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	<title>Art&#039;Empori &#187; email</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>In principio era l’email. Ora, la comunicazione a bassa intensità</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2014 16:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<category><![CDATA[email]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Gian Pietro Jumpi Miscione da L&#8217;Undici] Quando, alla fine del secolo scorso, la posta elettronica cominciò ad affermarsi come mezzo di comunicazione, si disse – a ragione – che si era tornati all’antico uso della parola scritta. Le email erano di fatto “lettere telematiche”, lunghi racconti, scambi di emozioni, misurate analisi di sensazioni. Parve che, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/WHATSAPP-facebook.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12376" alt="Fackbook Acquires WhatsApp For $16 Billion" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/05/WHATSAPP-facebook-300x150.jpg" width="300" height="150" /></a>[<a href="http://www.lundici.it/2011/01/in-principio-era-lemail/" target="_blank">di Gian Pietro Jumpi Miscione da L&#8217;Undici</a>] Quando, alla fine del secolo scorso, la posta elettronica cominciò ad affermarsi come mezzo di comunicazione, si disse – a ragione – che si era tornati all’antico uso della parola scritta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le email erano di fatto “lettere telematiche”, lunghi racconti, scambi di emozioni, misurate analisi di sensazioni. Parve che, per uno dei paradossi della storia, <strong>la modernità ci avesse riportato indietro nel tempo</strong>, restituendoci il piacere dello scrivere che era stato abbandonato in favore del parlare telefonico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le email scambiate erano assai poche, ed era quindi consuetudine prendersi molto tempo per leggerle o scriverle. Le email erano lunghe e curate: ci si metteva lì, davanti al computer e si scriveva un’email. Poi si aspettava la risposta, che poteva tardare anche una settimana o più. Amici lontani si raccontavano esperienze e accadimenti, <strong>novelli amanti si scambiavano confidenze</strong>, sconosciuti si conoscevano attraverso lunghi messaggi, gruppi di persone davano vita a <em>mailing list</em> dove “postare” opinioni, articoli, racconti…</p>
<p style="text-align: justify;">Questa pratica era dovuta al fatto che le persone connesse alla rete erano poche e soprattutto <strong>raramente lo erano simultaneamente</strong>. Chi aveva la posta elettronica, quasi sempre si connetteva una volta al giorno o anche meno. “Scaricare la posta” era un atto effettivamente paragonabile all’antico atto di aprire la buchetta delle lettere. Sì, esistevano anche le<em> chat</em>, ma – anche in questo caso – il loro uso era fortemente influenzato dalla scarsa presenza on-line dei potenziali interlocutori. Non era pensabile poter “chattare” con chiunque dei tuoi amici, ma solo con chi – in quel preciso momento – era come te connesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, sappiamo bene com’è andata. Il numero di persone contattabile via email è cresciuto in maniera esponenziale, tanto che ora possiamo scrivere un’email a quasi chiunque. Così come è stato vertiginoso l’aumento di messaggi scritti e ricevuti, con <strong>conseguente ed inevitabile accorciamento del contenuto dei messaggi stessi</strong>. Altro che lettere, altro che ritorno all’incantesimo della parola scritta!! Le email sono ormai, quasi sempre, striminzite e scarne comunicazioni. Se qualcuno mi scrive un’email più lunga di quindici righe, onestamente io penso: “Ma chi è questo stronzo?”. Un’email sullo stampo di una “antica lettera” ha oggi ottime possibilità di non venire letta o letta velocemente tanto da fallire nel suo più intento primario: “comunicare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questo, l’email sta <strong>perdendo la sua centralità come mezzo di comunicazione telematico</strong>: oggigiorno, non solo quasi ognuno di noi ha la possibilità di connettersi alla rete, ma la maggior parte di noi è quasi sempre connesso. Ed è quindi più efficacemente raggiungibile da veloci messaggi su Skype, Messenger, Facebook, GTalk, Whatsapp, ecc. Se sono al lavoro o sto camminando per strada con il mio “smartphone” collegato alla rete, e devo chiedere qualcosa a qualcuno, preferisco usare Skype piuttosto che scrivere un’email, operazione assai più farraginosa. (Quasi) tutti” sono su Skype (o equivalenti) e quasi tutti sono sempre “disponibili”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è un’ulteriore evoluzione in atto: non solo è pratica comune tenere Skype (o equivalenti) sempre aperto ed essere quindi contattabili in ogni momento, ma anche avere sessioni di <em>chat </em>costantemente attive. In altre parole la conversazione non è più un evento con un inizio ed una fine (con tanto di saluto iniziale e finale, ormai una rarità d’altri tempi), ma è piuttosto divenuto un <em>continuum</em>, <strong>un canale di comunicazione ininterrottamente aperto</strong>. Così se la mia fidanzata è al lavoro o in giro, comincio la <em>chat </em>con lei ad una cert’ora e la mantengo aperta per ore, senza interruzione. Ovviamente la <em>chat</em> non sarà mai sempre effettivamente “attiva”: magari ci si scrive ogni tanto, può accadere che io scriva qualcosa e lei mi risponda dopo mezzora, ma ciò che conta è che la possibilità di comunicare è stabilmente possibile: siamo sempre in contatto. Come se io fossi in una stanza e lei nell’altra: che bisogno c’è di salutarsi ogni volta? Semplicemente ci si “parla” come se si fosse fisicamente vicini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’arco di poco più di un decennio, si è dunque passati dalle lunghe e “pensate” email, ai veloci e “asciutti” messaggi scambiati attraverso un canale comunicativo costantemente disponibile. Se prima ci <strong>“immergevamo” nella scrittura</strong> o lettura di un’email, ora prediligiamo un tipo di comunicazione “a bassa intensità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma proviamo ad andare oltre. Da sempre la tecnologia ha influenzato e cambiato i nostri comportamenti “extra-tecnologici” molto più di quanto crediamo. Pensiamo, ad esempio, all’<strong>uso delle “finestre” al computer</strong>, ovvero alla possibilità di passare continuamente da un programma ad un altro, da un’attività ad un’altra, o addirittura da un lavoro ad un altro. Questa consuetudine pervasiva ha – così come il telecomando – indubbiamente avuto un effetto sulle nostre abitudini mentali: anche nella vita “normale”, tendiamo a (o cerchiamo di) passare ad un’altra “finestra” (ossia a fare altro) o cambiare canale, quando quello che abbiamo di fronte non ci piace più o ci annoia.<a href="http://www.lundici.it/2013/02/la-vita-e-altrove/" target="_blank"><strong> La nostra capacità di concentrazione o di “sopportazione” è sempre più ridotta:</strong></a> la nostra mente si è “assuefatta” ad avere sempre disponibile l’opportunità di cambiare scenario e vuole farlo in ogni situazione, non più solo davanti al computer o alla tivvù. Oppure: cosa sarebbe la nostra vita senza il telefono cordeless? Cosa farebbero le donnine di casa se dovessero ritrovarsi un telefono con il filo e non potessero chiacchierare per ore con le amiche mentre fanno altro? Probabilmente s’impiccherebbero.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, proviamo ad interrogarci su questa <strong>comunicazione “a bassa intensità” </strong>on-line, che prevede rari momenti di autentica concentrazione e che trascende in qualche modo la lontananza fisica. Non rischia tutto ciò di avere un effetto anche sulle modalità della nostra comunicazione “off-line”, ossia su come parliamo “normalmente” con le altre persone? Non sarà cioè che – anche per effetto di quanto detto sinora – siamo sempre più inclini a conversazioni “a bassa intensità” tra persone che abbiamo fisicamente di fronte, nelle quali ci si scambiano parole e opinioni, magari intervallati da pause, sporadicamente concentrati e molto più frequentemente distratti da altri pensieri o attività? Ad esempio: quante volte avete scambiato messaggi o fatto altro durante la lettura di questo articolo? Eh? Quante volte?</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo originale:<br />
<a href="http://www.lundici.it/2011/01/in-principio-era-lemail/" target="_blank">http://www.lundici.it/2011/01/in-principio-era-lemail/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo collegato su Art&#8217;Empori:<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/2013/04/30/conoscere-di-persona-i-personaggi-dei-romanzi-dal-blog-di-isabella-pedicini/" target="_blank">http://www.artempori.it/artempori/2013/04/30/conoscere-di-persona-i-personaggi-dei-romanzi-dal-blog-di-isabella-pedicini/</a></p>
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