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	<title>Art&#039;Empori &#187; biodiversità culturale</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il Nuovo 23 Novembre per Apice</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 15:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice. Anniversario del terremoto dell’Ottanta. Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico. Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o.jpg"><img class=" wp-image-18360 alignleft" alt="73201892_140906783959423_591644247673798656_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o-223x300.jpg" width="156" height="210" /></a>Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice.</p>
<p>Anniversario del terremoto dell’Ottanta.</p>
<p>Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico.</p>
<p>Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico narrano di un luogo d’amore, di piazze colme di persone, di vicoli dedicati alla socialità, di un paese vigoroso socialmente ed economicamente, un crocevia di persone, animali, fiere e mercati.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o.jpg"><img class="alignright  wp-image-18361" alt="73515729_146673643382737_2582981224301592576_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
<p>Distaccati traumaticamente da quel luogo d’amore la popolazione apicese sembra avere ingabbiato il proprio timore nella cementificazione di case, simulacri di evanescenti status sociali.</p>
<p>La paura del dover riabbandonare i luoghi cari, forse mai elaborata pienamente, ha ridotto la proattività sociale diffidandola con la critica facile o il gioco del terzo escluso.</p>
<p>E’ stato semplice assopire il proprio sentimento di impotenza rispetto alle catastrofi sacrificando le relazioni di quartiere agli imperativi del lavorare e consumare. Il bene comune era diventato una parolaccia, l’impegno sociale uno sbuffo ingiallito di borbottamenti, il tornaconto un alibi delegante.<br />
Oggi questa paralisi sociale piano piano sta cedendo il posto a nuove proattività, a giovani speranze.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o.jpg"><img class=" wp-image-18359 alignleft" alt="71725144_134384994565291_2019940445206872064_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o-300x200.jpg" width="210" height="140" /></a></p>
<p>Quest’anno il 23 novembre sembra portare con sè un auspicio di bene, sarà il giorno in cui si inaugureranno i Mercatini di Natale ad Apice Vecchia.</p>
<p>Un evento che vedrà coinvolto il borgo per diverse settimane fino alla chiusura del periodo natalizio. Dalle esposizioni degli artigiani al presepe vivente, dal vicolo delle “Anime Viandanti” a quello dello street food.<br />
In nome di questa grande manifestazione il borgo da mesi pullula di una nuova energia, le persone hanno ricominciato a popolare le piazze, le erbacce hanno dovuto cedere il passo alle installazioni artistiche, i vicoli si riempiono di voci, i ruderi diventano risorsa d’arte, le persone sembrano uscite dal letargo della bassa reattività, dal timore di affrontare i ricordi di quello che fu!<br />
Credo che il paese stia facendo un salto quantico, questo anche grazie ai figlie e ai nipoti che cresciuti a pane e ricordi hanno avuto, qualche anno fa, il coraggio di scommettere sulle “case carute” e oggi su tutto il borgo, ormai ribattezzato come fantasma. Di fantasma sta rimanendo solo la paura e il ricordo di quell’evento drammatico che ha squarciato la tranquillità di un paese dal quale i cittadini, forse, solo oggi, si stanno riprendendo definitivamente.<br />
Qualcuno ha metaforicamente suonato un flauto magico che ha risvegliato la popolazione: i commercianti di Apice Vecchia si sono costituiti in associazione per organizzare al meglio i Mercatini, hanno chiesto il contributo dei gruppi territoriali e così le associazioni si sono messe insieme per supportare l’evento, le comunicazioni si sono abbeverate di propositività e collaborazione, nuovi sguardi accolgono i turisti, idee fresche prosperano ovunque, nel paese vecchio ed anche nel nuovo che se all’inizio ha visto con dubbio ed invidia la vitalità del vecchio borgo, oggi ne osserva la bontà dell’iniziativa e l’intuizione della collaborazione.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n.jpg"><img class="alignright  wp-image-18362" alt="73409154_142001113849990_1964229771575427072_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a><br />
Mi piace pensare al 23 novembre 2019 come un atto psicomagico, come direbbe Jodorowsky, che le nuove generazioni di Apice stanno offrendo ai loro nonni e genitori per sanare le vecchie ferite della vita.</p>
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		<title>Le pupe di Quaraesima</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se avete un momento libero fatevi un giro per il Fortore, ammirate le meraviglie che la Grande Madre compie in questo periodo dell’anno ai suoi campi. Fermatevi ad osservare la tavolozza di colori con cui dipinge i prati, i campi coltivati in orizzontale e verticale, le distese che si risvegliano dal letargo invernale. Se vi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4363-e1552981129853.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18355" alt="IMG_4363" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4363-e1552981129853-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>Se avete un momento libero fatevi un giro per il Fortore, ammirate le meraviglie che la Grande Madre compie in questo periodo dell’anno ai suoi campi. Fermatevi ad osservare la tavolozza di colori con cui dipinge i prati, i campi coltivati in orizzontale e verticale, le distese che si risvegliano dal letargo invernale.</p>
<p>Se vi capita fermatevi a S. Giorgio la Molara e mentre passeggiate tra i vicoli che profumano di pane, alzate gli occhi al cielo ed osservate forse uno degli ultimi strascichi di antichi riti in cui la cristianità ed il paganesimo si trovano intrecciati.</p>
<p>Sono le bambole di Quaraesima. Appese ai quadrivi, nelle strade, nei quartieri.</p>
<p>Ricordano un periodo di digiuni e penitenze dopo le baldorie del carnevalesche, non a caso, secondo le usanze locali la pupa quaresimale sarebbe la moglie di Carnevale. Per questo viene issata nelle vie del paese il Mercoledì della Ceneri, vestita con gli abiti della tradizione locale e  con il tipico “maccaturo” , il fazzoletto con cui le contadine si coprivano la testa.</p>
<p>I colori del suo abito sono scuri, in ricordo di un periodo di lutto e di purificazione.</p>
<p>Tra le mani un fuso ed un rocchetto con un cespuglio di lana da tessere: sembrano ricordare le  Parche (figure mitologiche) della cultura greca, le quali usavano tessere il filo del fato di ogni essere umano.</p>
<p>Sotto di loro una patata in cui vengono infilzate sette penne, sette come il numero delle domeniche che mancano alla Pasqua.</p>
<p>Di domenica all’imbrunire il vicinato si incontra, e come un rito, scende dall’alto la pupa di Quaraesima.  Un’occasione per fare festa, per concedersi un momento di convivialità per tutti. Ed è interessante sapere che nella tradizione cristiano-orientale, per raggiungere uno stato di purezza totale, era uso digiunare tutti i quaranta giorni che precedevano la Pasqua, escluse le domeniche.</p>
<p>Così, insieme, si toglie la penna che rappresenta la settimana che si è appena conclusa, continuando a fare il conto alla rovescia rispetto al giorno della Resurrezione per i cristiani. La Pasqua religiosa coincide in effetti con il capodanno stagionale della primavera,  che risveglia la Grande Madre dal torpore invernale.</p>
<p>Questa ritualità per qualche anno si era persa a  S. Giorgio la Molara, ma grazie alla volontà di Luigi Biasco, un semplice grande uomo, con la passione per la storia e per le tradizioni locali, che non ha voluto rinunciare ad un suo ricordo di infanzia, è tornata in auge. E’ stato facile risvegliare l’entusiasmo in chi aveva vissuto l’usanza del tempo e che ancora poteva far appello alla memoria e alla nostalgia.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4367-e1552981193769.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-18354" alt="IMG_4367" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/03/IMG_4367-e1552981193769-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Il destino ha voluto che pochi giorni dopo  aver conosciuto, insieme ad i miei alunni, la storia della pupa di Quaraesima, appesa al quadrivia poco lontano dalla nostra scuola, venissi a conoscenza di un articolo di  Maria Ivana Tanga, e delle attenzioni antropologiche di Franca Molinaro per scoprire che vari paesi irpini avevano usanze simili.</p>
<p>Mi piace questo aspetto antico, pagano, dalle radici profonde e sacre dei nostri territori e credo sia fondamentale recuperare la memoria di quanto ci era caro. Diventa intrigante scoprirne i significati.</p>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>Piccoli gesti di cura per il territorio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2016 09:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Agro Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#8220;I care” diceva don Milani, ossia mi interessi, mi stai a cuore. Queste semplici parole possono riassumere il processo di conoscenza che le maestre della scuola primaria di San Giorgio la Molara insieme con l’associazione Ambiente e Territorio dell’omonimo paese hanno voluto mettere in atto, permettendo ai loro alunni di incuriosirsi rispetto al mondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-18160" alt="fest-alb4" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb4-262x300.jpg" width="183" height="210" /></p>
<p>&#8220;I care” diceva don Milani, ossia mi interessi, mi stai a cuore.</p>
<p>Queste semplici parole possono riassumere il processo di conoscenza che le maestre della scuola primaria di San Giorgio la Molara insieme con l’associazione Ambiente e Territorio dell’omonimo paese hanno voluto mettere in atto, permettendo ai loro alunni di incuriosirsi rispetto al mondo delle piante aromatiche quali alloro, rosmarino, malva, finocchietto selvatico, e origano.</p>
<p>Piante che fino a qualche settimana fa per molti erano categorizzabili come semplici erbe, se non addirittura erbacce. Il processo di conoscenza ha permesso loro di affacciarsi al mondo dei ricordi popolari, delle tradizioni degli anziani che sono stati intervistati in questi giorni, in questo modo ciò che prima veniva ignorato poiché non conosciuto oggi è divenuto qualcosa di interessante da proteggere e da tenere a cuore.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb-6.jpg"><img class=" wp-image-18164 alignleft" alt="fest-alb-6" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb-6-168x300.jpg" width="118" height="210" /></a></p>
<p>Soprattutto per questo motivo gli studenti si sono preoccupati di raccogliere dai saperi antichi delle proprie nonne ricette di decotti, tisane, dolci, pizze e quanto altro è stato possibile intercettare dalla memoria storica di un paese e custodirlo in una raccolta che è stata donata all’associazione su citata che da anni si preoccupa di tutelare l’ambiente e promuovere la cura della natura nell’incantevole paesaggio san Giorgese.</p>
<p><img class=" wp-image-18163 alignright" alt="fes-alb-5" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fes-alb-5-300x225.jpg" width="210" height="158" /></p>
<p>Questo semplice lavoro ha inoltre offerto l’occasione di riflettere su quanto la natura gratuitamente possa offrire in termini di cura a chi sa cercare e conosce, un sapere nascosto dalla propaganda della farmacopea industriale che si è presa l’onere ingiusto di relegarlo ai margini della magia o semplicemente lasciato all’oblio della noncuranza e del disimpegno.<br />
Un piccolo cambiamento dal basso che parte dalla consapevolezza delle risorse del proprio territorio, dalla promozione dell’ambiente, dall’apprezzare la biodiversità dei luoghi, dal senso di responsabilità e proattività che passa dalla aver cura di quanto si ha intorno senza dare per scontato neppure le erbacce.<br />
Tutto ciò grazie all’occasione della festa dell’albero che ogni anno viene proposta dall’associazione Ambiente e Territorio di San Giorgio la Molara, con il patrocinio del Comune e l’impegno delle docenti che con iniziative diverse cercano di educare le giovani generazioni a promuovere atti di amore per il territorio.</p>
<p>La giornata si è conclusa con al messa a dimora di due Aceri e la promessa da parte del sindaco di piantare alberi per ogni bambino che nasce nel paese!</p>
<p><img class=" wp-image-18162 alignleft" alt="fest-alb2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/11/fest-alb2-300x225.jpg" width="210" height="158" /></p>
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		<title>Il mio è un negozio indipendente&#8230; dall&#8217;inglese. Costi occulti dell&#8217;omologazione e costi artistici dell&#8217;esperienzialità</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/10/il-mio-e-un-negozio-indipendente-dallinglese-costi-occulti-dellomologazione-e-costi-artistici-dellindipendenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 23:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.EcoVicinanza-Distretto]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[Costi artistici e creativi]]></category>
		<category><![CDATA[costi artistici esperienziali]]></category>
		<category><![CDATA[costi creativi]]></category>
		<category><![CDATA[costi occulti]]></category>
		<category><![CDATA[diffusione della lingua inglese]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho qui inserito queste mie considerazioni per confrontarmi con gli amici di bMagazine, autori geniali del video “Benevento spicc inglisc”. Se non lo avete guardato, vi consiglio di farlo: è esilarante e ben realizzato. E’ godibile nella recitazione e nel montaggio, ma non ne condivido il messaggio, quando ironizza sulla scarsa conoscenza della lingua inglese [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><i>Ho qui inserito queste mie considerazioni per confrontarmi con gli amici di bMagazine, autori geniali del video “<a href="http://www.bmagazine.info/it/archivio/video/4274-benevento-spicc-inglisc-la-citta-unesco-e-pronta-per-il-turismo-internazionale" target="_blank">Benevento spicc inglisc</a>”. Se non lo avete guardato, vi consiglio di farlo: è esilarante e ben realizzato. E’ godibile nella recitazione e nel montaggio, ma non ne condivido il messaggio, quando ironizza sulla scarsa conoscenza della lingua inglese nella nostra comunità territoriale. </i></p>
<p style="text-align:justify;"><b>Il mio è un negozio indipendente&#8230; dalla lingua inglese</b><strong><br />
</strong><em>Costi occulti dell&#8217;omologazione e costi artistici dell&#8217;indipendenza, della creatività e dell&#8217;esperienzialità.</em><strong><br />
</strong><em id="__mceDel"><i>E’ opportuno agevolare un nuovo modello di sviluppo o è più comodo individuare capri espiatori per non mettere in discussione un modello di sviluppo ormai superato?</i></em></p>
<p style="text-align:justify;">di Alessio Masone</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/inglese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6213" alt="inglese" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/inglese.jpg" width="256" height="134" /></a>Di domenica, quando sono in un’altra città e trovo i negozi chiusi, la prima sensazione è quella di delusione. Poi, facendo mente locale, comprendo che sono nel posto giusto perché realizzo che quel luogo è autentico come la mia Benevento. Quel disagio di trovare tutti gli esercizi commerciali chiusi è un limite ma anche il segno inequivocabile che quella è una città autentica: non uno di quei “non luoghi” per turisti mordi e fuggi a cui vendere una rappresentazione di città, ma un luogo di chi la vive quotidianamente e non in quanto comparsa di un presepe vivente perpetuo.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta ho visitato l’isola di Ischia. I ristoranti sulla costa, frequentati da frotte di turisti, proponevano tutti la stessa tipologia di menù: quello che il turista si aspettava da un posto di mare. Un menù con il testo anche in inglese, con pietanze di mare, tra l’altro, con molte specie non provenienti dal Tirreno, altro che pesce a miglio zero. Ebbene, qualche mese prima, nel 2005, a Pollenzo, durante un seminario per fiduciari di Slow Food, avevo conosciuto il fiduciario di Ischia che era anche titolare di un ristorante. Quindi, mi rivolsi alla sua osteria: frequentata prevalentemente dagli isolani e ubicata po’ più all’interno, lì ebbi la  consapevolezza che quella <a href="http://acucinaemamma.blogspot.it/2012/05/coniglio-allischitana-dalla-fossa-al.html">ischitana</a> è, nella tradizione, prevalentemente una cucina di terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me, che conobbi solo per tre giorni l’isola, quel ristorante, per quanto scomodo da raggiungere (costo artistico, creativo ed esperienziale), fu un’occasione per conoscere un’Ischia poco stereotipata: grazie a quell’esperienza di fruizione culinaria responsabile, mi sentii meno stupido per aver impegnato alcuni giorni della mia vita in un luogo, in quanto turistico, più omologante della mia città. Infatti, se il viaggiare è consapevolezza, ritengo che i nostri concittadini si consapevolizzino anche restando a casa, visto che Benevento è più autentica delle principali mete turistiche.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando sono in un&#8217;altra città, cerco i luoghi quotidiani frequentati dalla gente del posto: ritrovarmi tra le mani un menù in più lingue è il segnale che sono in un quartiere per turisti dove, per assecondare le esigenze degli stranieri, probabilmente propongono cotoletta alla milanese, anche se si è in Puglia. Allora, mi sento come un napoletano che, a Venezia, si ritrova costretto ad ascoltare <i>’O sole mio</i> cantato da gondolieri ormai abituati a vendere luoghi comuni agli stranieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Chi, oggi, visita il Sannio, assapora probabilmente quell&#8217;autenticità di cui godevano i viaggiatori del Grand tour nel permanere in un&#8217;Italia non abbastanza addomesticata per il turista. Il turista del nuovo secolo, sempre più consapevole, sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che consentano l’opportunità di interagire in modo più continuativo e quotidiano con la comunità territoriale che li ospita.</p>
<p style="text-align:justify;">Ormai, è in decremento il turismo delle mete di massa, a tutto vantaggio del turismo minimale che fruisce della vivibilità quotidiana dei luoghi incontaminati dalla grande industria turistica e dalla cementificazione. Ciò è confermato dai numerosi campani della fascia costiera che sono sempre più numerosi nel nostro territorio, per scelta di vita, trasferendosi qui da noi, o per realizzare la seconda casa o per trascorrere semplicemente la domenica.</p>
<p style="text-align:justify;">I nostri beni culturali, in senso assoluto, non potrebbero competere con quelli di Pompei, la Reggia di Caserta, Napoli e la costiera amalfitana, ma in più noi abbiamo da offrire agli abitanti della fascia costiera campana una vivibilità quotidiana che loro hanno perso, a causa di una estrema cementificazione del territorio, con quelle aree industriali, centri commerciali e raccordi autostradali che, cancellando allo sguardo il paesaggio agrario periurbano, tendono a trasformare ogni cittadina, con una propria identità, in una città senza fine e senza confine con le altre città.</p>
<p style="text-align:justify;">Nonostante i nostri amministratori locali abbiano fatto di tutto per omologare la nostra città a un’area metropolitana (gli epicentri dell’attuale crisi economica e sociale), attrezzando orgogliosamente il territorio, come vuole il pensiero unico, con centri commerciali, cinema multiplex, fast food, i nostri concittadini mostrano un’istintiva resistenza identitaria, causando la chiusura di molti di quegli esercizi rappresentativi di un’economia e una cultura sovraterritoriali. Frutto di una scarsa omologazione di noi, abitanti di provincia, questi risultati comportano dei &#8220;costi artistici&#8221;: uno di essi potrebbe essere la scarsa conoscenza della lingua inglese.</p>
<p style="text-align:justify;">Certo, per non scegliere e per prendere tutto quello che ci aggrada, vorremmo che Traianino fosse anche capace di parlare l&#8217;inglese, ma se così fosse non sarebbe più Traianino. Sarebbe come giocare una partita di calcio senza sudare, senza stancarsi (senza costi artistici ed esperienziali).</p>
<p style="text-align:justify;">Ogni azione contiene costi occulti e costi artistici. Acquistare in modo funzionale un prodotto in un centro commerciale, ad esempio, comporta costi occulti che, non immediatamente riconoscibili nel costo monetario del prodotto, procurano, come effetto collaterale, la dispersione delle identità territoriali, della biodiversità culturale, della coesione sociale, dell&#8217;inclusione, della redistribuzione del reddito, della giustizia sociale e della tutela ambientale.</p>
<p style="text-align:justify;">I costi artistici sono visibili ma necessari in quanto capaci di creatività, biodiversità, approccio esperienziale e non delegato. Chi di noi, da piccolo, non ha compilato un album di figurine? Certo, in termini monetari ed energetici, sarebbe stato più funzionale comprarlo già completo, come avviene per un libro, ma avremmo perso il piacere e l&#8217;esperienza del realizzarlo in prima persona. I doppioni avanzati delle figurine rappresentano un costo, non occulto, ma artistico, in quanto capace di agevolare la creatività, il cambiamento e un’attitudine alla cittadinanza non delegata.</p>
<p style="text-align:justify;">La mia libreria non parla inglese e non è efficiente, come quei supermercati del libro, librerie di catena uguali in tutta Italia, ma, in quanto indipendente, è portatrice di una cultura che non si ottiene con i soldi, come comprando semplicemente un libro, ma con le scelte con cui si rinuncia ai costi occulti che sono dietro a ogni pratica e acquisto omologati e delegati: già il comprare responsabilmente un libro presso una libreria indipendente contribuisce a realizzare una cittadinanza artistica non delegata, partecipando in prima persona a una redistribuzione del reddito, a una biodiversità commerciale e ad una comunità territoriale coesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il modello occidentale di sviluppo, quello ormai fallito, è quello della competizione (esclusione), del PIL (a danno della coesione sociale e di una felicità diffusa), della tecnologia (a danno dei mestieri identitari), della telematica (a danno dell’economia territoriale), dell’inglese (omologazione), del marketing (a danno dell’autodeterminazione nei consumi), della green economy (che in italiano significa che anche l’ambiente può essere asservito all’economia sovraterritoriale e finanziaria), delle infrastrutture (cementificazione e trasporti), delle grandi opere pubbliche (a danno del territorio e della redistribuzione del reddito), dei sistemi di scala (a danno delle piccole aziende locali), delle aree metropolitane (a danno della vivibilità quotidiana), dei centri commerciali (a favore delle banche e a danno dell’economia territoriale), della finanza (a danno dell’economia reale). Il modello occidentale, che con i suoi costi occulti ha generato le attuali emergenze occupazionali, sociali, psicologiche e ambientali, costituisce tuttora la strategia che accomuna i partiti di destra e di sinistra, di governo e di opposizione.</p>
<p style="text-align:justify;">Ebbene, anche i giornali, nel momento che denunciano le inefficienze di una comunità territoriale su quegli aspetti, involontariamente concedono credibilità a quel modello di sviluppo occidentale che omologa e colonizza il mondo (anche linguisticamente) e che si nutre di centrali elettriche, elettrodotti, discariche, inceneritori, parchi eolici, trivellazioni petrolifere, autostrade, TAV e piattaforme logistiche.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ opportuno agevolare un nuovo modello di sviluppo o è più comodo individuare capri espiatori per non mettere in discussione un modello di sviluppo ormai superato?</p>
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		<title>I confini indefiniti dei non luoghi secondo Marc Augé</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Sep 2012 21:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Augé Marc]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[I luoghi tradizionali presuppongono una società sostanzialmente sedentaria, un microcosmo dotato di confini ben definiti. I non luoghi, individuati con acutezza da Marc Augé, sono i nodi e le reti di un mondo senza confini. Dal punto di vista architettonico i non luoghi sono gli spazi dello standard. Sono strutture dove nulla è destinato al [&#8230;]]]></description>
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<tbody valign="top">
<tr>
<td valign="middle">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/marc-auge.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5641" title="marc auge" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/marc-auge.jpg" alt="" width="275" height="184" /></a>I luoghi tradizionali presuppongono una società sostanzialmente sedentaria, un microcosmo dotato di confini ben definiti. I non luoghi, individuati con acutezza da Marc Augé, sono i nodi e le reti di un mondo senza confini. Dal punto di vista architettonico i non luoghi sono gli spazi dello standard. Sono strutture dove nulla è destinato al caso: al loro interno è calcolato il numero dei decibel, dei lux, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazioni. Sono sicuramente gli unici spazi architettonici dove si è concretizzato il sogno della macchina per abitare, cioé della ergonomia, della efficienza, del confort tecnologico.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">La loro quasi inevitabile omogeneizzazione è il prezzo pagato in termini figurativi. I non luoghi sono identici a Milano, a New York, a Londra o a Hong Kong. Monotonia, noia? Tutt&#8217;altro. Gli utenti poco si curano che i centri commerciali sono tutti uguali. Anzi apprezzano &#8211; lo dimostra il successo della formula del franchising &#8211; la ripetizione delle infinite strutture così simili tra di loro. L&#8217;utente sa, infatti, che troverà in qualsiasi città la catena dei suoi ristoranti preferiti o il suo albergo, e sarà certo degli standard di servizio a lui offerti. Similmente sa che qualunque aeroporto o autostrada vale un&#8217;altra e può tranquillamente avventurarvisi sia che si trovi a Palermo o a Montreal.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">Dice Augé: &#8220;paradosso del non luogo: lo straniero smarrito in un Paese che non conosce (lo straniero &#8220;di passaggio&#8221;) si ritrova soltanto nell&#8217;anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio, dei grandi magazzini o delle catene alberghiere&#8221;. Simili a se stessi, eppure diversi: ecco un altro paradosso dei non luoghi. Entriamo in un grande centro commerciale: troveremo la cucina cinese, italiana, francese, tunisina, il negozio danese, americano, giapponese. Ognuno con un proprio stile. Continua Augé &#8221; nei non luoghi vi è sempre un posto specifico (in vetrina, su di un manifesto, a destra dell&#8217;aereo, a sinistra dell&#8217;autostrada) per delle &#8220;curiosità&#8221; presentate come tali (gli ananas della Costa d&#8217;Avorio, Venezia città di Dogi, la città di Tangeri, il sito di Alèsia): ma essi non operano alcuna sintesi, non integrano nulla, autorizzano solo per il tempo di un percorso, la coesistenza di individualità distinte, simili e differenti le une dalle altre&#8221;.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">C&#8217;è un film di Woody Allen ambientato in un grande centro commerciale. I protagonisti passano da un ristorante giapponese a un negozio di articoli indiani, a uno<br />
spettacolo di intrattenimento. La macchina da presa non esce dal centro commerciale e non ce ne è bisogno: in fondo il mondo con le sue diversità è tutto racchiuso lì. D&#8217;altronde, i giri turistici, non offrono molto di più. Anzi, i più grandi centri commerciali hanno la capacità di attrazione di una località turistica di grande prestigio. D&#8217;altronde noi europei che tanto storciamo il naso di fronte al potere devastante del tipico che caratterizza i non luoghi non ci accorgiamo, che nonostante le nostre Soprintendenze imbalsamatrici, abbiamo permesso una simile omologazione di tutti i centri storici delle nostre città.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">A Londra, Parigi, Milano o a Roma si passeggia nello stesso modo: identici i negozi, i mimi, i venditori di cibarie, le macchine per il cambio di valuta, il senso di solitudine. Per sentirci in un contesto sociale &#8211; nota Augé- non ci rimane che guardare lo spettacolo degli altri che camminano e, a loro volta, ci osservano: uno spettacolo dove attori e spettatori si confondono in un reciproco e continuo scambio delle parti. Nello stesso tempo, le nostre città &#8220;si trasformano in musei illuminati, settori riservati e isole proprio mentre tangenziali, autostrade, treni ad alta velocità e strade a scorrimento veloce le aggirano&#8221;.<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;">Cosa fare dunque?<br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a title="http://www.auditorium.com/eventi/4898212" href="http://www.auditorium.com/eventi/4898212">http://www.auditorium.com/eventi/4898212</a><span style="color:black;"><br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#c00000;font-family:Georgia;"><em>Resoconto di &#8220;Ripensare la frontiera&#8221;, Lectio Magistralis di Marc Augé al Festival della filosofia 2007 &#8211; Roma<br />
</em></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</td>
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</tr>
<tr>
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</tr>
<tr>
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<td valign="middle"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
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		<title>Scelta, esercizio spirituale e filosofia greca agita</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 12:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[matteo antonin]]></category>
		<category><![CDATA[pierre hadot]]></category>
		<category><![CDATA[rotta per itaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Scelta: gesto compulsivo o esercizio spirituale? cittadinanza delegata che omologa o rinuncia che cambia il mondo? Sabato sera, al Caff’Emporio, si è discusso di “scelta”. Mi domando: scelta come migliore opzione utilitaristica o scelta come rinuncia a una parte di sé, di messa in discussione, di crescita personale e, quindi, universale? Il nostro scegliere è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div><em>Scelta: gesto compulsivo o esercizio spirituale? c</em><em>ittadinanza delegata che omologa o rinuncia che cambia il mondo?</em></div>
<div></div>
<div></div>
</div>
<div dir="ltr">
<div>
<div><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/scuola-di-atene.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5621" title="scuola di atene" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/scuola-di-atene.jpg" alt="" width="279" height="181" /></a>Sabato sera, al Caff’Emporio, si è discusso di “scelta”.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Mi domando: scelta come migliore opzione utilitaristica o scelta come rinuncia a una parte di sé, di messa in discussione, di crescita personale e, quindi, universale?</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Il nostro scegliere è come un supermercato dove dare spazio a emozioni compulsive, aggiungendo sempre più beni di consumo, scelti fra gli altri, senza mai togliere, senza mai rinunciare?</div>
<div>Il nostro scegliere è come un social network (facebook), dove dare spazio a emozioni compulsive, consumando sempre più informazioni e relazioni umane, senza mai togliere, senza mai rinunciare?</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Credo che scelta, quella che sortisce cambiamento, sia quella a cui consegue una rinuncia che appunto fa spazio alla nuova scelta: la rinuncia, come un esercizio interiore (spirituale), modifica il sé e, quindi, il mondo. In questo senso, ci si arricchisce più togliendo che aggiungendo.</div>
<div>Al contrario, l’individuo che delega (il cambiamento), con qualunquismo, voracemente prende (ritenendo ingenuamente di scegliere) tutto quello che gli viene presentato (e senza mai togliere, rinunciare), restando omologato e complice dello status quo.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Personalmente, quando devo scegliere a cosa rinunciare, per dare energia ad altro, mi sforzo di orientarmi non in base alle emozioni del momento, ma considerando complessivamente il mio percorso personale, la mia attitudine da dare al mondo.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Facendo esempi macroscopici, per dare spazio alle specificità della mia personalità, abitualmente, io rinuncio alla lettura di giornali, a facebook, al calcio, al cinema, ai viaggi, alle uscite del sabato sera&#8230;</div>
<div>Certo, mi perdo di fruire di un sacco di emozioni (che essendo emozioni secondarie, delegate, probabilmente non sortiscono cambiamento ma omologazione), ma investo in un percorso personale da dare al confronto del mondo (produrre azione è fonte di emozioni primarie, esperienziali, che hanno più probabilità di sortire cambiamento).</div>
<div>Effettivamente, dovremmo noi, nel nostro piccolo, essere come quegli scienziati e artisti, che hanno lasciato qualcosa al mondo, perché si sono concentrati sul loro personale percorso, senza farsi sedurre dalle infinite opzioni che la modernità serve su un piatto d’argento.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>A tal proposito, in calce, vi segnalo l’articolo che, basandosi su Pierre Hadot, illustra il rapporto tra esercizi spirituali e filosofia, tra filosofia come scelta di vita e filosofia come accademia.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Alessio Masone</p>
<hr />
</div>
<div></div>
<div><strong><br />
Pierre Hadot</strong> è autore del libro <strong>“Esercizi spirituali e filosofia antica”, Einaudi.</strong></div>
<div>Il libro ricostruisce la storia di un sistema di pratiche filosofiche che si proponeva di formare gli animi piuttosto che informarli, attraverso un lavoro su se stessi che coinvolgeva non solo il pensiero, ma anche l&#8217;immaginazione, la sensibilità e la volontà. Così interpretata, la filosofia diviene per gli antichi esercizio attivo, continua rimessa in discussione di se stessi e del proprio rapporto con gli altri, uno stato di liberazione dalle passioni, di lucidità perfetta, una maniera di vivere prima che un sistema di pensiero. Dal dialogo socratico e platonico a Epicuro, da Seneca a Epitteto e Marco Aurelio fino all&#8217;età contemporanea, <em>Esercizi spirituali e filosofia antica</em> esplora la centralità, il declino e l&#8217;intermittente ripresa di una dimensione riflessiva della storia del pensiero, analizzando le diverse concezioni filosofiche che ne hanno accompagnato le trasformazioni successive. Focalizzando l&#8217;attenzione sulla filosofia come modo di vivere, Hadot torna a porre da un&#8217;ottica estremamente originale il problema del ruolo e del significato del fare filosofia oggi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="font-size:x-large;"><strong><br />
Filosofia come arte di vita</strong> (di Matteo Antonin – La rotta per Itaca)</span></div>
<div>Per l’articolo completo <a title="http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/" href="http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/">http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/</a></div>
<div>
<p align="justify"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5628" title="esercizi spirituali e filosofia antica" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica.jpg" alt="" width="112" height="190" /></a>&#8230; Questi pensatori propongono di recuperare l’aspetto vitale e pratico della filosofia che era proprio degli antichi greci, ai tempi delle scuole filosofiche e prima che questa “vitalità” filosofica venisse soppiantata e sostituita da una visione accademica e teoreticistica della filosofia, che l’ha ridotta a mera trasmissione di sapere completamente separata e sconnessa dalla vita.</p>
<p align="justify">Secondo questi autori è necessario ricondurre la filosofia a un’origine individuale, personale e pratica.</p>
<p align="justify">In particolare Pierre Hadot ha dedicato numerosi testi (<a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/che-cos-la-filosofia-antica-/978880620390">Che cos’è la filosofia antica?</a>, <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica/978880616879">Esercizi spirituali e filosofia antica</a>, <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/la-filosofia-come-modo-di-vivere/978880619138">La filosofia come modo di vivere</a>) all’analisi del rapporto tra filosofia intesa come arte di vita e tecnica dell’esistenza e discorso filosofico, sul quale secondo l’autore francese si basa la differenza tra la filosofia degli antichi e quella dei moderni.</p>
<p align="justify">La filosofia moderna altro non sarebbe che una serie di teorie astratte finalizzate alla spiegazione dell’universo: che queste teorie vengano poi applicate è del tutto irrilevante.</p>
<p align="justify">La filosofia antica presentataci da Hadot è lontanissima da questa prospettiva: in essa vi era uno stretto legame tra filosofia e vita. Lo scopo principale della filosofia antica era quello di modificarsi e migliorarsi: in questo senso la filosofia altro non è che un addestramento e una ginnastica propedeutica all’affrontare la vita, e non certo una serie di proposizioni speculative finalizzate alla spiegazione verbale della realtà.</p>
<p align="justify">Per Hadot la filosofia deve ancora oggi dipendere da una scelta di vita, da una scelta esistenziale su come si vuole essere che non può essere espressa concettualmente: nell’antichità chi frequentava una scuola filosofica (fosse l’accademia platonica piuttosto che le scuole stoico-epicuree) prima effettuava una scelta pratica di esistenza, e soltanto dopo si preoccupava di giustificarla e argomentarla filosoficamente.</p>
<p align="justify">In questo modo la filosofia diventa propedeutica alla saggezza, modalità di aspirazione alla saggezza e alla sapienza: non c’è differenza tra filosofia e vita: la pratica filosofica è una modalità di vita per il raggiungimento (tuttavia mai del tutto possibile) della saggezza.</p>
<p align="justify">Per gli antichi (e figure come Socrate o Diogene il cinico lo testimoniano) filosofo non era colui che produceva teorie filosofiche, bensì colui che viveva da filosofo.</p>
<p align="justify">L’esempio più famoso è forse quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diogene_di_Sinope">Diogene di Sinope</a> detto il cinico. Racconta Diogene Laerzio nella sua opera Vite dei filosofi che Diogene, il quale aveva sposato una vita fatta di soli bisogni naturali necessari, – non volendo aspirare a nulla che fosse superfluo – non solo viveva dentro una botte, ma, accorgendosi che poteva bere l’acqua congiungendo le mani ad incavo, gettò via per sempre la ciotola con la quale era solito abbeverarsi, ritenendo di non averne più bisogno.</p>
<p align="justify">Nell’antichità aderire ad una scuola implicava una scelta esistenziale, un matrimonio di vita con i princìpi di tale scuola, un’ascesi spirituale che modellasse lo spirito e il corpo: l’importante non era la conoscenza della verità, ma la vita secondo essa.</p>
<p align="justify">Ma come era possibile vivere secondo la propria scelta esistenziale filosofica?</p>
<p align="justify">Hadot elenca tutta una serie di esercizi spirituali e fisici, i quali nelle scuole filosofiche di età ellenistico-romana contribuivano a modellare corpo e spirito, contribuendo al processo di creazione del singolo uomo e al suo progetto di soggettivazione etica e morale: attraverso una scelta filosofica l’individuo sposava un modo di vivere e una sorta di princìpi etici, i quali erano soltanto suoi, e non imposti dall’esterno.</p>
<p align="justify">Conoscenza e coscienza di sé, esame di coscienza quotidiano, stretto rapporto maestro-discepolo e dialogo quotidiano, meditazione, elevazione dell’io verso la totalità, premonizione dei mali, pensiero della morte e della caducità della vita sono soltanto alcuni degli esercizi propedeutici che formavano il filosofo.</p>
<p align="justify">Una volta formato il filosofo era pronto a pensare con la propria testa e ad affrontare la vita con saggezza: nella vita, al suo interno, senza limitarsi al solo discorso filosofico sulla vita, ma passando all’azione vera.</p>
<p align="justify">Di questo filosofo, come di quest’uomo in generale, c’è gran bisogno, oggi come allora: anche se Kant sottolineava come «oggi però si prende per un sognatore colui che vive in modo coerente con quello che insegna», un’attività concreta e pratica volta alla conoscenza di sé e alla trasformazione del proprio modo di vivere e di percepire il mondo è oggi non meno importante di quanto lo fosse ai tempi di Socrate e Diogene.</p>
<p align="justify">Scrive Pierre Hadot: «Finché su questa terra il saggio, perfetto nel suo modo di vita e nella sua conoscenza, non sarà realizzato, non vi sarà filosofia».</p>
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		<title>Riflessioni sul cambiamento</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jul 2012 09:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[luisa palumbo]]></category>
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		<description><![CDATA[QUELLO CHE RESTA DELLA NOTTE DI RESISTENZA LIBRARIA di Luisa Palumbo &#8220;L&#8217;uomo non può sopportare una vita priva di senso&#8221; C.G. Jung Se la musica, la danza, la comicità, le parole raccontate o recitate, durante la &#8220;Notte di Resistenza Libraria&#8221;, sono giunte alle nostre orecchie e ai nostri cuori, trasmettendoci il messaggio che una “cittadinanza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;" align="left">QUELLO CHE RESTA DELLA NOTTE DI RESISTENZA LIBRARIA</p>
<p style="text-align:left;" align="left">di Luisa Palumbo</p>
<p style="text-align:right;" align="left"><strong>&#8220;L&#8217;uomo non può sopportare una vita priva di senso&#8221;</strong><br />
<strong> C.G. Jung</strong></p>
<p align="left"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/bodypart.jpg"><img class="size-medium wp-image-5297 alignright" title="bodypart" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/bodypart.jpg?w=300" alt="" width="300" height="256" /></a></p>
<p align="left">Se la musica, la danza, la comicità, le parole raccontate o recitate, durante la &#8220;Notte di Resistenza Libraria&#8221;, sono giunte alle nostre orecchie e ai nostri cuori, trasmettendoci il messaggio che una “cittadinanza artistica non delegata” è possibile, che l&#8217;arte è un bene comune da condividere, in quanto crea inclusione, responsabilità, confronto con se stessi e gli altri&#8230; le immagini dei dipinti di Sofia Maglione, artista di Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti, inquietanti, eppure così reali nel loro linguaggio emotivo: rabbia, smarrimento, noia, autoinganno, scaltrezza&#8230; dai colori forti e caldi, freddi e intensi, come gli attimi della nostra vita, raccontati attraverso personaggi dai lineamenti goffi ed insoliti&#8230; ci hanno, invece, mostrato l&#8217;aspetto, oserei dire, &#8220;spirituale&#8221; dell&#8217;evento: Come ci sentiamo di fronte all&#8217;attuale crisi economica? Arrabbiati? Impotenti? Smarriti? E cosa posso fare io, per combattere la recessione economica?</p>
<p align="left">Posso cambiare il mio modo di stare al mondo. Fare scelte più eque e solidali per tutti. Vivere in maniera più sobria, più attenta all&#8217;altro, meno individualista&#8230; Praticare la non violenza e il linguaggio dell’inclusione, permettendo a ciò, che in me è positivo, di emergere. Crescere nel rispetto, nella comprensione, nel riconoscimento, nell&#8217;accoglienza ed empatia verso tutti. Posso fare tante cose&#8230; ma ciò che è più importante di tutto è quello che &#8220;posso&#8221; fare io, non quello che &#8220;devono&#8221; fare gli altri!</p>
<p>Ecco, perché Art&#8217;Empori sottolinea e porta avanti l&#8217;idea che una &#8220;cittadinanza innovativa non delega il cambiamento alla classe dirigente e la responsabilità ai criminali, ma può radicarsi solo in un contesto quotidiano&#8221;.</p>
<p>A tal motivo, &#8220;Notte di Resistenza Libraria&#8221;, e tutte le altre iniziative che da essa prenderanno corpo, nasce per contrastare la crisi economica che colpisce le piccole aziende, i modesti artigiani e negozianti e, nello specifico, le librerie indipendenti in quanto veicolano una cultura responsabile e territoriale.<br />
Nasce per combattere l&#8217;omologazione di modelli economici e di vita che assoggettano le masse a gusti e comportamenti comuni e collettivi, a favore di quella &#8220;economia globalizzata&#8221; che sottrae reddito e identità ai cittadini e ai territori.</p>
<p>E per quanto si possa considerare soddisfacente il risultato ottenuto alla sua prima edizione, resta ora l&#8217;arduo compito di mettere in pratica l&#8217;impegno di alimentare quella &#8220;economia condivisa e relazionale&#8221; che  permetterà, alle librerie indipendenti e alle altre realtà economiche del territorio, di far fronte alla recessione economica.</p>
<p>A tal uopo, ricordiamo che sono distribuiti presso Libreria Masone i segnalibri:<br />
- &#8220;Crisi economica: Cosa posso fare io? Decalogo per combattere la recessione economica&#8221; che guida alla scelta di azioni per un cambiamento sostanziale dei processi economici e per un&#8217;economia condivisa;<br />
- &#8220;Co-libraio e coesione sociale&#8221;, per essere coautori della filiera culturale nel sostenere le librerie indipendenti del proprio territorio;<br />
- “Decalogo delle librerie indipendenti e degli altri empori culturali corti.</p>
<p>Inoltre, vi segnaliamo l&#8217;indirizzo del blog “RegaLibri. La rete dei desideri in libreria. Un archivio online dei libri che si desiderano ricevere”, nato subito dopo &#8220;Notte di resistenza libraria&#8221;: <a href="http://www.regalibri.wordpress.com/" target="_blank">www.regalibri.wordpress.com</a></p>
<p>Dunque, scegli anche tu di essere protagonista del processo di cambiamento economico e sociale già in atto, e porta in libreria le tue idee, i tuoi libri già letti che vorresti scambiare con quelli di altri lettori (RiciclaRomanzi), la tua presenza unica ed irripetibile e soprattutto la tua energia positiva.</p>
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		<title>Notte di resistenza libraria. 29 giugno 2012 &#8211; Libreria Masone Benevento: Letture, monologhi, concerti, proiezioni</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/06/27/notte-di-resistenza-libraria-venerdi-29-giugno-2012-dalle-21-00-libreria-masone-benevento-letture-monologhi-concerti-proiezioni-di-foto-e-corti/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 07:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
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		<category><![CDATA[maria paola bianchini]]></category>
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		<description><![CDATA[Una notte a ciclo continuo con Letture, monologhi, concerti, proiezioni di foto e corti Libreria Masone Benevento &#8211; Venerdì, 29 giugno 2012, dalle 21.00 fino a quando si “resiste”  NOTTE DI RESISTENZA LIBRARIA Resistenza contro la crisi economica che colpisce le librerie indipendenti e gli altri piccoli negozianti. Resistenza contro l’omologazione dei gusti letterari e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><span style="color:#993300;"><strong>Una notte a ciclo continuo con Letture, monologhi, concerti, proiezioni di foto e corti</strong></span></div>
<div></div>
<p><span style="color:#993300;"><strong>Libreria Masone Benevento &#8211; Venerdì, 29 giugno 2012, dalle 21.00 fino a quando si “resiste” </strong></span></p>
<div></div>
<div><em><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/06/notte-resistenza-libraria-artempori1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5243" title="Notte-resistenza-libraria-artempori" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/06/notte-resistenza-libraria-artempori1.jpg?w=300" width="300" height="259" /></a><em><strong>NOTTE DI RESISTENZA LIBRARIA</strong></em></em></div>
<div><em>Resistenza contro la crisi economica che colpisce le librerie indipendenti e gli altri piccoli negozianti.</em></div>
<div><em>Resistenza contro l’omologazione dei gusti letterari e degli altri consumi.</em></div>
<div><em>Per una “cittadinanza artistica non delegata” capace di economia condivisa e relazionale.</em></div>
<div><em>Resistenza contro l’economia finanziaria e sovraterritoriale che sottrae reddito e identità ai cittadini e ai territori.<br />
</em></div>
<div></div>
<div><span style="color:#993300;"><em>In formato pdf <a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/06/notte-resistenza-libraria-benevento.pdf" target="_blank"><span style="color:#993300;">Notte resistenza libraria benevento</span></a></em></span></div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/06/notte-di-resistenza-libraria-benevento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5225" title="Notte-di-resistenza-libraria-benevento" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/06/notte-di-resistenza-libraria-benevento.jpg" width="500" height="713" /></a></div>
<div></div>
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<div><span style="font-family:Arial;"><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-size:large;">“Notte di resistenza libraria”</span></strong> <em>Venerdì, 29 giugno 2012, presso la libreria Masone di Benevento, una notte di coesione tra librai e lettori con letture, monologhi, concerti, proiezioni di corti e di foto</em></span></span></div>
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<div></div>
<p><span style="color:#000000;font-family:Arial;"><strong>La “Notte di resistenza libraria”,</strong> che si svolgerà venerdì, 29 giugno 2012, presso la libreria Masone di Benevento, <strong>nasce per contrastare </strong></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial;"><strong>la crisi economica che colpisce le librerie indipendenti</strong> e gli altri piccoli negozianti, </span><span style="font-family:Arial;"><strong>ma anche per contrastare l’omologazione dei gusti letterari<strong></strong></strong> e degli altri consumi. In un contesto più ampio, <strong>l’evento promuove un’economia condivisa e relazionale per contrastare </strong><span style="font-family:Arial;"><strong>l’economia finanziaria e sovraterritoriale</strong> che sottrae reddito e identità ai cittadini e ai territori.</span></span></span></p>
</div>
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<div><span style="font-family:Arial;"><span style="color:#000000;"> La crisi dell’attuale modello di sviluppo diventa <strong>opportunità per una cittadinanza protagonista di un nuovo paradigma relazionale capace di nuova economia e di coesione sociale.</strong></span></span></div>
<div>
<div></div>
<p><span style="color:#000000;font-family:Arial;">Questo cambiamento necessita di una cittadinanza non delegata che inizia da una fruizione artistica responsabile (cittadinanza artistica non delegata).</span></p>
</div>
<div></div>
<div><span style="font-family:Arial;"><span style="color:#000000;"><strong> L’inclusione e la redistribuzione del reddito,</strong> promosse dai movimenti di resistenza contadina e sempre più diffuse nella relazionalità corta del cibo, <strong>possono giungere in ogni ambito se adottate anche nella filiera dei consumi culturali.</strong></span></span></div>
<div></div>
<div>
<div><span style="font-family:Arial;"><span style="color:#000000;"><strong> L’associazione Art’Empori,</strong> promotrice dell’iniziativa che realizzerà <strong>una notte in cui, a ciclo continuo, si alterneranno letture, concerti, monologhi e proiezioni, intende coinvolgere numerose associazioni culturali del territorio</strong> per incentivare un’inclusione e un relazionarsi tramite reti territoriali che, a differenza di quelle sovraterritoriali, agevolano coesione e inclusione.</span></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-family:Arial;"><span style="color:#000000;"><strong>Inoltre, grazie a una partecipazione attiva e inclusiva dei frequentatori delle librerie,</strong> coinvolti in quanto lettori, ma anche come musicisti, attori, artisti, fotografi, Art’Empori intende incentivare la &#8220;cittadinanza inclusiva delle specificità&#8221;. </span></span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Le associazioni culturali interessate a promuovere l’iniziativa e i</strong></span><span style="font-family:Arial;"><strong> lettori e gli artisti interessati a proporsi,</strong> durante la “Notte di resistenza libraria”, nella lettura di poesie e racconti, in concerti, nella proiezione di foto e corti, <strong>scrivano a </strong><a href="mailto:artempori12@gmail.com"><span style="color:#0066cc;"><strong>artempori12@gmail.com </strong></span></a></span><span style="font-family:Arial;"><strong>o,</strong> <strong>comunque, intervengano all’evento.</strong></span></span></div>
</div>
<div></div>
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<div><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial;">Tra le attività complementari previste durante l’evento: 1. Diffusione del<strong> “Decalogo delle librerie indipendenti”;</strong> 2. Diffusione del documento</span><span style="font-family:Arial;"> <strong>“Crisi economica: cosa posso fare io?</strong> <strong>Decalogo per combattere la recessione”</strong> (Manifesto per un’economia reale, territoriale, di piccola scala, condivisa e relazionale); 3. Diffusione dell’iniziativa</span><span style="font-family:Arial;"><strong> “Co-Libraio e coesione sociale”;</strong> 4. C</span><span style="font-family:Arial;">ompilazione e lettura delle<strong> “Schede di condivisione libraria”</strong> con cui suggerire libri agli altri lettori (per una condivisione di gusti letterari non imposti omologatamente dai mass media); 5. </span><span style="font-family:Arial;"><strong>Scambio di condivisione libraria</strong> (ogni partecipante<strong> </strong>che porterà un libro potrà scambiarlo con gli altri presenti); 6. <strong>D</strong></span><span style="font-family:Arial;"><strong>istribuzione di una piantina di ortaggi</strong> (per agevolare il piacere dell’autoproduzione e una consapevolezza nei consumi); 7. <strong>Convivialità inclusiva grazie alla somministrazione gratuita dei vini della Cantina Mustilli</strong> di Sant’Agata de’ Goti che promuove l’iniziativa.</span></span></div>
<div>
<p align="LEFT"><em>Iniziativa a cura della redazione di Art’Empori (Maria Paola Bianchini, Stefania Iannella, Daniele Izzo, Alessio Masone, Luisa Palumbo).</em></p>
<p align="LEFT"><a href="mailto:artempori12@gmail.com">artempori12@gmail.com</a><br />
0824 31 71 09 (libreria Masone)</p>
</div>
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<div><span style="font-family:Arial;">Le associazioni culturali del territorio che promuovono l’iniziativa:</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Art’Empori – Cittadinanza artistica non delegata e cambiamento dal basso</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Distretto  di EcoVicinanza – Comunità delle aziende corte e cittadinanza delle specificità</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Cervelli in onda – Valle telesina</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- SerenaMente onlus – Psicologia per l’infanzia e adolescenza</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Il salotto delle donne</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Teatri e culture – portale di informazione culturale</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Emergency – gruppo di Avellino/Benevento</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- La Carrucola – agricoltura e natura</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- bMagazine – portale di informazione partecipata</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- La fabbrica della creatività</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Magmazone – portale di informazione artistica e culturale</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Orto di casa betania – Fattoria sociale</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- “E’ più bello insieme” – Centro per disabili</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- GAS Arcobaleno Benevento – Gruppo d’Acquisto Solidale</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Emisfero Sud – commercio equo e solidale</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Il Girasole pi greco – Prevenzione e integrazione</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Mustilli – Wine &amp; Culture</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Caff’Emporio – ritrovo dell’economia solidale e dell’arte biodiversa</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- L’art du luthier </span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">- Vividea – Centro estivo – La città delle arti e dei mestieri</span></div>
<div></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>&#8220;Fiera dei gusti non omologati&#8221;, Roma 1, 2 e 3 giugno</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jun 2012 11:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>

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		<description><![CDATA[È in corso a Roma la &#8220;Fiera dei gusti non omologati&#8220;. Ecco la presentazione del loro progetto: &#8220;Editori, etichette musicali, produttori cinematografici, vignaioli e birrai quando gli indipendenti fanno la differenza. Libri, cinema, musica, vini e birre. Indy è una fiera del gusto non omologato che raccoglie produttori indipendenti: editori, produzioni cinematografiche e musicali, vignaioli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È in corso a Roma la &#8220;<a href="http://www.indyarea.org/" title="http://www.indyarea.org/" target="_blank">Fiera dei gusti non omologati</a>&#8220;.</p>
<p>Ecco la presentazione del loro progetto:</p>
<p>&#8220;<strong>Editori, etichette musicali, produttori cinematografici, vignaioli e birrai quando gli indipendenti fanno la differenza.</strong></p>
<p>Libri, cinema, musica, vini e birre. Indy è una fiera del gusto non omologato che raccoglie produttori indipendenti: editori, produzioni cinematografiche e musicali, vignaioli e birrai. Tre giorni per mettere a confronto le esperienze di settori diversi eppure accomunati dallo stesso problema: la pressione dei monopoli e della grande distribuzione, che cancella le differenze e impone la stessa uniformità di gusto.</p>
<p>Le sale cinematografiche, le librerie di catena, gli scaffali dei supermercati, i media e i giornali propongono gli stessi prodotti culturali e materiali, prodotti serializzati e privi di ogni peculiarità. I produttori indipendenti, a prescindere dal settore in cui sono impegnati, sembrano oggi avere poche alternative: accettare le regole e adeguare quello che fanno – la loro passione, il loro sapere, la loro abilità – a un «mercato» che è tutto fuorché «libero».</p>
<p>Indy è una fiera del «gusto» che rifiuta queste regole e questa standardizzazione. È una fiera che rivendica il diritto alla differenza. Differenza che è la traduzione in un libro, in un vino, in una birra, in un film o in un brano musicale della cultura e della sapienza di chi li produce. Indy è una fiera di «produttori» che vedono stringersi i margini della propria libertà, perché il mercato, oltre al gusto, impone prezzi e forme di produzione.</p>
<p>Indy è una fiera per «consumatori non omologati», per chi in un vino o in un film, in un libro o in una birra, è ancora capace di trovarci un’anima. Indy vuole essere il prototipo di una diversa fiera del gusto. Un luogo di confronto tra produttori provenienti da ambiti eterogenei e di incontro con un bacino di «consumatori» attento e in cerca di diversità, capaci di superare la povertà di esperienza delle produzioni massificate. Non una mostra di prodotti o un nuovo salone dell’edonismo. Ma un percorso dentro quelle filiere produttive attente a ciò che fanno, consapevoli del modello culturale, relazionale e ambientale di cui sono portatrici.</p>
<p>Indy è un’iniziativa di Radio Popolare Roma, della rivista culturale mensile Alfabeta2, della casa editrice DeriveApprodi, ed è ospitata negli spazi del centro sociale Brancaleone.&#8221;</p>
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