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	<title>Art&#039;Empori &#187; Cambiamento dal basso</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il Nuovo 23 Novembre per Apice</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 15:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice. Anniversario del terremoto dell’Ottanta. Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico. Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o.jpg"><img class=" wp-image-18360 alignleft" alt="73201892_140906783959423_591644247673798656_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73201892_140906783959423_591644247673798656_o-223x300.jpg" width="156" height="210" /></a>Il 23 novembre è un giorno catartico per Apice.</p>
<p>Anniversario del terremoto dell’Ottanta.</p>
<p>Un giorno che, tanti anni fa, sembra abbia congelato le anime dei cittadini in una malinconica rassegnazione intrisa di paura e chiusura, relegando i ricordi piacevoli al tempo passato nel Borgo Antico.</p>
<p>Coloro che hanno vissuto in Apice Vecchia prima dell’evento sismico narrano di un luogo d’amore, di piazze colme di persone, di vicoli dedicati alla socialità, di un paese vigoroso socialmente ed economicamente, un crocevia di persone, animali, fiere e mercati.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o.jpg"><img class="alignright  wp-image-18361" alt="73515729_146673643382737_2582981224301592576_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73515729_146673643382737_2582981224301592576_o-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
<p>Distaccati traumaticamente da quel luogo d’amore la popolazione apicese sembra avere ingabbiato il proprio timore nella cementificazione di case, simulacri di evanescenti status sociali.</p>
<p>La paura del dover riabbandonare i luoghi cari, forse mai elaborata pienamente, ha ridotto la proattività sociale diffidandola con la critica facile o il gioco del terzo escluso.</p>
<p>E’ stato semplice assopire il proprio sentimento di impotenza rispetto alle catastrofi sacrificando le relazioni di quartiere agli imperativi del lavorare e consumare. Il bene comune era diventato una parolaccia, l’impegno sociale uno sbuffo ingiallito di borbottamenti, il tornaconto un alibi delegante.<br />
Oggi questa paralisi sociale piano piano sta cedendo il posto a nuove proattività, a giovani speranze.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o.jpg"><img class=" wp-image-18359 alignleft" alt="71725144_134384994565291_2019940445206872064_o" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/71725144_134384994565291_2019940445206872064_o-300x200.jpg" width="210" height="140" /></a></p>
<p>Quest’anno il 23 novembre sembra portare con sè un auspicio di bene, sarà il giorno in cui si inaugureranno i Mercatini di Natale ad Apice Vecchia.</p>
<p>Un evento che vedrà coinvolto il borgo per diverse settimane fino alla chiusura del periodo natalizio. Dalle esposizioni degli artigiani al presepe vivente, dal vicolo delle “Anime Viandanti” a quello dello street food.<br />
In nome di questa grande manifestazione il borgo da mesi pullula di una nuova energia, le persone hanno ricominciato a popolare le piazze, le erbacce hanno dovuto cedere il passo alle installazioni artistiche, i vicoli si riempiono di voci, i ruderi diventano risorsa d’arte, le persone sembrano uscite dal letargo della bassa reattività, dal timore di affrontare i ricordi di quello che fu!<br />
Credo che il paese stia facendo un salto quantico, questo anche grazie ai figlie e ai nipoti che cresciuti a pane e ricordi hanno avuto, qualche anno fa, il coraggio di scommettere sulle “case carute” e oggi su tutto il borgo, ormai ribattezzato come fantasma. Di fantasma sta rimanendo solo la paura e il ricordo di quell’evento drammatico che ha squarciato la tranquillità di un paese dal quale i cittadini, forse, solo oggi, si stanno riprendendo definitivamente.<br />
Qualcuno ha metaforicamente suonato un flauto magico che ha risvegliato la popolazione: i commercianti di Apice Vecchia si sono costituiti in associazione per organizzare al meglio i Mercatini, hanno chiesto il contributo dei gruppi territoriali e così le associazioni si sono messe insieme per supportare l’evento, le comunicazioni si sono abbeverate di propositività e collaborazione, nuovi sguardi accolgono i turisti, idee fresche prosperano ovunque, nel paese vecchio ed anche nel nuovo che se all’inizio ha visto con dubbio ed invidia la vitalità del vecchio borgo, oggi ne osserva la bontà dell’iniziativa e l’intuizione della collaborazione.<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n.jpg"><img class="alignright  wp-image-18362" alt="73409154_142001113849990_1964229771575427072_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2019/11/73409154_142001113849990_1964229771575427072_n-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a><br />
Mi piace pensare al 23 novembre 2019 come un atto psicomagico, come direbbe Jodorowsky, che le nuove generazioni di Apice stanno offrendo ai loro nonni e genitori per sanare le vecchie ferite della vita.</p>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>“Chiana Festival” l&#8217;arte della chiacchiera proattiva.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 18:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni. Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18076" alt="chiana1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana1-200x300.jpg" width="140" height="210" /></a>[di Carmela D'Antonio] C’è ancora una stradina di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni.</p>
<p>Nel centro storico di San Lorezello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti del vicolo si sono organizzati per rendere più piacevole l’usanza delle serate estive di mettersi davanti casa a prendere fresco scambiando una chiacchiera con il vicino.<br />
E’ bastata l’idea di dipingere le vecchie sedie esposte al sole o chiuse in cantina per rendere variopinto il quartiere.</p>
<p>La piacevolezza dell’arte decorativa ha permesso di dipingere le sedie con l’aggiunta di un “commento” o un twit diretto all’ampiezza del mondo o alla strettezza del vicinato.</p>
<p>Ciascuno si è prodigato secondo il proprio saper fare, alcuni hanno dipinto, altri ricamato, qualcuno si è dedicato a pizzi e merletti, altri hanno riciclato ruote per inventare estrose sedute.<br />
Dopo cena, spenti tablet e televisione, le persone rianimano il vicolo con le loro voci, mentre i bambini giocano come una volta sotto lo sguardo attento di nonni, zii e vicini.</p>
<p><img class=" wp-image-18077 alignright" alt="chiana2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana2-224x300.jpg" width="157" height="210" />Qualche fotografo ha definito come street art l’evoluzione artistica di questa esperienza.</p>
<p>Un piccolo cambiamento dal basso, un gesto di proattività che ciascuno ha voluto compiere senza delega.<br />
La proattività è la possibilità di diventare protagonisti e attori di cambiamento, è la capacità di far accadere delle cose piuttosto che adattarsi e attendere.<br />
Dunque gli abitanti della“Chiana” sono divenuti pro-attivisti capaci di esprimere creativamente la propria idea di territorio partendo dai bisogni personali e di quartiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18078" alt="chiana3" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana3-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a>Così facendo hanno rivalutato la strada quale bene relazionale, fatto di amicizie concrete e non virtuali, di scambi sociali e non bacheche, di trambusto e confusione, di chiacchere a volte pungenti, di sguardi, sorrisi e condivisioni.</p>
<p>Un &#8220;festival&#8221; di buone pratiche necessarie a combattere l’individualismo e la pochezza rassicurante delle relazioni virtuali.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18079" alt="chiana clown" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/07/chiana-clown-225x300.jpg" width="158" height="210" /></a></p>
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		<title>L’Educazione Visiva per prevenire e curare i disturbi della vista.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 09:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Carmela D&#8217;Antonio] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva. . Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16712" alt="Occhi_012" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/06/Occhi_012.jpg" width="368" height="277" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/carmela-dantonio-autori-di-artempori/" target="_blank">Carmela D&#8217;Antonio</a>] Il 14 giugno per puro caso mi sono trovata al Festival dell’Oriente che si è tenuto alla fiera di Bologna e altrettanto per casualità sono stata ad ascoltare un seminario tenuto da Piva Arianna su un metodo di rieducazione visiva.<br />
.<br />
Arianna ha semplicemente raccontato la sua storia di bambina a cui viene riscontrata la Miopia, cioè un difetto della vista che non permette di vedere la lontano. Purtroppo con la crescita, la miopia di Arianna aumenta sempre di più, fino ad arrivare durante i suoi 24 anni ad una diagnosi di eventuale cecità dovuta non solo all’aggravarsi della miopia ma anche ad un conseguente distacco della retina. Preoccupata, timorosa, ma decisa a non arrendersi, comincia a cercare su internet qualcosa di alternativo che potesse darle comunque qualche speranza.<br />
Così si è imbattuta in un libro di De Angelis dal titolo “Come sono guarito dalla miopia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le si apre un modo, comincia a consapevolizzare le cattive abitudini a cui la vita moderna sottopone la vista e comprende quanto l’adattamento a stili di vita poco naturali, le luci artificiali, gli ambienti chiusi e quindi poco consoni all’uomo stanno creando nuovi adattamenti nella specie, impigrendo alcune potenzialità dei nostri occhi.<br />
Comincia ad occuparsi di igiene visiva, la pratica ogni giorno nella sua vita, inizia a fare dei semplici esercizi per rieducare i suoi occhi ad uno sguardo sano ed il più possibile naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Associa a tutto questo consigli di altri esperti e ne costituisce una sorta di metodo, che ha chiamato Power Vision System, un metodo fatto di un approccio naturale ed olistico, che le ha permesso in alcuni anni di recuperare ben quattro diottrie.<br />
Arianna ha voluto condividere la sua esperienza in un sito, in cui spiega il metodo che lei ha adottato, gli esercizi, e i vari training oltre che a norme di igiene visiva e tanto altro. Si è specializzata in questo settore e ne è diventata promotrice infatti nel suo sito sono spiegati in modo preciso anche attraverso video tutorial gli esercizi che chiunque potrebbe fare.<br />
Il sito lo trovate all’indirizzo <a href="www.miglioralatuavista.it" target="_blank">www.miglioralatuavista.it</a><br />
Ho voluto condividere tutto questo con voi, perché credo sia necessario fare informazione producendo un cambiamento dal basso che ha del magnifico quando ci permette di educare, di prevenire e di curarci.</p>
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		<title>Chilometrozero: un ristorante interessante a Salerno</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jan 2014 16:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Canzanella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Agro Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Lorenzo Canzanella e Mariapaola Bianchini] Amici, mare, luminarie. Nella recente gita erano almeno 3 le ragioni per andare a Salerno. Si, c’era la bolgia, perché le luminarie attraggono fiumi di persone da qualsiasi direzione. Si, c’era anche il traffico, ma solo all’uscita dell’autostrada perché siamo stati abbastanza saggi da non partire in un orario [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Chilometrozero_02.jpg"><img class=" wp-image-9796 alignright" alt="Chilometrozero_02" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Chilometrozero_02-300x225.jpg" width="240" height="180" /></a></p>
<p>[di Lorenzo Canzanella e Mariapaola Bianchini]</p>
<p>Amici, mare, luminarie. Nella recente gita erano almeno 3 le ragioni per andare a Salerno. Si, c’era la bolgia, perché le luminarie attraggono fiumi di persone da qualsiasi direzione. Si, c’era anche il traffico, ma solo all’uscita dell’autostrada perché siamo stati abbastanza saggi da non partire in un orario incauto. Si, belle le luminarie.<br />
<em>“Fermi!”</em> incita uno degli amici autoctoni indicando un ristorante poco prima del viale principale. La scelta del posto per cenare sembrava dal tono quasi una direttiva più che una proposta. L’insegna, stesso al suo interno e scritta con del gesso su una lavagna nera, recitava <a href="http://www.chilometrozero.com/" target="_blank"><strong>Chilometrozero</strong></a> in bella grafia.<br />
Da tempo sosteniamo il turismo responsabile e il commercio a filiera corta, scegliendo nel nostro quotidiano il cambiamento dal basso. Insomma ci piace dare un piccolo contributo all’economia del nostro territorio e alla cura dell’ambiente.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Chilometrozero_03.jpg"><img class="wp-image-9797 alignright" alt="Chilometrozero_03" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Chilometrozero_03-281x300.jpg" width="180" height="192" /></a></p>
<p>Insomma, <a href="http://www.chilometrozero.com/" target="_blank"><strong>Chilometrozero</strong></a>. Siamo entrati. L’ambiente era accogliente, di ottimo gusto, i responsabili simpatici, ospitali e professionali. Su una parete era evidente una proiezione che, senza essere invadente come una partita di calcio, mostrava i loro filmini: il modo in cui hanno trasformato dei pellets in eleganti tavoli, come hanno decorato le mattonelle in stile con il logo del locale, i loro viaggi nei vigneti e nelle campagne dei fornitori. Un’idea molto carina per coinvolgere ed informare i fruitori della filosofia del progetto. Funziona.</p>
<p><img class="wp-image-9795 alignleft" alt="Chilometrozero_01" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/Chilometrozero_01-277x300.jpg" width="160" height="173" /></p>
<p>Il menù, anch’esso ricavato artigianalmente, era composto da una spessa tavola di legno decorata a mano sulla quale fogli in carta riciclata vengono raccolti da una pinzetta. Il menù, abbiamo scoperto, cambia ad ogni stagione. Elegantissima anche la tovaglietta, sempre in carta riciclata ma di spessa grammatura con su in chiaro stampati il principio del locale, da cui deriva il nome e il concetto dei menù stagionali.</p>
<p>Le scelte dei piatti erano poche perché estremamente ricercati: alcuni antipasti, 4 primi, 4 secondi e un’infinità di vini e birre. I piatti che abbiamo scelto si sono presentati come delle composizioni artistiche ed erano deliziosi. Tra gli ingredienti: baccalà con nocciola di Giffoni, salsa di alici di Cetara. Nelle attese, ci siamo sollazzati con del pane casereccio e dell’ottimo olio extravergine di olive.</p>
<p>Torneremo, di sicuro. Sarà anche un’occasione per poter conoscere di persona e intervistare gli ideatori del progetto. Non mancheremo di condividerlo con voi.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bottini di guerra per soldati di ieri e politici di oggi</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 18:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[valore aggiunto volontaristicamente]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Alcuni anni fa, un gruppo di militari italiani, stanziati in Somalia, fu accusato di aver praticato sevizie su alcune donne somale. Tutti gli italiani gridarono alla scandalo. A parte le responsabilità personali, io ho sempre creduto che il mandante morale di quel gesto riprovevole fosse il cittadino italiano. . Nonostante ogni popolazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/il-sacco-di-roma.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6340" alt="il-sacco-di-roma" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/02/il-sacco-di-roma.jpg?w=470" width="329" height="208" /></a>[di Alessio Masone] Alcuni anni fa, un gruppo di militari italiani, stanziati in Somalia, fu accusato di aver praticato sevizie su alcune donne somale. Tutti gli italiani gridarono alla scandalo.</div>
<div>
<div id="yiv596286781">
<div id="yiv596286781">
<div style="text-align: justify;">A parte le responsabilità personali, io ho sempre creduto che il mandante morale di quel gesto riprovevole fosse il cittadino italiano.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Nonostante ogni popolazione si avvantaggi di un esercito, il cittadino, in base alla sensibilità corrente, avendo disgusto per la violenza necessaria alle azioni militari, delega questo compito ingrato a una certa tipologia di persone. Poi, ipocritamente, si pretende che i soldati siano forniti di sensibilità comune.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Anche in altri campi, ogni giorno, protetti da un alone di perbenismo, noi deleghiamo celerini e macellai a compiti sanguinolenti ma necessari ai nostri bisogni. Noi li paghiamo per praticare il loro compito con cinismo, ma poi li vorremmo capaci di una sensibilità analoga alla nostra.</div>
<div style="text-align: justify;">Credo che questi mestieri siano estremamente usuranti e quindi da retribuire congruamente.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">La stessa ipocrisia la ritroviamo quando deleghiamo alla gestione del potere pubblico e decisionale alcuni di noi: mi riferisco all’attività svolta dagli esponenti politici.</div>
<div style="text-align: justify;">Il compito più usurante e più repulsivo per la maggioranza della popolazione e, in particolare, per le donne che sono, per loro natura, portatrici di pace e inclusione. Pensate alla solitudine e alla competizione a cui sono condannati gli uomini politici: non hanno amici ma solo avversari e adulatori, non possono fidarsi di nessuno, sono condannati a competere fino a quando saranno estromessi da altri esponenti più forti e più giovani. Si fanno carico della responsabilità (e della arroganza) di decidere, tramite la coazione della legge, per i loro concittadini.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Al contrario, chi si occupa di volontariato (quando non per fini politici), vive gradevolmente un contesto cooperante, inclusivo e propositivo di bene a favore della comunità.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">L’esponente del mondo politico usa il linguaggio violento dell’esclusione perché, nei luoghi istituzionali, aspira a prendere il posto di un altro politico nella spartizione del potere decisionale.</div>
<div style="text-align: justify;">L’esponente della società civile, in un contesto meno canonico e più creativo, all’esistente aggiunge la sua attività che, insieme a quella di altri volontari, si somma con complementarietà e inclusione, apportando nuovo valore alla comunità. Se esistesse un metro capace di misurare anche il Valore Aggiunto Volontaristicamente (VAV), avremmo uno strumento per orientarci verso una reale creatività collettiva.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma un’altra analogia tra i militari di ieri e i politici di oggi è nella conquista del potere: quando, non esisteva la democrazia rappresentativa, molto del potere si acquisiva tramite la carriera militare.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Un tempo, i soldati di grado inferiore si ripagavano dell’ingrato e pericoloso lavoro con la spartizione del bottino di guerra: saccheggio brutale ma consentito dai comandanti per tenere insieme l&#8217;esercito. Allo stesso modo, certi politici minori di oggi, per compensare le frustrazioni derivanti dai loro compiti ingrati e dal non essere arrivati all’apice del potere, si ripagano tramite la spartizione di gratificazioni sponsorizzate dagli appaltatori: pratica illecita ma tollerata dai vertici per tenere insieme il partito.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Una volta, esisteva la casta dei guerrieri, oggi, abbiamo la casta dei politici.</div>
<div style="text-align: justify;">Come oggi, agli occhi della popolazione, il potere militare ha perso ogni carisma, è probabile (e auspicabile) che, in un prossimo futuro, la carriera politica non sia così ambita, come avviene ora. Da quel giorno, gli esponenti del volontariato e gli intellettuali non rischieranno di essere sedotti dalla politica.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando la società civile e il mondo femminile, portatori di cooperazione e solidarietà, non saranno più interessati a ricoprire, incoerentemente, anche ruoli istituzionali, il mondo politico avrà perso ogni potere sulla popolazione e sarà, come l’esercito di oggi, un mero esecutore della volontà popolare.</div>
<div style="text-align: justify;">Solo quel giorno la politica non sarà più una casta.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">PS. Sia ben chiaro che, nelle more di tutto questo, alle prossime consultazioni politiche, utilizzerò il mio voto per agevolare l’elezione di due donne esponenti della società civile.</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>&#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 20:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.Eventi locali]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedi 29 novembre, alle ore 17:30 presso la libreria Masone, sarà presentato il libro &#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini. È raro, ai tempi che corrono in cui regnano le &#8220;distrazioni&#8221; di massa, trovare parole così vere nella biografia (o pseudo tale) di un ventiduenne. Si tratta tra l&#8217;altro di un ragazzo che ha vissuto molti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678301.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5980" title="133051678301" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678301.jpg?w=205" height="300" width="205" /></a>Giovedi 29 novembre, alle ore 17:30 presso la libreria Masone, sarà presentato il libro &#8220;Sei tu&#8221; di Giacomo Fagiolini.</p>
<p>È raro, ai tempi che corrono in cui regnano le &#8220;distrazioni&#8221; di massa, trovare parole così vere nella biografia (o pseudo tale) di un ventiduenne. Si tratta tra l&#8217;altro di un ragazzo che ha vissuto molti momenti difficili e che ha conosciuto la schizofrenia. Si tratta anche di un ragazzo che, da missionario in Africa, ha visto con i propri occhi cosa sia la povertà e la lotta per la vita.<br />
Ha trovato la sua ragione di vita nella fede, rendendosi però conto che la religione non significa rispettare ciecamente delle regole o fingersi perfetti, ma amare davvero il prossimo ed esprimerlo concretamente con azioni reali.</p>
<p>Il libro può essere sfogliato interamente, o scaricato gratis, al seguente sito: <a title="http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html" href="http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html" target="_blank">http://www.ioacquaesapone.it/seitu/1.html</a></p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678402.jpg"><img class="alignright  wp-image-5982" title="133051678402" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/133051678402.jpg?w=225" height="300" width="225" /></a>Eccone un estratto:<br />
&#8220;Wayne Rooney per esempio passò dall’Everton al Manchester united per una cifra di circa 45.000.000 di euro, all’epoca aveva 17 anni. Io scrivo dopo aver camminato dentro alle strade dello slum di Kibera a Nairobi ed aver visto situazioni di estrema povertà, scrivo dopo aver incontrato 1.350 famiglie kenyote e tanzanesi che muoiono di stenti, li ho visti con i miei occhi ed ogni giorno muoiono 22.000 bambini di fame da uno a 5 anni. Come si fa a spendere tutti quei soldi per un diciassettenne che gioca bene a calcio, mentre i bambini muoiono di fame? È poi colpa di questi calciatori se perdono la testa e, mentre hanno moglie e figli, vanno a puttane? O forse perdono la testa perché su di loro girano miliardi e miliardi, pressioni enormi, assurde e non se ne può più? Bisogna vedere come il calcio vissuto in questo modo sia deleterio per chi lo tifa: perché, se io ho un problema e una vita di inferno, quando vado allo Stadio e gioca la Roma, mi sembra come se quel problema non ci sia più; invece non solo rimane, ma non si risolve e si accumula e sto sempre peggio. Il calcio diventa così un narcotizzante sociale temporaneo, che poi però ti lascia con gli stessi problemi di prima non risolti.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Violenza sulle donne e società competitiva. Pensiero della differenza per una cultura non violenta e inclusiva</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/26/violenza-sulle-donne-e-societa-competitiva-pensiero-della-differenza-per-una-cultura-non-violenta-e-inclusiva/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 16:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Nella giornata dedicata alla violenza sulle donne, abbiamo avvertito un invito. Ma siamo mai riusciti ad eliminare i crimini grazie a una semplice sensibilizzazione? Questo forse perché, nel quotidiano non agiamo nessun cambiamento, nessuna messa in discussione che ci consenta di non essere complici di una società competitiva ed escludente che agevola [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/frida-kahlo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5971" title="frida kahlo" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/frida-kahlo.png" width="223" height="226" /></a></span>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/">Alessio Masone</a>] Nella giornata dedicata alla violenza sulle donne, abbiamo avvertito un invito. Ma siamo mai riusciti ad eliminare i crimini grazie a una semplice sensibilizzazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo forse perché, nel quotidiano non agiamo nessun cambiamento, nessuna messa in discussione che ci consenta di non essere complici di una società competitiva ed escludente che agevola la violenza sulle donne ma anche la prevaricazione in genere.</p>
<div style="text-align: justify;">In mancanza di una comunità coesa e inclusiva, ogni individuo, adulto o giovane, è spinto naturalmente a esercitare potere verso gli altri: tramite la forza fisica, ma anche tramite la violenza morale che è meno individuabile e perseguibile.</div>
<div style="text-align: justify;">La società civile e il mondo intellettuale ritengono di fare la propria parte condannando moralmente la violenza sulle donne.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma secondo il metodo del cambiamento dal basso, questo non è sufficiente: è necessario che la società civile faccia la sua parte rinunciando a proprie abitudini che involontariamente sono promotrici di una collettività che fisiologicamente genera sopraffazione e violenza.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Deleghiamo le responsabilità sempre all’altro, ma ognuno di noi, a suo modo, nel suo mondo, è portatore di competizione e di violenza. Alcuni di noi lo fanno in modo latente, alcuni lo fanno in modo formalmente lecito, altri non avendo altro modo di esercitare potere sull’altro, lo fanno sugli unici esponenti su cui possono agire: i propri familiari, la donna e i minori.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Per questo motivo, sono scettico sulle singole giornate simbolicamente dedicate alla violenza sulla donna o agli abusi sui minori o al bullismo o alla devastazione dell’ambiente o alla fame nel mondo o alla legalità: sono facce di un unico problema quotidiano.</div>
<div style="text-align: justify;">Analizzando la questione con il metodo di Art’Empori (il cambiamento dal basso applicato alla fruizione culturale ed artistica), dobbiamo ipotizzare che esista una corrispondenza diretta fra la tendenza a fruire di un autore/artista, in quanto semplicemente più noto di altri, tramite i mass media (esclusione e delega), e la commissione di atti violenti sulla donna e di prevaricazioni in genere.<br />
.<br />
A proposito di donne, Art’Empori promuove un metodo utilizzato dal pensiero della differenza femminile per agevolare un linguaggio della non violenza: non citare i grandi autori per dare credibilità alle proprie convinzioni, ma utilizzare un linguaggio laico (scevro da dogmi e inclusivo) e capace di esperienzialità.<br />
.<br />
Ebbene, sempre più, quando leggo uno scritto molto erudito e ricco di citazioni, insieme alla piacevolezza (fruizione estetica), io scorgo un linguaggio grondante sangue, in quanto esclusivo e competitivo (fruizione etica). In quel momento, come un visionario, scorgo insieme tutte le violenze e le prevaricazione che stanno avvenendo contro le donne e contro l’umanità: forse, oltre a dare spazio ai poeti che scrivono, dovremmo tentare di essere poeti nel leggere, quindi di essere coautori dell&#8217;opera e del mondo.<br />
Questa fruizione etica ed esperienziale delle arti costituisce una cittadinanza artistica non delegata.<br />
.<br />
Ma le donne, nel pensiero della differenza di genere, sono portatrici nel mondo anche di un&#8217;attitudine alla cooperazione, alla cura, alla solidarietà: esse, se non venissero omologate all&#8217;uomo (quote rosa), sarebbero capaci di promuovere un uomo meno competitivo ed escludente, meno bramoso di potere, quindi meno violento nelle ripercussioni diffuse del suo agire.<br />
In questo caso, possiamo guardare le donne come protagoniste capaci di condizionare il mondo e non come vittime passive da tutelare.<br />
.<br />
È necessario rimuovere la causa dell’ingiustizia, non semplicemente concentrarsi sui sintomi dell’ingiustizia, su quegli autori materiali di cui siamo noi i mandanti quotidiani: con l&#8217;esclusione che agevoliamo anche nel guardare un film premiato, nel comprare un libro promosso in televisione o sui giornali, nel partecipare a un dibattito dove i relatori sono tutti insieme contrapposti agli spettatori, nell&#8217;amare i personaggi nazionali della cultura e nell&#8217;odiare quelli vicini di casa.<br />
.<br />
Mettere in discussione le nostre abitudini di fruizione artistica è faticoso per noi quanto lo è per un alcolizzato violento non picchiare la moglie.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Dopo la primavera araba, l&#8217;autunno grillino? I grillini per continuare a delegare.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 18:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
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		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Dal punto di vista dell&#8217;impegno pubblico Se volessimo individuare una distinzione fra mondo politico e società civile, in base a quello che si mette a disposizione della collettività, gli uomini politici tendono a proporre le loro capacità decisionali sulla cosa pubblica esistente. Gli esponenti della società civile tendono a realizzare, in piccolo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">Alessio Masone</a>]</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/immagine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5876" title="immagine" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/immagine.jpg" width="200" height="160" /></a>Dal punto di vista dell&#8217;impegno pubblico</span></div>
<div style="text-align: justify;">Se volessimo individuare una distinzione fra mondo politico e società civile, in base a quello che si mette a disposizione della collettività, gli uomini politici tendono a proporre le loro capacità decisionali sulla cosa pubblica esistente. Gli esponenti della società civile tendono a realizzare, in piccolo ma in prima persona, quello che ancora non esiste nella cosa pubblica.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">L’uomo politico, proponendosi per decidere sull’esistente, utilizza il linguaggio dell’esclusione perché, nei luoghi delle decisioni, prende il posto di un altro uomo politico.</div>
<div style="text-align: justify;">L’esponente della società civile, in un contesto meno canonico e più creativo, all’esistente aggiunge la sua attività che, insieme a quella di altri attivisti, si somma con complementarietà e inclusione, aggiungendo nuovo valore alla comunità territoriale. Se esistesse un metro capace di misurare, oltre al PIL, anche il &#8220;valore aggiunto volontaristicamente&#8221; dalla società civile (VAV?), avremmo uno strumento per orientarci verso una reale creatività collettiva.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, sembrerebbe che i grillini siano identici a quegli stessi uomini politici che vogliono sostituire, escludendoli: intendono semplicemente entrare nelle istituzioni per decidere sull’esistente della cosa pubblica. Le decisioni dei grillini sarebbero migliori solo perché loro sarebbero più puri degli altri? In questo metodo, a prescindere dalle buone intenzioni, si scorge la violenza della sopraffazione, della competizione, della corsa alla gestione del potere decisionale.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Dal punto di vista dell&#8217;elettore</span></div>
<div style="text-align: justify;">Chi vota i grillini, prevalentemente, confina il proprio impegno civile semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma possiamo affermare, analogamente, che chi vota PDL, prevalentemente, confina il proprio impegno civile semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Se la classe politica è espressione di una popolazione, nonostante la sostituzione formale dei soggetti politici, quella classe dirigente, nei fatti, resta identica, visto che la popolazione, nel sentire quotidiano, non è cambiata. L’attuale crisi potrebbe costituire l’opportunità per una popolazione che realizza in prima persona una risposta risolutiva che, naturalmente, porta con sé una coesione sociale e una felicità diffusa che oggi mancano. Invece, per ora, molti, per non farsi carico del cambiamento, continuano a delegare, pretendendo di sostituire semplicemente la classe politica.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Qualcuno affermava che facebook è utile anche al mondo occidentale, visto che aveva reso possibile la Primavera araba.</div>
<div style="text-align: justify;">Ebbene, facebook è utile per creare un movimento di opinione contro le dittature novecentesche, quelle identificabili in una o poche persone, ma non per contrastare le egemonie di potere diffuso che allignano nelle democrazie del XXI secolo, come quelle delle nazioni occidentali.</div>
<div style="text-align: justify;">Infatti, quei paesi arabi, che si sono liberati dei dittatori, non hanno risolto i loro problemi, come si erano illusi, perché la democrazia di un popolo non matura da un giorno all’altro, non delegando le responsabilità.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Non basta eliminare il sintomo di un malessere, se non si lavora sulla causa di quel malessere che risiede diffusamente nella popolazione. Pensare di risolvere individuando nei politici i responsabili significa cercare capri espiatori per non mettere in discussione il sistema.</div>
<div style="text-align: justify;">Non basta sostituire un esponente politico con un altro, ma è necessaria una nuova consapevolezza che si diffonda nella popolazione: fin quando i cittadini continueranno a delegare le responsabilità ai vecchi politici e il cambiamento ai nuovi politici, una nazione resterà identica nei suoi ingranaggi, sempre mancanti di una coesione sociale e di una cittadinanza non delegata.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diffusa (cambiamento dal basso)</span></div>
<div style="text-align: justify;">Sfugge agli analisti politici la considerazione che, ormai esenti da dittature formali, dobbiamo ammettere il fallimento della democrazia rappresentativa che, basandosi sul paradigma maggioritario, escludendo le minoranze, rallenta il cambiamento, agevola l&#8217;esclusione, disperde la coesione sociale e promuove la delega.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quando vedremo un&#8217;assemblea condominiale o un comitato di quartiere (enti determinati con metodo maggioritario) capaci di decidere secondo contenuti e inclusione, e non secondo la giustizia formale, allora potremmo ritenere che esista una speranza per una sana democrazia rappresentativa anche in un’assemblea comunale, regionale o parlamentare.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Sfugge agli analisti anche che la classe dirigente non è costituita solo dai politici, che si possono eliminare con il voto elettorale: la classe che dirige i processi sociali ed economici di un paese, che è corresponsabile della crisi economica e sociale, è costituita anche da funzionari statali, sindacalisti, imprenditori, giornalisti, docenti universitari, intellettuali e artisti.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il cambiamento può avvenire solo dal basso, quando il cittadino, senza delegare responsabilità e cambiamento ad altri, si mette in discussione, realizzando una gestione responsabile delle emozioni quotidiane (stili di vita responsabili capaci di inclusione e di cittadinanza non delegata), determinando esperienzialmente, permanentemente e diffusamente microdecisioni non delegate che incidono sulla collettività.</div>
<div style="text-align: justify;">Visto che gli esponenti della classe politica, amministrativa, imprenditoriale e intellettuale, nella vita di tutti i giorni, sono in mezzo a noi (quando comprano, mangiano, viaggiano, leggono, si innamorano, frequentano amici&#8230;), se noi cittadini cambiamo, tramite il quotidiano, il cambiamento arriverà diffusamente nella classe dirigente che, a quel punto, sarà matura per promuovere un nuovo modello culturale e di sviluppo.</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Scelta, esercizio spirituale e filosofia greca agita</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 12:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[matteo antonin]]></category>
		<category><![CDATA[pierre hadot]]></category>
		<category><![CDATA[rotta per itaca]]></category>

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		<description><![CDATA[Scelta: gesto compulsivo o esercizio spirituale? cittadinanza delegata che omologa o rinuncia che cambia il mondo? Sabato sera, al Caff’Emporio, si è discusso di “scelta”. Mi domando: scelta come migliore opzione utilitaristica o scelta come rinuncia a una parte di sé, di messa in discussione, di crescita personale e, quindi, universale? Il nostro scegliere è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div><em>Scelta: gesto compulsivo o esercizio spirituale? c</em><em>ittadinanza delegata che omologa o rinuncia che cambia il mondo?</em></div>
<div></div>
<div></div>
</div>
<div dir="ltr">
<div>
<div><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/scuola-di-atene.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5621" title="scuola di atene" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/scuola-di-atene.jpg" alt="" width="279" height="181" /></a>Sabato sera, al Caff’Emporio, si è discusso di “scelta”.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Mi domando: scelta come migliore opzione utilitaristica o scelta come rinuncia a una parte di sé, di messa in discussione, di crescita personale e, quindi, universale?</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Il nostro scegliere è come un supermercato dove dare spazio a emozioni compulsive, aggiungendo sempre più beni di consumo, scelti fra gli altri, senza mai togliere, senza mai rinunciare?</div>
<div>Il nostro scegliere è come un social network (facebook), dove dare spazio a emozioni compulsive, consumando sempre più informazioni e relazioni umane, senza mai togliere, senza mai rinunciare?</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Credo che scelta, quella che sortisce cambiamento, sia quella a cui consegue una rinuncia che appunto fa spazio alla nuova scelta: la rinuncia, come un esercizio interiore (spirituale), modifica il sé e, quindi, il mondo. In questo senso, ci si arricchisce più togliendo che aggiungendo.</div>
<div>Al contrario, l’individuo che delega (il cambiamento), con qualunquismo, voracemente prende (ritenendo ingenuamente di scegliere) tutto quello che gli viene presentato (e senza mai togliere, rinunciare), restando omologato e complice dello status quo.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Personalmente, quando devo scegliere a cosa rinunciare, per dare energia ad altro, mi sforzo di orientarmi non in base alle emozioni del momento, ma considerando complessivamente il mio percorso personale, la mia attitudine da dare al mondo.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Facendo esempi macroscopici, per dare spazio alle specificità della mia personalità, abitualmente, io rinuncio alla lettura di giornali, a facebook, al calcio, al cinema, ai viaggi, alle uscite del sabato sera&#8230;</div>
<div>Certo, mi perdo di fruire di un sacco di emozioni (che essendo emozioni secondarie, delegate, probabilmente non sortiscono cambiamento ma omologazione), ma investo in un percorso personale da dare al confronto del mondo (produrre azione è fonte di emozioni primarie, esperienziali, che hanno più probabilità di sortire cambiamento).</div>
<div>Effettivamente, dovremmo noi, nel nostro piccolo, essere come quegli scienziati e artisti, che hanno lasciato qualcosa al mondo, perché si sono concentrati sul loro personale percorso, senza farsi sedurre dalle infinite opzioni che la modernità serve su un piatto d’argento.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>A tal proposito, in calce, vi segnalo l’articolo che, basandosi su Pierre Hadot, illustra il rapporto tra esercizi spirituali e filosofia, tra filosofia come scelta di vita e filosofia come accademia.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Alessio Masone</p>
<hr />
</div>
<div></div>
<div><strong><br />
Pierre Hadot</strong> è autore del libro <strong>“Esercizi spirituali e filosofia antica”, Einaudi.</strong></div>
<div>Il libro ricostruisce la storia di un sistema di pratiche filosofiche che si proponeva di formare gli animi piuttosto che informarli, attraverso un lavoro su se stessi che coinvolgeva non solo il pensiero, ma anche l&#8217;immaginazione, la sensibilità e la volontà. Così interpretata, la filosofia diviene per gli antichi esercizio attivo, continua rimessa in discussione di se stessi e del proprio rapporto con gli altri, uno stato di liberazione dalle passioni, di lucidità perfetta, una maniera di vivere prima che un sistema di pensiero. Dal dialogo socratico e platonico a Epicuro, da Seneca a Epitteto e Marco Aurelio fino all&#8217;età contemporanea, <em>Esercizi spirituali e filosofia antica</em> esplora la centralità, il declino e l&#8217;intermittente ripresa di una dimensione riflessiva della storia del pensiero, analizzando le diverse concezioni filosofiche che ne hanno accompagnato le trasformazioni successive. Focalizzando l&#8217;attenzione sulla filosofia come modo di vivere, Hadot torna a porre da un&#8217;ottica estremamente originale il problema del ruolo e del significato del fare filosofia oggi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="font-size:x-large;"><strong><br />
Filosofia come arte di vita</strong> (di Matteo Antonin – La rotta per Itaca)</span></div>
<div>Per l’articolo completo <a title="http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/" href="http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/">http://larottaperitaca.wordpress.com/2011/12/19/la-filosofia-come-arte-di-vita/</a></div>
<div>
<p align="justify"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5628" title="esercizi spirituali e filosofia antica" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/09/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica.jpg" alt="" width="112" height="190" /></a>&#8230; Questi pensatori propongono di recuperare l’aspetto vitale e pratico della filosofia che era proprio degli antichi greci, ai tempi delle scuole filosofiche e prima che questa “vitalità” filosofica venisse soppiantata e sostituita da una visione accademica e teoreticistica della filosofia, che l’ha ridotta a mera trasmissione di sapere completamente separata e sconnessa dalla vita.</p>
<p align="justify">Secondo questi autori è necessario ricondurre la filosofia a un’origine individuale, personale e pratica.</p>
<p align="justify">In particolare Pierre Hadot ha dedicato numerosi testi (<a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/che-cos-la-filosofia-antica-/978880620390">Che cos’è la filosofia antica?</a>, <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/esercizi-spirituali-e-filosofia-antica/978880616879">Esercizi spirituali e filosofia antica</a>, <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/pierre-hadot/la-filosofia-come-modo-di-vivere/978880619138">La filosofia come modo di vivere</a>) all’analisi del rapporto tra filosofia intesa come arte di vita e tecnica dell’esistenza e discorso filosofico, sul quale secondo l’autore francese si basa la differenza tra la filosofia degli antichi e quella dei moderni.</p>
<p align="justify">La filosofia moderna altro non sarebbe che una serie di teorie astratte finalizzate alla spiegazione dell’universo: che queste teorie vengano poi applicate è del tutto irrilevante.</p>
<p align="justify">La filosofia antica presentataci da Hadot è lontanissima da questa prospettiva: in essa vi era uno stretto legame tra filosofia e vita. Lo scopo principale della filosofia antica era quello di modificarsi e migliorarsi: in questo senso la filosofia altro non è che un addestramento e una ginnastica propedeutica all’affrontare la vita, e non certo una serie di proposizioni speculative finalizzate alla spiegazione verbale della realtà.</p>
<p align="justify">Per Hadot la filosofia deve ancora oggi dipendere da una scelta di vita, da una scelta esistenziale su come si vuole essere che non può essere espressa concettualmente: nell’antichità chi frequentava una scuola filosofica (fosse l’accademia platonica piuttosto che le scuole stoico-epicuree) prima effettuava una scelta pratica di esistenza, e soltanto dopo si preoccupava di giustificarla e argomentarla filosoficamente.</p>
<p align="justify">In questo modo la filosofia diventa propedeutica alla saggezza, modalità di aspirazione alla saggezza e alla sapienza: non c’è differenza tra filosofia e vita: la pratica filosofica è una modalità di vita per il raggiungimento (tuttavia mai del tutto possibile) della saggezza.</p>
<p align="justify">Per gli antichi (e figure come Socrate o Diogene il cinico lo testimoniano) filosofo non era colui che produceva teorie filosofiche, bensì colui che viveva da filosofo.</p>
<p align="justify">L’esempio più famoso è forse quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diogene_di_Sinope">Diogene di Sinope</a> detto il cinico. Racconta Diogene Laerzio nella sua opera Vite dei filosofi che Diogene, il quale aveva sposato una vita fatta di soli bisogni naturali necessari, – non volendo aspirare a nulla che fosse superfluo – non solo viveva dentro una botte, ma, accorgendosi che poteva bere l’acqua congiungendo le mani ad incavo, gettò via per sempre la ciotola con la quale era solito abbeverarsi, ritenendo di non averne più bisogno.</p>
<p align="justify">Nell’antichità aderire ad una scuola implicava una scelta esistenziale, un matrimonio di vita con i princìpi di tale scuola, un’ascesi spirituale che modellasse lo spirito e il corpo: l’importante non era la conoscenza della verità, ma la vita secondo essa.</p>
<p align="justify">Ma come era possibile vivere secondo la propria scelta esistenziale filosofica?</p>
<p align="justify">Hadot elenca tutta una serie di esercizi spirituali e fisici, i quali nelle scuole filosofiche di età ellenistico-romana contribuivano a modellare corpo e spirito, contribuendo al processo di creazione del singolo uomo e al suo progetto di soggettivazione etica e morale: attraverso una scelta filosofica l’individuo sposava un modo di vivere e una sorta di princìpi etici, i quali erano soltanto suoi, e non imposti dall’esterno.</p>
<p align="justify">Conoscenza e coscienza di sé, esame di coscienza quotidiano, stretto rapporto maestro-discepolo e dialogo quotidiano, meditazione, elevazione dell’io verso la totalità, premonizione dei mali, pensiero della morte e della caducità della vita sono soltanto alcuni degli esercizi propedeutici che formavano il filosofo.</p>
<p align="justify">Una volta formato il filosofo era pronto a pensare con la propria testa e ad affrontare la vita con saggezza: nella vita, al suo interno, senza limitarsi al solo discorso filosofico sulla vita, ma passando all’azione vera.</p>
<p align="justify">Di questo filosofo, come di quest’uomo in generale, c’è gran bisogno, oggi come allora: anche se Kant sottolineava come «oggi però si prende per un sognatore colui che vive in modo coerente con quello che insegna», un’attività concreta e pratica volta alla conoscenza di sé e alla trasformazione del proprio modo di vivere e di percepire il mondo è oggi non meno importante di quanto lo fosse ai tempi di Socrate e Diogene.</p>
<p align="justify">Scrive Pierre Hadot: «Finché su questa terra il saggio, perfetto nel suo modo di vita e nella sua conoscenza, non sarà realizzato, non vi sarà filosofia».</p>
</div>
<div></div>
</div>
</div>
</div>
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