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	<title>Art&#039;Empori &#187; BlogDiversità</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Una rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 21:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina riflettevo sulla gentilezza, la sua potenza e la forza quasi magica che essa possiede. E cercando un po’ su internet mi sono imbattuta in un mantra della gentilezza. Non tutti sappiamo cosa sia un mantra per questo provo a spiegarvelo ora nella semplicità della mia conoscenza. Mantra significa strumento della mente, ossia dei suoni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a style="text-align: justify;" href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/mecala-bo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16773" alt="mecala bo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/mecala-bo.jpg" width="363" height="484" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Stamattina riflettevo sulla gentilezza, la sua potenza e la forza quasi magica che essa possiede. E cercando un po’ su internet mi sono imbattuta in un mantra della gentilezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti sappiamo cosa sia un mantra per questo provo a spiegarvelo ora nella semplicità della mia conoscenza. Mantra significa strumento della mente, ossia dei suoni tradotti in parola che producono un’energia fisica, cioè delle vibrazioni. Se alla vibrazione delle parole si aggiunge un intento mentale questo influenzerà la recitazione del mantra stesso.<br />
.<br />
La fisica, soprattutto quella quantistica, ci insegna che tutto l’universo è fatto di energia e tutto vibra ad una sua frequenza specifica. A dimostrazione di ciò potreste prendere ad esempio un diapason e mettete accanto ad esso un altro della stessa frequenza, al tocco dell’uno automaticamente vibrerà anche l’altro.<br />
.<br />
I mantra, sotto questo punto di vista, ci aiutano a modificare le nostre vibrazioni in modo da entrare in risonanza con ciò che vogliamo sperimentare.<br />
.<br />
Possono essere recitati, cantati o ripetuti in silenzio nella mente. Portano ad uno stato di pace e rilassamento in quando sostituiscono il ritmo incessante dell’affastellarsi dei nostri pensieri, e dunque, puliscono, semplificano, ordinano la mente. In un mondo in cui siamo costantemente bombardati dalle dissonanze, intonare un mantra può essere un altro modo di ricalibrare la nostra essenza vibrazionale di base, per riconnetterci alla lentezza e ad un tempo che sia il più possibile a misura di uomo.<br />
.<br />
Attraverso la meditazione dei mantra entriamo inuno stato ritmico di pace, ripulito dalla spazzatura mentale disorganizzata che siamo costretti a collezionare durante il giorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/sxanz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16774" alt="sxanz" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/sxanz.jpg" width="259" height="194" /></a>Ritornando alla gentilezza, alla sua speciale magia e al mantra che ho incontrato stamattina, mi piace pensare che la stessa gentilezza possa diventare una nuova rivoluzione, la possibilità di mettere in circolo nel mondo una vibrazione che predisponga tutti a sentirsi accolti e speciali, far nascere sorrisi e bontà.<br />
Ai miei alunni a scuola insegno che le parole gentili aprono il cuore e la più potente di queste è GRAZIE.<br />
.<br />
Oggi, purtroppo, il mondo ci insegna a guardare a ciò che non abbiamo e ad agognare ad esso con bramosia, ci invita davvero molto poco a ringraziare per quanto ci è concesso, anzi quasi mai ci fermiamo a riflettere sui tanti motivi per cui potremmo ringraziare dandoli per scontati sempre e comunque.<br />
.<br />
Invece stamattina leggevo che dicendo grazie e ascoltandosi mentre lo si fa, ringraziando in modo consapevole, libereremo in noi parecchie forze creative. Queste forze si manifesteranno sotto forma di nuove idee, spunti, percezioni. Pertanto mi invito e vi invito ad uno spazio di gratitudine quotidiano utilizzando la parola GRAZIE come un mantra da ripetere con il sorriso per alcuni minuti prima di cominciare la giornata.</p>
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		<title>L’Educazione Visiva per prevenire e curare i disturbi della vista.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 09:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D&#8217;Antonio] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva. . Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16712" alt="Occhi_012" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg" width="368" height="277" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/carmela-dantonio-autori-di-artempori/" target="_blank">Carmela D&#8217;Antonio</a>] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva.<br />
.<br />
Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui viene riscontrata la Miopia, cioè un difetto della vista che non permette di vedere la lontano. Purtroppo con la crescita, la miopia di Arianna aumenta sempre di più, fino ad arrivare durante i suoi 24 anni ad una diagnosi di eventuale cecità dovuta non solo all’aggravarsi della miopia ma anche ad un conseguente distacco della retina. Preoccupata, timorosa, ma decisa a non arrendersi, comincia a cercare su internet qualcosa di alternativo che potesse darle comunque qualche speranza.<br />
Così si è imbattuta in un libro di De Angelis dal titolo “Come sono guarito dalla miopia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le si apre un modo, comincia a consapevolizzare le cattive abitudini a cui la vita moderna sottopone la vista e comprende quanto l’adattamento a stili di vita poco naturali, le luci artificiali, gli ambienti chiusi e quindi poco consoni all’uomo stanno creando nuovi adattamenti nella specie, impigrendo alcune potenzialità dei nostri occhi.<br />
Comincia ad occuparsi di igiene visiva, la pratica ogni giorno nella sua vita, inizia a fare dei semplici esercizi per rieducare i suoi occhi ad uno sguardo sano ed il più possibile naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Associa a tutto questo consigli di altri esperti e ne costituisce una sorta di metodo, che ha chiamato Power Vision System, un metodo fatto di un approccio naturale ed olistico, che le ha permesso in alcuni anni di recuperare ben quattro diottrie.<br />
Arianna ha voluto condividere la sua esperienza in un sito, in cui spiega il metodo che lei ha adottato, gli esercizi, e i vari training oltre che a norme di igiene visiva e tanto altro. Si è specializzata in questo settore e ne è diventata promotrice infatti nel suo sito sono spiegati in modo preciso anche attraverso video tutorial gli esercizi che chiunque potrebbe fare.<br />
Il sito lo trovate all’indirizzo <a href="www.miglioralatuavista.it" target="_blank">www.miglioralatuavista.it</a><br />
Ho voluto condividere tutto questo con voi, perché credo sia necessario fare informazione producendo un cambiamento dal basso che ha del magnifico quando ci permette di educare, di prevenire e di curarci.</p>
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		<title>Buona crisi e felice nuova paura, &#8220;Merry crisis and a happy new fear”. Il caso greco.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 23:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[da Comune-Info]  In greco antico, krisis si riferiva a un punto di svolta, a un momento di separazione. Il termine implica conflitto e di certo le nostre azioni di oggi costruiscono già il mondo di domani. Per questo, l’aiuto reciproco e il senso di comunità di ogni giorno, che emergono tra le persone comuni nei periodi di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/greca-crisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9743" alt="greca crisi" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/greca-crisi-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>[<a href="http://comune-info.net/2013/12/buona-crisi/" target="_blank">da Comune-Info</a>]  <strong>In greco antico, krisis si riferiva a<strong> un punto di svolta, a </strong>un momento di separazione. Il termine implica conflitto e di certo le nostre azioni di oggi costruiscono già il mondo di domani. Per questo, l’aiuto reciproco e il senso di comunità di ogni giorno, che emergono tra le persone comuni nei periodi di crisi, sono motivo di speranza. Le cucine collettive in Grecia, le cliniche autogestite che offrono assistenza medica gratuita e i centri sociali che distribuiscono abiti dimostrano che nella società capitalista esistono già relazioni diverse, di altruismo e condivisione.</strong></p>
<p>[di Jérôme Emanuel Roos da <a href="http://comune-info.net/2013/12/buona-crisi/" target="_blank">Comune-Info</a>] Nel mondo occidentale il Natale è un periodo profondamente schizofrenico. Da un lato le festività fanno emergere alcuni degli aspetti migliori di ciò che significa essere umani: ci si riunisce per condividere cibo e doni in uno spirito comunitario che temporaneamente rompe con l’alienazione della vita di ogni giorno. Ma, al tempo stesso, le festività gettano luce su alcuni degli elementi peggiori del consumismo e sulle false apparenze che hanno finito per pervadere il tessuto sociale: file infinite di essere umani ridotti a zombie che si muovono meccanicamente in centri commerciali decorati pretenziosamente alla ricerca del più recente aggeggio o biglietto d’auguri inutile, confermando ancora una volta che il solo modo di esprimere valore nella società tardo capitalista è mediante l’accumulo di merci inutili, pur mentre ci sono persone che di notte dormono per strada all’addiaccio.</p>
<p>Quando Charles Dickens si abbandonò al lirismo a proposito della morte, dell’avidità e della miseria nel suo classico Canto di Natale, ebbe ben presenti le distorsioni sociali causate dal capitalismo industriale. Naturalmente la critica del capitalismo di Dickens mancava di un’analisi politico economica approfondita e alla fine non riuscì ad andare oltre l’indignazione morale per la povertà e il declino delle virtù umane. Ma detto questo, persino Karl Marx espresse il parere che Dickens, nella sua vita, aveva “diffuso nel mondo più verità politiche e sociali di quante fossero state formulate da tutti i politici, i pubblicisti e i moralisti professionisti messi insieme”. Il Canto di Natale fu pubblicato nel 1843, appena cinque anni prima del Manifesto del Partito Comunista e dell’onda rivoluzionaria del 1848. Se dovessimo scrivere un Canto di Natale per i nostri giorni, il racconto sarebbe davvero molto diverso?</p>
<p><strong>Buona crisi e felice nuova paura</strong></p>
<p>Il personaggio di Scrooge sembra tuttora onnipresente, dai ricchi investitori di Wall Street che non hanno pagato un centesimo per il caos finanziario che hanno creato nel portarci alla crisi attuale, ai politici affamati di potere che si circondano letteralmente d’oro mentre annunciano un’Era d’Austerità per tutti gli altri. Sono tuttora diffuse miseria e morte mentre le reti di sicurezza sociale sono sacrificate all’altare del mercato, mentre milioni sudano semplicemente per far quadrare i conti, sopravvivendo con le misere paghe di lavori del tutto privi di significato e sempre più precari, persino mentre sono oberati da tasse e debiti sempre maggiori. E, specialmente in questo periodo dell’anno, non sono solo le privazioni materiali che contano; il trauma psicologico della persistente insicurezza economica e dell’atomizzazione sociale semina disastri su una scala che a fatica possiamo appena immaginare, un assassino che si prende migliaia di vite di cui non sapremo mai nulla.</p>
<p>Mi sono recentemente trasferito ad Atene, dove la rappresentazione dickensiana del capitalismo nudo è in piena mostra ogni singolo giorno: gente comune che dorme di fronte a banche e supermercati come cani randagi; decine di migliaia di cartelli “affittasi” che coprono le pareti degli appartamenti; immigrati che si nascondono in edifici cadenti, troppo impauriti per uscire per il timore di essere aggrediti dalla polizia o dalla feccia razzista. Uno strato di smog incombe sulla città mentre le persone ricorrono al fuoco di legna e plastica per riscaldarsi. I padroni di casa hanno chiuso il riscaldamento centrale in tutto il paese, semplicemente perché gli inquilini non sono più in grado di pagare il combustibile. Solo poche settimane fa una tredicenne è morta per aver respirato monossido di carbonio dopo che sua madre aveva cercato di combattere il freddo gelido del loro appartamento. L’elettricità era stata tagliata perché non era in grado di pagare le bollette. Non si tratta di incidenti isolati. Una povertà da Terzo Mondo si sta facendo strada nel centro stesso dell’occidente “sviluppato”.</p>
<p>La povertà e la disuguaglianza sono in ascesa in tutta Europa e nell’intera America del nord. Una cifra record di 48 milioni di statunitensi – 22 milioni dei quali sono bambini – dipende dai buoni alimentari per sopravvivere. L’Oxfam ha recentemente avvertito che l’Europa rischia un “decennio perduto” di povertà ed emarginazione, con il direttore delle campagne della Ong che lamenta che “siamo stati fondati nel 1942 a causa della carestia in Grecia; nessuno avrebbe creduto che dopo settant’anni saremmo stati ancora qui a dire che la Grecia è in una condizione terribile”. E, di nuovo, la Grecia non è l’eccezione; la cosiddetta culla della democrazia è semplicemente l’esempio universale di una tendenza terrificante in tutto il mondo, con i regimi nominalmente democratici che ricorrono a misure sempre più autoritarie e disumane per far valere il dogma neoliberista che può essere sintetizzato in una formula semplice: privatizzare gli utili, socializzare le perdite. Scrooge incombe oggi su tutti noi, agitando manganelli e candelotti lacrimogeni.</p>
<p>Non è per caso, allora, che i rivoltosi che sono scesi in piazza ad Atene e in città di tutta la Grecia nel dicembre del 2008, dopo l’omicidio, da parte della polizia, del quindicenne Alexis Grigoropoulos, abbiano immediatamente attaccato e incendiato l’enorme albero di Natale che era stato così ostentatamente eretto a piazza Syntagma di fronte al Parlamento. Pochi giorni dopo le parole di un profeta sono state scarabocchiate su un muro cittadino: buona crisi e felice nuova paura! [In inglese l’espressione è meglio assonante con il tradizionale ‘Buon Natale e Felice Anno Nuovo’, rispettivamente: “merry crisis and a happy new fear” e “Merry Christmas and a Happy New Year” – n.d.t.].</p>
<p><strong>Comunismo si ogni giorno e crisi dei nostri tempi</strong></p>
<p>Ma non è tutto qui. Proprio come il Natale, i tempi di crisi tendono a essere profondamente schizofrenici, producendo sia pericoli estremi di disintegrazione sociale sia opportunità senza precedenti di cambiamento sociale radicale, mentre nessuna delle due cose sembrava possibile nel precedente stato di normalità. Incorporato nelle contraddizioni stesse del capitalismo c’è il potenziale latente sia della sua disintegrazione in una mostruosità, sia della sua estinzione e trascendenza in qualcosa di migliore.</p>
<p>In greco antico la parola greca ‘krisis’ si riferiva esattamente a questo: un momento di separazione, di decisione o giudizio, come un punto di svolta in una malattia che decide il destino del paziente: un momento di vita o di morte. In modo determinante, il termine implica ‘conflitto’: due possibili esiti ci sono davanti; le nostre azioni di oggi decideranno del mondo per decenni a venire.</p>
<p>Dopo essermi trasferito ad Atene ho rapidamente scoperto perché il paziente è riuscito sinora a sopravvivere alla sua crisi. Ovviamente ciò non ha nulla a che vedere con i tagli al bilancio dei salvataggi di Ue e Fmi. Tutto dipende dall’aiuto reciproco e dalla solidarietà comunitaria. Senza la gente comune che semplicemente si aiuta vicendevolmente a tirare avanti, la società greca si sarebbe trovata molto peggio. Non fosse stato per i genitori che si sono ripresi in casa giovani disoccupati sulla ventina, le mense dei poveri che hanno offerto cibo agli affamati, per cliniche autonome che hanno offerto assistenza medica gratuita ai non assicurati e centri sociali che hanno distribuito vestiario gratuito a chi ne aveva bisogno, è difficile immaginare come mai la gente ce l’avrebbe fatta. Ciò ci induce a una conclusione ironica: se non fosse stato per il senso di comunità e di aiuto reciproco – che sfidano entrambi la logica dell’egoismo di Smith e di Hayek – il capitalismo di per sé non sarebbe stato in grado di sopravvivere. In realtà nessuna società può funzionare senza una sana dose di altruismo. Il trucco, allora, sta nel produrre tale altruismo non come mezzo per sostenere il capitalismo, bensì come arma con cui ucciderlo.</p>
<p>David Graeber chiama questo caposaldo sociale di solidarietà comunitaria “comunismo di ogni giorno”. Basandosi sull’opera dell’antropologo francese Marcel Mauss, Graeber distingue tra tre tipi diversi di relazioni sociali: relazioni gerarchiche basate sul precedente, relazioni formalmente paritarie basate sullo scambio e relazioni genuinamente paritarie basate sulla condivisione, il vecchio principio comunista “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Questi generi diversi di relazioni sociali non sono mai monolitici e perciò non essere totalizzanti: nessuna società si basa solo sul precedente, lo scambio o la condivisione. Le tre cose, invece, coesistono in gradi diversi in tipi diversi di società. Le società feudali possono essere contrassegnate dalla prevalenza della gerarchia; le società capitaliste dal predominio dello scambio e le società genuinamente comuniste dalla condivisione. Ma anche in quest’ultimo tipo di società, la gerarchia e lo scambio non spariranno mai del tutto; saranno semplicemente subordinate a una logica culturale e sistemica diversa: la logica della condivisione avrà la precedenza nella riorganizzazione radicale delle priorità.</p>
<p>Naturalmente le cose non sono così semplici. Ma in questo periodo dell’anno, e in questo periodo di crisi, Mauss e Graeber indirizzano la nostra attenzione a qualcosa di molto importante: persino nella società capitalista continuano a esistere relazioni “comuniste” (di altruismo e condivisione). In effetti, per molti versi, “siamo già comunisti”, specialmente nei confronti della famiglia e degli amici, e specialmente in un giorno come questo. Sarebbe del tutto inconcepibile per chiunque tra noi presentare ai nostri genitori, fratelli e sorelle o figli il conto del pranzo di Natale che abbiamo appena cucinato per loro; proprio come sarebbe totalmente assurdo che le madri addebitassero ai figli le cure e l’allattamento al seno. Allo stesso modo è totalmente assurdo che gli Scrooge di oggi – di fronte a una crisi che loro stessi hanno causato – oggi cerchino di socializzare le loro perdite forzando giù per la gola a tutti l’austerità e schiaffando un cartellino del prezzo su beni comuni quali l’acqua e il sapere. Se portata ai suoi estremi, questa logica di crudo egoismo alla Rand condurrebbe semplicemente alla totale disintegrazione sociale; ed è precisamente a essa che il neoliberismo sta spingendo oggi il mondo.</p>
<p><strong>Il fantasma dei Natali a venire</strong></p>
<p>Stiamo vivendo un momento del giudizio in cui il destino deve decidersi il destino dell’umanità. In questi tempi bui, quando sembra persa ogni speranza e persino i più comunitari tra i rituali sociali stanno soccombendo allo spettacolo dello stolido consumismo, è cruciale ricordare a noi stessi che i semi di un mondo migliore hanno già radici nella terra bruciata di quello attuale; e che la nostra sfida, da “radicali” o “rivoluzionari”, non consiste necessariamente nella creazione di un’intera società nuova partendo da zero, bensì nella liberazione e attualizzazione delle potenzialità di altruismo e vita comunitaria che attualmente sono represse sotto la minaccia di un fucile. Questo dovrebbe darci speranza per la lotta: non dobbiamo necessariamente innovare tanto il nuovo, quando piuttosto dobbiamo abbattere il vecchio e rafforzare il nuovo che già esiste.</p>
<p>Nel Canto di Natale Scrooge alla fine era trasformato in un uomo migliore, che abbracciava lo Spirito del Natale e il senso di gioia e di comunità che rappresentava, ma non prima di essere visitato da tre fantasmi: il Fantasma dei Natali Passati, il Fantasma del Natale Presente e il Fantasma dei Natali Futuri. Il primo gli mostrava gli mostrava il suo io del passato, il bambino lieto di condividere; il secondo lo metteva di fronte all’uomo totalmente spregevole che era diventato, attaccato al suo denaro come se non ci fosse domani; e l’ultimo gli presentava la terrificante immagine di cosa lo aspettava se avesse insistito nei suoi modi da spilorcio dal cuore di pietra: “Il Fantasma si avvicinò lentamente, gravemente, silenziosamente. Quando gli fu vicino, Scrooge cadde in ginocchio poiché nell’aria stessa attraverso la quale lo Spirito si muoveva esso sembrava gettare tenebre e mistero. Era avvolto da un ampio manto nero, che gli celava la testa, il volto, la forma e non lasciava null’altro di visibile che ma mano tesa … Gli diede un fremito di vago, incerto terrore sapere che sotto il polveroso sudario c’erano occhi spettrali intensamente fissi su di lui, mentre lui, anche se si sporgeva al massimo, non poteva vedere altro che una mano spettrale e un abisso di tenebra”.</p>
<p>Trasformiamoci in questo tetro spirito; nel fantasma del futuro che dal suo manto tormenta il taccagno prima dell’ora di andare a letto. Rendiamoci lo Spirito dei Natali a Venire, lo spettro del comunismo già esistente che perseguita il capitalismo attuale da terreno solido di un futuro ancora da venire. Rendiamoci lo Spirito della Rivoluzione reincarnata, che abbatte gli Scrooge del nostro tempo proprio mentre le tenebre sembrano avviluppare il mondo. Buon Natale a tutti. Il maggio del 2014 sarà la data della nostra spettrale riapparizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://roarmag.org/" target="_blank">roarmag.org</a>, traduzione di Giuseppe Volpe per <a title="Nuovo incendio contro la Strada" href="http://znetitaly.altervista.org/" target="_blank">znetitaly.org</a> (che ringraziamo).</p>
<p>*Jérôme Emanuel Roos è un giovane scrittore e film maker</p>
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		<title>Natività con i &#8220;cartoni animati&#8221; di Biodpi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Dec 2013 16:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Art'Empori]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Biodpi, al secolo Fabio Della Ratta, nasce a Caserta nel &#8217;76 sotto il segno del dragone. Dal 2000 lavora come graphic designer, conseguendo ottimi risultati e pubblicazioni varie su riviste di settore. Dieci anni fa dà alla luce il suo primo sticker , Lisa fetish, dove la Monna Lisa di Leonardo veste gli insoliti panni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/547635_orig.jpg"><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-9402" alt="547635_orig" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/547635_orig-300x210.jpg" width="300" height="210" /></a>Biodpi, al secolo Fabio Della Ratta, nasce a Caserta nel &#8217;76 sotto il segno del dragone. Dal 2000 lavora come graphic designer, conseguendo ottimi risultati e pubblicazioni varie su riviste di settore. Dieci anni fa dà alla luce il suo primo sticker , Lisa fetish, dove la Monna Lisa di Leonardo veste gli insoliti panni di una mistress. Per un lungo periodo di tempo il volto della celebre Gioconda è stato il vero protagonista di una variegata serie di stickers e posters. In giro per il mondo, la Lisa housewife, la Lisa dog-sitter, la inflattable Lisa, la bride Lisa, ect. La scelta di “usare” la icona per antonomasia della pittura italiana &#8211; ahinoi di proprietà del Museo del Louvre di Parigi – è dettata dalla volontà di “denunciare” la cd. fuga di cervelli, non sapendo la nostra beneamata Italia, spesso, trattenere ciò che di buono le appartiene.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/fabio-della-ratta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9406" alt="fabio della ratta" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/fabio-della-ratta-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Contemporaneamente Biodpi si appassiona al “Culture Jamming”, facendo sua l’idea del “sabotaggio culturale”. Grazie alle sue conoscenze nel campo della comunicazione visiva (ha studiato, infatti, presso l&#8217;Istituto Superiore  di Design di Napoli e frequentato il corso di laurea in Disegno  Industriale presso la Seconda Università degli Studi di Napoli) riesce, con estrema facilità e con piglio geniale, a rielaborare i messaggi della imperante “cultura dei consumi”, riuscendo, con ironia, a suscitare grande interesse nei passanti. Alla base delle sue creazioni , lo “sconvolgimento”: sposta in maniera intuitiva, mai casuale, immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale, per inserirli in un diverso contesto semantico, dove il significato risulta mutato e a volte addirittura capovolto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/presepe-biodpi8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9684" alt="presepe-biodpi8" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/presepe-biodpi8-300x193.jpg" width="300" height="193" /></a>Dopo anni in cui realizza, per lo più, immagini digitali &#8211; stampate su supporti cartacei diversi – dal 2008 comincia a sperimentare tecniche pittoriche sempre differenti. I suoi stencil ed i suoi décollage vengono realizzati su materiali poveri e objet trouvè, che talvolta la società cestina, quali scatole di cartone, pedane, pannelli di legno, arredi dismessi, etc. Ama decorare gli spazi urbani con immagini immediate, ispirate non solo al mondo della pubblicità, della televisione e del fumetto, ma anche a quello filosofico, letterario e religioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biodpi.tk/">http://www.biodpi.tk/</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/547635_orig.jpg"><img title="gallery ids=&quot;9409,9406,9402&quot;" alt="" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-includes/js/tinymce/plugins/wpgallery/img/t.gif" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2013/12/26/nativita-con-i-cartoni-animati-di-biodpi/fabio-della-ratta/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/fabio-della-ratta-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="fabio della ratta" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2013/12/26/nativita-con-i-cartoni-animati-di-biodpi/547635_orig/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/547635_orig-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="547635_orig" /></a>
</p>
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		<title>Il giardino della Grande Madre</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Dec 2013 20:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro da Comunità Provvisoria] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8412" alt="aiab-piante-bellezza" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg?w=209" width="167" height="240" /></a>[di Franca Molinaro da <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/12/09/il-giardino-della-grande-madre-_-di-franca-molinaro/" target="_blank">Comunità Provvisoria</a>] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. Volgere l’interesse verso la natura non ha significato dare un taglio con l’umanità, piuttosto dare un taglio alle apparenze, alle futilità che la quotidianità comporta. In questo modo non ho inteso rinnegare la ricerca antropologica ma approfondirla indagando su quell’intima spiritualità che lega il genere umano all’universo, quell’idea archetipa non sottoposta ad evoluzione culturale, o meme assoluto che sopravvive al susseguirsi delle ere e delle civiltà al pari di un gene nella catena di un DNA. Tale ricerca coincide col bisogno di Verità e può passare attraverso lo studio delle cose concrete, naturali, visibili. Se il cosmo è la manifestazione delle energie divine creatrici, ogni albero, ogni pianta, ogni fiore è informato da un’energia divina ovvero da un dio, è una teofania (A. Cattabiani).</p>
<p style="text-align: justify;">La verità si rivela quotidianamente attraverso la rigenerazione continua, la si può osservare fisicamente senza far ricorso a difficili dogmi e teologie di ogni credo. Il miracolo della creazione si reitera ogni secondo in miriadi di forme con impollinazioni e fecondazioni, in esso è il senso assoluto del tutto, il processo chimico che l’evoluzionismo vuole verificatosi per caso è il principio delle cose: la vita. Avvicinarsi alla comprensione di tale mistero significa provare ad esser parte del tutto. Entrare in un bosco ed ascoltarne il silenzio è il primo esercizio da compiere per chi vuol tentare questa esperienza, proverà un senso di sgomento, una sorta di ansia inspiegabile, questo stato gli è causato dall’incontro tra cosmo e microcosmo interiore. Lo sgomento può essere superato con la conoscenza acquisita attraverso il rapporto continuo con la vita che il bosco ospita, con appuntamenti periodici per capire lo sviluppo delle piante, la fioritura o la fruttificazione. Un medico di Bismarck raccontava che al suo paziente, esaurito dall’eccessiva tensione nervosa dovuta agli impegni di governo, consigliò come terapia di sdraiarsi mezz’ora sotto una quercia. L’esercizio diventa, dunque, una terapia per curare le nevrosi e ristabilire l’equilibrio interiore nelle persone dalla personalità labile ma anche un’occasione per tentare il contatto col creato. I boschi, la montagna con i suoi orizzonti possiedono quella capacità energetica che permette la rigenerazione dello spirito attraverso la meditazione e l’incontro con l’infinito. Gli Appenninici sacralizzano la montagna, i fiumi, i boschi ed in questi elementi si rispecchiano, un po’ lupi, un po’ falchi, sicuramente un po’ conservatori, legati, non senza ragione, alle proprie tradizioni. Come la vegetazione, così le etnie dell’entroterra, si somigliano tra loro anche se ciascuna conserva le proprie peculiarità. Tutte, però, sono accomunate dal legame profondo, sacro, con la terra, la natura, le colture, il mondo “anima”; in tutte è presente una religiosità in cui il Cristianesimo si integra con reminiscenze paganeggianti in una sorta di spiritualità immanente colta attraverso la contemplazione della natura. A chi è meno incline alla ricerca interiore ed ha più spiccato desiderio di bellezza ed armonia estetica, è consigliata l’avventura tra boschi, monti e fiumi, per scoprire ed ammirare la magnificenza di sora nostra Madre Terra, quella bellezza che comunemente sfugge agli occhi frettolosi, un’armonia disegnata dagli stami corallini del fiore della cicoria o dalla geometria perfetta del fiore stellato dell’Echinopo. Secondo l’Antico Testamento, l’uomo ebbe in affidamento la terra per “soggiogarla”, ma forse prese troppo alla lettera le parole dell’Onnipotente e, con lo scorrere del tempo, ha perduto il rispetto per la Grande Madre assoggettandola ai suoi smisurati bisogni. Recuperare il rapporto con la terra è il primo tentativo per ristabilire gli equilibri naturali. Se la strada non dovesse essere quella dell’Amore, e con esso tutti i sentimenti buoni che lo caratterizzano, allora si lasci almeno spazio al naturale egoismo genetico e si pensi che, senza la natura in buone condizioni è impossibile assicurare la sopravvivenza dei propri geni.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra ragione per imparare a conoscere direttamente la natura ci è suggerita dalla legge emanata il 31 marzo 2004 dalla European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD) che rende operative le norme per l’utilizzo di prodotti erboristici. Il 1° di aprile 2011 tutte le erbe medicinali diventeranno illegali nell’Unione Europea. Questa direttiva richiede che tutte le preparazioni di erbe debbano superare lo stesso tipo di procedure dei farmaci. Non fa differenza se un’erba sia stata liberamente utilizzata per millenni. I costi di queste – nuove – procedure sono ampiamente superiori a quelli affrontabili dalla maggior parte dei produttori – escluse le grandi industrie farmaceutica ed agroalimentari. Si parla di costi oscillanti fra i 100.000 ed i 150.000 € per erba; se poi si tratta di un composto, ogni erba deve essere trattata separatamente. Non conta se un’erba sia stata usata con sicurezza ed efficacia per migliaia di anni, dovrà essere trattata come fosse nuovo farmaco di laboratorio (Gaia Healt).</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, le piante non sono farmaci di laboratorio, sono invece preparati ottenuti da fonti biologiche non necessariamente purificati – perchè la cosa potrebbe modificarne natura ed efficacia – così come avviene per gli alimenti. Trattarle come prodotti di sintesi significa distorcere la loro natura e la natura delle piante medicinali. La cosa ovviamente non fa la minima differenza dentro le mura dell’Unione Europea controllata da BigPharma (la grande industria farmaceutica) un’Unione che ha inglobato il corporativismo nella sua costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’industria farmaceutica e quella agroalimentare hanno, così, quasi completato il loro assalto a tutti gli aspetti della salute, dai cibi che mangiamo al modo col quale ci prendiamo cura della nostra salute. La natura rappresenta un’immensa dispensa, comprende una quantità di erbe non solo officinali ma anche eduli, ottime da portare in tavola. Naturalmente occorre competenza nel riconoscerle e nel prepararle, occorre ripulirle accuratamente perché le piante raccolte in natura non sono pulite come la lattuga da serra raccolta sul telo nero della pacciamatura. Hanno sapori differenti da quelli degli ortaggi da coltura forzata. Sapori antichi che il nostro entroterra conserva gelosamente nella sua tradizione. Nella valle del Calore abbiamo un sapore del tutto particolare, quello del puliejo (Menta pulegium) abbinato ai cecatielli, mentre nella valle dell’Ofanto si usa ancora il rafano (Armoracia rusticana) nelle Tomacelle. Questi e tanti altri vogliamo proporre in questo percorso che mi accingo a intraprendere attraverso le terre d’Irpinia e dell’entroterra appenninico.</p>
<p style="text-align: justify;">Franca Molinaro</p>
<p style="text-align: justify;"><em>articolo pubblicato su ‘ottopagine’ 5.12.2010.</em></p>
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		<title>Mutazioni: dall&#8217;Homo sapiens al Nativo digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 00:05:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[di Cinzia Robbiano, da OcchiMenteCuore] Pensi non stia bene. Ripensi alla mononucleosi e lo costringi a massicce dosi di vitamine. Ma non basta. Non basta a fargli riconquistare la posizioni eretta. Si rilassa, dice lui. Allora pensi che tu dovresti essere morta perchè ti sei portata la spesa su, su fino in cima, al terzo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/mutazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8694" alt="mutazione" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/mutazione.jpg?w=300" width="300" height="260" /></a>[di Cinzia Robbiano, da <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/" target="_blank">OcchiMenteCuore</a>]<br />
Pensi non stia bene. Ripensi alla mononucleosi e lo costringi a massicce dosi di vitamine. Ma non basta. Non basta a fargli riconquistare la posizioni eretta. Si rilassa, dice lui. Allora pensi che tu dovresti essere morta perchè ti sei portata la spesa su, su fino in cima, al terzo piano, senza ascensore. Anche il cestello dell’acqua. E il PC ad aggiustare. Prima giù e poi su e anche attraversando la piazza. Ed eri la sola donna al car wash a lottare con la pressione della pistola per rimuovere il fango dall’auto che lui ha usato.  In particolari momenti di vivacità è connesso. A cosa? A tutto: pctelefonoipod.  Se lo leggi tutto insieme ti viene in mente ETtelefonocasa. Ma lui non comunica con te, con casa. Se lo chiami al cellulare non risponde. Non vuole la tua amicizia su facebook perché sennò lo spii (intanto tutto il mondo sa cosa fa, dove va e con chi, cosa pensa).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/11/nativi.jpg"><img id="i-2676" alt="Immagine" src="http://eyesmindandhearthaboveall.files.wordpress.com/2013/11/nativi.jpg?w=490" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Hai anche pensato che sia per colpa tua, del tuo continuo andare  e venire, fare e disfare, parlare e parlare, provare e riprovare, insomma di averlo stancato. Ne parli con qualche amica o collega che ha figli della stessa età. E scopri che non è solo il tuo. Sono tutti così! Ma allora non è un difetto, un’innata pigrizia, il mutismo adolescenziale. Stiamo assistendo ad una mutazione. E’ iniziato il processo inverso, senza essere passati dalle fasi intermedie. Dall’Homo sapiens all’homo habilis, così definito perché era in grado di padroneggiare gli utensili di pietra (come i nostri figli padroneggiano la tecnologia) ma in realtà ancora molto simile all’Australopiteco, che infatti non aveva sviluppato alcuna forma di linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò comporta naturalmente un’evoluzione anche in noi. Soprattutto madri. Diventate, scopro, madri “elicottero” costrette, nostro malgrado, a continuare a vigilare. A distanza però. E anche “acrobate”, quando la figura paterna, come spesso accade lasciatemelo dire, risulta assente. Elicotteri e acrobati ogni tanto cadono. Troveranno la forza gli “sdraiati” per raccoglierne i pezzi? E i “nativi digitali” le parole per consolarci?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Chissà, chissà chi sei chissà che sarai<br />
chissà che sarà di noi<br />
lo scopriremo solo vivendo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Il problema è: sino a quando?</p>
<p style="text-align: left;">(per articolo originale <a href="http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/11/13/mutazioni/">http://eyesmindandhearthaboveall.wordpress.com/2013/11/13/mutazioni/</a> )</p>
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		<title>TEM, la moneta locale greca che agevola il baratto tra cittadini e tra cittadini ed esercenti</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Nov 2013 14:23:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[da Comune-Info, estratto da articolo di Antonio Cuesta] I tempi di crisi offrono spesso soluzioni ingegnose per superare le difficoltà. Nel caso della città greca di Volos, una piccola città di 100.000 abitanti, l’attuazione della cosiddetta Rete di interscambio e solidarietà, è nata due anni fa&#8230; L’idea di base viene dalle numerose esperienze di comunità [&#8230;]]]></description>
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<div style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/grecia.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8661" alt="grecia" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/grecia.jpg?w=300" width="240" height="160" /></a>[da <a href="http://comune-info.net/2012/05/levoluzione-del-trueque/" target="_blank">Comune-Info</a>, estratto da articolo di Antonio Cuesta]</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6294">I tempi di crisi offrono spesso soluzioni ingegnose per superare le difficoltà. Nel caso della città greca di Volos, una piccola città di 100.000 abitanti, l’attuazione della cosiddetta Rete di interscambio e solidarietà, è nata due anni fa&#8230;</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6351">L’idea di base viene dalle numerose esperienze di comunità di baratto, lo scambio di beni e servizi senza l’utilizzo di qualsiasi valuta. Nel caso di Volos l’idea è stata perfezionata con la creazione di <b>un modello di commercio, «Tem» (Unità alternativa locale, in greco), e un avanzato sistema informatico,</b> semplice nel suo funzionamento ed efficace nei risultati.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6352">Quando qualcuno entra a far parte della rete riceve un numero di conto e 300 Tem (un Tem equivale a un euro, soltanto come riferimento quando si imposta il valore di vendita), per favorire in tal modo fin dall’inizio la possibilità di acquistare oppure vendere prodotti o servizi. <b>Il maggior numero di scambi si svolge il sabato al mercato delle pulci di aspetto tradizionale, ma nel quale è escluso l’uso del denaro</b>. Una vasta gamma di prodotti che comprende frutta, verdura, vestiti, libri, artigianato, ecc. ma anche materiali elettrici e idraulici. Inoltre, il sito dell’associazione offre un elenco completo di tutti professionisti (medici, insegnanti, elettricisti…, ma anche le officine meccaniche, le panetterie, le macellerie …) che fanno parte della rete locale e che consentono il pagamento in Tem per tutta la settimana nel normale orario di lavoro.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6418">«<b>Con l’aiuto iniziale – racconta Emilia Gara, una ceramista di quarantasette anni –, ho potuto comprare frutta e zucchero per preparare marmellate da vendere il sabato</b>.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6418">Alexandra ha venduto insieme al padre Iraklis le uova fresche delle «galline che abbiamo nel cortile, in un primo momento è costato di più per il cibo che abbiamo pagato in euro, ma ora ho trovato un fornitore che vende alimenti per animali in Tem» ci dice. Per questa ragazza di venticinque anni l’iniziativa «è una filosofia per cambiare le cose senza soldi. Io non sono contro l’euro, mi serve per pagare certe cose ma per altre, per quanto possibile, cerca di non usarlo. Io preferisco il Tem perché è qualcosa che possono usare tutti, l’euro soltanto coloro che hanno il lavoro». E assicura convinta che «con il Tem è possibile accedere a molte opzioni, in molti modi, decidi tu. Ognuno ha qualcosa da dare o da offrire».</div>
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<div id="yui_3_13_0_1_1383479465162_2169"><b>L’utilizzo di internet ha facilitato lo scambio e soprattutto il controlla del debito</b>. Christos, un ingegnere appassionato di software libero e cofondatore del progetto, è il responsabile per lo sviluppo informatico  del sistema progettato grazie al software open source. La Banca d’Inghilterra ha dato un riconoscimento al sistema per la forma e la sicurezza con i quali vengono effettuati i trasferimenti. Meglio e più velocemente di qualsiasi banca on line, i movimenti tra venditori e acquirenti vengono immediatamente segnati, non ci sono commissioni o ritardi, permettendo anche uno scoperto fino a 1.200 Tem per ogni utente.<br />
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Poiché il Tem non esiste fisicamente, il pagamento viene effettuato in tre modi: con un «assegno» dotato di un marchio di sicurezza, tramite bonifico on line, con un semplice Sms. Inviando un messaggio ai numeri del pagatore e del beneficiario con l’importo, il sistema restituisce immediatamente i messaggi inviati confermando il trasferimento, mostrando il saldo dopo l’operazione eseguita.</div>
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<div>Anche se il volume degli scambi non è ancora molto elevato, Christos ha stimato che durante il mercato del sabato si raggiungono 3.000 o 4.000 Tem, anche se questo dato scende durante la settimana. <b>Prodotti alimentari, frutta e verdura sono di gran lunga i più popolari con i servizi professionali (idraulici, avvocati…)</b>. In ogni caso, «la cosa più importante è che le persone si conoscono e hanno fiducia reciproca, Internet è importante, ma il contatto diretto è fondamentale – Christos ci illumina.<br />
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Un’altra dei fondatori di questo progetto è Marita Hupis, fortemente influenzata dalle esperienze avviate in Argentina e Uruguay da oltre un decennio</b>. Marita presenta i principi alla base della rete di scambio: l’uguaglianza, la parità, la trasparenza, la solidarietà e la partecipazione.</div>
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<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_1_1383157847321_6292">. Edifici da tempo abbandonati sono stati recuperati grazie all’aiuto di tecnici e anche di artisti locali. Tutti i membri dei gruppi di lavoro (segretario, pubblicità, infrastrutture, pulizia…) sono uguali: sei Tem per un’ora di lavoro. «Questi gruppi sono aperti e coinvolgono molte persone, se necessario, in qualsiasi momento», spiega Marita.</div>
<div id="yiv0812563147yui_3_13_0_8_1383157847321_11"><b>.<br />
Il successo della rete attraversa i confini e sta incoraggiando altre città greche a seguirne l’esempio</b>. «È una buona scelta per cambiare le cose e in un certo senso è un cambiamento rivoluzionario», dice Alexandra orgogliosa.</div>
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Per articolo integrale: <a href="http://comune-info.net/2012/05/levoluzione-del-trueque/">http://comune-info.net/2012/05/levoluzione-del-trueque/</a></div>
<div><em>Fonte: <a href="http://rebelion.org/" target="_blank">Rebelion.org</a></em></div>
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			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/11/03/tem-la-moneta-locale-greca-che-agevola-il-baratto-tra-cittadini-e-tra-cittadini-ed-esercenti/feed/</wfw:commentRss>
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