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	<title>Art&#039;Empori &#187; bauman</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Riflessioni a mente aperta tra delega e pratica di vita.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2015 10:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Carmela D'Antonio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ [di Carmela D&#8217;Antonio] Leggevo di Bauman, con  l’eco nella mente di quello che ho sentito o letto circa il suo intervento a Benevento. Ed un po’ come scrive Alessio Masone anche io rifletto sui tanti giovani che fanno la fila per farsi autografare il libro e che poi non ritrovi nelle pratiche di vita concrete, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/01/IMG_20150116_2355542.jpg"><br />
</a><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/03/10570338_10205177108215832_8010318059709141082_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16259" alt="10570338_10205177108215832_8010318059709141082_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/03/10570338_10205177108215832_8010318059709141082_n-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a> [di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/carmela-dantonio-autori-di-artempori/" target="_blank">Carmela D&#8217;Antonio]</a> Leggevo di Bauman, con  l’eco nella mente di quello che ho sentito o letto circa il suo intervento a Benevento. Ed un po’ come scrive Alessio Masone anche io rifletto sui tanti giovani che fanno la fila per farsi autografare il libro e che poi non ritrovi nelle pratiche di vita concrete, offline direbbe Bauman.</p>
<p style="text-align: justify;">E quindi rifletto sul senso di delega imperante, sulla seduzione fugace delle parole edulcorate e l’ipocrisia che ne deriva, la retorica abbondante e le mode fighe.<br />
E cerco di andare oltre chiedendomi perché si ci lascia incantare dalle parole e non si riesce a varcare la soglia della pratica? Come mai si avverte questa enorme fatica, o molto più spesso questo pseudo disinteresse nel tradurre in pratica di vita i pensieri dei grandi filosofi così come le frasi che riempiono le bacheche dei social network?</p>
<p style="text-align: justify;">Ci basta postare un pensiero, una critica per credere di  cambiare il mondo? Ci basta avere un autografo per sentirci di appartenere ad un ideologia?<br />
Io non credo di essere capace di dare risposte esaurienti, ma soprattutto non mi va di addossare colpe, rientrerebbe nel consueto atto di delega delle responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Di una cosa però sono convinta che abitiamo un processo storico in cui è venuto a mancare la fiducia nelle proprie possibilità; il senso di efficacia; il sentimento di potenza che ti porta ad affidarti ai tuoi ideali, ad avere la forza di affrontare una critica, di sopportare un dispiacere in nome di qualcosa di più importate. Da qui comprendiamo facilmente quanto sia più facile non fare, piuttosto che provarci e sbagliare, più semplice criticare chi fa invece che mettersi in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">E ancora una volta non mi interessa sapere di chi è la colpa, non risolverebbe il problema individuare sintomi e cause, mi interessa capire come fare per offrire al mondo coriandoli di autostima, iniezioni di fiducia, senso di potere, relazioni significative che  empowerizzano.<br />
E penso al GASB (gruppo di acquisto solidale e barattario) Arcobaleno, e penso al Visbal, alla Banda del bukò, ai ragazzi dell’ @Asilo 31, alla mia associazione di clown dottori S-fusi, ai pomeriggi all’uncinetto quando con Elide sogniamo di abbellire la città, e ai tanti eroi che ogni giorno hanno pratiche di vita a misura di uomo e di ambiente e che nel loro piccolo fanno la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;">E questi pensieri già mi riscaldano il cuore e mi sento più efficace e quindi mi piacerebbe che molti altri, soprattutto quelli che restano incastrati tra le righe di un libro, quelli che si fermano ad osservare dalla finestra , possano avere la possibilità di incontri sani e responsivi, di esperienze di proattività.<br />
Ed io cosa posso fare affinchè tutto ciò si verifichi? Affinchè i miei desideri non restino aleatorie emozioni ma si traducano in pratica di vita?</p>
<p>Su questo ci sto ragionando e vorrei farlo anche con voi, sia on line ma soprattutto offline.</p>
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		<title>Modus vivendi &#8211; appunti su Bauman</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 17:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[artempori01]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Bauman Zygmunt]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri - saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione libri]]></category>
		<category><![CDATA[Tullia Bartolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Tullia Bartolini] Zygmunt Bauman è uno degli autori che più ho avuto di apprezzare in questi anni. Affascinante personalità, sociologo, a torto definito reazionario dalla sociologia di massa e d&#8217;assalto. Ho letto varie cose, di questo &#8216;giovane&#8217; ottantenne, prolifico e vivace. L&#8217;ultimo saggio s&#8217;intitola &#8216;Modus Vivendi&#8217; ed è illuminante, come tutto quello che Bauman scrive. Si [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2009/02/zygmunt_bauman.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11634" alt="zygmunt_bauman" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2009/02/zygmunt_bauman-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a><span style="color: #000000;">[di Tullia Bartolini] Zygmunt Bauman è uno degli autori che più ho avuto di apprezzare in questi anni. Affascinante personalità, sociologo, a torto definito reazionario dalla sociologia di massa e d&#8217;assalto. Ho letto varie cose, di questo &#8216;giovane&#8217; ottantenne, prolifico e vivace. L&#8217;ultimo saggio s&#8217;intitola &#8216;Modus Vivendi&#8217; ed è illuminante, come tutto quello che Bauman scrive.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> Si parla della &#8216;nostra&#8217; società, quella occidentale, malata e decadente. Per descrivere il mondo in cui ci muoviamo, quest&#8217;ovest senza valori, Bauman ha coniato un termine: liquidità. Tutto scorre, niente è fisso, niente resta: così sradicato, l&#8217;uomo occidentale è facile vittima del mercato. E&#8217; <em>l&#8217;homo economicus</em> per eccellenza. È solo, solissimo, e gli si propongono luoghi in cui si vendono a buon prezzo incontri e finto benessere. Fino al prossimo bisogno, consumati i primi, che ovviamente non sono stati risolti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> In Modus Vivendi, Bauman affronta il tema della &#8216;mixofobia&#8217;. È la paura che l&#8217;individuo avverte, nel proprio contesto abituale, quando viene messo a contatto con la diversità. Le città – un tempo luoghi di protezione, per il singolo –, oggi lo minacciano da ogni lato.<br />
La polifonia e la policromia culturale dell&#8217;ambiente urbano globalizzato lo spaventano. La mixofobia si manifesta, scrive Bauman, nella spinta a ritagliarsi isole di similitudine. Il sentimento del &#8216;noi&#8217;, diventa un modo per isolarsi dalla diversità, frequentando solo i &#8216;simili&#8217; – o i presunti tali – ed evitando così di analizzarsi a fondo attraverso gli altri. &#8220;Il sentimento comune unisce senza che si verifichi l&#8217;esperienza comune, in primo luogo perché gli individui sono intimoriti dalla partecipazione e spaventati dalla sofferenza&#8221;. Non avendo vere &#8216;radici&#8217;, la paura li attanaglia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> La globalizzazione, infatti, ci ha sradicati, reso fragili, tolto punti di riferimento. L&#8217;unica cosa che l&#8217;individuo sa fare è applicare – scrive Bauman – la terapia della fuga. Il dialogo e l&#8217;interazione, che potrebbero farci assimilare l&#8217;alterità, svaniscono nel moto di fuga verso il &#8216;simile&#8217;. Quello con cui non ci si rapporta veramente, a cui ci uniscono mire ed interessi materiali, che non ci contesta e che ci dà sempre ragione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> La città favorisce la mixofilia – il diverso attrae, è ovvio – , nella stessa misura in cui scatena la mixofobia. Questa attrazione-repulsione si verifica anche nel privato. Siamo liberi di allacciare e sciogliere rapporti. Di incontrarci in chat, fissare appuntamenti al buio, andare a letto con chi ci pare, ma tutto deve restare in superficie, per non provocare confronti reali. Per non portare, insomma, a mettere in discussione quel poco, pochissimo che sappiamo di noi e su cui – così irriflessivi – abbiamo fondato il nostro instabile equilibrio.<br />
Georg Gadamer scriveva: &#8220;La comprensione reciproca è favorita dalla fusione degli orizzonti cognitivi, ossia di quegli orizzonti tracciati ed estesi nel corso dell&#8217;accumulazione dell&#8217;esperienza di vita&#8221;. La fusione, che è richiesta dalla comprensione reciproca, può essere solo l&#8217;esito di un&#8217;esperienza condivisa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><span style="color: #000000;"> Da cinquant&#8217;anni Bauman vive con la stessa donna. È passato attraverso esperienze come la guerra e la modernizzazione. Oggi affronta i problemi della post-modernità con la saggezza di un grande vecchio.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">
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