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	<title>Art&#039;Empori &#187; libro di riina</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La censura che omologa è messa in atto, ogni giorno, dai giornali locali, a danno della società civile</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 12:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
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		<category><![CDATA[sindaco di benevento]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

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		<description><![CDATA[- Il caso del sindaco di Benevento che ha vietato simbolicamente la vendita del libro di Riina. - La mafiosità può risiedere nel rapporto tra lettore e opera. &#8211; E’ emergenza democratica informativa se i giornali locali continuano, allineandosi alle testate nazionali, a dare priorità alle notizie eclatanti. [di Alessio Masone] Non si configura una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/giornali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17965" alt="giornali" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2016/04/giornali-300x129.jpg" width="300" height="129" /></a><strong><em>- Il caso del sindaco di Benevento che ha vietato simbolicamente la vendita del libro di Riina.<br />
</em><em>- La mafiosità può risiedere nel rapporto tra lettore e opera.</em></strong><br />
<strong><em> &#8211; E’ emergenza democratica informativa se i giornali locali continuano, allineandosi alle testate nazionali, a dare priorità alle notizie eclatanti.</em></strong></p>
<p>[di <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">Alessio Mason</a>e]<b> Non si configura una censura nel gesto simbolico del sindaco di Benevento di vietare la vendita di un libro.<br />
</b>Considero il gesto del sindaco Fausto Pepe come una provocazione, visto che non ha efficacia giuridica: resta invece come reale censura quella che operano, ogni giorno, i giornali locali, tacendo della società civile territoriale che non fa &#8220;notizia&#8221;.</p>
<p><b>Quello che i giornali locali hanno censurato: la mafiosità può risiedere nel rapporto tra lettore e opera.</b><br />
Al riguardo, come libraio indipendente, sono stato interpellato da numerose testate locali, ma avevano già in mente cosa pubblicare e hanno oscurato quanto sia fondamentale considerare la &#8220;responsabilità sociale del lettore&#8221;: non conta tanto l&#8217;opera, su cui non si può incidere neanche con la censura, ma la parte di competenza del lettore dove si può incidere tramite una fruizione responsabile. Una sorta di fatica coautoriale dell&#8217;opera che rende il lettore responsabile attore del mondo in cambiamento.<br />
.<br />
Entrando nello specifico caso, la mafiosità non è tanto nel libro di Riina, ma nell&#8217;eventuale approccio del lettore: se compro un libro contro la mafia, ma tramite i centri commerciali, librerie di catena e online, per risparmiare, io sto accettando una micro tangente che mette al primo posto la mia convenienza personale, trascurando il bene comune e incentivando la crisi economica, quindi a danno dell&#8217;economia territoriale, della redistribuzione del reddito, della coesione locale. Questo approccio si consolida nel quotidiano della mia vita e di quelli a me vicini, al punto che, se un giorno dovrò ricoprire cariche pubbliche, sarò culturalmente assuefatto a favorire me e i miei amici, a danno del bene comune. Paradossalmente, se si compra il libro di Riina tramite una libreria indipendente, si realizza uno stile di azione culturale responsabile e capace di cambiamento: l&#8217;eccellenza non è più assoluta, quindi da ricercare esclusivamente nell&#8217;opera, ma si parla di eccellenza relazionale, quella agita nella parte di competenza del fruitore, se portata responsabilmente nel tessuto quotidiano.</p>
<p><b>L’intervista di Porta a porta a Riina è figlia del sistema mass mediatico.<br />
</b>Bruno Vespa, nell’intervistare Riina, è solo espressione di un sistema mass mediatico malato. I giornali perseguono uno stile di azione culturale basato prevalentemente sulla notorietà dei soggetti: i capi mafiosi, ma anche gli artisti noti e gli esponenti politici più visibili, sono un unicum che è privilegiato a danno dei tanti contenuti costruttivi messi in atto da soggetti misconosciuti della società civile.</p>
<p><b> I mass media locali, censurando il cambiamento, danno spazio solo alle notizie desiderate dai lettori che delegano.<br />
</b>I mass media locali, come quelli nazionali, danno priorità alle notizie eclatanti: delitti, scandali politici, spettacoli con artisti affermati, tutte notizie che non portano cambiamento. Utilizzando un linguaggio esperienziale che agevola esclusione e competizione, censurano invece quanto ci sia di volontariato e di costruttivo nei territori, tutte azioni culturali capaci di cambiamento ma che vogliono essere evitate dal cittadino qualunquista perché lo mettono in discussione.</p>
<p><b>Mettere in prima pagina reati e scandali innesca cambiamento?<br />
</b>Mettere in prima pagina fatti di reati e corruzioni non comporta la riduzione del numero di delitti. Invece, se si mettessero in prima pagina i fermenti dell’associazionismo locale, si costruirebbero le basi per prevenire la commissione di reati e ingiustizie. Se la magistratura e le forze di polizia hanno il compito di reprimere i reati in corso, il cittadino può interagire solo rimuovendo le cause d&#8217;ingiustizia per cui proliferano i reati.</p>
<p><b>I giornali locali, più di tutti, potrebbero essere il volano dei territori e quindi del cambiamento.<br />
</b>Collassato il modello centralizzato delle metropoli e grande industria, il cambiamento parte dai territori perché il volontariato e l’associazionismo avvengono lontano dai riflettori e diffusamente dal basso: è quindi compito dei giornali locali invertire le priorità e dare visibilità maggiore alle informazioni della società civile territoriale. I giornali nazionali, per loro natura, non possono comunicare i fermenti territoriali. Fino ad ora, i media locali si sono omologati a quelli nazionali: alla ricerca di consenso del lettore, invece, di promuovere il cambiamento, si sono allineati ai gusti della maggioranza qualunquista. Anche quando trattano di cultura e arte, si adeguano ai parametri della maggioranza del settore, frenando il cambiamento: nel dare visibilità a modalità culturali (calate dall&#8217;alto) già affermate e ad artisti già noti, quale cambiamento si promuove?</p>
<p><b>I giornali locali si sostituiscono alla società civile, interpretando, da tuttologi, il mondo del cambiamento.<br />
</b>I giornalisti locali con il loro potere di parola, si ritengono competenti in ogni campo dell’associazionismo, interpretandolo con canoni novecenteschi. Se gli esponenti della politica sono assenti nel mondo del volontariato, i giornalisti locali sono presenti asetticamente negli eventi della società civile solo per il tempo necessario a raccogliere notizie e foto per l’articolo calato dall’alto.</p>
<p><b>I giornalisti locali, come i politici, si esprimono senza esperienza diretta<br />
</b>Se è sempre più rilevante la spaccatura tra la classe politica, che decide sugli altri, e il volontariato, che agisce in prima persona, è da considerare che anche i giornalisti locali, prevalentemente estranei al volontariato e all&#8217;economia reale, si esprimono sugli altri, senza agire in prima persona, parlando dall’alto, senza esperienza diretta.</p>
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