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	<title>Art&#039;Empori &#187; piacere</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il piacere, questo serio ancoraggio alla vita &#8211; Carmela Longo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 10:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carmela Longo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il piacere  questo serio ancoraggio alla vita di Carmela Longo &#8211; Psicologa Psicoterapeuta  Il piacere richiede coraggio. Vivere la vita con piacere non è una faccenda edonistica, ma chiama in causa la responsabilità che ognuno di noi ha verso di sé e verso il mondo intorno. Vivere la vita con piacere è una cosa tremendamente seria; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color:#993300;">Il piacere</span></h1>
<p><span style="color:#993300;"><strong><em> </em></strong><strong><em>questo serio ancoraggio alla vita</em></strong></span> <span style="color:#993300;">di Carmela Longo &#8211; Psicologa Psicoterapeuta<strong><em> </em></strong></span></p>
<p><em><span style="color:#993300;">Il piacere richiede coraggio. Vivere la vita con piacere non è una faccenda edonistica, ma chiama in causa la responsabilità che ognuno di noi ha verso di sé e verso il mondo intorno.</span></em></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><em>Vivere la vita con piacere</em></strong> è una cosa tremendamente seria; talvolta difficile, insostenibile. Il piacere chiama in causa le sfere più profonde del nostro essere: il corpo, l’energia e la volontà, il modo in cui ci rapportiamo a noi stessi, agli altri e al mondo intorno, l’uso che facciamo noi del tempo o il tempo che ci usa, gli sforzi nel seguire o cercare di mettere in pratica valori e ideali.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il piacere è una delle polarità con cui ognuno di noi si confronta sin dalla nascita. L’altra è il dolore, e in mezzo vi sono le innumerevoli  sfumature e i toni personali, i vissuti misti di sentimenti talvolta ambivalenti, contrapposti, o insopportabilmente affini (nell’apice del piacere i volti si tendono e si deformano, assumendo l’apparenza del dolore).</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Quando siamo piccoli tutto è misurato con il termometro di questi due estremi: è <strong>bello </strong>(<em>mi piace, mi fa stare bene, è buono</em>) – è <strong>brutto </strong>(<em>non mi piace, mi fa stare male, è cattivo</em>). Man mano che cresciamo impariamo a sublimare l’essenza di queste polarità: affiniamo le diciture, troviamo altre e più complicate espressioni. A volte non riusciamo proprio più a trovarle. Le abbiamo perse, carichi di troppe sovrastrutture e di ciò che si aspettano gli altri da noi. Sommersi dalle idee  e dalle convinzioni che abbiamo su di noi.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Cosa <em>mi </em>piace <em>veramente</em>? Non lo so <em>più</em>. Un tempo <em>lo sapevo</em>, il mio corpo <em>lo sapeva</em>, il mio corpo <em>sentiva</em>.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il <em>corpo </em>è il nostro caleidoscopio: biologico-psicologico-relazionale-spirituale, <em>korper e leib</em>, corpo <em>che ho</em> e corpo <em>che sono</em>, principio fisico e identità: tutto questo è <strong>il corpo</strong>. Il corpo accoglie <em>su </em>di sé la vita (mostrandone i segni evidenti, occhi spenti o raggianti, sorrisi accennati o amari, posture raccolte, cadenti, ostentate).  Il corpo raccoglie <em>dentro</em> di sé e registra i dispiaceri e le gratificazioni, i dolori e le improvvise gioie, le soddisfazioni e gli appagamenti, immagazzinandoli nella sua memoria.</span><span style="color:#993300;"><strong>Recuperare il piacere</strong> nella propria vita richiede <em>onestà</em> con se stessi, disponibilità a rompere gli schemi diventati anacronistici e non più utili,  <em>mettersi in gioco</em>, uscire dal bunker delle troppe –a volte soffocanti- certezze. <strong>Ritrovare la spinta del proprio bambino interiore</strong> che sa ancora giocare, vuole ancora giocare, gioire, scintillare energia. Stupirsi. Non dare nulla per scontato. Domandarsi il <em>perché </em>delle cose più semplici, cercare il <em>come</em>. Restare muto, senza avere risposte per tutto. Meravigliarsi. Rimanere incantato. Mistero.</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Recuperare il piacere giorno per giorno significa anche interrogarsi sulle proprie relazioni, <em>nutrire</em> quello che ci danno di bello e non lasciarlo andare al caso (quanti rapporti di coppia, diventati simili a società per azioni, viaggiano senza timone, e, peggio, senza più vele? Quante volte semplicemente <em>dimentichiamo</em> di dare <strong>spazio, tempo e nutrimento</strong> <strong>alle nostre relazioni</strong>, siano esse con il compagno, la compagna, i figli, i nostri amici?). Proviamo piacere quando favoriamo le possibilità di <strong>essere creativi</strong>, quando riusciamo ad  <strong>esprimere la nostra vera essenza</strong> <strong>e a condividerla</strong>. “I<em>l piacere ci lega ai nostri corpi, alla realtà, agli amici e al lavoro. Se una persona trova piacere nella vita di tutti i giorni, non ha desideri di fuga </em>[…]”. Secondo Lowen, la ricerca ossessiva del divertimento cela una enorme mancanza di piacere. Il piacere “<em>richiede un serio atteggiamento nei confronti della vita, un coinvolgimento con la propria esperienza ed il proprio lavoro</em>”</span><a href="http://artempori.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1"><span style="color:#993300;">[1]</span></a><span style="color:#993300;">.<em> </em></span></p>
<p><span style="color:#993300;">Spesso le persone che richiedono una consultazione psicologica esprimono un vuoto di piacere, vite insoddisfatte, non più soddisfatte, forse mai soddisfatte, di come vanno o sono andate le cose, i rapporti. E’ come se avessero perso lo sprint, l’energia, la linfa, il calore, la passione. La <em>poesia</em>.</span><span style="color:#993300;">Il lavoro psicologico è volto a recuperare gli spazi di dinamismo interiore, in quel luogo psichico custode dei nostri segreti e del non detto, l’<em>Ombra</em> dove tutto è ancora possibile, dove nulla è finito, inarrestabile progettualità. Si rimette in moto la naturale tendenza all’autoespansione e alla autorealizzazione, in connessione con gli altri, con la ricchezza degli altri che abbiamo dentro di noi. La persona riacquista la capacità di essere <em>intimo </em>(vicino), di gustare appieno nei rapporti significativi, senza doversi continuamente difendere o corazzare. Non si nasconde dietro una sigla, un titolo, un ruolo. Ritrovare il piacere nella propria vita significa anche imparare a bilanciare <em>Cronos</em> e <em>Kairos</em>, <em>tempo oggettivo</em> (scadenze, appuntamenti, lancette inesorabili) e <em>tempo soggettivo</em> (dilazionare, gustare, quadrante senza lancette).</span></p>
<p><span style="color:#993300;">Il piacere richiede coraggio. Vivere la vita con piacere non è una faccenda edonistica, ma chiama in causa la responsabilità che ognuno di noi ha verso di sé e verso il mondo intorno.</span></p>
<hr size="1" />
<p><a href="http://artempori.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Lowen A., <em>Il piacere. Un approccio creativo alla vita,</em> Astrolabio, Roma, 1984, p.15.</p>
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