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	<title>Art&#039;Empori &#187; rosaria gasparro</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Un due e tre&#8230; liberi tutti. Esperienzialità del gioco di una volta</title>
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		<pubDate>Sun, 25 May 2014 10:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[giochi all'aria aperta]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Rosaria Gasparro da Comune-Info] Cominciavamo con la primavera. Quando la luce si allunga e l’aria sa di mandorle. Come gli uccelli, qualcuno fischiava e gli altri arrivavano. Eravamo bambini e bambine e avevamo la strada tutta per noi. Vuota e libera, dove tutto poteva accadere. Sotto il segno del gioco si diventava abili a saltare, a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/gioco-campana.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12496" alt="gioco campana" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/gioco-campana-300x251.jpg" width="300" height="251" /></a>[di Rosaria Gasparro da <a href="http://comune-info.net/2014/03/un-due-tre-liberi-tutti/" target="_blank">Comune-Info</a>]<strong> </strong>Cominciavamo con la primavera. Quando la luce si allunga e l’aria sa di mandorle. Come gli uccelli, qualcuno fischiava e gli altri arrivavano. Eravamo bambini e bambine e avevamo la strada tutta per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vuota e libera, dove tutto poteva accadere. <strong>Sotto il segno del gioco si diventava abili a saltare, a correre, a nascondersi, a diventare amici</strong>, a fare i grandi. A costruire strani rifugi all’ombra di un orto. A salire sugli alberi per rubare le ciliegie. A farsi male e a sapersela vedere da soli. Con la polvere addosso, il sudore e il sangue e anche le lacrime.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi bambine non eravamo da meno. Imparavamo a cadere e a perdere. La palla era un mondo che ci passavamo di mano in mano. Con strane cantilene, dove riprendevi da dove sbagliavi. Ed era così lungo che non finiva mai, nessuno vinceva e gli insicuri avevano tutto il tempo per migliorare. Giocavamo con i sassolini che stavano in una mano, conoscevamo le pietre per scrivere ‘ti amo’. Costruivamo case di cartone e ci sposavamo con l’abito della mamma che ce lo dava davvero. S’imparava col corpo. <strong>Coi graffi, le sbucciature, le agilità, le spinte, i calci, gli abbracci</strong>. Sotto e sopra la fune stringevamo legami. Apprendevamo nel libero stato del gioco i riti della felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mio paese hanno giocato intere generazioni. <strong>Le auto cambiavano strada per non interrompere i giochi</strong> e i raduni dei bambini. Che stavano da soli. Senza adulti. Che imparavano ad autoregolarsi, litigando e facendo la pace perché conviene. Perché se tornavi a casa piangendo poi non uscivi più. E allora toccava capirla l’arte di stare al mondo. Pedala pedala e attenta a non sfracellarti alla discesa. I più grandi ti spiegavano come fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la pipì s’imparava a farla dove ci si trovava. Noi bambine ci sedevamo sul marciapiede tutte insieme e la vedevamo scorrere in un rigagnolo comune che ci faceva ridere. Che segnava il nostro territorio, proibito ai maschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno giocato fino a un po’ di anni fa. <strong>Poi i bambini sono spariti</strong>. Li abbiamo chiusi per proteggerli. Nelle case, nelle palestre, nelle piscine, nei campi da tennis e da calcio, a lezioni di musica. Chiusi anche quando stanno all’aperto. Sempre con l’adulto che controlla, che stabilisce le regole, che chiede la prestazione del giorno, che organizza il modo e il tempo dello stare insieme- se si riesce a stare insieme. Se no si rimane soli col proprio tablet a giocare il gioco degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini hanno perso la strada, maestra. E con lei la fiducia di poter star da soli in mezzo ai pari. Una scuola senza fissa dimora che insegna con i suoi riti e le sue iniziazioni a credere in se stessi, in quella strana dismisura del tempo gratuito e senza scopo, che modella il chi siamo nell’incontro scontro col mondo. Che ci abitua a creare e a guardare nel vuoto per tirarne fuori quel che ancora non c’è.</p>
<p style="text-align: justify;">I bambini di oggi sono stati rapiti e<strong> legati ad uno schermo col potere del clic</strong>. Sono più soli, spesso senza fratelli o sorelle. Sono più maldestri nei giochi di movimento e di gruppo. Vogliono vincere. Essere i primi, i più veloci e i più forti. Tutti campioni e principesse di mamma e papà. Ci restano male perché quasi mai nella vita è così, ma il videogiochi questo non glielo insegna. E la strada ora è cattiva. Fa paura. E’ piena di draghi da sconfiggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quand’ero bambina, dall’angolo buio in fondo qualcuno prima o poi arrivava correndo, per dire: «Un due tre, liberi tutti».</p>
<p style="text-align: justify;">Domani glielo insegnerò che <strong>ci si salva insieme</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">-</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo originale:<br />
<a href="http://comune-info.net/2014/03/un-due-tre-liberi-tutti/" target="_blank">http://comune-info.net/2014/03/un-due-tre-liberi-tutti/</a></p>
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