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	<title>Art&#039;Empori &#187; elogio del silenzio</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>L&#8217;elogio del silenzio</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 12:23:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[«Oggi farò l&#8217;elogio del silenzio», dice Renzo Piano, mentre mi accoglie nel suo studio-eremo inerpicato sulle colline di Vesima, appena usciti da Genova, a Ponente&#8230;.. L&#8217;elogio del silenzio? Eravamo venuti per parlare dei nuovi progetti dell&#8217;architetto, il parlamento e il Teatro dell&#8217;Opera di Malta-La Valletta, la nuova biblioteca di Atene, i progetti in corso a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#800000;">«Oggi farò l&#8217;elogio del silenzio», dice Renzo Piano, </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">mentre mi accoglie nel suo studio-eremo inerpicato sulle colline di Vesima, appena usciti da Genova, a Ponente&#8230;..<br />
L&#8217;elogio del silenzio? Eravamo venuti per parlare dei nuovi progetti dell&#8217;architetto, il parlamento e il Teatro dell&#8217;Opera di Malta-La Valletta, la nuova biblioteca di Atene, i progetti in corso a Genova&#8230; Poi ne parliamo, dice l&#8217;architetto con un gesto, indicando che ora ha cose più cogenti da dire per andare al di là della cronaca, e immergersi nel profondo della sua ispirazione: «Io sono genovese, e la mia genovesità, che per tutta la vita ho manifestato con il mio carattere rustico, si è espressa soprattutto con il silenzio. In un&#8217;epoca in cui si fa l&#8217;elogio della chiacchiera, sento il bisogno di esprimere questo carattere che mi appartiene. Noi genovesi siamo accusati di essere tirchi, ma non è vero, siamo parsimoniosi. Di essere chiusi, ma è falso anche questo, siamo silenziosi. E questo luogo, che esiste da vent&#8217;anni, è il luogo del silenzio».<br />
Piano racconta che la torre che sta costruendo a Londra, una torre altissima, trecento metri sul London Bridge, avrà sulla sommità una piccola stanza per la contemplazione che ospiterà la sede di un&#8217;associazione multireligiosa: «Anche quello sarà un luogo di silenzio, inserito in un edificio che rappresenta un modo nuovo di concepire la città, con soli 40 posti auto», spiega Piano, e vuole dire che l&#8217;architettura deve scoraggiare il trasporto privato.<br />
«L&#8217;architettura è l&#8217;arte di costruire posti adatti al genere umano», <span id="more-1205"></span></span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">dice: «Oggi va di moda una sorta di priapismo architettonico, più la fai grossa meglio è, e i giovani architetti si lasciano prendere da un&#8217;ansia da prestazione che è il contrario del silenzio, e anche del buon senso. In questa bottega cerchiamo di insegnare l&#8217;arte del silenzio a una dozzina di ragazzi che vengono qui a imparare da tutto il mondo».<br />
La &#8220;bottega&#8221; è un laboratorio che sembra abbarbicato alla collina, dove lavorano sessanta persone che quasi non si vedono &#8211; sparse qua e là negli stanzoni che degradano verso il mare &#8211; e arrivano dai cinque continenti, in particolare dall&#8217;università di Harvard, con cui Piano ha stretto un intenso piano di collaborazione: «Quando io non ci sarò più, questo luogo sarà un pezzo di Harvard in Italia» ci racconta. Sono gli architetti migliori a venire qui da quelle università e spesso sono arroganti, sanno di essere bravi e si avvicinano alla professione senza umiltà: «Io li bastono, cerco di dar loro una lezione di silenzio e di umiltà. Devono imparare ad ascoltare»&#8230;..<br />
E il Parlamento alla Valletta? Sarà costruito nel vuoto creato dalle bombe oltre sessant&#8217;anni fa, nel 1942: sarà un piccolo edificio da tremila metri quadrati, abbastanza per i cinquanta parlamentari di Malta, costruito usando la pietra dell&#8217;isola. Più in là, all&#8217;ingresso del porto, verrà abbattuta una &#8220;porta troppo magniloquente&#8221; costruita alcuni decenni fa per riempire il varco lasciato dalle bombe nelle mura storiche. «La decisione della città è di sbarazzarsi di quell&#8217;orrore e accettare che nelle mura del Cinquecento sia creato un varco attrezzato. Più che aggiungere, togliamo. Ricreiamo un accesso alla città non monumentale e presuntuoso ma leggero ed etereo». E proprio lì metterà mano al Teatro dell&#8217;Opera, anch&#8217;esso distrutto dai bombardamenti: «Abbiamo deciso di conservare quelle rovine e di costruirci dentro un teatro per la danza, il teatro, l&#8217;opera. Senza ricostruire l&#8217;edificio, ma accettando la memoria delle rovine causate dalla guerra. Sarà uno spazio pubblico a cielo aperto con una struttura leggera che realizza le condizioni acustiche e visive di queste funzioni».<br />
Ci sono parole che negli ultimi anni ricorrono sempre più spesso nei dialoghi con Piano: leggerezza, trasparenza, parsimonia. Prima di descriverci il progetto che sta realizzando ad Atene, uno di quelli che oggi gli sono più cari, Piano ci rammenta: «Quello che abbiamo imparato negli ultimi anni è che la Terra è fragile, e questo significa che bisogna smetterla di sprecare. La parsimonia genovese non è meschinità, ma un valore universale».<br />
Ad Atene Piano sta progettando un complesso che ospiterà la nuova Opera House e la nuova biblioteca di Stato: «Le stiamo realizzando per il governo greco e la Fondazione Niarcos. Il complesso sarà a emissioni zero, non avrà bisogno di energia: la troverà grazie alle fonti naturali, sole, vento, o l&#8217;energia geotermica che andremo a cercare in profondità. E intorno ci sarà un grande parco di quindici ettari, al Falero, l&#8217;antico porto di Atene, proprio dove un tempo sorgeva l&#8217;ippodromo. Sarà una biblioteca del XXI secolo, connessa in rete con le biblioteche di mezzo mondo».<br />
Per Piano l&#8217;emissione zero era già stato un obiettivo nel progetto del Museo di Storia Naturale di San Francisco, proprio al centro del Golden Gate Park. «A San Francisco ci avvicinammo all&#8217;obiettivo, ad Atene lo raggiungeremo grazie a condizioni di soleggiamento quattro volte più favorevoli». E anche ad Atene nella costruzione dell&#8217;edificio, già come avvenne in California, il riciclo dei materiali sarà al centro del progetto: «C&#8217;è un vecchio proverbio genovese, che in italiano suona &#8220;Qui non si butta niente&#8221;. Questo concetto, che è al centro della mia cultura, esprime una dimensione parsimoniosa che negli ultimi tempi è diventata nuova cultura collettiva, dopo l&#8217;epoca dei consumi a tutti i costi e degli sprechi irragionevoli».<br />
Seduto a un tavolo di ardesia in un piccolo terrazzo del suo ufficio, l&#8217;architetto spiega perché questo studio davanti al mare ligure sia al centro della sua ispirazione: «Tempo fa dicevo a un amico che non c&#8217;è più, Fabrizio de André, che il mare che bagna Genova è un consommé di culture, ricco di una diversità che chi ha gli occhi per vedere percepisce. Dalla sommità di questa collina, io guardo l&#8217;orizzonte e il mare mi restituisce questo senso di complessità».<br />
C&#8217;è un momento nella vita, osserva Piano, in cui ricolleghi le tue idee e la ricerca professionale alla tradizione culturale che ti ha nutrito. </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">E lui &#8211; come spesso capita agli intellettuali che sono cresciuti in questa terra stretta tra i monti e il mare e poi sono andati in giro per il mondo &#8211; sempre più spesso torna qui per riallacciarsi alle sue radici: «La mia genovesità è una forza. La mia voglia di scoprire viene da qui, da questa vista dall&#8217;alto, a volo d&#8217;uccello, la stessa che descriveva Italo Calvino nel racconto della Strada di San Giovanni. Diceva Braudel che i genovesi devono per forza andare fuori perché qui non c&#8217;è spazio, e infatti la forza di Genova è altrove, fuori da questa città stretta tra montagne altissime e un mare profondissimo. </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">Come genovese, con il passare del tempo scopri che la cultura di questa città ha a che fare con il metabolizzare le differenze, celebrare la diversità, non sprecare nulla, guardare il vibrare dell&#8217;acqua, la leggerezza del porto. Non sono solo io a dirlo. Quando vengono dalla Columbia University, o da Harvard, a riunirsi qui con me, lo capiscono anche loro che questo silenzio carico di storia permette di vedere meglio le cose. </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">Il silenzio per la mente è come il buio per gli occhi. Dopo un minuto la pupilla si adatta, e vedi cose che prima non vedevi». </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;"> </span></h3>
<h3><span style="color:#800000;">(Enrico Pedemonte, la Repubblica )</span></h3>
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