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	<title>Art&#039;Empori &#187; differenza femminile</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Differenza femminile e decrescita occidentale</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/05/31/differenza-femminile-e-decrescita-occidentale/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 11:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Melis Annalisa]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero della differenza di genere]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[annalisa melis]]></category>
		<category><![CDATA[differenza femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo intervento di Annalisa Melis è un ottimo ponte tra il PENSIERO DELLA DIFFERENZA FEMMINILE e il PENSIERO DELLA DECRESCITA:  ho messo in rosso i brani cruciali. Alessio Masone 29 maggio 2009 Donne alla ricerca della felicità Carriera o famiglia? Aggressività o dolcezza? La controversa società di oggi obbliga le donne ad una dolorosa scelta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#993300;">Questo intervento di Annalisa Melis è un ottimo ponte tra il PENSIERO DELLA DIFFERENZA FEMMINILE e il PENSIERO DELLA DECRESCITA:  ho messo in rosso </span><span style="color:#993300;">i brani cruciali. Alessio Masone<br />
29 maggio 2009</span></h3>
<div>
<hr />
</div>
<h3>Donne alla ricerca della felicità</h3>
<h3><span style="color:#993300;">Carriera o famiglia? Aggressività<span style="font-size:x-small;"> o dolcezza? La controversa società di oggi obbliga le donne ad una dolorosa scelta che, il più delle volte, comporta il sacrificio della femminilità sull’altare delle logiche del mercato. Quest’ultimo, nuovo potente padrone, ha reso la donna moderna “libera ed emancipata” ancora una volta schiava, stavolta del sistema. Spezzare le catene, tuttavia, è ancora possibile. La decrescita felice ci spiega come riuscirci…</span></span></h3>
<h3><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#993300;">di Annalisa Melis</span></span></h3>
<div style="font-size:11px;float:left;width:250px;border-bottom:#999 1px solid;margin:0 10px 5px 0;"><span style="color:#ffcc00;"><img title="Salvador Dalì, Ragazza alla finestra" alt="donna" src="http://www.terranauta.it/foto/ragazza_alla_finestra1242765650.jpg" /><br />
</span><strong>&#8220;Tante volte penso che se fossi nata uomo certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei&#8221;</strong></div>
<h3>Sarebbe stato meglio nascere maschio o femmina? Uguale, spesso mi rispondo.</h3>
<h3></h3>
<h3>Oggi, nell’Occidente industrializzato, le disparità tra uomo e donna non sono poi così tante ed io, comunque, ho la fortuna di godere di una serie di diritti che purtroppo le mie ave non avevano e le donne di altri Paesi nel mondo non hanno tuttora.</h3>
<h3></h3>
<h3>Soprattutto abitando in una grande città, anche se fossi un uomo vivrei il malessere di sentirmi <strong>la rotella di un grande ingranaggio</strong>: la società iper-produttiva e iper-consumistica che vuole consumatori al posto di persone e che cerca di stritolare al suo passaggio tutto ciò che incontra, compresi il senso critico ed il buonsenso dei cittadini.</h3>
<h3>Poi <span style="color:#ff0000;">mi fermo a considerare le vite di mia nonna o di mia madre paragonate alla mia: se loro invidiano la mia (pseudo) libertà, io invidio loro per i rapporti sociali e familiari che avevano.</span></h3>
<h3>Tante volte penso che <strong>se fossi nata uomo</strong> certi conflitti interni che mi rendono frustrata e ansiosa non li avrei.</h3>
<h3>Cedere a quella parte di me che vuole tranquillità, benessere ed essere mite senza dominare, o a quella che necessita di esprimere la propria personalità ed avere un posto nel mondo (e che per farlo ha bisogno di imporsi con forza)?</h3>
<h3>Tentare di fare carriera nel lavoro con lo slancio aggressivo che ciò comporta o relegare la vita professionale in secondo piano per dare spazio a famiglia e casa?</h3>
<h3>Non mi va di fare una scelta simile, ma <strong>pare che non ci siano vie di mezzo</strong>: non è possibile lavorare poco ed essere realizzati e ben pagati, né lavorare tanto ed avere comunque tempo libero per il resto. Inoltre, nei più svariati campi dell’esistenza spesso o ti imponi o vieni sottomesso.</h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">In un mondo che vede il successo solo come raggiungimento di un’alta posizione sociale e lavorativa attraverso la competizione e l’egoismo (caratteristiche maschili!è testosterone!), come coniugare la spinta all’<strong>indipendenza</strong> e all’autorealizzazione propri di ogni persona intelligente e libera, con quella tendenza alla dolcezza, alla <strong>maternità</strong>, ai rapporti basati su dialogo e collaborazione che mi porto dentro come eredità del secolare ruolo femminile nella società?</span></h3>
<h3><span id="more-498"></span>L’istinto, quasi biologico, di avere una famiglia e di occuparsi delle persone care mal si addice all’icona della donna di successo e si sposa malissimo anche con la figura di una modesta, e un po&#8217; “sfigata”, lavoratrice urbana…</h3>
<h3><span style="color:#ff0000;"><strong>Cosa fa, infatti, una donna “cittadina” oggi? Esacerba il suo lato maschile</strong>.</span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">Gareggia, compete, entra in guerra con la schiera di concorrenti che aspettano un lavoro e, una volta ottenuto, si fa in quattro per tenerselo, magari accettando di fare straordinari massacranti, sopportando umiliazioni o schiacciando cinicamente gli avversari nella scalata sociale. </span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">La donna cittadina <strong>non ha tempo per sé</strong>, vive in mezzo al cemento ed è costretta ad acquistare qualsiasi bene e a demandare ad altri qualsiasi servizio sociale (compresa la cura dei bimbi di pochi mesi!) perché non sa più come e quando farlo (ma più lavora o ha successo e più ha soldi per delegare, che bello!).</span></h3>
<h3>Ogni lei, nella nevrosi della disumanizzazione degli abitanti di una grande città, ha paura del prossimo e non si fida di nessuno… <strong>Cosa c&#8217;è di femminile in tutto questo?</strong></h3>
<h3>Ah no, scusate, dimenticavo il venerdì ed il sabato sera.</h3>
<h3><strong>Le ragazze</strong>, il fine settimana, possono uscire con i propri amici (se sono riuscite in questo caos a mantenerne qualcuno) per “liberarsi dallo stress” fumando, bevendo, spendendo soldi in locali alla moda e vestendosi in modo provocante per dimostrare così la propria femminilità!</h3>
<h3>E consumare, consumare&#8230; anche il sesso.</h3>
<h3><strong>Un’adulta</strong>, invece, nel tempo libero può accompagnare i figli ai vari corsi di piscina, danza, inglese, karate, calcio, pallavolo oppure fare shopping, andare dalla parrucchiera, dall’estetista… tutta qui la femminilità.</h3>
<h3>Ancora una volta consumare, consumare, consumare.</h3>
<h3>Per <strong>un’anziana</strong>, poi, non c&#8217;è proprio verso. In pensione, prende una miseria; ha tempo, ma non serve più a questa società e se non ha dei parenti particolarmente caritatevoli, ciò che l&#8217;aspetta è la solitudine e spesso la povertà.</h3>
<div style="font-size:11px;float:left;width:250px;border-bottom:#999 1px solid;margin:10px 10px 5px 0;"><img title="Un manifesto del femminismo che recita " alt="manifesto femminismo" src="http://www.terranauta.it/foto/femminismo1242765650.jpg" /><br />
<strong>Cosa fa una donna “cittadina” oggi? Esacerba il suo lato maschile</strong></div>
<h3>Mentre io vivo questa situazione come fonte di enormi conflitti interiori, qualcun’altra invece è felice della propria vita.</h3>
<h3></h3>
<h3>Tuttavia, il risultato di una società dove <span style="color:#ff0000;"><strong>la donna ha guadagnato tanti diritti ma ha perso la possibilità (e a volte anche la volontà) di esprimere il proprio essere femminile</strong>, è un mondo solo maschile, duro, incompleto e che, anche per questo motivo, non può produrre individui sani.</span> Basta accendere la televisione per rendersi conto della deriva culturale e sociale dell’ &#8220;Occidente&#8221;: dalla degenerazione degli adolescenti, alla <a href="http://www.terranauta.it/a672/l_urlo/donne_esibizioniste_e_donne_esibite_la_sessualita_e_morta.html" target="_blank"><span style="color:#ffcc00;">donna-oggetto</span></a> proposta, fino alla gestione pazza e criminale della Terra e dei suoi abitanti da parte dell’elite maschile al potere.</h3>
<h3>Quando ho letto il libro di <strong>Maurizio Pallante</strong>, <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_decrescita_felice.php?pn=783" target="_blank"><span style="color:#ffcc00;">La decrescita felice</span></a>, ho potuto con commozione trovare i miei stessi dubbi e pensieri nel capitolo in cui parla di <a href="http://www.terranauta.it/a830/decrescita_felice/pallante_e_la_decrescita_felice_quarta_puntata_i_bambini_le_donne_la_citta_.html" target="_blank"><span style="color:#ffcc00;">donne e famiglie urbane</span></a>.</h3>
<h3><strong>Cosa c&#8217;entra la decrescita?</strong> C’entra parecchio! “Decrescere” vuol dire rallentare, consumare di meno, vivere di più, dedicarsi a ciò che si ama, ritrovare la convivialità nei rapporti con gli altri.</h3>
<h3>Non possiamo più permetterci di continuare nella corsa sfrenata ad una crescita che non abbiamo idea di dove voglia arrivare. Le risorse non sono illimitate: dobbiamo capirlo e farne un uso più sobrio. Il bello, però, è che così facendo recupereremmo di nuovo degli spazi per noi! <strong>Spazi per fare e per pensare</strong>.</h3>
<h3>Tutto ciò non vuol dire riproporre schemi del passato, ma recuperare ciò che di buono abbiamo voluto abbandonare in nome di una innovazione totale.</h3>
<h3>Tra le vittime del progresso vi è, ad esempio, <strong>la famiglia allargata</strong>.</h3>
<h3>Questa è morta con le industrie ed il capitalismo che, avendo bisogno di sempre più braccia a buon mercato per produrre, hanno sfruttato la voglia delle donne di uscire dal controllo di un padre o marito “padrone” per dar loro un posto nel grande mondo del lavoro.</h3>
<h3>Eccole così risucchiate nel girone infernale dei lunghi orari lavorativi, catapultate in città brulicanti di sconosciuti e strappate via al lavoro nei campi e alla loro vita domestica fatta in una grande casa condivisa con la famiglia allargata.</h3>
<div style="font-size:11px;float:right;width:250px;border-bottom:#999 1px solid;margin:10px 0 5px 10px;"><img title="Che fine ha fatto la famiglia allargata?" alt="famiglia allargata" src="http://www.terranauta.it/foto/famiglia_allargata1242765650.jpg" /><br />
<strong>Tra le vittime della società della crescita sfrenata vi è la famiglia allargata</strong></div>
<h3>Eppure questo modello familiare aveva una sua funzionalità ed economia.</h3>
<h3></h3>
<h3><strong>Gli anziani</strong> si occupavano di varie cose tra cui la cura dei bambini mentre i genitori adulti erano occupati in altre attività. In passato quelli che oggi vengono chiamati “vecchi” erano considerati, data la lunga esperienza di vita, saggi consiglieri e la preziosa memoria della famiglia. Adesso li rinchiudiamo in ospizi o li abbandoniamo alla povertà solitaria.</h3>
<h3><strong>I bambini</strong>, dopo la scuola, vivevano nel loro nucleo familiare e non venivano parcheggiati per la gran parte della giornata in asili o affidati a baby-sitter.</h3>
<h3>Perché adesso dobbiamo lavorare, lavorare e ancora lavorare per pagare l&#8217;ospizio, l&#8217;infermiere, l&#8217;asilo, la baby-sitter? Che senso ha?</h3>
<h3>Prima ci si prendeva cura uno dell&#8217;altro, a turno, in un ciclo del tutto naturale.</h3>
<h3>C&#8217;e&#8217; chi giustamente controbatte che una famiglia allargata comportava una gestione patriarcale dell&#8217;esistenza, con tutte le restrizioni che ne derivano soprattutto alle donne. Queste, oggi, possono avere una cultura e un loro stipendio per non dover più dipendere dagli uomini della famiglia: ciò è senza dubbio un traguardo importantissimo.</h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">Sì, è vero, Non c&#8217;è più il padre-padrone, ma pensateci bene. <strong>C&#8217;è la dipendenza totale da un padrone diverso: il mercato</strong>. È questo a decidere quanto vali, quanto puoi guadagnare, comprare e lavorare per pagare cose che prima facevi da sola o tramite la tua famiglia allargata o ancora attraverso la cerchia femminile di solidarietà e mutuo aiuto che esisteva</span>.</h3>
<h3><span style="color:#ff0000;"><strong>Ma davvero questa è libertà?</strong> Non avere nessuno che ti aiuta o ti consiglia nelle faccende domestiche e nell&#8217;allevamento dei figli? Essere costretta ad abbandonare i bambini in un asilo nido a pagamento con sconosciuti quando hanno appena sei mesi? Rubare solo minuscoli ritagli di tempo per dedicarli a ciò che realmente ami? Dover fare un lavoro spiacevole e competitivo per campare? Davvero la gestione allargata di una casa, di un giardino, della famiglia, era così male?</span></h3>
<h3>La chiusura degli individui in singole casette isolate da tutto il resto non può essere considerato un miglioramento rispetto al passato.</h3>
<h3>Si può provare a pensare a modi alternativi e meno soffocanti di vivere con gli altri per aiutarsi; se tutti lavoriamo un po&#8217; di meno possiamo avere tempo per autoprodurre molte cose che ci servono e farle con gioia insieme e per i nostri simili!</h3>
<h3>Non avremmo più bisogno di <strong>vendere tutto il nostro tempo ad aziende e multinazionali</strong> e quindi basterebbero meno soldi.</h3>
<div style="font-size:11px;float:left;width:250px;border-bottom:#999 1px solid;margin:10px 10px 5px 0;"><span style="color:#ff0000;"><img title="Essere donna" alt="donne" src="http://www.terranauta.it/foto/mafalda1242765651.jpg" /><br />
<strong>La vera libertà le donne l&#8217;avranno solo quando riusciranno ad esprimere la propria femminilità senza per questo dover assomigliare agli uomini</strong></span></div>
<h3><span style="color:#ff0000;">Il tessuto sociale, tanto prezioso da sempre per tutti e soprattutto per le donne e i bambini, e&#8217; stato completamente smantellato ed in cambio abbiamo avuto un contentino di finta indipendenza (dipendiamo dal mercato!) e di beni materiali per la maggior parte inutili e inquinanti.</span></h3>
<h3></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">E c’è un’altra cosa terribile che è stata fatta alle donne: convincerle che per avere posto nella società debbano dimostrare di essere brave quanto gli uomini e così diventare simili a loro, senza dare nessun riconoscimento alle loro specificità intrinseche. </span><span style="color:#000000;">L’alternativa è quella di rinunciare all’ autorealizzazione o all’ indipendenza. </span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;"><strong>La vera libertà le donne l&#8217;avranno solo quando riusciranno ad esprimere la propria femminilità senza per questo dover assomigliare agli uomini</strong>;</span><span style="color:#000000;"> quando avranno modo di dedicarsi ai loro figli, alle persone care, ai loro interessi e attività senza per questo dipendere ed essere ricattate da nessuno; quando potranno esprimere se stesse nella loro vera natura, sostenute da una comunità solidale di donne e uomini che comprende l&#8217;importanza del compito sublime che madre natura ha dato loro e delle bellissime qualità connesse con l’essere donna.</span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;"><strong>Sono convinta che sia l’unione di <span style="text-decoration:underline;">individui diversi</span> a fare la forza, <span style="text-decoration:underline;">e non l’omologazione di essi.</span></strong></span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">Allora perché non iniziamo noi, singoli individui sperduti, a costruirci il nostro tessuto sociale, la nostra famiglia allargata (riveduta e corretta!)? Con parenti, amici, vicini di casa? Spezziamo questa solitudine e proviamo a fare qualcosa per gli altri e ad accettare ciò che ci daranno in dono.</span></h3>
<h3><span style="color:#ff0000;">Costituiamo dei Gas, mettiamo a disposizione il nostro tempo libero per prenderci cura di nonni, bambini, orti, cibo, fonti energetiche e qualsiasi altra cosa sappiamo ancora fare o impareremo a fare! </span></h3>
<h3>Avremmo tutti meno bisogno di acquistare molte cose e potremmo lavorare sempre di meno ed ecco così che ritroveremmo il tempo per vivere che ci e&#8217; stato sottratto… e forse anche una nuova dignità!</h3>
<hr />
<h3>Annalisa Melis</h3>
<h3></h3>
<table style="font-size:14px;color:#fff;font-family:Arial, sans-serif;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding-right:20px;"><img title="Annalisa Melis" alt="Annalisa Melis" src="http://www.terranauta.it/foto/1242748909.melis.JPG" /></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3><span style="font-size:x-small;font-family:Arial;">Sono sarda, vivo a Roma da 6 anni (con molta nostalgia per la Sardegna), laureata in lingue; lavoro per un tour operator; apprendista erborista! Grande sostenitrice della decrescita e dell&#8217;ecologia profonda.</span></h3>
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		</item>
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		<title>Sentire femminile e Festival di Sanremo</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2009/04/03/sentire-femminile-e-festival-di-sanremo/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 10:08:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Sguera]]></category>
		<category><![CDATA[Post della lista di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Leone]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[differenza femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessio Masone L&#8217;unico momento, degno di nota, accaduto al Festival di Sanremo, per quello che l&#8217;ho seguito, è stato quando l&#8217;attore Vincent Cassell, a proposito di differenze, ha sostenuto che gli uomini francesi, al contrario di quelli italiani, sono fieri del loro lato femminile. Ebbene, la cosa mi ha fatto pensare alla ricaduta del sentire femminile sulla società globale. Se le donne avessero avuto un&#8217;autentica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#993300;"><em>di Alessio Masone</em></span></p>
<h3><span style="color:#993300;">L&#8217;unico momento, degno di nota, accaduto al Festival di Sanremo, per quello che l&#8217;ho seguito, è stato quando l&#8217;attore Vincent Cassell, a proposito di differenze, ha sostenuto che gli uomini francesi, al contrario di quelli italiani, sono fieri del loro lato femminile.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ebbene, la cosa mi ha fatto pensare alla ricaduta del sentire femminile sulla società globale. </span>S<span style="color:#993300;">e le donne avessero avuto un&#8217;autentica consapevolezza delle doti del loro genere, la differenza femminile avrebbe condizionato in positivo il mondo maschile e il suo modello culturale e di sviluppo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E invece, no. Le donne, come a riconoscere la superiorità dell&#8217;uomo, hanno voluto solo impossessarsi delle prerogative dell&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Insomma, le donne assomigliano a quei politici che criticano gli uomini al potere, solo per prendere il loro posto.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cosa hanno ottenuto le donne? Dimostrando che sanno fare fronte ad attività storicamente prerogative degli uomini, avallandole, sono risultate essere complici del modello maschile.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Grazie alle lotte femministe, si è perseguita la parità dei sessi, ma le donne sono andate oltre: hanno bramato la loro omologazione all&#8217;uomo e, quindi, hanno incentivato l&#8217;omologazione del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Grazie a tutto questo, il modello competitivo, aggressivo e invasore, imposto dal mondo maschile, si è evoluto senza nessun condizionamento da parte dell&#8217;unico essere umano alternativo all&#8217;uomo: la donna.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Per volontà della biologia, uomini e donne sono differenti: grazie all&#8217;incontro di queste differenze, si ottengono nuove vite, come i figli, ma anche nuovi modelli sociali, in quanto anche l&#8217;evoluzione della collettività è loro figlia.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Ebbene, le donne, in quanto portatrici di realizzazioni interiori e private, avrebbero dovuto attutire la predisposizione maschile alla ricerca di realizzazioni pubbliche e competitive che sono, appunto, quelle attività esistenti solo se riconosciute dall&#8217;altro.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Quanti Cincinnato, schivi condottieri, uomini pubblici per dovere, avremmo avuto se le donne non avessero avallato il modello maschile. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Tante ingiustizie sarebbero state evitate, se il sentire femminile avesse preso un altro corso: quanto colonialismo, militare, politico, economico, culturale, mediatico, avremmo risparmiato ai popoli del pianeta.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Certo, le donne che ritengono di non aver aderito al modello maschile, con il loro pensiero della differenza, poi non possono stare lì, in disparte, o come voi lo volete chiamare (ozio, vizio, tradimento&#8230;). Devono fare i conti con il passato e verificare se, in loro, esiste ancora il DNA originario: queste donne, se esistono, non possono essere così irresponsabili da attendere che le cose si evolvino da sole verso il lato giusto.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Queste donne sappiano che, se non occupano gli spazi dell&#8217;opinione pubblica, lasciano, stavolta davvero da traditrici, che questi siano colonizzati dagli uomini e da quelle donne che, loro complici, sono aguzzine dell&#8217;umanità!</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Alessio Masone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 28 febbraio 2009</span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Ale, consentimi la battuta: cornute e mazziate&#8230;</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non solo le abbiamo vessate per millenni e abbiamo aggiogato il loro sesso, ma dobbiamo anche fare loro carico la mancata &#8220;liberazione&#8221;? Se questa critica venisse da una donna (come autocritica di genere) la capirei, ma fatta da un maschio proprio no.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non è semplice affrancarsi da gioghi interiori e psicologici che perdurano anche nelle pratiche sociali (il cognome ai figli, ad esempio).</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Nicola Sguera &#8211; Benevento, 2 marzo 2009 </span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>di alessio masone</em></span></p>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>Quando vedo una donna con un foulard di &#8220;prima classe&#8221;, in quello stesso momento, vedo anche tutte le donne stuprate.</em></span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Caro Nicola, cara Paola, partendo da quel sentire femminile presente negli uomini francesi, ho voluto, non accusare le donne, ma scuoterle dal loro vittimismo: riconoscendo loro doti salvifiche, affermavo quanto la loro azione sia necessaria al cambiamento del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Avevo bisogno di condividere, con voi, l&#8217;aver intuito il collegamento tra un&#8217;ulteriore omologazione del mondo e il percorso che ha portato la donna a cercare un pareggio con l&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Una volta, la provincia voleva assomigliare alla metropoli ricca di fermenti, ora, invece stiamo imparando che nelle metropoli esiste solo omologazione, mentre i piccoli centri stanno risultando essere luoghi identitari e casseforti di biodiversità. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Una volta,  i sud del mondo volevano essere come l&#8217;occidente ricco di innovazione, ora, invece verifichiamo che l&#8217;occidente ha esaurito la sua corsa folle verso il superfluo, mentre i popoli del sud hanno da insegnarci l&#8217;inesauribile capacità di condivisione con i simili e di simbiosi con la natura.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Allo stesso modo, la donna non ha più bisogno di gareggiare con l&#8217;uomo, ma, al contrario, se volesse, sarebbe capace di trasformare l&#8217;uomo e quel suo modello culturale che, ormai, è fallimentare, non solo in termini ambientali e sociali, ma anche in ambito economico. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Solo se conserva la sua differenza, la donna è capace di essere utile al mondo. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Non a caso, questa lista/associazione è contro l&#8217;omologazione culturale.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Artempori dovrebbe farsi promotrice di un&#8217;iniziativa che, agendo sul concreto, trasmetta a tutte le donne la sensazione che omologarsi è come essere complici del modello occidentale e maschilista. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Si potrebbe realizzare una campagna per promuovere gusti personali nelle persone, scoraggiando, nelle donne, l&#8217;uso omologante di accessori d&#8217;abbigliamento griffati, con il messaggio che, a causa di ogni donna posseduta da una borsa burberry, si incentiva uno stupro.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Laddove, hanno fallito filosofi e movimenti, potrebbero le donne.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Sarò un visionario, ma, quando vedo una donna riuscita nella gerarchia maschile, come magistrato o parlamentare, vedo, anche, cento veline che si sono adattate e mille anoressiche che non ce l&#8217;hanno fatta.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Alessio Masone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 3 marzo 2009</span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#993300;">***</span></h3>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><em>di stefania leone</em></span></p>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;"><span style="color:#993300;">Esplorare ambiti in cui rappresentare le proprie competenze!!!</span></span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">E&#8217; questa la stretegia che dovrebbe attuare oggi una donna consapevole di se stessa.</span></h3>
<h3 style="text-align:left;"><span style="color:#993300;">Le donne non devono cercare di imitare l&#8217;uomo, non hanno bisogno di &#8221;raggiungerlo&#8221; per affermare se stesse, è un errore.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Cercare di  vestire allo stesso modo, in ogni contesto (economico, politico, sociale), i ruoli maschili significa rimarcare </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">la validità dei traguardi segnati dall&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Occorre partire dalle &#8220;differenze&#8221; che distinguono la donna dall&#8217;uomo, nel modo di &#8220;sentire&#8221; la vita.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">In alcune donne manca la volontà di credere in queste differenze&#8230;.. se non vengono colte si rischia di ripetere ciò che l&#8217;uomo ha già costruito&#8230;.una maniera di procedere che non giova alla nostra esistenza.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">E&#8217; importante valorizzare noi stesse attraverso le nostre esperienze e coltivare nuove opportunità con cui la donna possa riconoscersi, affermarsi e sentirsi parte &#8220;insostituibile&#8221; del mondo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Se ci basta &#8221;apparire&#8221; seguendo le mode, per esaltare queste differenze, non possiamo costruire un &#8220;nostro&#8221; patrimonio culturale in cui riconoscerci. </span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">La consapevolezza di destinare contributi personali ad una società che cambia, è un approccio in cui non esistono più sovrapposizioni ma &#8220;compensazioni&#8221;.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Tradire la nostra personalità equivale ad assumere un atteggiamento debole con cui decidiamo ogni volta di arrenderci  ad un contesto che non ci appartiene.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Conservare memoria delle nostre peculiarità ci consente di approfondire aspetti dell&#8217;esistenza non esplorabili dall&#8217;uomo.</span></h3>
<h3><span style="color:#993300;">Stefania Leone &#8211; </span><span style="color:#993300;">Benevento, 7 marzo 2009</span></h3>
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