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	<title>Art&#039;Empori &#187; Cosimo Marcellino</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Dieci film di Cosimo Marcellino (bmagazine gennaio 2009)</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 16:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cosimo Marcellino]]></category>
		<category><![CDATA[Dieci film della mia vita]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione film]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimango ancora oggi colpito dagli esili rumori che si possono cogliere in una sala cinematografica. Sin da bambino, quando mio zio Cosimo accompagnava me e mia sorella Giovanna al cinema, sono stato sempre attratto da quei piccoli inspiegabili rumori che mi proiettavano, pian piano, in una dimensione straordinaria e fantastica. Questo strano mondo mi ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Rimango ancora oggi colpito dagli esili rumori che si possono cogliere in una sala cinematografica. Sin da bambino, quando mio zio Cosimo accompagnava me e mia sorella Giovanna al cinema, sono stato sempre attratto da quei piccoli inspiegabili rumori che mi proiettavano, pian piano, in una dimensione straordinaria e fantastica. Questo strano mondo mi ha sempre accompagnato nelle varie fasi della vita. Come dimenticare, l’adolescenziale fatica nel coinvolgere il compagno di banco Alessio ad entrare, un sabato pomeriggio, in un vecchio teatro riadattato a cinema, per vedere un giovane Dustin Hoffman, coriaceo maratoneta, inseguito da un vecchio e crudele Laurance Olivier; oppure, le lunghe discussioni, da giovane universitario, con l’amica Enza sull’importanza dello squillo del telefono in “C’era una volta in America”. Ogni sera, ancora oggi, dopo una giornata di lavoro, mi concedo qualche piccolo frammento di film che mi rimette in pace con il mondo circostante.<br />
Trovo rilassante rivedere il principe di Salina che balla, sulle note di un valzer di Verdi, in un enorme salone con la giovane Angelica, o l’adrenalinico inseguimento, fra la Ford Mustang GT  Fastback e la Dodge Charter coupé, nel film Bullitt. Pertanto, pur avendo accettato di elencare solo dieci pellicole da considerare imperdibili, trovo difficile escluderne molte altre. Quali scegliere tra le tante che hanno allietato le mie ore di svago, di gioia, di tristezza? Come fare a prediligerne  alcune e lasciarne da parte altre? Da non perdere, il vecchio Bogart e la bigotta zitella, ne La regina d’Africa; il cupo pessimismo di Wayne, eroe suo malgrado, ne L’uomo che uccise Liberty Valance; il disilluso Lancaster, ne Il Gattopardo; l’attempata Signoret con il giovane fuggiasco, ne L’evaso; l’immenso patriarca Brando, ne Il padrino; il cinico Sordi, ne La più bella serata della mia vita; un gruppo di cinquantenni burloni, in Amici miei; un avvocato alcolizzato vincitore e vinto, ne Il Verdetto; la scoperta di una amicizia mai finita, in Maccheroni; un maggiordomo che, identificandosi totalmente con il proprio ruolo, fallisce nella vita, in Quel che resta del giorno.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La regina d’Africa<br />
di John Huston, USA 1951</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’uomo che uccise Liberty Valance<br />
</span><span style="color:#993300;">di John Ford, USA 1962</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il Gattopardo<br />
</span><span style="color:#993300;">di  Luchino Visconti, Italia 1963</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">L’evaso<br />
di Pierre Granire Deferire, Francia 1971</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il padrino<br />
di Francis Ford Coppola, USA 1972</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La più bella serata della mia vita<br />
di Ettore Scola, Italia 1972</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Amici miei<br />
</span><span style="color:#993300;">di Mario Monicelli, Italia 1975</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Il verdetto<br />
</span><span style="color:#993300;">di Sidney Lumet, USA 1982</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Maccheroni<br />
 di Ettore Scola, Italia 1985</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;"><strong>Quel che resta del giorno</strong><br />
di James Ivory, GB/USA 1993</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cosimo Marcellino. Nato 46 anni fa a Benevento, dove esercita la professione di avvocato, amante del cinema sin da bambino, ama definirsi gaudente organizzatore di serate culinarie, attento fumatore di sigari, appassionato di auto d’epoca. E’ sposato ed ha un figlio. Schietto nei modi, quando l’interlocutore diventa invadente, ama dire “Abite, rogo, atque oro!”.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">(Pubblicato su Bmagazine di gennaio 2009)</span></h3>
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