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	<title>Art&#039;Empori &#187; Resistenza artistica</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il Nuovo 23 Novembre per Apice</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 15:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice. Anniversario del terremoto dell’Ottanta. Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico. Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o.jpg"><img class=" wp-image-18360 alignleft" alt="73201892_140906783959423_591644247673798656_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o-223x300.jpg" width="156" height="210" /></a>Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice.</p>
<p>Anniversario del terremoto dell’Ottanta.</p>
<p>Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico.</p>
<p>Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico narrano di un luogo d’amore, di piazze colme di persone, di vicoli dedicati alla socialità, di un paese vigoroso socialmente ed economicamente, un crocevia di persone, animali, fiere e mercati.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o.jpg"><img class="alignright  wp-image-18361" alt="73515729_146673643382737_2582981224301592576_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
<p>Distaccati traumaticamente da quel luogo d’amore la popolazione apicese sembra avere ingabbiato il proprio timore nella cementificazione di case, simulacri di evanescenti status sociali.</p>
<p>La paura del dover riabbandonare i luoghi cari, forse mai elaborata pienamente, ha ridotto la proattività sociale diffidandola con la critica facile o il gioco del terzo escluso.</p>
<p>E’ stato semplice assopire il proprio sentimento di impotenza rispetto alle catastrofi sacrificando le relazioni di quartiere agli imperativi del lavorare e consumare. Il bene comune era diventato una parolaccia, l’impegno sociale uno sbuffo ingiallito di borbottamenti, il tornaconto un alibi delegante.<br />
Oggi questa paralisi sociale piano piano sta cedendo il posto a nuove proattività, a giovani speranze.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o.jpg"><img class=" wp-image-18359 alignleft" alt="71725144_134384994565291_2019940445206872064_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o-300x200.jpg" width="210" height="140" /></a></p>
<p>Quest’anno il 23 novembre sembra portare con sè un auspicio di bene, sarà il giorno in cui si inaugureranno i Mercatini di Natale ad Apice Vecchia.</p>
<p>Un evento che vedrà coinvolto il borgo per diverse settimane fino alla chiusura del periodo natalizio. Dalle esposizioni degli artigiani al presepe vivente, dal vicolo delle “Anime Viandanti” a quello dello street food.<br />
In nome di questa grande manifestazione il borgo da mesi pullula di una nuova energia, le persone hanno ricominciato a popolare le piazze, le erbacce hanno dovuto cedere il passo alle installazioni artistiche, i vicoli si riempiono di voci, i ruderi diventano risorsa d’arte, le persone sembrano uscite dal letargo della bassa reattività, dal timore di affrontare i ricordi di quello che fu!<br />
Credo che il paese stia facendo un salto quantico, questo anche grazie ai figlie e ai nipoti che cresciuti a pane e ricordi hanno avuto, qualche anno fa, il coraggio di scommettere sulle “case carute” e oggi su tutto il borgo, ormai ribattezzato come fantasma. Di fantasma sta rimanendo solo la paura e il ricordo di quell’evento drammatico che ha squarciato la tranquillità di un paese dal quale i cittadini, forse, solo oggi, si stanno riprendendo definitivamente.<br />
Qualcuno ha metaforicamente suonato un flauto magico che ha risvegliato la popolazione: i commercianti di Apice Vecchia si sono costituiti in associazione per organizzare al meglio i Mercatini, hanno chiesto il contributo dei gruppi territoriali e così le associazioni si sono messe insieme per supportare l’evento, le comunicazioni si sono abbeverate di propositività e collaborazione, nuovi sguardi accolgono i turisti, idee fresche prosperano ovunque, nel paese vecchio ed anche nel nuovo che se all’inizio ha visto con dubbio ed invidia la vitalità del vecchio borgo, oggi ne osserva la bontà dell’iniziativa e l’intuizione della collaborazione.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n.jpg"><img class="alignright  wp-image-18362" alt="73409154_142001113849990_1964229771575427072_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a><br />
Mi piace pensare al 23 novembre 2019 come un atto psicomagico, come direbbe Jodorowsky, che le nuove generazioni di Apice stanno offrendo ai loro nonni e genitori per sanare le vecchie ferite della vita.</p>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>Verehia, l&#8217;associazione che promuove bellezza e cultura nel Sannio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 11:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Metodi responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza artistica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono realtà in cammino che sorprendono. Nel corso della manifestazione &#8220;Benevento longobarda&#8221;, all&#8217;inizio della scorsa estate, mi sono imbattuta in ragazzi competenti, preparati, seri, che mi hanno guidata  alla scoperta di una Benevento inusitata e arcana. Un viaggio che mi ha davvero stupita e che consiglio a chiunque ritenga di voler approfondire la storia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/01/verehia.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-18196" alt="verehia" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/01/verehia.png" width="225" height="225" /></a></p>
<p>Ci sono realtà in cammino che sorprendono. Nel corso della manifestazione &#8220;Benevento longobarda&#8221;, all&#8217;inizio della scorsa estate, mi sono imbattuta in ragazzi competenti, preparati, seri, che mi hanno guidata  alla scoperta di una Benevento inusitata e arcana. Un viaggio che mi ha davvero stupita e che consiglio a chiunque ritenga di voler approfondire la storia di una città tanto antica e fascinosa come la nostra.<br />
&#8220;Verehia&#8221; (<a href="http://www.verehia.it/" target="_blank">www.verehia.it</a>) è un&#8217;associazione che lascia ben sperare sul futuro di Benevento, dopo tanta stasi culturale.<br />
Ho rivolto qualche domanda ad Anthonyla Bosco, membro dell&#8217; associazione, figura sensibile, bella.</p>
<p>Il futuro non è così oscuro, mi sono detta&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a style="margin-left: auto; margin-right: auto;" href="https://3.bp.blogspot.com/-cACjIZr0ftA/WHtDkmyoEJI/AAAAAAAADyg/RJQgGbeivZkHqBmHSBzStnIznqKwKS1PgCLcB/s1600/AAEAAQAAAAAAAAgAAAAAJDk2YWE2NzNhLWMyNTktNDU4NC04Nzg0LTNiYWNjOTcxOTlhZQ.jpg"><img alt="" src="https://3.bp.blogspot.com/-cACjIZr0ftA/WHtDkmyoEJI/AAAAAAAADyg/RJQgGbeivZkHqBmHSBzStnIznqKwKS1PgCLcB/s400/AAEAAQAAAAAAAAgAAAAAJDk2YWE2NzNhLWMyNTktNDU4NC04Nzg0LTNiYWNjOTcxOTlhZQ.jpg" width="400" height="400" border="0" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Nella foto, Anthonyla Bosco</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Quando nasce Verehia e da dove questo nome<b><b></b></b></b>?</p>
<p>Verehia nasce ufficialmente nel maggio del 2012 dalla volontà di alcuni giovani beneventani di mettere a disposizione le proprie competenze per favorire la rinascita e lo sviluppo della città, da un punto di vista culturale e turistico.<br />
Il termine deriva dall&#8217;osco vero, tradotto in latino con porta, e significa &#8220;i Guardiani della Porta&#8221;. Essa, in età sannitica, era una istituzione prettamente sociale, composta dai giovani cosiddetti sacrati, che si occupava del bene comune della propria città.</p>
<p><b>Qual è lo scopo e la finalità dell&#8217;Associazione</b>?</p>
<p>Essere parte di Verehia significa amare Benevento e il Sannio, le nostre origini, la nostra storia, la nostra arte, la nostra cultura, condividendone le emozioni attraverso il turismo e gli eventi.</p>
<p><b>Le vostre iniziative più importanti?</b><br />
Abbiamo racchiuso le nostre iniziative sotto un&#8217;unica definizione, quella di #scopriamobenevento, progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del Sannio. Esso prevede l&#8217;ideazione e la realizzazione sia di percorsi emozionali, in cui narriamo tracce, miti e personaggi che hanno fatto la storia di Benevento e dei suoi monumenti, sia di eventi culturali, in cui fondiamo arte, teatro e gastronomia. Per il primo settore voglio ricordare i successi ottenuti con All&#8217;ombra di Manfredi (per i 750 anni della battaglia di Benevento), Incantesimi e Realtà e Janara. Per il secondo l&#8217;Aperitivo Archeologico, presso il complesso archeologico dei Santi Quaranta (un unicum in tutta la Campania) e la cena-racconto Dalla terra alla Terra, presso la fattoria didattica La Cinta. Inoltre, vantiamo altre due importanti collaborazioni: la prima con l&#8217; ASL di Benevento, per il laboratorio di teatro/arte terapia Folletti lunatici e la seconda con il tour operator Word of South, per la realizzazione di un&#8217;agenzia per la promozione del territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"><a style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" href="https://4.bp.blogspot.com/-xqePv9gcC7c/WHtFbrzXpmI/AAAAAAAADyo/u7FNow_n3JMWyZ62DQ1oekqiSBGf1YTcQCLcB/s1600/contesasanteliano-750x400.jpg"><img alt="" src="https://4.bp.blogspot.com/-xqePv9gcC7c/WHtFbrzXpmI/AAAAAAAADyo/u7FNow_n3JMWyZ62DQ1oekqiSBGf1YTcQCLcB/s320/contesasanteliano-750x400.jpg" width="320" height="170" border="0" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Di quale rivoluzione ha bisogno la &#8220;cultura&#8221;, oggi?</b></p>
<p>Nel mondo di oggi la cultura ha bisogno di essere sentita come una esigenza, come qualcosa di necessario, perché così è, anche se purtroppo soffre di un quasi totale disinteresse da parte di molti. Mi spiego meglio. Se abbiamo bisogno di qualcosa, se dunque necessitiamo di qualcosa, facciamo di tutto per ottenerla, ma un tale bisogno non viene avvertito in ambito culturale, perché la cultura viene vista come un elemento superfluo, di cui fare a meno. Eppure non dovrebbe essere così, e noi giovani siamo le vittime e i carnefici di questo disinteresse, mentre dovremmo essere i fautori di una rinascita vera. Se chiedessimo a un giovane di rinunciare ad una serata passata a bere con gli amici, per investire quel tempo in una serata culturale, la risposta, per molti ma non per tutti, sarebbe &#8216;no&#8217;. Oggi siamo fortunati perché la cultura si sta mettendo al passo con la tecnologia e soprattutto se ne sta servendo e, questo, è già un miracolo. Oggi la cultura si sta affidando alle più disparate forme di divulgazione e fruizione e anche questo è un miracolo&#8230;! La cultura è fruibile sui social e questo è ancora un miracolo&#8230; Insomma, il mondo della cultura si sta rivoluzionando, ma la vera rivoluzione spetta all&#8217; uomo e alla sua sensibilità!</p>
<p><b>Cosa sta a significare, per voi, il termine &#8220;dal basso&#8221;?</b></p>
<p>Per noi di Verehia significa ripartire insieme. Ovvero, e questo potrebbe essere anche un appello, sediamoci tutti attorno ad un tavolo, istituzioni e operatori culturali, senza simpatie o antipatie varie, e progettiamo insieme la rinascita della nostra città. Le istituzioni sono le entità che muovono i fili, ma devono essere gli operatori e le loro competenze a dettarne le regole. Un politico non vive di cultura e turismo, mentre chi si adopera per realizzare anche un solo prodotto culturale e renderlo accattivante sì, e sa precisamente quali sono le vere esigenze e problematiche del settore o del territorio. Dunque ripartiamo dal basso, ripartiamo da chi già si adopera per la rinascita, senza imposizioni dall alto.</p>
<p><b>Progetti futuri?</b></p>
<p>Il 2017, per Verehia, potrebbe essere un anno molto ricco ed interessante. Continuate a seguirci sui nostri social e lo scoprirete.<br />
( <a href="http://www.facebook.com/Verehia" target="_blank">www.facebook.com/Verehia </a>www.twitter.com/verehia &#8211; www.instagram.com/verehia )</p>
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		<item>
		<title>Lello Agretti, il senza nome (a proposito di una futura mostra e della Poesia)</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2016/10/18/lello-agretti-il-senza-nome-a-proposito-di-una-futura-mostra-e-della-poesia/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 08:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Lello Agretti è un poeta, un artista e, come ama definirsi,  un &#8216;pensionato metalmeccanico&#8217;. E&#8217; nato a Torre del Greco nel 1949, ma vive a Caserta da anni. Tra le ultime pubblicazioni, ricordiamo le raccolte &#8220;Obrigado&#8221; e &#8220;Via Piscopia 96&#8243;. Gli ho rivolto due domande in vista della mostra di &#8216;Libri poveri&#8217; che terrà [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/L.A..png"><img class="alignright size-full wp-image-18140" alt="l-a" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/L.A..png" width="184" height="275" /></a>Lello Agretti è un poeta, un artista e, come ama definirsi,  un &#8216;pensionato metalmeccanico&#8217;.</p>
<p>E&#8217; nato a Torre del Greco nel 1949, ma vive a Caserta da anni. Tra le ultime pubblicazioni, ricordiamo le raccolte &#8220;Obrigado&#8221; e &#8220;Via Piscopia 96&#8243;.</p>
<p>Gli ho rivolto due domande in vista della mostra di &#8216;Libri poveri&#8217; che terrà a Benevento, insieme ad altri artisti, mostra sulla quale vi aggiornerò a breve.</p>
<p>Ha deciso di rispondermi in versi, e mai riscontro fu più giusto e, a mio avviso, esatto.</p>
<p>- <strong>Cos&#8217;è la poesia oggi, secondo te? Una forma di resistenza?<br />
</strong><br />
&#8220;Soldato&#8221;</p>
<p>Avanti è la sera sparsa fin dove giunge sguardo. Chiara e lucida è la sera ma tu diresti annotta.</p>
<p>Non increspa tra i rami. Per via nessuno nessuno alle finestre buio al lume quotidiano. Taciturno silenzio.</p>
<p>Eloquente.</p>
<p>Odi? Di là dai palazzi. Non odi? A metro a metro avanza. A strada a strada.</p>
<p>È tempo. Insorta è la parola. Sta la parola come soldato serrati piedi occhi negli occhi contro ogni petto il petto.</p>
<p>Mai così prima mai così giusto il tempo. Sorgi che alta è già la sera. E le stelle.</p>
<p>&#8220;Questo è il luogo&#8221;</p>
<p>Sulla barricata il cuore mio il disobbediente canto. Alla voce che resiste l&#8217;accento forte della mia parola la mia mano d&#8217;uomo. Questo è il luogo qui il calendario. Qui capitano di me.</p>
<p>- <strong>Che parte hanno , la poesia, l&#8217;Arte,  nel tuo percorso evolutivo?</strong></p>
<p>&#8220;Accadde per via&#8221;</p>
<p>Alla pozza soltanto un cerchio levare  mandarlo innanzi più largo di braccia.   (E il cerchio venne sull&#8217;altr&#8217;acque avanzando  a quel dio solo ubbidiente.  Pure un murmure veniva  un nulla appena&#8230;)</p>
<p>Accadde per via che le vie erano mille  ai rabdomanti anni   ma il tempo vedi non l&#8217;ha sciupato.  A un disegno salivo. Inconsapevole.  A un&#8217;idea solo agli eletti chiara  e lei volle toccarmi  una piccola grazia  esatta per le mie mani.    Porto discreto  i segni mai più cancellabili  soltanto a un amico confido i dettagli  che a volta a volta intendevo  ma posso qui significare  a una a una   le cose  chiamarle per nome.</p>
<p>- <strong>&#8220;Che senza nome io giunga/non sconcerti/s&#8217;apre il sentiero/cammino per cammino&#8221;. Sono tuoi versi. Dov&#8217;è la meta?<br />
</strong><br />
&#8220;L’Aperto&#8221;</p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui m&#8217;era compagno dove?</p>
<p>Poi poi e non per stanchezza il punto di domanda svaporò</p>
<p>dinanzi a dove.</p>
<p>-  <strong>Parlaci dei tuoi progetti futuri.<br />
</strong><br />
&#8220;La vita&#8221;</p>
<p>Quantunque da mesi risulti inutile fatica ancora sono qui a modellare.</p>
<p>E se non sarà capolavoro se sarà tutto fuorché un’opera d’arte</p>
<p>- la vita che pure a te chiedo d’amare -</p>
<p>almeno sia una forma d’essere.</p>
<p>&#8220;Èmporos&#8221;</p>
<p>A colpi di memoria tiro questo viaggio innanzi nato con me come l&#8217;istinto di cercare nemmeno sapevo cosa.</p>
<p>Poi il peccato bianco della giovinezza innalzò quel bisogno di scavare a compito superbo.</p>
<p>Ora sto seduto al bar e mi giro intorno. E guardo avanti. E indietro guardo e vedo come l’ufficio venga via via facendosi destino.</p>
<p>Per paesi vado vado per mercati ma non sono quel che si dice un commerciante. Non vendo stoffe non traffico in perle o spezie il piacere mio è barattare il poco con poco e quando ho fortuna parola con parola.</p>
<p>- <strong>Cosa mi dici del tuo progetto &#8220;poesie che piovono dal cielo&#8221;? Piovverò poesie, nel vero senso del termine, sulla Reggia di Caserta e il pubblico &#8211; stupito &#8211; ha gradito moltissimo&#8230;<br />
</strong><br />
Nella poesia &#8216;Tra i cieli di Chagall&#8217; , ad un certo punto scrivo: “…Se almeno piovesse/ se il cielo s&#8217;avvicinasse potrebbe germogliare un esito diverso/ se solo cadesse una parola e restasse&#8230;&#8221;. Ecco: il piovere della parola come abluzione, purificazione, disincrostazione dell’abitudine o, se vuoi, della globalizzazione al fine di far rinascere (germogliare) l’uomo nel suo essere libero, autonomo, capace di discernimento, di sottrarsi al nulla-pensiero, quell’uomo che sceglie anche un cammino di solitudine pur di rompere il giogo che lo tiene incatenato al dio Io. Guardare oltre il proprio naso, per non ridurre il nostro cammino soltanto a un passaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_18141" style="width: 250px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/poesie-che-piovono.png"><img class="size-full wp-image-18141 " alt="Poesie che piovono dal cielo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/poesie-che-piovono.png" width="240" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Poesie che piovono dal cielo</p></div>
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		<title>Alfonso Marino, quando contaminare è &#8216;resistere&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 13:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Chi ha scelto il cambiamento]]></category>
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		<category><![CDATA[sabaudia]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Parlare con Alfonso Marino non è mai banale. Lo conosco da tanto tempo, anche se ci siamo visti poche volte, a causa di distanze (chilometriche) che sono state sempre compensate da attenzione e sostegno. Lui è un poeta, un pittore, un artista a tutto tondo, molto attivo a Sabaudia, dove vive da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/alfo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-17419" alt="alfo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/alfo-1024x768.jpg" width="393" height="295" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/tullia-bartolini-autori/" target="_blank">Tullia Bartolini</a>] Parlare con Alfonso Marino non è mai banale. Lo conosco da tanto tempo, anche se ci siamo visti poche volte, a causa di distanze (chilometriche) che sono state sempre compensate da attenzione e sostegno. Lui è un poeta, un pittore, un artista a tutto tondo, molto attivo a Sabaudia, dove vive da anni.<br />
Ma è napoletano di origine, e si sente: per il calore, la partecipazione, la simpatia che emanano da lui.</p>
<p>E&#8217; un artista &#8216;resistente&#8217;: crede nel valore del gesto poetico, nell&#8217;iniziativa culturale che parte <em>dal basso</em>; da anni fa circolare in rete opere di autori non sempre noti al grande pubblico. In modo disinteressato e con grande generosità.</p>
<p>Gli ho rivolto alcune domande, incuriosita dal suo sguardo poetico sul mondo.</p>
<p><strong> Nasci napoletano. In che modo la “napoletanità” ha condizionato il tuo modo di essere?<br />
</strong></p>
<div id="attachment_17417" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/a.m.-1.jpg"><img class="size-full wp-image-17417" alt="Un altro lavoro di Alfonso" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/a.m.-1.jpg" width="150" height="102" /></a><p class="wp-caption-text">Un altro lavoro di Alfonso</p></div>
<p>Non mi piace la parola &#8216;napoletanità&#8217;. Diverse volte mi sono chiesto quale significato possa avere e, ancora oggi, non riesco a darmi una risposta. Chiaramente, il luogo dove si nasce può influenzare una certa visione della vita. Nascere a Napoli, che è connotata, come sappiamo, da una lunga storia e da multiformi espressioni artistiche, culturali e sociali, non è la stessa cosa che nascere a Canicattì. Diciamo che quindi sono impregnato e fieramente sento di fare parte di questa cultura, ma sono, con una parola troppo abusata, soprattutto un “cittadino del mondo”, nel senso che sono aperto ai territori che mi stanno a cuore: l’arte visiva, la musica, la poesia. Ascoltavo mia madre che cantava, durante il lavoro di sarta, le canzoni della tradizione. Poi, crescendo, mi sono interessato ad altre forme musicali. Vorrei spiegare bene questo passaggio. Sono sempre stato un “inclusivo”, nel senso che un interesse artistico, musicale o letterario, secondo me, non ne esclude un altro (anche se essi possono sembrare lontani). I vari linguaggi si estrinsecano, in me, anche durante lo stesso periodo temporale. Intorno ai venticinque anni ho cominciato ad interessarmi allo studio del napoletano; la mia produzione in tal senso si compone di circa trenta poesie. Ho anche tradotto alcuni versi di Emily Dickinson e, insieme a Giovanni Paesano, ho tradotto in versi endecasillabi &#8216;Il Piccolo Principe&#8217;.</p>
<p><strong>Come approdi alla poesia?<br />
</strong></p>
<p>L’approdo prevede che vi sia un viaggio più o meno lungo. Nel mio caso si è trattato di una folgorazione. Durante il periodo scolastico ho “subito” la poesia: proprio non riusciva a piacermi. Dopo, non ci ho più pensato. Nel 1985, a seguito di un episodio che ha messo in discussione alcuni punti fermi della mia vita, ho sentito aprirsi dentro di me qualcosa, come una breccia in un muro. Ho scritto dapprima in forma caotica e ansiogena, poi, col tempo, ho lasciato sempre più spazio alla riflessione e all’arricchimento attraverso la lettura.</p>
<div id="attachment_17418" style="width: 111px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/alf.mar_..jpg"><img class="size-full wp-image-17418" alt="Un collage di Alfonso" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/alf.mar_..jpg" width="101" height="135" /></a><p class="wp-caption-text">Un collage di Alfonso</p></div>
<p><strong>Chi sono i tuoi autori preferiti?<br />
</strong></p>
<p>Credo che, nella vita, bisogna essere sempre innamorati o pronti a farlo. Io sono un tipo che si innamora continuamente. Di un motivo musicale, di un&#8217;immagine, di un gesto, di una parola, di un ritmo, del canto che pervade una poesia. E questo può venire dai versi di un grande poeta, ma pure da quelli dello sconosciuto che incontro per strada. Un nome su tutti, guardando alla sua produzione globale, posso però farlo, come eccezione a quanto appena detto. Ed è quello di Emily Dickinson: per la luminosita e, nel contempo, per l&#8217;oscurità dei suoi versi.</p>
<p><strong>In che modo l’irrequietezza fonda il gesto artistico?<br />
</strong></p>
<p>Credo che una delle doti che debba avere un artista sia quella della curiosità: avere mente, occhi e orecchie sempre spalancati per cogliere i segnali che possano provenire da qualunque parte egli punti i suoi organi di senso. Questa attitudine, o dono, si accompagna a quella che tu chiami irrequietezza. Irrequietezza vuol dire non accontentarsi di quello che hai prodotto, non adagiarsi su quello che hai fatto ieri, mettere in forse i risultati raggiunti, tentare di scardinare le proprie sicurezze. Mi capita spesso, per fortuna, che, terminato un lavoro, subito dopo mi sorprenda ad interrogarmi: “Mi piace quello che ho fatto, sì, ma come posso andare oltre, far diventare, questo, un nuovo punto di partenza?” .</p>
<div id="attachment_17416" style="width: 123px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/a.m..jpg"><img class="size-full wp-image-17416" alt="Un bel primo piano di Alfonso" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/a.m..jpg" width="113" height="85" /></a><p class="wp-caption-text">Un bel primo piano di Alfonso</p></div>
<p><strong>Poesia visiva: cos’è e perché l’hai scelta come ulteriore modo di esprimerti?<br />
</strong></p>
<p>All’inizio degli anni ’90, con il proliferare del virus dell&#8217;HIV, si assistette a un accanimento mediatico (sotto l’impulso della parte più retriva della società, influenzata dal potere cattolico), teso a condizionare i costumi sessuali e sociali della società. Tale bombardamento produsse in me uno stato di fastidio tremendo. Utilizzando una macchina per scrivere elettronica cominciai a reiterare l’acronimo AIDS. Nacque così una serie di lavori che riproducono croci, svastiche, oggetti vari &#8230; fino a formare dei muri o dar vita a giochi linguistici concettuali. Per capire quale fosse la strada che stavo percorrendo, li mostrai a un poeta amico il quale, appena li vide, disse: “Questa è poesia visiva”. Dopo di che iniziai a fare un lavoro utilizzando le parole, mettendole in contatto armonicamente o in opposizione con altre parole o concetti. La stessa cosa ho fatto con le immagini. Un amico mi presentò a Stelio Maria Martini al quale, mentre guardava i miei lavori, chiesi: &#8220;Maestro, mi spiega cos’è la poesia visiva”. Stelio, con la sua solita vena ironica e dissacratoria, mi rispse: &#8220;Ma tu la fai. Che cosa vuoi sapere?”. Da allora non mi sono più chiesto cosa fosse, né ho più rivolto ad altri la domanda. Trovo, comunque, che l’utilizzo di un linguaggio che scaturisca dal connubio di linguaggi preesistenti (non solo la scrittura e l’immagine, ma anche il suono, gli odori) aumenti in maniera esponenziale la possibilità di <em>dire di più </em>, e meglio, rispetto ai linguaggi presi separatamente.</p>
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		<title>“Apice Vecchia” rinata nei tratti di una Bic</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 22:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È solo un quadro, dei tratti di penna Bic incisi su di una tela, ma hanno un senso di profondità tale da immergerti in un altro mondo. Per tanti che hanno conosciuto la vivacità e la poesia dei vicoli di Apice Vecchia potrebbe essere un flashback nel tempo, così come lo è stato per me, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apice.jpg"><img class=" wp-image-17087 alignleft" alt="mostra apice" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apice-224x300.jpg" width="157" height="210" /></a>È solo un quadro, dei tratti di penna Bic incisi su di una tela, ma hanno un senso di profondità tale da immergerti in un altro mondo.<br />
Per tanti che hanno conosciuto la vivacità e la poesia dei vicoli di Apice Vecchia potrebbe essere un flashback nel tempo, così come lo è stato per me, che incantata davanti a quei quadri mi è sembrato di sentire gli odori di una volta, quasi il suono della tammorra che con il suo ritmo scandiva le notti delle feste apicesi, quando i vicoli del borgo Normanno del paese sannita erano vissuti e gremiti di gente e non certo somiglianti ad una città fantasma quale è divenuta ora.</p>
<p>Tutta questa magia l’ha creata Tonino Dionizio, artista eclettico, forse inconsapevole del potere emotivo delle sue opere, realizzate semplicemente con i soli tratti di una penna quotidianamente usata.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apic.jpg"><img class=" wp-image-17083 alignleft" alt="mostra apic" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apic-224x300.jpg" width="157" height="210" /></a>La sua maestria, i dettagli minuziosi, la modestia dello strumento, trasformano una tela in un ricordo che sembra parlarti, o quanto meno a me così è sembrato.</p>
<p>Tratti vivi e vividi, che danno forma e sembrano parlarti al cuore di un tempo che fu, tratti a volte curvi che nel loro movimento e nel loro pieno realismo riportano alla mente la malinconia di tempi allegri in cui grandi compagnie animavano le case e le strade di un luogo ormai interdetto, per sicurezza, al pubblico da diverso tempo.</p>
<p>Tonino Dionizio espone i suoi quadri nel Centro Sociale di Apice dal 8 al 17 agosto; la mostra è aperta al pubblico.</p>
<p><img class="wp-image-17082 alignleft" alt="mostra api" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-api-224x300.jpg" width="157" height="210" /></p>
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		<title>Labus, una resistenza cinematografica. Intervista a Chiara Rigione.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2015/05/13/labus-una-resistenza-cinematografica-intervista-a-chiara-rigione/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2015 13:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
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		<category><![CDATA[Ritrovi di Resistenza artistica]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Chiara è una ragazza &#8216;resistente&#8217;: lo si capisce subito dallo sguardo chiaro, deciso e diretto con cui accompagna le sue parole. E&#8217; piena di passioni e di interessi, tra tutti quello per la cultura cinematografica. . La puoi incontrare al &#8216;Labus&#8217;, lo spazio gestito dall&#8217;associazione Kinetta, di cui fa parte assieme a Michele Salvezza. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="yui_3_16_0_1_1431499418118_3858">[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/tullia-bartolini-autori/" target="_blank">Tullia Bartolini</a>] <strong>Chiara è una ragazza &#8216;resistente&#8217;: lo si capisce subito dallo sguardo chiaro, deciso e diretto con cui accompagna le sue parole. E&#8217; piena di passioni e di interessi, tra tutti quello per la cultura cinematografica.<br />
</strong><strong>.<br />
La puoi incontrare al &#8216;Labus&#8217;, lo spazio gestito dall&#8217;associazione Kinetta, di cui fa parte assieme a Michele Salvezza.<br />
</strong><strong>Spesso ci ritroviamo da loro a parlare di cinema e di letteratura, in questo luogo suggestivo che rimanda alla settima Arte. Ogni oggetto esposto è reinventato, riutilizzato, reinterpretato. Divani <em>vintage,</em> vecchi dischi di vinile, riviste, alle pareti locandine di film cult che hanno fatto la storia del cinema.<br />
</strong><strong>.<br />
Ho voluto rivolgere qualche domanda, sapere di lei e dell&#8217;Associazione Kinetta.</strong></div>
<div>
<div id="yui_3_16_0_1_1431499418118_3858">
<div>
<p>.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/laura-rigione-labus-kinetta.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16435" alt="laura rigione labus kinetta" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/laura-rigione-labus-kinetta.jpg" width="346" height="469" /></a><strong>Da dove nasce la passione per  la settima Arte?<br />
</strong>Credo che ogni persona impieghi un certo tempo per capire chi è e cosa voglia diventare. Per alcuni questo tempo è breve ed è semplice ed immediato riuscire a percorrere la strada giusta. C&#8217;è chi invece impiega di più e, dopo diversi tentativi, sbagliando, trova quello che cercava. Poi c&#8217;è chi, per colpa delle circostanze, non raggiunge mai quell&#8217;obiettivo. Per quanto mi riguarda, tra l&#8217;inizio di quel percorso e ciò che sono diventata adesso sono trascorsi molti anni, anni in cui ho creduto persino di non avere alcuna passione e di essere forse interessata a troppe cose per farmene piacere davvero qualcuna. Ho cercato la mia strada a lungo, percorrendone diverse, dall&#8217;astronomia all&#8217;ingegneria.<br />
.<br />
Il cinema non era mai stato contemplato tra queste. Eppure mi affascinava molto, fin da piccola quando, non appena ottenuto un minimo di autonomia e una paghetta, non lasciavo passare una sola settimana in cui non sedessi sulle poltrone del vecchio cinema di città. E poi a casa, con la mia famiglia o con gli amici, c&#8217;era sempre l&#8217;abitudine di guardare dvd di film presi a noleggio, meticolosamente scelti da me. Spesso non si da ascolto fino in fondo alle proprie passioni, considerandole solo degli hobby. Poi può capitarti un incontro che, senza esagerare, ti cambia la vita.<br />
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Quando ho conosciuto Michele Salvezza, oggi responsabile insieme a me dello Spazio Labus, nonchè presidente della nostra associazione cinematografica Kinetta e regista, e abbiamo iniziato ad andare al cinema, la mia visione del mondo finora conosciuto è cambiata radicalmente. Ho compreso cosa fosse davvero una passione e come poterla indirizzare verso qualcosa di positivo, di &#8220;utile&#8221;. Poi ci siamo portati il cinema a casa, passando tutti i giorni liberi a vedere film, uno dopo l&#8217;altro, alla ricerca di nuovi registi, di linguaggi alternativi, di un cinema sconosciuto ai grandi schermi a cui eravamo abituati. Insomma studiavamo il cinema in visione di quello che avremmo potuto realizzare. Poi Michele mi ha mostrato cosa ci fosse oltre quello schermo, coinvolgendomi in alcuni suoi progetti come la realizzazione del cortometraggio YouBorn (<a href="https://vimeo.com/99661699" target="_blank" rel="nofollow">https://vimeo.com/99661699</a>), che è stata un&#8217;esperienza impagabile.<br />
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Infine, insieme ad altri tre folli, con un investimento minimo, tanta forza di volontà e la giusta incoscienza, siamo riusciti ad aprire la sede dell&#8217;associazione, allestendo una piccola sala cinematografica a Benevento che fosse aperta a chi avesse la necessità come noi di suggestione e condivisione, in una città che nel frattempo stava perdendo via via tutti i suoi spazi cuturali più importanti. A quel punto ero già inevitabilmente e completamente innamorata di quel mondo. Il 1° marzo 2014 nasceva lo Spazio Labus. Da allora quella passione si è trasformata in un impegno a tempo pieno. Nel frattempo, da gennaio, siamo rimasti solo in due, abbiamo costituito una nuova associazione denominata Kinetta e abbiamo continuato a fare il cinema che amiamo, credendoci e ottenendo inaspettate soddisfazioni da parte dei nostri assidui frequentatori, alcuni dei quali anche molto giovani, per i quali siamo diventati un vero e proprio punto di riferimento.<br />
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<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/labus-kinetta-benevento02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16412" alt="labus kinetta benevento02" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/labus-kinetta-benevento02-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><strong>Chi sono i tuoi registi preferiti?<br />
</strong>Potrei fare molti nomi, sceglierne solo alcuni sarebbe riduttivo, perchè ognuno di loro ha contribuito a creare opere senza tempo che rivedrei infinite volte: Lars von Trier, Ingmar Bergman, Federico Fellini, Bela Tarr, Werner Herzog, Jean-Luc Godard, Bruno Dumont, Apichatpong Weerasethakul&#8230; Insomma, potrei star qui per giorni.<br />
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<strong>Un regista emergente da non sottovalutare?<br />
</strong>Altra domanda alla quale non potrei dare una risposta semplice, un solo nome. Nelle visioni degli ultimi anni, come dicevo, ho potuto scoprire un mondo del cinema completamente diverso da quello che in genere ci viene presentato. Ciò che arriva nelle sale è solo una piccolissima parte di quello che attualmente viene prodotto in modo indipendente e non in Europa e nel resto del Mondo. Per quanto riguarda i registi emergenti, ancora giovani e poco conosciuti in Italia, amo molto il messicano Carlos Reygadas, che ha all&#8217;attivo pochi film ma una visione assolutamente interessante ed uno stile molto netto e riconoscibile. Ho avuto la fortuna di vedere il suo &#8220;Post Tenebras Lux&#8221; in un multisala di Lisbona. Qui in Italia non sarebbe stato possibile. Un cinema molto interessante è anche quello dello svedese Simon Staho e dell&#8217;estone Veiko Ounpuu. Mai sentiti nominare? Appunto. Il discorso sarebbe molto lungo ed è quello che cerchiamo di portare avanti ogni settimana da più di un anno nel corso dei nostri appuntamenti.<br />
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<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/labus-kinetta-benevento3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16416" alt="labus kinetta benevento3" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/labus-kinetta-benevento3-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>Qualche nota su di te e su Labus.<br />
</strong>Ho 29 anni e sono nata ad Avellino, dove ho frequentato il Liceo Classico Europeo e ho scoperto un&#8217;inaspettata predilezione per gli studi scientifici, pur continuando ad amare le materie letterarie. Dopo un anno di Astronomia all&#8217;Università di Bologna, ho cambiato completamente rotta, trasferendomi a Benevento, dove ho frequentato la facoltà di Ingegneria e mi sono laureata in Ingegneria Energetica con una tesi sulla micro-cogenerazione realizzata presso l&#8217;Università Tecnica di Monaco di Baviera. Successivamente alla laurea, nel 2013, ho iniziato ad interessarmi di cinema in modo più approfondito, occupandomi anche di montaggio video oltre che della gestione dello Spazio Labus.<br />
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<em>&#8220;Labus è un atto di resistenza. A Labus è in atto una resistenza</em>&#8220;, questo è il nostro slogan. Labus è uno spazio gestito dall&#8217;Associazione Culturale Kinetta, che si occupa dell&#8217;organizzazione delle attività. Kinetta nasce per l&#8217;esigenza di avere un&#8217;associazione a spiccata vocazione cinematografica, per dar vita a uno spazio prevalentemente dedicato alla cultura cinematografica in ogni sua forma. Oltre agli incontri settimanali legati al cinema, organizziamo anche laboratori pratici e teorici e ci occupiamo della produzione di film, spot pubblicitari, materiale fotografico e video. La nostra sede è a Benevento, al civico 1 di piazza Orsini, all&#8217;interno del Palazzo Dell&#8217;Aquila.</p>
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<span style="color: #993300;"><strong>E’ sconsigliato</strong> cliccare sulle foto in miniatura che qui seguono.</span></div>
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<a href='https://www.artempori.it/artempori/2015/05/13/labus-una-resistenza-cinematografica-intervista-a-chiara-rigione/labus-kinetta-benevento20/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/05/labus-kinetta-benevento20-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="labus kinetta benevento2,0" /></a>
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