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	<title>Art&#039;Empori &#187; franca molinaro</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
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		<title>La natura è così improvvisa che ci rende tutti antichi. La Giornata P&#8217;Artigianale secondo Ursula Iannone.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 09:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho visto proprio ora due cespugli lottare La colpa era del vento Ma vederli litigare era gustoso come un Processo La natura è così improvvisa che ci rende tutti antichi. [testo di Ursula Iannone - foto di Domenico Rapuano] Cosa vuol dire Emily Dickinson quando poetizza la natura che “è così improvvisa che ci rende tutti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ho visto proprio ora due cespugli lottare</p>
<p>La colpa era del vento</p>
<p>Ma vederli litigare era gustoso come un Processo</p>
<p>La natura è così improvvisa che ci rende tutti antichi.</p></blockquote>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17670" alt="11752462_10153827822450769_7009600870153528451_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/11752462_10153827822450769_7009600870153528451_n-300x200.jpg" width="300" height="200" /></p>
<p>[testo di Ursula Iannone - foto di Domenico Rapuano] Cosa vuol dire Emily Dickinson quando poetizza la natura che “è così improvvisa che ci rende tutti antichi”? Probabilmente riguarda il concetto del nostro <b>essere nella Natura</b>.<br />
.<br />
Fuori dall’arrogante portata della città, il tempo si lascia immediatamente andare nel vuoto, e si rimane spogli, primitivi, con la sola volontà di far parte dell’unico ambiente che ci appartiene, la Natura.<br />
.<br />
Appunto. Abbiamo, per nostra spinta culturale, consolidato ormai il concetto per cui, in ambienti naturali, aumentano considerevolmente i benefici sulla salute e sull’umore. Ciò significa che, se circondato dal verde, l’uomo abbassa le difese aggressive, placa i ritmi cardiaci, amplifica i sensi, è perfino capace di parlare o addirittura ascoltare l’altrui umanità. Si sente incredibilmente felice.<br />
Ma poi.<br />
.<br />
Dalla Natura incontaminata alla città, il passo è traumatico e troppo rapido. Passiamo a vestire le nudità preistoriche con cappelli e foulard bon ton e cerchiamo disperatamente di riproporre la jungla nel cavolfiore condito all’insalata, posato ben bene sul piatto come il gran souvenir. Dalla foresta alla tavola, dalle praterie alle osterie, il giro in tondo è sempre lì. Se si riesce a riportare sulla tavola quel piccolo souvenir di Natura, insomma, siamo sicuramente più contenti: da qui può cominciare un percorso di consapevolezza e sensibilità, preludio all’affermazione di una concreta sostenibilità.<br />
.</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/11995957_10153827803565769_8489929569588695552_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17671" alt="11995957_10153827803565769_8489929569588695552_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/11995957_10153827803565769_8489929569588695552_n-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Il caso delle Giornate P’Artigianali intende consolidare da più e svariati punti di vista, temi importanti quali “un’altra economia”, sostenibile ed equa per ogni anello della catena del valore, e l’alimentazione biologica, intesa anche come metodo di prevenzione, in particolare per la salvaguardia della salute, ma anche la socialità spensierata della campagna come valore relazionale, e l’essere “artigiano creativo”, per valorizzare la portata individuale del saper fare, naturalmente in condivisione. Sarà l’ambiente naturale, sarà il non dover chiedere un pranzo vegetariano perché è già compreso nel menu del giorno, ma il 6 settembre 2015, nell’ Azienda agricola bio Terramica di Rocco Albanese a San Nazzaro, Benevento, siamo decisamente stati bene.<br />
.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/12004091_10153827820495769_6181397854861922343_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17677" alt="12004091_10153827820495769_6181397854861922343_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/12004091_10153827820495769_6181397854861922343_n-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Il programma, in perfetto stile “Masoniano”, era denso e trasversale, dalla passeggiata etnobotanica con Franca Molinaro, al risveglio dei sensi con Clelia Borino (girokinesis), dallo yoga kundalini con Premjeet Kaur Tina, alle Meraviglie in natura con Mariapaola Bianchini e via via con il laboratorio di aikido on il M° Mauro Palumbo, le Mani in gioco cabaret con Alessandra Verusio, Flavia Iori e Gianpaolo Iannace e avanti fino alle Danze popolari con Selena Sacco. L’atmosfera si declina a livello personale in ricordo, riflessioni, contemplazione della natura, ascolto di storie, soprattutto di chi vive ogni giorno in campagna, tra lotte, difficoltà e bellezza. Abbiamo ascoltato, sì, abbiamo parlato e condiviso, mangiato, bevuto, e il sole ci ha accompagnato. La raccomandazione era quella di partecipare alle attività che tanti hanno voluto servire su piatti d’argento, senza voler niente in cambio, se non l’esperienza dello stare insieme, del conoscere e dello scambiare, rendendo praticamente unica ed emotivamente interessante una domenica qualunque.<br />
.<br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/10419496_10153827805560769_5213310140293146982_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17672" alt="10419496_10153827805560769_5213310140293146982_n" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/11/10419496_10153827805560769_5213310140293146982_n-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Ma la forza è stata anche nel sentirsi liberi in un gruppo di persone formatosi dal nuovo lì, quel giorno solo, quel giorno come nessun altro, forse per sentito dire, forse per volontà, forse per divertimento. Un pezzo di campagna è stato, ad un certo punto della giornata, una distesa di teli con sopra risate, piatti di verdure, bicchieri di vino e musica. Eccezionalmente, infatti, i Concerti della bottega si stanno spostando dal cortile di palazzo al giardino fuori città, e così la Scata&#8217; Jazz Band di Luigi Mormone al sassofono tenore, Valerio Mola al contrabbasso e Mario Sapia al rullante, ci ha fatto schioccare le dita al suono del BIOswing rurale acustico. Bisogna fare appello alle emozioni universali che la natura suscita, è questo che ripetono gli studiosi. E la Natura dell’uomo, non si dimentichi, è anche la relazione, a volte pericolosa, ma pur sempre necessaria, con gli altri. La giornata della festa è riuscita ed è andata così, che siamo più consapevoli, meno sinistri, forse più allegri.</p>
<p>&#8212;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-16955" style="border: 1px solid black;" alt="giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1-720x1024.jpg" width="648" height="922" /></a></p>
<p>.</p>
<p><span style="color: #993300;">Per una visione ottimale delle foto, <strong>cliccare all’interno della foto in testa all’articolo</strong> e, poi (apertasi una nuova finestra), cliccare sulla destra di ogni foto (per andare avanti) o cliccare sulla sinistra della foto (per andare indietro).</span><br />
<span style="color: #993300;">Le foto scorrono più velocemente se si utilizza la rondella del mouse (solo in avanti).</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>E’ sconsigliato</strong> cliccare sulle foto in miniatura che qui seguono.</span></p>

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		<title>Giornata P’Artigianale e Concerto della Bottega del 6 settembre. Programma c/o Terramica, San Nazzaro.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2015/09/03/giornata-partigianale-e-concerto-della-bottega-del-6-settembre-programma-co-terramica-san-nazzaro/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 07:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Programma Giornata P&#8217;Artigianale con Concerto della Bottega. Domenica 6 settembre 2015. Azienda agricola bio Terramica di Rocco Albanese. Presso &#8220;AgriOsteria Terramica in cucina&#8221; (nascente struttura, ex Sosta del principe), San Nazzaro (BN). . PROGRAMMA: . - 9.30. BENVENUTO con caffé di cicoria bio. . - 10.00. APERTURA BANCHETTI. Contadini, artigiani creativi e autoproduttori/barattatori. . - [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-banner-30.07.jpg"><img class="alignleft  wp-image-16954" alt="giornate-partigianali-2015-banner-30.07" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-banner-30.07.jpg" width="392" height="266" /></a>Programma Giornata P&#8217;Artigianale con Concerto della Bottega.<br />
<strong>Domenica 6 settembre 2015.</strong><br />
<strong>Azienda agricola bio Terramica</strong> di Rocco Albanese.<br />
Presso &#8220;AgriOsteria Terramica in cucina&#8221; (nascente struttura, ex Sosta del principe), San Nazzaro (BN).<br />
.<br />
PROGRAMMA:<br />
.<br />
- 9.30. BENVENUTO con caffé di cicoria bio.<br />
.<br />
- 10.00. APERTURA BANCHETTI.<br />
Contadini, artigiani creativi e autoproduttori/barattatori.<br />
.<br />
- 10.00. MONTAGGIO DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA “Risanniamoci”.<br />
Contro l’eolico selvaggio e le trivellazioni petrolifere (di Giulio Martino e Lerka Minerka, NO Triv Sannio, Fronte sannita per la difesa della montagna).<br />
.<br />
- 10.00. MONTAGGIO DELLA MOSTRA “Apice vecchia rinata nei tratti di una bic”.<br />
Disegni realizzati a penna Bic dall&#8217;artista Tonino Dionizio di Apice (BN).<br />
.<br />
- 10.00/14.00. GIOCHI ALL&#8217;ARIA APERTA e giochi in legno di una volta.<br />
A cura di Angelo Miraglia.<br />
.<br />
- 10.00. PASSEGGIATA ETNOBOTANICA.<br />
Con Franca Molinaro di Calvi (BN), esponente della Grande Madre (Centro ricerca tradizioni popolari) e autrice dei libri &#8220;Menesta asciatizza. A tavola con le piante spontanee dell&#8217;Appennino Meridionale&#8221; e &#8220;Piante magiche. Piante apotropaiche e del diavolo&#8221;.<br />
.<br />
- 11.00. RISVEGLIO DEI SENSI con il Gyrokinesis.<br />
Lezione con Clelia Borino, trainer di Gyrokinesis, un metodo di movimento che coinvolge tutto il corpo e che ha radici nello yoga, tai chi, ginnastica e danza.<br />
.<br />
- 12.00. MANI IN GIOCO CABARET.<br />
Con Alessandra Verusio, Flavia Iori e Gianpaolo Iannace (Scuola di Circo Benevento).<br />
.<br />
- 13.00. LABORATORIO DI AIKIDO.<br />
Respirazione, chakra e movimento del corpo con il M° Mauro Palumbo.<br />
.<br />
- 13.45. GRANI ANTICHI E SICUREZZA ALIMENTARE.<br />
Intervento di Rosa Viola dell&#8217;azienda agricola SpigaBruna Bio, coltivatrice e trasformatrice di Senatore Cappelli e Farro.<br />
.<br />
- 14.00. PRANZO CON PRODOTTI BIO di Terramica (Rocco Albanese) e PASTA SENATORE CAPPELLI di SpigaBruna Bio.<br />
Portarsi da casa le stoviglie non monouso (bicchiere, piatti e posate), per un approccio esperienziale all&#8217;evento. Prenotare il pranzo (contributo volontario di 10 euro) entro venerdì 4 settembre: 366 9947 643 Rocco.<br />
.<br />
- 15.00. CONCERTI DELLA BOTTEGA presenta SCATA&#8217; JAZZ BAND.<br />
BIOswing rurale acustico con Luigi Mormone, sassofono tenore, Valerio Mola, contrabbasso, Mario Sapia, rullante.<br />
.<br />
- 16.00. MERAVIGLIE IN NATURA. Esperienza di rilassamento e mindfulness per genitori e figli.<br />
A cura di Mariapaola Bianchini, psicologa età evolutiva. Se possibile, portare tappetini o teli.<br />
.<br />
- 17.00. YOGA KUNDALINI.<br />
Kriya di kundalini yoga sul sistema nervoso con Premjeet Kaur Tina.<br />
&#8220;La nostra mente è il nostro sé prezioso&#8221; Yogi Bhajan.<br />
Portarsi un tappetino o un telo da usare per gli esercizi.<br />
.<br />
- 18.00. DANZE POPOLARI con Selena Sacco.<br />
.<br />
- 20.00. Fine della manifestazione.<br />
&#8212;<br />
PRENOTAZIONE PRANZO: 366 9947 643 (Rocco Albanese), entro venerdì 4 settembre.<br />
Proposto dalla fattoria ospitante, comporta il contributo volontario di 10,00 euro a persona – Visto il costo contenuto, non è possibile scalare i SoldiCorti – Chi non prenota in tempo, potrà portarsi il pranzo da casa, anche acquistando cibo dai banchetti dei produttori presenti alla fiera.<br />
PORTARSI LE STOVIGLIE DA CASA: Ognuno porta da casa le stoviglie (non monouso) per pranzare (per rifiuti zero e per un approccio esperienziale). Chi le dimentica, può acquistare presso la fiera un kit di stoviglie compostabili (2 euro).<br />
PRANZO ANCHE SUL PRATO: portarsi un telo per pranzare anche sotto gli alberi.<br />
TELO O STUOIA DA PORTARE: per pranzare e per riposare all&#8217;ombra degli alberi, è fondamentale che ogni partecipante sia dotato di un telo o di una stuoia.<br />
—<br />
QUOTE PROMOTRICI e SOLDICORTI: 3 euro di contributo volontario a persona (i ragazzi fino a 12 anni non sono tenuti al contributo).<br />
Quindi, visto che la manifestazione è autofinanziata, per fruire GRATUITAMENTE dei laboratori e degli spettacoli, è opportuno sottoscrivere una Quota Promotrice di 3 euro che consente di ricevere 1,5 SoldiCorti da utilizzare durante una delle Giornate P’Artigianali o presso i negozi aderenti al circuito.<br />
&#8212;<br />
FRUIZIONE ESPERIENZIALE/ARTIGIANALE DI ARTE, MUSICA E RURALITA&#8217;.<br />
Alle Giornate P’Artigianali, l’artista e il musicista, nelle loro opere, non utilizzano necessariamente temi rurali, ma propongono il contesto rurale come nuovo modello di fruizione, quella non delegata.<br />
A differenze delle sagre, neosagre e festival (anch&#8217;esse con artisti di strada, artigianato, musica e arte), alle Giornate P&#8217;Artigianali, il fruitore dell’artista e del musicista (ma anche del mercatino) non è più spettatore passivo, ma testimone del mondo in cambiamento mettendo la sua fatica da coautore per partecipare esperienzialmente: potrà condividere l’intera giornata con la comunità artistica/rurale che promuove l’evento, potrà partecipare al pranzo portandosi le stoviglie di casa, anche portandosi cibo cucinato, potrà interagire con i laboratori previsti e con i produttori rurali e gli artigiani presenti alla Giornata P’Artigianale.<br />
Inoltre, il fruitore della mostra e del concerto potrà barattare una sua competenza extraprofessionale o oggetti autoprodotti, allestendo un proprio banchetto presso il mercatino p’artigianale.<br />
-<br />
<strong>Infatti, imperversano sempre più numerosi gli eventi, sagre e festival (definibili neosagre), che, nei borghi e nei casali, hanno per tema la ruralità, l’artigianato, gli artisti di strada, le rievocazioni storiche e anche arte e musica: ma, in questi eventi finanziati e calati dall’alto, la modalità fruitiva resta identica a quella della sagra.</strong> Il fruitore anche qui resta passivo, come quando delega a una sagra o a un centro commerciale o alle istituzioni; in questi eventi, contadini, artigiani e artisti, in quanto non autorganizzati, sono coinvolti dagli organizzatori come comparse di un presepe vivente che non interagisce con il quotidiano in cambiamento. In pratica, l’organizzatore, anche quando è un’associazione culturale, nel metodo, nello stile di azione culturale, agisce dall’alto, quindi diventa delega, quindi istituzione, partitocrazia, burocrazia.<br />
—<br />
<strong>TERRAMICA azienda agricola BIO di Rocco Albanese</strong><br />
L&#8217;azienda agricola TERRAMICA di Rocco Albanese (Calvi, BN), produce ortaggi da agricoltura biologica certificata.<br />
L&#8217;azienda nata nel 1997, dal 2006 è fornitrice storica del GASb Arcobaleno (Gruppo d&#8217;Acquisto Solidale e Barattario). Dal 2009, l&#8217;azienda dispone di un punto vendita a San Giorgio del Sannio, in piazza Immacolata, condotto da Maria, moglie del titolare Rocco. L&#8217;azienda sta per inaugurare &#8220;Agriosteria Terramica in cucina&#8221;, presso San Nazzaro dove servirà prevalentemente i prodotti bio della propria azienda.<br />
—<br />
<strong>INDICAZIONI PER ARRIVARE</strong> da Benevento: attraversare San Giorgio del Sannio e prendere direzione Foggia &#8211; appena superato il centro abitato di San Giorgio del Sannio, all&#8217;altezza di un tabacchino, si trova l&#8217;indicazione della Sosta del Principe che sulla destra invita a prendere via Gianquarriello &#8211; seguire per circa 2 km le indicazioni per la Sosta del Principe (il vecchio nome dell&#8217;AgrioOsteria Terramica in Cucina).<br />
A segnare il percorso, agli incroci, troverete anche le FRECCE (gialle e azzurre) delle Giornate P&#8217;Artigianali (informazioni: 366 9947 643 Rocco Albanese).<br />
—<br />
I PRODUTTORI RURALI, ARTIGIANI CREATIVI E AUTOPRODUTTORI E BARATTATORI<strong> interessati a prendere parte alle Giornate P’Artigianali</strong>, possono contattare il 331 1571 893 (GASb Arcobaleno. Gruppo d’Acquisto Solidale e Barattario) o il 366 9947 643 (Rocco Albanese)<br />
—<br />
INFORMAZIONI: gas.arcobaleno@yahoo.it – 331 1571 893 (gas arcobaleno) -<a href="http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.artempori.it%2F&amp;h=jAQGosD15AQFRCNLOPXhPX2zYTsA-inVuDDc4wfRASt2iJA&amp;enc=AZO-IAJitbuuerW-Copf1fy1YtmOmqzj7mZR_X8jdSRGTW-yIA93AOFpwBkiNQgYnNpGMtT-5BplN-oL1eSBd8PCXPCd9XCBQYbkUin4L2C71NPRldR29laxSMP2LZuTDVslQO8Q2lUZ4rRP-znqjS0U4yFHKDkHA4G_cVmMPGV_qA&amp;s=1" target="_blank" rel="nofollow">www.artempori.it</a> - 366 9947 643 (Rocco Albanese)<br />
Pagina fb: Giornate P&#8217;Artigianali - <a href="https://www.facebook.com/giornatepartigianali" target="_blank">https://www.facebook.com/giornatepartigianali</a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LOCANDINA IN PDF: <a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/09/giornate-partigianali-A4-2pagine-2015agg.pdf" target="_blank">Giornate P&#8217;Artigianali - programma generale della rassegna</a></strong><a href="https://www.facebook.com/giornatepartigianali" target="_blank"><br />
</a><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1.jpg"><br />
<img class="aligncenter  wp-image-16955" style="border: 1px solid black;" alt="giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag1-720x1024.jpg" width="648" height="922" /></a><br />
<a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag2.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-16956" style="border: 1px solid black;" alt="giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2015/07/giornate-partigianali-2015-b-30.07-pag2-741x1024.jpg" width="667" height="922" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Concorso “Echi di poesia dialettale”. Venerdì 1° agosto, Bonito. Coerenze:15/20</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2014/07/31/concorso-echi-di-poesia-dialettale-venerdi-1-agosto-bonito-coerenze1520/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[avellino]]></category>
		<category><![CDATA[bonito]]></category>
		<category><![CDATA[franca molinaro]]></category>
		<category><![CDATA[la grande madre]]></category>
		<category><![CDATA[poesia dialettale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un lungo anno di lavoro, finalmente siamo al capolinea, il Concorso Nazionale “Echi di poesia dialettale” è giunto a termine. La serata di premiazione è programmata per venerdì primo agosto, ore 18.00, nel Convento Sant’Antonio da Padova di Bonito (AV), edificio storico da poco aperto al pubblico, sede della Biblioteca Comunale e del Centro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/07/echi-di-posia-dialettale.jpg"><img class="alignleft  wp-image-13563" alt="echi-di-posia-dialettale" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/07/echi-di-posia-dialettale-784x1024.jpg" width="423" height="553" /></a>Dopo un lungo anno di lavoro, finalmente siamo al capolinea, il Concorso Nazionale “Echi di poesia dialettale” è giunto a termine. <strong>La serata di premiazione è programmata per venerdì primo agosto, ore 18.00, nel Convento Sant’Antonio da Padova di Bonito (AV),</strong> edificio storico da poco aperto al pubblico, sede della Biblioteca Comunale e del Centro di ricerca “La Grande Madre”.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione resa possibile dalla cooperazione di diverse aziende e associazioni, è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Regione Campania, dai comuni di Bonito, Montemarano, Calvi e Trevico. La location ben sposa il Premio nato dai principi francescani di povertà, rispetto, lavoro e cooperazione. Siamo partiti poveri, come in tutti gli eventi che organizziamo, ricchi di volontà, ben disposti a fraternizzare con qualsiasi persona, associazione o ente. Mettendo al primo posto l’essere umano e il suo lavoro, degno di rispetto in ogni sua categoria, riscoprendo il valore del baratto, abbiamo avuto il sostegno degli artigiani e degli intellettuali, tutti disposti ad offrire il loro operato riconoscendo nel nostro un valido strumento culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra riconoscenza e i nostri ringraziamenti vanno al Centro Studi Eupliani, Villa Sant’Andrea, <a href="https://www.facebook.com/autoscuolalardieri.lardieri" target="_blank">Autoscuola Lardieri</a>, Osteria <a href="https://www.facebook.com/antonio.pica.319" target="_blank"> Pica</a> Bar San Bernardino, Atelier Alta Moda Sposa Sogno e Realtà, Museo delle cose perdute di Gaetano de Vito, Azienda Premiers, vetreria A2Grass, cartolibreria Dimensione Tecnica, Agriturismo l’Antica Quercia, Associazione Arteuropa, studio di architettura AG Interior design, <a href="https://www.facebook.com/tematerritorioemoltoaltro" target="_blank">Tema</a> magazine, <a href="https://www.facebook.com/irpiniaturismo" target="_blank">Irpinia Turismo</a>, Art’Empori e Ottopagine,  e infine al Comune di Bonito per la grande disponibilità verso la nostra associazione e attenzione per la buona riuscita dell’evento. Grazie anche alle associazioni patrocinanti che da sempre condividono le nostre attività: Il Centro di documentazione sulla poesia del Sud, Associazione Socio Culturale Ambientale Amomontemarano, L’Università Popolare Irpina, l’Associazione Culturale Irpina Piombino, la Slow Food Alta Irpinia, il Circolo Anastasiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La Giuria ha riunito esperti da tutta Italia: Aldo Grieco da Grosseto, Vicepr. del Centro di ricerca “La Grande Madre”, Paolo Saggese da Montella (AV) Dir. del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, Giuseppe Vetromile da Napoli, resp. Circolo Culturale Anastasiano- Circolo Incontrarci, Giuseppe Gangemi, giornalista e scrittore da Regio Calabria, Adriana D’Argenio iconografa scultrice da Firenze, presidente di giuria Emilio De Roma da Pietradefusi (AV), coordinatore del Centro di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt’insieme abbiamo lavorato per raggiungere gli obiettivi prefissati: creare un grande afflato tra i poeti dialettali nazionali affinché, in solidale cooperazione, tracciassero la cartina dei dialetti italiani attraverso il componimento poetico. L’esperimento è riuscito, poeti da ogni regione compariranno nell’antologia e si confronteranno con i loro dialetti apparentemente incomprensibili ma carichi di sentimenti, con la ferrea volontà di recuperare la parlata natia. Per la giuria non è stato facile scegliere le poesie da premiare, tutte meritevoli di lode per l’impegno profuso nel recupero del linguaggio dialettale.</p>
<p style="text-align: justify;">La premiazione avrà inizio alle ore 18.00 e si protrarrà per tutta la serata con i saluti del sindaco di Bonito Giuseppe De Pasquale, gli interventi di Giuseppe Vetromile, Paolo Saggese, Emilio De Roma, Valeria Leone, gli intervalli musicali di Daniela Vigliotta, Nunzio Lucarelli e Gerardo Lardieri, la lettura dei testi poetici da parte dei poeti presenti,  il tutto coordinato da chi scrive. Nelle sale del convento verrà allestita una mostra di abiti da sposa e corredo d’epoca curata dall’Atelier Alta Moda Sposa Sogno e Realtà e dal Museo delle Cose Perdute. Altre sale ospiteranno mostre dell’artigianato locale mentre nel chiostro sarà allestita una mostra di pittura curata da Nicola Guarino di Arteuropa. Ogni cosa è stata studiata con cura e amore, anche gli addobbi floreali, si è scelto infatti di evitare addobbi di floricultura per essere in tema con la natura e il suo periodo vegetativo. Saranno graminacee secche ad addobbare l’austera struttura per ricordare le bellezze che la Grande Madre offre in questa stagione estiva.</p>
<p>—</p>
<p>SEGUONO I <a href="http://www.artempori.it/artempori/2013/09/27/metodi-responsabili-per-la-fruizione-di-iniziative-socio-culturali/" target="_blank"><strong>METODI RESPONSABILI</strong></a> CON CUI ART’EMPORI HA VAGLIATO L’EVENTO<br />
Chi è interessato può comunicarci eventuali modifiche da apportare alla seguente ipotesi.</p>
<div dir="ltr" align="left">_____________________________________________________________</div>
<table width="690" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td rowspan="2" width="500" height="264"><em><strong>PoeCivismo.</strong><br />
<strong>Metodi responsabili<br />
per la fruizione di iniziative socio-culturali</strong><br />
Questi Metodi agevolano PRATICHE<br />
capaci di inclusione e cittadinanza non delegata.<br />
Ogni iniziativa, infatti, a prescindere dall’encomiabile<br />
tema trattato, <em>IN TERMINI DI LINGUAGGIO ESPERIENZIALE, </em><br />
paradossalmente rischia di realizzare STILI DI AZIONE CULTURALE<br />
che, dialogando con gli STILI DI VITA del fruitore,<br />
utilizzano un metodo escludente e delegato che è incoerente<br />
con qualsiasi processo culturale che voglia creare reale<br />
consapevolezza e capacità di azione partecipata dal cittadino.<br />
.<br />
Non conta l’eccellenza di un’opera, di una teoria o di un evento,<br />
ma cosa ne fa il fruitore, portandola in prima persona nel mondo.<br />
</em><em>.<br />
Ogni fruitore, nell’approcciarsi esperienzialmente all’evento,<br />
può considerare i criteri che ritiene utili<br />
</em><em>e può anche creare altri criteri adatti al proprio percorso.</em><em>Considerare le iniziative per la capacità di cambiamento<br />
(AZIONE ETICA) e non per la piacevolezza emozionale<br />
(FRUIZIONE ESTETICA DELLE EMOZIONI) che </em><em>può<br />
renderci passivi </em><em>perpetuatori del malessere collettivo<br />
</em><em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali<br />
</em><em>per l’attitudine emozionale (estetica) ereditata che impedisce<br />
</em><em>l’azione in prima persona e quindi il cambiamento.</em><em> </em></td>
<td width="20"></td>
<td colspan="2" width="170">Concorso “Echi di poesia dialettale”. Venerdì 1° agosto, Bonito.</td>
</tr>
<tr>
<td width="20" height="131"><em> 15<strong>/20</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>TOTALE</strong></em><br />
<b>COERENZE</b><br />
<em><strong>rilevate</strong></em><br />
<em><strong>con i Metodi </strong></em><br />
<em><strong>responsabili<br />
________</strong></em></td>
<td width="54"><em><strong> </strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="150"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA RESISTENZA ECONOMICA TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’attitudine a contrastare<br />
la crisi economica che colpisce il cittadino medio e i territori </strong><br />
Ogni iniziativa dovrebbe considerare il bisogno di giustizia sociale<br />
di questa epoca in cui i redditi si stanno spostando dal cittadino<br />
medio ai milionari.<br />
_____________________________________________</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong><strong>_________</strong><br />
1. Tutela </strong></em><br />
<em><strong>economica </strong></em><br />
<em><strong>del cittadino </strong></em><br />
<em><strong>e<br />
del territorio<br />
_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="126"><em>PER UN’IDENTITA’ TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA COESIONE SOCIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’identità del territorio<br />
e la coesione sociale che ne deriverebbe</strong><br />
Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, dovrebbero<br />
considerare la vocazione territoriale e le specificità del luogo<br />
da tutelare come opportunità di identità e di reddito.<br />
_____________________________________________<br />
</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>2. Tutela<br />
identitaria<br />
del territorio</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="123"><em>PER UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE CORTA</em><br />
<em>E NON DELEGATA</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative realizzate da associazioni locali<br />
o dai residenti, senza la partecipazione e i fondi<br />
degli enti pubblici</strong><br />
<em>Quando l’iniziativa non è calata dall’alto ma realizzata<br />
in prima persona dai residenti diventa opportunità per<br />
una coesione territoriale e una cittadinanza non delegata<br />
in tutti gli aspetti della vita collettiva.<br />
</em>Se l’iniziativa è realizzata senza i fondi pubblici contiene<br />
meno costi occulti: non pesa sulla collettività;<br />
non partecipa a un modello di sviluppo assistenzialista<br />
e delegato; non si agevola il clientelismo politico;<br />
non è complice dei costi pubblici che, gravando<br />
sull’economia reale, causano la crisi economica<br />
</em><em>a danno dei cittadini e dei territori. </em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>3. Senza<br />
enti pubblici</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="177"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI LUOGHI</em><br />
<em>CHE ANIMANO IL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, realizzate presso le sedi</strong><br />
<strong>di associazioni e di aziende indipendenti, evitando<br />
i non luoghi </strong><strong>delle sedi istituzionali, si contaminano<br />
dei progetti </strong><strong>e delle persone del territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata in sedi istituzionali, oltre a gravare<br />
sulla collettività, rischia di proporsi unilateralmente in quanto<br />
non si contamina delle persone e dei progetti che animano<br />
il luogo ospitante.<br />
</em></td>
<td width="20"><em> NO<strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>4. Presso<br />
sedi</strong><br />
<strong>non<br />
istituzionali</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="130"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’ATTITUDINE ALL’INCLUSIONE</em><br />
<em>E PER DISINCENTIVARE IL FAMILISMO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, promosse da un’associazione,</strong><br />
<strong>coinvolgono nell’organizzazione le altre associazioni<br />
del territorio </strong><strong>e i residenti locali</strong><br />
Spesso, nelle attività quotidiane del cittadino<br />
e nelle attività culturali e di volontariato, si utilizzano metodi<br />
esclusivi e familistici come avviene<br />
nelle aziende e nella partitocrazia.<br />
</em></td>
<td width="20"><em><strong> </strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>5. Coinvol-gimento<br />
delle altre associazioni</strong><br />
<strong>e dei residenti</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI RIONI E DEL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che coinvolgono diffusamente<br />
i rioni della città e/o il territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata, in modo decentrato,<br />
fuori dai luoghi istituzionali, coinvolgendo i luoghi, eventualmente<br />
all’aperto, dei rioni, in particolare quelli meno frequentati,<br />
consente un cambiamento che può rimuovere lo squilibrio sociale<br />
e urbanistico della città.<br />
</em></td>
<td width="20"><strong><em> NO</em></strong></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>6. Coinvol-<br />
gimento<br />
dei rioni<br />
e/o del<br />
territorio</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="143"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’AUTODETERMINAZIONE</em><br />
<em>E UNA COESIONE TERRITORIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative ideate da soggetti locali senza aderire<br />
a iniziative promosse a livello sovraterritoriale</strong><br />
Quando l’iniziativa non è calata dall’alto, ma realizzata<br />
esperienzialmente da soggetti locali, diventa opportunità<br />
per una coesione territoriale e per un esercizio<br />
a una cittadinanza non delegata in ogni aspetto collettivo.</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>7. Senza<br />
aderire</strong><br />
<strong>a iniziative</strong><br />
<strong>nazionali</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="166"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER CONTRASTARE LA DELEGA,</em><br />
<em>IL VERTICISMO E L’ESCLUSIONE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, non prevedendo l’assegnazione<br />
di premi e riconoscimenti, non proiettano un approccio<br />
competitivo ed esclusivo dell’impegno e della cultura</strong><br />
Quando, all’interno di un’iniziativa, vengono assegnati premi<br />
e riconoscimenti, è opportuno che questi almeno valorizzino<br />
persone non note e/o del territorio.<br />
Assegnando riconoscimenti a persone note, l’iniziativa tende<br />
a dare visibilità a se stessa.</em></td>
<td width="20"><em> NO</em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>8. Senza</strong><br />
<strong>premi</strong><br />
<strong>e selezioni</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="140"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA CITTADINANZA INCLUSIVA</em><br />
<em>DELLE SPECIFICITA’ E NON FAMILISTICA</em><br />
<em><strong>Considerare le iniziative per i contenuti<br />
che possono </strong><strong>intrecciarsi con il nostro personale<br />
percorso e non </strong><strong>per il rapporto di amicizia/seduzione<br />
o di inimicizia/intolleranza</strong><br />
<strong>che intratteniamo con chi li organizza </strong><br />
</em><em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali</em><br />
<em>con metodo familistico: li evitiamo per pregiudizio negativo</em><br />
<em>(esclusione) o li frequentiamo per amicizia o simpatia (familismo).</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>9. Considerare</strong><br />
<strong>i contenuti</strong><br />
<strong>e non gli organizzatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="124">_____________________________________________<br />
PER UNA COMUNICAZIONE NON FAMILISTICA<br />
E INDIPENDENTE DALLE MULTINAZIONALI DEL WEB<br />
<strong>Valorizzare le iniziative divulgate prevalentemente<br />
tramite strumenti indipendenti da quei social network<br />
che agevolano il familismo nelle relazioni<br />
</strong>Spesso, nell’ansia di divulgare l’evento, usiamo strumenti fondati<br />
sul familismo e l’omologazione, come i social network basati sulle<br />
cerchie di amicizie e non sui percorsi progettuali e territoriali.</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>10. </strong><strong>Comunicazione</strong><br />
<strong>indipendente dai social<br />
</strong><strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="158">_____________________________________________<br />
PER UNA COESIONE SOCIALE<br />
E UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono dibattiti in cui<br />
ogni relatore impegni il tavolo del convegno solo nel momento<br />
del proprio intervento</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere un membro della platea prestato,</em><br />
<em>temporaneamente e per una sua specificità, alla funzione</em><br />
<em>di consulente di una comunità in cui ognuno è consulente degli altri.</em><br />
<em>Quando possibile, è opportuno che i partecipanti al dibattito</em><br />
<em>siano disposti in cerchio.</em></td>
<td width="20"><strong> </strong></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>11. Senza</strong><br />
<strong>tavolo</strong><br />
<strong>dei relatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="113">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, nel comunicare<br />
i nomi delle persone coinvolte, utilizzano<br />
solo eventuali qualifiche pertinenti con l’iniziativa.</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere impegnato nell’iniziativa<br />
per portare la sua personale specificità acquisita<br />
nel concreto, a prescindere dai titoli.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>12. Senza comunicare</strong><br />
<strong>titoli di studio</strong><br />
<strong>non pertinenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="152">_____________________________________________<br />
PER UNA PROMOZIONE<br />
DELLE SPECIFICITA’ DEI CITTADINI<br />
<strong>Valorizzare iniziative (convegni, dibattiti, ecc.)<br />
dove </strong><strong>prendono parte prevalentemente<br />
le competenze tecniche e di fatto</strong><br />
<strong>e non i personaggi politici e istituzionali</strong><br />
<em>Spesso il convegno perde di vista il suo contenuto e diventa</em><br />
<em>luogo di presenzialismo. Le autorità politiche e istituzionali</em><br />
<em>hanno comunque la possibilità di vedersi pubblicati</em><br />
<em>i propri comunicati sui media.</em></td>
<td width="20"> NO</td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>13. Senza personaggi </strong><br />
<strong>istituzionali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="117">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA ARTISTICA NON DELEGATA<br />
E UNA BIODIVERSITA’ CULTURALE<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono,<br />
come protagonisti, </strong><strong>personaggi e artisti<br />
</strong><strong>non mediaticamente noti<br />
</strong><em>Le iniziative locali hanno senso se danno visibilità<br />
</em><em>a personaggi e/o artisti che non sono già agevolati<br />
</em><em>dai media nazionali.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>14. Senza personaggi<br />
e/o artisti</strong><br />
<strong>massmediatici</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="155">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA ECONOMICA NON DELEGATA<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che utilizzano monete locali<br />
per incentivare un’economia condivisa, una coesione<br />
sociale e una resistenza economica territoriale<br />
</strong><em>Ogni gesto economico può essere portatore di giustizia<br />
sociale, redistribuzione dei redditi e inclusione del vicino.</em></td>
<td width="20"> NO</td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>15. Con<br />
</strong><strong>moneta locale<br />
</strong><strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="138">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE SOCIALE<br />
<strong>Valorizzare, anche a teatro e ai concerti, le iniziative<br />
in cui non siano previsti posti privilegiati<br />
e biglietti omaggio per le autorità<br />
</strong><em>Per valutare realmente la portata di un evento culturale,<br />
gli esponenti politici ed istituzionali devono misurarsi</em><br />
<em>con esso, in veste di cittadini comuni.</em><br />
Nei luoghi dell’arte, siti dell’emancipazione e della giustizia,<br />
non dovrebbero esistere discriminazioni.</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>16. Senza</strong><br />
<strong>spazi e posti</strong><br />
<strong>a sedere</strong><br />
<strong>privilegiati</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN MODELLO DI SVILUPPO DI PICCOLA SCALA<br />
E PER REDDITI CHE RESTANO SUL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative realizzate senza quegli<br />
ingenti capitali che portano i profitti via dai territori<br />
e che promuovono quel modello di sviluppo che,<br />
basato sui sistemi di scala, è la causa dell’attuale<br />
disagio economico e sociale</strong><br />
<em>Per un modello di sviluppo che includa i piccoli operatori<br />
locali e che incentivi un’economia di piccola scala che</em><br />
<em>produce economia territoriale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>17. Senza</strong><br />
<strong>ingenti</strong><br />
<strong>investimenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN’AUTODETERMINAZIONE DEL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, evitando, come sponsor,<br />
aziende estranee al territorio, non rischiano<br />
di veicolare condizionamenti a danno<br />
delle popolazioni locali</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere<br />
autonome dalla aziende che potrebbero condizionare le attività<br />
di autodeterminazione e di coesione della popolazione locale.  </em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>18. Senza</strong><br />
<strong>sponsor<br />
sovraterritoriali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UNA CULTURA MATERIALE RESPONSABILE<br />
E UN’ECONOMIA CONDIVISA<br />
<strong>Valorizzare le iniziative culturali che promuovono<br />
i prodotti del territorio o etici, quando prevedono<br />
la somministrazione di cibo o in quanto ospitate<br />
in esercizi commerciali che abitualmente<br />
somministrano cibo del territorio</strong><br />
<em>Processo culturale è quello che, a prescindere dal tema affrontato,<br />
dovrebbe comunque essere capace, nel metodo, di agevolare<br />
identità territoriale, redistribuzione del reddito, tutela ambientale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>19. Cibo responsabile</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145">_____________________________________________<br />
PER UN RESPONSABILE USO<br />
DELLE RISORSE NATURALI<br />
<strong>Evitare le iniziative culturali che prevedendo,</strong><br />
<strong>anche accessoriamente, sommistrazione di cibo<br />
e bevande, </strong><strong>utilizzano stoviglie monouso<br />
non biodegradabili</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere</em><br />
<em>più responsabili dei singoli cittadini riguardo all’uso di stoviglie:</em><br />
<em>in caso di monouso, si utilizzino almeno quelle biodegradabili.</em><br />
_____________________________________________</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>20. Stoviglie</strong><br />
<strong>ecosostenibili</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Fotoracconto della cenabaratto con Franca Molinaro, sulle erbe, e La Vigna, sui vini solidali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2014 06:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[..CenaBaratto - articoli e foto]]></category>
		<category><![CDATA[..Distretto di Economia Solidale e di Arte Inclusiva]]></category>
		<category><![CDATA[franca molinaro]]></category>
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		<category><![CDATA[scorrevole]]></category>
		<category><![CDATA[vini solidali]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui raccogliamo le foto che documentano la cenabaratto dell&#8217;11 aprile 2014 che, svoltasi presso la libreria Masone di Benevento e promossa dal GAS Arcobaleno e da Art’Empori, ha avuto, come ospiti barattanti, Franca Molinaro, sulle erbe spontanee, e La Vigna, cooperativa dell&#8217;Oltrepò pavese produttrice di vini per la filiera del commercio equo e solidale. . Per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qui raccogliamo le foto che documentano la cenabaratto dell&#8217;11 aprile 2014 che, svoltasi presso la libreria Masone di Benevento e promossa dal GAS Arcobaleno e da Art’Empori, ha avuto, come ospiti barattanti, Franca Molinaro, sulle erbe spontanee, e La Vigna, cooperativa dell&#8217;Oltrepò pavese produttrice di vini per la filiera del commercio equo e solidale.<br />
.<br />
<span style="color: #ff0000;">Per una visione ottimale delle foto: </span>CLICCARE ALL’INTERNO DELLA IMMAGINE IN ALTO.<br />
Apertasi una finestra fotografica, poi, cliccare sulla destra della foto, per andare avanti, e sulla sinistra della foto, per andare indietro.<br />
E’ <strong>sconsigliato</strong> cliccare sulle piccole foto in miniatura che qui seguono.</p>

<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro1/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro1" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro2/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro2" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro3/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro3" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro4/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro4" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro5/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro5-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro5" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-franca-molinaro9/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-franca-molinaro9-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con franca molinaro9" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-marino-la-vigna/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-marino-la-vigna-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con marino la vigna" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-con-marino-la-vigna2/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-con-marino-la-vigna2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto con marino la vigna2" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-dolores-troisi/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-dolores-troisi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto dolores troisi" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-dono-fattoria-doro/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-dono-fattoria-doro-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto dono fattoria d&#039;oro" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-franca-molinaro-2/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-franca-molinaro1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto franca molinaro" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-menesta-asciatizza-molinaro-franca/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-menesta-asciatizza-molinaro-franca-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto menesta asciatizza molinaro franca" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-rocco-albanese/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-rocco-albanese-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto rocco albanese" /></a>
<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/04/15/fotoracconto-della-cenabaratto-con-franca-molinaro-sulle-erbe-e-la-vigna-sui-vini-solidali/cenabaratto-franca-molinaro-gas/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-franca-molinaro-gas-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cenabaratto-franca-molinaro-gas" /></a>

<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Erbe spontanee di Franca Molinaro e vino solidale dell&#8217;Oltrepò pavese. Cenabaratto dell&#8217;11 aprile. Libreria Masone. Coerenze:19/20</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2014/04/09/erbe-spontanee-di-franca-molinaro-e-vino-solidale-delloltrepo-pavese-cenabaratto-dell11-aprile-libreria-masone-coerenze2020/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2014/04/09/erbe-spontanee-di-franca-molinaro-e-vino-solidale-delloltrepo-pavese-cenabaratto-dell11-aprile-libreria-masone-coerenze2020/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2014 10:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..CenaBaratto - articoli e foto]]></category>
		<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[a tavola con le erbe]]></category>
		<category><![CDATA[a tavola con le piante spontanee]]></category>
		<category><![CDATA[almanacco della grande madre]]></category>
		<category><![CDATA[appennino meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[cenebaratto]]></category>
		<category><![CDATA[franca molinaro]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla cenaBaratto di venerdì 11 aprile 2014, ore 21.30, presso la libreria Masone di Benevento, ospiti del DopoGAS Arcobaleno saranno Franca Molinaro, che baratterà con i presenti la sua esperienza sulle erbe spontanee e sulle tradizioni del calendario, e la cooperativa La Vigna che, nell&#8217;Oltrepò pavese, produce vino per il circuito del commercio equo e solidale. . Franca [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1396784127171_15992"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1397035672377_6861"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1397035672377_6860"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1397035672377_6859"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1396784127171_14185"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/menesta-asciatizza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11641" alt="menesta asciatizza" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/menesta-asciatizza-205x300.jpg" width="205" height="300" /></a>Alla cenaBaratto di venerdì 11 aprile 2014, ore 21.30, presso la libreria Masone di Benevento, ospiti del DopoGAS Arcobaleno saranno Franca Molinaro, che baratterà con i presenti la sua esperienza sulle erbe spontanee e sulle tradizioni del calendario, e la cooperativa La Vigna che, nell&#8217;Oltrepò pavese, produce vino per il circuito del commercio equo e solidale.</span></span></span></span></span></p>
<div id="yiv0338629560yqtfd38229" style="text-align: justify;">.</div>
<div id="yiv0338629560yqtfd56616" style="text-align: justify;">Franca Molinaro, a partire da due suoi libri, &#8221;Menesta asciatizza. A tavola con le piante spontanee dell&#8217;appennino meridionale&#8221; e &#8220;Almanacco della Grande Madre&#8221;, ci parlerà di erbe e di tradizioni legate ai cicli della terra. Contadina e studiosa della cultura rurale, Franca Molinaro cura il blog &#8220;La grande madre &#8211; Centro ricerca tradizioni popolari&#8221; e conduce una rubrica settimanale dedicata alla Grande Madre, sul quotidiano “Ottopagine”.</div>
<div id="yiv0338629560yqtfd48392" style="text-align: justify;">.</div>
<div id="yiv0338629560yqtfd48392" style="text-align: justify;"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1396784127171_14189"><span id="yui_3_13_0_1_1397036411101_9561">La Cooperativa La Vigna produce, trasforma e distribuisce vino grazie alle uve coltivate sulle colline appenniniche lombarde dell’Oltrepò Pavese con il metodo biologico certificato ICEA. Veicola i vini tramite le Botteghe del Commercio Equo e Solidale, in quanto fa inserimento lavorativo degli immigrati e fornisce loro strumenti di reinserimento nei paesi di origine.<br clear="none" /></span><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_8_1396784127171_70">.<br clear="none" /></span></span><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_8_1396784127171_72"><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_8_1396784127171_71">L&#8217;evento è promosso con l&#8217;apporto di Art&#8217;Empori, </span></span><span id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1396784127171_14187">Distretto di EcoVicinanza (Distretto di Economia Solidale), Gli Enogastronauti (BN), Colli Augusti (Santa Croce del Sannio), Corpo Anima Spirito (Sant&#8217;Arcangelo Trimonte), Januaria (BN), KaritArtè (BN), La Carrucola (BN), La Grande Madre (Bonito-AV),Lentamente (Casaldianni), LIPU Benevento, Oro del Sannio (Santa Croce del Sannio), Vivere con cura (Capracotta), Natura Amica (BN), Caff&#8217;Emporio (BioBar-BioEmporio, BN).<br clear="none" /></span>.<span id="yiv0338629560yui_3_13_0_8_1396784127171_80"><br clear="none" /></span></div>
<div id="yiv0338629560yqtfd59317">
<div id="yiv0338629560yui_3_13_0_1_1396784127171_15991">
<p style="text-align: justify;">Le ceneBaratto, il venerdì sera, dopo la consegna del GAS Arcobaleno Benevento (Gruppo d’Acquisto Solidale), tramite lo scambio di competenze alimentari e artistiche, realizzano una coesione tra soci produttori, soci consumatori e chiunque voglia aggiungersi per un rapporto responsabile con il cibo e con l’arte.<br />
.<br />
Presidio territoriale nato per resistere alla crisi economica, la cenaBaratto diventa anche opportunità, nella comunità locale, per promuovere inclusione, un linguaggio della pace e una cittadinanza non delegata: per parteciparvi non bisogna essere invitati, ma basta barattare una competenza, come un cibo cucinato, una performance artistica, un sapere concreto o un’esperienza che promuova il cambiamento.<br />
.<br />
Seduti intorno alla stessa tavola, tutti partecipano da coautori della serata: infranta la separazione tra attore e fruitore, tra cultura intellettuale e cultura materiale, ognuno è fruitore dell’altro.<br />
.<br />
Per motivi di sostenibilità ed esperienzialità, è opportuno che i partecipanti alla cenaBaratto portino da casa le stoviglie che useranno durante la cena. Un SoldoCorto è consegnato ai partecipanti che verranno forniti di posate.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;">Per locandina in formato pdf, clicca su: <a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-franca-molinaro-11.04.14.pdf" target="_blank">cenabaratto franca molinaro 11.04.14</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-franca-molinaro-gas-BN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11648" alt="cenabaratto-franca-molinaro-gas-BN" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/cenabaratto-franca-molinaro-gas-BN.jpg" width="827" height="1170" /></a></p>
<p>—</p>
<p>SEGUONO I <a href="http://www.artempori.it/artempori/2013/09/27/metodi-responsabili-per-la-fruizione-di-iniziative-socio-culturali/" target="_blank"><strong>METODI RESPONSABILI</strong></a> CON CUI ART’EMPORI HA VAGLIATO L’EVENTO<br />
Chi è interessato può comunicarci eventuali modifiche da apportare alla seguente ipotesi.</p>
<p>_____________________________________________________________</p>
<table width="690" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td rowspan="2" width="500" height="264"><em><strong>PoeCivismo.</strong><br />
<strong>Metodi responsabili<br />
per la fruizione di iniziative socio-culturali</strong><br />
Questi Metodi agevolano PRATICHE<br />
capaci di inclusione e cittadinanza non delegata.<br />
Ogni iniziativa, infatti, a prescindere dall’encomiabile<br />
tema trattato, paradossalmente rischia di utilizzare<br />
un metodo escludente e delegato che è incoerente<br />
con qualsiasi processo culturale che voglia creare reale<br />
consapevolezza e capacità di azione partecipata dal cittadino.<br />
Non conta l’eccellenza di un’opera, di una teoria o di un evento,<br />
ma cosa ne fa il fruitore, portandola in prima persona nel mondo.<br />
_____________________________________________</em></td>
<td width="20"></td>
<td colspan="2" width="170">Erbe spontanee di Franca Molinaro e vino solidale dell&#8217;Oltrepò pavese alla cenabaratto dell&#8217;11 aprile. Libreria Masone.</td>
</tr>
<tr>
<td width="20" height="131"><em> 19<strong>/20</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>TOTALE</strong></em><br />
<b>COERENZE</b><br />
<em><strong>rilevate</strong></em><br />
<em><strong>con i Metodi </strong></em><br />
<em><strong>responsabili<br />
________</strong></em></td>
<td width="54"><em><strong> </strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="150"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA RESISTENZA ECONOMICA TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’attitudine a contrastare<br />
la crisi economica che colpisce il cittadino medio e i territori </strong><br />
Ogni iniziativa dovrebbe considerare il bisogno di giustizia sociale<br />
di questa epoca in cui i redditi si stanno spostando dal cittadino<br />
medio ai milionari.<br />
_____________________________________________</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong><strong>_________</strong><br />
1. Tutela </strong></em><br />
<em><strong>economica </strong></em><br />
<em><strong>del cittadino </strong></em><br />
<em><strong>e<br />
del territorio<br />
_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="126"><em>PER UN’IDENTITA’ TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA COESIONE SOCIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’identità del territorio<br />
e la coesione sociale che ne deriverebbe</strong><br />
Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, dovrebbero<br />
considerare la vocazione territoriale e le specificità del luogo<br />
da tutelare come opportunità di identità e di reddito.<br />
_____________________________________________<br />
</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>2. Tutela<br />
identitaria<br />
del territorio</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="123"><em>PER UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE CORTA</em><br />
<em>E NON DELEGATA</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative realizzate da associazioni locali<br />
o dai residenti, senza la partecipazione e i fondi<br />
degli enti pubblici</strong><br />
<em>Quando l’iniziativa non è calata dall’alto ma realizzata<br />
in prima persona dai residenti diventa opportunità per<br />
una coesione territoriale e una cittadinanza non delegata<br />
in tutti gli aspetti della vita collettiva.<br />
</em>Se l’iniziativa è realizzata senza i fondi pubblici contiene<br />
meno costi occulti: non pesa sulla collettività;<br />
non partecipa a un modello di sviluppo assistenzialista<br />
e delegato; non si agevola il clientelismo politico;<br />
non è complice dei costi pubblici che, gravando<br />
sull’economia reale, causano la crisi economica<br />
</em><em>a danno dei cittadini e dei territori. </em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>3. Senza<br />
enti pubblici</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="177"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI LUOGHI</em><br />
<em>CHE ANIMANO IL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, realizzate presso le sedi</strong><br />
<strong>di associazioni e di aziende indipendenti, evitando<br />
i non luoghi </strong><strong>delle sedi istituzionali, si contaminano<br />
dei progetti </strong><strong>e delle persone del territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata in sedi istituzionali, oltre a gravare<br />
sulla collettività, rischia di proporsi unilateralmente in quanto<br />
non si contamina delle persone e dei progetti che animano<br />
il luogo ospitante.<br />
</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>4. Presso<br />
sedi</strong><br />
<strong>non<br />
istituzionali</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="130"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’ATTITUDINE ALL’INCLUSIONE</em><br />
<em>E PER DISINCENTIVARE IL FAMILISMO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, promosse da un’associazione,</strong><br />
<strong>coinvolgono nell’organizzazione le altre associazioni<br />
del territorio </strong><strong>e i residenti locali</strong><br />
Spesso, nelle attività quotidiane del cittadino<br />
e nelle attività culturali e di volontariato, si utilizzano metodi<br />
esclusivi e familistici come avviene<br />
nelle aziende e nella partitocrazia.<br />
</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>5. Coinvol-gimento<br />
delle altre associazioni</strong><br />
<strong>e dei residenti</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI RIONI E DEL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che coinvolgono diffusamente<br />
i rioni della città e/o il territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata, in modo decentrato,<br />
fuori dai luoghi istituzionali, coivolgendo i luoghi, eventualmente<br />
all’aperto, dei rioni, in particolare quelli meno frequentati,<br />
consente un cambiamento che può rimuovere lo squilibrio sociale<br />
e urbanistico della città.<br />
</em></td>
<td width="20"><strong><em> NO<em><strong><br />
</strong></em></em></strong></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>6. Coinvol-<br />
gimento<br />
dei rioni<br />
e/o del<br />
territorio</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="143"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’AUTODETERMINAZIONE</em><br />
<em>E UNA COESIONE TERRITORIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative ideate da soggetti locali senza aderire<br />
a iniziative promosse a livello sovraterritoriale</strong><br />
Quando l’iniziativa non è calata dall’alto, ma realizzata<br />
esperienzialmente da soggetti locali, diventa opportunità<br />
per una coesione territoriale e per un esercizio<br />
a una cittadinanza non delegata in ogni aspetto collettivo.</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>7. Senza<br />
aderire</strong><br />
<strong>a iniziative</strong><br />
<strong>nazionali</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="166"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER CONTRASTARE LA DELEGA,</em><br />
<em>IL VERTICISMO E L’ESCLUSIONE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, non prevedendo l’assegnazione<br />
di premi e riconoscimenti, non proiettano un approccio<br />
competitivo ed esclusivo dell’impegno e della cultura</strong><br />
Quando, all’interno di un’iniziativa, vengono assegnati premi<br />
e riconoscimenti, è opportuno che questi almeno valorizzino<br />
persone non note e/o del territorio.<br />
Assegnando riconoscimenti a persone note, l’iniziativa tende<br />
a dare visibilità a se stessa.</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong>8. Senza</strong><br />
<strong>premi</strong><br />
<strong>e selezioni</strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="140"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA CITTADINANZA INCLUSIVA</em><br />
<em>DELLE SPECIFICITA’ E NON FAMILISTICA</em><br />
<em><strong>Considerare le iniziative per i contenuti<br />
che possono </strong><strong>intrecciarsi con il nostro personale<br />
percorso e non </strong><strong>per il rapporto di amicizia/seduzione<br />
o di inimicizia/intolleranza</strong><br />
<strong>che intratteniamo con chi li organizza </strong><br />
</em><em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali</em><br />
<em>con metodo familistico: li evitiamo per pregiudizio negativo</em><br />
<em>(esclusione) o li frequentiamo per amicizia o simpatia (familismo).</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>9. Considerare</strong><br />
<strong>i contenuti</strong><br />
<strong>e non gli organizzatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="124">_____________________________________________<br />
PER UN’AZIONE ETICA DELLE EMOZIONI,<br />
RIDUCENDO LA FRUIZIONE ESTETICA DELLE EMOZIONI<br />
<strong>Considerare le iniziative per la capacità di cambiamento<br />
e non per la piacevolezza emozionale che può renderci passivi<br />
perpetuatori del malessere collettivo</strong><br />
<em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali</em><br />
<em>per l’attitudine emozionale (estetica) ereditata che impedisce</em><br />
<em>l’azione in prima persona e quindi il cambiamento.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>10. Fruizione</strong><br />
<strong>etica, </strong><strong>non estetica</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="158">_____________________________________________<br />
PER UNA COESIONE SOCIALE<br />
E UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono dibattiti in cui<br />
ogni relatore impegni il tavolo del convegno solo nel momento<br />
del proprio intervento</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere un membro della platea prestato,</em><br />
<em>temporaneamente e per una sua specificità, alla funzione</em><br />
<em>di consulente di una comunità in cui ognuno è consulente degli altri.</em><br />
<em>Quando possibile, è opportuno che i partecipanti al dibattito</em><br />
<em>siano disposti in cerchio.</em></td>
<td width="20"><strong> </strong></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>11. Senza</strong><br />
<strong>tavolo</strong><br />
<strong>dei relatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="113">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, nel comunicare<br />
i nomi delle persone coinvolte, utilizzano<br />
solo eventuali qualifiche pertinenti con l’iniziativa.</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere impegnato nell’iniziativa<br />
per portare la sua personale specificità acquisita<br />
nel concreto, a prescindere dai titoli.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>12. Senza comunicare</strong><br />
<strong>titoli di studio</strong><br />
<strong>non pertinenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="152">_____________________________________________<br />
PER UNA PROMOZIONE<br />
DELLE SPECIFICITA’ DEI CITTADINI<br />
<strong>Valorizzare iniziative (convegni, dibattiti, ecc.)<br />
dove </strong><strong>prendono parte prevalentemente<br />
le competenze tecniche e di fatto</strong><br />
<strong>e non i personaggi politici e istituzionali</strong><br />
<em>Spesso il convegno perde di vista il suo contenuto e diventa</em><br />
<em>luogo di presenzialismo. Le autorità politiche e istituzionali</em><br />
<em>hanno comunque la possibilità di vedersi pubblicati</em><br />
<em>i propri comunicati sui media.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>13. Senza personaggi </strong><br />
<strong>istituzionali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="117">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA ARTISTICA NON DELEGATA<br />
E UNA BIODIVERSITA’ CULTURALE<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono,<br />
come protagonisti, </strong><strong>personaggi e artisti<br />
</strong><strong>non mediaticamente noti<br />
</strong><em>Le iniziative locali hanno senso se danno visibilità<br />
</em><em>a personaggi e/o artisti che non sono già agevolati<br />
</em><em>dai media nazionali.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>14. Senza personaggi<br />
e/o artisti</strong><br />
<strong>massmediatici</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="155">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA ECONOMICA NON DELEGATA<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che utilizzano monete locali<br />
per incentivare un’economia condivisa, una coesione<br />
sociale e una resistenza economica territoriale<br />
</strong><em>Ogni gesto economico può essere portatore di giustizia<br />
sociale, redistribuzione dei redditi e inclusione del vicino.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>15. Con<br />
</strong><strong>moneta locale<br />
</strong><strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="138">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE SOCIALE<br />
<strong>Valorizzare, anche a teatro e ai concerti, le iniziative<br />
in cui non siano previsti posti privilegiati<br />
e biglietti omaggio per le autorità<br />
</strong><em>Per valutare realmente la portata di un evento culturale,<br />
gli esponenti politici ed istituzionali devono misurarsi</em><br />
<em>con esso, in veste di cittadini comuni.</em><br />
Nei luoghi dell’arte, siti dell’emancipazione e della giustizia,<br />
non dovrebbero esistere discriminazioni.</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>16. Senza</strong><br />
<strong>spazi e posti</strong><br />
<strong>a sedere</strong><br />
<strong>privilegiati</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN MODELLO DI SVILUPPO DI PICCOLA SCALA<br />
E PER REDDITI CHE RESTANO SUL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative realizzate senza quegli<br />
ingenti capitali che portano i profitti via dai territori<br />
e che promuovono quel modello di sviluppo che,<br />
basato sui sistemi di scala, è la causa dell’attuale<br />
disagio economico e sociale</strong><br />
<em>Per un modello di sviluppo che includa i piccoli operatori<br />
locali e che incentivi un’economia di piccola scala che</em><br />
<em>produce economia territoriale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>17. Senza</strong><br />
<strong>ingenti</strong><br />
<strong>investimenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN’AUTODETERMINAZIONE DEL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, evitando, come sponsor,<br />
aziende estranee al territorio, non rischiano<br />
di veicolare condizionamenti a danno<br />
delle popolazioni locali</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere<br />
autonome dalla aziende che potrebbero condizionare le attività<br />
di autodeterminazione e di coesione della popolazione locale.  </em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>18. Senza</strong><br />
<strong>sponsor<br />
sovraterritoriali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UNA CULTURA MATERIALE RESPONSABILE<br />
E UN’ECONOMIA CONDIVISA<br />
<strong>Valorizzare le iniziative culturali che promuovono<br />
i prodotti del territorio o etici, quando prevedono<br />
la somministrazione di cibo o in quanto ospitate<br />
in esercizi commerciali che abitualmente<br />
somministrano cibo del territorio</strong><br />
<em>Processo culturale è quello che, a prescindere dal tema affrontato,<br />
dovrebbe comunque essere capace, nel metodo, di agevolare<br />
identità territoriale, redistribuzione del reddito, tutela ambientale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>19. Cibo responsabile</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145">_____________________________________________<br />
PER UN RESPONSABILE USO<br />
DELLE RISORSE NATURALI<br />
<strong>Evitare le iniziative culturali che prevedendo,</strong><br />
<strong>anche accessoriamente, sommistrazione di cibo<br />
e bevande, </strong><strong>utilizzano stoviglie monouso<br />
non biodegradabili</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere</em><br />
<em>più responsabili dei singoli cittadini riguardo all’uso di stoviglie:</em><br />
<em>in caso di monouso, si utilizzino almeno quelle biodegradabili.</em><br />
_____________________________________________</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>20. Stoviglie</strong><br />
<strong>ecosostenibili</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Passeggiando tra le erbe del Lungarno. Finisterre-Viaggioracconti responsabili</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2014/04/08/passeggiando-tra-le-erbe-del-lungarno-finisterre-viaggioracconti-responsabili/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2014 13:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Finisterre - viaggioracconti responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[erbe spontanee]]></category>
		<category><![CDATA[firenze]]></category>
		<category><![CDATA[franca molinaro]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro] Mi alzo all’alba, insofferente di sprecare a letto minuti preziosi. Sono a Firenze per una mostra di pittura, potrei andare per musei e piazze ma il mio spirito un po’ selvatico mi spinge oltre le mura della città. Una telefonata e il mio collega Emilio, mattiniero anche lui, mi raggiunge dall’albergo di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/lungarno-di-giampaolo-del-guasta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11629" alt="lungarno di giampaolo del guasta" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/04/lungarno-di-giampaolo-del-guasta-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a>[di Franca Molinaro] Mi alzo all’alba, insofferente di sprecare a letto minuti preziosi. Sono a Firenze per una mostra di pittura, potrei andare per musei e piazze ma il mio spirito un po’ selvatico mi spinge oltre le mura della città. Una telefonata e il mio collega Emilio, mattiniero anche lui, mi raggiunge dall’albergo di fronte. Prendiamo il caffè in fretta, con gli amici fiorentini che si apprestano alle loro mansioni, poi via, ci dirigiamo verso il Lungarno del Tempio, in periferia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per strada poca gente, quest’angolo di Firenze è tranquillo. In mezz’ora siamo alla meta, l’Arno è di fronte a noi e scorre piatto e silenzioso. Il tratto di fiume è affiancato da diversi servizi, parchi per cani, piste ciclabili, chioschetti. Siepi di gelsomino (Trachelospermun jasminoides) e ligustro (Ligustrum vulgare) profumano l’aria inebriando i sensi. Gli alberi di tiglio, anch’essi in fiore, confondono gli aromi che si moltiplicano e s’intensificano col levarsi del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il professore, convinto di essere uscito per una semplice passeggiata, cammina con andamento lineare e composto sciorinando gradevolmente la sua preparazione in storia dell’arte ma, ritrovandosi, più volte, a parlare da solo. Io rallento continuamente per avvicinarmi al fiume allontanandomi dalla pista, così lui, rassegnato, prosegue in solitudine, assorto in pensieri indecifrabili nascosti oltre la fronte spaziosa. Presa dal desiderio di esplorare le sponde, non curo la sua aria un po’ triste, e mi inoltro tra l’erba ancora bagnata di rugiada. Gli argini del fiume accusano il passaggio di una discreta piena, le erbe sono piegate e sporche di sabbia. L’acqua, mista a melma, è ocra liquida, nel letto non v’è vegetazione, emergono solo le foglie di stiancia (Typha angustifolia).</p>
<p style="text-align: justify;">In alcune pozzanghere, presso un sottopassaggio, è fiorito il crescione (Nasturtium officinale), una eccellente pianta rimineralizzante, ottima da consumare cruda ma, in quest’ambiente, non è proprio consigliabile. La vegetazione delle sponde è molto simile alle nostre valli, abbondano le Graminacee che, in questo momento, sono in fiore, vi scorgo avena selvatica (Avena fatua), logliarella ( Lolium perenne), gramigna (Agropyrum repens), forasacco (Bromus ramosus), mazzolina (Dactylis glomerata), orzo selvatico (Ordeum murrinum).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli alberi sugli argini si limitano a pochi esemplari di salici, olmi, Robinia pseudoacacia, sambuco (Sambucus niger). Sui loro tronchi si arrampicano l’edera (Hedera Helix) e la vitalba lianosa (Clematis vitalba). Le ortiche (Urtica dioica e pilulifera) sono in agguato con i loro peli urticanti, pronte a irritare le gambe dei numerosi ciclisti o semplici pedoni. Numerose colonie di geranio (Geranium lucido), toccamano (Galium aparine), fumaria (Fumaria capreolata), Parietaria officinalis, Artemisia vulgaris, ricoprono i bordi del vialetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli spazi interni ospitano una gran quantità di vegetazione spontanea tanto da farli apparire poco curati ma l’occhio esperto sa cogliere la bellezza anche in queste coraggiose colonizzatrici della periferia. C’è il cardo (Carduus pycnocephalus) con i suoi piccoli capolini spinosi, i crespigni (Sonchus oleraceus e tenerrimum), la lattugaccia (Lactuga integrifolia), l’aspraggine (Picris echioides), il farinello (Chenopodium album), tutte buone per le minestre, il romice (Rumex) in diverse specie, la Malva negletta con piccoli fiori rosa, il Trifolium dubium dai fiori globosi, la Campanula arvensis dalle campanelle profumate, la Ballotta nigra dall’odore nauseabondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una modesta colonia di fitolacca (Phytolacca decandra) invade un’aiuola costellata di margherite (Bellis perennis) dai petali ancora serrati, mista a euforbia (Euphorbia dulcis), e acetosella (Oxalis articulata). È reperibile qualche esemplare di piantaggine (Plantago major), di saeppola (Erigeron bonariensis), di pimpinella (Potherium sanguisorba). La vegetazione spontanea, nata dalle mani del creatore fa invidia al più bravo pittore fiorentino, ovunque l’occhio si posa  scorge un fiore e il naso avverte un profumo. Maggio esplode in tutto il suo splendore in ogni provincia temperata dell’emisfero boreale ed ogni erba, ogni creatura loda la magnificenza della creazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Assorta nelle considerazioni continuo a trascurare il mio compagno di passeggiata, pazientemente contrariato dalla mia perseveranza nel voler trasformare il soggiorno fiorentino in una ricerca botanica. Avverto i suoi impenetrabili pensieri oltre la fronte accigliata, ornata dalla capigliatura canuta, avrei dovuto ascoltare come una persona educata approfittando per migliorare le mie conoscenze ma lui, ormai, ha rinunciato alla lezione. Guardo l’ora, è il caso di rientrare, gli amici ci aspettano. Ci incamminiamo in silenzio, io con l’amarezza di non aver incontrato piante nuove, nessuna pianta sconosciuta, tutto incredibilmente familiare. –Mi sento proprio a casa- dico a Emilio mentre ripercorriamo via Orcagna… quant’è piccolo il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
<p><em>Franca Molinaro è autrice, fra l&#8217;altro, di &#8221;Menesta asciatizza. A tavola con le piante spontanee dell&#8217;appennino meridionale&#8221; e &#8220;Almanacco della Grande Madre&#8221;.</em></p>
<p><em>Contadina e studiosa della cultura rurale, cura il blog &#8220;La grande madre &#8211; Centro ricerca tradizioni popolari&#8221; e cura una rubrica settimanale dedicata alla Grande Madre, sul quotidiano &#8220;Ottopagine.</em></p>
<p>&#8212;</p>
<p>La foto del lungarno è di Giampaolo Del Guasta (presa in prestito dal web).</p>
<div></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il grano: mito e simbologia. Dalla Grande Madre a oggi.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2014/03/28/il-grano-mito-e-simbologia-dalla-grande-madre-a-oggi/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Mar 2014 16:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[franca molinaro]]></category>
		<category><![CDATA[grande madre]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro] La Mezzaluna Fertile mesopotamica in cui ebbe origine la nostra civiltà, caratterizzò fortemente la spiritualità dei popoli che ruotarono intorno a questa area. Il clima e il tipo di terreno permisero il passaggio da una civiltà originaria di raccoglitori al primo, rudimentale tentativo di agricoltura. Sembra sia stata la donna ad intuire [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/03/campo-di-grano-e1396023018545.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11475" alt="campo di grano" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/03/campo-di-grano-e1396023018545-300x122.jpg" width="300" height="122" /></a>[di Franca Molinaro] La Mezzaluna Fertile mesopotamica in cui ebbe origine la nostra civiltà, caratterizzò fortemente la spiritualità dei popoli che ruotarono intorno a questa area. Il clima e il tipo di terreno permisero il passaggio da una civiltà originaria di raccoglitori al primo, rudimentale tentativo di agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra sia stata la donna ad intuire il ciclo delle graminacee e a tentare la prima semina. Forse nacque proprio allora quel sillogismo secondo cui la terra è madre e la donna è terreno fecondo in cui seminare: la donna partoriva, si riproduceva, dal seno della terra nascevano altre creature utili, la terra allora doveva essere femmina<i> <b><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn1">[1]</a>.</b></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Il concetto della divinità si lega alla terra, madre feconda, e la religione primitiva è quella della Grande Madre, fecondata dal Sole. Sul modello della coppia divina, la società primitiva si resse sul matriarcato, in cui le donne avevano il primato e solo successivamente il potere, nella società, passò nelle mani degli uomini.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente all’uomo preistorico la donna apparve come qualcosa di magico, qualcosa che la sua intuizione non afferrava, qualcosa da temere e in qualche circostanza divinizzare. Solo la riverenza poteva esorcizzare il timore di questa entità apparentemente superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritrovamento di statuette votive, in Moravia,<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn2">[2]</a> in Austria<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn3">[3]</a>, in Italia<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn4">[4]</a>, in Francia<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn5">[5]</a>, ed in altre aree più distanti,<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn6">[6]</a> conferma il culto della divinità al femminile. Si tratta di una prima Venere steatopigica in cui l’esaltazione delle zone erotiche testimonia la centralità della fertilità. L’uomo del Paleolitico Superiore credeva che si sarebbe avverato ciò che egli avrebbe rappresentato graficamente, realizzava quindi sculture di donne floride come potenziali femmine fertili.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn7">[7]</a> Nel binomio terra-donna, le due entità si validavano a vicenda, l’elemento in comune era la fertilità che, sacralizzata valorizzava la figura femminile e la terra che come femmina feconda, era rappresentata in forma antropomorfa.</p>
<p style="text-align: justify;">Gea, la prima divinità che, secondo Esiodo, si differenziò dal Chaos originario, spinta dal desiderio d’amore concepì da sola il figlio Urano, ed alla sua unica fertilità furono attribuite tutte le forme vitali della terra<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn8">[8]</a>.  Cibele, di origine frigia fu un’altra divinità femminile che rappresentava la terra feconda, fu adottata dai Greci e dai Romani conservando il nome originario. Rea era adorata a Creta per le stesse caratteristiche ma presto il suo culto si confuse con quello di Cerere; sua figlia Demetra fu il simbolo delle messi, particolarmente del frumento, anche il suo culto confluì in quello di Cerere.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente, nell’area mediterranea, fu il culto di Iside con i suoi tratti negativi a sconvolgere l’ordine naturale primitivo e stravolgere il concetto di donna-madre. La donna, sul palcoscenico della storia, perdette la sua sacra fecondità e cominciò ad essere associata al negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel tardo medioevo, vennero rispolverate Lilith, streghe e janare fino a renderle figure reali grazie al prezioso aiuto della chiesa cattolica e protestante, di sovrani superstiziosi e di un popolo<i> ignorante</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando all’uomo preistorico vediamo che scoprì l’importanza del grano, prese coscienza del fatto che dal cereale dipendeva la qualità della sua vita e lo eresse a divinità per propiziare il raccolto ed esorcizzare la paura di una possibile scomparsa. Tutte le cure stagionali, però, non perdonavano il gesto finale  della mietitura, e la desolazione dei campi vuoti diventò motivo di ansia <a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn10">[10]</a>. <i>La precarietà della vita alimentare nelle civiltà cerealicole del mondo antico è indirettamente documentata dalle catastrofiche descrizioni del vuoto vegetale che accompagna la scomparsa del nume della vegetazione.</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn11">[11]</a><i>   </i>I lamenti funebri alle varie divinità, fino all’Antico Testamento con i lamenti di Geremia<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn12">[12]</a> e Gioele<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn13">[13]</a>, offrono scenari terrificanti della sospensione della vita del mondo vegetale .</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo, secondo la lezione di De Martino, si scoprì <i>procuratore di morte</i> e come tale tentò di riscattare il suo peccato per riabilitarsi al giudizio divino<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle messi mature, lo spirito del grano si muoveva in modo ondoso  seguendo lo spirare del vento e sfuggiva alla falce dei mietitori, finché anche l’ultimo covone era mietuto. Sembra che i mietitori delle origini, dall’Egitto all’Asia Minore, per placare l’ira dello spirito del grano gli offrissero il sacrificio di un uomo legato in un covone. <a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn15">[15]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il grano che muore per produrre fu il primo simbolo di passione causata dall’uomo e tutto il mondo antico accompagnava la mietitura con pianti cerimoniali in cui il lamento vocale era reso scenografico dalla specifica gestualità del cordoglio<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il ciclo del grano e più propriamente della natura nell’area mediterranea, s’identifica tutto il sistema religioso e culturale del mondo agrario, sistema che  la civiltà contadina ha mantenuto gelosamente fino al secolo scorso quando la sfrenata ricerca della modernità ha tentato la ricollocazione di tutto quanto appariva vergognoso alla società post-moderna determinando, in tal modo,  il ripudio del sé identitario<i>.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Pur essendo in una fascia temperata dove le stagioni si susseguono naturalmente, nel numero di quattro, il ciclo stagionale popolare si riassumeva nella dicotomia caldo-freddo: <i>Il caldo e il freddo rimangono elementi essenziali dei calendari popolari, evidenziando il contrasto tra una stagione di pienezza come l’estate, ed una di attesa e di ritiro come l’inverno. Tale contrasto corrisponde alla dicotomia che oppone da un lato abbondanza e forza vitale e dall’altro malessere e crisi esistenziale.</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn17"><i><b>[17]</b></i></a><i></i></p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio segue un andamento circolare, dalla nascita, al cammino terreno, fino alla morte  configurata nel ritorno alla terra, contemplando la passione necessaria per effettuare il passaggio a vita nuova nella rinascita o resurrezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il chicco che dorme nel buio della terra, durante la stagione fredda, dà origine ad una piantina nuova, occorrono, non a caso, nove mesi perché il frutto maturi e possa esser immagazzinato nella stagione calda.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi riti che celebravano la passione, la morte e la resurrezione erano legati alle divinità Tammuz della Siria, Attis della Frigia, Osiride dell’Egitto e Adone della Grecia. Tammuz moriva ogni anno per discendere sotto terra ma, a primavera, Istar, sua sposa o sorella, lo resuscitava risvegliando le forze rigenerative della natura, per questo fu eletto a dio dell’agricoltura.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn18">[18]</a> La versione frigia del mito di Attis riportata da Arnobio<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn19">[19]</a>, racconta che questi nacque da Nana, dea della generazione, e morì per autoevirazione il giorno delle nozze, ma resuscitò a vita nuova il 25 marzo, inizio della letizia. In tale occasione i fedeli e i sacerdoti si flagellavano spargendo il loro sangue. La <i>Catabasis</i> celebrava la discesa del dio nel regno dei defunti ed era seguita da una veglia e da un digiuno che preparava gli adepti alla resurrezione.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn20">[20]</a> Macrobio<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn21">[21]</a> descrive il ciclo stagionale regolato dai movimenti apparenti del sole e interpreta il mito di Attis, paragonandolo a quello greco di Adone. Secondo Ovidio, Adone era figlio incestuoso di re Ciniro e sua figlia Mirra, divenuto adulto s’innamorò di Afrodite ma Ares, trasformatosi in cinghiale, lo uccise. Sceso nell’Ade, fece innamorare Persefone, per intercessione della musa Calliope, gli fu concesso di trascorrere metà dell’anno nel regno dei morti e metà sulla terra con Afrodite.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn22">[22]</a>Anche Osiride, dio della vegetazione, subì una sua passione essendo stato ucciso e fatto a pezzi dal fratello Set, ma sua moglie, Iside, ricompose i pezzi e, con un grande atto d’amore, lo fece risorgere per avere da lui un erede<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn23">[23]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Antico Testamento l’offerta del sangue era abbinata a quella del pane con il dono al tempio del primo covone mietuto.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn24">[24]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo passaggio è significativo, non si trattava più dell’ultimo covone in cui si nascondeva lo spirito del grano ma è il primo covone come primizia offerta alla divinità in segno di ringraziamento. Nel Nuovo Testamento si ebbe un altro passaggio, il simbolismo si perfezionò ed il grano comparve come Corpo di Cristo  e sua conseguente, quotidiana presenza sulla mensa attraverso il simbolo del pane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nume che periva e poi riappariva, come sistema mitico-rituale, permetteva la destorificazione del vuoto vegetale riabilitando l’uomo al cospetto della divinità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo, dunque, dopo aver tranquillizzato il suo animo nella fede, sviluppò il rito come momento destoricizzato attraverso il quale poteva instaurare un rapporto diretto con la divinità. Il rito diventò un momento carico di magia e simbolismo, un tempo fuori dal tempo in cui si rendeva possibile l’incontro umano-divino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antica rete simbolica presto si offrì come base alla ritualità cristiana, la simbologia arcaica fu investita di nuovi valori, Cristo diventò il nuovo Orfeo. Maria assunta a madre della comunità cristiana sostituì la Grande Madre. La differenza fondamentale non era nella simbologia ma nella struttura della religione stessa, da circolare, cioè ciclica, diventa rettilinea, verso un compimento, escatologica. La prima è religione del mondo inferiore, la successiva è celeste, del mondo superiore.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn25">[25]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma il meccanismo resta sempre lo stesso: l’uomo cerca conforto e sostegno, anela certezze da contrapporre alla sua precarietà. Tali certezze non può trovarle in nessun contesto storico, solo una metastoria immobile ed inattaccabile può profilare un orizzonte mitico verso cui orientarsi, il luogo della sua tranquillità psicologica dove  trova spazi a sua dimensione. La fede in quel qualcosa che è oltre la sua precarietà valorizza la sua esistenza, lo supporta nelle difficoltà e ne permette la reintegrazione dopo qualsiasi episodio di assenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’innalzarsi di un orizzonte mitico previene dal disfacimento individuale e sociale e  assicura alla comunità il rinnovo dei valori che costituiscono la struttura morale della classe subalterna.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn26">[26]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il grano, primo stereotipo di dio soggetto a passione, trovò la sua perfetta collocazione nell’ambito della nuova fede cristiana. Cristo stesso nelle sue parabole vi faceva spesso riferimento.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn27">[27]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il grano dunque entra a pieno titolo nella vita comunitaria della chiesa e si offre in tutti i suoi stadi. Lo troviamo a Pasqua ad addobbare il sepolcro di Cristo morto. Qui la metafora è eclatante, le piantine cresciute al buio per mancanza di clorofilla appaiono gialle come bianco appare il corpo di Gesù nel sepolcro. E ancora a Pasqua lo troviamo battuto e spogliato per preparare i dolci, Cristo spogliato e battuto alla colonna prepara la salvezza dell’umanità. Lo ritroviamo mietuto ed offerto a spighe nei vari momenti folklorici che caratterizzano vari paesi dell’entroterra irpino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Andretta, l’ultimo sabato di maggio, la Madonna della Stella Mattutina è portata in processione su di un carro trainato da buoi, l’accompagnano <i>verginelle</i> vestite di bianco recanti in mano ceri, mazzetti di fiori e tenere spighe di grano.</p>
<p style="text-align: justify;">Troviamo il grano in chicchi nei <i>mezzetti</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn28"><i><b>[28]</b></i></a>, sulle teste di donne in processione. E’ trasformato in dolci per varie ricorrenze sacre, ancora sotto forma di pane è presente in vari riti cristiani, ed infine trionfa quotidianamente col pane sulla tavola  come sull’altare il corpo di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>A Greci , durante i funerali, sulla bara che esce dalla casa, ma anche sul cadavere, si usa buttare manciate di grano come augurio di rinascita spirituale, in sintonia col processo germinativo dei chicchi. Sempre a Greci, per il 2 novembre si prepara il “Cickuett” con grano e granone a chicchi interi, raccolti presso varie famiglie e messi a cuocere in una grande caldaia all’ingresso del cimitero. Questo cibo, misto a sale o zucchero o miele, è offerto ai visitatori e simbolicamente anche ai defunti.</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn29">[29]</a><i></i></p>
<p style="text-align: justify;">Sull’isola greca di Kalymnos ritroviamo lo stesso rituale. Il grano preparato per i funerali o per il giorno dei morti è detto Kollivo. Tale preparazione rientra nei costumi di tutta la Grecia ed è considerata uno dei momenti di maggiore comunione di tutta la famiglia.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn30">[30]</a> Il Cickuett di Greci divenuto <i>cicci cuotti</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn31">[31]</a> per gli Irpini, è un costume che i primi coloni importarono in Italia e seppero tramandare ai posteri. <i></i></p>
<p style="text-align: justify;">Il grano, come elemento magico, rientra nei riti popolari di guarigione. Ad esempio, a Villanova per eliminare i <i>puorri</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn32">[32]</a> bisogna raccogliere un numero di steli di grano pari alle verruche, tagliarli in modo da avere dei segmenti con un solo nodo centrale. Poi cercare un luogo fangoso dove piantarli singolarmente. Le verruche scompariranno quando gli steli saranno marciti, se però si ripassa da quel luogo si corre il rischio di riprendere la malattia<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn33">[33]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I racconti popolari trattano spesso del grano.</p>
<p style="text-align: justify;">Si racconta di Gesù che per mietere il grano prendeva delle spighe dai quattro lati del campo, ne realizzava delle croci, le depositava intorno alle messi, poi dava fuoco e per miracolo, dopo le fiamme c’erano i chicchi già spulati. Evidente il richiamo al fuoco purificatore.</p>
<p style="text-align: justify;">San Pietro bonariamente cercava sempre di imitare Gesù, così fece le stesse operazioni ma dopo il fuoco trovò solo la cenere. I padroni adirati li fecero arrestare. Gesù e i discepoli furono legati ad una mangiatoia; dei fanciulli portavano loro qualche pezzo di pane, poi si liberarono e partirono, “Maestro” dissero gli apostoli “non fai niente per questo posto?” e Gesù a loro “voltatevi indietro”. Quando i discepoli si voltarono non v’era più niente, solo dei piccoli coni vulcanici che esalavano vapori di metano. Rattristati per quei fanciulli innocenti proseguirono senza dir niente a Gesù temendo d’esser ripresi.</p>
<p style="text-align: justify;">Più avanti trovarono un favo di api e Gesù comandò a san Pietro di raccoglierlo e metterlo nella tunica, il discepolo ubbidì ma le api pungevano. Grattando grattando, San Pietro ammazzò tutte le api. Allora Gesù volle vedere il favo e chiese a Pietro perché le avesse ammazzate tutte e Pietro: “<i>Gesù ma quere mozzecaveno”</i> e Gesù “<i>mozzecaveno le grosse ma no le piccole”, “Maestro ma come le capava?” “Accussì le creature Pietro, come le capava?”</i> e restò il detto “<i>Santo Pietro pe n’apa accidivo tutto lo cupo”</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn34">[34]</a><i>.</i> <i></i></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora si racconta di un avaro <i>massaro</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn35">[35]</a> che assoldò un perdigiorno per seminare il suo campo. Gli diede un sacco di grano, la zappa, una <i>panella</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn36">[36]</a> di pane e un cane per fargli compagnia, poi disse: <i>va, semmena, mangia tu, coverna lo cane e la panella otammilla sana</i><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn37">[37]</a><i>.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque si sarebbe disperato ma non il furbastro che subito pensò il da farsi. Scavò una buca e vi svuotò il sacco di grano, poi si mise all’ombra di una quercia, prese la <i>panella</i> di pane, ne estrasse la mollica e mangiò insieme al cane. Verso sera tornò a casa per riconsegnare il sacco vuoto, il cane sazio e la <i>panella</i> intera ma svuotata.<a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftn38">[38]</a></p>
<p><em>Per una versione di questo articolo, vedi &#8220;Rivista storica del Sannio n. 2/2012, pagg. 71-148, Napoli</em></p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref1">[1]</a> AA.VV. ENC. GEA, Il Neolitico e l’alba della civiltà Arti Grafiche, La Moderna,  vol. V p. 13. Roma 1968</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref2">[2]</a> Venere di Dolnì Vèstonige tra i 25.000 e i 29.000 a. C., alta 111 millimetri e larga 43. Cultura Gravettiano.  E’ il più antico manufatto in ceramica, si tratta di argilla cotta a temperatura relativamente bassa. Si trova presso il Museo di Moravia. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17.</p>
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<p>[3] Venere di Willendorf tra il 24.000 /22.000 a. C., alta 11 centimetri, in olite di pietra calcarea e dipinta in ocra rossa, prende il nome dalla stazione preistorica ma non è originaria del luogo. Attualmente si trova a Vienna, Naturhistorisches Museum, Sezione Preistorica. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17</p>
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<p>[4] Venere di Savignano proveniente dalla località omonima in provincia di Modena in roccia serpentina, risalente a circa 20.000 anni a. C.. E’ alta 22 centimetri e si trova al Museo Pigorini. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17.</p>
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<p>[5] La Venere  Lespugue in Alta Garonne, risale circa al 23.000 a. C. Alta 14,7 centimetri in avorio di mammut. Si trova presso il Musèe de l’Homme di Parigi. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17</p>
<p>La Venere di Laussel circa 20.000 a. C., si tratta di un bassorilievo dipinto di ocra rossa, alto 46 centimetri. Museo di Acquitania,  Bordeaux. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref6">[6]</a> Venere di Malta, circa 23.000 a. C., in avorio di mammut, si trova presso il Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.Venere di Tan-Tan, La statuetta è alta circa 6 centimetri. É stata datata in un intervallo di tempo che va dal 500.000 a.C. al 300.000 a.C., è tra le prime rappresentazioni della figura umana. In origine era dipinta con <a title="Ocra rossa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ocra_rossa">ocra rossa</a> in quanto doveva possedere qualche importa          nza simbolica; questo reperto è il più antico rinvenuto con tracce di pittura applicata dopo la lavorazione. Fu scoperta durante un&#8217;indagine archeologica svolta da <a title="Lutz Fiedler (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lutz_Fiedler&amp;action=edit&amp;redlink=1">Lutz Fiedler</a>, un archeologo tedesco dell&#8217;<a title="Assia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assia">Assia</a>, nel deposito del fiume <a title="Draa (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Draa&amp;action=edit&amp;redlink=1">Draa</a>, pochi chilometri a sud della città marocchina di Tan-Tan.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche">http://it.wikipedia.org/wiki/Veneri_paleolitiche</a> 8 febbraio 09 ore 17.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref7">[7]</a> P. ADORNO, A. MASTRANGELO, Espressioni d’arte, Dalla preistoria al rinascimento,  vol. I, CE G. D’Anna, Firenze- Messina, 2004, p. 3I.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref8">[8]</a> A. CERINOTTI, Atlante illustrato dei Miti greci e di Roma Antica, Demetra, Prato, 1998, p. 8.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref9">[9]</a> W.  BEHRINGER, Le streghe, Il Mulino, Universale Paperbacks, Bologna, 2008, p. 34.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref10">[10]</a>Cfr.  E. DE MARTINO, Morte e pianto rituale Dal lamento funebre antico al pianto di Maria, Bollati Boringhieri, Torino, 2002, p. 221.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref11">[11]</a> E.  DE MARTINO, Op. cit., p. 218.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref12">[12]</a> Geremia, 14, 1-6.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref13">[13]</a> Gioele, 1, 4-12.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref14">[14]</a> E. DE MARTINO, Op. cit., p. 215.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref15">[15]</a> E. DE MARTINO, Op. cit., p. 231.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref16">[16]</a> E. DE MARTINO, Op. cit., p. 232.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref17">[17]</a> A.M. DI NOLA,  Scritti rari, I. BELLOTTA (introduzione a), vol.I, Edizioni Amaltea, Rivista Abruzzese, Corfinio,  2000, p. 30.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref18">[18]</a> AA.VV., Dei e Miti, dizionario di mitologia, p. 34.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref19">[19]</a>  ARNOBIO, Adversus nationes, V, 5-7.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref20">[20]</a> A.M. Di Nola, Misteri Eleusini- I miti di Cibele e Attis, in Enciclopedia delle religioni, vol. II, pp. 152-153</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref21">[21]</a> A. MACROBIO TEODOSIO, Saturnalia, 1, 21</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref22">[22]</a> ANGELA CERINOTTI, O.c., pp.12, 195</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref23">[23]</a> A.A.  Nuova Enciclopedia Universale, A. Peruzzo Editore, Cremona 1976, vol. 9, p.2783.  Cfr. F. CARDINI  La cultura folklorica, a cura di, F. SALERNO Viaggi ad oriente della morte, i riti sacro-folklorici della settimana santa nell’Italia Meridionale.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref24">[24]</a> Deuteronomio, 16, 1-8 e Levitico, 23</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref25">[25]</a> C. G. Jung, L’uomo e i suoi simboli, Biblioteca del pensiero moderno, longanesi &amp; C., Milano, 1980, p. 143.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref26">[26]</a> Cfr. E.De Martino, O.c.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref27">[27]</a> Matteo, 13, 1-9, 24-30. Marco, 4, 1-9. Luca, 8, 5-15.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref28">[28]</a> Tutti i termini dialettali sono accompagnati dalla nota di traduzione. Non c’è omogeneità di dialetto perché le interviste sono state fatte in diversi paesi con differenti sfumature linguistiche.</p>
<p>Mezzetto= Unità di misura per aridi corrispondente a 25 Kg. Può indicare anche una misura di superficie e corrisponde ad 1/6 di ettaro cioè a mezzo tommolo.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref29">[29]</a> PAOLA SILANO Pulcherino, terra, acqua e antichi sapori a Villanova del Battista. Delta3 Edizioni, Grottaminarda, 2004, p.22.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref30">[30]</a> A.A., Slow, Rivista Internazionale di Slow Food, anno VII, agosto-ottobre 2003, D. Sutton, Kollivo, p. 104</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref31">[31]</a> Grano cotto.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref32">[32]</a> Verruche.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref33">[33]</a> PAOLA SILANO, O.c, p, p. 21.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref34">[34]</a> Testimonianza dell’Autore di  F. Molinaro, Calvi, Gesù ma quelle mordevano!-Mordevano le grandi ma non le piccole- Maestro ma come le selezionavo? – Così i bambini Pietro, come li selezionavo? E restò il detto “San Pietro per un’ape ammazzò tutto il favo”.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref35">[35]</a> Padrone della masseria, affittuario o mezzadro.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref36">[36]</a> Pagnotta di due o tre chili.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref37">[37]</a> Vai, semina, mangia tu, dai da mangiare al cane e la pagnotta riportala intera.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref38">[38]</a> Testimonianza dell’Autore di F. Molinaro, Calvi.</p>
<p>&#8212;</p>
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<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/Alessio/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.IE5/FWO9GOEK/il%20grano%20corretto.doc#_ftnref39"> </a></p>
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		<title>Un carnevale antico quanto l’uomo. Montemarano</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 12:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro da La Grande Madre] La vecchia quaresima rinsecchita passa per vichi e cortili e spazza via gli ultimi confetti lanciati dai “Caporabballo” montemaranesi, già, perché in questo paese non si lanciano solo coriandoli ma veri confetti come a un matrimonio; è azzardato dirlo ma a me fa pensare allo “sposalizio della terra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/03/Montemarano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10983" alt="Montemarano" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/03/Montemarano-300x296.jpg" width="300" height="296" /></a>[di Franca Molinaro da <a href="http://lagrandemadre.wordpress.com/2014/03/08/un-carnevale-antico-quanto-luomo/" target="_blank">La Grande Madre</a>] La vecchia quaresima rinsecchita passa per vichi e cortili e spazza via gli ultimi confetti lanciati dai “Caporabballo” montemaranesi, già, perché in questo paese non si lanciano solo coriandoli ma veri confetti come a un matrimonio; è azzardato dirlo ma a me fa pensare allo “sposalizio della terra col sole”. Il Carnevale, iniziato con le maschere e i suoni di sant’Antonio Abate, vede il suo tripudio e condanna al rogo il martedì grasso, sarà poi bruciato domani in piazza. Nel nostro entroterra, il carnevale più antico e caratteristico è sicuramente quello di Montemarano, quest’anno trasmesso in diretta dalla Rai. Molti studiosi ne hanno scritto e tutti hanno concordato sull’originalità della tradizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese, arroccato su uno sperone dell’Appennino, come un’aquila reale vive con fierezza le sue peculiarità. La tarantella che porta il suo nome è compagna inscindibile del carnevale, non si sa chi dei due sia nato prima, questo ritmo arcaico comune a tutte le regioni del Sud, a Montemarano conserva sonorità uniche e altrettante valenze. Questo momento di passaggio e quindi di capovolgimento dell’ordine costituito legato forse ai riti di passaggio, a Montemarano presenta un rituale ascrivibile alle antiche processioni sacre, accompagnate da determinati suoni.</p>
<p style="text-align: justify;">I Montemaranesi, a giusta ragione, sono orgogliosi del loro patrimonio etnomusicale e lo propongono, oggi, a tutto il mondo collegandolo a diverse attività, nel corso di tutto l’anno. Il paese ha la fortuna di avere giovani operosissimi che si adoperano per la salvaguardia e la promozione del territorio, a partire dal giovanissimo sindaco Beniamino Palmieri, il presidente dell’associazione “Amomontemarano” Antonio Di Vito, l’ideatore e curatore del museo etnomusicale, ricercatore della tradizione sonora Luigi D’Agnese, il gruppo folkloristico  di Achille D’Agnese che ha portato le note della Montemaranese in tutto il mondo, la scuola di tarantella di Roberto D’Agnese.</p>
<p style="text-align: justify;">Una gioventù che non si arrende alla crisi e alla depressione ma si alimenta alla radice profonda e antica della propria cultura. Ma quale rischio corre una manifestazione che ogni anno vede arrivare un numero sempre maggiore di forestieri non sempre rispettosi delle regole vecchie di millenni? E’ vero, la tradizione popolare non è mai cristallizzata, è viva e si evolve perché è nella sua natura, ma il rischio di spettacolarizzare il rito derubandolo della sua anima originaria, è alto. Mi rivolgo a Luigi D’Agnese, responsabile del museo, lui ha recuperato la memoria di questo popolo con varie pubblicazioni e registrazioni, conosce le regole tramandate di generazione in generazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco alcune norme fondamentali per &#8220;Vivere la Tradizione&#8221; nel Carnevale di Montemarano:<br />
- Il “caporabballo”  è la figura fondamentale, una maschera unica che compare solo in questo paese per questo deve essere rigorosamente maschio e locale, egli ha il compito di far rispettare le regole nell’ambito del gruppo che rappresenta. Un tempo, quando le serate si prolungavano nelle case private, il capofamiglia apriva la propria casa ma la responsabilità della festa era del caporabballo. E’ indispensabile l’ospitalità verso i forestieri ma bisogna spiegare che Montemarano non è il paese della trasgressione o del divertimento sregolato, occorre partecipare nel rispetto degli usi e costumi del popolo ospite. Durante i giorni di Carnevale, è necessario che siano i musicisti locali a suonare secondo regole stabilite non da noi ma da chi ci ha preceduto nei secoli scorsi. Questo non è un palcoscenico per esibire la bravura di alcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa Montemaranese, in questa circostanza ha delle regole: non deve esagerare nella paranza con un&#8217;infinità di strumenti musicali, sono consentiti al massimo 2 clarinetti, 2 fisarmoniche e 2 tamburi, questo per avere una musica pulita, ascoltabile e, soprattutto ballabile. Le paranze debbono fare una preparazione preventiva per ottenere una coreografia ordinata e armonica. Inoltre non è il caso di adottare “suonate” nuove o importate perché il senso del tutto è dato dai ritmi originali che rappresentano la nostra storia. Altra cosa indispensabile è la riscoperta dei costumi tradizionali: Ballerinola, Caporabballo col bastone o con la scopa, Pulicinielli con le pagliette e i nastri variopinti, Pezzaro ovvero l&#8217;arlecchino montemaranese, Vecchio, Pacchiana. La comunità deve recuperare il valore del rito, una volta era aggregazione familiare, amichevole e piena di allegria, ci si riuniva una volta per casa e si consumava un pasto insieme, vicino ad un buon bicchiere di vino e un saporito salame paesano, poi tutti a ballare e a divertirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo che va da Sant’Antonio Abate al carnevale era uno scambio continuo di cene, incontri, consigli, prove di musica e coreografia. Oggi rischiamo di perdere di vista il senso vero del momento per uniformarci sempre più agli sfarzosi carnevali nazionali e internazionali”. Le perplessità sono comprensibili pur nella coscienza che non si può bloccare l’evoluzione culturale di qualsiasi ritualità ma, noi siamo certi, Montemarano saprà conservare la sua tradizione pur confrontandosi col mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su Ottopagine 8 marzo 2014.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo dal blog:<br />
<a href="http://lagrandemadre.wordpress.com/2014/03/08/un-carnevale-antico-quanto-luomo/" target="_blank">http://lagrandemadre.wordpress.com/2014/03/08/un-carnevale-antico-quanto-luomo/</a></p>
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		<title>Il giardino della Grande Madre</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Dec 2013 20:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione1]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Franca Molinaro da Comunità Provvisoria] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg"><img class="alignleft  wp-image-8412" alt="aiab-piante-bellezza" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/09/aiab-piante-bellezza.jpg?w=209" width="167" height="240" /></a>[di Franca Molinaro da <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/12/09/il-giardino-della-grande-madre-_-di-franca-molinaro/" target="_blank">Comunità Provvisoria</a>] Ho iniziato a concretizzare su carta i miei studi di botanica quando ho capito che la ricerca antropologica incentrata sullo studio dell’uomo non mi soddisfaceva, inoltre, mi trovavo spesso a fare i conti con piante di cui necessitava la conoscenza specifica per comprenderne le proprietà eduli, officinali e apotropaiche. Volgere l’interesse verso la natura non ha significato dare un taglio con l’umanità, piuttosto dare un taglio alle apparenze, alle futilità che la quotidianità comporta. In questo modo non ho inteso rinnegare la ricerca antropologica ma approfondirla indagando su quell’intima spiritualità che lega il genere umano all’universo, quell’idea archetipa non sottoposta ad evoluzione culturale, o meme assoluto che sopravvive al susseguirsi delle ere e delle civiltà al pari di un gene nella catena di un DNA. Tale ricerca coincide col bisogno di Verità e può passare attraverso lo studio delle cose concrete, naturali, visibili. Se il cosmo è la manifestazione delle energie divine creatrici, ogni albero, ogni pianta, ogni fiore è informato da un’energia divina ovvero da un dio, è una teofania (A. Cattabiani).</p>
<p style="text-align: justify;">La verità si rivela quotidianamente attraverso la rigenerazione continua, la si può osservare fisicamente senza far ricorso a difficili dogmi e teologie di ogni credo. Il miracolo della creazione si reitera ogni secondo in miriadi di forme con impollinazioni e fecondazioni, in esso è il senso assoluto del tutto, il processo chimico che l’evoluzionismo vuole verificatosi per caso è il principio delle cose: la vita. Avvicinarsi alla comprensione di tale mistero significa provare ad esser parte del tutto. Entrare in un bosco ed ascoltarne il silenzio è il primo esercizio da compiere per chi vuol tentare questa esperienza, proverà un senso di sgomento, una sorta di ansia inspiegabile, questo stato gli è causato dall’incontro tra cosmo e microcosmo interiore. Lo sgomento può essere superato con la conoscenza acquisita attraverso il rapporto continuo con la vita che il bosco ospita, con appuntamenti periodici per capire lo sviluppo delle piante, la fioritura o la fruttificazione. Un medico di Bismarck raccontava che al suo paziente, esaurito dall’eccessiva tensione nervosa dovuta agli impegni di governo, consigliò come terapia di sdraiarsi mezz’ora sotto una quercia. L’esercizio diventa, dunque, una terapia per curare le nevrosi e ristabilire l’equilibrio interiore nelle persone dalla personalità labile ma anche un’occasione per tentare il contatto col creato. I boschi, la montagna con i suoi orizzonti possiedono quella capacità energetica che permette la rigenerazione dello spirito attraverso la meditazione e l’incontro con l’infinito. Gli Appenninici sacralizzano la montagna, i fiumi, i boschi ed in questi elementi si rispecchiano, un po’ lupi, un po’ falchi, sicuramente un po’ conservatori, legati, non senza ragione, alle proprie tradizioni. Come la vegetazione, così le etnie dell’entroterra, si somigliano tra loro anche se ciascuna conserva le proprie peculiarità. Tutte, però, sono accomunate dal legame profondo, sacro, con la terra, la natura, le colture, il mondo “anima”; in tutte è presente una religiosità in cui il Cristianesimo si integra con reminiscenze paganeggianti in una sorta di spiritualità immanente colta attraverso la contemplazione della natura. A chi è meno incline alla ricerca interiore ed ha più spiccato desiderio di bellezza ed armonia estetica, è consigliata l’avventura tra boschi, monti e fiumi, per scoprire ed ammirare la magnificenza di sora nostra Madre Terra, quella bellezza che comunemente sfugge agli occhi frettolosi, un’armonia disegnata dagli stami corallini del fiore della cicoria o dalla geometria perfetta del fiore stellato dell’Echinopo. Secondo l’Antico Testamento, l’uomo ebbe in affidamento la terra per “soggiogarla”, ma forse prese troppo alla lettera le parole dell’Onnipotente e, con lo scorrere del tempo, ha perduto il rispetto per la Grande Madre assoggettandola ai suoi smisurati bisogni. Recuperare il rapporto con la terra è il primo tentativo per ristabilire gli equilibri naturali. Se la strada non dovesse essere quella dell’Amore, e con esso tutti i sentimenti buoni che lo caratterizzano, allora si lasci almeno spazio al naturale egoismo genetico e si pensi che, senza la natura in buone condizioni è impossibile assicurare la sopravvivenza dei propri geni.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra ragione per imparare a conoscere direttamente la natura ci è suggerita dalla legge emanata il 31 marzo 2004 dalla European Directive on Traditional Herbal Medicinal Products (THMPD) che rende operative le norme per l’utilizzo di prodotti erboristici. Il 1° di aprile 2011 tutte le erbe medicinali diventeranno illegali nell’Unione Europea. Questa direttiva richiede che tutte le preparazioni di erbe debbano superare lo stesso tipo di procedure dei farmaci. Non fa differenza se un’erba sia stata liberamente utilizzata per millenni. I costi di queste – nuove – procedure sono ampiamente superiori a quelli affrontabili dalla maggior parte dei produttori – escluse le grandi industrie farmaceutica ed agroalimentari. Si parla di costi oscillanti fra i 100.000 ed i 150.000 € per erba; se poi si tratta di un composto, ogni erba deve essere trattata separatamente. Non conta se un’erba sia stata usata con sicurezza ed efficacia per migliaia di anni, dovrà essere trattata come fosse nuovo farmaco di laboratorio (Gaia Healt).</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, le piante non sono farmaci di laboratorio, sono invece preparati ottenuti da fonti biologiche non necessariamente purificati – perchè la cosa potrebbe modificarne natura ed efficacia – così come avviene per gli alimenti. Trattarle come prodotti di sintesi significa distorcere la loro natura e la natura delle piante medicinali. La cosa ovviamente non fa la minima differenza dentro le mura dell’Unione Europea controllata da BigPharma (la grande industria farmaceutica) un’Unione che ha inglobato il corporativismo nella sua costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’industria farmaceutica e quella agroalimentare hanno, così, quasi completato il loro assalto a tutti gli aspetti della salute, dai cibi che mangiamo al modo col quale ci prendiamo cura della nostra salute. La natura rappresenta un’immensa dispensa, comprende una quantità di erbe non solo officinali ma anche eduli, ottime da portare in tavola. Naturalmente occorre competenza nel riconoscerle e nel prepararle, occorre ripulirle accuratamente perché le piante raccolte in natura non sono pulite come la lattuga da serra raccolta sul telo nero della pacciamatura. Hanno sapori differenti da quelli degli ortaggi da coltura forzata. Sapori antichi che il nostro entroterra conserva gelosamente nella sua tradizione. Nella valle del Calore abbiamo un sapore del tutto particolare, quello del puliejo (Menta pulegium) abbinato ai cecatielli, mentre nella valle dell’Ofanto si usa ancora il rafano (Armoracia rusticana) nelle Tomacelle. Questi e tanti altri vogliamo proporre in questo percorso che mi accingo a intraprendere attraverso le terre d’Irpinia e dell’entroterra appenninico.</p>
<p style="text-align: justify;">Franca Molinaro</p>
<p style="text-align: justify;"><em>articolo pubblicato su ‘ottopagine’ 5.12.2010.</em></p>
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