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	<title>Art&#039;Empori &#187; Dieci film della mia vita</title>
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		<title>I dieci film della mia vita. Renzo Vittur, viaggiatore dei Sud (bmagazine giugno &#8217;09)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 17:37:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mio primo film, &#8220;Francis il mulo parlante&#8221; (1956) è sconosciuto a molti perché era parte di una serie comica ad uso interno di avventure di un intelligente mulo dell’esercito americano.Più noto è il film &#8220;Red River&#8221; (1948) della serie western che, in America, chiamano “YEEHA!” dal tipico richiamo dei cow-boy, che, negli anni ’50, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#800000;">Il mio primo film, &#8220;Francis il mulo parlante&#8221; (1956) è sconosciuto a molti perché era parte di una serie comica ad uso interno di avventure di un intelligente mulo dell’esercito americano.Più noto è il film &#8220;Red River&#8221; (1948) della serie western che, in America, chiamano “YEEHA!” dal tipico richiamo dei cow-boy, che, negli anni ’50, ci fecero sognare di essere su un carro che passa un fiume “rosso” contro gli indiani, ovviamente cattivi, che vanno uccisi senza pensare al politically correct. Le frontiere di Trieste con la  repubblica Iugoslava si aprono e Zagreb film, gloriosa società croata, si fa conoscere con i suoi film straordinari di animazione ma anche ci fa vedere, per la prima volta, le miserie e i crimini del socialismo reale, in &#8220;LISICE&#8221; (1970). Nei primi anni ‘60, appare  François Truffaut che, nel ’62, con il film “Jules e Jim” ci sorprende: Jules, tedesco, e Jim, francese, sono virilmente amici, fanno la boxe insieme, combattono in due eserciti diversi e amano la stessa donna, ma restano amici. Per noi giovani provinciali italiani, una rivoluzione dolce e sottile. Sembra incredibile, ma sono tutti del ’60: la Dolce vita di Fellini, Rocco e i suoi fratelli di Visconti, e Fino all’ultimo respiro di Jean Luc Godard.<span id="more-1147"></span> Tre film considerati oggi classici assoluti della storia del cinema, tra i quali la mia preferenza va a “Fino all’ultimo respiro”, storia moderna di un piccolo delinquente che va nella vita senza saper dove, con la faccia di Jean Paul Belmondo, girato con budget ridotto e mezzi tecnici minimi che garantivano libertà espressiva assoluta dai produttori. Film geniale con finale indimenticabile. Ultimi tre film: &#8220;Il Dittatore dello stato di Bananas&#8221; di Woody Allen (1971), debutto del regista che faceva star male dal ridere i cinefili più seri di Trieste. Una serie di gag di pura follia giovanile non ancora minata dalle nevrosi successive. Molto intenso il Decalogo (1988) di Krzysztof Kieslowski, in 10 episodi, per la televisione polacca di cui Stanley Kubric ha detto “non riesci a renderti coscientemente conto delle idee che si materializzano nella mente fino a che queste non hanno raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore“. Infine, ragionando sui motivi dell’attuale crisi partita dalla finanza USA, &#8220;Wall Street&#8221; (1987) di Oliver Stone che, tramite il protagonista Gekko, ci spara frasi che oggi appaiono profetiche, tra cui voglio ricordarne una “Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? E’ il libero mercato&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">Renzo Vittur</span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">Ho svolto tutta la mia carriera scolastica ed universitaria a Trieste.</span><span style="color:#800000;">Ritenendo, per supponenza giovanile,Trieste una città troppo provinciale rispetto alle mie aspettative, nel 1967, mi trasferii a Milano, specializzandomi nella progettazione ambientale e gestione delle acque, temi di cui ancora oggi sono appassionato. Nel 1992, mi sono trasferito da Milano a Benevento e, fino al 2006, sono stato l’AD di Beneventana Servizi e, poi, di Gesesa. Abito in campagna, amo cavalli e cani; sono iscritto militante del CAI e simpatizzante buddista. Sono qui perché sono un viaggiatore che ama più il sud del mondo e gli spazi ampi e poco antropizzati.</span></h3>
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		<title>I dieci film di Paola Caruso (bmagazine maggio &#8217;09)</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 16:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Caruso]]></category>
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		<description><![CDATA[Paola Caruso ed il significa nascosto nei film “Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione” Non dimentico il Neorealismo italiano, amo Pasolini, Antonioni, Bergman, Buñuel. Sono stata sedicenne con “La febbre [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Paola Caruso ed il significa nascosto nei film</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">“Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione”</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non dimentico il Neorealismo italiano, amo Pasolini, Antonioni, Bergman, Buñuel. Sono stata sedicenne con “La febbre del sabato sera”. Mi piace l&#8217;ironia di Gene Wilder, il fascino di Marcello Mastroianni. Ho apprezzato i recentissimi “Fortapàsc” di Marco Risi e “Un altro pianeta” di Stefano Tummolini. I film che ho scelto però significano anche qualcos&#8217;altro: legami con la vita. Come scegliere i film indiani? Quasi inutile il regista, in India quello che conta è l&#8217;attore. Ho avuto difficoltà a scegliere e, di certo, mia nipote Alessandra, cui debbo la scoperta di Swades e di tanti ancora, avrebbe inserito più film di Shahrukh. Devo molto però ad un signore di Mumbay, tale Salman Khan, che, a sua insaputa e del tutto casualmente, mi ha fatto ritrovare il senso del colore, cioè il gusto dell&#8217;emozione. Quando mi giunse tra le mani la videocassetta del primo film in elenco, era il 1998. Fu una specie di folgorazione: la storia era teneramente ingenua, al centro c&#8217;erano sentimenti profondi, come il desiderio di felicità, il diritto a scegliere il proprio futuro, poi la bellezza dei protagonisti, le ambientazioni esotiche, i colori e le musiche. “Tere Naam” l&#8217;ho visto almeno dieci volte (eppure, come tutti i film di Bollywood, dura tre ore), da sola o con amici, parenti ed alunni. Da un inizio entusiasmante e divertente, passa per tutti i generi possibili, finendo in tragedia, un drammone dove si piange a dirotto. Il terzo è una commedia brillante con splendide musiche e coreografie. Anche il grande Shahrukh Khan mi ha regalato bei momenti e questo suo “Swades” è patriottico ed epico, intenso. La cosa più difficile del mondo è poi far ridere e trovo che l&#8217;ineguagliabile Totò, l&#8217;ineffabile Peter Sellers ed il geniale Massimo Troisi siano dei benemeriti dell&#8217;umanità. Gli ultimi tre film ricreano fiabe, nel remoto passato o nel lontano futuro, ma nelle quali trovare gli accadimenti del nostro presente. Cambiare la prospettiva dal quale vederlo, può addirittura aiutare a comprenderlo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Chi ama non ha paura (Pyaar Kiya To Darna Kya)<br />
di Sohail Khan (con Salman Khan), 1998 India</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"> </span><span style="color:#993300;">Il tuo nome (Tere Naam)<br />
di Satish Kaushik (con Salman Khan), 2003 India</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Quale cuore amerà (Har Dil Jo Pyar Karega)<br />
di Raj Kanwar (con Salman Khan), 2000 India </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Noi, la gente (Swades: We, the People)<br />
di Ashutosh Gowariker (con Shahrukh Khan), 2004 India </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Totò, Peppino e&#8230; la malafemmina<br />
di Camillo Mastrocinque, 1956 Italia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Uno sparo nel buio (A shot in the dark)<br />
di Blake Edwards, 1964 Gran Bretagna</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ricomincio da tre<br />
di Massimo Troisi, 1981 Italia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Metropolis<br />
di Fritz Lang, 1927 Germania</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La fortezza nascosta (Kakushi-toride no san-akunin)<br />
di Akira Kurosawa, 1958 Giappone</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Fahrenheit 451</span><span style="color:#993300;"><br />
di François Truffaut, 1966 Francia</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">PAOLA CARUSO<br />
</span><span style="color:#993300;">Sposata con Paolo. Insegna Latino e Greco al Liceo Giannone di Benevento. Giornalista e scrittrice. Dal 2006, coordinatrice della rivista Samnium, ne diventa, nel 2009, vicedirettrice. Ha interessi molteplici, archeologia, cinema indiano, musica, letteratura. Si diletta di cucina con incursioni etniche. A sinistra della sinistra, quando c&#8217;era, non si identifica con nessuna forza politica in campo. Frase preferita, “Tantum religio potuit suadere malorum” del grande Lucrezio.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">(pubblicato su Bmagazine di maggio 2009)</span></h3>
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		<title>I dieci film di Giuseppe Cenerazzi (bmagazine marzo 2009)</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 20:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe cenerazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita è bella di Roberto Benigni, Italia 1997 Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek, Italia 2001 Mission di Ronald Joffé, GB 1986  Philadelphia di Jonathan Demme, USA 1993  Bellissima di Luchino Visconti, Italia 1951  Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Italia 1948 C’era una volta america di Sergio Leone, USA 1984 Parla con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">La vita è bella<br />
di Roberto Benigni, Italia 1997</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Le fate ignoranti<br />
di Ferzan Ozpetek, Italia 2001</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Mission<br />
di Ronald Joffé, GB 1986 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Philadelphia<br />
di Jonathan Demme, USA 1993 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Bellissima<br />
di Luchino Visconti, Italia 1951 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ladri di biciclette<br />
di Vittorio De Sica, Italia 1948</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">C’era una volta america<br />
di Sergio Leone, USA 1984</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Parla con lei<br />
di Pedro Almodovar, Spagna 2001 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nuovo cinema paradiso<br />
di Giuseppe Tornatore, Italia/Francia 1988 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ricordati di me<br />
di Gabriele Muccino, Italia 2002</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il cinema è un sogno che coinvolge, commuovendomi, a prescindere dal genere del film. I film, che amo sono solo quelli che, spingendo alla riflessione e trasmettondo un insegnamento, mi emozionano. Nella mia vita, ho visto tantissimi film al cinema: pur di non perderli, anche tre, in una settimana, e due, nello stesso giorno. Trovo fondamentale andare a cinema in compagnia, perché, poi, ho bisogno di condividerne i commenti. Ne “La vita è bella”, mi ha emozionato la semplicità di come viene affrontato il tema dell’Olocausto, così come può apparire agli occhi di un bambino. In “Le fate ignorati”, colpisce il tema della diversità che, da motivo di emarginazione, diventa pretesto di crescita relazionale, in una società segregata nei ruoli. “Mission” evidenzia l’ingiusta aggressione dell’uomo occidentale nei confronti dei territori e della cultura altrui. In “Philadelphia”, si respira il razzismo e l’ostracismo che la gente prova verso quel malato di aids che dovrà combattere, dramma nel dramma, contro la malattia e contro il pregiudizio.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">“Bellissima” è un film grottesco sull’illusorio mito del cinema che destina i sogni delle aspiranti attrici a infrangersi di fronte alla ferocia della realtà. In “Ladri di biciclette”, un padre di famiglia, a cui rubano la bicicletta, mezzo fondamentale per il suo lavoro, sarà costretto, a sua volta, a rubarne una, ma verrà umiliato dalla folla che, prima, lo cattura e, poi, lo lascia libero davanti alle lacrime del figlio. In entrambi i film, si prova un vero senso di pietà per la dignità gratuitamente persa dalla madre (Anna Magnani) in “Bellissima”, e dal padre (Maggiorani) in “Ladri di biciclette”.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">In “C’era una volta in America”, ammiriamo tutta la malinconia per i ricordi perduti e i sogni non realizzati. In “Parla con lei”, emozionano le passioni proibite, le lacrime e i casi del destino che, in alucuni momenti, vengono raccontati alla maniera del cinema muto.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">“Nuovo cinema paradiso” è la storia del cinematografo, dove trionfa l’amore per l’immaginario che ci regala il cinema. Per concludere, “Ricordati di me”, raccontando l’odierna società italiana, ne coglie lo spirito dei tempi attuali: matrimoni in crisi, ragazzine che usano il sesso per inseguire il successo, amanti e angosce esistenziali, tutte suggestioni evidenziate dal regista, senza suggerirne soluzione liberatoria allo spettatore.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Giuseppe Cenerazzi</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><em>Giuseppe Cenerazzi è nato e vive a Benevento, laureato in Biologia, insegna scienze matematiche all’I.C. Sebastiano Guidi di Guardia Sanframondi, con forte senso di responsabilità, riscuotendo la simpatia degli alunni e colleghi.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><em>Oltre alla passione per il cinema, ama la musica e la letteratura. Gli amici lo definiscono un “nuovo Paolo Limiti” per la profonda conoscenza di tutto ciò che riguarda la musica, quella italiana, in particolare. E’ stato campione, per due settimane, nel 1988, nel corso della trasmissione, di Canale 5, “Cantando cantando”. Un suo desiderio è scrivere un libro sul cinema o sulla musica.</em></span></h3>
<p><span style="color:#993300;"> (pubblicato su Bmagazine di marzo 2009)</span></p>
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		<title>I dieci film di Pasquale Palmieri (bmagazine aprile 2009)</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/03/06/i-dieci-film-di-pasquale-palmieri-bmagazine-aprile-2009/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 18:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Pasquale Palmieri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>

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		<description><![CDATA[Stalker Andrej Tarkovskij, 1979 Il sorpasso Dino Risi, 1962 Miracolo a Milano Vittorio De Sica, 1951 Sogni Akira Kurosawa, 1990 Dancer in the dark Lars von Trier, 2000 Totò, Peppino e la  malafemmina Camillo Mastrocinque, 1956 Deserto Rosso Michelangelo Antonioni, 1964 Un Mercoledi da Leoni John Milius, 1978 Il Vento Victor Sjöström, 1928 Quijote Mimmo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Stalker<br />
</span><span style="color:#993300;">Andrej Tarkovskij, 1979</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il sorpasso<br />
Dino Risi, 1962</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Miracolo a Milano<br />
Vittorio De Sica, 1951</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Sogni<br />
Akira Kurosawa, 1990</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Dancer in the dark<br />
Lars von Trier, 2000</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Totò, Peppino e la  malafemmina<br />
Camillo Mastrocinque, 1956</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Deserto Rosso<br />
Michelangelo Antonioni, 1964</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Un Mercoledi da Leoni<br />
John Milius, 1978</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il Vento<br />
Victor Sjöström, 1928</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Quijote<br />
Mimmo Paladino, 2006</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Concordo pienamente con Aldo Rossi quando diceva di essere stato influenzato più dal cinema che dall’architettura. La prefigurazione degli spazi, la struttura narrativa per immagini, la capacità di amplificare gli stati d’animo dei protagonisti restituiscono oggi al cinema il ruolo che, fino all’avvento delle avanguardie, è stato proprio della pittura. Da architetto e fotografo, anche quando ancora non sapevo di esserlo, il cinema è sempre stato per me lo strumento principe per indagare la centralità della visione ed il rapporto dell’uomo con lo spazio ed il tempo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">I film che hanno avuto un senso nella ricerca di una personale verità?  Non sono necessariamente i più belli, ovvio, ma quelli in cui, per dirla con Andrej Tarkovskij, “un mondo intero si riflette in una goccia d&#8217;acqua, in una goccia d&#8217;acqua solamente”. E la prima, ed in assoluto la più significativa tappa del mio percorso nel cinema è proprio il suo “Stalker”, visionario viaggio nella stanza dei desideri, nello scettico cinismo dell’uomo, condotto con una spettacolare capacità di filmare l’impalpabile. Il mio viaggio prosegue poi nella mitica Aurelia B24 spyder de “Il Sorpasso”, che mette in scena debolezze e mali di un simpatico cialtrone con cui in fondo avrei voluto immedesimarmi, ben sapendo di somigliare al noioso e timido Trintignant, trattenendo il respiro in un finale che ogni volta vorrei che magicamente cambiasse.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il miracolo della visione prosegue con “Miracolo a Milano”, geniale favola neorealista, delicatissima fusione di denuncia e poesia, e indugia nei “Sogni” di Kurosawa, trasfigurazione del reale in fin troppo pittoriche visioni. Mi è capitato però di precipitare a cinema nel disperato ed agghiacciante “Dancer in the dark” e nel Dogma dello spiazzante e radicale Lars von Trier per poi tornare a casa e anticipare, senza mai stancarsi, le mirabili battute del Principe e della sua memorabile spalla in “Totò, Peppino e la  malafemmina”, ripassato in TV per l’ennesima volta. Ma il disagio e l’estraneità anche a se stessi mi ha fatto vagare nelle pianure del “Deserto Rosso” di Antonioni fino ad approdare sulle spiagge californiane di “Un mercoledì da leoni” di John Milius, nella adolescenziale ricerca di un amico, di quelli che “ti difendono anche quando hai torto”!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Concludo questo viaggio nei fotogrammi con due film lontanissimi fra loro nel tempo.1928 con “Il Vento” dello svedese Victor Sjöström, perché nulla più di un film muto può farti sentire sulla pelle il contatto della sabbia sospesa nell’aria. 2006 con il “Quijote”, di Mimmo Paladino, perché per la prima volta ho visto il cinema dall’altra parte dello schermo, accompagnando come fotografo di scena il grande artista fra terre familiari alla ricerca di nuovi percorsi narrativi.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Pasquale Palmieri.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><em>Pasquale Palmieri. Non sa se definirsi un architetto che ha imparato a percepire e plasmare lo spazio grazie alla fotografia o un fotografo che trasferisce nelle architetture le suggestioni della visione. Di certo affianca i due mestieri. Il primo, che inizia con la fortunata opportunità di realizzare l’Hortus Conclusus al fianco dell’autore Mimmo Paladino e dell’amico e collega Roberto Serino, per approdare ai recenti restauri dell’Arco del Sacramento e la Chiesa di Santa Sofia. Il secondo, che gli ha permesso mostre e pubblicazioni di arte e architettura sulle principali testate del settore e la realizzazione delle fotografie di scena del Quijote dello stesso Paladino, per le quali ha conseguito il primo premio &#8211; serie in bianco e nero -  al concorso nazionale per la fotografia di Scena di Cesena. È responsabile dell’Ufficio per i Beni Culturali del Comune di Benevento.</em></span></h3>
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		<item>
		<title>I dieci film di Giulio De Cunto (bmagazine di febbraio 2009)</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/03/03/i-dieci-film-di-giulio-de-cunto-bmagazine-di-febbraio-2009/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 17:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio De Cunto]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>
		<category><![CDATA[artempori]]></category>
		<category><![CDATA[benevento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=768</guid>
		<description><![CDATA[Parenti serpenti  di Mario Monicelli, Italia 1991 Il fiore delle mille e una notte  di Pier Paolo Pisolini, Italia/Francia 1974         Arancia meccanica  di Stanley Kubrick, USA 1971            Pelle alla conquista del mondo di Bille August, Danimarca/Svezia 1987 L’appartamento spagnolo  di Cédric Klapisch, Francia/Spagna 2002        Le invasioni barbariche  di Denys Arcand, Canada/Francia 2003                      Respiro  di Emanuele [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Parenti serpenti <br />
</span><span style="color:#993300;">di Mario Monicelli, Italia 1991</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il fiore delle mille e una notte <br />
</span><span style="color:#993300;">di Pier Paolo Pisolini, Italia/Francia 1974        </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Arancia meccanica <br />
</span><span style="color:#993300;">di Stanley Kubrick, USA 1971           </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Pelle alla conquista del mondo<br />
</span><span style="color:#993300;">di Bille August, Danimarca/Svezia 1987</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’appartamento spagnolo <br />
</span><span style="color:#993300;">di Cédric Klapisch, Francia/Spagna 2002       </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Le invasioni barbariche <br />
</span><span style="color:#993300;">di Denys Arcand, Canada/Francia 2003                     </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Respiro <br />
</span><span style="color:#993300;">di Emanuele Crialese, Italia/Francia 2002                   </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Piovono pietre <br />
</span><span style="color:#993300;">di Ken Loach, GB 1993                     </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">No man’s land <br />
</span><span style="color:#993300;">di Danis Tanovic, Europa 2001                      </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Buena Vista Social Club<br />
</span><span style="color:#993300;">di Wim Wenders, Germania/Francia 1999</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Negli anni settanta, tutto il cinema italiano attraversava una grave crisi di presenze, ed anche a Benevento, le sale funzionanti avevano in programmazione principalmente film porno. Fu così che dal gruppo di amici, che aveva creato il circolo culturale “Papavero rosso” dell’ARCI (io, Franco Gerardo, Donato Cella, Ornella Verusio, Annamaria e Marilù Panella, Giovanna Fucci, Antonio Carbone, Franco Carolla, Fedele Liscio, Peppe De Rienzo, Arcangelo Iannace), venne fuori l’idea di organizzare, tra le altre cose, una rassegna di cinema, sia per poter tornare a vedere qualcosa di decente, sia per creare momenti di incontro tra le persone. Contattammo l’allora proprietario del “Cinema Massimo”, il cav. Miranda, che intuì subito la potenzialità dell’iniziativa; noi avremmo curato la programmazione ed il cavaliere la parte economica: il 18 febbraio 1981, ebbe inizio (con il film “Jonas che avrà vent’anni nel 2000”) la prima di una lunga serie di rassegne, quelle che ancora oggi si tengono di mercoledì, ininterrottamente da 28 anni, dopo aver cambiato varie sale (dopo il “Massimo” il “Teatro Comunale” ed infine il “S. Marco”), e con l’alternarsi di  vari organizzatori (talvolta con polemiche…). Le rassegne ARCI, come tutti ormai le conoscono, hanno rappresentato un’iniziativa duratura e a costo zero, essendosi rette senza finanziamenti pubblici.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Perché il cinema? Perché un film racconta storie, trasmette emozioni, sollecita riflessioni, evoca ricordi, “rimane dentro” con le immagini, i suoni e le musiche (quante colonne sonore sono impresse nella nostra mente più dello stesso film!). Ed il film va visto al cinema, sullo schermo grande, immersi nel buio, dopo aver spento il cellulare e aver chiuso fuori tutto il resto del mondo. Uscire per andare al cinema, inoltre, è un esercizio di socialità, che non può essere certo vissuto guardando un film sul televisore. Tra i miei ricordi, il tragicamente vero “Parenti serpenti”, la dolcezza de “Il fiore delle mille e una notte”, la violenza delle istituzioni di “Arancia meccanica”, “Pelle alla conquista del mondo” alla fine del quale ho invidiato il protagonista, “L’appartamento spagnolo” per ridere con i giovani d’oggi, la leggerezza per ragionare di cose serissime de “Le invasioni barbariche”, la più bella scena girata nel mare di “Respiro”, l’arte che denuncia un’epoca in “Piovono pietre”, la guerra stupida e terribile di “No man’s land”, la musica che non ha confini e non ha età in “Buena vista social club”.                </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><em>Giulio De Cunto. Matematico, è dirigente scolastico del 5° Circolo di Benevento. Segretario dell’ARCI di Benevento nei primi anni ottanta, è stato tra gli organizzatori della rassegna del mercoledì “Cinema che passione!”, nonché tra i fondatori dell’ARCI-Ragazzi e della Lega Ambiente di Benevento. Nel 1987, ha fondato la Coop. Sociale “L’isolachenonc’è”. Ha curato da responsabile i1 settore “Ragazzi” della XV Città Spettacolo, nel 1994. E’ stato Presidente del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti di Benevento, dal 1997 al 2002. Nel 2003, è stato tra gli animatori di “FuoriLuogo”. Ha fatto politica attiva nel PCI, prima, e nel PDS e Ds, poi; attualmente non aderisce a nessuna formazione politica.</em></span></h3>
<p><span style="color:#993300;"><em>(pubblicato su Bmagazine di febbraio 2009)</em></span></p>
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		<item>
		<title>Dieci film di Cosimo Marcellino (bmagazine gennaio 2009)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cosimo Marcellino]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimango ancora oggi colpito dagli esili rumori che si possono cogliere in una sala cinematografica. Sin da bambino, quando mio zio Cosimo accompagnava me e mia sorella Giovanna al cinema, sono stato sempre attratto da quei piccoli inspiegabili rumori che mi proiettavano, pian piano, in una dimensione straordinaria e fantastica. Questo strano mondo mi ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Rimango ancora oggi colpito dagli esili rumori che si possono cogliere in una sala cinematografica. Sin da bambino, quando mio zio Cosimo accompagnava me e mia sorella Giovanna al cinema, sono stato sempre attratto da quei piccoli inspiegabili rumori che mi proiettavano, pian piano, in una dimensione straordinaria e fantastica. Questo strano mondo mi ha sempre accompagnato nelle varie fasi della vita. Come dimenticare, l’adolescenziale fatica nel coinvolgere il compagno di banco Alessio ad entrare, un sabato pomeriggio, in un vecchio teatro riadattato a cinema, per vedere un giovane Dustin Hoffman, coriaceo maratoneta, inseguito da un vecchio e crudele Laurance Olivier; oppure, le lunghe discussioni, da giovane universitario, con l’amica Enza sull’importanza dello squillo del telefono in “C’era una volta in America”. Ogni sera, ancora oggi, dopo una giornata di lavoro, mi concedo qualche piccolo frammento di film che mi rimette in pace con il mondo circostante.<br />
Trovo rilassante rivedere il principe di Salina che balla, sulle note di un valzer di Verdi, in un enorme salone con la giovane Angelica, o l’adrenalinico inseguimento, fra la Ford Mustang GT  Fastback e la Dodge Charter coupé, nel film Bullitt. Pertanto, pur avendo accettato di elencare solo dieci pellicole da considerare imperdibili, trovo difficile escluderne molte altre. Quali scegliere tra le tante che hanno allietato le mie ore di svago, di gioia, di tristezza? Come fare a prediligerne  alcune e lasciarne da parte altre? Da non perdere, il vecchio Bogart e la bigotta zitella, ne La regina d’Africa; il cupo pessimismo di Wayne, eroe suo malgrado, ne L’uomo che uccise Liberty Valance; il disilluso Lancaster, ne Il Gattopardo; l’attempata Signoret con il giovane fuggiasco, ne L’evaso; l’immenso patriarca Brando, ne Il padrino; il cinico Sordi, ne La più bella serata della mia vita; un gruppo di cinquantenni burloni, in Amici miei; un avvocato alcolizzato vincitore e vinto, ne Il Verdetto; la scoperta di una amicizia mai finita, in Maccheroni; un maggiordomo che, identificandosi totalmente con il proprio ruolo, fallisce nella vita, in Quel che resta del giorno.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La regina d’Africa<br />
di John Huston, USA 1951</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’uomo che uccise Liberty Valance<br />
</span><span style="color:#993300;">di John Ford, USA 1962</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il Gattopardo<br />
</span><span style="color:#993300;">di  Luchino Visconti, Italia 1963</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’evaso<br />
di Pierre Granire Deferire, Francia 1971</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il padrino<br />
di Francis Ford Coppola, USA 1972</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La più bella serata della mia vita<br />
di Ettore Scola, Italia 1972</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Amici miei<br />
</span><span style="color:#993300;">di Mario Monicelli, Italia 1975</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il verdetto<br />
</span><span style="color:#993300;">di Sidney Lumet, USA 1982</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Maccheroni<br />
 di Ettore Scola, Italia 1985</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><strong>Quel che resta del giorno</strong><br />
di James Ivory, GB/USA 1993</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cosimo Marcellino. Nato 46 anni fa a Benevento, dove esercita la professione di avvocato, amante del cinema sin da bambino, ama definirsi gaudente organizzatore di serate culinarie, attento fumatore di sigari, appassionato di auto d’epoca. E’ sposato ed ha un figlio. Schietto nei modi, quando l’interlocutore diventa invadente, ama dire “Abite, rogo, atque oro!”.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">(Pubblicato su Bmagazine di gennaio 2009)</span></h3>
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		<item>
		<title>Dieci film di Elvira Lamparelli (bmagazine dicembre 2008)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Elvira Lamparelli]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>

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		<description><![CDATA[I DIECI FILM di Elvira Lamparelli Il cinema è sogno, è un viaggio straordinario nelle emozioni più profonde, giocando con la mia parte bambina che segue incantata l’incedere del racconto, affascinata dalla storia, dalle immagini, dai personaggi, dalla musica. Il cinema è un libero sfogo della fantasia che permette di vivere qualunque cosa senza agire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">I DIECI FILM di Elvira Lamparelli</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il cinema è sogno, è un viaggio straordinario nelle emozioni più profonde, giocando con la mia parte bambina che segue incantata l’incedere del racconto, affascinata dalla storia, dalle immagini, dai personaggi, dalla musica. Il cinema è un libero sfogo della fantasia che permette di vivere qualunque cosa senza agire nulla, senza responsabilità. Che liberazione!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Guardare un film è come entrare in un mondo sconosciuto e sorprendente, come aprire una porta proibita che ci svela sempre qualche segreto, anche di noi stessi. È un mondo innocente solo in apparenza; in realtà, è uno straordinario strumento di penetrazione dell’anima, di sollecitazione dei sensi, di ribaltamento dei ruoli. E poiché consente di proiettare continuamente se stessi, rimandandoci innumerevoli frammenti di vita personale e sociale, costringendo a guardarsi dentro e intorno a sé, altro che innocuo, può essere pericolosamente conoscitivo!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ma il cinema è anche, fondamentalmente, un gioco bellissimo e, come ogni gioco, ha in sé la capacità di farci crescere. I film vanno visti seguendo l’istinto, seguendo la pancia, che meglio di qualunque recensione, ci rivela quello che davvero in quel momento vogliamo sognare, capire, esplorare di noi stessi e degli altri, attraverso lo schermo. Perché lì dentro possiamo spiare il nostro mondo interno rimanendo un po’ protetti.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E io voglio segnalarvi, di pancia, film che non hanno nulla a che vedere con i canoni degli esperti, ma con le emozioni che ancora provo nel ricordarli. Storie di gente semplice, ma dall’umanità che senti accanto, ne L’oro di Napoli. L’ineluttabilità della passione che trascina nell’abisso dell’autodistruzione, in Lolita. Non c’è scampo alla commozione per la follia che è in ognuno di noi, in Qualcuno volò sul nido del cuculo. In Hair, la passione, le idee, la voglia di pace e d’amore in una musica travolgente. Con La moglie del soldato, la lama dell’ambiguità affonda nella fragile apparenza. In Priscilla, la regina del deserto, una favola senza principi azzurri, ma con principesse alla ricera di sé stesse. Languido e sensuale il linguaggio della carne che fa da sfondo ai contrasti dell’anima, ne I racconti del cuscino. In Water, un potente, doloroso sguardo su una faccia nascosta della cultura indiana. In Le vite degli altri, c’è sempre qualcosa di nascosto in ognuno di noi che aspetta di essere rivelato per cambiarci la vita. Con Irina Palm, si arriva al meglio attraverso il peggio e nulla è meno scontato del certo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’oro di Napoli<br />
</span><span style="color:#993300;">Vittorio De Sica, 1954 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Lolita<br />
</span><span style="color:#993300;">Stanley Kubrick, 1962 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Lolita<br />
Adrian Lyne,1997  </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Qualcuno volò sul nido del cuculo<br />
</span><span style="color:#993300;">Milos Forman, 1975 </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Hair<br />
</span><span style="color:#993300;">Milos Forman, 1979</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La moglie del soldato<br />
</span><span style="color:#993300;">Neil Jordan,1992</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Priscilla,la regina del deserto<br />
</span><span style="color:#993300;">Stephan Elliott,1994</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">I racconti del cuscino<br />
</span><span style="color:#993300;">Peter Greenaway,1996</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Water<br />
</span><span style="color:#993300;">Deepa Mehta, 2005</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Le vite degli altri<br />
</span><span style="color:#993300;">Florian Henckel Von Donnersmarck,2006</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Irina Palm<br />
</span><span style="color:#993300;">Sam Garbaski, 2007</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><em>Elvira Lamparelli vive a Benevento. Psichiatra , psicoterapeuta, gruppo analista, lavora a Morcone, dove si occupa in particolare  da lungo tempo, della riabilitazione psicosociale dei pazienti psichiatrici. Oltre al cinema, coltiva numerose passioni, tra cui i viaggi, la fotografia, la danza, la musica, la letteratura. Oltre che per proprio diletto, spesso utilizza tali interessi come strumenti nel suo lavoro, sfruttandone le potenzialità creative per stimolare le risorse delle persone con patologie psichiche.</em></span></h3>
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		<title>I dieci film di Gennaro Del Piano (Art&#8217;Empori-bmagazine &#8211; ottobre 2008)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 14:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Gennaro Del Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>
		<category><![CDATA[gennaro del piano]]></category>

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		<description><![CDATA[“ Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.“ (Akira Kurosawa) Come si può non amare un’arte che ci coinvolge così profondamente? Lo scoprii da solo quando a 4 anni scappai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3 class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:right;"><span style="color:#993300;"><em>“ Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.“<br />
(Akira Kurosawa)</em></span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Come si può non amare un’arte che ci coinvolge così profondamente?</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Lo scoprii da solo quando a 4 anni scappai di casa per andare a vedere Biancaneve in un cinemino angusto (di quelli che non esistono più) e la cassiera mi fece entrare dopo che le spergiurai che in sala vi fosse una mia zia. I sonori scappellotti che ne seguirono tennero così a battesimo una delle mie passioni primarie&#8230; che da allora non mi ha più lasciato.</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Da ragazzino, a Napoli, andavo poi spesso al cinema accompagnato da un mio zio – incallito viveur -  che talvolta mi lasciava lì da solo per consentirsi un’oretta di privacy : era certo (ed aveva ragione) che nulla al mondo mi avrebbe staccato dal grande schermo&#8230;</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Altri tempi&#8230;quando non c’erano né multiplex, né relativi film confezionati ad hoc !</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">E come non ricordare il cineforum parrocchiale, che mi atterriva con “I Dieci Comandamenti” e mi rallegrava con Stanlio e Ollio ? E le curiosità adolescenziali, cui il cinema forniva una qualche risposta ? E la complice penombra dei primi appuntamenti ? E l’approfondimento, l’analisi, le discussioni ? E le tante Rassegne, quelle fruite e quelle organizzate ? E la visita agli Universal Studios, da cui mi sradicarono a viva forza all’ora di chiusura?</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Oops! Ho quasi finito il mio spazio e mi accorgo di avervi ammannito solo aneddotica e vicende personali&#8230; d’altronde questa non è certo la sede per elucubrazioni teoretiche &#8211; che peraltro i miei pochi lettori non reclamerebbero &#8211; e che eludo volentieri.</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Va da sé che mi risulta improbo elaborare una top ten&#8230; Segnalerò quindi 10 tra i miei registi preferiti (ovvie le dolorose esclusioni) accostando a ciascuno un singolo titolo – in ossequio al mio mandato – ma senz’altro suggerendo di approfondirne l’opera omnia :</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Fritz Lang               <br />
M &#8211; Il mostro di Düsseldorf , 1931</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Orson Welles            <br />
L&#8217;infernale Quinlan, 1958</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Luis Buñuel              <br />
Viridiana,  1961</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Stanley Kubrick    <br />
Il dottor Stranamore, 1964</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Mario Monicelli    <br />
L’Armata Brancaleone,  1966</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Sergio Leone         <br />
C’era una volta in America, 1984</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Akira Kurosawa    <br />
Ran, 1985</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Martin Scorsese    <br />
The Goodfellas (Quei bravi ragazzi), 1990</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Takeshi Kitano       <br />
Dolls, 2002</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">David Cronenberg  <br />
A History of  Violence,  2005 </span></h3>
<h3 class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt">
<h3><img class="size-full wp-image-640" title="gennaro del piano" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/06/gennaro-del-piano1.jpg" alt="Gennaro Del Piano" width="499" height="447" /></h3>
</dt>
<dd class="wp-caption-dd">
<h3>Gennaro Del Piano</h3>
</dd>
</dl>
</h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Gennaro Del Piano ha tenuto seminari presso il Laboratorio Teatrale Maloeis, ha fondato i gruppi &#8221; l’Altra Musica&#8221; ed &#8220;Ensemble Heliopolis&#8221;. Ha vinto a Roma il I° Festival della Musica Etnica, si è esibito qua e là in Italia e nel mondo (Valencia, Castellòn de la Plana, Chicago, Rennes, Kiel, Colonia, Lubecca, Julich, Velburg, Cracovia, Denver, Zakopane, San Francisco, Los Angeles&#8230;). Ha organizzato il Festival Jazz Eventum, la Rassegna di film “&#8230;Vado al Massimo!”, ha tenuto corsi ai Docenti sanniti sull’analisi del linguaggio cinematografico. Ha  prodotto video (uno pubblicato da New Age Television) e partecipato a 18 edizioni del Festival Città Spettacolo in veste di attore, musicista, autore, video-maker ed organizzatore. E&#8217;  curatore artistico delle Rassegne Colori Sonori e  Natale Arcobaleno .</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Arte a parte, coltiva tre grandi passioni: i viaggi (preferisce le città alle mete naturalistiche), la collezione di strumenti musicali etnici di tutto il mondo (sempre in espansione e per cui darebbe l’anima) ed infine lo smisurato interesse per il Napoli Calcio, che ha seguito e segue da perfetto ultrà. Adora i libri, gli animali, gli amici goliardi&#8230; e da qualche anno ospita periodicamente il piccolo Vitaliy, un ragazzino bielorusso che ha la verve di un verace scugnizzo !</span></h3>
]]></content:encoded>
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