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	<title>Art&#039;Empori &#187; web</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>Il web è veramente portatore di democrazia e modernità?</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 21:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[.Art'Empori-Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Si è sempre parlato del web come la grande rivoluzione dell&#8217;informazione democratica. Ma è davvero così? Analizziamo alcuni casi. Quando si vuole individuare sui motori di ricerca un argomento presente sia sul vostro blog che sui grandi siti nazionali o internazionali, il vostro link verrà elencato nelle ultime pagine della ricerca. Nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8679" alt="Web-Marketing" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/web.jpg?w=300" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">[di Alessio Masone] Si è sempre parlato del web come la grande rivoluzione dell&#8217;informazione democratica. Ma è davvero così?</p>
<p style="text-align: justify;">Analizziamo alcuni casi. Quando si vuole individuare sui motori di ricerca un argomento presente sia sul vostro blog che sui grandi siti nazionali o internazionali, il vostro link verrà elencato nelle ultime pagine della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del web vale la regola dei sistemi di scala e del verticismo: il sito più visitato, quindi, sarà quello dotato di più investimento economico e pubblicitario. I siti nazionali e quelli internazionali, essendo destinati a una platea geografica molto ampia, sono più cliccati dei siti locali: visto che i motori di ricerca elencano i siti in funzione del numero di visite, ne consegue che i siti locali e quelli con minori investimenti economici risultano meno visibili sul web.</p>
<p style="text-align: justify;">Non conta che voi vogliate comunicare solo ai vostri concittadini o solo a chi, da fuori, è interessato al vostro territorio: chi, dalla vostra città o da qualsiasi parte nel mondo, cercherà un ristorante del vostro territorio, troverà nei motori di ricerca vari siti web che, sebbene non siano del vostro territorio, vengono molte pagine prima dell&#8217;articolo di un autore locale sullo stesso argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, anche sul web esiste una gerarchia che non si basa sul criterio della democratica territorialità ma sull&#8217;arcaica legge del più forte, in questo caso, del più visibile. Quindi, il web, come la televisione, non consente un&#8217;autodeterminazione dell&#8217;individuo e del suo territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">I grandi siti web, quindi con maggiore potere d&#8217;investimento, diventano oligopolisti (spesso monopolisti) nei confronti degli inserzionisti commerciali come gli albergatori. Un portale internazionale del web, utile a individuare gli alberghi da prenotare, appare democratico e gratuito per gli utenti consultatori, ma pretende dagli albergatori del territorio una &#8220;provvigione/tangente&#8221; pari al 10/15% del prenotato, se vogliono essere inclusi nella visibilità del portale. In questo modo, i territori si svuotano di redditi, contribuendo alla crisi economica che colpisce il cittadino medio. Non sarebbe davvero democratico ed esente da omologazione, se, da qualunque parte del mondo vogliamo informarci su un territorio, venga agevolata la consultazione di siti web nati da quel territorio?</p>
<p style="text-align: justify;">Il web è quindi come un centro commerciale: quando lo si approccia come consumatore, il cittadino si percepisce in un luogo democratico dalle numerose opportunità di scelta e di risparmio. Invece, nella veste di piccolo produttore locale o di negoziante indipendente di quartiere, il cittadino si rende conto che il web, come il centro commerciale, è un luogo di ingiustizia e di esclusione, tra le cause principali della crisi economica che porta via dai territori identità e redditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si è utenti del web si ha la suggestione di detenere un potere illimitato, ma poi provate a essere autori nel web: scomparirete senza alcun diritto di replica, visto che i vostri concittadini, in buona parte semplici fruitori, non percepiscono questa prevaricazione escludente e, in massa, restano devoti al web per quanta democrazia credono di avvertire.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa illusoria percezione di democrazia web è agevolata dalla diffusione dei social network che aziende sovraterritoriali (spesso, multinazionali quotate in borsa e abili nel web marketing), ai cittadini dei territori, si propongono a costo monetario zero, sebbene carichi di costi occulti: ebbene, quel servizio gratuito configura una micro tangente quotidiana che i navigatori del web accettano per dimenticare il loro ruolo di cittadini liberi, in quanto membri di una comunità territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessio Masone</p>
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		<title>L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessio Masone]]></category>
		<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[alessio masone]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale di Alessio Masone &#8211; 25 novembre 2009 Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell&#8217;agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione. Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Georgia;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:small;">L&#8217;informazione, dalla carta stampata al web, come liberazione dell&#8217;intellettuale <em><span style="font-size:x-small;"><br />
</span></em><span style="color:#800000;font-family:Georgia;"><em>di Alessio Masone &#8211; 25 novembre 2009</em></span><br />
<span style="font-family:Georgia;"><br />
</span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/web-2-0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2052" title="web 2.0" src="http://artempori.files.wordpress.com/2009/11/web-2-0.jpg" alt="" width="123" height="89" /></a>Il mondo giornalistico finge di ignorare che il motivo, alla base di uno spostamento di attenzione, dalla carta stampata al web, risieda nel fatto che il XXI secolo necessita, nell&#8217;agire sociale, di un coinvolgimento attivo della popolazione.<br />
Si diffonderanno, sempre più, negli anni, tutti quegli strumenti che consentono una veicolazione orizzontale delle informazioni: blog, liste di discussione…<br />
Quindi non è in gioco, semplicemente, una preferenza dell’utilizzo del mezzo mediatico, tra quello cartaceo e quello telematico. E&#8217; in discussione quel giornalismo che si ispira a un fare informazione, calato dall’alto, tipico delle grandi testate nazionali, dei professori che pontificano, che è stato, di fatto, custode di un arido status quo, invece che il pungolo verso quel cambiamento necessario ad affrontare le problematiche attuali, quali la crisi delle ideologie e le emergenze democratiche, occupazionali, ambientali e sociali.</p>
<p></span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Il XXI secolo, anche grazie al web, mette in discussione quella nomenklatura giornalistica che, con il suo insostenibile verticismo culturale, è complice, anche quando, a parole, lo condanna, di quel modello di sviluppo che, ormai superato, si basa sui sistemi di scala. Quel modello che consente al sistema politico, di destra e di sinistra, di saccheggiare i territori (a danno della salubrità pubblica e dell’economia locale) per fare affari con le grandi aziende, al fine di sostenere partiti e personaggi che, altrimenti, sarebbero già caduti nella pattumiera della storia che supera.</p>
<p>Il giornalismo parla di filiera corta e di processi orizzontali, trattandoli come costumi di un mondo economico scisso da quello sociale e culturale.<br />
Parla di sviluppo sostenibile considerandolo un teorema esterno al mondo reale e da trattare con capitoli a parte. Invece, se il giornalismo avesse fatti propri quei contenuti, li utilizzerebbe come paradigma per analizzare il mondo in cambiamento, in ogni aspetto, dall’etica all’economia, dalla politica all’ambiente, dalla diversità al territorio, dalla ripresa economica alla giustizia sociale.<br />
</span><span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Senza mai mettere in discussione i suoi paradigmi, il giornalismo, sempre più, nel XXI secolo, sarà considerato dal cittadino, alla stessa stregua di quella classe dirigente incapace di prendersi cura della popolazione per cui lavora.<br />
</span><br />
<span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Se guardiamo il web con i nostri occhi, non con quelli di FB, quindi faticosamente e senza mediazione altrui, ci rendiamo conto che la società civile e il mondo intellettuale non sono più costituiti dalla classe giornalistica, dal mondo universitario, culturale e artistico, ma da chi, dal basso, sta concretamente cambiando il mondo: comitati di emergenza rifiuti, gruppi d’acquisto solidale, cooperative sociali, movimenti per gli immigrati e per i diversi, commercio equo e solidale, ambientalisti…<br />
</span><br />
<span style="color:#800000;font-family:Georgia;">Le trasformazioni avvengono sempre silenziosamente, poi, grazie a un evento eclatante ed esteriore, improvvisamente, ne prendiamo atto: l’evento esteriore di oggi è il web.</span> <span style="font-size:x-small;font-family:Arial;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:x-small;color:#000000;font-family:Arial;"><span id="more-2051"></span>Questo articolo è stato scritto in risposta al seguente articolo:</span></span></span></span></span></span></span></span></div>
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<p><span style="font-family:Georgia;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:small;"></p>
<div><span style="font-size:x-small;font-family:Arial;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#800000;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:x-small;color:#000000;font-family:Arial;"><a href="http://www.campaniapress.com/?p=3577">http://www.campaniapress.com/?p=3577</a></span><span style="font-size:x-small;color:#000000;"> </span><span style="font-family:Arial;"><br />
</span>I 10 anni di Sanniopress e la metamorfosi del giornalismo  </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size:x-small;font-family:Arial;">24 novembre 2009 di <strong>Giancristiano Desiderio</strong></span></div>
<p>Gli ultimi dieci anni della nostra storia possono essere definiti, senza enfasi, i dieci anni che sconvolsero il mondo dell’informazione. Internet, i computer, i cellulari hanno modificato nella sostanza il modo di fare informazione e il modo di informarsi. L’ultimo rapporto Censis dedicato proprio a “I media tra crisi e metamorfosi” certifica, con dati numeri cifre percentuali, che gli italiani hanno cambiato le loro abitudini, sfogliano meno pagine di carta e sempre più pagine elettroniche. Il crollo della vendita dei giornali è evidente: dal 51,1 per cento del 2007 al 34,5 per cento del 2009. Il lettore cosiddetto “abituale” passava in edicola tre volte la settimana, mentre ora ha perso o comunque rivisto questa sua abitudine. “Questo significa che, prima della crisi, la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre adesso questa porzione si è ridotta a un terzo”, dice il Censis, “se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro paese”. In realtà, l’ultima osservazione del rapporto Censis ha a che fare più con il mondo delle interpretazioni piuttosto che con quello delle percentuali. Se è vero, infatti, come è vero, che le abitudini dei lettori sono cambiate, è altrettanto vero che gli stessi giornali si sono “aggiornati” puntando più e meglio sugli approfondimenti – inchieste, focus, interventi – e affiancando alla carta stampata la “carta elettronica”. La carta stampata ha resistito al decennio terribile del ciclone di Internet e della telefonia mobile; tuttavia, tutto lascia pensare che il prossimo decennio ci sarà una nuova generazione che metterà insieme il web e la stampa.<br />
I dieci anni che hanno sconvolto l’informazione hanno visto imporsi con merito e autorevolezza in Campania e nel Sannio il sito voluto, creato e periodicamente innovato da Billy Nuzzolillo: Sanniopress. Va riconosciuto a Billy Nuzzolillo di aver avuto un’intuizione che oggi appare scontata, ma nel secolo scorso era soltanto una scommessa. Il primo giornale telematico di Benevento – ma che fin dai primi tempi si è presentato già per andare oltre la nostra città – ha costruito nel tempo un esempio che ora, alla luce della giusta affermazione, è imitato. Dieci anni dopo la nascita di Sanniopress e l’intuizione di Nuzzolillo di portare il giornalismo sul web il mondo dell’informazione e dell’approfondimento a Benevento è cambiato. E sicuramente in meglio. Ci sono più notizie e c’è meno retorica. Anzi, per dirla tutta, possiamo dire che oggi le notizie nel Sannio passano prima di tutto attraverso canali innovativi che in tempo relativamente breve si sono consolidati. Certo, ci sono anche effetti collaterali: come, ad esempio, la ricerca della visibilità, l’ossessione della dichiarazione gratuita e, a volte, anche una tendenza alla manipolazione: rischi da contenere, se non è possibile evitarli del tutto. Di tutto questo e altro si potrà discutere nell’incontro dell’11 dicembre alla Biblioteca di Palazzo Terragnoli “Internet e le nuove frontiere del giornalismo”: sarà senz’altro un modo per festeggiare i primi dieci anni di Sanniopress ma, bando alle sterili celebrazioni, sarà anche un modo interessante per capire come saranno i prossimi dieci anni dell’informazione e come Sanniopress si candida ad essere un punto di riferimento per la libera e civile discussione nell’intera regione con Campaniapress. 
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