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	<title>Art&#039;Empori &#187; carlotta nobile</title>
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		<title>Oxymoron di Carlotta Nobile &#8211; Una recensione</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2013 09:49:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/oxymoron-carlotta-nobile.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-8066" alt="oxymoron carlotta nobile" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/oxymoron-carlotta-nobile.jpeg" width="160" height="239" /></a>Carlotta Nobile, violinista di talento, ci ha lasciati lo scorso luglio, ma ancora è presente, e vive, attraverso le sue opere e le pagine del suo ultimo romanzo, “Oxymoron”, pubblicato da Aracne Narrativa in questi mesi. Non la conoscevo personalmente, Carlotta, ma si capiva che, nonostante la giovane età e l’incredibile bellezza, non era una ragazza come le altre. Per temperamento, cultura, interessi. Per sensibilità. La seguivo di lontano, come si segue un talento e si guarda a qualcosa di raro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un dipinto di Courbet è sulla copertina del suo romanzo, col mare in tempesta, il limite dell’orizzonte che si confonde e si perde tra i flutti. In ‘Oxymoron’ l’autrice sembra dirci che la vita è in questo tempo non lineare, nella circolarità delle ore, che tutto porta via e tutto restituisce. Nel romanzo, che ha per protagonista una donna e i suoi ricordi, c’è André, l’amore che non si riesce a dimenticare; e c’è pure Maxence, il nuovo che è arrivato. Cloe ha a che fare con i suoi irrisolti e si è isolata per affrontarli. In un silenzio che grida, attraverso pagine di una lettera che è innanzitutto dialogo con se stessa, la protagonista di ‘Oxymoron’ guarda in faccia i suoi fantasmi. Forse, ci dice, siamo noi a non saper andare avanti, separando ciò che &#8216;è stato&#8217; dal presente e imparando a vivere il momento.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, l’opera di Courbet, scelta da Carlotta per la copertina del suo romanzo, è un monito e racchiude in sé tutto il racconto. Chi è Anna, l’amica con cui Cloe, la protagonista, si confronta? Forse un suo alter ego, specchio che, però, riflette la sua immagine e a cui pone domande che hanno già in sé la risposta. Un altro ossimoro. Il filo dell’orizzonte che ci illude di infinità e ci inganna è sempre avanti, riflesso nei vetri delle finestre della casa in cui Cloe si è rifugiata. L’amore come inganno e autoinganno, necessario per conoscerci e per osservarci. Simile a un vuoto bianco tutto da riscrivere, dice l’autrice. Essere senza radici, allora, sembrerebbe il modo più onesto di stare al mondo. C’è, in queste pagine intense e doloranti, la ricerca di un assoluto, la tensione verso la bellezza, che l’animo sensibile e profondo non smette mai di cercare. Certo, il rischio di inciampare e di fallire è alto. Nonostante l’incapacità di Cloe di perdonare e di perdonarsi, l’amore è però necessario e si può vivere solo se si rinuncia alla perfezione. Smettendo, per questo, di fare come quel mare che confonde, riportandoci a un passato che non è mai lo stesso. Neppure il passato è definitivo. Anche il passato cambia, scrive l’autrice. “Amore / sii preciso / nella sollevazione del viso” dice, in una bellissima poesia, Davide Rondoni. E, probabilmente, senza rinunciare, dobbiamo chiedere a noi stessi, e al nostro passato, questo sguardo nitido, questa unità, che è poi radicamento in se stessi. Un’opera che resta impressa, ‘Oxymoron’, per le immense potenzialità che contiene, per la tensione narrativa e per la sincerità che la anima. Che ci riconsegna, come un dono, un’autrice sensibile, bella e coraggiosa.</p>
<div style="text-align: justify;">Tullia Bartolini</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Helvetica Neue Light', HelveticaNeue-Light, 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 14px; text-align: justify; background-color: #ffffff;"> </span></p>
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