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	<title>Art&#039;Empori &#187; Arte</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il Nuovo 23 Novembre per Apice</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 15:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice. Anniversario del terremoto dell’Ottanta. Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico. Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o.jpg"><img class=" wp-image-18360 alignleft" alt="73201892_140906783959423_591644247673798656_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o-223x300.jpg" width="156" height="210" /></a>Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice.</p>
<p>Anniversario del terremoto dell’Ottanta.</p>
<p>Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico.</p>
<p>Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico narrano di un luogo d’amore, di piazze colme di persone, di vicoli dedicati alla socialità, di un paese vigoroso socialmente ed economicamente, un crocevia di persone, animali, fiere e mercati.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o.jpg"><img class="alignright  wp-image-18361" alt="73515729_146673643382737_2582981224301592576_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
<p>Distaccati traumaticamente da quel luogo d’amore la popolazione apicese sembra avere ingabbiato il proprio timore nella cementificazione di case, simulacri di evanescenti status sociali.</p>
<p>La paura del dover riabbandonare i luoghi cari, forse mai elaborata pienamente, ha ridotto la proattività sociale diffidandola con la critica facile o il gioco del terzo escluso.</p>
<p>E’ stato semplice assopire il proprio sentimento di impotenza rispetto alle catastrofi sacrificando le relazioni di quartiere agli imperativi del lavorare e consumare. Il bene comune era diventato una parolaccia, l’impegno sociale uno sbuffo ingiallito di borbottamenti, il tornaconto un alibi delegante.<br />
Oggi questa paralisi sociale piano piano sta cedendo il posto a nuove proattività, a giovani speranze.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o.jpg"><img class=" wp-image-18359 alignleft" alt="71725144_134384994565291_2019940445206872064_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o-300x200.jpg" width="210" height="140" /></a></p>
<p>Quest’anno il 23 novembre sembra portare con sè un auspicio di bene, sarà il giorno in cui si inaugureranno i Mercatini di Natale ad Apice Vecchia.</p>
<p>Un evento che vedrà coinvolto il borgo per diverse settimane fino alla chiusura del periodo natalizio. Dalle esposizioni degli artigiani al presepe vivente, dal vicolo delle “Anime Viandanti” a quello dello street food.<br />
In nome di questa grande manifestazione il borgo da mesi pullula di una nuova energia, le persone hanno ricominciato a popolare le piazze, le erbacce hanno dovuto cedere il passo alle installazioni artistiche, i vicoli si riempiono di voci, i ruderi diventano risorsa d’arte, le persone sembrano uscite dal letargo della bassa reattività, dal timore di affrontare i ricordi di quello che fu!<br />
Credo che il paese stia facendo un salto quantico, questo anche grazie ai figlie e ai nipoti che cresciuti a pane e ricordi hanno avuto, qualche anno fa, il coraggio di scommettere sulle “case carute” e oggi su tutto il borgo, ormai ribattezzato come fantasma. Di fantasma sta rimanendo solo la paura e il ricordo di quell’evento drammatico che ha squarciato la tranquillità di un paese dal quale i cittadini, forse, solo oggi, si stanno riprendendo definitivamente.<br />
Qualcuno ha metaforicamente suonato un flauto magico che ha risvegliato la popolazione: i commercianti di Apice Vecchia si sono costituiti in associazione per organizzare al meglio i Mercatini, hanno chiesto il contributo dei gruppi territoriali e così le associazioni si sono messe insieme per supportare l’evento, le comunicazioni si sono abbeverate di propositività e collaborazione, nuovi sguardi accolgono i turisti, idee fresche prosperano ovunque, nel paese vecchio ed anche nel nuovo che se all’inizio ha visto con dubbio ed invidia la vitalità del vecchio borgo, oggi ne osserva la bontà dell’iniziativa e l’intuizione della collaborazione.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n.jpg"><img class="alignright  wp-image-18362" alt="73409154_142001113849990_1964229771575427072_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a><br />
Mi piace pensare al 23 novembre 2019 come un atto psicomagico, come direbbe Jodorowsky, che le nuove generazioni di Apice stanno offrendo ai loro nonni e genitori per sanare le vecchie ferite della vita.</p>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>Libri poveri in mostra presso la Libreria Masone</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 11:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[Il &#8216;livre pauvre&#8217;, ossia il &#8216;libro povero&#8217;, è un piccolo libro prodotto in autonomia, secondo i dettami del &#8216;Leporello&#8217;, su carta ripiegata.  Esso può contenere in sè un &#8216;unicum&#8217;, un&#8217;opera d&#8217;arte non riproducibile, che ha bypassato il circuito dell&#8217;editoria e che, anche per questo, è poco costosa. Il prossimo 18 novembre, presso la Libreria Masone, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/Livre-pauvre.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-18155" alt="livre-pauvre" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/Livre-pauvre.png" width="284" height="177" /></a></p>
<p>Il &#8216;livre pauvre&#8217;, ossia il &#8216;libro povero&#8217;, è un piccolo libro prodotto in autonomia, secondo i dettami del &#8216;Leporello&#8217;, su carta ripiegata.  Esso può contenere in sè un &#8216;unicum&#8217;, un&#8217;opera d&#8217;arte non riproducibile, che ha bypassato il circuito dell&#8217;editoria e che, anche per questo, è poco costosa. Il prossimo 18 novembre, presso la Libreria Masone, in Benevento, si esporrano i libri poveri di quattro artisti: Lello Agretti, poeta casertano, promotore da anni di eventi culturali; Alfonso Marino, artista multiforme, appassionato di poesia visiva; Mauro Valsangiacomo, artista residente a Lugano e autore di dipinti, incisioni, fotografie e manufatti tridimensionali; Anna Ciufo, salernitana di adozione, poetessa, dirige la rivista &#8216;Lettere, arti e scienze&#8217;. La mostra, intitolata &#8216;Poveri ma&#8230;.&#8221;,  sarà inaugurata alle ore 19,30.</p>
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		<title>Lello Agretti, il senza nome (a proposito di una futura mostra e della Poesia)</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 08:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Lello Agretti è un poeta, un artista e, come ama definirsi,  un &#8216;pensionato metalmeccanico&#8217;. E&#8217; nato a Torre del Greco nel 1949, ma vive a Caserta da anni. Tra le ultime pubblicazioni, ricordiamo le raccolte &#8220;Obrigado&#8221; e &#8220;Via Piscopia 96&#8243;. Gli ho rivolto due domande in vista della mostra di &#8216;Libri poveri&#8217; che terrà [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/L.A..png"><img class="alignright size-full wp-image-18140" alt="l-a" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/L.A..png" width="184" height="275" /></a>Lello Agretti è un poeta, un artista e, come ama definirsi,  un &#8216;pensionato metalmeccanico&#8217;.</p>
<p>E&#8217; nato a Torre del Greco nel 1949, ma vive a Caserta da anni. Tra le ultime pubblicazioni, ricordiamo le raccolte &#8220;Obrigado&#8221; e &#8220;Via Piscopia 96&#8243;.</p>
<p>Gli ho rivolto due domande in vista della mostra di &#8216;Libri poveri&#8217; che terrà a Benevento, insieme ad altri artisti, mostra sulla quale vi aggiornerò a breve.</p>
<p>Ha deciso di rispondermi in versi, e mai riscontro fu più giusto e, a mio avviso, esatto.</p>
<p>- <strong>Cos&#8217;è la poesia oggi, secondo te? Una forma di resistenza?<br />
</strong><br />
&#8220;Soldato&#8221;</p>
<p>Avanti è la sera sparsa fin dove giunge sguardo. Chiara e lucida è la sera ma tu diresti annotta.</p>
<p>Non increspa tra i rami. Per via nessuno nessuno alle finestre buio al lume quotidiano. Taciturno silenzio.</p>
<p>Eloquente.</p>
<p>Odi? Di là dai palazzi. Non odi? A metro a metro avanza. A strada a strada.</p>
<p>È tempo. Insorta è la parola. Sta la parola come soldato serrati piedi occhi negli occhi contro ogni petto il petto.</p>
<p>Mai così prima mai così giusto il tempo. Sorgi che alta è già la sera. E le stelle.</p>
<p>&#8220;Questo è il luogo&#8221;</p>
<p>Sulla barricata il cuore mio il disobbediente canto. Alla voce che resiste l&#8217;accento forte della mia parola la mia mano d&#8217;uomo. Questo è il luogo qui il calendario. Qui capitano di me.</p>
<p>- <strong>Che parte hanno , la poesia, l&#8217;Arte,  nel tuo percorso evolutivo?</strong></p>
<p>&#8220;Accadde per via&#8221;</p>
<p>Alla pozza soltanto un cerchio levare  mandarlo innanzi più largo di braccia.   (E il cerchio venne sull&#8217;altr&#8217;acque avanzando  a quel dio solo ubbidiente.  Pure un murmure veniva  un nulla appena&#8230;)</p>
<p>Accadde per via che le vie erano mille  ai rabdomanti anni   ma il tempo vedi non l&#8217;ha sciupato.  A un disegno salivo. Inconsapevole.  A un&#8217;idea solo agli eletti chiara  e lei volle toccarmi  una piccola grazia  esatta per le mie mani.    Porto discreto  i segni mai più cancellabili  soltanto a un amico confido i dettagli  che a volta a volta intendevo  ma posso qui significare  a una a una   le cose  chiamarle per nome.</p>
<p>- <strong>&#8220;Che senza nome io giunga/non sconcerti/s&#8217;apre il sentiero/cammino per cammino&#8221;. Sono tuoi versi. Dov&#8217;è la meta?<br />
</strong><br />
&#8220;L’Aperto&#8221;</p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui m&#8217;era compagno dove?</p>
<p>Poi poi e non per stanchezza il punto di domanda svaporò</p>
<p>dinanzi a dove.</p>
<p>-  <strong>Parlaci dei tuoi progetti futuri.<br />
</strong><br />
&#8220;La vita&#8221;</p>
<p>Quantunque da mesi risulti inutile fatica ancora sono qui a modellare.</p>
<p>E se non sarà capolavoro se sarà tutto fuorché un’opera d’arte</p>
<p>- la vita che pure a te chiedo d’amare -</p>
<p>almeno sia una forma d’essere.</p>
<p>&#8220;Èmporos&#8221;</p>
<p>A colpi di memoria tiro questo viaggio innanzi nato con me come l&#8217;istinto di cercare nemmeno sapevo cosa.</p>
<p>Poi il peccato bianco della giovinezza innalzò quel bisogno di scavare a compito superbo.</p>
<p>Ora sto seduto al bar e mi giro intorno. E guardo avanti. E indietro guardo e vedo come l’ufficio venga via via facendosi destino.</p>
<p>Per paesi vado vado per mercati ma non sono quel che si dice un commerciante. Non vendo stoffe non traffico in perle o spezie il piacere mio è barattare il poco con poco e quando ho fortuna parola con parola.</p>
<p>- <strong>Cosa mi dici del tuo progetto &#8220;poesie che piovono dal cielo&#8221;? Piovverò poesie, nel vero senso del termine, sulla Reggia di Caserta e il pubblico &#8211; stupito &#8211; ha gradito moltissimo&#8230;<br />
</strong><br />
Nella poesia &#8216;Tra i cieli di Chagall&#8217; , ad un certo punto scrivo: “…Se almeno piovesse/ se il cielo s&#8217;avvicinasse potrebbe germogliare un esito diverso/ se solo cadesse una parola e restasse&#8230;&#8221;. Ecco: il piovere della parola come abluzione, purificazione, disincrostazione dell’abitudine o, se vuoi, della globalizzazione al fine di far rinascere (germogliare) l’uomo nel suo essere libero, autonomo, capace di discernimento, di sottrarsi al nulla-pensiero, quell’uomo che sceglie anche un cammino di solitudine pur di rompere il giogo che lo tiene incatenato al dio Io. Guardare oltre il proprio naso, per non ridurre il nostro cammino soltanto a un passaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_18141" style="width: 250px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/poesie-che-piovono.png"><img class="size-full wp-image-18141 " alt="Poesie che piovono dal cielo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/poesie-che-piovono.png" width="240" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Poesie che piovono dal cielo</p></div>
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		<title>Delphine De Vigan &#8211; &#8220;Da una storia vera&#8221; &#8211; una recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 11:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Delphine De Vigan ha dato alle stampe il suo nuovo romanzo, &#8216;Da una storia vera&#8217; (Mondadori, 302 pagg.), centrando ancora una volta il bersaglio. La trama del libro verte su un blocco creativo e su un incontro inquietante, alla stregua di quello narrato da Stephen King nel suo &#8216;Misery&#8217;. Ma l&#8217;incontro di cui dicevamo, e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/da-una-storia-vera.png"><img class="alignright size-full wp-image-18134" alt="Da-una-storia-vera" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/10/da-una-storia-vera.png" width="181" height="279" /></a>Delphine De Vigan ha dato alle stampe il suo nuovo romanzo, &#8216;Da una storia vera&#8217; (Mondadori, 302 pagg.), centrando ancora una volta il bersaglio. La trama del libro verte su un blocco creativo e su un incontro inquietante, alla stregua di quello narrato da Stephen King nel suo &#8216;Misery&#8217;. Ma l&#8217;incontro di cui dicevamo, e il susseguirsi di eventi, affidati a uno stile incalzante e mirabile, è solo un pretesto &#8211; il lettore se ne accorgerà in corso d&#8217;opera &#8211; per raccontare la fatica di scrivere e di narrare la verità.<br />
Hemingway diceva che un bravo scrittore deve raccontare solo &#8216;la cosa più vera che sa&#8217;. Partendo da qui, Delphine racconta se stessa, la sua vita, i suoi inciampi, il suo rapporto col compagno Francois, la sua timidezza patologica. Mentre racconta, però, inizia l&#8217;inversione del vero, nonostante (o forse proprio) secondo le intenzioni dell&#8217;autrice. Ma questo il lettore non lo sa, nè può saperlo. Egli è, in fondo, solo un avventore distratto, che cerca indizi ma non vere risposte, poiché sente che una luce troppo netta toglierebbe incanto alle cose.<br />
E, dunque, nello snodarsi della vicenda &#8211; che è avvincente , ottimamente narrata e tiene col fiato sospeso &#8211; chi legge si perde, smarrisce il filo, crede a ciò che viene descritto, fino all&#8217;epilogo, che è un capolavoro di inganno, auto-inganno e redenzione attraverso il narrato.<br />
Cosa voleva dire la De Vigan, si chiede il lettore a testo finito, quale messaggio sul busillis della letteratura ha voluto lanciare, servendosi di me? Fino a che punto, infatti, uno scrittore può essere autobiografico, nell&#8217;era del Grande Fratello, del privato rivelato e svilito sui social network e perfino nelle fiction?<br />
Grande opera, &#8216;Da una storia vera&#8217; analizza la scrittura al tempo di facebook, le difficoltà di chi si cimenta col romanzo e l&#8217;incapacità di dirsi che la realtà non esiste, che, come diceva il fisico Heisenberg, l&#8217;osservazione modifica il suo stesso oggetto e lo distorce.<br />
&#8220;Il reale, ammesso che esista e che sia possibile restituirlo&#8221;, scrive la nostra autrice, &#8220;ha bisogno di essere incarnato, trasformato, interpretato. E questo lavoro, qualunque sia il materiale di partenza, è sempre una forma di fiction&#8221;.<br />
L&#8217;inganno, la rivisitazione, la riparazione fanno parte dell&#8217;attività dello scrivere.<br />
E gli scrittori sono figli della vergogna, del dolore, del segreto,della disperazione.<br />
&#8220;Venite da terre misteriose (&#8230;), siete dei sopravvissuti, ecco cosa siete, ognuno a modo suo e tutti allo stesso modo&#8221;.</p>
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		<title>“Chiana Festival” l&#8217;arte della chiacchiera proattiva.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 18:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni. Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18076" alt="chiana1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1-200x300.jpg" width="140" height="210" /></a>[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni.</p>
<p>Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere più piacevole l’usanza delle serate estive di mettersi davanti casa a prendere fresco scambiando una chiacchiera con il vicino.<br />
E’ bastata l’idea di dipingere le vecchie sedie esposte al sole o chiuse in cantina per rendere variopinto il quartiere.</p>
<p>La piacevolezza dell’arte decorativa ha permesso di dipingere le sedie con l’aggiunta di un “commento” o un twit diretto all’ampiezza del mondo o alla strettezza del vicinato.</p>
<p>Ciascuno si è prodigato secondo il proprio saper fare, alcuni hanno dipinto, altri ricamato, qualcuno si è dedicato a pizzi e merletti, altri hanno riciclato ruote per inventare estrose sedute.<br />
Dopo cena, spenti tablet e televisione, le persone rianimano il vicolo con le loro voci, mentre i bambini giocano come una volta sotto lo sguardo attento di nonni, zii e vicini.</p>
<p><img class=" wp-image-18077 alignright" alt="chiana2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana2-224x300.jpg" width="157" height="210" />Qualche fotografo ha definito come street art l’evoluzione artistica di questa esperienza.</p>
<p>Un piccolo cambiamento dal basso, un gesto di proattività che ciascuno ha voluto compiere senza delega.<br />
La proattività è la possibilità di diventare protagonisti e attori di cambiamento, è la capacità di far accadere delle cose piuttosto che adattarsi e attendere.<br />
Dunque gli abitanti della“Chiana” sono divenuti pro-attivisti capaci di esprimere creativamente la propria idea di territorio partendo dai bisogni personali e di quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18078" alt="chiana3" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a>Così facendo hanno rivalutato la strada quale bene relazionale, fatto di amicizie concrete e non virtuali, di scambi sociali e non bacheche, di trambusto e confusione, di chiacchere a volte pungenti, di sguardi, sorrisi e condivisioni.</p>
<p>Un &#8220;festival&#8221; di buone pratiche necessarie a combattere l’individualismo e la pochezza rassicurante delle relazioni virtuali.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18079" alt="chiana clown" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown-225x300.jpg" width="158" height="210" /></a></p>
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		<title>Barbara Giangrave&#8217; e la sua denuncia contro gli &#8220;Inerti&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 08:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una giovane donna dal nome evocativo, Gioia, torna al paese d&#8217;origine, Acremonte, nel siracusano, desiderosa di affrontare i fantasmi della sua adolescenza. Ha perso il lavoro e, confusamente, sente di dover mettere a posto qualcosa dentro di sé. Durante il percorso di recupero del suo passato inciampa, suo malgrado, in grandi macigni che hanno nomi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/05/barbara.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-18042" alt="barbara" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/05/barbara-209x300.jpg" width="209" height="300" /></a>Una giovane donna dal nome evocativo, Gioia, torna al paese d&#8217;origine, <em>Acremonte</em>, nel siracusano, desiderosa di affrontare i fantasmi della sua adolescenza. Ha perso il lavoro e, confusamente, sente di dover mettere a posto qualcosa dentro di sé. Durante il percorso di recupero del suo passato inciampa, suo malgrado, in grandi macigni che hanno nomi importanti, e che vanno ben oltre se stessa: <b>bene comune, attivismo, ambiente.</b></p>
<p>Un libro da leggere tutto d&#8217;un fiato &#8220;<b>Inerti&#8221; </b>(Ed.Autodafe&#8217;&#8221;, pagg. 198, 2016), presentato nel corso di una cena-baratto presso la Libreria Masone, il 6 maggio scorso. Vi si narra di sversamenti tossici, eco-mafia, collusione tra potere politico, magistratura e organismi anti-statali.</p>
<p><b>Barbara Giangravè</b>, l&#8217;autrice, è una giornalista e la si può rintracciare su facebook col nome della protagonista di questa sua opera prima, Gioia Lantieri :<a href="https://www.facebook.com/barbara.giangrave" target="_blank">https://www.facebook.com/barbara.giangrave</a>.</p>
<p>Nata a Palermo nel 1982, laureata in Scienze della Comunicazione, giornalista professionista dal 2006, Barbara è stata insignita, nel 2011, del titolo di Inspiring Woman of Italy per il suo attivismo antimafia. Leggo, nella sua biografia, che ama viaggiare, che ha attraversato l&#8217;Europa, l&#8217;America e l&#8217;Asia. Con &#8216;Inerti&#8217;, è al suo primo romanzo. Usa uno stile netto e senza <em>patetico</em>, minuzioso nel descrivere il reale: ambienti, strade, città, case. Quasi a voler contrastare, con questo, l&#8217;elusività dei protagonisti della storia che racconta: che sembrano (quasi) tutti rassegnati, inconsapevoli, pavidi, omertosi e, soprattutto, come il titolo suggerisce, &#8216;inerti&#8217;. Il romanzo, frutto della fantasia dell&#8217;autrice, ha basi solide nell&#8217;inchiesta che Barbara ha condotto, con non pochi rischi, su presunti intombamenti di rifiuti tossici avvenuti in Sicilia. Il pentito Carmine Schiavone, poco prima di morire, aveva infatti dichiarato all&#8217;autrice che lo smaltimento, nell&#8217;isola, era iniziato molto prima che in Campania, addirittura intorno agli anni &#8217;70.<br />
Nel romanzo, il business vede coinvolto malaffare, vertici del Parlamento, magistrati che affossano indagini, ma pure <em>parenti serpenti</em>.<br />
Il romanzo affida al nome della sua protagonista, Gioia, un futuro possibile: una ripartenza attraverso il recupero di solide radici e, forse, di una nuova dimensione. <em>Acremonte</em> non esiste, è una metafora che può apparentare la Sicilia con una qualsiasi altra città italiana. Eppure è l&#8217;emblema di questa Italia maltrattata, vittima della cattiva gestione della cosa pubblica, così come della nostra indifferenza di cittadini, in un tempo malato che sembra non fare più sconti a nessuno.</p>
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		<title>&#8220;Un uomo temporaneo&#8221; e la delega al sistema</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 10:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tullia Bartolini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un romanzo sulla gentilezza. Sul darsi senza chiedere nulla in cambio. Sul ‘donarsi’ quale strumento di felicità. Questo, ma anche tanto altro, c’è dentro a ‘Un uomo temporaneo’, l’ultima pubblicazione di Simone Perotti per i tipi di Frassinelli (maggio 2015). Gregorio è un impiegato modello. Tutti i giorni, per raggiungere l’azienda dove lavora, percorre una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/Un-uomo-temporaneo.png"><img class="alignright size-full wp-image-18025" alt="Un uomo temporaneo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/Un-uomo-temporaneo.png" width="182" height="278" /></a>Un romanzo sulla gentilezza. Sul darsi senza chiedere nulla in cambio. Sul ‘donarsi’ quale strumento di felicità. Questo, ma anche tanto altro, c’è dentro a <strong>‘Un uomo temporaneo’</strong>, l’ultima pubblicazione di <strong>Simone Perotti </strong>per i tipi di Frassinelli (maggio 2015).<br />
Gregorio è un impiegato modello. Tutti i giorni, per raggiungere l’azienda dove lavora, percorre una stradina di campagna. E’ felice, centrato, ama cucinare; è un figlio attento, amorevole, capace di considerazione esterna.<br />
Eppure, un bel mattino, si ritrova sulla scrivania una lettera di sospensione. I motivi sono nebulosi, si capisce che, dietro a tutto questo, c’è una manovra di ridimensionamento del personale da parte dell’azienda. Ma Gregorio – che viene preso d’occhio dai sindacati, pronti a strumentalizzare la sua situazione – è capace di reinventarsi un ruolo, libero come in fondo è diventato (gli viene tolto ogni incarico, viene privato anche della sua scrivania) o come, in sostanza, è sempre stato.<br />
La sua presenza, il suo carisma, la sua libertà interiore &#8211; <strong>quel suo essere capace di non appartenere </strong>- fanno di lui un punto di riferimento per tutti gli altri colleghi mobbizzati, maltrattati, relegati al ruolo di semplici esecutori. Si tratta, in definitiva, di una <em>rivoluzione dal basso</em>, che muove i suoi passi da dentro al sistema, che non vuole distruggere completamente, ma risanare e trasformare: ed è una rivolgimento che parte dalla percezione chiarissima che Gregorio ha di se stesso, del futuro che verrà.<br />
Ci sono tanti tipi psicologici, nel romanzo di Perotti: nell’ottusità vuota dei superiori di Gregorio &#8211; carrieristi e sciocchi &#8211; c’è, in primis, la tendenza a delegare. Che è, poi, il male di sempre: dietro la delega c’è la nostra incapacità di porci nel mondo come persone consapevoli.<br />
Dunque come potrà fare Gregorio &#8211; unico risvegliato in un Getsemani di persone addormentate – a vincere la sua battaglia contro i mulini al vento e a salvare la sua anima?<br />
E se Gregorio fosse, in realtà, il Gregor Samsa di Kafkiana memoria, che parte dalla sua trasformazione per ridisegnare, stavolta, i confini possibili di una nuova felicità?<br />
L’unica via, semba dirci Perotti, è il risveglio: lo scarafaggio alieno a una realtà omologante che fagocita i nostri destini di uomini.</p>
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		<title>“Apice Vecchia” rinata nei tratti di una Bic</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 22:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È solo un quadro, dei tratti di penna Bic incisi su di una tela, ma hanno un senso di profondità tale da immergerti in un altro mondo. Per tanti che hanno conosciuto la vivacità e la poesia dei vicoli di Apice Vecchia potrebbe essere un flashback nel tempo, così come lo è stato per me, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apice.jpg"><img class=" wp-image-17087 alignleft" alt="mostra apice" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apice-224x300.jpg" width="157" height="210" /></a>È solo un quadro, dei tratti di penna Bic incisi su di una tela, ma hanno un senso di profondità tale da immergerti in un altro mondo.<br />
Per tanti che hanno conosciuto la vivacità e la poesia dei vicoli di Apice Vecchia potrebbe essere un flashback nel tempo, così come lo è stato per me, che incantata davanti a quei quadri mi è sembrato di sentire gli odori di una volta, quasi il suono della tammorra che con il suo ritmo scandiva le notti delle feste apicesi, quando i vicoli del borgo Normanno del paese sannita erano vissuti e gremiti di gente e non certo somiglianti ad una città fantasma quale è divenuta ora.</p>
<p>Tutta questa magia l’ha creata Tonino Dionizio, artista eclettico, forse inconsapevole del potere emotivo delle sue opere, realizzate semplicemente con i soli tratti di una penna quotidianamente usata.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apic.jpg"><img class=" wp-image-17083 alignleft" alt="mostra apic" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-apic-224x300.jpg" width="157" height="210" /></a>La sua maestria, i dettagli minuziosi, la modestia dello strumento, trasformano una tela in un ricordo che sembra parlarti, o quanto meno a me così è sembrato.</p>
<p>Tratti vivi e vividi, che danno forma e sembrano parlarti al cuore di un tempo che fu, tratti a volte curvi che nel loro movimento e nel loro pieno realismo riportano alla mente la malinconia di tempi allegri in cui grandi compagnie animavano le case e le strade di un luogo ormai interdetto, per sicurezza, al pubblico da diverso tempo.</p>
<p>Tonino Dionizio espone i suoi quadri nel Centro Sociale di Apice dal 8 al 17 agosto; la mostra è aperta al pubblico.</p>
<p><img class="wp-image-17082 alignleft" alt="mostra api" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/08/mostra-api-224x300.jpg" width="157" height="210" /></p>
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		<title>Nina Iadanza, la bellezza e i &#8220;Giardini aperti&#8221;. Con resoconto della mostra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 14:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Quando l&#8217;arte si muove dal basso per incontrare i suoi fruitori, nessun luogo è più indicato di una dimora privata: soprattutto se la padrona di casa è Nina Iadanza.&#8220;Giardini aperti&#8221; è un&#8217;iniziativa che vuol promuovere incontri liberi, non istituzionali, diretti, tra chi crea e chi, dalla creazione, può trarre gioia e ispirazione.Domenica 28 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span id="yui_3_16_0_1_1412344113283_14393" style="font-size: medium;">[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/tullia-bartolini-autori/">di Tullia Bartolini</a>] Quando l&#8217;arte si muove dal basso per incontrare i suoi fruitori, nessun luogo è più indicato di una dimora privata: soprattutto se la padrona di casa è Nina Iadanza.<br clear="none" />&#8220;Giardini aperti&#8221; è un&#8217;iniziativa che vuol promuovere incontri liberi, non istituzionali, diretti, tra chi crea e chi, dalla creazione, può trarre gioia e ispirazione.<br clear="none" /><br clear="none" />Domenica 28 settembre, siamo stati a Cacciano (BN) e, seguendo la scia delle piccole fiamelle messe a indicare il tragitto, siamo arrivati nel <i id="yui_3_16_0_1_1412344113283_14399">giardino di Nina</i>, cuore pulsante della sua bellissima casa.<br clear="none" />Anche un giardino &#8211; o un&#8217;abitazione &#8211; possono essere opere d&#8217;arte. Almeno quando i loro proprietari, attenti ai percorsi che fanno, si mostrano così sensibili alla bellezza (a questo proposito, mi torna alla mente la casa di Rosa Viola, la produttrice del GAS Arcobaleno che realizza pasta di Senatore Cappelli &#8216;SpigaBruna Bio&#8217;).<br clear="none" /><br clear="none" />L&#8217;idea era quella di unire buon cibo fatto in casa &#8211; meglio evitare la grande distribuzione -, musica e arte, per condividere un tempo non omologato, autentico.<br clear="none" />La serata è stata mite, gradevole, accompagnata anche da un ottimo vino.<br clear="none" /><br clear="none" />In giardino, le installazioni floreali di Maria Pia Cutillo hanno attratto subito la nostra attenzione, per la cura e l&#8217;ingegno con cui lei ha saputo riutilizzare materiale organico e inorganico. In ogni angolo erano collocate le sue composizioni a impatto zero, un vero e proprio inno alla semplicità e alla natura.<br clear="none" />Maria Pia, dopo gli studi filosofici, ha gestito una libreria. Poi, però, è tornata alla terra, da attivista ambientalista quale è sempre stata, studiando l&#8217;orto sinergico e la permacultura.<br clear="none" />&#8220;Gli artisti-ospiti&#8221;, ci ha spiegato lei stessa, &#8221;traggono ispirazione dal carattere e dai segni distintivi della casa, riciclando la materia, dal vivo, in una dimensione condivisa&#8221;.<br clear="none" /><br clear="none" />Ospiti della serata, assieme a Maria Pia, sono stati Maurizio Chiantone, artigiano del suono e artista visivo, contrabbassista, che ci ha fatto dono del suo percorso creativo e musicale, nonché Errico Baldini, fotografo.<br clear="none" /> <br clear="none" />Maurizio ha presentato un&#8217;installazione che rimandava alle onde che propagano i suoni di terra;  Errico ha invece presentato &#8216;Luminosa&#8217;, un racconto in immagini e luoghi davvero suggestivo. <br clear="none" />&#8220;Figure vive nelle cose, oggetti che sono restituzione di memoria, sintesi ed essenza&#8221;, come ci ha spiegato la bella padrona di casa. <br clear="none" /><br clear="none" />Ognuno dei partecipanti alla serata ha portato qualcosa da bere o da mangiare, tutto cibo sano e dolci fatti in casa, senza che siano state utilizzate vettovaglie di plastica e senza inquinare. Si è evitato, così, il caos dei locali, e ci si è potuti abbandonare a una serata multisensoriale che spero si ripeta quanto prima, anche in altri giardini privati.</span><img alt="" src="http://geo.yahoo.com/serv?s=97490487/grpId=78813044/grpspId=559000521/msgId=347/stime=1411731972" width="1" height="1" /><br />
&#8212;</p></blockquote>
<div id="yui_3_16_0_1_1412344113283_22435" style="text-align: justify;"><em>Segue resoconto dell&#8217;evento - a cura degli organizzatori</em><br />
<strong>&#8220;Giardini aperti&#8221; nell&#8217;home gallery di Nina Iadanza, con Mariapia Cutillo, Maurizio Chiantone ed Errico Baldini. </strong><br />
.<br />
Domenica, 28 settembre 2014, nel giardino di casa Iadanza, a Cacciano-Cautano (BN), si sono susseguite una serie di performance con installazioni che hanno visto, come protagonisti, tre artisti locali, Mariapia Cutillo, Maurizio Chiantone, Errico Baldini, ed un nutrito numero di fruitori, tra cui molti alunni del Liceo Scientifico &#8220;Virgilio&#8221;, di Foglianise.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">&#8220;Giardini aperti&#8221;, lo spazio di un&#8217;abitazione privata che è stato aperto per creare un incontro diretto tra artisti-artigiani e fruitori, rappresenta il risultato del primo di una serie di eventi in programma che tendono a valorizzare ulteriormente la bellezza di luoghi ancora quasi intatti e la capacità creativa di chi vi abita nell&#8217;intento di avvicinare ulteriormente le persone, soprattutto i giovani, all&#8217;arte.<br />
Un modo abbastanza innovativo per rendere più accessibile e meno elitaria ogni forma d&#8217;arte, perché l&#8217;arte, in un passaggio epocale così critico come quello che stiamo vivendo, ha una grande responsabilità e promuoverla anche attraverso incontri nelle case, in maniera semplice e umana, ne favorisce la comprensione e la condivisione.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;intento è quello di fare bellezza, di creare armonia, trovare nuovi stimoli, traendo ispirazione dai luoghi, dalle nostre case, fuori dai contesti convenzionali, e lasciandosi contaminare da ogni forma d&#8217;arte.<br />
Aspetto rilevante della serata di domenica scorsa è stato senza dubbio la partecipazione di numerosi ragazzi del locale liceo che hanno avuto un buon feedback dell&#8217;evento.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Nella cornice di un orto-giardino piuttosto selvaggio, con molte piante  e cespugli spontanei, senza prato coltivato, illuminato soprattutto dalla luce fioca di lanterne e candele, si sono ritrovati artisti e fruitori liberamente, senza intermediari, per discutere, creare, per prendersi una piacevole pausa con buon cibo fatto in casa e condiviso.</div>
<div style="text-align: justify;">.<br />
Gli artisti-ospiti che hanno collaborato all&#8217;organizzazione dell&#8217;evento attivandosi in prima persona a partire dalle fasi preliminari, hanno lasciato il segno della loro presenza, traendo ispirazione dal carattere, l’energia e dai segni distintivi del luogo in una dimensione quotidiana e condivisa. Persone semplici e speciali che vivono del loro lavoro e nello stesso tempo riescono a trovare tempo da dedicare alle loro opere.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-34-mariapia-cutillo-cautano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14653" alt="giardini-aperti-34-mariapia cutillo-cautano" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-34-mariapia-cutillo-cautano-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Installazioni dal vivo che coniugano il lavoro quotidiano con la bellezza delle forme attraverso l’utilizzo di materiali “poveri” ma pregnanti di significato sono le opere di <strong>Mariapia Cutillo: </strong>combinazioni di paglia, canne, iuta, bambù, vetri colorati, piante commestibili nate e cresciute nel compost, &#8220;pietre preziose”, frammenti di piatti e orci romani, che l&#8217;autrice raccoglie quando, zappando, trova il suo tesoro.</div>
<div style="text-align: justify;">Creazioni poetiche che uniscono resti del tempo, frammenti di antichi utensili, alle piante e ai fiori con una grazia tutta femminile.<br />
Semplici incroci di canne che sostenevano piante da fiore o ancora le nobili commestibili contenute in sacchi di iuta e il tutto abbellito da piccoli oggetti colorati, legni di scarto, pietre, peperoncini secchi, zucche.</div>
<div style="text-align: justify;">Materiali “poveri”, reperibili nei nostri orti, lungo le strade, facili da trovare a km zero, ma degni di essere usati in installazioni artistiche .</div>
<div style="text-align: justify;">.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-38-maurizio-chiantone-cautano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14655" alt="giardini-aperti-38-maurizio-chiantone-cautano" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-38-maurizio-chiantone-cautano-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a>Con <strong>Maurizio Chiantone</strong> l&#8217;azione diventa lo spazio dove continuare il percorso, on the road, anche inconsapevoli, folli o curiosi o assenti &#8211; evoluzione del suono o evoluzione di qualsiasi forma di vita, e di quanto incida profondamente se non essenzialmente in una possibile metafora di ritorno al primordiale, genetico e archetipico.<br />
Un continuo tentativo di ricostruzione della mia/tua mappatura bio-sensoriale: “Le Vie dei Canti” scriveva Chatwin.<br />
L’azione Artigiana dell’Arte influenza i modelli sociali e trasforma l’ambiente, il mondo, il resto, il tutto e il nulla.<br />
Ri/costruire questa consapevolezza con qualsiasi mezzo, materiale o non, con al centro il suono, cioè l’universo dentro e fuori di noi, che potrà farci ritrovare il senso di un rapporto spazio-tempo scisso dagli usi comuni, comprendere l’unicità delle forme di vita immersi nella prospettiva tridimensionale dell’ecosistema, del macrocosmo e del suono ancestrale, persistente. Esso.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-30-errico-baldini-cautano-e1412352128565.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14650" alt="giardini-aperti-30-errico baldini-cautano" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-30-errico-baldini-cautano-e1412352128565-300x244.jpg" width="300" height="244" /></a>Dalle case degli uccelli appese agli alberi del giardino, in perfetta armonia con lo spazio circostante, <strong>Errico Baldini</strong> ci ha raccontato la sua terra. &#8220;LUMINOSA&#8221;, installazione “Site Specific”, è la sua opera che utilizza i rifugi degli uccelli per contenere suggestive foto d&#8217;ambienti ed atmosfere, sospese nell&#8217;aria e rischiarate dalla luce di tante piccole candele, come tanti piccoli nidi abitati.<br />
Ci ha “illuminato&#8221;, attraverso segni, luoghi, immagini, che una volta interiorizzati trasforma in una sua personale poetica dello sguardo che cerca quello dell&#8217;altro in un tacito dialogo.<br />
Cime di alberi che disegnano uccelli in volo, rocce che si trasformano in lupo, muri in disfacimento che mostrano un volto, nuvole che prendono forma..<br />
Figure vive nelle cose, oggetti restituzioni di memoria, sintesi ed essenza.<br />
Particolare attenzione ha destato un rosone di lampadine colorate, con al centro la foto di un tamburello, sospeso ad un muro di un terrazzo di casa come a ricordare una festa di paese.<br />
Suggestioni dolci e struggenti di un passato mai sopito, ma che nell&#8217;immaginazione rende plausibile ciò che non  è stato né sarà.<br />
Storia di terra, storie di un altro Sud, memoria individuale e insieme collettiva che ci appartiene e si rinnova ad ogni sguardo, ogni scatto.<br />
Per un’arte più etica e meno elitaria, appannaggio di molti e meno escludente, che possa operare un cambiamento decostruendo l&#8217;attuale realtà delle cose e creando coesione e condivisione.<br />
.</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Alla riuscita dell&#8217;evento finale hanno contribuito le seguenti aziende locali:</strong></div>
<div style="text-align: justify;">- NoleggioImpianti di Antonio Benedetto (Cautano);<br />
- Cantine Mustilli (Sant&#8217;Agata de Goti);<br />
- Cantina sociale del Taburno (Foglianise);<br />
- Pasticceria La dolcezza (Foglianise);<br />
- Granchio nero, bar (Foglianise).<br />
.<br />
<strong>Si ringraziano, per la collaborazione,</strong> Rosalba Maio, Brunella Severino, Taryn Ferrentino, Rosalia Biondi, Fiore Penta Faretra, Domenico Rapuano, Adamo Molinaro e Antonio Iadanza.<br />
.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Bio degli artisti ospiti</span><strong><br />
Mariapia Cutillo</strong>, dopo gli studi filosofici, fonda la libreria Theoria a Telese, poi, attivista ambientalista e contadina, torna alla terra studiando l’orto sinergico e la permacultura. Esponente e produttrice del GAS Arcobaleno Benevento e mamma di Max, ospita, nella sua casa rurale, wwoofers da tutto il mondo (giovani e non che viaggiano alloggiando in fattorie in cambio di lavoro ma che scambiano anche entusiasmo, sogni, progetti e cultura con buone pratiche in casa e nell’orto di cui gli host che li ospitano dovrebbero essere generosi nello scambio).<br />
.<br />
<strong>Maurizio Chiantone. </strong>Artigiano del suono e progettista visivo. Dopo gli studi superiori, inizia un percorso di artista-performer multidisciplinare e sensoriale. Contrabbassista.<br />
Frequenta il primo Corso Specialistico in Gestione di Produzione Cinematografica tenuto in rete.<br />
Ottiene un Master di primo livello in Digital Writing alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Firenze.<br />
Si forma professionalmente nel campo della Musica Jazz Contemporanea.<br />
Direttore Artistico del Festival Internazionale Suoni di Terra | Popoli, Ritmi e Danze.<br />
Esperto per l’EACEA Education, Audiovisual and Culture Executive Agency &#8211; Bruxelles| Belgio<br />
Collabora con Audio Engineering Society, Inc. New York<br />
Docente presso alcune Accademie di Belle Arti Italiane: Napoli, Urbino, Roma.<br />
Presidente dell’Associazione Culturale Blu’s / progettazione, promozione e realizzazione di attività artistiche e culturali.<br />
Titolare di Blucode / Studio di Comunicazione e Mixed Media.<br />
Ha presentato wwS &#8211; fil rouge fra il suono e il resto… installazione e sound action.<br />
.<br />
<strong>Errico Baldini</strong>, Islington (GB) 18/08/1963 Vive a Foglianise (BN). Fotografo, videomaker, performer. Partecipa a concorsi, mostre collettive e personali.<br />
Ha frequentato a Napoli:<br />
Laboratorio di “Fotografia Contemporanea”, con Augusto De Luca;<br />
Laboratorio fotografico “Linea di Orizzonte”, con Mario Cresci;<br />
Laboratorio “Zèro de Conduite di Cinema e Teatro”: realizzazione del video nella rappresentazione teatrale “I rifiuti, la Citta’ e la Morte” di R. W. Fassbinder;<br />
Galleria Toledo: realizzazione del cortometraggio “O’Pallone”, vincitore del primo premio all’Anteprima Cinema Indipendente Festival di Bellaria.</div>
<div style="text-align: justify;">-</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Per una visione ottimale delle foto, <strong>cliccare all’interno della foto in testa all’articolo</strong> e, poi (apertasi una nuova finestra), cliccare sulla destra di ogni foto (per andare avanti) o cliccare sulla sinistra della foto (per andare indietro).</span><br />
<span style="color: #993300;">Le foto scorrono più velocemente se si utilizza la rondella del mouse (solo in avanti).</span><br />
<span style="color: #993300;"><strong>E’ sconsigliato</strong> cliccare sulle foto in miniatura che qui seguono.</span></div>
<p style="text-align: justify;"><img alt="" src="http://y.analytics.yahoo.com/fpc.pl?ywarid=515FB27823A7407E&amp;a=10001310322279&amp;js=no&amp;resp=img" width="1" height="1" />
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/10/03/nina-iadanza-la-bellezza-e-i-giardini-aperti-con-resoconto-della-mostra/giardini-aperti-10-nina-iadanza-cautano/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-10-nina-iadanza-cautano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="giardini-aperti-10-nina-iadanza-cautano" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/10/03/nina-iadanza-la-bellezza-e-i-giardini-aperti-con-resoconto-della-mostra/giardini-aperti-12-nina-iadanza-cautano/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-12-nina-iadanza-cautano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="giardini-aperti-12-nina-iadanza-cautano" /></a>
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<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/10/03/nina-iadanza-la-bellezza-e-i-giardini-aperti-con-resoconto-della-mostra/giardini-aperti-19-nina-iadanza-cautano/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/10/giardini-aperti-19-nina-iadanza-cautano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="giardini-aperti-19-nina-iadanza-cautano" /></a>
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