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	<title>Art&#039;Empori &#187; bene comune</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>i’ll trade all my tomorrows for a single yesterday</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 16:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[caporaso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Caporaso]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[federfarma]]></category>
		<category><![CDATA[vineria]]></category>

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		<description><![CDATA[  ma non può essere tutto un po’ più semplice? non che sia tutto così difficile ma un fine settimana del genere non me lo ricordavo più. sono andato in giro, ho visto gente e sono successe cose troppo strane per un normale week-end. l’altra sera ero da alessio per una sorta di conferenza sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3694" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2011/03/img_1396.jpg"><img class="size-medium wp-image-3694" title="IMG_1396" src="http://artempori.files.wordpress.com/2011/03/img_1396.jpg?w=300" alt="" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">foto e testo di alessandro caporaso</p></div>
<p> </p>
<p>ma non può essere tutto un po’ più semplice? non che sia tutto così difficile ma un fine settimana del genere non me lo ricordavo più. sono andato in giro, ho visto gente e sono successe cose troppo strane per un normale week-end. l’altra sera ero da alessio per una sorta di conferenza sul bene comune. stava procedendo tutto per il verso giusto. sentivo persone che parlavano, io, defilato, seduto su una sedia pieghevole con il mio buon bicchiere di vino in mano. si perché da alessio si beve vino. un vino dal basso, intendiamoci,che se viene dall’alto è solo perché bertozzi è troppo ubriaco per mantenere il bicchiere, e te lo versa addosso. e il jeans pulito se ne va a farsi benedire. che forse ci dovrei andare pure io a farmi benedire, che me l’ha detto l’oracolo. dicevo che stavo da alessio e mentre questi parlavano trovo tra gli scaffali il libro della sibilla. un oracolo. evvai. ora, la prima cosa da fare per avere un giusto responso è porsi una domanda. farlo però non è così semplice, nel senso che ti vengono tante cose in mentente che poi non riesci a decidere. e poi cadi sempre sulle stesse cose. amore. salute. lavoro. come se fossero gli unici interrogativi per i quali interrogare l’oracolo. penso un po’. sorseggio ancora del buon vino e mi viene in mente la faccenda della fotografia. formulo la domanda e consulto l’oracolo. ora per consultare quest’oracolo c’è bisogno di fare alcuni conti e formulare bene la domanda non basta. bisogna  pensare anche a tre numeri. tre numeri che abbiano avuto una certa importanza nella vita. e qui allora ci vuole dell’altro vino che pensare a tre numeri importanti nella mia vita è davvero difficile. inizio dalla mia data di nascita che non è che sia poi così importante. il 16 no che poi mi fa pensare a tante cose assieme. il 4. c’ho una fissa pazzesca per questo numero. è il primo numero. ho deciso. ora servono gli altri due e l’invento. 8-4-32 ecco i miei tre numeri, che poi ho anche dimenticato di giocarli al lotto. </p>
<p>-sapercosequindidebbogridanlestellasortetenèatecontra.</p>
<p>ecco poi quello che l’oracolo mi ha detto. ora come dice il libro basta solo mettere la punteggiatura al punto giusto e trasformare le parole dal maschile al femminile e il gioco è fatto.</p>
<p>-la sorte è a te contraria</p>
<p>che non è che poi ci voleva l’oracolo per dirmelo che ovviamente la serata si è poi trasformata in un teatrino. ora fare l’attore non mi è mai riuscito tranne che quando facevo le scuole superiori, quando per un giorno sono stato il dott. hinkfus. l’altra sera però ho superato me stesso e ho gestito al meglio una situazione a dir poco catastrofica. alla fine sono tornato a casa con il jeans pieno di vino e birra. devo ancora ringraziare bertozzi. la serata dunque si prospettava molto interessante se non fosse stato che avevo appuntamento con due ragazze allo stesso orario. ora per gestire tale situazione ci vuole un fegato poco affaticato e con tutto quel vino che avevo già  bevuto non mi sembrava il caso. disdico gli appuntamenti e decido di vedermi con un’amica. decisione poco saggia. e come sempre ogni mia decisione si rivela poco saggia, alla fine. certo. raggiungo st’amica. appena entro nel locale qualcosa inizia ad andare storto e me ne accorgo dai capelli. non i miei, ma di quelli che erano seduti di spalle. i miei capelli ormai vanno dove vogliono loro e neanche più il gel li tiene. devo prendere un appuntamento anche con il mio barbiere di fiducia.</p>
<p>acconciatore per uomo giuseppe</p>
<p>che ogni volta che entro lì è sempre un mercato. c’è gente che entra e parla. gente che arriva e prende il tuo posto che ha pochi capelli. e non è che se hai pochi capelli ci vuole poco tempo, specie se poti ti metti a parlare di calcio che sembra di essere al bar-sport, che poi alla fine ti vengono anche i capelli bianchi. mica poi come quella vota che m’ero seduto affianco ad una ragazza, che poi non avevo capito che ci faceva una ragazza dall’acconciatore per uomo giuseppe. insomma parlo del taglio, faccio il figo. era estate e la porta del salone era aperta che ci puzzava di sudore. poi passa mia nonna.</p>
<p>-ciccio bello di nonna, sei venuto a tagliarti i capelli?</p>
<p>-grazie nonna.</p>
<p>un disastro completo. questa se ne va.</p>
<p>dicevo dell’amica che avevo raggiunto alla vineria, come se non avessi bevuto fin troppo vino. m’avvicino al tavolo e la saluto. i capelli che avevo riconosciuto erano capelli di amici e mi viene anche presentata una ragazza che avevo appena conosciuto e che mi incuriosiva. e stava con il ragazzo.</p>
<p>me ne vado come se non fosse successo niente, che quella tipa mi piaceva pure e me ne vado verso il giorno dopo che m’aspettava la clinica veterinaria. m’aspettava pure paola al morgana che poi alla fine l’ho pure lasciata lì sola con il ron-e-coca</p>
<p>-ciao alessà vedi che hanno investito un cane e teresa l’ha trovato. sta sola.</p>
<p>-ok dià, mo vado subito.</p>
<p>trovo sto cane, che mo si chiama ciccia e trovo teresa e trovo pure la clinica. e si fanno le tre di notte e meno male, che avevo bevuto pure troppo. insomma la serata finisce così che non c’ho manco potuto parlare che le era venuto un mal di testa terrificante e a dire il vero sto mal di testa m’era venuto pure a me. mo sembra tutta una barzelletta, che stamattina sono andato anche alla federfarma. mi scusi, e lo so può sembrare strano che un ragazzo venga qui a chiedere di ste cose, ma mi servono i dati statistici dei medicinali riguardanti i problemi erettili. non è che servono a me, è solo che sono un giornalista.</p>
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		<title>La patologia della collettività preferisce che si incolpi il singolo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 13:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[patologia della cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[La patologia della cultura, ciò di cui non si parla: meglio incolpare il singolo di Carmela Longo (psicologa) La presenza di una certa quota di disagio, conflittualità, sofferenza è insita nella nostra stessa condizione di esseri umani e costituisce il nostro fardello esistenziale di dolore. È esperienza comune che talvolta, anche grazie a ciò (e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><strong>La patologia della cultura, ciò di cui non si parla: meglio incolpare il singolo<br />
</strong><em>di Carmela Longo (psicologa)</em></span></p>
<div id="attachment_3127" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/carmela-longo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3127" title="carmela longo" alt="" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/08/carmela-longo.jpg?w=150" width="150" height="127" /></a><p class="wp-caption-text">Carmela Longo (clown Caramella)</p></div>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>La presenza di una certa quota di disagio, conflittualità, sofferenza è insita nella nostra stessa condizione di esseri umani e costituisce il nostro fardello esistenziale di dolore.</strong> È esperienza comune che talvolta, anche grazie a ciò (e non necessariamente ciò nonostante), si possa condurre una vita il più possibile aperta alla possibilità di: Essere, autostima, sicurezza, sfera fisica, psicologica, sociale, spiritua-le.<br />
Divenire, capacità di raggiungere scopi ed obiettivi autonomamente prefissati, appagamento, aspirazioni.<br />
Appartenere, il modo e la possibilità che l’individuo e l’ambiente si integrino e si nutrano vicendevolmente.<br />
</span><span style="color:#993300;"><br />
Per usare le parole della famosa scienziata americana, Candace Pert, che nei suoi studi ha saputo inscrivere le brillanti ricerche sui recettori degli oppiacei nel più ampio quadro dell’unità corpo-mente, <strong>«la salute è molto più che l’assenza di malattie; significa vivere in modo non egoistico, che mira a pro-muovere una sensazione di comunione, amorevole cortesia e perdono. </strong>Vivere in questo modo crea una sensazione di felicità spirituale che aiuta realmente a prevenire le malattie. Benessere significa confidare nella capacità e nel desiderio del corpo/mente di guarire e migliorare, se appena esiste la possibilità di farlo».</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il terreno più che mai attuale, sul quale muoversi, può dunque venire individuato dal modo in cui influiscono reciprocamente le anomalie della neuro-chimica, le eventuali predisposizioni al piacere, le esperienze relazionali, ambientali e simboliche. Compito ultimo della scienza, a seconda delle varie discipline nelle quali essa si esplica, dovrebbe sempre essere quello di portare l’Uomo ad un maggiore e più integrato livello di consapevolezza verso se stesso, verso gli altri, verso le creature animate e inanimate con le quali ci troviamo a condividere la nostra esistenza sulla Terra.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>L’andamento dissociato e folle dell’individuo contemporaneo è l’inevitabile esito della grossa difficoltà e talora incapacità di esprimere se stessi.</strong> La distanza dall’autenticità delle emozioni e la non consapevolezza conduce a, e allo stesso tempo è alimentata da, una visione meccanicistica, all’interno della quale parole come sentimenti, solidarietà, amicizia e amore sono quasi diventate tabù. Lavorare nelle tossicodipendenze implica necessariamente riflettere su quella che può essere considerata,<strong> per usare le parole di Hillman (2002), una patologia della cultura, che spesso crea, o perlomeno supporta, la patologia dell’individuo.</strong></span></p>
<p><em>(Da Montanari C., Longo C., L&#8217;integrazione pluralistica nelle tossicodipendenze, percorsi formativi e terapeutici, F.Angeli ed. 2005)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crisi culturale e bene comune (di Marco Guzzi)</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 16:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[crisi culturale]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[marco guzzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Crisi culturale e bene comune   http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=869 Marco Guzzi &#8211; 03/09/2009 Nel contesto del lavoro culturale quali sono le declinazioni possibili del bene comune? Si tratta di una prima domanda che ha a che fare anche con una questione che per secoli ha segnato la storia delle idee: quale è il ruolo sociale degli intellettuali? [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="topboxtitolo">Crisi culturale e bene comune</div>
<div> </div>
<div><a><span style="color:#0000ff;">http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=869</span></a></div>
<div>
<p><a><span style="color:#0000ff;">Marco Guzzi</span></a> &#8211; 03/09/2009</p>
</div>
<p><strong>Nel contesto del lavoro culturale quali sono le declinazioni possibili del bene comune?</strong> Si tratta di una prima domanda che ha a che fare anche con una questione che per secoli ha segnato la storia delle idee: <strong>quale è il ruolo sociale degli intellettuali?</strong></p>
<p><strong>Se si vuole fare <em>vera</em> cultura occorre “illuminare di significato” la vita delle persone; è questo il BC.</strong> Particolarmente efficace è il riferimento all’etimologia di “autore”: dal latino «àuctus», participio passato di «àugeo»: accresco, aumento, faccio prosperare. L’autore è dunque “colui che aumenta la vita”, con le sue parole, le sue idee, il suo fare riesce ad incidere nella vita delle persone e lascia una traccia.</p>
<p>Il tempo presente è caratterizzato, oltre che da una profonda crisi di autorità, anche da un vuoto di autorevolezza: questa situazione ha con il tempo prodotto una crisi di significato che, parafrasando le tesi di René Girard, conduce al “nulla del pensiero”, all’“apocalissi del pensiero”. <strong>La riflessione sulla contemporaneità è sterile, priva di agganci con la realtà</strong>: ad esempio, questo deficit è evidente nell’incapacità di ammettere che viviamo in una società depressa, <strong>una società avvitata su stessa nella quale la cultura è innocua, anestetizzata, incapace di “sconvolgere”. </strong></p>
<p>I <strong>caratteri negativi</strong> della cultura contemporanea possono riassumersi in tre punti:<!--&#091;if !supportEmptyParas]--> <!--&#091;endif]--></p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->1.      <!--&#091;endif]--><em><strong>autoreferenzialità</strong></em>: <strong>gli intellettuali sono preoccupati esclusivamente della promozione di se stessi,</strong> tutto si risolve nella partecipazione a circoli chiusi, la cultura è preda degli egoismi degli uomini interessati alla visibilità piuttosto che al senso;</p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->2.      <!--&#091;endif]--><em><strong>accademismo</strong></em><strong>: la cultura è vittima di una sorta di distorsione museale in virtù della quale è sradicata dai luoghi e dalla gente</strong> per essere rinchiusa nelle accademie e diventare oggetto di studio erudito ma sostanzialmente inutile;</p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->3.      <!--&#091;endif]--><em><strong>spettacolarizzazione</strong></em><strong>: nei rari casi nei quali la cultura riesce a ritagliarsi un qualche spazio pubblico non riesce a resistere alle forze della spettacolarizzazione </strong>che dominano il mondo della comunicazione: <strong>il risultato una cultura tutta schiacciata sull’intrattenimento, sulla semplificazione (la proliferazione di festival è lì a testimoniare questa deriva).</strong></p>
<p>Al di là di queste derive negative, il dato di fondo è il profondo scollamento tra l’anima del mondo e i linguaggi che tentano di raccontare il mondo.</p>
<p>Passando alle soluzioni prospettate, si segnalano tre ricette:<!--&#091;if !supportEmptyParas]--> <!--&#091;endif]--></p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->1.      <!--&#091;endif]--><em><strong>Interpretare la fase storica contingente come tempo estremo</strong></em>: in questa particolare fase storica <strong>occorre essere radicali e riscoprire il lavoro culturale come attività di critica sociale. </strong></p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->2.      <!--&#091;endif]--><em><strong>Elaborare un nuovo pensiero-ragione</strong></em><strong> <em>dell’ascolto</em>: una cultura “aumentante”</strong> è una cultura che è in grado di dire cosa sta finendo, un pensiero nascente che con il tempo saprà trasformarsi in giudizio di valore, uscendo dal riduzionismo e aprendosi verso una relazionalità fondamentale.</p>
<p><!--&#091;if !supportLists]-->3.      <!--&#091;endif]--><em><strong>Recuperare la dimensione pedagogica</strong></em>: il tempo presente impone di ragionare in termini di globale-mente; per formare una ragione di questo genere ci sono almeno due livelli pedagogici: (a) dal punto di vista psicologico è fondamentale re-imparare ad ascoltare le emozioni; (b) inoltre, esiste anche una componente meditativa del pensiero che occorrerebbe educare al pari delle altre forme di riflessione. </p>
<p>Ma <strong>una simile diagnosi dell’epoca in cui viviamo non deve essere vista in chiave pessimistica</strong>, bensì come un tentativo di illuminare le cose così come esse sono: <strong>è la fine di un mondo, non del mondo</strong>.</p>
<p><!--&#091;if gte mso 9]&gt; Normal   0   14 &lt;!&#091;endif]--><!-- @font-face { 	font-family: ; } @font-face { 	font-family: ; } @font-face { 	font-family: ; } @page Section1 {size: 612.0pt 792.0pt; margin: 70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; } P.MsoNormal { 	MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-style-parent: ""; mso-fareast-:  } LI.MsoNormal { 	MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-style-parent: ""; mso-fareast-:  } DIV.MsoNormal { 	MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-style-parent: ""; mso-fareast-:  } H1 { 	PAGE-BREAK-AFTER: avoid; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt } H2 { 	PAGE-BREAK-AFTER: avoid; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 14pt; FONT-WEIGHT: normal } P.MsoTitle { 	TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 14pt; FONT-WEIGHT: bold; mso-fareast-:  } LI.MsoTitle { 	TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 14pt; FONT-WEIGHT: bold; mso-fareast-:  } DIV.MsoTitle { 	TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 14pt; FONT-WEIGHT: bold; mso-fareast-:  } P.MsoBodyText { 	TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-:  } LI.MsoBodyText { 	TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-:  } DIV.MsoBodyText { 	TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; FONT-SIZE: 12pt; mso-fareast-:  } P.Paragrafoelenco { 	LINE-HEIGHT: 115%; MARGIN: 0cm 0cm 10pt 36pt; FONT-SIZE: 11pt; mso-style-name: "Paragrafo elenco"; mso-bidi-:  } LI.Paragrafoelenco { 	LINE-HEIGHT: 115%; MARGIN: 0cm 0cm 10pt 36pt; FONT-SIZE: 11pt; mso-style-name: "Paragrafo elenco"; mso-bidi-:  } DIV.Paragrafoelenco { 	LINE-HEIGHT: 115%; MARGIN: 0cm 0cm 10pt 36pt; FONT-SIZE: 11pt; mso-style-name: "Paragrafo elenco"; mso-bidi-:  } DIV.Section1 { 	page: Section1 } OL { 	MARGIN-BOTTOM: 0cm } UL { 	MARGIN-BOTTOM: 0cm } --></p>
<p>                                                                                                      Marco Guzzi</p>
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