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	<title>Art&#039;Empori &#187; Femminile</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Yarn Bombing e la rivoluzione gentile</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 15:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Iniziative sostenibili]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni. Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18304" alt="apice b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-b-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18306" alt="apice y" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-y-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18307" alt="apice ya" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-ya-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
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<p>Si chiama Yarn Bombing,  letteralmente “bombardamento di filati” che vengono trasformati in arredi urbani, coperte di colorati intrecci e ricami,  veri e propri abiti variopinti con cui vengono rivestiti alberi, panche, lampioni.</p>
<p>Tutto nasce in Texas quando Magda Sayeg, proprietaria di un negozio di filati sconfortata dallo squallore della zona in cui sorgeva il suo negozio, decise nel 2005 di ricoprire di manicotti fatti con lana colorata la maniglia della sua porta.</p>
<p>Da allora lo Yarn Bombing è divenuto un vero e proprio movimento internazionale che colora le città “vestendole” con installazioni in lana e cotone.</p>
<p><img class=" wp-image-18309 alignright" alt="apice yarn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yarn-225x300.jpg" width="158" height="210" /></p>
<p>Un movimento spontaneo, che nasce dal basso, senza committenti nè padroni ma solo il piacere di fare, abbellire, colorare. Che trova il suo perchè nella riscoperta di vecchi strumenti quali l’uncinetto o i ferri, nel benessere e nel rilassamento che la pratica di questi regala a chi come un mantra li utilizza a colpi di “dritto e rovescio”.</p>
<p>Il  fremito creativo dello sferruzzamento ha inondato le strade di Apice in questi giorni, frutto  del piacere di  un gruppo di donne di più generazioni, messe insieme dalla presidente della pro Loco Erminia Manserra, che si incontrano solerti e mentre prendono un the con i biscotti  intrecciano  fili, parole, amicizie,  ma soprattutto  direzionano le loro intenzioni verso  l&#8217;obiettivo di migliorare piccoli quartieri di Apice in questo momento un po&#8217; in ombra.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;arte antica di lavorare a maglia viene tramandata dalle persone anziane del gruppo  a quelle più giovani, anche alle bambine che spesso si affacciano incuriosite nella biblioteca, luogo in cui ci riuniamo per condividere arte, passione e sogni.</p>
<p>Un vero e proprio “atto poetico” direbbe Jodorowsky, che mette in moto i talenti di ciascuno e li direziona positivamente e costruttivamente verso un luogo, uno spazio sociale, un gruppo di persone. Un atto creativo che attraversa la bellezza di un incontro e che accompagna alla cura per se stessi un momento di “attenzione” per il territorio.</p>
<p>Un lavoro collettivo fatto di vari pezzi e di autori diversi, di coperte regalate che vengono ripristinate, di sciarpe rinnovate, qualche maglione rinvigorito e qualche vestito scucito, lana regalata o sfilata, un lavoro collettivo che intreccia manufatti artistici dall’aspetto gioioso e colorato nel rispetto dell&#8217;ambiente e alla riscoperta di momenti antichi che stemperano il giallo dei ricordi nella speranza di un processo di decrescita felice!</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar.jpg"><img class="alignleft  wp-image-18308" alt="apice yar" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2017/11/apice-yar-300x225.jpg" width="210" height="158" /></a></p>
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		<title>Strindberg e la questione dell&#8217;emancipazione femminile</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/03/08/strindberg-e-la-questione-dellemancipazione-femminile/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 14:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[(För min recension av &#8221;Tribadernas natt&#8221; klicka här) L&#8217;etichetta inflitta ad August Strindberg di &#8220;kvinnohatare&#8221;, (colui che odia le donne), è stata smentita varie volte da Per Olov Enquist, sia nei suoi drammi, come &#8220;Tribadernas natt&#8221; (&#8220;La notte delle tribadi&#8221;) del 1975, che nelle sue conferenze. Nell&#8217;ultima alla quale ho assistito, durante la scorsa fiera del libro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 1">
<p>(<strong><em>För min recension av &#8221;Tribadernas natt&#8221; klicka <a title="http://issuu.com/stefania_iannella/docs/tribadernas_natt_stefania_iannella?mode=window" href="http://issuu.com/stefania_iannella/docs/tribadernas_natt_stefania_iannella?mode=window" target="_blank">här</a></em></strong>)</p>
<p>L&#8217;etichetta inflitta ad August Strindberg di &#8220;kvinnohatare&#8221;, (<em>colui che odia le donne</em>), è stata smentita varie volte da Per Olov Enquist, sia nei suoi drammi, come &#8220;Tribadernas natt&#8221; (&#8220;La notte delle tribadi&#8221;) del 1975, che nelle sue conferenze. Nell&#8217;ultima alla quale ho assistito, durante la scorsa fiera del libro di Göteborg, Enquist ha dichiarato fermamente &#8211; non senza suscitare polemiche &#8211; la sua convinzione che Strindberg non abbia odiato le donne neanche per un secondo della sua vita.</p>
<p>Con la regia di Thommy Berggren della &#8220;Notte delle tribadi&#8221; (teatro comunale di Stoccolma, Stockholms stadsteater), non sono le tribadi ad essere discriminate, in quanto appaiono donne di carattere forte, che con le loro repliche si difendono talmente bene da quasi deridere Strindberg stesso. Ma il personaggio chiaramente più sottomesso e maltrattato è Viggo Schiwe, troppo buono, accondiscendente e &#8220;servile&#8221;. Come non constatare che, al di là della differenza di genere, la sopraffazione nella società avviene spesso a discapito del più buono, per questo considerato più &#8220;debole&#8221;?</p>
<div>In questo dramma di Per Olov Enquist sulla relazione disastrosa di Strindberg con la sua ex moglie Siri von Essens, viene messo in scena uno Strindberg che spiega il suo rispetto per le femministe soltanto se capaci di atti concreti di emancipazione, non di lamenti inutili.</div>
<p><img class="alignright size-full wp-image-6420" alt="mammismo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/03/mammismo.jpg" width="280" height="180" /></p>
<div>Inoltre, la replica di Strindberg al rifiuto di Siri di concedergli di stare con i suoi figli per due settimane in estate: &#8220;ma così avresti potuto essere libera&#8221;, si può interpretare come una giusta critica, perché la vera emancipazione dovrebbe avvenire a tutti i livelli, anche i più scomodi per le donne. Invece Siri, col suo rifiuto, dimostra al contrario di voler piuttosto rimanere radicata al suo patriarcale ruolo di &#8220;mamma&#8221;.<br />
Per fortuna Strindberg non conosceva il mammismo italiano&#8230;</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Stefania Iannella</div>
</div>
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		<title>Violenza sulle donne e società competitiva. Pensiero della differenza per una cultura non violenta e inclusiva</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 16:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Nella giornata dedicata alla violenza sulle donne, abbiamo avvertito un invito. Ma siamo mai riusciti ad eliminare i crimini grazie a una semplice sensibilizzazione? Questo forse perché, nel quotidiano non agiamo nessun cambiamento, nessuna messa in discussione che ci consenta di non essere complici di una società competitiva ed escludente che agevola [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/frida-kahlo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-5971" title="frida kahlo" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/11/frida-kahlo.png" width="223" height="226" /></a></span>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/">Alessio Masone</a>] Nella giornata dedicata alla violenza sulle donne, abbiamo avvertito un invito. Ma siamo mai riusciti ad eliminare i crimini grazie a una semplice sensibilizzazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo forse perché, nel quotidiano non agiamo nessun cambiamento, nessuna messa in discussione che ci consenta di non essere complici di una società competitiva ed escludente che agevola la violenza sulle donne ma anche la prevaricazione in genere.</p>
<div style="text-align: justify;">In mancanza di una comunità coesa e inclusiva, ogni individuo, adulto o giovane, è spinto naturalmente a esercitare potere verso gli altri: tramite la forza fisica, ma anche tramite la violenza morale che è meno individuabile e perseguibile.</div>
<div style="text-align: justify;">La società civile e il mondo intellettuale ritengono di fare la propria parte condannando moralmente la violenza sulle donne.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma secondo il metodo del cambiamento dal basso, questo non è sufficiente: è necessario che la società civile faccia la sua parte rinunciando a proprie abitudini che involontariamente sono promotrici di una collettività che fisiologicamente genera sopraffazione e violenza.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Deleghiamo le responsabilità sempre all’altro, ma ognuno di noi, a suo modo, nel suo mondo, è portatore di competizione e di violenza. Alcuni di noi lo fanno in modo latente, alcuni lo fanno in modo formalmente lecito, altri non avendo altro modo di esercitare potere sull’altro, lo fanno sugli unici esponenti su cui possono agire: i propri familiari, la donna e i minori.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Per questo motivo, sono scettico sulle singole giornate simbolicamente dedicate alla violenza sulla donna o agli abusi sui minori o al bullismo o alla devastazione dell’ambiente o alla fame nel mondo o alla legalità: sono facce di un unico problema quotidiano.</div>
<div style="text-align: justify;">Analizzando la questione con il metodo di Art’Empori (il cambiamento dal basso applicato alla fruizione culturale ed artistica), dobbiamo ipotizzare che esista una corrispondenza diretta fra la tendenza a fruire di un autore/artista, in quanto semplicemente più noto di altri, tramite i mass media (esclusione e delega), e la commissione di atti violenti sulla donna e di prevaricazioni in genere.<br />
.<br />
A proposito di donne, Art’Empori promuove un metodo utilizzato dal pensiero della differenza femminile per agevolare un linguaggio della non violenza: non citare i grandi autori per dare credibilità alle proprie convinzioni, ma utilizzare un linguaggio laico (scevro da dogmi e inclusivo) e capace di esperienzialità.<br />
.<br />
Ebbene, sempre più, quando leggo uno scritto molto erudito e ricco di citazioni, insieme alla piacevolezza (fruizione estetica), io scorgo un linguaggio grondante sangue, in quanto esclusivo e competitivo (fruizione etica). In quel momento, come un visionario, scorgo insieme tutte le violenze e le prevaricazione che stanno avvenendo contro le donne e contro l’umanità: forse, oltre a dare spazio ai poeti che scrivono, dovremmo tentare di essere poeti nel leggere, quindi di essere coautori dell&#8217;opera e del mondo.<br />
Questa fruizione etica ed esperienziale delle arti costituisce una cittadinanza artistica non delegata.<br />
.<br />
Ma le donne, nel pensiero della differenza di genere, sono portatrici nel mondo anche di un&#8217;attitudine alla cooperazione, alla cura, alla solidarietà: esse, se non venissero omologate all&#8217;uomo (quote rosa), sarebbero capaci di promuovere un uomo meno competitivo ed escludente, meno bramoso di potere, quindi meno violento nelle ripercussioni diffuse del suo agire.<br />
In questo caso, possiamo guardare le donne come protagoniste capaci di condizionare il mondo e non come vittime passive da tutelare.<br />
.<br />
È necessario rimuovere la causa dell’ingiustizia, non semplicemente concentrarsi sui sintomi dell’ingiustizia, su quegli autori materiali di cui siamo noi i mandanti quotidiani: con l&#8217;esclusione che agevoliamo anche nel guardare un film premiato, nel comprare un libro promosso in televisione o sui giornali, nel partecipare a un dibattito dove i relatori sono tutti insieme contrapposti agli spettatori, nell&#8217;amare i personaggi nazionali della cultura e nell&#8217;odiare quelli vicini di casa.<br />
.<br />
Mettere in discussione le nostre abitudini di fruizione artistica è faticoso per noi quanto lo è per un alcolizzato violento non picchiare la moglie.</div>
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		<title>Egalia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 09:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Discriminazioni sessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Stefania Iannella Dal tecnico delle luci alla regista, questa compagnia teatrale è interamente costituita da donne. I ruoli si sono completamente ribaltati e, non a caso, l’unico ragazzo coinvolto compare, non in scena, ma soltanto nello spot pubblicitario dello spettacolo. È la sua “bella presenza” (come si legge in continuazione tra i prerequisiti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di Stefania Iannella</p>
<p>Dal tecnic<em>o</em> delle luci alla regista, questa compagnia teatrale è interamente costituita da donne. I ruoli si sono completamente ribaltati e, non a caso, l’unico ragazzo coinvolto compare, non in scena, ma soltanto nello spot pubblicitario dello spettacolo. È la sua “bella presenza” (come si legge in continuazione tra i prerequisiti di molti annunci lavorativi italiani), ora, a dover essere usata a scopi pubblicitari. È lui, ora, a dover attrarre l’attenzione con atteggiamenti ammiccanti e provocanti, non più la velina di turno.<br />
[vimeo http://www.vimeo.com/45303421 w=500&amp;h=281]</p>
<p><a href="http://vimeo.com/45303421">EGALIA &#8211; Teater Konfront</a> from <a href="http://vimeo.com/lillemorfilm">Lillemor Film</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/6eed8be09c1338485590f4f9dfeec1f1764d25129202aa8ca338f330.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5476" title="Egalias døtre" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/6eed8be09c1338485590f4f9dfeec1f1764d25129202aa8ca338f330.jpg" width="150" height="225" /></a><br />
<em>Egalia</em> è liberamente ispirato da “Egalias døtre”, (“Le figlie di Egalia”), 1977, della scrittrice norvegese Gerd Brantenberg, che, tra l’altro, è stata organizzatrice di un centro di accoglienza per donne vittime di violenza, e co-fondatrice, nel 1978, del “Tverrlitterært Kvinneforum”, un forum per incoraggiare le donne a scrivere e a pubblicare, a cui si dedicò fino alla chiusura nel 1991.</p>
<p>Presso il Teatro Tribunalen (Horngatan 92, Stoccolma), andrà in scena fino all’11 agosto questa rappresentazione teatrale in cui la satira del patriarcato, a differenza del libro, non è interpretata da personaggi identificabili singolarmente, ma, come spiega la regista Maja Björkquist in un’intervista, la necessità è quella di rappresentare un problema strutturale ad ampia scala, non di entrare nello specifico in casi individuali.<br />
Ecco perché ogni personaggio è, a rotazione, o donna o uomo, ovvero, mentre “la donna semplicemente è”, per interpretare l’uomo l’attrice deve accessoriarsi di pelliccia e del corrispettivo maschile del reggiseno nella sua parte bassa. Questo imbellettarsi da uomo rappresenta il rovesciamento dell’inutile esigenza attuale della donna di ingioiellarsi, impellicciarsi, e via dicendo, contrariamente alla semplicità maschile.</p>
<p>Questo rovesciamento dei ruoli vede la donna citare i più illustri nomi della letteratura, dell’arte e delle scienze mondali al femminile (da Alberta Einstein a Leonarda da Vinci, tanto per citarne due). E quanti ce ne sarebbero potute realmente essere di donne note di tale spessore se il successo non fosse sempre stato appannaggio maschile!</p>
<p>In <em>Egalia</em> è invece l’uomo a mostrare la sua ammirazione verso tutte le donne, energiche e insuperabili, provando anche invidia di tutti i privilegi femminili che gli uomini non hanno (lavoro, soldi, club per donne, ecc). Al contempo le donne si preoccupano per lui, trattandolo da ingenuotto e da facile vittima di violenze sessuali.</p>
<div id="attachment_5430" style="width: 257px" class="wp-caption alignright"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/egalia-21.jpg"><img class="size-medium wp-image-5430" title="egalia-2" alt="Foto: Anna Frykberg Andersson" src="http://artempori.files.wordpress.com/2012/07/egalia-21.jpg?w=247" width="247" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: Anna Frykberg Andersson</p></div>
<p>Gli uomini subiscono inizialmente di buon grado la dominazione femminile, il loro essere ridotti e utilizzati come oggetti sessuali secondari in tutto e per tutto alle donne.</p>
<p>La foto qui accanto ritrae la scena in cui, mentre gli uomini sono costretti a giocherellare con le palle per la ginnastica ritmica e a ballare sorridendo, fino allo sfinimento, la donna è intenta a filosofare liberamente sulla metafisica, citando il testo di Heidegger “Identità e differenza”.</p>
<p>Ma sia l’adulazione che la soppressione hanno un limite. C’è chi infine non ne può più di essere ridotto praticamente in stato di schiavitù e scarica il compito oneroso di essere uomo a una donna, strappandosi di dosso gli accessori maschili e gridando dalla disperazione: “Ora tu puoi fare l’uomo!” C’è chi, invece, si ribella a questa subordinazione rivendicando il proprio diritto di uguaglianza e di indipendenza. <em>Egalia</em> ci lancia questo messaggio di lotta per la parità con la consapevolezza che, anche se sono già stati fatti molti passi avanti: “la strada da fare è ancora lunga”.</p>
<p>In Svezia un tale spettacolo di sole femministe arrabbiate (di questo genere ce ne sono a non finire, fino alla nausea, ma intanto le carrozzine le portano a spasso molto spesso i papà)  mi sembrerebbe l&#8217;ENNESIMA superflua, esagerata, vista e rivista lagna femminista, ma in Italia potrebbe apparire tuttavia originale.</p>
<p>Lo spettacolo è stato recensito anche da un giornale gay, <a title="http://www.qx.se/pride/21462/inte-en-perfekt-varld-nar-kvinnorna-styr" href="http://www.qx.se/pride/21462/inte-en-perfekt-varld-nar-kvinnorna-styr" target="_blank">QX</a>. Gerd Brantenberg stessa è stata membra della prima associazione norvegese per omosessuali “Forbundet av 1948”, (seguita dall’A<em>ssociazione nazionale norvegese per i diritti delle lesbiche e dei gay</em>) e membra attiva del <em>movimento lesbico</em> ”Lesbisk bevegelse” a Oslo e a Copenhagen. A questo proposito, sempre restando in tema di discriminazioni sessuali, apro una parentesi. Ieri, 31 luglio, è iniziato a Stoccolma un festival gay, <a title="http://stockholmpride.org/2012/Programlistor/Hela-Programmet1/" href="http://stockholmpride.org/2012/Programlistor/Hela-Programmet1/" target="_blank">Stockholm Pride Festival</a>, che terminerà il 4 agosto. Non si tratta soltanto di una sfilata gay, ma di un vero e proprio festival con un programma stracolmo di eventi, alcuni dei quali coinvolgono anche bambini al di sotto dei 13 anni, &#8220;<a title="http://www.mynewsdesk.com/se/pressroom/stockholm_pride/pressrelease/view/stockholm-pride-presenterar-pride-kids-mariette-hansson-och-vengaboys-392550" href="http://www.mynewsdesk.com/se/pressroom/stockholm_pride/pressrelease/view/stockholm-pride-presenterar-pride-kids-mariette-hansson-och-vengaboys-392550" target="_blank">Pride Kids</a>&#8220;, ragazzini, &#8220;Pride Ung&#8221;, ed anziani, &#8220;<a title="http://www.mynewsdesk.com/se/pressroom/stockholm_pride/pressrelease/view/stockholm-pride-satsar-paa-seniorer-665489" href="http://www.mynewsdesk.com/se/pressroom/stockholm_pride/pressrelease/view/stockholm-pride-satsar-paa-seniorer-665489" target="_blank">Pride Gold</a>&#8220;. Inoltre questo festival è sponsorizzato da grandi nomi dell&#8217;economia nazionale svedese.<br />
In confronto, mi dispiace constatare la sofferta situazione gay a Benevento, come riferitami da uno di loro. Questo giovane si lamenta della ghettizzazione e dell’emarginazione dei gay a Benevento e della mancanza totale di un punto di ritrovo gay dove poter semplicemente chiacchierare. Vi è soltanto un luogo nascosto in periferia &#8211; ma a suo rammarico si tratta esclusivamente di un &#8220;battuage&#8221; &#8211; dove ammette di non recarsi anche per paura di essere picchiato dagli omofobi in agguato. Questo ragazzo, da anni ancora alla ricerca del primo fidanzato, si lamenta appunto della difficoltà di incontrare altri ragazzi gay, dovuta specialmente dall’isolamento di molti dei gay della città che non sono “dichiarati”, ossia non fanno sapere a nessuno, o quasi, della loro omosessualità. Allora, se con lo stesso procedimento di <em>Egalia</em>, ribaltiamo per un attimo la situazione: come sarebbe mostruosamente frustrante e impensabile una vita dove noi eterosessuali dovessimo far finta di non esserlo, reprimendo e nascondendo l&#8217;attrazione per persone di sesso opposto e fingendoci &#8220;normali&#8221;, ossia omologati agli omosessuali? Che vita sarebbe una vita priva della libertà di esprimere i propri sentimenti? Tremenda! Assurda!<a title="tumblr hit counter" href="http://statcounter.com/tumblr/" target="_blank"><img style="border:none;" alt="tumblr hit counter" src="http://c.statcounter.com/8161303/0/f026f8d2/1/" /></a><br />
È proprio vero, ce ne è ancora di strada da fare prima di veder scomparire tutti i tipi di discriminazione sessuale!</p>
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		<title>Contro la mercificazione delle donne nei mass media italiani: l’esempio svedese</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 13:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Iannella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Iannella]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefania Iannella In questa giornata dedicata alla donna, nell’osservare il successo della trovata consumistica delle mimose, mi sorge spontaneo chiedermi il motivo di un tale festeggiamento. La donna ha quindi raggiunto davvero l’emancipazione ottimale? I mass media italiani dimostrerebbero l’esatto contrario&#8230; Veline; sex symbol; donne oggetto su cui si basa l’audience di un programma [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di Stefania Iannella</p>
<p>In questa giornata dedicata alla donna, nell’osservare il successo della trovata consumistica delle mimose, mi sorge spontaneo chiedermi il motivo di un tale festeggiamento. La donna ha quindi raggiunto davvero l’emancipazione ottimale? I mass media italiani dimostrerebbero l’esatto contrario&#8230; Veline; sex symbol; donne oggetto su cui si basa l’audience di un programma televisivo; manichini tutta apparenza e niente cervello: sono queste le donne italiane? O è ciò che vogliono farci credere i mass media?<br />
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=8C28BMSakbI&amp;w=420&amp;h=315]<br />
<span id="more-4860"></span>Queste domande le aveva già poste Luigi Tenco nella sua significativa canzone “Giornali femminili”, qualche decennio fa. Ma i tempi sono peggiorati. Ora, con la chirurgia estetica, si creano vere Barbie gonfiabili che solo incidenti d’auto o d’aereo possono far scoppiare. E le Barbie rimodellate dal chirurgo, si sa, creano più audience delle naturali.<br />
Ma forse si è talmente assuefatti a tutto ciò che non ci si fa neanche più caso. Perciò vorrei usare come termini di paragone due nazioni straniere in cui ho trascorso sei anni (tre in ognuna): la Francia, ma soprattutto la Svezia.</p>
<p>A Parigi c’erano pubblicità ovunque (dai poster giganteschi affissi nelle stazioni della metropolitana alle cartoline pubblicitarie in omaggio nei bar) in cui si vedevano donne fini, eleganti, “femminili” appunto (non è forse un caso che “donna” in francese si dica “femme”). Lì si gioca quindi principalmente sul concetto del fascino femminile e della seduzione raffinata, mai volgare, consistente anche soltanto in uno sguardo bien maquillé.</p>
<p>Per la Svezia, dove non mi è sembrato constatare in modo massiccio il peso del consumismo (lì neanche le campagne pubblicitarie sono invadenti), devo far quindi riferimento alla televisione. Niente di più sobrio. Niente di più naturale. La bellezza delle donne svedesi è meravigliosamente mostrata dai loro volti, anziché corpi. Lo stile di abbigliamento punta sul confort personale invece del look che sollecita il voyeurismo e il piacere altrui: scarpe basse, invece di scarpe-trampoli di mezzo metro; abiti semplici, invece di guaine “mozzafiato”.<br />
Potete dare voi stessi uno sguardo alla televisione svedese:<br />
<a title="http://svt.se/" href="http://svt.se/" target="_blank">http://svt.se/</a><br />
Ecco la lista di tutti i programmi (anche se non tutti sono accessibili da qui): <a title="http://svtplay.se/alfabetisk" href="http://svtplay.se/alfabetisk" target="_blank">http://svtplay.se/alfabetisk</a><br />
Altro che tatuaggi inguinali in vetrina al Festival di San Remo! Neanche a farlo apposta, proprio questo festival è stato la causa scatenante del suicidio di Luigi Tenco (ma non voglio qui aprire una discussione sul suicidio, o sul presunto assassinio, del giovane Tenco).</p>
<p>Un&#8217;altra differenza sostanziale sta nel fatto che quando qualche bella ragazza va in giro indossando vestiti corti, mentre in Svezia non viene mai bersagliata da sguardi indiscreti, qui si ritrova sempre col fiato sul collo qualche guardone forgiato, appunto, dai mass media italiani che sventolano come inno “Forza Gnocca”.<br />
Quando una mia amica svedese, in vacanza a Roma, in mia compagnia ha ricevuto un sms dal solito playboy di turno contenente solamente quella parola e me ne ha chiesto il significato, mi è toccato abbassare lo sguardo e spiegarle la situazione &#8211; non senza umiliazione per quell’Italia che fino a qualche attimo prima le stavo mostrando in tutta la sua passata bellezza monumentale.</p>
<div id="statcounter_image" style="display:inline;"><a class="statcounter" title="wordpress stats " href="http://statcounter.com/wordpress.org/"><img style="border:none;" alt="wordpress stats " src="http://c.statcounter.com/7739025/0/08d046e2/1/" /></a></div>
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		<title>Il corpo ferito. Il femminile fra psicoanalisi e arte. Venerdì, 14.10.11 &#8211; Libreria Masone Benevento, a cura dell&#8217;Istituto freudiano</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 00:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[vincenzo lago]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Istituto freudiano per la Clinica, la Terapia e la Scienza di Roma, con la collaborazione dell&#8217;Antenna del Campo freudiano di Napoli e la Scuola lacaniana di psicoanalisi del Campo freudiano &#8211; Segreteria di Napoli, con il patrocinio dell&#8217;Ordine degli Psicologi della Campania e dell&#8217;Istituto Italiano per lo Studio e lo Sviluppo del Territorio, invita a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2011/10/corpo-ferito-141011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4043" title="Corpo-ferito-141011" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2011/10/corpo-ferito-141011.jpg" width="500" height="713" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial;">L&#8217;Istituto freudiano per la Clinica, la Terapia e la Scienza di Roma, con la collaborazione dell&#8217;Antenna del Campo freudiano di Napoli e la Scuola lacaniana di psicoanalisi del Campo freudiano &#8211; Segreteria di Napoli, con il patrocinio dell&#8217;Ordine degli Psicologi della Campania e dell&#8217;Istituto Italiano per lo Studio e lo Sviluppo del Territorio, invita a Benevento all&#8217;attesa conferenza dal titolo “Il corpo ferito. Il Femminile tra psicoanalisi ed arte”.<br />
</span><br />
<span style="font-family: Arial;">La conferenza è inserita in un ciclo di incontri sul territorio (Benevento, Salerno, Avellino) nel contesto del programma dell’Antenna del Campo freudiano di Napoli (2011-2012) dedicato al seminario XX di Jacques Lacan, il “Seminario Ancora”, recentemente  tradotto e pubblicato in italiano dalle Edizioni Einaudi per la cura del Dott. Antonio Di Ciaccia, presidente dell’Istituto freudiano.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Il &#8220;Seminario Ancora” rappresenta un momento di svolta nell’insegnamento del grande psicoanalista francese, in cui Lacan raccoglie il testimone dell’interrogativo irrisolto freudiano sulla femminilità, “Il cosa vuole la donna”? per rilanciarlo in una torsione nuova rispetto alla precedente impostazione  rigorosamente strutturalista. Nonostante i quasi 40 anni trascorsi dall’epoca del Seminario, la prospettiva aperta da Lacan sulla questione femminile, è di grande attualità ed apre a riflessioni teoriche e ricadute cliniche ancora tutte da raccogliere e sviluppare.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">La conferenza sarà preceduta dalla proiezione del film Freaks di Tod Browning, film duro ed impegnativo che a suo tempo sollevò scandalo e divieti. La serata beneventana sarà introdotta dal Dr. Vincenzo Lago, Medico e Psicoterapeuta Diplomato Istituto freudiano e proseguirà con gli interventi dell&#8217;arch. Gaetano Cantone, Presidente dell’Istituto Italiano per lo Studio e lo Sviluppo del Territorio e del Dr. Fulvio Sorge, Psicoanalista, Membro SLP, Docente Istituto freudiano.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial;">L&#8217;appuntamento è quindi a Benevento per venerdì 14 ottobre 2011, alle ore 20, presso la Libreria Masone in Viale dei Rettori 73, sede di qualificati incontri culturali.</span></p>
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