<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Art&#039;Empori &#187; Cittadinanza non delegata</title>
	<atom:link href="https://www.artempori.it/artempori/category/temi/cittadinanza-non-delegata/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.artempori.it/artempori</link>
	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2021 21:41:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.7.41</generator>
	<item>
		<title>La ribellione del noi, in alternativa alla ribellione delegata del loro, in parlamento</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/10/la-ribellione-del-noi-in-alternativa-alla-ribellione-delegata-del-loro-in-parlamento/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/10/la-ribellione-del-noi-in-alternativa-alla-ribellione-delegata-del-loro-in-parlamento/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 11:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[Economia del noi]]></category>
		<category><![CDATA[Economia relazionale e solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[antonio galdo]]></category>
		<category><![CDATA[egoismo è finito]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=6451</guid>
		<description><![CDATA[Dal sito Comune-Info   &#8211;  http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/ La ribellione del «noi» Non sappiamo se sia nata una nuova civiltà dello stare insieme, come sostiene l’autore di «L’egoismo è finito». Di sicuro si moltiplicano i tentativi per ricomporre le relazioni tra persone e per ripensare la vita nelle città. La cultura della proprietà e del consumo individuale rischia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <a href="http://comune-info.net/" target="_blank">Comune-Info</a>   &#8211;  <a href="http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/" target="_blank">http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/</a></p>
<h1><a title="La ribellione del «noi»" href="http://comune-info.net/2013/02/la-ribellione-del-noi/" target="_blank" rel="bookmark">La ribellione del «noi»</a></h1>
<div>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/galdo-ecoismo-finito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6456" alt="galdo ecoismo finito" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/galdo-ecoismo-finito.jpg" width="176" height="176" /></a></strong>Non sappiamo se sia nata una nuova civiltà dello stare insieme, come sostiene l’autore di «L’egoismo è finito». Di sicuro si moltiplicano i tentativi per ricomporre le relazioni tra persone e per ripensare la vita nelle città. La cultura della proprietà e del consumo individuale rischia di perdere il suo primato. Mutuo soccorso e cooperazione guidano sempre più spesso i comportamenti di persone e reti</p>
<p style="text-align:justify;">di Gianluca Carmosino</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per molti anni la fabbrica, il partito, il sindacato ma anche la parrocchia e soprattutto la piazza sono stati i luoghi dello stare insieme. Il cortocircuito che li ha svuotati o eliminati dalla scena è ancora in corso.</strong> Tuttavia, il bisogno di spazi per il «noi» è sempre alla ricerca di soddisfazioni. «L’egoismo è finito» (Einaudi) di Antonio Galdo cerca di individuare le nuove forme con le quali le persone mettono in discussione il dogma dell’«io», sperimentando case comuni diverse.</p>
<p style="text-align:justify;">L’indagine, perché di questo si tratta, comincia in modo sorprendente.<strong> «Questo è un libro sull’amore – scrive l’autore – Su quella parte di noi, di ciascuno di noi, che ha bisogno dell’altro, di una relazione che unisce laddove la solitudine separa». Non siamo abituati a utilizzare la categoria «amore» come valvola del cambiamento. In questo caso, in modo leggero viene subito indicato senza nominarlo il problema: il neoliberismo ha frantumato i legami sociali.</strong> Comincia allora un lungo elenco che secondo l’autore costituisce la «nuova civiltà dello stare insieme», ricco di analogie con il lavoro di Roberta Carlini, «L’economia del noi» (Laterza).</p>
<p style="text-align:justify;">L’elenco di Galdo include esperienze e spazi piuttosto noti ai lettori di Comune-info. Si citano, ad esempio, città dove comincia a diffondersi il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/co-housing/">co-housing</a></strong>, la condivisione di alcuni spazi abitativi, oppure gli <strong><a href="http://comune-info.net/tag/orti-urbani/">orti urbani</a> </strong>che in molte luoghi, Roma in primis, vengono riscoperti per avere cibo buono e sano a prezzi accessibili e per limitare la cementificazione, ma anche perché uniscono le persone nella quotidianità. La mappatura di <strong><a href="http://comune-info.net/2012/06/seminiamo-zucchine-raccogliamo-nuove-relazioni-sociali/">Zappata romana</a>, </strong>di cui ci siamo occupati, richiamata da Galdo, dimostra come a Roma esista ormai un vero movimento di orti autogestiti, accanto al quale si diffondono le azioni di guerrilla gardening (leggi il reportage «<a href="http://comune-info.net/2012/11/il-suono-dei-tulipani/"><strong>Il suono dei tulipani</strong></a>»).</p>
<p style="text-align:justify;">L’elenco comprende le città nelle quali sono stati avviati importanti progetti di <strong><a href="http://comune-info.net/tag/conversione-ecologica/">conversione ecologica </a></strong>e sociale. A Vauban, nel quartiere di Friburgo, Germania, l’ex mensa ufficiali della zona militare è stata trasformata per ospitare il mercato contadino a chilometro zero, l’asilo nido, la palestra per lo yoga, la caffetteria e, una volta a settimana, il barbiere con i suoi servizi a prezzi popolari. Intanto, il villaggio è diventato noto per essere <em>car free</em>, in pratica puoi possedere l’auto ma non puoi lasciarla in strada e devi sistemarla nei parcheggi pubblici (piacerebbe ai promotori della campagna <strong><a href="http://comune-info.net/2012/04/la-societa-e-la-citta-si-cambiano-pedalando/">Salvaiciclisti</a></strong>). Un altro condominio di venti appartamenti, a Follonica (Grosseto), sfrutta materiali isolanti e una piccola centrale geotermica collettiva per ottenere dal sottosuolo il calore d’inverno e il raffreddamento d’estate. Sono le «case passive». A Follonica, la condivisione del progetto ecologico ha superato individualismi e litigiosità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il «noi» è il protagonista di altre pratiche di condivisione conosciute con i loro nomi inglesi, come il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/car-pooling/">car pooling</a></strong> (l’autostop organizzato), il baratto via web, il <strong><a href="http://comune-info.net/2012/07/il-divano-che-non-piace-al-pil/">couchsurfing</a></strong>(letteralmente, navigare sul sofà, cioè lo scambio di un posto letto o di un appartamento, <em>foto a lato</em>), il crow-founding (la raccolta fondi on line per un progetto attraverso piccole somme) e il <strong><a href="http://comune-info.net/tag/co-working/">co-working</a></strong> (la condivisione di luoghi e servizi di lavoro), oppure eventi come lo <em>Swap day</em> negli Stati uniti, quando migliaia di persone riempiono cinema, teatri, piazze e strade per scambiare qualsiasi genere di oggetti, e l’analogo <em>Swap in the city</em> promosso in Germania, o la <strong><a href="http://comune-info.net/2012/10/viaggia-mangia-dormi-e-scambia/">Settimana del baratto</a></strong>tra i proprietari di bed and breakfast sparsi per l’Italia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel momento in cui l’indagine tenta qualche osservazione più teorica il quadro appare meno convincente</strong>. In alcuni paragrafi si parla di capitalismo collaborativo, in altri si richiamano i punti di vista della cosiddetta economia civile (Zamagni), in altri ancora del «welfare» promosso da alcuni padroni in diverse fabbriche-comunità, fino a includere la Nestlé come buon esempio di azienda attenta ai lavoratori (sottovalutando le denunce di cittadini, reti, lavoratori, ad esempio quelli raccolti nella Guida al consumo critico, Emi). <strong>Ma un’economia alternativa con tutte le sue varianti, «civile», «solidale», «altra», «green» oscura un elemento: il fare diverso che risponde alla logica del noi è prima di tutto un atto di ribellione più o meno esplicita</strong> (John Holloway parla di «contro-e-oltre»). Se questa rottura viene negata, l’economia alternativa viene assorbita e resa priva di senso dalla produzione capitalista. Qualsiasi economia alternativa, inoltre, è basata sulla separazione tra ciò che sarebbe economia e ciò che non lo sarebbe, vale a dire la vita vera, le attività quotidiane, il mangiare, il fare, l’amare. Se il cambiamento profondo è la non subordinazione ai dettami del denaro, del profitto e della crescita, allora per trasformare la società in modo radicale dobbiamo uscire da quella subordinazione e non risconoscere quella separazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal nostro punto di vista,<strong> la «civiltà del noi» ha senso soltanto se non separa l’atto di ribellione dal fare sociale creativo e concreto con il quale smettiamo di creare nella vita quotidiana il capitalismo, che resta prima di tutto un tipo di relazione sociale. Vivere adesso il mondo che vogliamo creare, sperimentando mutuo soccorso, autodeterminazione, solidarietà, cooperazione, gratuità, significa che la società del noi non è un’astrazione ma una possibilità con cui costruire relazioni sociali differenti.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In una intervista di Comune-info, <strong><a href="http://comune-info.net/2012/12/uscire-dalleconomia/">Serge Latouche</a></strong> spiega perché rifiuta l’espressione<em> green economy</em> e perché l’obiettivo  dovrebbe essere «uscire dall’economia». «Il problema è la parola “economia”, vale a dire il capitalismo – dice Latouche – Naturalmente questo significa che si deve ancora produrre e consumare ma non più nella logica economica, utilitarista e quantitativa. È un discorso complesso e spesso lascio parlare i miei amici di “altra economia”, lo accetto come un compromesso. Ma in fondo tutto il mio lavoro, la mia ricerca, il mio pensiero, comincia dal contestare l’invenzione dell’economia, un’invenzione teorica, storica e semantica, dalla quale dobbiamo uscire».</p>
<p style="text-align:justify;">L’intuizione di «L’egoismo è finito» resta comunque preziosa e andrebbe portata avanti fino in fondo, non rinunciando a indagare i limiti della nozione «noi», come il localismo e il suo carico di esclusione sociale di cui il fenomeno Lega è stato per anni uno dei simboli. Ma ci sono altri esempi importanti di spazi del «noi» che hanno cominciato a cambiare la vità di migliaia di persone e di molte città: <strong><a href="http://comune-info.net/tag/occupazioni/">le occupazioni e il recupero di spazi abbandonati</a> </strong>(dal Cinema Palazzo al Teatro Valle e Scup di Roma, passando per l’ex colorificio di Pisa e il teatro Pinelli di Messina, solo per fare alcuni nomi), i <strong><a href="http://comune-info.net/tag/Gas/">Gruppi di acquisto solidale</a></strong>, le <strong><a href="http://comune-info.net/2012/11/imprese-autogestite-reinventare-la-vita-dal-lavoro/">fabbriche autogestite</a></strong>. In «NowUtopia» (shake edizioni), Chris Carlsson tra le esperienze di quella che definisce «antieconomia», include anche altre attività che si sviluppano oltre il lavoro salariato, pratiche che richiedono tempo e fatica, condivisione e aiuto reciproco, come l’orticoltura comunitaria e la <strong><a href="http://comune-info.net/2013/02/lagricoltura-del-non-fare/">permacultura</a></strong>, l’universo delle ciclofficine e della critical mass e la galassia del creative common.</p>
<p style="text-align:justify;">Qual è il tratto distintivo di questa società del noi che comincia a fiorire ovunque? È la convinzione generale dei suoi protagonisti, che <strong>sentono di non poter più delegare ad altri le proprie capacità e responsabilità nel condurre il cambiamento</strong>. Non sono più disposti a incaricare altri e meno ancora le macchine:<strong> in tempi di elezioni e di deliri da democrazia 2.0 non è scontato.</strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/10/la-ribellione-del-noi-in-alternativa-alla-ribellione-delegata-del-loro-in-parlamento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il grillismo per canalizzare il dissenso dei movimenti sui binari morti della politica?</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/03/il-grillismo-per-canalizzare-il-dissenso-dei-movimenti-sui-binari-morti-della-politica/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/03/il-grillismo-per-canalizzare-il-dissenso-dei-movimenti-sui-binari-morti-della-politica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 11:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[disillusione dell'artista]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2013]]></category>
		<category><![CDATA[grillo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=6387</guid>
		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Le consultazioni elettorali del 24 febbraio 2013 saranno ricordate per il sopravanzare del grillismo. Se analizziamo il voto elettorale in base all’attitudine alla delega dell&#8217;elettore, dobbiamo ritenere che il grillismo non è una rivoluzione ma un’involuzione che agevola una cittadinanza delegata. Se la politica dei partiti è in agonia, il leaderismo ne è un parassita [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/parlamento-italiano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6392" alt="parlamento italiano" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/parlamento-italiano.jpg?w=300" width="300" height="189" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">Alessio Masone</a><strong>] </strong>Le consultazioni elettorali del 24 febbraio 2013 saranno ricordate per il sopravanzare del grillismo. Se analizziamo il voto elettorale in base all’attitudine alla delega dell&#8217;elettore, dobbiamo ritenere che il grillismo non è una rivoluzione ma un’involuzione che agevola una cittadinanza delegata. Se la politica dei partiti è in agonia, il leaderismo ne è un parassita che si nutre del malessere della democrazia rappresentativa, senza metterla realmente in discussione.<br />
.<br />
La primavera araba ci insegna che non è sufficiente sostituire il governante se non è cambiata la popolazione nel suo sentire comune: la classe dirigente non è solo quella modificabile con il voto. I funzionari pubblici, i docenti universitari, i giornalisti, gli intellettuali, gli artisti, gli imprenditori e gli stessi esponenti della politica, nel quotidiano, sono cittadini, consumatori, fruitori delle arti: se, smettendo di delegare, noi cittadini cambiamo negli stili di vita e nel sentire comune, cambia naturalmente anche la classe dirigente.</div>
<div dir="ltr" id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_82" style="text-align: justify;">.<br />
Inutile, infatti, risulta il successo dei grillini: si troveranno di fronte alla disillusione dell’artista. Ogni artista vuole combattere il sistema, ma se, per ventura, ha successo, a causa della notorietà acquisita, diventa automaticamente organico al sistema: una trappola senza via di uscita.<br />
.<br />
Ogni volta che la società civile, singolo membro o movimento collettivo, fa il salto dalla democrazia in prima persona alla democrazia rappresentativa, automaticamente va verso la disillusione perché, ormai forza politica, dovrà parlare il linguaggio dell&#8217;esclusione, prendendo il posto di un altro politico per decidere sull’esistente, mentre, quando era energia volontaria fuori dalle istituzioni, utilizzava il linguaggio non violento dell&#8217;inclusione, aggiungendo all’esistente la sua attività complementare a quella degli altri attivisti.</div>
<div dir="ltr" id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_82">
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_74" style="text-align: justify;">
<div>
<div id="yui_3_7_2_16_1362303981763_279"><span id="yui_3_7_2_16_1362303981763_228" style="font-family: 'Bookman Old Style';">.</span></div>
</div>
</div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107" style="text-align: justify;">Per essere coerenti, i grillini avrebbero dovuto restare un movimento extraparlamentare: ora che entrano in parlamento, probabilmente si troveranno coinvolti in meccanismi che li porteranno a essere organici al sistema, dando credibilità a un modello superato, tenendo in vita un morto, la democrazia rappresentativa che impedisce il cambiamento, quello che origina da una cittadinanza esperienziale, in prima persona.<br />
Quando il cambiamento non è delegato ad altri, ma esperito in prima persona, a prescindere se l&#8217;obiettivo è raggiunto, già il cittadino è cambiato, è una persona migliore, inclusiva e capace di innescare felicità diffusa.</div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107" style="text-align: justify;">.<br />
Un giorno, dovremo ammettere che il grillismo è un fiume in piena che è servito a canalizzare il dissenso dei movimenti sui binari morti della politica.<br />
.</div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107" style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107" style="text-align: justify;">.</div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107" style="text-align: justify;"><em>Seguono le considerazioni che, a ridosso delle elezioni siciliane di ottobre 2012, scrissi sul rapporto tra società civile e mondo politico.</em></div>
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_107">
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_129" style="text-align: justify;">
<div id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_128"><i id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_127"><span id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_123" style="font-size: small;">.</span></i></div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://www.artempori.it/artempori/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/" target="_blank" rel="nofollow">Dopo la primavera araba, l&#8217;autunno grillino?</a></b><br />
<span style="color: #993300;"><i>Il successo elettorale dei grillini è l’espressione di una popolazione che persevera nel delegare il cambiamento?</i></span><br />
<span style="color: #993300;"> di Alessio Masone &#8211; 4 novembre 2012</span><br />
<span style="color: #993300;"> .</span><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #993300;"> Dal punto di vista dell&#8217;impegno pubblico</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Se volessimo individuare una distinzione fra mondo politico e società civile, in base a quello che si mette a disposizione della collettività,</b>gli uomini politici tendono a proporre le loro capacità decisionali sulla cosa pubblica esistente. Gli esponenti della società civile tendono a realizzare, in piccolo ma in prima persona, quello che ancora non esiste nella cosa pubblica.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>L’uomo politico, proponendosi per decidere sull’esistente, usa il linguaggio dell’esclusione</b> perché, nei luoghi delle decisioni, intende prendere il posto di un altro uomo politico.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>L’esponente della società civile, in un contesto meno canonico e più creativo, all’esistente aggiunge la sua attività</b> che, insieme a quella di altri attivisti, si somma con complementarietà e inclusione, aggiungendo nuovo valore alla comunità territoriale. Se esistesse un metro capace di misurare, oltre al PIL, anche il &#8220;valore aggiunto volontaristicamente&#8221; dalla società civile (VAV?), avremmo uno strumento per orientarci verso una reale creatività collettiva.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Da questo punto di vista, sembrerebbe che i grillini siano identici a quegli stessi uomini politici che vogliono sostituire, escludendoli</b>: intendono semplicemente entrare nelle istituzioni per decidere sull’esistente della cosa pubblica. Le decisioni dei grillini sarebbero migliori solo perché loro sarebbero più puri degli altri? In questo metodo, a prescindere dalle buone intenzioni, si scorge la violenza della sopraffazione, della competizione, della corsa alla gestione del potere decisionale.</span><br />
<span style="color: #993300;"> .</span><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #993300;"> Dal punto di vista dell&#8217;elettore</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Chi vota i grillini, prevalentemente, confina il suo impegno civile</b> semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Ma possiamo affermare, analogamente, che chi vota PDL, prevalentemente, confina il suo impegno civile</b> semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Se la classe politica è espressione di una popolazione, nonostante la sostituzione formale dei soggetti politici, quella classe dirigente, nei fatti, resta identica</b>, visto che la popolazione, nel sentire quotidiano, non è cambiata. L’attuale crisi potrebbe costituire l’opportunità per una popolazione che realizza in prima persona una risposta risolutiva che, naturalmente, porta con sé una coesione sociale e un benessere diffuso che oggi mancano. Invece, per ora, molti, per non farsi carico del cambiamento, continuano a delegare, pretendendo di sostituire semplicemente la classe politica.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Qualcuno affermava che facebook è utile anche al mondo occidentale, visto che aveva reso possibile la Primavera araba.</b></span><br />
<span style="color: #993300;"> Ebbene, facebook è utile per creare un movimento di opinione contro le dittature novecentesche, quelle identificabili in una o poche persone, ma non per contrastare le egemonie di potere diffuso che allignano nelle democrazie del XXI secolo, come quelle degli stati occidentali.</span><br />
<span style="color: #993300;"> Infatti, quei paesi arabi, che si sono liberati dei dittatori, non hanno risolto i loro problemi, come si erano illusi, perché la democrazia di un popolo non matura da un giorno all’altro.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Non basta eliminare il sintomo di un malessere, se non si lavora sulla causa di quel malessere che risiede diffusamente nella popolazione</b>. Pensare di risolvere individuando nei politici i responsabili esclusivi significa cercare capri espiatori per non mettere in discussione il sistema.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Non basta sostituire un esponente politico con un altro, ma è necessaria una nuova consapevolezza che si diffonda</b> <b>nella popolazione</b>: fin quando i cittadini continueranno a delegare le responsabilità ai vecchi politici e il cambiamento ai nuovi politici, una nazione resterà identica nei suoi ingranaggi, sempre mancanti di una coesione sociale e di una cittadinanza non delegata.</span><br />
<span style="color: #993300;"> .</span><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #993300;"> Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diffusa</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Sfugge agli analisti politici la considerazione che, ormai esenti da dittature formali, dobbiamo ammettere il fallimento della democrazia rappresentativa</b> la quale, basandosi sul paradigma maggioritario, esclude le minoranze, disperde la coesione sociale e promuove la delega.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Quando vedremo un&#8217;assemblea condominiale o un comitato di quartiere</b> (enti determinati con metodo maggioritario) <b>capaci di decidere secondo contenuti e inclusione</b>, e non secondo giustizia formale, allora potremmo ritenere che esista una speranza per una sana democrazia rappresentativa anche in un’assemblea comunale, regionale o parlamentare.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Sfugge agli analisti anche che la classe dirigente non è costituita solo dai politici, che si possono eliminare con il voto elettorale</b>: la classe che dirige i processi sociali ed economici di un paese, che è corresponsabile della crisi economica e sociale, è costituita anche da funzionari statali, sindacalisti, imprenditori, giornalisti, docenti universitari, intellettuali e artisti.</span><br />
<span style="color: #993300;"> <b>Il cambiamento può avvenire solo dal basso, quando il cittadino, senza delegare responsabilità e cambiamento ad altri</b>, si mette in discussione, realizzando una gestione responsabile delle emozioni quotidiane (stili di vita responsabili capaci di inclusione e di cittadinanza non delegata).</span></p>
<div>
<div>
<div style="text-align: justify;"><span id="yiv528285551yui_3_7_2_17_1362242756983_63" style="color: #993300;">Visto che gli esponenti della classe dirigente politica, amministrativa, imprenditoriale e intellettuale, nella vita di tutti i giorni, sono in mezzo a noi (quando comprano, mangiano, viaggiano, leggono, si innamorano, frequentano amici&#8230;), se noi cittadini cambiamo, tramite il quotidiano, il cambiamento arriverà diffusamente nella classe dirigente che, a quel punto, sarà matura per promuovere un nuovo modello culturale e di sviluppo.</span></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>http://artempori.wordpress.com/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/03/il-grillismo-per-canalizzare-il-dissenso-dei-movimenti-sui-binari-morti-della-politica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Shoah e omologazione: oggi si chiama nazismo economico</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/28/shoah-e-omologazione-identita-e-cultura-maggioritaria/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/28/shoah-e-omologazione-identita-e-cultura-maggioritaria/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 14:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia maggioritaria/omologante]]></category>
		<category><![CDATA[carmine coviello benevento]]></category>
		<category><![CDATA[carmine coviello medico]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo economico]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione degli ebrei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=6274</guid>
		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Oggi, col senno di poi, tutti siamo scandalizzati da quello che hanno subito gli ebrei durante il nazismo. Ma questa posizione rischia di suonare come un luogo comune, quasi un modo per autoassolversi. Un processo culturale, di cambiamento, invece, dovrebbe consistere in una messa in discussione dello status quo, del nostro abituale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/giornata-della-memoria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6275" alt="giornata della memoria" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/giornata-della-memoria.jpg" width="165" height="264" /></a>[di Alessio Masone] Oggi, col senno di poi, tutti siamo scandalizzati da quello che hanno subito gli ebrei durante il nazismo.</p>
<p>Ma questa posizione rischia di suonare come un luogo comune, quasi un modo per autoassolversi.</p>
<p>Un processo culturale, di cambiamento, invece, dovrebbe consistere in una messa in discussione dello status quo, del nostro abituale modo di sentire che appunto abbiamo ereditato, ma che ancora non abbiamo elaborato in prima persona, in modo esperienziale e senza delegare.</p>
<p>Potette avvenire tanta persecuzione anche grazie alla prevalente indifferenza della popolazione del tempo, una maggioranza costituita dai non ebrei. Visto che nella persecuzione furono presi di mira anche i rom, i sinti e gli omosessuali, dobbiamo considerare che il tutto fosse sostenuto da quella spinta omologante che pervade, in un modo o nell’altro, la popolazione: tutti gli individui che esprimono esclusione verso il diverso e le minoranze, e tutti quelli che ricorrono alla competizione escludendo il proprio vicino. D&#8217;altra parte, la stessa democrazia rappresentativa, che tanto ci rassicura, basandosi sul sistema maggioritario, svilisce ogni idea minoritaria e promuove l&#8217;attitudine all&#8217;esclusione.</p>
<p>Proclamarsi contro la persecuzione antisemita, quando esistevano le condizioni sociali ed economiche che la rendevano attuabile, sarebbe stato un reale processo culturale, uno sforzo contro il pensiero dominante.</p>
<p>Come all’epoca prevaleva un’incapacità a prendere atto di quello che, tramite la spinta omologante, gravemente stava accadendo, oggi, rischiamo di non percepire i danni che, tramite la deriva uniformante, colpiscono la popolazione italiana e quella mondiale.</p>
<p>Certo, all’epoca, l’ingiustizia si realizzava con una violenza fisica oggi facilmente ravvisabile, come nel caso della deportazione e lo sterminio di massa.</p>
<p>L’ingiustizia dell&#8217;omologazione e della cittadinanza delegata, per farsi strada, ora si è trasformata in nuove forme più subdole e più accettabili dal sentire comune.</p>
<p>Come i geni dei batteri e degli insetti dannosi, negli anni, si modificano per sopravvivere ai farmaci e ai fitofarmaci, così i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meme" target="_blank">memi</a> dell’omologazione (l’equivalente culturale dei geni biologici) si trasformano per continuare a perpetrare esclusione, ingiustizia ed emarginazione, sotto gli occhi di tutti, anzi spesso con la complicità delle stesse vittime.</p>
<p>I nazisti di oggi potrebbero essere si siti multinazionali di e-commerce che sottraggono redditi e identità ai territori.</p>
<p>I lager odierni potrebbero essere quei centri commerciali e quelle multisala cinematografiche extraurbane che, in mano a capitali finanziari (banche e multinazionali), omologano i gusti e i consumi del cittadino che si ritrova, negli anni, vittima di una crisi economica e occupazionale di cui è inconsapevole complice.</p>
<p>Grazie all&#8217;uniformazione, con cui vengono irreggimentate le attitudini dei cittadini, più facilmente i profitti vengono spostati dall’economia territoriale a quella sovraterritoriale, provocando disoccupazione e fallimenti delle piccole aziende locali; più facilmente vengono sottratte le identità locali che consentivano coesione sociale, provocando oggi esclusione e infelicità diffusa.</p>
<p>Immagino che, nel 2030, produrranno un film che denuncia l’omologazione e l’ingiustizia sociale realizzate tramite quelle scolaresche che nel 2013 venivano intruppate nei cinema multisala per la proiezione di un film su quell&#8217;Olocausto provocato dall’omologazione del XIX secolo.</p>
<p>Alessio Masone</p>
<p><em>Dedico queste considerazioni a Carmine Coviello che, dal 27 gennaio 2013, non è più con noi. A lui, sempre fuori dal coro, forse sarebbero piaciute.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/28/shoah-e-omologazione-identita-e-cultura-maggioritaria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mio è un negozio indipendente&#8230; dall&#8217;inglese. Costi occulti dell&#8217;omologazione e costi artistici dell&#8217;esperienzialità</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/10/il-mio-e-un-negozio-indipendente-dallinglese-costi-occulti-dellomologazione-e-costi-artistici-dellindipendenza/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/10/il-mio-e-un-negozio-indipendente-dallinglese-costi-occulti-dellomologazione-e-costi-artistici-dellindipendenza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 23:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.EcoVicinanza-Distretto]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[Costi artistici e creativi]]></category>
		<category><![CDATA[costi artistici esperienziali]]></category>
		<category><![CDATA[costi creativi]]></category>
		<category><![CDATA[costi occulti]]></category>
		<category><![CDATA[diffusione della lingua inglese]]></category>
		<category><![CDATA[librerie indipendenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=6212</guid>
		<description><![CDATA[Ho qui inserito queste mie considerazioni per confrontarmi con gli amici di bMagazine, autori geniali del video “Benevento spicc inglisc”. Se non lo avete guardato, vi consiglio di farlo: è esilarante e ben realizzato. E’ godibile nella recitazione e nel montaggio, ma non ne condivido il messaggio, quando ironizza sulla scarsa conoscenza della lingua inglese [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><i>Ho qui inserito queste mie considerazioni per confrontarmi con gli amici di bMagazine, autori geniali del video “<a href="http://www.bmagazine.info/it/archivio/video/4274-benevento-spicc-inglisc-la-citta-unesco-e-pronta-per-il-turismo-internazionale" target="_blank">Benevento spicc inglisc</a>”. Se non lo avete guardato, vi consiglio di farlo: è esilarante e ben realizzato. E’ godibile nella recitazione e nel montaggio, ma non ne condivido il messaggio, quando ironizza sulla scarsa conoscenza della lingua inglese nella nostra comunità territoriale. </i></p>
<p style="text-align:justify;"><b>Il mio è un negozio indipendente&#8230; dalla lingua inglese</b><strong><br />
</strong><em>Costi occulti dell&#8217;omologazione e costi artistici dell&#8217;indipendenza, della creatività e dell&#8217;esperienzialità.</em><strong><br />
</strong><em id="__mceDel"><i>E’ opportuno agevolare un nuovo modello di sviluppo o è più comodo individuare capri espiatori per non mettere in discussione un modello di sviluppo ormai superato?</i></em></p>
<p style="text-align:justify;">di Alessio Masone</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/inglese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6213" alt="inglese" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/01/inglese.jpg" width="256" height="134" /></a>Di domenica, quando sono in un’altra città e trovo i negozi chiusi, la prima sensazione è quella di delusione. Poi, facendo mente locale, comprendo che sono nel posto giusto perché realizzo che quel luogo è autentico come la mia Benevento. Quel disagio di trovare tutti gli esercizi commerciali chiusi è un limite ma anche il segno inequivocabile che quella è una città autentica: non uno di quei “non luoghi” per turisti mordi e fuggi a cui vendere una rappresentazione di città, ma un luogo di chi la vive quotidianamente e non in quanto comparsa di un presepe vivente perpetuo.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta ho visitato l’isola di Ischia. I ristoranti sulla costa, frequentati da frotte di turisti, proponevano tutti la stessa tipologia di menù: quello che il turista si aspettava da un posto di mare. Un menù con il testo anche in inglese, con pietanze di mare, tra l’altro, con molte specie non provenienti dal Tirreno, altro che pesce a miglio zero. Ebbene, qualche mese prima, nel 2005, a Pollenzo, durante un seminario per fiduciari di Slow Food, avevo conosciuto il fiduciario di Ischia che era anche titolare di un ristorante. Quindi, mi rivolsi alla sua osteria: frequentata prevalentemente dagli isolani e ubicata po’ più all’interno, lì ebbi la  consapevolezza che quella <a href="http://acucinaemamma.blogspot.it/2012/05/coniglio-allischitana-dalla-fossa-al.html">ischitana</a> è, nella tradizione, prevalentemente una cucina di terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me, che conobbi solo per tre giorni l’isola, quel ristorante, per quanto scomodo da raggiungere (costo artistico, creativo ed esperienziale), fu un’occasione per conoscere un’Ischia poco stereotipata: grazie a quell’esperienza di fruizione culinaria responsabile, mi sentii meno stupido per aver impegnato alcuni giorni della mia vita in un luogo, in quanto turistico, più omologante della mia città. Infatti, se il viaggiare è consapevolezza, ritengo che i nostri concittadini si consapevolizzino anche restando a casa, visto che Benevento è più autentica delle principali mete turistiche.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando sono in un&#8217;altra città, cerco i luoghi quotidiani frequentati dalla gente del posto: ritrovarmi tra le mani un menù in più lingue è il segnale che sono in un quartiere per turisti dove, per assecondare le esigenze degli stranieri, probabilmente propongono cotoletta alla milanese, anche se si è in Puglia. Allora, mi sento come un napoletano che, a Venezia, si ritrova costretto ad ascoltare <i>’O sole mio</i> cantato da gondolieri ormai abituati a vendere luoghi comuni agli stranieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Chi, oggi, visita il Sannio, assapora probabilmente quell&#8217;autenticità di cui godevano i viaggiatori del Grand tour nel permanere in un&#8217;Italia non abbastanza addomesticata per il turista. Il turista del nuovo secolo, sempre più consapevole, sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che consentano l’opportunità di interagire in modo più continuativo e quotidiano con la comunità territoriale che li ospita.</p>
<p style="text-align:justify;">Ormai, è in decremento il turismo delle mete di massa, a tutto vantaggio del turismo minimale che fruisce della vivibilità quotidiana dei luoghi incontaminati dalla grande industria turistica e dalla cementificazione. Ciò è confermato dai numerosi campani della fascia costiera che sono sempre più numerosi nel nostro territorio, per scelta di vita, trasferendosi qui da noi, o per realizzare la seconda casa o per trascorrere semplicemente la domenica.</p>
<p style="text-align:justify;">I nostri beni culturali, in senso assoluto, non potrebbero competere con quelli di Pompei, la Reggia di Caserta, Napoli e la costiera amalfitana, ma in più noi abbiamo da offrire agli abitanti della fascia costiera campana una vivibilità quotidiana che loro hanno perso, a causa di una estrema cementificazione del territorio, con quelle aree industriali, centri commerciali e raccordi autostradali che, cancellando allo sguardo il paesaggio agrario periurbano, tendono a trasformare ogni cittadina, con una propria identità, in una città senza fine e senza confine con le altre città.</p>
<p style="text-align:justify;">Nonostante i nostri amministratori locali abbiano fatto di tutto per omologare la nostra città a un’area metropolitana (gli epicentri dell’attuale crisi economica e sociale), attrezzando orgogliosamente il territorio, come vuole il pensiero unico, con centri commerciali, cinema multiplex, fast food, i nostri concittadini mostrano un’istintiva resistenza identitaria, causando la chiusura di molti di quegli esercizi rappresentativi di un’economia e una cultura sovraterritoriali. Frutto di una scarsa omologazione di noi, abitanti di provincia, questi risultati comportano dei &#8220;costi artistici&#8221;: uno di essi potrebbe essere la scarsa conoscenza della lingua inglese.</p>
<p style="text-align:justify;">Certo, per non scegliere e per prendere tutto quello che ci aggrada, vorremmo che Traianino fosse anche capace di parlare l&#8217;inglese, ma se così fosse non sarebbe più Traianino. Sarebbe come giocare una partita di calcio senza sudare, senza stancarsi (senza costi artistici ed esperienziali).</p>
<p style="text-align:justify;">Ogni azione contiene costi occulti e costi artistici. Acquistare in modo funzionale un prodotto in un centro commerciale, ad esempio, comporta costi occulti che, non immediatamente riconoscibili nel costo monetario del prodotto, procurano, come effetto collaterale, la dispersione delle identità territoriali, della biodiversità culturale, della coesione sociale, dell&#8217;inclusione, della redistribuzione del reddito, della giustizia sociale e della tutela ambientale.</p>
<p style="text-align:justify;">I costi artistici sono visibili ma necessari in quanto capaci di creatività, biodiversità, approccio esperienziale e non delegato. Chi di noi, da piccolo, non ha compilato un album di figurine? Certo, in termini monetari ed energetici, sarebbe stato più funzionale comprarlo già completo, come avviene per un libro, ma avremmo perso il piacere e l&#8217;esperienza del realizzarlo in prima persona. I doppioni avanzati delle figurine rappresentano un costo, non occulto, ma artistico, in quanto capace di agevolare la creatività, il cambiamento e un’attitudine alla cittadinanza non delegata.</p>
<p style="text-align:justify;">La mia libreria non parla inglese e non è efficiente, come quei supermercati del libro, librerie di catena uguali in tutta Italia, ma, in quanto indipendente, è portatrice di una cultura che non si ottiene con i soldi, come comprando semplicemente un libro, ma con le scelte con cui si rinuncia ai costi occulti che sono dietro a ogni pratica e acquisto omologati e delegati: già il comprare responsabilmente un libro presso una libreria indipendente contribuisce a realizzare una cittadinanza artistica non delegata, partecipando in prima persona a una redistribuzione del reddito, a una biodiversità commerciale e ad una comunità territoriale coesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il modello occidentale di sviluppo, quello ormai fallito, è quello della competizione (esclusione), del PIL (a danno della coesione sociale e di una felicità diffusa), della tecnologia (a danno dei mestieri identitari), della telematica (a danno dell’economia territoriale), dell’inglese (omologazione), del marketing (a danno dell’autodeterminazione nei consumi), della green economy (che in italiano significa che anche l’ambiente può essere asservito all’economia sovraterritoriale e finanziaria), delle infrastrutture (cementificazione e trasporti), delle grandi opere pubbliche (a danno del territorio e della redistribuzione del reddito), dei sistemi di scala (a danno delle piccole aziende locali), delle aree metropolitane (a danno della vivibilità quotidiana), dei centri commerciali (a favore delle banche e a danno dell’economia territoriale), della finanza (a danno dell’economia reale). Il modello occidentale, che con i suoi costi occulti ha generato le attuali emergenze occupazionali, sociali, psicologiche e ambientali, costituisce tuttora la strategia che accomuna i partiti di destra e di sinistra, di governo e di opposizione.</p>
<p style="text-align:justify;">Ebbene, anche i giornali, nel momento che denunciano le inefficienze di una comunità territoriale su quegli aspetti, involontariamente concedono credibilità a quel modello di sviluppo occidentale che omologa e colonizza il mondo (anche linguisticamente) e che si nutre di centrali elettriche, elettrodotti, discariche, inceneritori, parchi eolici, trivellazioni petrolifere, autostrade, TAV e piattaforme logistiche.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ opportuno agevolare un nuovo modello di sviluppo o è più comodo individuare capri espiatori per non mettere in discussione un modello di sviluppo ormai superato?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/01/10/il-mio-e-un-negozio-indipendente-dallinglese-costi-occulti-dellomologazione-e-costi-artistici-dellindipendenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dopo la primavera araba, l&#8217;autunno grillino? I grillini per continuare a delegare.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2012 18:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadinanza non delegata]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento dal basso]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza delegata]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni regionali]]></category>
		<category><![CDATA[grillini]]></category>
		<category><![CDATA[movimeno 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://artempori.wordpress.com/?p=5875</guid>
		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Dal punto di vista dell&#8217;impegno pubblico Se volessimo individuare una distinzione fra mondo politico e società civile, in base a quello che si mette a disposizione della collettività, gli uomini politici tendono a proporre le loro capacità decisionali sulla cosa pubblica esistente. Gli esponenti della società civile tendono a realizzare, in piccolo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">Alessio Masone</a>]</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/immagine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5876" title="immagine" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/immagine.jpg" width="200" height="160" /></a>Dal punto di vista dell&#8217;impegno pubblico</span></div>
<div style="text-align: justify;">Se volessimo individuare una distinzione fra mondo politico e società civile, in base a quello che si mette a disposizione della collettività, gli uomini politici tendono a proporre le loro capacità decisionali sulla cosa pubblica esistente. Gli esponenti della società civile tendono a realizzare, in piccolo ma in prima persona, quello che ancora non esiste nella cosa pubblica.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">L’uomo politico, proponendosi per decidere sull’esistente, utilizza il linguaggio dell’esclusione perché, nei luoghi delle decisioni, prende il posto di un altro uomo politico.</div>
<div style="text-align: justify;">L’esponente della società civile, in un contesto meno canonico e più creativo, all’esistente aggiunge la sua attività che, insieme a quella di altri attivisti, si somma con complementarietà e inclusione, aggiungendo nuovo valore alla comunità territoriale. Se esistesse un metro capace di misurare, oltre al PIL, anche il &#8220;valore aggiunto volontaristicamente&#8221; dalla società civile (VAV?), avremmo uno strumento per orientarci verso una reale creatività collettiva.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Da questo punto di vista, sembrerebbe che i grillini siano identici a quegli stessi uomini politici che vogliono sostituire, escludendoli: intendono semplicemente entrare nelle istituzioni per decidere sull’esistente della cosa pubblica. Le decisioni dei grillini sarebbero migliori solo perché loro sarebbero più puri degli altri? In questo metodo, a prescindere dalle buone intenzioni, si scorge la violenza della sopraffazione, della competizione, della corsa alla gestione del potere decisionale.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Dal punto di vista dell&#8217;elettore</span></div>
<div style="text-align: justify;">Chi vota i grillini, prevalentemente, confina il proprio impegno civile semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma possiamo affermare, analogamente, che chi vota PDL, prevalentemente, confina il proprio impegno civile semplicemente nel delegarlo ai rappresentanti di un carismatico personaggio massmediatico.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Se la classe politica è espressione di una popolazione, nonostante la sostituzione formale dei soggetti politici, quella classe dirigente, nei fatti, resta identica, visto che la popolazione, nel sentire quotidiano, non è cambiata. L’attuale crisi potrebbe costituire l’opportunità per una popolazione che realizza in prima persona una risposta risolutiva che, naturalmente, porta con sé una coesione sociale e una felicità diffusa che oggi mancano. Invece, per ora, molti, per non farsi carico del cambiamento, continuano a delegare, pretendendo di sostituire semplicemente la classe politica.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Qualcuno affermava che facebook è utile anche al mondo occidentale, visto che aveva reso possibile la Primavera araba.</div>
<div style="text-align: justify;">Ebbene, facebook è utile per creare un movimento di opinione contro le dittature novecentesche, quelle identificabili in una o poche persone, ma non per contrastare le egemonie di potere diffuso che allignano nelle democrazie del XXI secolo, come quelle delle nazioni occidentali.</div>
<div style="text-align: justify;">Infatti, quei paesi arabi, che si sono liberati dei dittatori, non hanno risolto i loro problemi, come si erano illusi, perché la democrazia di un popolo non matura da un giorno all’altro, non delegando le responsabilità.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Non basta eliminare il sintomo di un malessere, se non si lavora sulla causa di quel malessere che risiede diffusamente nella popolazione. Pensare di risolvere individuando nei politici i responsabili significa cercare capri espiatori per non mettere in discussione il sistema.</div>
<div style="text-align: justify;">Non basta sostituire un esponente politico con un altro, ma è necessaria una nuova consapevolezza che si diffonda nella popolazione: fin quando i cittadini continueranno a delegare le responsabilità ai vecchi politici e il cambiamento ai nuovi politici, una nazione resterà identica nei suoi ingranaggi, sempre mancanti di una coesione sociale e di una cittadinanza non delegata.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diffusa (cambiamento dal basso)</span></div>
<div style="text-align: justify;">Sfugge agli analisti politici la considerazione che, ormai esenti da dittature formali, dobbiamo ammettere il fallimento della democrazia rappresentativa che, basandosi sul paradigma maggioritario, escludendo le minoranze, rallenta il cambiamento, agevola l&#8217;esclusione, disperde la coesione sociale e promuove la delega.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Quando vedremo un&#8217;assemblea condominiale o un comitato di quartiere (enti determinati con metodo maggioritario) capaci di decidere secondo contenuti e inclusione, e non secondo la giustizia formale, allora potremmo ritenere che esista una speranza per una sana democrazia rappresentativa anche in un’assemblea comunale, regionale o parlamentare.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Sfugge agli analisti anche che la classe dirigente non è costituita solo dai politici, che si possono eliminare con il voto elettorale: la classe che dirige i processi sociali ed economici di un paese, che è corresponsabile della crisi economica e sociale, è costituita anche da funzionari statali, sindacalisti, imprenditori, giornalisti, docenti universitari, intellettuali e artisti.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Il cambiamento può avvenire solo dal basso, quando il cittadino, senza delegare responsabilità e cambiamento ad altri, si mette in discussione, realizzando una gestione responsabile delle emozioni quotidiane (stili di vita responsabili capaci di inclusione e di cittadinanza non delegata), determinando esperienzialmente, permanentemente e diffusamente microdecisioni non delegate che incidono sulla collettività.</div>
<div style="text-align: justify;">Visto che gli esponenti della classe politica, amministrativa, imprenditoriale e intellettuale, nella vita di tutti i giorni, sono in mezzo a noi (quando comprano, mangiano, viaggiano, leggono, si innamorano, frequentano amici&#8230;), se noi cittadini cambiamo, tramite il quotidiano, il cambiamento arriverà diffusamente nella classe dirigente che, a quel punto, sarà matura per promuovere un nuovo modello culturale e di sviluppo.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2012/11/04/dopo-la-primavera-araba-lautunno-siciliano-i-grillini-per-continuare-a-delegare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
