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	<title>Art&#039;Empori &#187; psicoterapia</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La pet therapy come opportunità del territorio</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 14:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Mariapaola Bianchini] I ritmi della società attuale frammentano sempre di più il tempo per le relazioni e alterano la comunicazione delegandola alla tecnologia, che per struttura non contempla il contatto umano. Forse per questo motivo, in più modi, le persone stanno riscoprendo l’incontro con la natura e le sue bellezze. Sono in aumento interesse e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/Autismo-Temple-Grandin-la-donna-che-parla_h_partb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15132" alt="Autismo-Temple-Grandin-la-donna-che-parla_h_partb" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/Autismo-Temple-Grandin-la-donna-che-parla_h_partb-300x179.jpg" width="300" height="179" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/mariapaola-bianchini-x-autori/">di Mariapaola Bianchini</a>] I ritmi della società attuale frammentano sempre di più il tempo per le relazioni e alterano la comunicazione delegandola alla tecnologia, che per struttura non contempla il contatto umano. Forse per questo motivo, in più modi, le persone stanno riscoprendo l’incontro con la natura e le sue bellezze. Sono in aumento interesse e attivismo nell’ecologia, riscoperta e valorizzazione del territorio, ritorni all’ascolto e al dialogo di boschi, tradizioni, archetipi. In questo scenario di cambiamento necessario alla nostra salute psicofisica , trova un ruolo emotivamente forte e significativo la relazione con gli animali. Chi possiede un animale domestico e lo rende compagno fedele della sua vita conosce bene i potenziali empatici e relazionali di questo rapporto esclusivo. In particolare ciò è vero tanto più si è giovani. E’ altrettanto noto, infatti,  che offrire ai bambini la possibilità di crescere con un animale domestico li predispone ad essere più emotivamente competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco un approfondimento di questo aspetto educativo e terapeutico (da <a href="http://psicologia7ventiquattro.wordpress.com/" target="_blank">www.psicologia7ventiquattro</a>):<br />
<a href="http://psicologia7ventiquattro.wordpress.com/2014/11/07/le-relazioni-bambino-animale-nella-prima-infanzia-perche-aumentano-lintelligenza-e/" target="_blank">Le relazioni bambino-animale nella prima infanzia: perché aumentano l’intelligenza emotiva</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/bambino-e-gatto-300x247.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15133" alt="bambino-e-gatto-300x247" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/bambino-e-gatto-300x247.jpg" width="300" height="247" /></a>Interagire con gli animali fa bene alla salute e questa è una verità millenaria. Nell’antico Egitto, ad esempio, gli animali erano accostati alle pratiche mediche ed il cane era sacro al dio Anubi,  protettore della medicina. Anche Ippocrate, sembra, consigliava ai suoi amici di passeggiare a cavallo per liberarsi delle tensioni e ritemprare il corpo e l’anima. Le prime testimonianze storiche dell’utilizzo dell’animale nella relazione con i pazienti risale alla fine del 1700, quando lo psicologo inglese William Tuke invitò i suoi piccoli pazienti ad occuparsi della cura di animali di piccola taglia come galline e conigli. Sempre dalla psicologia dell’età evolutiva sono emersi gli spunti per ciò che oggi è la <strong>PET THERAPY</strong>, una terapia che utilizza l’animale come co-terapeuta nella relazione di cura di tipo medico, psicoterapeutico o riabilitativo. Negli anni &#8217;60 il neuropsichiatra americano Boris Levinson attraversava una fase di crisi e sfiducia nel trattamento di un suo giovane paziente autistico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autismo, come noto, è una condizione neurobiologica particolare che si manifesta nell’alterazione della vita sensoriale, sociale e comunicativa, con conseguente completa chiusura relazionale e comportamenti bizzarri e stereotipati. La terapia nell’autismo è oggi più ricca di quanto lo fosse negli anni 60 e Levinson si sentiva frustrato per l&#8217;inefficacia delle sue conoscenze e competenze. Un giorno, casualmente, i genitori accompagnarono il bambino in anticipo, quando il dottore ancora non aveva preparato il setting di lavoro e non aveva ancora chiuso in stanza il suo cocker. Ciò che accadde stupì tutti perché il bambino non solo non ebbe paura del cane, ma mostrò interesse ed apertura lasciandosi annusare ed accarezzare. Il bambino trovò allora la motivazione a cominciare un nuovo tipo di terapia, in cui c’era un aiutante-mediatore per il dottore: stava cominciando la prima pet therapy ufficiale della storia. Come indica il termine <em><strong>pet</strong></em>, si tratta di una terapia in cui la mediazione dell’animale (pet è un animale domestico) nella relazione sposta l’attenzione dei paziente nel mondo esterno e ne riduce le emozioni negative. <em>Pet</em> sta anche a ricordare <strong><em>to pet</em></strong>, accarezzare, proprio perché la relazione con l’animale passa nella comunicazione non verbale, che è un canale emotivo privilegiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://iframewidth=420height=315src=//www.youtube.com/embed/b-PfVn8E7hwframeborder=0allowfullscreen/iframe"><iframe src="//www.youtube.com/embed/b-PfVn8E7hw" height="315" width="420" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la pet therapy è praticata in più contesti più modi, risultando utile per diversi tipi di disagi – medici, psicologici, psichiatrici. Se ne fa sempre più uso, negli ospedali, nelle case di cura, nei centri di riabilitazione. Un&#8217;esperienza d&#8217;avanguardia in Italia è quella dell&#8217;ospedale pediatrico Meyer di Firenze che ha il l&#8217;etichetta  &#8221;ospedale senza dolore&#8221; grazie alle tante iniziative terapeutiche con cui viene gestito il dolore, dal rilassamento alla clownterapia, passando appunto anche nella pet therapy. Ecco di seguito un filmato che riassume le modalità e le potenzialità del lavoro svolto dagli animali al Meyer.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/1406278614-0-440-mila-euro-per-un-progetto-di-ippoterapia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15135" alt="1406278614-0-440-mila-euro-per-un-progetto-di-ippoterapia" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/1406278614-0-440-mila-euro-per-un-progetto-di-ippoterapia-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Quando l’animale co-terapeuta non è domestico, si usano altre espressioni. Nell&#8217;<strong>ippoterapi</strong>a gli obiettivi terapeutici sono facilitati dalle caratteristiche uniche del cavallo, che stupiscono per la grande sensibilità e potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/image001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15136" alt="image001" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/image001.jpg" width="342" height="187" /></a>Anche nella<strong> delfinoterapia</strong>, meno praticata in Italia, sfrutta caratteristiche uniche del delfino, uno dei mammiferi più intelligenti al mondo. In particolare, il verso dei delfini produce delle vibrazioni capaci di aumentare il livello di endorfine, con conseguente sperimentazione di più piacere e più benessere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa riflessione e panoramica stimola a riflettere sul nostro territorio, così ricco di bella terra e bella energia eppure così intrappolato in problemi economici e politici. Possediamo realtà che ben si presterebbero ad esperienze nuove, oltre le fattorie didattiche che stanno aumentando come presenza,   e che permetterebbero di offrire opportunità alla gente del territorio, sia operatori, professionisti e produttori, sia ovviamente persone bisognose.</p>
<p style="text-align: justify;">[APPROFONDIMENTO DELLA FOTO IN EVIDENZA]<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15137" alt="images" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/11/images.jpg" width="240" height="160" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La donna della foto che introduce l&#8217;articolo si chiama<strong> Temple Grandin</strong> ed è molto famosa. Ha la sindrome di Asperger,autismo ad alto funzionamento. Pur presentando caratteristiche autistiche ha buone capacità di comunicazione e proprio la sua testimonianza ha permesso al mondo scientifico di scoprire e approfondire come funziona la mente di un bambino e di una persona con autismo. Oltre ad essere famosa per questo suo contributo alla scienza, Temple Grandin è conosciuta per i suoi studi sulle mucche cominciati a partire dalla costruzione di una speciale macchina, la <em><strong>HUG MACHINE &#8211; MACCHINA DEGLI ABBRACCI</strong></em>, una speciale apparecchiatura in grado di calmarla  durante le sue crisi sensoriali e costruita a partire dall&#8217;osservazione di recinti costrittivi in cui erano poste le mucche per le visite veterinarie  , emotive o relaizonali.   Con le mucche  aveva forti capacità empatiche che unite all&#8217;intelligenza e alla persipicacia le hanno permesso di costruire moderne attrezzature per il bestiame. E&#8217; attivista per i diritti degli animali e per i diritti dei bambini autistici.</p>
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		<title>La responsabilita&#8217; sociale quando si parla del suicidio</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2014 08:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Mariapaola Bianchini] Il suicidio è un comportamento estremo, con un impatto drammatico nei percorsi di vita di chi ci lascia e di chi rimane. E&#8217; un fenomeno troppo complesso e troppo delicato, per cui è necessario parlarne con rispetto, assenza di giudizio, attenzione, delicatezza, e soprattutto con conoscenza.  Questo è un articolo che nella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 13px;">[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/mariapaola-bianchini-x-autori/" target="_blank">di Mariapaola Bianchini</a>] Il suicidio è un comportamento estremo, con un impatto drammatico nei percorsi di vita di chi ci lascia e di chi rimane. E&#8217; un fenomeno troppo complesso e troppo delicato, per cui è necessario parlarne con rispetto, assenza di giudizio, attenzione, delicatezza, e soprattutto con conoscenza. <a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/la-notte-stellata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13695" alt="la notte stellata" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/la-notte-stellata-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Questo è un articolo che nella corrente settimana di ferragosto 2014 si aggiunge a purtroppo altri articoli sull&#8217;argomento, data la concentrazione nelle ultime settimane di episodi di cronaca locale, nazionale e mondiale. E&#8217; un articolo che nasce a caldo, da riflessioni sulla responsabilità sociale legata al fenomeno, in particolare a come lo si elabora e a come ne si parla.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Quando arriva all&#8217;attenzione dei media, e quindi alla gente, il suicidio è già un comportamento agito e, nel caso sia riuscito, una realtà concreta cui si puo&#8217; far fronte solo supportando i </span><i style="font-size: 13px;">survivors</i><span style="font-size: 13px;">, cioè i cari che sono stati drammaticamente privati del legame con la persona venuta a mancare. Sono persone che elaborano il lutto diversamente, in un percorso lungo e difficile che non sempre viene risolto, e che coinvolge emozioni e sentimenti diversi da quelli di un lutto accidentale. Si tratta di persone fortemente scioccate che andrebbero supportate da professionisti esperti o da persone sensibili e preparate.  Prima di questo, però, c&#8217;è tutto un percorso che spesso vede coinvolte figure familiari e professionali, sanitarie -medici, psichiatri- psicoterapeuti  &#8211; , spirituali, politiche, associazionistiche. Sono  tutte impegnate nella prevenzione suicidaria.</span></p>
<p>La prevenzione del suicidio è un tema fondamentale e di estrema rilevanza che ha si l&#8217;urgente scopo di evitare il dramma, ma anche l&#8217;obiettivo di diffondere una cultura di conoscenza e prevenzione socialmente condivisa. Sensibilizzare sul fenomeno, diffonderne la conoscenza, ridurre lo stigma, agire sui pregiudizi che isolano i familiari, sono tutti tentativi di cambiamento culturale e assistenziale che vanno nella direzione del sostegno psico-sociale più funzionale ad evitare comportamenti estremi. In Italia una presenza importante che agisce nella cultura della prevenzione e del sostegno è il &#8220;<strong><i>SPS -Servizio per la prevenzione del suicidio</i>&#8220;</strong> presso la U.O.C. di psichiatria dell&#8217;azienda ospedaliera Sant&#8217;Andrea. Consultando il sito internet  -  <a href="http://www.prevenireilsuicidio.it/">www.prevenireilsuicidio.it</a>  si possono raccogliere molte informazioni sull&#8217;argomento  che hanno l&#8217;utilità di sensibilizzare la gente a conoscere meglio e senza pregiudizi. Sono anche una risorsa per le principali agenzie di educazione e sostegno che possono diventare protagonisti attivi nelle fasi più precoci di vita, scuole e servizi sanitari nazionali.  Il SPS partecipa alla <b>Giornata Mondiale di Prevenzione al suicidio</b> (6 ottobre 2014 &#8211; <a href="http://www.giornataprevenzionesuicidio.it">www.giornataprevenzionesuicidio.it</a>  &#8211; ) con un convegno il 10 e l&#8217;11 settembre  il cui slogan è &#8220;LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO, UN MONDO UNITO&#8221; (<a href="http://http://www.giornataprevenzionesuicidio.it/public/GMPS2014b.pdf">http://www.giornataprevenzionesuicidio.it/public/GMPS2014b.pdf</a>) proprio per rimarcare l&#8217;importanza di linee guida e conoscenze mondialmente condivise.</p>
<p>La responsabilità sociale quando si parla di suicidio riguarda in primis il <strong>mondo dei media</strong>, che in questa epoca di velocità stratosferica della comunicazione, determina le direzioni dei social network e quindi le risposte di elaborazione e consapevolezza mondialmente condivise. <strong>Esistono delle linee guida cui i media devono attenersi quando parlano di suicidio o quando danno notizie di episodi suicidari</strong>. Esse sono  redatte direttamente dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità e <strong>servono per evitare i comportamenti suicidari di emulazione</strong>, purtroppo molto diffusi. Come si evince dalle linee guida &#8211;  <a href="http://http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf ">http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf </a>-  è cura dei media essere attenti a:</p>
<ul>
<li>dare l&#8217;opportunità di educare il pubblico al suicidio</li>
<li>evitare espressioni che normalizzano il suicidio e lo presentano come una soluzione ai problemi</li>
<li>evitare dettagli  sui luoghi ed inopportuni racconti sulle storie di suicidio</li>
<li>evitare esplicite descrizioni sui metodi usati nei comportamenti di suicidio, riusciti o non riusciti</li>
<li>evitare di fornire notizie sulle circostanze dei comportamenti di suicidio, riusciti o non riusciti</li>
<li>formulare titoli con cura</li>
<li>esercitare cura nell&#8217;uso di immagini e video</li>
<li>mantenere particolare cura quando si informa sul suicidio di celebrità</li>
<li>esporre giuste considerazioni sulle persone che hanno perso un caro</li>
<li>diffondere informazioni su dove richiedere sostegno ed aiuto</li>
<li>riconoscere che i media stessi possono essere stati toccati da storie personali di suicidio.</li>
</ul>
<p>La diffusione di queste linee guida ci puo&#8217; essere utile ad assumere in prima persona un atteggiamento critico  e responsabile quando  leggiamo di cronache drammatiche. E&#8217; il caso, ad esempio, del recente suicidio di Robin Williams,  celebrità nota ed amata in tutto il mondo. La notizia della sua personale decisione di morte è stata diffusa velocemente in tutto il mondo e ci ha spinto a condividerla personalmente sui social network. Attenzione però alla nostra responsabilità: come ha riportato il quotidiano on line il Post &#8211; <a href="http://www.ilpost.it/2014/08/13/modo-giusto-parlare-suicidio/">http://www.ilpost.it/2014/08/13/modo-giusto-parlare-suicidio/</a> &#8211; ci sono state delle irregolarità nella comunicazione ed è doveroso informarsi per essere critici. La responsabilità ci permette maggiore proattività e la proattività fa sperare nel necessario  cambiamento della cultura del suicidio.</p>
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		<title>Perché è sbagliata la comicità sui disagi dei bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 10:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Mariapaola Bianchini] &#8220;Sole a catinelle&#8221; è un film comico con Checco Zalone che racconta  l&#8217;attuale modello della famiglia e della società italiana, frutto della crisi economica e valoriale. Ironia e comicità, come noto, sono stili comunicativi che utilizzano il riso per stimolare riflessione e per  porre attenzione su aspetti profondi dell&#8217;esistenza e della società. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/11/mutismo-selettivo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8837" alt="mutismo selettivo" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/11/mutismo-selettivo-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>[di Mariapaola Bianchini] &#8220;Sole a catinelle&#8221; è un film comico con Checco Zalone che racconta  l&#8217;attuale modello della famiglia e della società italiana, frutto della crisi economica e valoriale. Ironia e comicità, come noto, sono stili comunicativi che utilizzano il riso per stimolare riflessione e per  porre attenzione su aspetti profondi dell&#8217;esistenza e della società.  Nel caso di &#8220;Sole a catinelle&#8221; la frase di fondo e di avvio della storia <em>&#8220;Se sarai promosso con tutti i 10 papà ti regala una vacanza da sogno&#8221;</em> la dice lunga su tutta una serie di problemi valoriali che hanno originato errori educativi ed aumento di disagio psicologico. L&#8217;attenzione alla forma, all&#8217;apparenza, alla prestazione perfetta hanno allontanato la valorizzazione dei processi a favore dei prodotti e la conseguenza è una società in cui i bambini sono bombardati di stimoli e di richieste e tutto è troppo veloce.  La strada per guidare nel modo più sereno e costruttivo possibile è ben complicata e si rischia di perdere il senso della felicità, come appunto il film cerca di far capire. Ben venga quindi lo scopo e il messaggio profondo, ma resta qualche dubbio sul modo di porre attenzione su alcune delicate questioni dell&#8217;età evolutiva, dal momento che si parla di famiglie e di bambini.</p>
<p>I protagonisti iniziali della trama sono un papà &#8211; Checco &#8211; e suo  figlio &#8211; Nicolò &#8211;  che, all&#8217;insegna della frase motivazionale/ricatto <em>&#8220;se sarai promosso con tutti dieci ti regalo una vacanza da sogno&#8221;</em>, partono per un viaggio in Molise. Nel corso di questa esperienza conoscono un&#8217;altra famiglia, una  mamma &#8211; Zoe &#8211;  e suo figlio &#8211; Lorenzo &#8211; coetaneo  di Niccolò. 10 anni entrambi.  E qui il regista e l&#8217;attore, entrambi autori della scenografia,  fanno partire un grosso riflettore su una tematica dell&#8217;età evolutiva piuttosto delicata: <strong>Lorenzo ha il mutismo selettivo. Pur sapendo parlare, Lorenzo non parla.</strong> Scelta ammirabile dal momento che il mutismo selettivo è un disagio praticamente sconosciuto e portarne a conoscenza della società è un punto di partenza per discussione e comprensione, ma il &#8220;modo&#8221; &#8211; riso &#8211; ha avuto come effetto primario la semplificazione e la banalizzazione, nonché il dis-riconoscimento delle figure professionali di cura e di sostegno. Lorenzo è seguito da più di un  anno da una psicologa ma riesce a pronunciare  prima una parola poi intere frasi solo grazie ai &#8220;modi rustici di Checco&#8221;, che riceve così tutta la gratitudine di Zoe. Il susseguirsi delle scene è comico e divertente, la gente in sala ride.  Nel frattempo fuori qualcuno si arrabbia: psicologi e associazioni di genitori. E&#8217; così buffo vedere un bambino chiuso nel suo mutismo? Bloccato dall&#8217;ansia, condizionato dalle sue paure.  Ed è così facile convincerlo a sbloccarsi ? Senza ricorrere a strategie ponderate, attenzioni selezionate e ragionate, rispetto delicato.</p>
<p>Il mutismo selettivo è un disagio psicologico, spesso su base ansiosa, che compare di solito in età prescolare, è poco diffuso tanto che poco si sa anche presso la comunità scientifica. Ma è presente e richiede una sua attenzione perchè comporta sofferenza. I bambini con mutismo selettivo, più femmine che maschi, pur avendo la competenza linguistica, non parlano con persone selezionate. Dentro casa con la loro famiglia  sono abili comunicatori, chiacchierano e giocano, ma fuori restano totalmente in silenzio. Alcuni parlano soltanto con i compagni, non spiccicando parola con gli adulti compresi gli insegnanti, ma altri rimangono in silenzio anche con gli altri bimbi. <strong>Il mutismo selettivo non è nè capriccio nè ostinazione</strong> <strong>ma  incapacità di far uscire la voce in situazioni sociali, blocco appreso  e mantenuto dall&#8217;evitamento della paura.</strong> Come conseguenza c&#8217;è il perdere quelle tante esperienze dello stare con gli altri che permettono crescita ma anche divertimento e spensieratezza. Niente giochi al parco, niente complimenti e chiacchiere nei negozi, niente interrogazioni  e scambi a  scuola con conseguente apprendimento scolastico lacunoso. <strong>Silenzio che causa chiusura e chiusura che a lungo andare causa depressione.</strong></p>
<p>Genitori e insegnanti questa realtà non la conoscono, se non per esperienza diretta. Al contrario ignorare l&#8217;esistenza di un problema significa non riconoscerlo se questo si presenta ed essere impreparati nell&#8217;affrontarlo  con il rischio di fare ulteriori danni nello sperimentare scelte educative intuitive e azzardate. Rivolgersi agli specialisti è il primo passo, ma è altresì importante confrontarsi con altri genitori ed insegnanti che hanno affrontato o affrontano gli stessi disagi. E&#8217; per questo che esistono associazioni specifiche. In Italia &#8220;A.I.Mu.Se.&#8221;  [www.aimuse.it] si occupa di diffondere su tutto il territorio nazionale una cultura del mutismo selettivo e di fornire sostegno, incoraggiamento e indicazioni alle famiglie che si imbattono nel problema.</p>
<p>Parlare di mutismo selettivo è quindi utile e su questo il film &#8220;Sole a catinelle&#8221; ha in qualche modo contribuito, ma i fruitori responsabili di cinema siano comunque consapevoli che ridere sulle banalizzazioni è controproducente e pericoloso e che l&#8217;etica esige rispetto dei bambini che soffrono.</p>
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		<title>Incontro con Carmela Longo, autrice di “Avere a cuore il mondo”, su psicologia, volontariato e professioni d&#8217;aiuto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 17:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Avere a cuore il mondo. Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune”, pubblicato dalle edizioni La Meridiana, è il  libro di Carmela Longo, psicologa e psicoterapeuta impegnata nell’associazionismo, oggetto dell’incontro che si terrà presso la libreria Masone di Benevento, sabato 19 ottobre 2013, alle ore 19.00. I temi proposti dal libro, che muovono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8561" alt="avere a cuore il mondo carmela longo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/10/avere-a-cuore-il-mondo-carmela-longo.jpg?w=222" width="222" height="300" /></a>“Avere a cuore il mondo. Prendersi cura di sé, degli altri, del bene comune”,<i> </i></b>pubblicato dalle edizioni La Meridiana,<b><i> </i></b>è il  libro di Carmela Longo, psicologa e psicoterapeuta impegnata nell’associazionismo, oggetto dell’incontro che si terrà presso la <b>libreria Masone di Benevento, sabato 19 ottobre 2013, alle ore 19.00.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b></b>I temi proposti dal libro, che muovono dalla psicologia al volontariato, dall’economia solidale a una diffusa cittadinanza non delegata, durante l’evento saranno introdotti dall’autrice e da alcuni esponenti dell’associazionismo e del mondo delle professioni di cura, per poi coinvolgere attivamente, nel confronto, le persone presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Interagiranno con i contenuti del libro <b>Antonio Polichetti</b>, ricercatore presso la Società di Studi Politici di Napoli, nell’introdurre la serata; <b>Roberto Priore</b>, psicoanalista; <b>Alessio Masone</b>, esponente di Art’Empori e del Distretto di EcoVicinanza, nell’illustrare i “Metodi responsabili per la fruizione di iniziative socio-culturali”; <b>Mario Festa</b>, architetto e attivista per la sensibilizzazione all&#8217;economia solidale e per una cultura inclusiva e partecipata; <b>Gianna Volpe</b>, counselor ed esperta in facilitazione nei gruppi, nel proporre un sondaggio inerente le criticità nel mondo associativo, specialmente per ciò che riguarda  la difficoltà di affrontare in maniera costruttiva i conflitti, sia intra che inter associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Carmela Longo, psicoterapeuta, è psicologa presso l’Unità Operativa Dipendenze Patologiche, ASL BN1, di Telese Terme. Svolge attività di volontariato nel campo della clownterapia con l’associazione Comunità RNCD, Raduno Clown Dottori di Benevento. Si occupa inoltre di tematiche legate alla tutela e all’ambiente, all’economia solidale e alla diffusione di una cultura capace di bene comune.<br />
<b>&#8212;</b></p>
<p style="text-align: justify;">Il libro.<i> Avere a cuore il mondo</i>: è quello che proviamo a fare ogni giorno, è quello per cui ci riuniamo in associazioni, in comitati, in forme varie di volontariato, è la forza che spinge talune energie spassionate anche nel mondo politico, è la spinta di chi crede che possiamo e dobbiamo essere presenti in questo fibrillante inizio millennio. Ma fin dove possono essere efficaci l&#8217;associazionismo e il volontariato, senza una azione politica e amministrativa di ricerca e attuazione del bene comune? Come e perché può essere necessaria una riflessione interna al mondo dell&#8217;impegno civico, affinché non si dissipino le energie e le potenzialità? E&#8217; veramente il tempo di un salto di qualità come persone e come associazioni? E la psicologia, quando non è esercizio di un mero individualismo autoreferenziale, può essere decisiva nella costruzione di comunità competenti e sempre più responsabili?</p>
<p style="text-align: justify;"><b>E&#8217; ora di smetterla con le deleghe</b>! I singoli, i gruppi, le comunità, tutti insieme devono prendere in mano la situazione, e non aspettare che qualche potere “forte” si decida a risollevare le sorti. I poteri forti non hanno nessun interesse a cambiare lo status quo. Allora, incontriamoci per confrontarci sui temi proposti in questo libro. Vi aspettiamo tutti, da coloro che, singolarmente nel proprio lavoro, o nel mondo del volontariato e dell&#8217;impegno civico, danno ogni giorno appassionatamente e spassionatamente il loro contributo per costruire un mondo migliore, agli operatori della relazione d&#8217;aiuto, educatori, operatori nel sociale, psicologi, medici, insegnanti, esponenti religiosi: <b>oggi è la Terra che ha bisogno d&#8217;aiuto, e con essa noi,</b> e tutte le espressioni di vita. In questa  presa di coscienza collettiva, necessaria e improcrastinabile, possiamo beneficiare dei numerosi input che offre la Psicologia, specialmente nel campo della risoluzione dei conflitti e nella costruzione di relazioni nutritive e di scambio significativo. Allo stesso modo, gli operatori che a vario titolo rientrano nell&#8217;area psicologica, devono sempre più espandere la loro ottica, affinché sia finalizzata ad un bene più grande, che vada oltre il singolo o il gruppo, per abbracciare un&#8217;azione olistica del <b>prendersi cura di sé, degli altri e della Terra. </b>Possiamo provare a fare un salto di consapevolezza collettiva? Il tempo è arrivato. Non possiamo più rimandare. Dobbiamo costruire  tutti insieme una <b>politica come ricerca condivisa, come cantiere sociale di relazioni entro cui poter attuare buone pratiche volte al bene di  tutti</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volontariato non deve, come talvolta succede, diventare il braccio buono del sistema. Non  deve rivestire il ruolo di tacito servo del regime che perpetua lo status quo.  Il volontariato volto solo a una mera beneficenza, che non persegua anche contemporaneamente una pressione forte per il cambiamento dello stile di vita consumistico, (che crea <i>violenza strutturale</i> nella società, favorendo disuguaglianze e povertà) è colluso con il sistema, o quanto meno non ne mette in discussione le fondamenta. Rifuggiamo questa impostazione <i>ignava </i>del volontariato: non basta  <i>fare del bene </i>nel breve periodo<i> </i> e nella realtà non impedire lo sfascio ambientale, o non spendere una parola contro cattive pratiche amministrative anche locali che nella realtà vanno contro il bene comune. Il volontariato non può e non deve trincerarsi dietro  un buonismo autoreferenziale che altro non è che l&#8217;altra faccia dell&#8217;indifferenza o, peggio, della connivenza col sistema. Di tutto questo discuteremo, nell&#8217;auspicio che possiamo  recuperare l&#8217;indignazione, imparare a costruire un progetto comune, uscire fuori dal sonno della responsabilità personale: questa è la sfida per le nostre  comunità.</p>
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