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	<title>Art&#039;Empori &#187; farmville</title>
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		<title>I paradossi di Facebook: &#8220;Farmville&#8221; di Peppe Porcaro</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 00:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[.Rassegna stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Farmville di Peppe Porcaro &#8211; 11 febbraio 2010 &#8211; da Sanniopress Confesso, mi sono iscritto da poco a fascbuc. Per meglio dire, al cazzatoio gigante mi ha iscritto mia nipote Laura: “Zio, non troglodire, come fai a rinunciare a fascbuc? Non sai che ti perdi. E poi vedi che di fatto gia ci sei su fascbuc [&#8230;]]]></description>
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<p>Farmville di <strong>Peppe Porcaro &#8211; </strong>11 febbraio 2010 &#8211; da Sanniopress</p>
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<p><img alt="" src="http://clubs.ncsu.edu/tappi/facebook_1.jpg" width="350" height="263" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Confesso, mi sono iscritto da poco a <em>fascbuc</em>. Per meglio dire, al cazzatoio gigante mi ha iscritto mia nipote Laura:</strong> “Zio, non troglodire, come fai a rinunciare a <em>fascbuc</em>? Non sai che ti perdi. E poi vedi che di fatto gia ci sei su <em>fascbuc</em> perché Ugo (fetente!) ha attivato un <em>parla con peppe porcaro</em>. Dunque, rilassati. Ora ci penso io, non ti preoccupare. Ti metto su <em>fascbuc, ti faccio il profilo</em>”. Detto fatto, in un solo colpo sono fregato. Mi ritrovo su <em>fascbuc</em> con la mia bella foto, il mio bel profilo. Sono un uomo nuovo, ora. Più leggero, dicono. Tutto spirito e niente carne. E non sono passato neppure da Lourdes.</p>
<p style="text-align:justify;">Devo confessare però che ai tempi del <em>fanculofascbuc</em> vivevo bene. Quanto bastava. <strong>Conservo ancora, per fortuna la mia bella email. Da anni grazie a quella casella di posta ho contatti quotidiani con amici vicini e lontani, ci si scambia riflessioni più o meno serie e pensieri leggeri in assoluta libertà. </strong>Certe volte, faccio ammenda, troppo in libertà. A volte ci si scambia vere e proprie puttanate, naturalmente. <strong>Tutto però avviene con il giusto tempo tra uno scritto e l’altro. Perché il pensiero, debole o forte che sia, ha bisogno di una giusta fase di sedimentazione affinché qualcosa resti infine nella zucca.</strong> E poi il concetto di base, il non detto tra noi ma sempre rispettato è: mai troppe puttanate in una volta sola… <strong>E poi vuoi mettere: uno parla (scrive) l’altro ascolta (legge).  Poi se vuole, se ha qualcosa da aggiungere, con il tempo, il suo tempo, risponde. </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Da quando però sto su <em>fascbuc</em> la cosa è diversa, una corsa continua, le parole si mischiano, una sull’altra. E le persone, pure. Una promiscuità mai vista.<strong> Tutti a chiederti l’amicizia. E tu che fai rifiuti? Gli dici, scusa ma se per strada quando mi incontri manco mi saluti e ora mi vedi su <em>fascbuc</em> e mi chiedi l’amicizia?</strong> Bene, se davvero la vuoi, tieni allora la mia amicizia. Poi però arriva il pentimento: cazzo, perché mi svendo così, potevo rifiutare. E la domanda che nasce da dentro: <strong>ma ora che siamo amici su <em>fascbuc</em> che farà, mi saluterà quando capiterà di incontrarsi o che?</strong> Come ci si comporta in questi casi, c’è un galateo in <em>fascbuc</em> o è terra di nessuno?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Intanto il guaio è bello che fatto, ho un nuovo amico. Un amico, peraltro, per nulla discreto. Me lo ritrovo continuamente a rovistare tra le mie cose: quante volte mi collego, a che ora, con chi parlo, che dico.</strong> Un impiccione. Ma <em>l’amico </em>(somma sventura)<em> </em>, come le peggiori disgrazie, non viene mai da solo. Il malefico ha i suoi di amici, troppi, che ti vedono (toh, c’è pure lui) e, come non aspettassero altro, pronti ripetono la fatidica, disperata, domanda: voglio essere tuo amico, mi vuoi? Ma che è, un’epidemia? Capisco la solitudine (la paura della) ma qui si esagera. Tu naturalmente quelli manco li conosci, però puoi dare ragione a Laura? Che fai, troglodisci? E poi si sa, è costume, gli amici degli amici sono miei amici. E dunque ci ricaschi. E si ricomincia. Una sorta di girone dantesco senza il conforto della poesia del Sommo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Da qualche tempo tutti questi amici</strong> <strong>mi inondano di messaggi perché hanno deciso, punto, di diventare agricoltori.</strong> <strong>Si sono addirittura fatti una propria <em>Farmville</em>.</strong> <strong>Auguri allora, a voi che piantate patate e fagioli, e grano e tutto il ben di dio e solo dopo pochi giorni raccogliete e portate al mercato. </strong>E che allevate animali, costruite stalle e fienili e dio sa cosa altro ancora. Sono felici i nuovi contadini. Però vogliono il tuo aiuto. Lo pretendono. E mi dai questo, e mi serve quest’altro. Questo mi avanza, lo vuoi? No, non voglio niente, grazie. Davvero. Non mi serve il tuo cavolo, anzi non mi serve un cavolo di niente. <strong>Contrattacco: in verità io un’azienda agricola (sai la terra, le piante che crescono lentamente con i loro tempi e non con quelli di <em>fascbuc</em>?) la gestisco per davvero. Mi servirebbero braccia per dissodare il terreno e metterlo in coltura. E braccia, tante, per la raccolta.</strong> <strong>Quest’anno penso di metter su fagioli e ceci, carciofi e grano. C’è pure la vigna e l’ulivo da accudire:</strong> <strong>che fai vieni? ho chiesto ad un amico qualche giorno fa. Mi ha tolto il saluto. Anche su <em>fascbuc.</em></strong></p>
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