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	<title>Art&#039;Empori &#187; lorenzo guadagnucci</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La meritocrazia incentiva la competizione che genera sopraffazione e illegalità?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2014 07:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Ho voluto condividere un articolo di Lorenzo Guadagnucci sul metodo della meritocrazia perché ho sempre pensato che questo è anche il metodo della criminalità organizzata e delle aziende senza scrupoli. . Quando si agevola la meritocrazia, in termini di linguaggio esperienziale si sta comunicando competizione ed esclusione: da qui, la strada verso la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/concorsi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12382" alt="concorsi" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/concorsi-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<div style="text-align: justify;">[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">di Alessio Masone</a>] Ho voluto condividere un articolo di Lorenzo Guadagnucci sul metodo della meritocrazia perché ho sempre pensato che questo è anche il metodo della criminalità organizzata e delle aziende senza scrupoli.<br />
.</div>
<div style="text-align: justify;">Quando si agevola la meritocrazia, in termini di linguaggio esperienziale si sta comunicando competizione ed esclusione: da qui, la strada verso la sopraffazione e l&#8217;illegalità, utili a primeggiare, è a portata di mano, in qualunque ambito.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Intendo per comunicazione esperienziale il travaso effettivo che, a prescindere dalle buone intenzioni, avviene tra gli <strong>stili di azione culturale</strong> adottati dall&#8217;attore (politico, educatore, giornalista, intellettuale&#8230;) e gli stili di vita quotidiana del fruitore dell&#8217;evento normativo, educativo, informativo, culturale&#8230;</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Per costruire una comunità coesa e, quindi, <strong>spontaneamente produttiva ed efficiente</strong>, bisognerebbe agevolare tra gli individui il linguaggio non violento dell&#8217;inclusione e della complementarietà, non la competizione che promuove il linguaggio della violenza e dell&#8217;omologazione.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div><strong>Meritocrazia? No, Grazie.</strong></div>
<p style="text-align: justify;">[di <a href="http://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/" target="_blank">Lorenzo Guadagnucci</a> da <a href="http://comune-info.net/2013/12/meritocrazia-grazie/" target="_blank">Comune-Info</a>] Una delle parole chiave del lessico contemporaneo è “meritocrazia”. E’ utilizzata spesso e volentieri dagli economisti che si ascoltano in tv e si leggono sui giornali e dai politici che indicano nella selezione in base al merito – appunto la meritocrazia – il toccasana per liberarsi sia dei favoritismi sia del detestato “egualitarismo” (che secondo alcuni sarebbe dominante nella società).</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di meritocrazia è percepito generalmente in termini decisamente positivi, ma merita d’essere approfondito, perché il suo avvento coincide con la scomparsa dal lessico di termini come “diritti” ed “uguaglianza”. Probabilmente non è un caso se stiamo assistendo a un passaggio del genere. L’idea che il merito debba essere il principale criterio di selezione è sacrosanta: è alla base, per esempio, dei concorsi per accedere all’amministrazione pubblica. E quindi è giusto invocarla per spazzare via favoritismi e clientelismi. I concorsi non devono essere viziati da aiuti e privilegi per amici e sodali.</p>
<p style="text-align: justify;">Disgiungere però la selezione in base ai meriti dall’impegno per i diritti e l’uguaglianza porta su tutt’altre strade. La selezione per merito, nella società, dev’essere la conseguenza di una reale possibilità di esercitare i propri diritti di cittadini, dave cioè avere come base un’effettiva uguaglianza di opportunità, quella che si può ottenere attraverso il diritto allo studio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce da questa considerazione la scelta di avere – fin nella Costituzione – una scuola pubblica e gratuita. La meritocrazia, disgiunta dall’uguaglianza e dai diritti, è semplice logica del più forte, è ritorno a una società classista, nella quale prevalgono sistematicamente i più forti, i più dotati di “capitale culturale” (cioè appartenenti a famiglie più ricche e più istruite).</p>
<p style="text-align: justify;">L’uso – e l’abuso – della nozione di meritocrazia è quindi assai sospetto in questi tempi di esasperazione della competizione e della logica del libero mercato. In quest’epoca di recessione globale e di impoverimento di massa, nella quale i responsabili del disastro sociale, ambientale ed economico in corso, non paghi, pretendono di infliggere alla società dosi ulteriori di quella stessa ricetta che simili disastri ha prodotto. Chi continua a lodare le virtù del libero mercato, chi invoca la deregulation (i “lacci a lacciuoli” da eliminare di confindustriale memoria), tende ad esaltare l’avvento di una stagione di perentoria meritocrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull’ultimo numero della rivista “gli asini”, per l’appunto dedicato al tema “Valutazione e meritocrazia” c’è un bell’articolo di Mauro Boarelli, “Le insidie della valutazione”. A un certo punto Boarelli cita un vecchio testo del sociologo inglese Michael Young, “The rise of meritocracy (1870-2033)”, pubblicato in italia dalle Edizioni di comunità di Adriano Olivetti nel 1962. A Young si deve l’invenzione della parola meritocrazia, che per lui aveva un’accezione negativa, perché aveva portato all’abbandono dell’idea che l’istruzione dovesse colmare le diseguaglianze create dalle origini familiari e dalla ricchezza materiale. La percezione si è poi trasformata e da negativa è diventata positiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Boarelli scrive che la nozione di meritocrazia è “seduttiva perché occulta abilmente i presupposti ideologici che la nutrono e che rendono falsa la promessa” (la promessa che le rendite di posizione siano “scardinate da un sistema finalmente in grado di premiare le competenze, lo studio, l’impegno”).</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive dunque Boarelli: “Meritocrazia è un concetto che esalta l’individualismo e la competizione, e quindi porta i meccanismi del mercato fin dentro il sistema educativo alterandone in modo irreversibile la fisionomia. La promessa di una società più ugualitaria perché liberata dal privilegio è tradita dall’abbandono degli ideali egualitari e universalistici dell’istruzione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono considerazioni da tenere a mente e che possono aiutare a leggere che cosa si nasconde dietro il lessico oggi dominante quando si parla di istruzione pubblica (e non solo). In filigrana si intravede l’ennesimo inganno.</p>
<p style="text-align: justify;">-</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo originale, pubblicato su Comune-Info:<br />
<a href="http://comune-info.net/2013/12/meritocrazia-grazie/" target="_blank">Meritocrazia? No, grazie.</a></p>
<p style="text-align: justify;">-</p>
<p style="text-align: justify;">Info dal blog di <a href="http://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/info/" target="_blank">Lorenzo Guadagnucci</a></p>
<p style="text-align: justify;">Faccio il giornalista, lavoro alla redazione cultura/spettacoli del Quotidiano nazionale, a Firenze. Sono fra i promotori del<strong> Comitato Verità e Giustizia per Genova</strong> e del gruppo <strong>Giornalisti contro il razzismo</strong>. Ho scritto dei libri sul commercio equo e solidale, le forme di altreconomia, sul G8 di Genova del 2001, sull’autoritarismo che monta, sul razzismo a mezzo stampa e i modi per contrastarlo, sulla questione animale come questione di giustizia. Sono amico della <strong>nonviolenza</strong>, <strong>antispecista</strong> e quindi vegano. Penso che la difesa dei diritti umani sia impossibile se non diventa affermazione dei <strong>diritti del vivente</strong>.</p>
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