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	<title>Art&#039;Empori &#187; facebook</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Esercizi spirituali per navigatori di Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2015 14:59:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Si naviga a vista sui social. Invece, per orientarci, se vogliamo che non sia solo un superfluo gesto narcisistico, ogni nostra comunicazione dovrebbe essere canalizzata in un percorso comunitario, come un &#8220;gruppo Facebook&#8221;, che si sviluppa intorno a un tema, una visione, un progetto. Qui, siamo costretti a verificare se quello che scriviamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/02/barche-a-vela.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16061" alt="&quot;La Sfida&quot; regatta between sister ships Eilean and Latifa.Ph: Guido Cantini/Panerai/Sea&amp;See.com" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/02/barche-a-vela-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">Alessio Masone</a>] Si naviga a vista sui social. Invece, per orientarci, se vogliamo che non sia solo un superfluo gesto narcisistico, ogni nostra comunicazione dovrebbe essere canalizzata in un percorso comunitario, come un &#8220;gruppo Facebook&#8221;, che si sviluppa intorno a un tema, una visione, un progetto. Qui, siamo costretti a verificare se quello che scriviamo sia inclusivo delle esigenze degli altri membri del gruppo (che spesso non conosciamo) e se sia coerente con il progetto del gruppo. Questo alleggerisce le quantità di notizie da far leggere ai nostri contatti e ci esercita a un linguaggio inclusivo, identitario, comunitario, in quanto considera anche gli altri come potenziali coautori dei nostri post.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo continuo verificare consente una funzione terapeutica della comunicazione, una sorta di esercizio spirituale che alimenta nell&#8217;individuo una centratura e un&#8217;attitudine al bene comune. Nei gruppi fb diventa centrale il percorso che ci accomuna agli altri membri: ognuno di noi si esercita a percepirsi parte inclusa del tutto, non più il centro di tutto che esclude il resto.</p>
<blockquote>
<h3 style="text-align: justify;">Nei gruppi fb diventa centrale il percorso che ci accomuna agli altri membri: ognuno di noi si esercita a percepirsi parte inclusa del tutto, non più il centro di tutto che esclude il resto.</h3>
</blockquote>
<div>
<p style="text-align: justify;">Normalmente, in Facebook, ognuno, tramite la propria bacheca personale con cui si affaccia sul mondo, si esercita all&#8217;egocentrismo: il web, accolto come luogo di democrazia dell&#8217;informazione, qui diventa deriva per estremizzare l&#8217;individualismo e l&#8217;affermazione del sé. Anche per questo assistiamo al crollo della coesione territoriale e alla riduzione di felicità diffusa di cui godevano le popolazioni quando erano meno tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;enorme diffusione del social network origina dal consentire alle persone di percepirsi società civile, ma senza mettersi in discussione, senza frequentare faticosamente il mondo associazionistico e culturale: ognuno è presidente della propria associazione (la propria bacheca fb) e i suoi associati sono rappresentati dai contatti, dagli amici. Il linguaggio familistico della comitiva, della cerchia di amici si sostituisce alla già scarsa dimensione progettuale e superindividuale della relazione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; grave che questo metodo pervada tutti: ne sono vittime i tifosi di calcio e le ragazzine fan di cantanti, ma anche gli intellettuali e il mondo del volontariato. L&#8217;individuo della bacheca fb, invece di considerare gli altri utenti per quello che fanno per il mondo, li stima per quello che da loro ricevono (i &#8220;mi piace&#8221;, gli auguri), per il rapporto di seduzione, di amicizia: in pratica, si configura un linguaggio protomafioso, humus quotidiano per la corruzione nel mondo politico e per la criminalità nei luoghi del disagio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni frase o link inserito sulla propria bacheca, in termini di stile di azione culturale, nonostante la qualità dei contenuti, a prescindere dagli encomiabili obiettivi, non porta cambiamento nel mondo, ma solo altra credibilità e denaro a una multinazionale quotata in borsa che specula sul nostro bisogno di comunicare. Al contrario, ogni gesto, anche il più narcisistico, se inserito in un &#8220;gruppo fb&#8221;, rafforza il progetto comune che ne è alla base: questo gesto di comunità, già nel metodo, nel linguaggio esperienziale, porta cambiamento nel mondo.</p>
</div>
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		<title>I paradossi di Facebook: &#8220;Farmville&#8221; di Peppe Porcaro</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 00:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Porcaro]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[farmville]]></category>

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		<description><![CDATA[Farmville di Peppe Porcaro &#8211; 11 febbraio 2010 &#8211; da Sanniopress Confesso, mi sono iscritto da poco a fascbuc. Per meglio dire, al cazzatoio gigante mi ha iscritto mia nipote Laura: “Zio, non troglodire, come fai a rinunciare a fascbuc? Non sai che ti perdi. E poi vedi che di fatto gia ci sei su fascbuc [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Farmville di <strong>Peppe Porcaro &#8211; </strong>11 febbraio 2010 &#8211; da Sanniopress</p>
</div>
<p><img alt="" src="http://clubs.ncsu.edu/tappi/facebook_1.jpg" width="350" height="263" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Confesso, mi sono iscritto da poco a <em>fascbuc</em>. Per meglio dire, al cazzatoio gigante mi ha iscritto mia nipote Laura:</strong> “Zio, non troglodire, come fai a rinunciare a <em>fascbuc</em>? Non sai che ti perdi. E poi vedi che di fatto gia ci sei su <em>fascbuc</em> perché Ugo (fetente!) ha attivato un <em>parla con peppe porcaro</em>. Dunque, rilassati. Ora ci penso io, non ti preoccupare. Ti metto su <em>fascbuc, ti faccio il profilo</em>”. Detto fatto, in un solo colpo sono fregato. Mi ritrovo su <em>fascbuc</em> con la mia bella foto, il mio bel profilo. Sono un uomo nuovo, ora. Più leggero, dicono. Tutto spirito e niente carne. E non sono passato neppure da Lourdes.</p>
<p style="text-align:justify;">Devo confessare però che ai tempi del <em>fanculofascbuc</em> vivevo bene. Quanto bastava. <strong>Conservo ancora, per fortuna la mia bella email. Da anni grazie a quella casella di posta ho contatti quotidiani con amici vicini e lontani, ci si scambia riflessioni più o meno serie e pensieri leggeri in assoluta libertà. </strong>Certe volte, faccio ammenda, troppo in libertà. A volte ci si scambia vere e proprie puttanate, naturalmente. <strong>Tutto però avviene con il giusto tempo tra uno scritto e l’altro. Perché il pensiero, debole o forte che sia, ha bisogno di una giusta fase di sedimentazione affinché qualcosa resti infine nella zucca.</strong> E poi il concetto di base, il non detto tra noi ma sempre rispettato è: mai troppe puttanate in una volta sola… <strong>E poi vuoi mettere: uno parla (scrive) l’altro ascolta (legge).  Poi se vuole, se ha qualcosa da aggiungere, con il tempo, il suo tempo, risponde. </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Da quando però sto su <em>fascbuc</em> la cosa è diversa, una corsa continua, le parole si mischiano, una sull’altra. E le persone, pure. Una promiscuità mai vista.<strong> Tutti a chiederti l’amicizia. E tu che fai rifiuti? Gli dici, scusa ma se per strada quando mi incontri manco mi saluti e ora mi vedi su <em>fascbuc</em> e mi chiedi l’amicizia?</strong> Bene, se davvero la vuoi, tieni allora la mia amicizia. Poi però arriva il pentimento: cazzo, perché mi svendo così, potevo rifiutare. E la domanda che nasce da dentro: <strong>ma ora che siamo amici su <em>fascbuc</em> che farà, mi saluterà quando capiterà di incontrarsi o che?</strong> Come ci si comporta in questi casi, c’è un galateo in <em>fascbuc</em> o è terra di nessuno?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Intanto il guaio è bello che fatto, ho un nuovo amico. Un amico, peraltro, per nulla discreto. Me lo ritrovo continuamente a rovistare tra le mie cose: quante volte mi collego, a che ora, con chi parlo, che dico.</strong> Un impiccione. Ma <em>l’amico </em>(somma sventura)<em> </em>, come le peggiori disgrazie, non viene mai da solo. Il malefico ha i suoi di amici, troppi, che ti vedono (toh, c’è pure lui) e, come non aspettassero altro, pronti ripetono la fatidica, disperata, domanda: voglio essere tuo amico, mi vuoi? Ma che è, un’epidemia? Capisco la solitudine (la paura della) ma qui si esagera. Tu naturalmente quelli manco li conosci, però puoi dare ragione a Laura? Che fai, troglodisci? E poi si sa, è costume, gli amici degli amici sono miei amici. E dunque ci ricaschi. E si ricomincia. Una sorta di girone dantesco senza il conforto della poesia del Sommo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Da qualche tempo tutti questi amici</strong> <strong>mi inondano di messaggi perché hanno deciso, punto, di diventare agricoltori.</strong> <strong>Si sono addirittura fatti una propria <em>Farmville</em>.</strong> <strong>Auguri allora, a voi che piantate patate e fagioli, e grano e tutto il ben di dio e solo dopo pochi giorni raccogliete e portate al mercato. </strong>E che allevate animali, costruite stalle e fienili e dio sa cosa altro ancora. Sono felici i nuovi contadini. Però vogliono il tuo aiuto. Lo pretendono. E mi dai questo, e mi serve quest’altro. Questo mi avanza, lo vuoi? No, non voglio niente, grazie. Davvero. Non mi serve il tuo cavolo, anzi non mi serve un cavolo di niente. <strong>Contrattacco: in verità io un’azienda agricola (sai la terra, le piante che crescono lentamente con i loro tempi e non con quelli di <em>fascbuc</em>?) la gestisco per davvero. Mi servirebbero braccia per dissodare il terreno e metterlo in coltura. E braccia, tante, per la raccolta.</strong> <strong>Quest’anno penso di metter su fagioli e ceci, carciofi e grano. C’è pure la vigna e l’ulivo da accudire:</strong> <strong>che fai vieni? ho chiesto ad un amico qualche giorno fa. Mi ha tolto il saluto. Anche su <em>fascbuc.</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;era di Facebook per delegare anche la comunicazione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 18:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[L’era di Facebook per delegare anche la comunicazione. Libertà di scegliere, nell&#8217;ambito di opzioni precostituite da altri, è libertà? di Alessio Masone (bmagazine-art&#8217;empori di dicembre 2009) E&#8217; comodo far scegliere, alle televisioni e ai giornali nazionali, le informazioni che vogliamo apprendere. E&#8217; comodo far scegliere, ai critici, alle accademie e ai giornali, gli artisti che gradiamo leggere, ammirare e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/wp-ogoblue-stacked-bg.png"></a><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/youtube-logo1.jpg"></a><span style="color:#993300;">L’era di Facebook per delegare anche la comunicazione.<br />
</span></strong><em><span style="color:#993300;">Libertà di scegliere, nell&#8217;ambito di opzioni precostituite da altri, è libertà?</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#993300;">di Alessio Masone (bmagazine-art&#8217;empori di dicembre 2009)</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/wp-ogoblue-stacked-bg1.png"></a><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/wp-ogoblue-stacked-bg.png"></a></strong><span style="color:#993300;">E&#8217; comodo far scegliere, alle televisioni e ai giornali nazionali, le informazioni che vogliamo apprendere.<br />
E&#8217; comodo far scegliere, ai critici, alle accademie e ai giornali, gli artisti che gradiamo leggere, ammirare e ascoltare.<br />
E&#8217; comodo far scegliere, alle catene di supermercati e alle catene di franchising, i prodotti che ci occorrono.<br />
E’ comodo eleggere i nostri rappresentanti nelle istituzioni, come nostra attività di impegno civico.<br />
E&#8217; comodo ascoltare o leggere Saviano, come nostra attività di contrasto alla corruzione e la criminalità organizzata.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Ma <strong>solo lo scegliere, in prima persona, trasforma il mondo.</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/wp-ogoblue-stacked-bg2.png"><span style="color:#993300;"><img class="alignleft size-full wp-image-2247" title="WP ogoblue-stacked-bg" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/wp-ogoblue-stacked-bg2.png" alt="" width="176" height="145" /></span></a><span style="color:#993300;"><strong>Ascoltando, alla TV, Saviano, ci emozioniamo, urliamo dentro di noi, ma, poi, nella nostra vita, quella che facciamo con le azioni, non quella che ascoltiamo o leggiamo, siamo rimasti uguali. </strong>A cosa serve che ci sia un solo Saviano che agisce, quando parla, se noi, compatti, restiamo, di fatto, immobili negli stili di vita? Abbiamo lasciato da solo Saviano e, se un giorno lo assassineranno, noi, sebbene complici, grideremo allo scandalo. Ma Saviano non corre questo rischio: i suoi nemici sanno bene che il suo parlare, in fin dei conti, non trasforma il mondo. Tutto resta identico a prima, grazie a noi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>Se vogliamo trasformare il mondo, dobbiamo prenderci la briga di impegnarci in prima persona e con il nostro agire quotidiano, non con una lettura che, risollevando la nostra coscienza, ci dica che i cattivi sono gli altri.</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>Delegare i nostri compiti è solo un modo, comodo per noi e scomodo per il mondo, di lasciare che nulla cambi.<br />
Il XXI secolo pretende che la popolazione non deleghi ai propri governanti, la gestione del bene collettivo.</strong> Segnali, in questa direzione, si diffondono, grazie alla democrazia partecipativa e al consumo critico, ma anche tramite la rete web.<br />
Finalmente, grazie al web, l&#8217;informazione avviene con una modalità orizzontale e biodiversa. Forse, troppo biodiversa. Troppe variabili. Troppe energie sono necessarie per muoversi in un mondo orizzontale e democratico, senza gerarchie, senza punti di riferimento, se tutti siamo alla pari.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/youtube-logo.jpg"></a><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/youtube-logo2.jpg"><span style="color:#993300;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2250" title="youtube-logo" src="http://artempori.files.wordpress.com/2010/01/youtube-logo2.jpg?w=150" alt="" width="150" height="79" /></span></a><span style="color:#993300;">E allora, <strong>per sollevarci da tanto stress, una multinazionale ci crea un web parallelo dove scorazzare, in lungo e in largo, incontrando solo cose belle, solo persone che ci piacciono e, soprattutto, senza sforzo, facendo uso del solo clic del mouse.</strong> Un mondo, comodo ai nostri occhi e alla nostra mente, che praticamente non necessita, ormai, neanche della tastiera. Ormai, in questo mondo superorganizzato, superconnesso con tutti, è inutile scrivere. Basta scegliere fra le opzioni del sistema, per circondarsi di amici (aggiungi amici tra…), per essere titolari di un pensiero (condivido, mi piace), per sentirsi parte di un&#8217;azione (ci sarò, forse ci sarò, non ci sarò). Per sentirsi, finanche, un deus ex machina della collettività, si sceglie cosa far nascere in questo mondo parallelo, linkando gli articoli e i video realizzati sempre da altri individui sui giornali nazionali o su Youtube.<span id="more-2244"></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">A chi cede alla tentazione di non sforzarsi a scrivere in prima persona, dobbiamo dire che trasferire le suggestioni, dallo stato di idee allo stato di parola scritta, è azione: nel modificare quella suggestione, mediandola con il mondo esterno, rendendola intelligibile agli altri, ci costringiamo a trasformare noi stessi. Quella suggestione, che prima era solo ansia individualistica, diventa energia collettiva, mettendoci in rete col mondo: stavolta davvero, perché, agendo, noi contaminiamo il mondo,  non lo subiamo.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Delegare, a un altro individuo, la cura del proprio bambino risolve il problema logistico, ma decurta quel percorso che avviene solo se realizziamo le azioni in prima persona: l&#8217;equilibrio socioaffettivo, a favore del bambino, e, a nostro favore, l&#8217;attività esperienziale che trasforma. Infatti, <strong>trasformare il mondo passa per il trasformare sé stessi. Se noi restiamo uguali, anche il mondo ne conseguirà.</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>FB, come una cocaina, ci somministra l&#8217;euforia che tutto sia possibile, che ogni iniziativa, se inserita lì, sembri più intrigante e più innovativa di tutte quelle che sono fuori; ci somministra la suggestione che il rapporto con gli altri sia agevolato</strong>, facendoci respirare un&#8217;aria di condivisione, come se fossimo, tutti insieme, a una manifestazione di piazza, a un concerto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>Quando, poi, usciamo dalla gabbia dorata, ritornando alla vita reale, ci rendiamo conto che, nonostante la capacità di FB di darci parola e di metterci in connessione con gli altri, il mondo è rimasto identico.<br />
</strong>Grazie a FB, che, nel mondo virtuale, ci soddisfa il nostro fabbisogno giornaliero di impegno civico e relazionale, poi, nel mondo reale, i nostri stili di vita sono rimasti identici, l&#8217;incomunicabilità con l&#8217;altro è rimasta identica, nulla è cambiato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>Dopo l&#8217;euforia collettiva, ci accorgeremo che, in un sistema chiuso, come FB, noi non ci evolviamo, non avendo la possibilità di condizionare il sistema, non potendo andare oltre le opzioni previste, non consentendoci biodiversità e ribellione.<br />
</strong>Fra alcuni anni, se ancora esisterà, riaprendolo, troveremo le stesse faccine, le stesse frasine, le stesse interiezioni, al posto dell&#8217;essere.<br />
<strong>Il mondo sarà rimasto uguale, le nostre menti si saranno impigrite in un sistema che pianifica per noi.<br />
</strong>A volte, troviamo lì dentro, nella gabbia, iniziative innovative, ma quelle sono nate fuori, nel mondo faticoso, sui blog del web libero o nei luoghi fisici dove si incontrano, libere da comodi schemi, le persone.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong>In questi anni, FB sarà riuscito solo a distogliere l’energia di quegli individui che si accingevano a costruire, faticosamente, nel web libero, biodiverso e dalle scelte infinite, un luogo che ci costringe a mettere in discussione la nostra visione e la nostra relazionalità con l&#8217;altro</strong>, come quando siamo in una lista di discussione con centinaia di persone che non conosciamo, ancora.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Il mondo sta già pagando l&#8217;incapacità degli individui a essere imprenditori di sé stessi: impigriti nelle griglie delle grandi aziende, i lavoratori hanno delegato ad altri le loro attitudini professionali. Ora, stante la crisi dei sistemi di scala, i lavoratori non sono capaci di adattarsi alla nuova economia che fa a meno di quelle grandi società, tra l’altro, estranee ai territori.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;">Ebbene,<strong> ora, si vuole incanalare anche l’energia della società civile in FB, in quel mondo virtuale del fare, dove ci sembra di protestare e di cambiare il mondo, mentre, in realtà, stiamo smarrendo l&#8217;attitudine a contrastare il sistema omologante,</strong> perché, ormai irreggimentati, abbiamo delegato, proprio a quel sistema omologante, il nostro protestare.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facebook allontana dalla lettura e dai rapporti interpersonali</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 02:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>

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		<description><![CDATA[Censis: per Facebook, gli italiani snobbano la lettura Il 42,4% dedica meno tempo ad altro pur di restare connesso Roma, 19 nov. (Apcom) &#8211; Social network su internet sempre più popolari, in crescita esponenziale, ma la lettura dei libri sta perdendo terreno. Lo scenario emerge dal rapporto sui consumi mediatici del Censis, che evidenzia una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="notizia">
<h3>Censis: per Facebook, gli italiani snobbano la lettura</h3>
<h4>Il 42,4% dedica meno tempo ad altro pur di restare connesso</h4>
<div id="notizia_content">
<div>Roma, 19 nov. (Apcom) &#8211; Social network su internet sempre più popolari, in crescita esponenziale, ma la lettura dei libri sta perdendo terreno. Lo scenario emerge dal rapporto sui consumi mediatici del Censis, che evidenzia una crescita dei social network su internet. La top five italiana è costituita in primis da Facebook, noto al 61,6% degli italiani, YouTube (60,9%), Messenger (50,5%), Skype (37,6%) e MySpace (31,8%). E sono soprattutto i giovani a frequentare questo tipo di comunità. Il 30,9% degli italiani usa You Tube, mentre il 25,9% usa Facebook. La lettura è la prima tre le attività che si sacrificano a vantaggio di Facebook: il 42,4% degli iscritti al social network che afferma di dedicare meno tempo ad altre attività ha dato questa risposta. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), andare al cinema (11%) o guardare film in dvd (9,1%), la rinuncia allo shopping (5,3%) e l&#8217;ascolto della radio (5,6%). Quanto ai rapporti interpersonali, il 14,4% di utenti sacrifica le telefonate agli amici e l&#8217;11,5% di chi usa Facebook esce meno per incontrare gli amici pur di restare connesso. Non va trascurato, scrive il Censis, il 21,7% di utenti che avverte di dedicare meno tempo ad altre attività a causa di Facebook che indica di sacrificare lo studio o il lavoro per connettersi (21,7%).</div>
</div>
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