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	<title>Art&#039;Empori &#187; Salute</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La responsabilita&#8217; sociale quando si parla del suicidio</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2014 08:22:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[giornata mondiale per la prevenzione del suicidio]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Mariapaola Bianchini] Il suicidio è un comportamento estremo, con un impatto drammatico nei percorsi di vita di chi ci lascia e di chi rimane. E&#8217; un fenomeno troppo complesso e troppo delicato, per cui è necessario parlarne con rispetto, assenza di giudizio, attenzione, delicatezza, e soprattutto con conoscenza.  Questo è un articolo che nella [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 13px;">[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/mariapaola-bianchini-x-autori/" target="_blank">di Mariapaola Bianchini</a>] Il suicidio è un comportamento estremo, con un impatto drammatico nei percorsi di vita di chi ci lascia e di chi rimane. E&#8217; un fenomeno troppo complesso e troppo delicato, per cui è necessario parlarne con rispetto, assenza di giudizio, attenzione, delicatezza, e soprattutto con conoscenza. <a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/la-notte-stellata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13695" alt="la notte stellata" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/08/la-notte-stellata-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Questo è un articolo che nella corrente settimana di ferragosto 2014 si aggiunge a purtroppo altri articoli sull&#8217;argomento, data la concentrazione nelle ultime settimane di episodi di cronaca locale, nazionale e mondiale. E&#8217; un articolo che nasce a caldo, da riflessioni sulla responsabilità sociale legata al fenomeno, in particolare a come lo si elabora e a come ne si parla.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px;">Quando arriva all&#8217;attenzione dei media, e quindi alla gente, il suicidio è già un comportamento agito e, nel caso sia riuscito, una realtà concreta cui si puo&#8217; far fronte solo supportando i </span><i style="font-size: 13px;">survivors</i><span style="font-size: 13px;">, cioè i cari che sono stati drammaticamente privati del legame con la persona venuta a mancare. Sono persone che elaborano il lutto diversamente, in un percorso lungo e difficile che non sempre viene risolto, e che coinvolge emozioni e sentimenti diversi da quelli di un lutto accidentale. Si tratta di persone fortemente scioccate che andrebbero supportate da professionisti esperti o da persone sensibili e preparate.  Prima di questo, però, c&#8217;è tutto un percorso che spesso vede coinvolte figure familiari e professionali, sanitarie -medici, psichiatri- psicoterapeuti  &#8211; , spirituali, politiche, associazionistiche. Sono  tutte impegnate nella prevenzione suicidaria.</span></p>
<p>La prevenzione del suicidio è un tema fondamentale e di estrema rilevanza che ha si l&#8217;urgente scopo di evitare il dramma, ma anche l&#8217;obiettivo di diffondere una cultura di conoscenza e prevenzione socialmente condivisa. Sensibilizzare sul fenomeno, diffonderne la conoscenza, ridurre lo stigma, agire sui pregiudizi che isolano i familiari, sono tutti tentativi di cambiamento culturale e assistenziale che vanno nella direzione del sostegno psico-sociale più funzionale ad evitare comportamenti estremi. In Italia una presenza importante che agisce nella cultura della prevenzione e del sostegno è il &#8220;<strong><i>SPS -Servizio per la prevenzione del suicidio</i>&#8220;</strong> presso la U.O.C. di psichiatria dell&#8217;azienda ospedaliera Sant&#8217;Andrea. Consultando il sito internet  -  <a href="http://www.prevenireilsuicidio.it/">www.prevenireilsuicidio.it</a>  si possono raccogliere molte informazioni sull&#8217;argomento  che hanno l&#8217;utilità di sensibilizzare la gente a conoscere meglio e senza pregiudizi. Sono anche una risorsa per le principali agenzie di educazione e sostegno che possono diventare protagonisti attivi nelle fasi più precoci di vita, scuole e servizi sanitari nazionali.  Il SPS partecipa alla <b>Giornata Mondiale di Prevenzione al suicidio</b> (6 ottobre 2014 &#8211; <a href="http://www.giornataprevenzionesuicidio.it">www.giornataprevenzionesuicidio.it</a>  &#8211; ) con un convegno il 10 e l&#8217;11 settembre  il cui slogan è &#8220;LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO, UN MONDO UNITO&#8221; (<a href="http://http://www.giornataprevenzionesuicidio.it/public/GMPS2014b.pdf">http://www.giornataprevenzionesuicidio.it/public/GMPS2014b.pdf</a>) proprio per rimarcare l&#8217;importanza di linee guida e conoscenze mondialmente condivise.</p>
<p>La responsabilità sociale quando si parla di suicidio riguarda in primis il <strong>mondo dei media</strong>, che in questa epoca di velocità stratosferica della comunicazione, determina le direzioni dei social network e quindi le risposte di elaborazione e consapevolezza mondialmente condivise. <strong>Esistono delle linee guida cui i media devono attenersi quando parlano di suicidio o quando danno notizie di episodi suicidari</strong>. Esse sono  redatte direttamente dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità e <strong>servono per evitare i comportamenti suicidari di emulazione</strong>, purtroppo molto diffusi. Come si evince dalle linee guida &#8211;  <a href="http://http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf ">http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf </a>-  è cura dei media essere attenti a:</p>
<ul>
<li>dare l&#8217;opportunità di educare il pubblico al suicidio</li>
<li>evitare espressioni che normalizzano il suicidio e lo presentano come una soluzione ai problemi</li>
<li>evitare dettagli  sui luoghi ed inopportuni racconti sulle storie di suicidio</li>
<li>evitare esplicite descrizioni sui metodi usati nei comportamenti di suicidio, riusciti o non riusciti</li>
<li>evitare di fornire notizie sulle circostanze dei comportamenti di suicidio, riusciti o non riusciti</li>
<li>formulare titoli con cura</li>
<li>esercitare cura nell&#8217;uso di immagini e video</li>
<li>mantenere particolare cura quando si informa sul suicidio di celebrità</li>
<li>esporre giuste considerazioni sulle persone che hanno perso un caro</li>
<li>diffondere informazioni su dove richiedere sostegno ed aiuto</li>
<li>riconoscere che i media stessi possono essere stati toccati da storie personali di suicidio.</li>
</ul>
<p>La diffusione di queste linee guida ci puo&#8217; essere utile ad assumere in prima persona un atteggiamento critico  e responsabile quando  leggiamo di cronache drammatiche. E&#8217; il caso, ad esempio, del recente suicidio di Robin Williams,  celebrità nota ed amata in tutto il mondo. La notizia della sua personale decisione di morte è stata diffusa velocemente in tutto il mondo e ci ha spinto a condividerla personalmente sui social network. Attenzione però alla nostra responsabilità: come ha riportato il quotidiano on line il Post &#8211; <a href="http://www.ilpost.it/2014/08/13/modo-giusto-parlare-suicidio/">http://www.ilpost.it/2014/08/13/modo-giusto-parlare-suicidio/</a> &#8211; ci sono state delle irregolarità nella comunicazione ed è doveroso informarsi per essere critici. La responsabilità ci permette maggiore proattività e la proattività fa sperare nel necessario  cambiamento della cultura del suicidio.</p>
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		<title>QUANDO IL CINEMA Dà VOLTO E VOCE ALLE MALATTIE RARE: IL CONTRIBUTO DEL REGISTA ROMANO MAURIZIO RIGATTI</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 06:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mariapaola Bianchini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Cortometraggi]]></category>
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		<category><![CDATA[Presentazione film]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Le malattie rare sono patologie che si manifestano su una persona ogni 2000. Come ogni malattia comportano dolore e sofferenza, con in più il peso dello scontrarsi con terapie limitate e spesso poco efficaci, data la bassa conoscenza scientifica e sociale. Parlare di malattie rare è difficile perchè richiede estrema delicatezza e rispetto per la sofferenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le malattie rare sono patologie che si manifestano su una persona ogni 2000. Come ogni malattia comportano dolore e sofferenza, con in più il peso dello scontrarsi con terapie limitate e spesso poco efficaci, data la bassa conoscenza scientifica e sociale. Parlare di malattie rare è difficile perchè richiede estrema delicatezza e rispetto per la sofferenza della persona, a volte invisibile. Ma parlare di malattie rare è anche doveroso trattandosi di una questione del  nostro sistema di  welfare sociale, tristemente messa da parte da questioni economiche. Le malattie rare, allo stato attuale, trovano ascolto, accoglienza e speranza per il futuro nelle associazioni di persone stanche di lottare sole, che nel gruppo trovano la forza per dar voce ad emozioni e coraggio. Sono tantissime e ognuna meriterebbe  attenzione e sostegno.</p>
<p>E poi c&#8217;è il cinema, strumento di comunicazione immediato ed emotivo.</p>
<p>Ecco cosa ho imparato con l&#8217;esperienza del regista romano <b>Maurizio Rigatti</b>, che il 2 giugno ha presentato alla casa del cinema di Villa Borghese, Roma, il suo secondo cortometraggio &#8211; <strong>L&#8217;AMANTE SJOGREN</strong>-  sul tema malattie rare.</p>
<p>Il primo era stato <strong>&#8220;L&#8217;agnellino con le trecce&#8221;</strong>, una storia sulla sclerosi tuberosi e sull&#8217;importanza dell&#8217;inclusione scolastica e sociale, dal momento che la malattia si manifesta già in età evolutiva. Avevo apprezzato il prodotto per l&#8217;immediatezza con cui arrivava a comunicare il disagio dei bambini e delle famiglie. Ed anche per la capacità, non cumene, di usare il non semplice linguaggio dei bambini, fatto di disegni e scarabocchi carichi di emozioni, di sguardi e comportamenti carichi di significato. Il cortometraggio, nel 2012, aveva vinto il premio miglior film al ArtTelesia Festival.</p>
<p>Il secondo invece riguarda la sindrome di Sjogren, malattia rara che si manifesta negli adulti, sopratutto nelle donne dai 20 anni in poi. E&#8217; una malattia cronica e sistemica su base autoimmune, puo&#8217; colpire qualsiasi organo ed essere molto dolorosa. Come le altre malattie rare è poco conosciuta e poco approfondita, ma l&#8217; A.N.I.Ma.S.S., associazione nazionale italiana malati sindrome di Sjogran, offre la possibilità ai malati di trovare nella condivisione della sofferenza la forza necessaria ad affrontare   dolore  fisico e psicologico e nell&#8217;unione il coraggio di battersi per nuove conquiste mediche, scientifiche e sociali.</p>
<p>&#8220;L&#8217;amante Sjogren&#8221; parla della malattia attraverso la relazione tra una madre, interpretata dall&#8217;attrice Daniela Poggi, e un figlio, interpretato dall&#8217;attore Gabriele Rossi.</p>
<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/06/lamante-sjogren.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7334" alt="l'amante sjogren" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/06/lamante-sjogren.jpg" width="470" height="167" /></a></p>
<p>La malattia si insinua nella relazione perchè la mamma, che come tutte le mamma mette il figlio prima di se stessa, la nasconde, la tace.  Allora il figlio pensa che lei abbia un amante per poi  scoprirne nome e significato. Sjogren è proprio così, come un amante, invisibile e totalizzante.</p>
<p>Per chi era in sala alla presentazione del &#8220;L&#8217;amante Sjogren&#8221; i 25 minuti di fruizione sono stati 25 minuti di emozione, un applauso forte e sentito: io penso che  la forza del cinema sta tutta qui, comunicare attraverso l&#8217;essenziale, emozione che supera tutta la corteccia per arrivare al cuore dei problemi. E penso anche che un prodotto cinematografico, come ogni prodotto che si può fruire, diventa un dialogo intimo in cui ognuno ritrova un pezzettino di sè: un momento della sua vita, un ricordo, delle emozioni nascoste o messe a tacere. Io nel &#8220;L&#8217;amante Sjogren&#8221; ho ritrovato tanto perchè fare esperienza di malattia rare è qualcosa che resta dentro e insegna a vedere la vita da una diversa angolazione. L&#8217;ultima volta che ho pianto lacrime così vere con un film non la ricordo, ma forse non c&#8217;è mai stata.</p>
<p>Fare cinema su questo &#8211; qualcosa di cui nessuno parla &#8211; è un gesto nobile che merita attenzione e riconoscimento.</p>
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