<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Art&#039;Empori &#187; osteria del sole bologna</title>
	<atom:link href="https://www.artempori.it/artempori/tag/osteria-del-sole-bologna/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.artempori.it/artempori</link>
	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2021 21:41:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.7.41</generator>
	<item>
		<title>Mi porto il cibo da casa. La ristorazione in tempo di crisi</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/31/mi-porto-il-cibo-da-casa-la-ristorazione-in-tempo-di-crisi/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/31/mi-porto-il-cibo-da-casa-la-ristorazione-in-tempo-di-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 17:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Ritrovi di resistenza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Bring Your Own]]></category>
		<category><![CDATA[osteria del sole bologna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artempori.it/artempori/?p=9756</guid>
		<description><![CDATA[[di Margo Schachter* da Vanity fair] In America e Australia il &#8220;Bring your own&#8221; (portarsi cibo e vino) è ormai una moda, ma anche in Italia sono sempre di più i ristoranti dove si va per stare insieme. E si paga il coperto. Ecco come e dove In inglese si dice BYO – Bring Your Own [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b><i><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/OSTERIA-DEL-SOLE-bn.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9757" alt="OSTERIA-DEL-SOLE-bn" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/OSTERIA-DEL-SOLE-bn-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>[<i>di Margo Schachter* da <a href="http://www.vanityfair.it/vanityfood/luoghi/13/08/26/byo-ristoranti-dove-porti-da-casa-cibo-e-vino" target="_blank">Vanity fair</a>] </i>In America e Australia il &#8220;Bring your own&#8221; (portarsi cibo e vino) è ormai una moda, ma anche in Italia sono sempre di più i ristoranti dove si va per stare insieme. E si paga il coperto. Ecco come e dove</i></b></p>
<div>In inglese si dice BYO – Bring Your Own – ossia portarsi il proprio (cibo o vino da casa) quando si esce a cena, al ristorante o a casa di amici. Una schiscetta (il &#8220;pranzo al sacco) legalizzata, non solo in ufficio o per un picnic, ma nei luoghi classici della ristorazione. Ecco come funziona (sotto). Per i migliori indirizzi</div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;">La tassa del coperto</span></div>
<div>Facciamo un passo indietro. In Italia vige la controversa pratica del Coperto, che è solo il retaggio sopravvissuto di quando nelle osterie ci si poteva sedere e mangiare le proprie cose. Ai tempi del Medioevo infatti le taverne offrivano da mangiare, solo da bere, o anche solo l’alloggio e un tavolo a cui sedersi. In cambio, si pagava un coperto per piatto, bicchiere, pane e disturbo. Oggi si potrebbe definirla una “tassa” come viene effettivamente chiamata nei paesi anglosassoni. Il corkage fee è infatti il contributo chiesto da ristoratore quando è l’ospite a portarsi la bottiglia di vino, un “diritto di tappo” per la sua aperture e l’uso dei bicchieri, del decanter o del refrigeratore. Se in Italia il coperto è prassi del 99% dei ristoranti, all’estero il corkage fee viene applicato solo nei (molti) locali in cui portarsi il proprio vino è una consuetudine. In Inghilterra o negli States il vino è caro, molto caro, o la carta dei vini e troppo limitata per il palato di un estimatore, e quindi per motivi economici o di gusto, si preferisce fare da soli.</div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;">Bring your own bottle</span></div>
<div>BYO, Bring Your Own (&#8220;porta il tuo&#8221;) è una consuetudine nazionale in Australia, al ristorante o persino quando si va a casa d&#8217;altri. Dagli anni Sessanta è ampiamente diffuso in tutto il Paese e non ci si deve stupire di essere invitati ad un BBQ a casa di qualcuno, ma BYO bottle o persino BYO meat. Ci si porta da bere e pure la carne da cuocere sulla griglia – più che altro da condividere in una sorta di spesa collettiva.</div>
<div></div>
<div>L’idea si è diffusa in Canada, attorno agli anni Ottanta, soprattutto nei ristoranti che a fronte di una scarsa offerta di sole birre preferivano non chiudere la porta a clienti più esigenti. Per molti ristoranti la scelta BYO significa infatti limitare le spese di gestione legate alla licenza di vendita per gli alcoolici o anche solo alle spese immani di avere una cantina all’altezza della situazione.</div>
<div></div>
<div>Nel Regno Unito la cosa è sempre stata appannaggio proprio dei posti più popolari, ma nell’era post-crisi globale hanno cominciato anche i ristoranti stellati della City, con cantine di vero prestigio. Il costo e il ricarico delle bottiglie al ristorante stava cominciando a tenere alla larga la clientela e oggi una lunga lista di ristoranti è corsa ai ripari. Anche negli States la moda si è diffusa a partire da un’esigenza “pratica” ma ha trovato grandi estimatori anche fra chi non ha certo bisogno di guardare lo scontrino. Persino Madonna è stata pizzicata nel bel mezzo di un ristorante dell’Upper East Side a tirar fuori dalla borsa bottiglia e tanto di calici adatti!</div>
<div></div>
<div>Dal BYOB al ritorno anche del BYOF (Bring Your Own Food) il passo è stato breve e le formule per conciliare vita sociale ed economia hanno cominciato a diffondersi più che velocemente.  Negli States il New York Times ha sentenziato il trend dei BYOF e dei ristoranti che mettono a disposizione tavoli, bar ben forniti, ma persino griglie e cucine dove prepararsi il proprio cibo da soli o assistiti dal personale. Fioriscono birrerie artigianali che puntano tutto sulla qualità del proprio prodotto, preparano qualche piatto da fast-food ma non fanno di questo il punto di forza del proprio business, lasciando agli ospiti di portarsi da mangiare – massimizzando così la spesa in bevande.</div>
<div></div>
<div>In tutto il mondo cucinare è diventato qualcosa di cui vantarsi, da mostrare e da condividere.   In Italia, la tradizione medioevale del coperto sembra non aver lasciato traccia e i ristoranti che consentono di portarsi il vino da casa sono ancora pochi. Anche se in aumento, come le iniziative di BYOF. La schiscetta è stata eletta oramai “la pausa pranzo degli italiani”  anche in vacanza e nei rifugi alpini, da anni convertiti a trattorie vista monti, e che questa estate hanno segnato il ritorno dei panini al sacco, ormai scomparsi da anni dagli zaini degli ospiti. “Stare a casa” non potrà essere una soluzione a lungo termine per una crisi che è già diventata nuovo stile di vita.</div>
<div>.</div>
<div>per l&#8217;articolo originale <a href="http://www.vanityfair.it/vanityfood/luoghi/13/08/26/byo-ristoranti-dove-porti-da-casa-cibo-e-vino">http://www.vanityfair.it/vanityfood/luoghi/13/08/26/byo-ristoranti-dove-porti-da-casa-cibo-e-vino</a></div>
<div>.</div>
<div>Per alcuni luoghi del cibo portato da casa.</div>
<div>[da <a href="http://bonaciniluca.blogspot.it/2013/08/esco-cena-e-mi-porto-da-mangiare.html" target="_blank">Papille alla riscossa</a>]<a title="Papille alla riscossa" href="http://bonaciniluca.blogspot.it/2013/08/esco-cena-e-mi-porto-da-mangiare.html" target="_blank"><br />
</a></div>
<div><b>BOLOGNA, OSTERIA DEL SOLE</b></div>
<div>A due passi da Piazza Maggiore, fra le viuzze del centro storico, l&#8217;Osteria del Sole è una vera istituzione bolognese. Un viaggio indietro nel tempo (l&#8217;osteria è stata fondata nel 1465)  intorno a un bicchiere di vino. Ci si porta il cibo da casa, si siede ai grandi tavoloni e si conoscono persone nuove. <a href="http://www.osteriadelsole.it/index.htm" target="_blank">www.osteriadelsole.it</a></div>
<div><b>SAVIGNO, DA AMERIGO</b></div>
<div>P.I.V., Alias Porta Il Vino da casa. Da Amerigo, trattoria attiva dal 1934 a Savigno (Bologna) cucinano ancora come una volta, ma hanno importato l’usanza anglosassone, e senza costi aggiuntivi. Anzi, regalano pure un sorriso!</div>
<div>www.amerigo1934.it</div>
<div><b>DIVINOMIO, TRENTO</b></div>
<div>Si è svolta a marzo 2013, e si attendono repliche, l’iniziativa “DiVinoMio” del Maso Franch (Valle di Cembra, Trento). Chi ha una bottiglia speciale a casa e vuole valorizzarla, la può portare al ristorante e lo chef Diego Rigotti creerà un menù “su misura” di tre o quattro portare. Ovviamente, vini esclusi!</div>
<div>www.masofranch.it</div>
<div><b>SORDIGLIO, TORTELLOTERAPIA</b></div>
<div>Il nome del ristorante è tutto un programma e non lascia spazio a dubbi sul contenuto del menù. Li fanno in mille modi in un ambiente popolare e onesto come una festa di paese. Il vino è “quello della casa”, oppure ce lo si porta da soli grazie al servizio “vino in libertà”. A Sordiglio (Reggio Emilia). www.tortelloterapia.it</div>
<div><b>ISOLA DELLA BIRRA, MILANO</b></div>
<div>A Milano, in una piccola birreria con birre artigianali, nel quartiere dell’Isola si può mangiare ottimo sushi. Il menù è quello del ristorante giapponese della via, che porta semplicemente l’ordinazione ad un tavolo diverso – con piatti e stoviglie vere e prezzi da asporto. www.isoladellabirra.com</div>
<div><b>NEW YORK, SYCAMORE</b></div>
<div>A Brooklyn, metà Whiskey bar e metà negozio di fiori. Per metà ristorante visto che ci si può portare il cibo, la carne da cucinare sul grill o si può ordinare dai ristoranti nella zona. www.sycamorebrooklyn.com</div>
<div><b>BASIS BAR, AMSTERDAM</b></div>
<div>Drande libertà di scelta: si può ordinare lì, portare qualcosa da casa o telefonare ai ristoranti vicini. A disposizione, un bar fornito, tavoli e sedie, buona musica, ma anche forni tradizionali o a microonde per prepararsi la cena. www.basisamsterdam.nl</div>
<div><b>GERMANIA, BEERGARDEN</b></div>
<div>In tutta la Germania nei beergarden estivi è tradizione scegliere fra i tavoli “con tovaglia” in cui si viene serviti di cibo e birra dalle camerire, o i tavoli “senza tovaglia” che significa andarsi a prendere da soli la birra e poter portare il proprio cibo. Un classico bavarese.</div>
<div>&#8212;</div>
<div></div>
<div><span style="text-decoration: underline;">*Scritto da Margo Schachter</span></div>
<div>Food editor e giornalista milanese. Vede gente, mangia cose&#8230; legge, scrive e viaggia &#8211; per passione o per lavoro, ormai ha smesso di chiederselo.</div>
<div>Nella vita lavora &#8220;dietro le quinte&#8221; di libri, riviste, magazine online di food e lifestyle. Per Vanityfair.it racconta tutto ciò che fa tendenza nel mondo del food. @MargoSchachter</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/31/mi-porto-il-cibo-da-casa-la-ristorazione-in-tempo-di-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
