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	<title>Art&#039;Empori &#187; Bene comune</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il Nuovo 23 Novembre per Apice</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 15:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice. Anniversario del terremoto dell’Ottanta. Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico. Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o.jpg"><img class=" wp-image-18360 alignleft" alt="73201892_140906783959423_591644247673798656_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o-223x300.jpg" width="156" height="210" /></a>Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice.</p>
<p>Anniversario del terremoto dell’Ottanta.</p>
<p>Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico.</p>
<p>Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico narrano di un luogo d’amore, di piazze colme di persone, di vicoli dedicati alla socialità, di un paese vigoroso socialmente ed economicamente, un crocevia di persone, animali, fiere e mercati.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o.jpg"><img class="alignright  wp-image-18361" alt="73515729_146673643382737_2582981224301592576_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
<p>Distaccati traumaticamente da quel luogo d’amore la popolazione apicese sembra avere ingabbiato il proprio timore nella cementificazione di case, simulacri di evanescenti status sociali.</p>
<p>La paura del dover riabbandonare i luoghi cari, forse mai elaborata pienamente, ha ridotto la proattività sociale diffidandola con la critica facile o il gioco del terzo escluso.</p>
<p>E’ stato semplice assopire il proprio sentimento di impotenza rispetto alle catastrofi sacrificando le relazioni di quartiere agli imperativi del lavorare e consumare. Il bene comune era diventato una parolaccia, l’impegno sociale uno sbuffo ingiallito di borbottamenti, il tornaconto un alibi delegante.<br />
Oggi questa paralisi sociale piano piano sta cedendo il posto a nuove proattività, a giovani speranze.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o.jpg"><img class=" wp-image-18359 alignleft" alt="71725144_134384994565291_2019940445206872064_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o-300x200.jpg" width="210" height="140" /></a></p>
<p>Quest’anno il 23 novembre sembra portare con sè un auspicio di bene, sarà il giorno in cui si inaugureranno i Mercatini di Natale ad Apice Vecchia.</p>
<p>Un evento che vedrà coinvolto il borgo per diverse settimane fino alla chiusura del periodo natalizio. Dalle esposizioni degli artigiani al presepe vivente, dal vicolo delle “Anime Viandanti” a quello dello street food.<br />
In nome di questa grande manifestazione il borgo da mesi pullula di una nuova energia, le persone hanno ricominciato a popolare le piazze, le erbacce hanno dovuto cedere il passo alle installazioni artistiche, i vicoli si riempiono di voci, i ruderi diventano risorsa d’arte, le persone sembrano uscite dal letargo della bassa reattività, dal timore di affrontare i ricordi di quello che fu!<br />
Credo che il paese stia facendo un salto quantico, questo anche grazie ai figlie e ai nipoti che cresciuti a pane e ricordi hanno avuto, qualche anno fa, il coraggio di scommettere sulle “case carute” e oggi su tutto il borgo, ormai ribattezzato come fantasma. Di fantasma sta rimanendo solo la paura e il ricordo di quell’evento drammatico che ha squarciato la tranquillità di un paese dal quale i cittadini, forse, solo oggi, si stanno riprendendo definitivamente.<br />
Qualcuno ha metaforicamente suonato un flauto magico che ha risvegliato la popolazione: i commercianti di Apice Vecchia si sono costituiti in associazione per organizzare al meglio i Mercatini, hanno chiesto il contributo dei gruppi territoriali e così le associazioni si sono messe insieme per supportare l’evento, le comunicazioni si sono abbeverate di propositività e collaborazione, nuovi sguardi accolgono i turisti, idee fresche prosperano ovunque, nel paese vecchio ed anche nel nuovo che se all’inizio ha visto con dubbio ed invidia la vitalità del vecchio borgo, oggi ne osserva la bontà dell’iniziativa e l’intuizione della collaborazione.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n.jpg"><img class="alignright  wp-image-18362" alt="73409154_142001113849990_1964229771575427072_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a><br />
Mi piace pensare al 23 novembre 2019 come un atto psicomagico, come direbbe Jodorowsky, che le nuove generazioni di Apice stanno offrendo ai loro nonni e genitori per sanare le vecchie ferite della vita.</p>
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		<title>Le pupe di Quaraesima</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se avete un momento libero fatevi un giro per il Fortore, ammirate le meraviglie che la Grande Madre compie in questo periodo dell’anno ai suoi campi. Fermatevi ad osservare la tavolozza di colori con cui dipinge i prati, i campi coltivati in orizzontale e verticale, le distese che si risvegliano dal letargo invernale. Se vi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4363-e1552981129853.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18355" alt="IMG_4363" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4363-e1552981129853-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>Se avete un momento libero fatevi un giro per il Fortore, ammirate le meraviglie che la Grande Madre compie in questo periodo dell’anno ai suoi campi. Fermatevi ad osservare la tavolozza di colori con cui dipinge i prati, i campi coltivati in orizzontale e verticale, le distese che si risvegliano dal letargo invernale.</p>
<p>Se vi capita fermatevi a S. Giorgio la Molara e mentre passeggiate tra i vicoli che profumano di pane, alzate gli occhi al cielo ed osservate forse uno degli ultimi strascichi di antichi riti in cui la cristianità ed il paganesimo si trovano intrecciati.</p>
<p>Sono le bambole di Quaraesima. Appese ai quadrivi, nelle strade, nei quartieri.</p>
<p>Ricordano un periodo di digiuni e penitenze dopo le baldorie del carnevalesche, non a caso, secondo le usanze locali la pupa quaresimale sarebbe la moglie di Carnevale. Per questo viene issata nelle vie del paese il Mercoledì della Ceneri, vestita con gli abiti della tradizione locale e  con il tipico “maccaturo” , il fazzoletto con cui le contadine si coprivano la testa.</p>
<p>I colori del suo abito sono scuri, in ricordo di un periodo di lutto e di purificazione.</p>
<p>Tra le mani un fuso ed un rocchetto con un cespuglio di lana da tessere: sembrano ricordare le  Parche (figure mitologiche) della cultura greca, le quali usavano tessere il filo del fato di ogni essere umano.</p>
<p>Sotto di loro una patata in cui vengono infilzate sette penne, sette come il numero delle domeniche che mancano alla Pasqua.</p>
<p>Di domenica all’imbrunire il vicinato si incontra, e come un rito, scende dall’alto la pupa di Quaraesima.  Un’occasione per fare festa, per concedersi un momento di convivialità per tutti. Ed è interessante sapere che nella tradizione cristiano-orientale, per raggiungere uno stato di purezza totale, era uso digiunare tutti i quaranta giorni che precedevano la Pasqua, escluse le domeniche.</p>
<p>Così, insieme, si toglie la penna che rappresenta la settimana che si è appena conclusa, continuando a fare il conto alla rovescia rispetto al giorno della Resurrezione per i cristiani. La Pasqua religiosa coincide in effetti con il capodanno stagionale della primavera,  che risveglia la Grande Madre dal torpore invernale.</p>
<p>Questa ritualità per qualche anno si era persa a  S. Giorgio la Molara, ma grazie alla volontà di Luigi Biasco, un semplice grande uomo, con la passione per la storia e per le tradizioni locali, che non ha voluto rinunciare ad un suo ricordo di infanzia, è tornata in auge. E’ stato facile risvegliare l’entusiasmo in chi aveva vissuto l’usanza del tempo e che ancora poteva far appello alla memoria e alla nostalgia.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4367-e1552981193769.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-18354" alt="IMG_4367" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4367-e1552981193769-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Il destino ha voluto che pochi giorni dopo  aver conosciuto, insieme ad i miei alunni, la storia della pupa di Quaraesima, appesa al quadrivia poco lontano dalla nostra scuola, venissi a conoscenza di un articolo di  Maria Ivana Tanga, e delle attenzioni antropologiche di Franca Molinaro per scoprire che vari paesi irpini avevano usanze simili.</p>
<p>Mi piace questo aspetto antico, pagano, dalle radici profonde e sacre dei nostri territori e credo sia fondamentale recuperare la memoria di quanto ci era caro. Diventa intrigante scoprirne i significati.</p>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>Piccoli gesti di cura per il territorio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2016 09:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agro Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;I care” diceva don Milani, ossia mi interessi, mi stai a cuore. Queste semplici parole possono riassumere il processo di conoscenza che le maestre della scuola primaria di San Giorgio la Molara insieme con l’associazione Ambiente e Territorio dell’omonimo paese hanno voluto mettere in atto, permettendo ai loro alunni di incuriosirsi rispetto al mondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-18160" alt="fest-alb4" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb4-262x300.jpg" width="183" height="210" /></p>
<p>&#8220;I care” diceva don Milani, ossia mi interessi, mi stai a cuore.</p>
<p>Queste semplici parole possono riassumere il processo di conoscenza che le maestre della scuola primaria di San Giorgio la Molara insieme con l’associazione Ambiente e Territorio dell’omonimo paese hanno voluto mettere in atto, permettendo ai loro alunni di incuriosirsi rispetto al mondo delle piante aromatiche quali alloro, rosmarino, malva, finocchietto selvatico, e origano.</p>
<p>Piante che fino a qualche settimana fa per molti erano categorizzabili come semplici erbe, se non addirittura erbacce. Il processo di conoscenza ha permesso loro di affacciarsi al mondo dei ricordi popolari, delle tradizioni degli anziani che sono stati intervistati in questi giorni, in questo modo ciò che prima veniva ignorato poiché non conosciuto oggi è divenuto qualcosa di interessante da proteggere e da tenere a cuore.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb-6.jpg"><img class=" wp-image-18164 alignleft" alt="fest-alb-6" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb-6-168x300.jpg" width="118" height="210" /></a></p>
<p>Soprattutto per questo motivo gli studenti si sono preoccupati di raccogliere dai saperi antichi delle proprie nonne ricette di decotti, tisane, dolci, pizze e quanto altro è stato possibile intercettare dalla memoria storica di un paese e custodirlo in una raccolta che è stata donata all’associazione su citata che da anni si preoccupa di tutelare l’ambiente e promuovere la cura della natura nell’incantevole paesaggio san Giorgese.</p>
<p><img class=" wp-image-18163 alignright" alt="fes-alb-5" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fes-alb-5-300x225.jpg" width="210" height="158" /></p>
<p>Questo semplice lavoro ha inoltre offerto l’occasione di riflettere su quanto la natura gratuitamente possa offrire in termini di cura a chi sa cercare e conosce, un sapere nascosto dalla propaganda della farmacopea industriale che si è presa l’onere ingiusto di relegarlo ai margini della magia o semplicemente lasciato all’oblio della noncuranza e del disimpegno.<br />
Un piccolo cambiamento dal basso che parte dalla consapevolezza delle risorse del proprio territorio, dalla promozione dell’ambiente, dall’apprezzare la biodiversità dei luoghi, dal senso di responsabilità e proattività che passa dalla aver cura di quanto si ha intorno senza dare per scontato neppure le erbacce.<br />
Tutto ciò grazie all’occasione della festa dell’albero che ogni anno viene proposta dall’associazione Ambiente e Territorio di San Giorgio la Molara, con il patrocinio del Comune e l’impegno delle docenti che con iniziative diverse cercano di educare le giovani generazioni a promuovere atti di amore per il territorio.</p>
<p>La giornata si è conclusa con al messa a dimora di due Aceri e la promessa da parte del sindaco di piantare alberi per ogni bambino che nasce nel paese!</p>
<p><img class=" wp-image-18162 alignleft" alt="fest-alb2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb2-300x225.jpg" width="210" height="158" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Chiana Festival” l&#8217;arte della chiacchiera proattiva.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 18:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni. Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18076" alt="chiana1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1-200x300.jpg" width="140" height="210" /></a>[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni.</p>
<p>Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere più piacevole l’usanza delle serate estive di mettersi davanti casa a prendere fresco scambiando una chiacchiera con il vicino.<br />
E’ bastata l’idea di dipingere le vecchie sedie esposte al sole o chiuse in cantina per rendere variopinto il quartiere.</p>
<p>La piacevolezza dell’arte decorativa ha permesso di dipingere le sedie con l’aggiunta di un “commento” o un twit diretto all’ampiezza del mondo o alla strettezza del vicinato.</p>
<p>Ciascuno si è prodigato secondo il proprio saper fare, alcuni hanno dipinto, altri ricamato, qualcuno si è dedicato a pizzi e merletti, altri hanno riciclato ruote per inventare estrose sedute.<br />
Dopo cena, spenti tablet e televisione, le persone rianimano il vicolo con le loro voci, mentre i bambini giocano come una volta sotto lo sguardo attento di nonni, zii e vicini.</p>
<p><img class=" wp-image-18077 alignright" alt="chiana2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana2-224x300.jpg" width="157" height="210" />Qualche fotografo ha definito come street art l’evoluzione artistica di questa esperienza.</p>
<p>Un piccolo cambiamento dal basso, un gesto di proattività che ciascuno ha voluto compiere senza delega.<br />
La proattività è la possibilità di diventare protagonisti e attori di cambiamento, è la capacità di far accadere delle cose piuttosto che adattarsi e attendere.<br />
Dunque gli abitanti della“Chiana” sono divenuti pro-attivisti capaci di esprimere creativamente la propria idea di territorio partendo dai bisogni personali e di quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18078" alt="chiana3" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a>Così facendo hanno rivalutato la strada quale bene relazionale, fatto di amicizie concrete e non virtuali, di scambi sociali e non bacheche, di trambusto e confusione, di chiacchere a volte pungenti, di sguardi, sorrisi e condivisioni.</p>
<p>Un &#8220;festival&#8221; di buone pratiche necessarie a combattere l’individualismo e la pochezza rassicurante delle relazioni virtuali.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18079" alt="chiana clown" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown-225x300.jpg" width="158" height="210" /></a></p>
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		<title>L’Educazione Visiva per prevenire e curare i disturbi della vista.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 09:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D&#8217;Antonio] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva. . Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16712" alt="Occhi_012" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg" width="368" height="277" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/carmela-dantonio-autori-di-artempori/" target="_blank">Carmela D&#8217;Antonio</a>] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva.<br />
.<br />
Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui viene riscontrata la Miopia, cioè un difetto della vista che non permette di vedere la lontano. Purtroppo con la crescita, la miopia di Arianna aumenta sempre di più, fino ad arrivare durante i suoi 24 anni ad una diagnosi di eventuale cecità dovuta non solo all’aggravarsi della miopia ma anche ad un conseguente distacco della retina. Preoccupata, timorosa, ma decisa a non arrendersi, comincia a cercare su internet qualcosa di alternativo che potesse darle comunque qualche speranza.<br />
Così si è imbattuta in un libro di De Angelis dal titolo “Come sono guarito dalla miopia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le si apre un modo, comincia a consapevolizzare le cattive abitudini a cui la vita moderna sottopone la vista e comprende quanto l’adattamento a stili di vita poco naturali, le luci artificiali, gli ambienti chiusi e quindi poco consoni all’uomo stanno creando nuovi adattamenti nella specie, impigrendo alcune potenzialità dei nostri occhi.<br />
Comincia ad occuparsi di igiene visiva, la pratica ogni giorno nella sua vita, inizia a fare dei semplici esercizi per rieducare i suoi occhi ad uno sguardo sano ed il più possibile naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Associa a tutto questo consigli di altri esperti e ne costituisce una sorta di metodo, che ha chiamato Power Vision System, un metodo fatto di un approccio naturale ed olistico, che le ha permesso in alcuni anni di recuperare ben quattro diottrie.<br />
Arianna ha voluto condividere la sua esperienza in un sito, in cui spiega il metodo che lei ha adottato, gli esercizi, e i vari training oltre che a norme di igiene visiva e tanto altro. Si è specializzata in questo settore e ne è diventata promotrice infatti nel suo sito sono spiegati in modo preciso anche attraverso video tutorial gli esercizi che chiunque potrebbe fare.<br />
Il sito lo trovate all’indirizzo <a href="www.miglioralatuavista.it" target="_blank">www.miglioralatuavista.it</a><br />
Ho voluto condividere tutto questo con voi, perché credo sia necessario fare informazione producendo un cambiamento dal basso che ha del magnifico quando ci permette di educare, di prevenire e di curarci.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Avere a cuore il mondo. Il libro di Carmela Longo: dalla psicologia individuale al bene comune</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Aug 2013 13:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune. La Psicologia è chiamata oggi a una sfida epocale, che chiede di uscire fuori da una nicchia elitaria e di  rendere la professione di psicologo più visibile, apprezzata, socialmente considerata e soprattutto utile in questo terzo millennio:  è  questo il progetto-sogno che con tanti colleghi dell&#8217;Ordine [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><i><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-7990" alt="avere a cuore il mondo carmela longo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.png" width="210" height="256" /></a>Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune.</i></p>
<p>La Psicologia è chiamata oggi a una sfida epocale, che chiede di uscire fuori da una nicchia elitaria e di  rendere la professione di psicologo più visibile, apprezzata, socialmente considerata e soprattutto utile in questo terzo millennio:  è  questo il progetto-sogno che con tanti colleghi dell&#8217;Ordine degli Psicologi Campani  stiamo coltivando. Lo spirito della colleganza deve essere riscoperto soprattutto nel nostro Paese, per fare in modo che  gli idealisti non si chiudano nelle quattro pareti del proprio studio o all&#8217;interno di un servizio.  Chiudersi equivale a dare spazio agli opportunisti, che non temono violenza e aggressività,  lasciando che occupino  lo spazio lasciato vuoto soprattutto nella cosa pubblica. Nella nostra disciplina dovremmo sentirci tutti in dovere, indistintamente, di essere psicologi della responsabilità sociale<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p>E questo è lo stimolo  principale di questo libro: raccogliere le energie belle e positive dei tanti  attivisti nel mondo dell&#8217;associazionismo, del volontariato e nel mondo professionale che si incontrano fattivamente ogni giorno. <i>Avere a cuore il mondo comune</i> si può declinare  così nella capacità di mettere in rete il pensiero forte e creativo di una professione bellissima e di quelli che la praticano, con competenza, passione, rispetto. La promozione della giustizia sociale, la  cultura dell&#8217;equità e della pacifica convivenza tra tutte le persone, non è un&#8217;utopia, e si può senz&#8217;altro lavorare insieme per costruire un mondo migliore, utilizzando le conoscenze psicologiche, pedagogiche e psicosociali.</p>
<p><em><b>Presentazione di Raffaele Felaco, associazione psicologi per la responsabilità sociale</b></em></p>
<div>&#8212;&#8211;</p>
<div>
<p><strong>Prefazione dell&#8217;autrice</strong></p>
</div>
</div>
<p><i>Questo libro nasce dal desiderio di condividere alcuni dei punti fermi che ritengo fondamentali come cittadina di una comunità locale e globale, e come psicologa psicoterapeuta. Il qui ed ora del nostro periodo storico è drammatico per le scelte e le omissioni scellerate che come singoli e come comunità facciamo,   spingendo il pianeta al collasso e i legami sociali alla disgregazione, nel quadro di un modello di sviluppo semplicemente folle, come è quello occidentale.</i></p>
<p><i>Le considerazioni vogliono essere, dunque, trasversali, e raccogliere alcuni dei possibili fattori comuni che ci legano e che dovrebbero guidare i nostri passi, come cittadini e come persone che lavorano nei campi più disparati, e a maggior ragione come professionisti nella relazione d&#8217;aiuto.</i></p>
<p><i>Lo snodo potrebbe avvenire grazie all&#8217;impegno comune lungo tre assi fondamentali: <b>ecologia economica,</b>  <b>ecologia delle relazioni</b> ed <b>ecologia ambientale,</b> nell&#8217;ottica di quella che gli indiani d&#8217;America praticavano già da un pezzo, cioè l&#8217;<b>ecologia profonda</b>.</i></p>
<p><i>Mi auguro che queste considerazioni  risultino  utili anche a coloro che, nel mondo del volontariato e dell&#8217;impegno civico, possono beneficiare dei numerosi input che offre la Psicologia, specialmente nel campo della risoluzione dei conflitti e nella costruzione di relazioni nutritive e di scambio significativo. Allo stesso modo, spero  solleciti gli operatori che a vario titolo rientrano nell&#8217;area psicologica, a espandere la loro ottica, affinché sia finalizzata ad un bene più grande, che vada oltre il singolo o il gruppo, per abbracciare una  azione olistica del <b>prendersi cura di sé, degli altri e della Terra. </b></i></p>
<p><b>&#8212;</b></p>
<p><b>Introduzione dell&#8217;autrice</b></p>
<p>Nel mio percorso ho  maturato la consapevolezza  che  la Psicologia, come tutte le discipline, debba dare forte il suo contributo per costruire un mondo migliore. I sentieri che si sono succeduti, di cui alcuni fortuiti, subito dopo la laurea, mi hanno portato a credere ogni giorno di più in questo impegno, e ad assecondare anche le variazioni, i moti che non dipendevano da me. Quando nel 1993 entrai di ruolo nel servizio tossicodipendenze<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn1">[1]</a> ebbi una sorta di rigetto. Era un campo che non mi era mai interessato, i primi periodi ho somatizzato molto e mi facevano letteralmente male gli incavi delle braccia. Ho avuto però la fortuna di lavorare in un posto dove i ragazzi, vecchi e nuovi alle droghe, avevano modo di esprimere a fondo le loro emozioni e lavorare sui propri vissuti. Ricordo ancora il mio primo cerchio con loro: in mezzo a noi, al centro, una pentola col coperchio sopra; chi se la sentiva, poteva dire quello che c’era nella pentola. Tanti occhi lucidi, qualcuno non ce la faceva e si alzava mandando al diavolo tutti. Io pensavo a quello che c’era per me, nella pentola: le lacrime che mi venivano erano <i>mie</i>, e quello era solo un assaggio della nostra comune umanità. La mia opposizione interna al lavoro nel Ser.T., dunque, è durata poco: ogni giorno era per me un’occasione per conoscermi meglio, per lavorare sui dogmi ancora così presenti in me, tra cui quello della gratitudine: “<i>come</i>”, mi chiedevo, “<i>qua neanche un grazie, neanche un riconoscimento?!</i>”. Dopo anni in uno studio privato, abituata ormai a un ruolo sentito e riconosciuto  come forte, dovevo confrontarmi con squalifiche e irriverenti mancanze. Una bella lezione di misura.</p>
<p>Lavoro ancora nelle dipendenze patologiche,  amo il mio lavoro, mi intriga e mi appassiona man mano che prendo contatto con la mia umanità, e questo mi porta a stare più vicina agli altri, talvolta con rabbia e con senso di impotenza, ma sempre presente, qui ed ora.</p>
<p>In più da qualche anno si è aggiunta, altrettanto fortunosamente, la via del clown, e con questa un grande interesse per tutti gli aspetti legati alla psicologia delle emergenze e delle catastrofi. Il mio occhio del cuore è volto, soprattutto, alla ripresa dopo le catastrofi interiori, nonostante e oltre quel senso di disfacimento interno che ci coglie, tutti, in momenti particolarmente drammatici e intollerabili con le nostre sole forze: “<i>Questa capacità di amare la conserviamo dentro di noi acuta e prepotente, ma nascosta e sepolta sotto le macerie<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn2"><b>[2]</b></a></i>”.</p>
<p>Determinante, fortissima e pregnante è stata per me l&#8217;esperienza in Abruzzo come clown nelle tendopoli. Io tutto questo non lo avevo messo in conto, ma vedo che il filo comune che lega le onde esperienziali e le tonalità emotive, per esempio anche dell&#8217;impegno nella comunità in cui vivo, tutto questo, appunto, è raccordato da un profondo amore, energia e passione, un provare ad esserci totalmente, perché è questo forse il solo momento che dipende interamente da me.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è chiaro (e deve catalizzare tutte le nostre forze), il mezzo lo dobbiamo un po’  assecondare  là dove la vita ci presenta situazioni che  non avevamo messo in conto o che addirittura non gradiamo.</p>
<p>In questo cammino non dobbiamo lasciarci soppiantare dal senso di impotenza che ci coglie guardando quello che succede ogni giorno: è abbagliante il disimpegno morale nelle nostre comunità, la disaffezione, l’incapacità di prendersi veramente a cuore il mondo comune.</p>
<p>L’<b>urgenza</b> è data dalla improrogabilità di una presa di coscienza  rispetto alla drammaticità dell’attuale momento storico a livello globale. Buona parte dell&#8217;umanità vive in <i>condizioni inumane</i> anche a  causa del modello di sviluppo occidentale. <i>L&#8217;economia basata sul PIL è un&#8217;economia violenta.</i> E’ urgente andare verso la sobrietà, la decrescita e verso una economia solidale, rispettosa cioè di tutti i diritti umani e che contempli un equo accesso alle risorse e una ridistribuzione della ricchezza. E’ urgente  liberarsi dall’anatema: “<i>Devi consumare per essere</i>”, tipico di una società drogastica del sempre più sempre più, che non vede il valore del limite.</p>
<p>E’ necessario  leggere i segnali  incalzanti che ci vengono dalle <b>insorgenze</b> anche in questa parte del mondo: sommovimenti sociali, polarizzazione benessere/malessere socio economico, movimenti auto organizzati, anche di lotta non violenta e disobbedienza civile. In particolare, ogni insorgenza porta con sé una quota considerevole di energia sociale, cioè di informazione, che spinge il sistema a fare un salto di qualità, a rispondere in modo nuovo a problemi vecchi (che è l’essenza della creatività). Le comunità devono  sviluppare la capacità di <i>holding<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn3"><b><b>[3]</b></b></a> e di ricomposizione non violenta dei conflitti, </i>la capacità di ascolto reciproco individuale, gruppale,  canalizzando la rabbia e l&#8217;indignazione in una direzione costruttiva, che aiuti a capire fino in fondo quali sono i problemi. In una parola,  le comunità devono sviluppare  una <b>presenza</b><b> </b>consapevole e responsabile in questo mondo, e nel tempo che ci è dato. Tale presenza implica l&#8217;<i>accoglimento delle diversità</i>, ben consapevoli che i regimi (anche quelli che esportano democrazia con la forza) hanno paura delle diversità. I regimi hanno bisogno non di <i>diverse</i> <i>abilità</i>, ma di abilità schedate e prevedibili, e le medicine, le psicologie, le psichiatrie, le terapie spesso hanno convalidato queste  derive ontologiche, parlando di una <i>fantomatica  normalità</i>. In nome della normalità si  giustificano  crimini e camice di forza.</p>
<p>Accogliere le diversità è nutritivo: <i>la radice è diversa dalla chioma eppure appartiene a un unico albero</i>. Non dobbiamo avere  paura e forse neanche coraggio. Piuttosto, cerchiamo la bellezza:  James Hillman, filosofo e psicoterapeuta junghiano, fondatore del Dallas Institute of Humanities and Culture, affermava: ”<i>Se i cittadini si rendessero conto della loro fame di bellezza, ci sarebbe ribellione per le strade</i>.”<a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftn4">[4]</a>   Riconciliamoci con l&#8217;energia del cosmo, con quello che, in particolari momenti di grazia, possiamo sentire sulla nostra pelle come amore puro, battito divino. L’<b>immy</b> <b>ruah.</b> La nostra vita ora è qui, su questa terra, con le persone che incontriamo ogni giorno, e con quelle con cui condividiamo il cielo. Voglio credere che saremo capaci di ritrovarci per costruire veramente un mondo migliore, attingendo alla nostra comune umanità, e al legame indissolubile con  questo tempo, con questi luoghi, e con tutte le creature, animate e “inanimate”, con cui condividiamo la nostra <i>terrietà</i>. Più che formare, dunque, mi auguro che  si possa <i>sformare</i>, per aprire spazi di <i>porosità</i>, spazi di <i>libertà, </i>degni di accogliere<i> l&#8217;anima del mondo.</i></p>
<h4>Carmela Longo</h4>
<p><em>&#8212;</em></p>
<p><em>Carmela Longo, Avere a cuore il mondo. Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune, Edizioni La Meridiana, Molfetta, 2013, pp. 96, euro 15,00.<br />
</em><a href="http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861533769">http://www.lameridiana.it/SchedeDettaglio/DettaglioPubblicazione/tabid/61/Default.aspx?isbn=9788861533769</a></p>
<p>Per visionare alcune pagine:<br />
<a href="http://issuu.com/meridiana/docs/avere_a_cuore_il_mondo?workerAddress=ec2-23-22-73-198.compute-1.amazonaws.com">http://issuu.com/meridiana/docs/avere_a_cuore_il_mondo?workerAddress=ec2-23-22-73-198.compute-1.amazonaws.com</a></p>
<p>&#8212;</p>
<div>
<div>
<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref1">[1]</a>      Oggi Unità Operative per le Dipendenze Patologiche</em></p>
</div>
<div>
<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref2">[2]</a>      Paoli A., La pazienza del nulla, Chiarelettere ed., Milano, 2012, pag.38.</em></p>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref3">[3]</a>      Letteralmente sostegno: il termine è stato usato da Winnicott per indicare la capacità della madre di “tenere in braccio la situazione”, contenere il bambino nelle sue manifestazioni emotive, facendo in modo che non ne resti schiacciato, ma aiutando a canalizzarle.</em></p>
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<p><em><a title="" href="/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/sintesi%20LIBRO.doc#_ftnref4">[4]</a>    Hillman J., Politica della bellezza, Moretti e Vitali ed., Bergamo, 2002, pag.13.</em></p>
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			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/08/04/avere-a-cuore-il-mondo-il-libro-di-carmela-longo-dalla-psicologia-individuale-al-bene-comune/feed/</wfw:commentRss>
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