimonio, sostegno all’istruzione, all’educazione permanente, alla ricerca scientifica, centralità della conoscenza, valorizzazione delle capacità e delle competenze&#8221;.</p>
<p>Inutile ripetere quanto oggigiorno il valore della cultura sia sottovalutato, quanto i lavoratori di questo settore siano sottopagati, o ignobilmente sfruttati gratis.</p>
<p>Intanto i costi per soggiornare nelle città universitarie e le tasse universitarie diventano sempre meno alla portata di tutti. C&#8217;è chi si scoraggia e rinuncia all&#8217;università, visto che comunque neanche i laureati trovano lavoro.</p>
<p>Poi c&#8217;è chi, come al solito, ne approfitta e s&#8217;inventa imprenditore di pseudo &#8211; e costosissime &#8211; scuole private. Si fanno così spazio fantomatiche &#8220;formazioni&#8221; a pagamento che ottengono fior di quattrini dagli ingenui partecipanti che, con l&#8217;illusione di aggiungere qualcosa di utile sul proprio cv, si trovano a (far) spendere (ai genitori, ovviamente) anche migliaia di euro. Spesso questi &#8220;corsi&#8221; si rivelano delle vere e proprie truffe che i malcapitati non hanno purtroppo neanche il coraggio di denunciare.</p>
<p>A questo punto perché non optare per <span style="text-decoration:underline;">corsi <b>gratuiti </b>offerti da università vere e proprie</span>? Dove trovarle? Eccovene un esempio: la <strong>Högskolan Dalarna</strong>, in Svezia particolarmente rinomata per l&#8217;insegnamento a distanza delle lingue straniere, avviato proprio dal dipartimento di Italianistica. Cliccando <a title="http://www.du.se/en/Education/Courses-A-O/Courses-given-by-distance/" href="http://www.du.se/en/Education/Courses-A-O/Courses-given-by-distance/" target="_blank">qui</a> troverete una vasta selezione di <a title="http://www.du.se/en/Student1/Distance-studies-at-Hogskolan-Dalarna/Heres-how-it-works/" href="http://www.du.se/en/Student1/Distance-studies-at-Hogskolan-Dalarna/Heres-how-it-works/" target="_blank">corsi online gratuiti</a> per buona parte in inglese, ma disponibili anche direttamente in italiano, o in altre lingue. Seguendoli comodamente da casa eviterete anche di cadere nelle mani degli altri tipi di speculatori: quelli immobiliari.<br />
Avete tempo fino al 16 aprile per iscrivervi ai corsi del prossimo anno accademico.</p>
<p>Questo è il link della versione inglese del sito:<em id="__mceDel"> <a title="http://www.du.se/en" href="http://www.du.se/en" target="_blank">http://www.du.se/en</a>.</em></p>
<p>Se avete bisogno di ulteriori informazioni che non riuscite a trovare sul sito, potete rivolgervi alla Dott.ssa<i> </i><strong>Vera Nigrisoli Wärnhjelm</strong>, <em>Professore associato di lingua e letteratura italiana</em>,<i> </i>che ha gentilmente offerto la sua disponibilità di essere contattata via e-mail:<i> <a href="mailto:vnw@du.se" target="_blank">vnw@du.se</a>. </i></p>
<p>Stefania Iannella</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;anima</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/02/02/lanima/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 21:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Corazzini]]></category>

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		<description><![CDATA[Tu sai: l’anima invano si martòra di sogni; al mar non più le fragorose acque dei fiumi giungon desiose di confondere lor voce sonora con quella che sì forte le innamora da farle di ogni immagine obliose, ma van per l’onda petali di rose come se Ofelia vi dormisse ancora. Tu sai: l’anima ben vide [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/sergio_corazzini.jpg"><img class="size-medium wp-image-6291 alignnone" alt="Sergio_Corazzini" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/sergio_corazzini.jpg?w=184" width="184" height="300" /></a></p>
<p>Tu sai: l’anima invano si martòra<br />
di sogni; al mar non più le fragorose<br />
acque dei fiumi giungon desiose<br />
di confondere lor voce sonora</p>
<p>con quella che sì forte le innamora<br />
da farle di ogni immagine obliose,<br />
ma van per l’onda petali di rose<br />
come se Ofelia vi dormisse ancora.</p>
<p>Tu sai: l’anima ben vide cadere<br />
tutte le foglie e in ogni foglia un puro<br />
desiderio, fin che, in suo tormento,</p>
<p>le parve dolce figurarsi in nere<br />
vesti, per sempre crocifissa al muro<br />
di un lontano antichissimo convento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sergio Corazzini</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fotoracconto: Art&#8217;Ap della mostra di Salvatore Iannella</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 00:27:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.EcoVicinanza-Distretto]]></category>
		<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Art'Ap]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[  Grazie di cuore alla libreria Masone, al pianista Giovanni Di Meglio, a tutti i presenti, ma anche a chi non è potuto venire, come Marcello Stefanucci, che ha scritto una delle critiche pubblicate nel catalogo e che si trova al momento in Ungheria.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Grazie di cuore alla libreria Masone, al pianista Giovanni Di Meglio, a tutti i presenti, ma anche a chi non è potuto venire, come Marcello Stefanucci, che ha scritto una delle critiche pubblicate nel <a title="Catalogo d'arte di Salvatore Iannella" href="http://issuu.com/stefania_iannella/docs/catalogo_di_salvatore_iannella" target="_blank">catalogo</a> e che si trova al momento in Ungheria.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Apice vecchio: perché paese fantasma?</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/30/apice-vecchio/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 01:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista sulla cosiddetta &#8220;seconda Pompei&#8221; Nel centro storico di Apice (BN) è stato chiuso un mese fa anche l’ufficio postale. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per molti apicesi a cui era rimasto soltanto quel punto a dare l’illusione che qualcosa del loro paese di un tempo funzionasse ancora. Erano rimasti lì davanti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.wordpress.com/2012/11/30/apice-vecchio/apice/#main" rel="attachment wp-att-6003"><img class="alignright size-medium wp-image-6003" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/apice.jpg?w=200" height="300" width="200" /></a><strong>Intervista sulla cosiddetta &#8220;seconda Pompei&#8221;</strong></p>
<p>Nel centro storico di Apice (BN) è stato chiuso un mese fa anche l’ufficio postale. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per molti apicesi a cui era rimasto soltanto quel punto a dare l’illusione che qualcosa del loro paese di un tempo funzionasse ancora. Erano rimasti lì davanti, interdetti, arrabbiati e amareggiati.<br />
Queste persone, che ricordavano con nostalgia tanto la vita nel loro paese, quanto anche il sindaco Luigi Bocchino (1921-2007), in carica dal 1956 e che fino all’ultimo ha cercato di non lasciare che Apice vecchio diventasse un paese fantasma, non desideravano altro che il loro malcontento fosse ascoltato da qualcuno, di poter smuovere le acque contro questa situazione di degrado.</p>
<div>
<div>
<p>Sentiamo allora dai due <strong>architetti</strong> che si sono occupati per oltre vent’anni dei lavori per il recupero del paese, <strong>Gennaro Giangregorio e suo figlio Vittorio</strong>, cosa è successo, perché i lavori sono stati bloccati e quando si riavvieranno.</p>
<p><strong>- Innanzitutto quando e come mai questo paese è stato abbandonato?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: Quella di Apice è una situazione anomala. Sita sul crinale di una collina, non era più in grado di espandersi. Il Ministero dei lavori pubblici aveva da tempo pensato all’espansione e al trasferimento in un altro sito.</p>
<p><strong>GG</strong>: Già nel 1930, a seguito di un terremoto, si ipotizzò di spostare il paese, realizzando anche le prime case nella località S. Donato, ma la gente non accettò l’idea di lasciare le proprie case.<br />
Nel 1962 a causa di un altro terremoto, congiuntamente al dissesto idrogeologico del paese, il Ministro dei lavori pubblici decretò il trasferimento dell’abitato.<br />
Fu poi a seguito del terremoto del 1980 che la gente si impaurì e decise di trasferirsi in massa al nuovo sito di 150-160 ettari (dieci volte più grande del vecchio paese), individuato da una commissione presieduta dal geologo Felice Ippolito (1915-1997).<br />
Ciò  fu possibile anche grazie al contributo adeguato al nucleo familiare. In pratica, oltre a parte dei soldi necessari alla costruzione della nuova abitazione, ad ogni famiglia era stato concesso, nel nuovo paese, un terreno sufficiente a realizzare un’abitazione di minimo 18 mq a persona, per il numero dei membri del nucleo familiare. In più lo spazio macchina e la superficie non residenziale.<br />
In cambio, le vecchie case e l’area di sedime dovevano diventare, o sono diventate, proprietà del Comune.</p>
<p><strong>- Tutte?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Credo che grossomodo l’80 o il 90% delle vecchie case appartenga già al Comune. Comunque i proprietari originari difficilmente accetteranno che le loro case vengano alienate ad altri in cambio di un non definito ruolo che potrebbe avere il vecchio centro.</p>
<p><strong>- Quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: La fase preparatoria è iniziata verso il 1985/1990, ma alcuni lavori sono iniziati dopo il 1995, perché la priorità era di costruire il nuovo paese.</p>
<p><strong>- Che ne è stato nel frattempo delle case nel vecchio paese?</strong></p>
<p><strong><a href="http://artempori.wordpress.com/2012/11/30/apice-vecchio/interno/#main" rel="attachment wp-att-6004"><img class="alignright size-medium wp-image-6004" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/interno.jpg?w=200" height="300" width="200" /></a></strong><strong>GG</strong>: Il paese abbandonato è stato man mano saccheggiato di tutto: i ladri iniziarono col rubare i mobili e finirono per portare via portali, pavimenti, scale di marmo, archi, ecc.<br />
Con la presenza dei cantieri il fenomeno era ridotto, perché comunque vi era una presenza umana per buona parte del giorno.</p>
<p><strong>- Ed ora si è  aggiunto anche il tocco di grazia della chiusura dell’ufficio postale&#8230;</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: La chiusura dell’ufficio postale è totalmente all’opposto della visione dei cittadini, della popolazione rurale e dell’ex sindaco Luigi Bocchino che ha seguito direttamente la vicenda della ricostruzione. Lui non ha mai richiesto il contributo per ricostruire la sua casa. Si è adoperato per Apice nuovo, senza mai dimenticare il vecchio centro: lo teneva in vita in prima persona, ritrovandosi anche l’ultimo abitante del paese.</p>
<p><strong>- Quest’integerrimo “primo cittadino”, diventato di fatto l’ultimo cittadino di Apice Vecchio, è infatti ricordato molto caramente dagli apicesi. Una delle persone che ho incontrato ha menzionato con enfasi una frase del sindaco Luigi Bocchino: “Morto io, qua muore tutto il paese”. Possiamo approfondire un po’ il significato di tale affermazione?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Durante i suoi ultimi anni di vita, Luigi Bocchino fu l’ultimo abitante del paese, che tenne in vita grazie al Municipio. In questo modo, oltre alle persone che vi lavoravano, vi erano anche alcuni negozi (bar, tabaccai, barbieri, ecc) che erano aperti in funzione di chi vi lavorava e degli utenti del municipio. Era il primo ad arrivare al Comune e l’ultimo ad uscirne. In pratica stava lì dalle 7-7:30 di mattina fino alle 22-22:30 di sera, senza aver mai percepito uno stipendio o un gettone di presenza. Ha sempre rifiutato di essere pagato per l’incarico di sindaco, grazie anche alla sua precedente  carriera di ispettore ministeriale della pubblica istruzione.<br />
Prima della sua morte è stato trasferito il municipio nel paese nuovo. La chiusura del municipio di Apice vecchio ha sancito allo stesso tempo la chiusura di tutto in Apice vecchio e sono rimasti due barbieri, un bar e l’ufficio postale a servizio di tutto l’entroterra di Apice.</p>
<p><strong>- E relativamente ai lavori?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: Il sindaco Bocchino con molti sforzi acquisì il Castello Normanno, che era proprietà di un privato, per ristrutturarlo grazie ad un primo finanziamento ottenuto con la legge 64/86 e poi con i fondi FERS. Il programma integrato di riqualificazione che fu finanziato prevedeva di recuperare parte del centro storico coinvolgendo anche i cittadini (ad es. per l’apertura di attività commerciali con prodotti tipici o attività di artigianato).<br />
La prima tappa era di recuperare il castello e poi via via le costruzioni intorno ad esso.<br />
Per gli immobili adiacenti al castello fu ottenuto un contributo di due miliardi di lire.<br />
Un altro contributo il sindaco l’ottenne nel 2007 (anno della sua morte), per l’obiettivo operativo 1.7 “edifici sicuri” era di quattro milioni e mezzo di euro.<br />
La Provincia inoltre ha stanziato un milione di euro per la ristrutturazione delle strade principali e di alcuni edifici e c’erano in ballo anche altri sei milioni di euro per il proseguimento successivo di ulteriori lavori.<br />
Si prevedeva di creare un nuovo sviluppo economico realizzando poli attrattivi, musei, sale convegni e convenzioni con università per scuole di specializzazione della vicina facoltà di ingegneria di Benevento.</p>
<p>Luigi Bocchino, sindaco di Apice dal 1956 al 2004, per la legge dei tre mandati è morto da vice sindaco, anche se la sua presenza nell’Amministrazione si percepiva ugualmente. Ha seguito le pratiche di Apice vecchio in ospedale fino al suo ultimo giorno di vita: è morto la sera del 7 settembre 2007 ed aveva ricevuto informazioni dei lavori fino al pomeriggio.</p>
<p><strong>- Com’è cambiata la situazione dopo la sua morte?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: Il sindaco Raffaele Giardiello è rimasto in carica per oltre un anno e mezzo. Poi ha vinto una lista civica. Contemporaneamente è cambiata la Giunta anche alla Regione, che ha ristretto il campo dei finanziamenti. Hanno tentato di arginare i debiti esistenti, ma la stessa Regione ha tolto i finanziamenti ai primi ritardi del Comune.</p>
<p>La Giunta attuale ha tagliato i rapporti con tutti, interrompendo gli incarichi, determinando anche l’interruzione di finanziamenti e dei lavori del Castello il cui finanziamento era in corso.<br />
Hanno rimesso in discussone tutto il programma del sindaco Bocchino: sia le sue idee progettuali di sviluppo, sia le persone che erano in campo.<br />
Si sono avvalsi del solo ufficio tecnico con consulenti esterni nominati di volta in volta, determinando di fatto il blocco di tutte le attività. Hanno perso un grosso finanziamento già concesso per problemi burocratici.</p>
<p><strong>- Qual è la situazione attuale?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: I lavori sono fermi da oltre due anni. La nuova Amministrazione spera di porre in essere un “project financing” per il vecchio centro. In pratica questa “finanza di progetto” consiste nell’affidare il paese ad una società o a privati per un periodo definito (possono essere 30 anni) durante il quale si occuperà di ristrutturarlo e di gestirlo per poi restituirlo al Comune, una volta che l’investimento sarà stato ripagato dalla gestione.<br />
Un “project financing” di questo tipo, considerata l’estensione del Centro, prevede almeno 200/300 milioni di euro di investimento.</p>
<p><strong>GG</strong>: È normale che il privato, investendo una somma così cospicua, vorrà trarne il massimo profitto. Come avviene per ogni business.</p>
<p><strong>- Quindi che ne pensate del “project financing”?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: Il problema è che al momento non si hanno garanzie per il paese. Il progetto &#8211; che il privato certamente proporrà in base al suo guadagno &#8211; non è nell’ottica del bene del paese, né si conoscono le ricadute che avrà sul territorio.<br />
Ammesso, per ipotesi, che decida di costruire un call center o un centro commerciale: a cosa servirà una volta terminato il progetto, se non si hanno previsioni di sviluppo in tale direzione? Chi assicurerà il rischio? Chi dovrà pagare l’investimento se non ci saranno i rientri economici previsti?</p>
<p><strong>GG</strong>: Inoltre il “project financing” richiede una procedura che dura diverso tempo (per i tempi di gara, la ricerca dei mezzi economici, ecc). Se non si interviene con speditezza, si rischia di vanificare tutto ciò che è stato fatto finora. La vita di un paese non può fermarsi con ogni nuova amministrazione, ma dovrebbe seguire delle direttive irrevocabili. Ci vorrebbe una continuità amministrativa, come quella del sindaco Luigi Bocchino, finalizzata a far rimanere il paese di proprietà pubblica con destinazione di servizi, siano pure essi privati, ma con garanzie. Cioè, si può benissimo pensare ad una società mista pubblico/privato.</p>
<p><strong>- Non potrebbero almeno la chiesa e il convento essere presi in carico dal <a href="http://artempori.wordpress.com/2012/11/30/apice-vecchio/chiesa/#main" rel="attachment wp-att-6007"><img class="alignright size-medium wp-image-6007" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/chiesa.jpg?w=300" height="200" width="300" /></a>Vaticano?</strong></p>
<p><strong>VG</strong>: Il Vaticano e la curia nel caso di specie non prendono in carico i beni che rimangono sempre nella disponibilità del vescovo o del parroco.<br />
Anche questo si è tentato, ma per la verità tali enti vogliono i beni già ristrutturati per poi destinarli a qualche attività o comunità religiosa. Ma chi li ristruttura?</p>
<p><strong>- Ho notato che ci sono alcune case, dall’altro lato del paese vecchio, come in via Mameli, occupate da extra comunitari. Potrebbe questo essere rischioso per la loro stessa incolumità?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Certamente le case andrebbero ristrutturate e quelle sono anche più facili da recuperare, ma mi sembra siano tutto sommato agibili.  Non vi sono certo pericoli imminenti.</p>
<p><strong>- E le case dei dintorni del castello in che stato sono?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Molte unità abitative sono state recuperate e molte sono ancora recuperabili, da recuperare o in corso di recupero.</p>
<p><strong>- Non sarebbe giusto far ritornare ad abitarci i proprietari?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Credo che difficilmente torneranno. L’alloggio tipo ad Apice vecchio era di 45-50 metri quadrati, mentre ad Apice nuovo ogni famiglia ha in media 200 metri quadrati,<a href="http://artempori.wordpress.com/2012/11/30/apice-vecchio/balcone/#main" rel="attachment wp-att-6009"><img class="alignright size-medium wp-image-6009" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/balcone.jpg?w=300" height="200" width="300" /></a> con  tutti i confort moderni e il garage.</p>
<p><strong>- Eppure le persone che ho incontrato parlavano delle loro vecchie case con le lacrime agli occhi&#8230;</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Li capisco. Mio padre &#8211; anche lui apicese &#8211; pur abitando con noi a Benevento, ogni giorno si faceva accompagnare al bar di Apice vecchio e restava lì con i suoi amici tutta la giornata. Il bar del paese era l’unico punto di ritrovo allora ancora in vita e che ha legato gli ultimi nostalgici di Apice.</p>
<p><strong>- Quindi quale potrebbe essere il futuro auspicabile per Apice vecchio?</strong></p>
<p><strong>GG</strong>: Le case le immagino adibite a residenze non stanziali per studenti, turisti, persone che abitandoci temporaneamente si accontentano anche di non avere tutti i confort.</p>
<p>Il castello è un polo culturale che col piano regolatore del 1983 avevamo proposto diventasse un centro sismologico o un dipartimento di Scienze della Terra. Vi sono cioè attività di studio, di ricerca di servizi e culturali, oltre che commerciali, che potrebbero trovare posto tranquillamente all’interno del centro dopo una sua prima ristrutturazione. Poi si può  pensare ad altri temi di sviluppo, ma sempre con la regia del Comune e la partecipazione attiva degli apicesi.</p>
<p>Intervista e foto di Stefania Iannella</p>
<div></div>
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		<title>&#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 20:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedi 29 novembre, alle ore 17:30 presso la libreria Masone, sarà presentato il libro &#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini. È raro, ai tempi che corrono in cui regnano le &#8220;distrazioni&#8221; di massa, trovare parole così vere nella biografia (o pseudo tale) di un ventiduenne. Si tratta tra l&#8217;altro di un ragazzo che ha vissuto molti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678301.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5980" title="133051678301" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678301.jpg?w=205" height="300" width="205" /></a>Giovedi 29 novembre, alle ore 17:30 presso la libreria Masone, sarà presentato il libro &#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini.</p>
<p>È raro, ai tempi che corrono in cui regnano le &#8220;distrazioni&#8221; di massa, trovare parole così vere nella biografia (o pseudo tale) di un ventiduenne. Si tratta tra l&#8217;altro di un ragazzo che ha vissuto molti momenti difficili e che ha conosciuto la schizofrenia. Si tratta anche di un ragazzo che, da missionario in Africa, ha visto con i propri occhi cosa sia la povertà e la lotta per la vita.<br />
Ha trovato la sua ragione di vita nella fede, rendendosi però conto che la religione non significa rispettare ciecamente delle regole o fingersi perfetti, ma amare davvero il prossimo ed esprimerlo concretamente con azioni reali.</p>
<p>Il libro può essere sfogliato interamente, o scaricato gratis, al seguente sito: <a title="http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html" href="http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html" target="_blank">http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html</a></p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678402.jpg"><img class="alignright  wp-image-5982" title="133051678402" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678402.jpg?w=225" height="300" width="225" /></a>Eccone un estratto:<br />
&#8220;Wayne Rooney per esempio passò dall’Everton al Manchester united per una cifra di circa 45.000.000 di euro, all’epoca aveva 17 anni. Io scrivo dopo aver camminato dentro alle strade dello slum di Kibera a Nairobi ed aver visto situazioni di estrema povertà, scrivo dopo aver incontrato 1.350 famiglie kenyote e tanzanesi che muoiono di stenti, li ho visti con i miei occhi ed ogni giorno muoiono 22.000 bambini di fame da uno a 5 anni. Come si fa a spendere tutti quei soldi per un diciassettenne che gioca bene a calcio, mentre i bambini muoiono di fame? È poi colpa di questi calciatori se perdono la testa e, mentre hanno moglie e figli, vanno a puttane? O forse perdono la testa perché su di loro girano miliardi e miliardi, pressioni enormi, assurde e non se ne può più? Bisogna vedere come il calcio vissuto in questo modo sia deleterio per chi lo tifa: perché, se io ho un problema e una vita di inferno, quando vado allo Stadio e gioca la Roma, mi sembra come se quel problema non ci sia più; invece non solo rimane, ma non si risolve e si accumula e sto sempre peggio. Il calcio diventa così un narcotizzante sociale temporaneo, che poi però ti lascia con gli stessi problemi di prima non risolti.&#8221;</p>
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		<title>Intervista al regista del corto &#8220;Papà&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 14:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Cortometraggi]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Emanuele Palamara di Stefania Iannella Abbiamo aspettato un anno prima di pubblicare quest’intervista, realizzata in seguito al Cort’Ap del 1° dicembre 2011, per non svelare la trama del corto che nel frattempo ha partecipato a 70 festival (per citarne alcuni: Arcipelago, Cinefort, Napoli Film Festival, Overlook e Sedicicorto). -  Innanzitutto complimenti per il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Emanuele Palamara di Stefania Iannella</em></p>
<div id="attachment_5915" style="width: 160px" class="wp-caption alignright"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/emanuele-palamara_foto.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5915" title="Emanuele Palamara_foto" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/emanuele-palamara_foto.jpg?w=150" width="150" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Emanuele Palamara</p></div>
<p>Abbiamo aspettato un anno prima di pubblicare quest’intervista, realizzata in seguito al Cort’Ap del 1° dicembre 2011, per non svelare la trama del corto che nel frattempo ha partecipato a 70 festival (per citarne alcuni: Arcipelago, Cinefort, Napoli Film Festival, Overlook e Sedicicorto).</p>
<p><strong>-  Innanzitutto complimenti per il finale a sorpresa. È bastato un solo istante per invertire i ruoli: lo squilibrato non è più l’indigente, ma l’insospettabile protagonista.</strong></p>
<p><i>Sì. Il rischio che qualcuno potesse affezionarsi alla favola del giovane ricco e solo che ritrova il padre e rimanere male alla fine era alto. Ho cercato, quindi, di seminare lungo il percorso la follia del Dottor Rocca.</i></p>
<p><strong>- A questo punto sembrerebbe messa in discussione &#8211; e ribaltata &#8211; la tendenza ad attribuire più credibilità a persone in giacca e cravatta rispetto a chi per la società “non conta niente”. Il senza tetto sin dall’inizio aveva dato del pazzo, dell’assassino e del perverso all’imprenditore della multinazionale, ma è stato come se anche le sue parole non contassero niente. Chi ha dubitato dell’imprenditore? Chi ha creduto al mendicante?<br />
</strong></p>
<p><i>Infatti c’è una battuta del barbone che racchiude il senso di questa tua affermazione, mentre chiede aiuto dalla macchina del Dottor Rocca (una macchina lussuosa). Qualcuno che dall’esterno lo sta osservando: ride. A quel punto il barbone dice: ”Io sto gridando aiuto e quello ride … volevo vedere se questa era una Fiat uno”.</i></p>
<p>- <strong>Si potrebbe interpretare il bisogno del protagonista di trovare un padre nei senzatetto, come il sintomo di un latente rifiuto di tanta ricchezza e della ricerca dell’opposto?</strong></p>
<p><i> Più che barboni sono personaggi assurdi ed estremi. Persone facilmente circuibili.</i></p>
<p>- <strong>A proposito di ricchezza e povertà, mi è sembrato che il bisognoso, durante la cena, iniziasse ad assecondare il presunto “figlio” per puro opportunismo. O forse gli inizia davvero a credere?</strong></p>
<p><i>È lì il gioco. Chi crede alla storiella del padre ritrovato pensa che il barbone stia recuperando la memoria. Chi invece ha sospettato fin dall’inizio che il dottore stesse nascondendo qualcosa si diverte grazie all’opportunismo del barbone.</i></p>
<p>- <strong>L’album fotografico contiene soltanto le foto che si vedono nei titoli di coda, o qualcos’altro di molto più inquietante? L’imprenditore è soltanto un tipo strambo o un vero e proprio serial killer? </strong></p>
<p><i> Soltanto le foto che vediamo. L’album deve essere riempito. Ho preferito lasciare il finale aperto e non dichiarare chi fosse Rocca e cosa ne facesse dei papà. Mi interessa solo che il dubbio del barbone &#8211; ovvero:  dove vanno a finire tutti quegli uomini?- che suscita in lui quel sentimento di terrore e che lo spinge a scappar via, sia lo stesso dello spettatore.</i></p>
<p style="text-align:center;"><i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/papacc803.png"><img class="size-medium wp-image-5913 aligncenter" title="Papà3" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/papacc803.png?w=300" width="300" height="168" /></a></i></p>
<p><strong>- Vado/vedo troppo lontano se interpreto questo corto anche come un attacco alla società, che emargina da essa “pazzi” e “barboni”, soli e sconsolati perfino nel giorno di Natale?</strong></p>
<p><i>Torna indietro Stefania! Non vorrei risultare troppo presuntuoso cercando di analizzare la nostra società, ma sono contento se il corto suscita dubbi e riflessioni di questo genere. </i></p>
<p><strong>- Ammetterai almeno che ad accomunarli è la solitudine&#8230; Credi che anch’essa possa essere la causa dei “miraggi” di cui è preda il protagonista?</strong></p>
<p><i> Assolutamente sì. Ogni follia, a mio avviso, ha una sua logica interna e scaturisce da qualcosa. La solitudine potrebbe essere una delle cause che spingono Rocca a trovare papà ovunque.</i></p>
<p><strong>- Com&#8217;è nata l&#8217;idea di questo cortometraggio?</strong></p>
<p>L&#8217;idea è nata per caso: ero in macchina con l&#8217;altro sceneggiatore, fermi al semaforo. Un barbone si chinò a pulire i fari e Pietro mi chiese: &#8220;immagini se si ferma uno ricco e lo chiama &#8216;papà&#8217;?&#8221;. Corremmo a casa per scrivere la sceneggiatura.</p>
<p><strong>- Attribuisci qualche significato in particolare alla parola “fusione” su cui sosta la telecamera all’inizio del corto</strong>?</p>
<p><i>Sì. Rocca si trova ad affrontare un momento particolare anche dal punto di vista lavorativo. Ho cercato di dare questo messaggio grazie alla scena iniziale in ufficio, ma mi piaceva che il termine “fusione” racchiudesse un senso più ampio.</i></p>
<p><strong>Per finire, una piccola curiosità: come mai, invece del panettone, il protagonista sceglie di festeggiare il Natale proprio con una torta con le candeline?</strong></p>
<p><i>Mi piaceva. E poi odio i cliché.</i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/1-273-1703201212252locandina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5904" title="1-273-1703201212252locandina" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/1-273-1703201212252locandina.jpg?w=211" width="211" height="300" /></a></p>
<p>Regia: Emanuele Palamara<br />
Sceneggiatura: Pietro Albino di Pasquale,  Emanuele Palamara<br />
Fotografia: Gianni Chiarini<br />
Montaggio: Donatella Ruggiero<br />
Interpreti principali: Luciano Scarpa, Remo Remotti, Simonetta Solder<br />
Musica: Enrico Melozzi<br />
Suono: Maricetta Lombardo<br />
Produzione e distribuzione: Ascent Film<br />
Origine: Italia, 2011<br />
Durata: 10&#8242;</p>
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		<title>Qualche spettacolo del Fringe Festival di Stoccolma</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Sep 2012 07:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Iniziative sostenibili]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra gli spettacoli a cui ho assistito al Fringe festival di Stoccolma, Stoff, festival tra l’altro certificato eco sostenibile dall’organizzazione Keep Sweden Tidy, posso accennare  innanzitutto a L’eremita contemporaneo, della compagnia bolognese  Instabili vaganti. L’attore, Nicola Pianzola, che si è occupato in precedenza di progetti teatrali con attori diversamente abili, ritorna in scena con un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli spettacoli a cui ho assistito al <a title="http://stockholmfringe.com/program.html" href="http://stockholmfringe.com/program.html" target="_blank"><strong><em>Fringe festival di Stoccolma</em></strong></a><em>, </em><a title="http://stockholmfringe.com/artistslideshow.html" href="http://stockholmfringe.com/artistslideshow.html" target="_blank">Stoff</a>, festival tra l’altro certificato <strong>eco sostenibile</strong> dall’organizzazione <a title="http://www.keepswedentidy.org/sa/site.asp?site=977" href="http://www.keepswedentidy.org/sa/site.asp?site=977" target="_blank"><em>Keep Sweden Tidy</em></a>, posso accennare  innanzitutto a <a title="http://www.instabilivaganti.com/spettacoli1.php?sp=11" href="http://www.instabilivaganti.com/spettacoli1.php?sp=11" target="_blank"><strong><em>L’eremita contemporaneo</em></strong></a>, della compagnia bolognese  <em>Instabili vaganti</em>.<br />
L’attore, Nicola Pianzola, che si è occupato in precedenza di <a title="http://www.accaparlante.it/autori/nicola-pianzola" href="http://www.accaparlante.it/autori/nicola-pianzola" target="_blank">progetti teatrali con attori diversamente abili</a>, ritorna in scena con un progetto altrettanto importante. <em>L’eremita contemporaneo</em> denuncia l’alienazione dell’operaio torturato e usurato senza pietà dal ritmo di produzione, ma ricorda anche gli operai morti sul lavoro. In quest’ultimo caso è l’Ilva di Taranto la principale assassina.<br />
La sceneggiatura si basa particolarmente su dei testi della moglie di un operaio morto all’Ilva e su quelli di altri operai, alcuni dei quali definiti dei veri e propri “poeti operai”, come <a title="http://youtu.be/SAy2n3rruCU" href="http://youtu.be/SAy2n3rruCU" target="_blank">Luigi di Ruscio</a> (Fermo, 1930 – Oslo, 2011).<br />
La brutalizzazione è talmente totalizzante da rientrare perfino nell’unico momento di “pace” che dovrebbe essere assicurato ad ogni individuo: il sonno.<a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/leremita-contemporaneo1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5754" title="L'eremita contemporaneo" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/leremita-contemporaneo1.jpg?w=300" width="300" height="199" /></a><br />
“Ho sognato che eravamo vivi, resuscitati, non più contaminati dalla sporca morte”.<br />
Eppure anche momenti di temporaneo sollievo come questo vengono straziati da incubi invasi ed “esplosi” dall’assordante sirena della fabbrica.<br />
L’alienazione da lavoro è detta soprattutto quando l’individuo non si riconosce più ed esclama incredulo: “questa qui non è la mia faccia!”. Tuttavia il ritmo di produzione, dato dai movimenti meccanici delle stesse braccia e gambe dell’operaio, continua a scandire il tempo della rievocazione.</p>
<p>Altro tema scottante, ma questa volta rappresentato in modo goliardico, è quello del <strong>rifugiato ambientale</strong>, interpretato dall’attore indiano Rupesh Tillu in <a title="http://vimeo.com/19263435" href="http://vimeo.com/19263435" target="_blank"><strong><em>Ragulabuggla &#8211; A tale about an environmental refugee</em></strong></a>.<br />
Mauri ci ricorda che oggigiorno ci sono 25 milioni di rifugiati ambientali e che nel 2050 diventeranno 250 milioni. In particolare, poi, il tema dei rifiuti ci riguarda davvero tutti in prima persona. Prima di essere costretto a lasciare la sua isola di nome <em>Ragulabuggla</em>, quest’uomo si occupava, infatti, di sotterrare elettrodomestici e rifiuti non biodegradabili.  Pur non essendo consapevole di cosa stesse facendo, continuava ad eseguire quel lavoro meschino al fine di comprarsi un’automobile. Sennonché un giorno l’isola stessa si inabissa ed è costretto quindi ad emigrare. <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/ragulabuggla1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5756" title="ragulabuggla" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/ragulabuggla1.jpg?w=300" width="300" height="155" /></a>Essendo così il suo luogo di provenienza diventato inesistente, Mauri non viene accettato dall’amministrazione del Paese in cui approda. In un primo momento riesce a scappare, ma proprio quando s’illude di essere sfuggito alle autorità e di poter iniziare una nuova vita, viene arrestato e finisce in carcere, a conversare con gli oggetti della cella.</p>
<p><a title=" www.torabalslev.dk" href=" www.torabalslev.dk" target="_blank"><strong><em>The Race Called Life</em></strong></a> dell&#8217;attrice danese Tora Balslev, contesta invece la logica delle economie di mercato a cui sono troppo spesso sottoposte le decisioni dei singoli individui.<br />
L’inizio di questo spettacolo è scandito dalla voce incalzante di un cronista che commenta, passo dopo passo, la corsa della protagonista. Il tono entusiasmante nell’annunciare l’iscrizione della ragazza alla <em>Business School</em> di Copenhagen, <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/stf12_theracecalledllife_bilj5.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5777" title="Stf12_Theracecalledllife_bilj" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/stf12_theracecalledllife_bilj5.jpg?w=206" width="206" height="300" /></a>diventa improvvisamente un brontolio deluso nel constatare la scelta della studentessa di seguire invece la sua inclinazione artistica e d’intraprendere la strada del teatro. Subito dopo questa sua scelta, la ragazza è annunciata “fuori gioco”. Cercherà poi inutilmente di proporre le sue capacità teatrali per lavorare nel campo della pubblicità.<br />
Oltre alla corsa al successo, Tora Balslev denuncia anche il potere delle multinazionali, coinvolgendo il pubblico a cantare una canzone di ammonimento ricevuta da esse. Questa è la prima strofa:<br />
<em>“So you feel strange about Nike&#8217;s child labour?<br />
Because of something that you just heard from your neighbour<br />
well let’s say it’s true &#8211; what can one do?<br />
You should focus on your physical appearance<br />
and get a training programme tuned to your coherence<br />
We recommend that you &#8211; change your diet too.”</em></p>
<p><a title="http://beeheid.com/stoff/" href="http://beeheid.com/stoff/" target="_blank"><strong><em>Love for the Dead Bag</em></strong></a> di Paul Henry (Scozia), è presentato come “un rituale di musica e di performance <a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Butoh" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Butoh" target="_blank">butoh</a>”.<a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/deadbag_stoffposterwhiteweb1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5759" title="deadbag_STOFFposterwhiteweb" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/deadbag_stoffposterwhiteweb1.jpg?w=300" width="300" height="213" /></a><br />
Nel foglio di presentazione &#8211; o di avvertenze &#8211; distribuito prima dell’inizio della sua performance, Paul Henry spiega che: <em>“This piece was born from a feeling of/ physical helplessness/ and animal pain. // Strange that materialism / leaves no room for worship of the body: / a material thing, at least in part.&#8221; </em><em> (Quest’opera è nata da una sensazione di / impotenza fisica / e di dolore animale. // Strano che il materialismo / non lasci spazio al culto del corpo: / una cosa dopotutto materiale, almeno in parte).<br />
</em>Allorché, calmato da ogni movimento convulsivo, l’attore si trova davanti al microfono, inizia a farfugliare frasi insensate, nell’intenzione di mettere in discussione il valore dei discorsi e del senso delle parole: “A speech&#8230; it feels like repenting myself all the time&#8230; I’m not sure I believe in meaning”. Il seguito delle sue parole è reso poi incomprensibile oltretutto dagli echi della sua stessa voce.<br />
Infine il suo corpo, integralmente nudo, soggiace al comando di due parole: “uno” gli permette il movimento, mentre “nessuno” lo immobilizza disteso al suolo, come se la vita e la non vita fossero ordinate dalle parole.</p>
<p>Il Fringe Festival di Stoccolma ha ospitato anche una serie di seminari e dibattiti, tra cui uno di particolare interesse riguardante il futuro professionale per gli studenti delle accademie d’arte, di teatro, danza, musica e di scienze delle comunicazioni. Ebbene, le partecipanti, Yolanda Alonso Bothén, Stina Oscarson, Ingegärd Waaranperä e Philippa Wallér, <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/images2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5765" title="images" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/images2.jpg" width="225" height="225" /></a> hanno smentito ogni eventuale nostra supposizione che in Svezia, a differenza dell’Italia, il lavoro in ambito culturale sia florido. Al contrario, la situazione lavorativa in ambito culturale è più critica di quanto si potrebbe immaginare. Lo stato svedese aveva perfino proposto di limitare il numero degli studenti nelle scuole a indirizzo umanistico viste le carenze di sbocchi lavorativi in questo settore. Al che, una risposta delle presenti è stata: “Allora, per garantire importanza ai lavori culturali, bisogna diventare politici?”</p>
<p>Stoff ha inoltre accordato spazio alle “invenzioni” &#8211; o quanto meno alle trovate originali &#8211; come il progetto <a title="http://realruns.net/submitmore.html" href="http://realruns.net/submitmore.html" target="_blank"><strong><em>Realruns</em></strong></a> avente come obiettivo quello di  registrare delle opere d’arte, come via scanner, per permettere agli utenti di osservarle poi in fattezze tridimensionali da qualsiasi angolazione. L’ideatore, Caspar Forsberg, offre la possibilità a chiunque di registrare gratuitamente la propria opera d’arte, o istallazione, attraverso un processo (che richiede 80 fotografie) spiegato alla sua pagina web.</p>
<p><span id="more-5661"></span>[slideshow]</p>
<p>Articolo e foto dello slideshow (&#8220;Vit gestalt&#8221; e &#8220;Trafika&#8221;) di Stefania Iannella</p>
<p>Per ulteriori informazioni sul Festival rimando a un mio articolo pubblicato su <a title="http://www.drammaturgia.it/recensioni/recensione1.php?id=5481" href="http://www.drammaturgia.it/recensioni/recensione1.php?id=5481" target="_blank">Drammaturgia</a>.</p>
<div id="statcounter_image" style="display:inline;"><a class="statcounter" title="joomla counter" href="http://statcounter.com/joomla/"><img style="border:none;" alt="joomla counter" src="http://c.statcounter.com/8161282/0/af97cb19/1/" /></a></div>
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