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	<title>Art&#039;Empori &#187; artempori magazine</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Crollo del centralismo ideologico (bmagazine &#8211; art&#8217;empori magazine giugno &#8217;09)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 10:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Su Bmagazine di giugno, nell&#8217;inserto di Art&#8217;Empori Magazine, abbiamo pubblicato l&#8217;articolo che segue. Crollo del centralismo ideologico: identità locale e informazione orizzontale come modello culturale per il XXI secolo di Alessio Masone e Tullia Bartolini   Negli anni sessanta e settanta, il mondo delle università costituiva l&#8217;epicentro dei fermenti culturali e innovativi della nostra società. Al contrario, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;"><em>Su Bmagazine di giugno, nell&#8217;inserto di Art&#8217;Empori Magazine, abbiamo pubblicato l&#8217;articolo che segue.</em></span></h3>
<h2><span style="color:#993300;">Crollo del centralismo ideologico:<br />
identità locale e informazione orizzontale come modello culturale per il XXI secolo </span></h2>
<h4><span style="color:#993300;"><em>di Alessio Masone e Tullia Bartolini</em></span></h4>
<h4><span style="color:#993300;"> </span></h4>
<h3><span style="color:#993300;">Negli anni sessanta e settanta, il mondo delle università costituiva l&#8217;epicentro dei fermenti culturali e innovativi della nostra società. Al contrario, in questo inizio di secolo, di fronte alle emergenze recessive, occupazionali, ambientali e democratiche, le sedi universitarie non sono luoghi di confronto capaci di imprimere alla società una svolta risolutiva.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Questo stesso limite è da attribuire anche ad altre figure, quali l&#8217;intellettuale, il politico e il giornalista: tutte accomunate dal non possedere gli strumenti per analizzare ed affrontare il cambiamento sociale in corso.    </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Tra le tante ragioni di questa incapacità, c’è sicuramente il vuoto delle ideologie che si è formalizzato con il crollo del Muro di Berlino. Ma, a ben vedere, le figure in crisi sono accumunate anche da un&#8217;identica strategia operativa: il centralismo e il verticismo, tipici della concentrazione della produzione di beni. Essi hanno strutturato, fino ad oggi, anche la modalità di circolazione dei valori e delle esperienze nel mondo della cultura e della politica.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Probabilmente, unitamente all’incapacità reattiva delle grandi imprese di fronte al declino di quel modello di sviluppo che proliferava centralizzando la produzione e le popolazioni in grandi agglomerati urbani, anche tutti i luoghi deputati all&#8217;analisi di una società in cambiamento (come le università, i giornali, il parlamento, i partiti, tutti strutturati verticisticamente) non sono più in grado di dare risposte.<span id="more-1119"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Si pensi alle aree metropolitane: questi luoghi centripeti che aggregavano, attingendo dai territori regionali e nazionali, forze politiche, intellettuali, imprenditoriali, occupazionali (tanto che, fuori di esse, tutto era periferia della cultura), negli ultimi quindici anni, hanno perso la capacità di crescere in termini demografici.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Da città cosmopolite, capaci di fermenti in ogni campo, si sono trasformate in terra di nessuno, luoghi omologanti incapaci di esprimere innovazione.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nel contempo, la provincia italiana, con suoi i piccoli centri urbani, si sta dimostrando vera ‘cassaforte’ della biodiversità culturale. Con connotazioni identitarie e capaci di risorse per una nuova economia, i piccoli centri urbani sono nuovi luoghi di fermento culturale, in grado di dare risposte alle emergenze occupazionali ed ambientali.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La filiera corta, già valore nei processi economici, sta risultando essere il paradigma di un nuovo modello di sviluppo necessario, non solo nel mondo economico, ma anche nella struttura sociale e culturale della collettività.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Sintomatico anche il crollo del verticismo nel mondo associativo e delle strutture sociali, in genere. Le iniziative sorgono dal basso e sono sempre più decentrate su territori periferici: una costellazione di luoghi che sono centrali a sé stessi. Strutturati in rete, invece che parte di una piramide, essi rappresentano il nuovo modello: non più ideologie monolitiche e centralizzate, ma innumerevoli e biodiversi movimenti autonomi che, come nodi di una rete involontaria, privi di gerarchie verticistiche e di dogmi, stanno cambiando il mondo nella sua interezza.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Certo – attualmente &#8211; questa visione è fruibile solo se utilizziamo, con sguardo consapevole, il web.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La discrepanza tra mondo reale e quello che i mass media, con fare reazionario, ci restituiscono come ancora attuale, denuncia la necessità di un nuovo modello di informazione.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Se la società, locale e globale, vuole affrontare il cambiamento, è necessaria una veicolazione orizzontale delle informazioni: le testate giornalistiche e le emittenti televisive, non godendo di autonomia dai partiti e dalle grandi aziende (proprietarie o inserzioniste del giornale), sono amplificatori di quell&#8217;antiquato modello di sviluppo che ancora agevola sterilmente il paradigma dei sistemi di scala, del centralismo e del verticismo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">(bmagazine &#8211; art&#8217;empori magazine giugno &#8217;09)</span></h3>
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