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	<title>Art&#039;Empori &#187; Alessio Masone</title>
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	<description>Movimento artistico/economico di fruitori responsabili</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jul 2021 21:41:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cenabaratto. Barattare competenze artistiche ed alimentari per rifondare un modello culturale inclusivo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jan 2014 04:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Mentre la vita dei vicini di casa è devastata dalla crisi economica, oggi, il cittadino si reca agli spettacoli con la stessa indifferenza del tedesco che si recava a teatro, sebbene, alcune ore prima, i nazisti avessero arrestato l’intera famiglia dei vicini di casa, in quanto colpevoli di essere ebrei. Per promuovere un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/cenabaratto-11.10.13b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9954" alt="cenabaratto 11.10.13b" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/cenabaratto-11.10.13b-300x223.jpg" width="300" height="223" /></a>[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">di Alessio Masone</a>] Mentre la vita dei vicini di casa è devastata dalla crisi economica, oggi, il cittadino si reca agli spettacoli con la stessa indifferenza del tedesco che si recava a teatro, sebbene, alcune ore prima, i nazisti avessero arrestato l’intera famiglia dei vicini di casa, in quanto colpevoli di essere ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">Per promuovere un nuovo fruitore che sia responsabile anche nei consumi, a Benevento, lontano dai riflettori e dai palcoscenici, si sta sperimentando un&#8217;innovativa forma di aggregazione artistica che origina dal cibo e dai suoi riti: è la cenabaratto che, ogni venerdì sera, dopo la consegna del GAS Arcobaleno (Gruppo d’Acquisto Solidale), presso la libreria indipendente Masone di Benevento, realizza un presidio territoriale nato per resistere alla crisi economica. Per parteciparvi basta barattare un cibo cucinato, una performance artistica, un sapere concreto o un’esperienza di vita che inneschi il cambiamento. Accomunati dalla stessa tavolata, eliminate le barriere tra attore e fruitore, tutti, contadini e artisti, consumatori e spettatori, partecipano da coautori della serata, ognuno fruitore dell&#8217;altro, esercitandosi a una cittadinanza non delegata nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, l’artista, non essendo più su un palco che lo separa dallo spettatore e dal suo mondo quotidiano, in questa resistenza partigiana del XXI secolo, si allea all’economia reale. Ogni artista, oggi, è chiamato a contrastare il modello di sviluppo intermediario e sovraterritoriale che, ormai tramontato, sopravvive aggredendo sempre più le identità e i redditi dei territori. In questo senso, Art&#8217;Empori promuove un&#8217;arte di filiera corta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale crisi è complessivamente dovuta a un’economia dei servizi che, da accessoria, è diventata prevalente sull’economia reale. L’artista non può restare passivamente parte di quella economia di intermediari che grava sui piccoli soggetti dell’economia reale. Quando assistiamo a uno spettacolo che necessita di fondi istituzionali o di strutture pubbliche, dobbiamo sapere che anche quello spettacolo fa parte dell’economia accessoria e intermediaria che grava su quella reale, quella dei cittadini. Oggi, l’artista dovrebbe individuare forme alternative e fuori dai luoghi deputati, se vuole essere promotore nel metodo, oltre che nelle intenzioni, di cambiamento e giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, il baratto di competenze alimentari e artistiche, che avviene durante la cenabaratto, diventa fautore di una relazionalità corta tra cittadini, in quanto esente da intermediazione. Ne origina un’esperienzialità e una coesione fra i cittadini che, in un contesto convenzionale di fruizione artistica, non potrebbe realizzarsi: fino ad oggi, durante uno spettacolo, realizzato nei luoghi deputati, spesso non luoghi, ogni spettatore si è triangolato con gli altri spettatori tramite l’artista che fa sponda dal palco. Nel baratto di competenze, invece, ogni partecipante si relaziona agli altri partecipanti senza alcuna sponda, senza l’intermediazione del palco, innescando inclusione dell’altro e una cittadinanza artistica non delegata. Da qui, il passo è breve verso la cittadinanza economica non delegata e la redistribuzione dei redditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Si respira aria di rivoluzione culturale durante la cenabaratto visto che la presenza dei contadini, massimi esponenti del cambiamento in corso, fungendo da nuovo catalizzatore del momento creativo, sembra aver reso asfittico e superato il convenzionale rapporto tra fruitore ed artista, tra lettore e giornale, tra cittadino e intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta, per essere partecipi del cambiamento, si sceglieva la vita di artista o una carriera intellettuale, in alternativa ai convenzionali mestieri materiali. Invece, oggi, l’artista, se vuole essere coerente con il bisogno di cambiamento, deve tornare alla faticosa economia reale, quella che può salvarci dalla recessione. Artisti e intellettuali, se vogliono essere testimoni di questo tempo e delle sue emergenze, dovrebbero, direttamente o come volontari, essere anche artigiani, contadini o negozianti. Tutti piccoli attori dell’economia reale che, fatta dal basso, dal cittadino in prima persona, è oppressa dal paradigma della filiera lunga e dell&#8217;economia  accessoria: quella spersonalizzante e onerosa intermediazione fra i cittadini imposta dalla grande distribuzione e dallo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra innovazione è espressa dalla CenaBaratto quando artisti e fruitori, montando e smontando i tavoli per realizzare la serata, si configurano anche come volontari di un GAS ma soprattutto di una libreria, immedesimandosi con i mestieri dell&#8217;economia reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cocenti emergenze di oggi pretendono un palcoscenico diffuso nel mondo reale, nella quotidianità della città, con le sue botteghe, e della campagna, con le sue fattorie.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Estratti di questo articolo sono apparsi il <a href="http://www.bmagazine.it/societa/item/5354-cenabaratto,-arte-e-cibo-per-cambiare-il-mondo" target="_blank">6 novembre 2013</a> sul portale web <a href="http://www.bmagazine.it/societa/item/5354-cenabaratto,-arte-e-cibo-per-cambiare-il-mondo" target="_blank">bMagazine</a>).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/cenabaratto-articoli-e-foto/" target="_blank">Clicca qui per vedere comunicati, articoli e photogallery relativi alle cenebaratto.</a></p>
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		<title>Una giornata a Bacoli, tra orti di mare e l&#8217;osteria resistente La Catagna</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 22:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[Finisterre - viaggioracconti responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[Nina Iadanza]]></category>
		<category><![CDATA[Osterie resistenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ritrovi di resistenza alimentare]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Nina Iadanza] Non bisogna andare poi tanto lontano per arrivare ai Campi Flegrei. ”La terra che brucia”, anche se oggi, ahimè, l’espressione ci ricorda tristemente altri luoghi, è una sorta di museo diffuso dove la natura ancora si manifesta imponente e la cultura greco-romana ha lasciato evidenti i segni della sua presenza. Una grande caldera, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/15bacoli-poggio-artempori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9928" alt="15bacoli-poggio-artempori" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/15bacoli-poggio-artempori-300x188.jpg" width="300" height="188" /></a>[di Nina Iadanza] Non bisogna andare poi tanto lontano per arrivare ai Campi Flegrei. ”La terra che brucia”, anche se oggi, ahimè, l’espressione ci ricorda tristemente altri luoghi, è una sorta di museo diffuso dove la natura ancora si manifesta imponente e la cultura greco-romana ha lasciato evidenti i segni della sua presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una grande caldera, il Parco regionale dei Campi Flegrei, con sorgenti termali, fumarole, bradisismo, laghi di origine vulcanica o di sbarramento, zone di particolare valore biologico e naturale come Capo Miseno, il Parco sommerso di Baia, il Cratere degli Astroni, riserva di caccia dei Borboni. Luoghi che soprattutto ti lasciano la possibilità di scoprire ancora qualcosa di inaspettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle nostre parti ci si arriva facilmente. Lasciando la tangenziale a Fuorigrotta e passando da piazzale Tecchio, si può fare la via che passa lungo l’area dell’ex Italsider di Bagnoli, ora, in parte, Città della scienza, e costeggia poi il mare. Poco prima di arrivare a Pozzuoli, alberi di tamerici accompagnano il tratto di strada e sembra di stare in un posto d’altri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vado ogni tanto, sia d’estate che d’inverno, e ogni volta  per me è una scoperta. Il giorno di Capodanno sono stata a Bacoli e questa volta ho proseguito oltre la già nota Piscina Mirabilis per arrivare nella zona del Poggio, la parte più alta e isolata che si affaccia direttamente sul Golfo di Miseno, l’antico porto militare dei Romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, Enea seppellì il timoniere Miseno, prima di scendere negli inferi e dopo aver consultato la Sibilla che sulle foglie al vento faceva i suoi vaticini. Fuori dai percorsi più conosciuti, ci si ritrova tra fazzoletti di terra in mezzo alle case tipiche del posto che ancora resistono fra le più recenti costruzioni i cui muri di recinzione impediscono viste mozzafiato e ci si chiede perché si permettano simili scempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Orti di mare fatti di filari di viti sotto cui si coltivano in bella fila, in questa stagione, finocchi, broccoli e carciofi; riquadri di terra in mezzo ai quali intravedi casotti di assi di legno inchiodate alla buona, che conservano attrezzi, e piante di mandarini. Nella vegetazione spontanea ruta, fichi d’india e cespugli di malvarosa insieme al lentisco.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra di stare su un’isola: stradine strette, case coi segni della salsedine addossate le une alle altre, persone affacciate ai balconi, piccoli slarghi dove ci si ritrova per chiacchierare. La barca al posto dell’auto.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa stagione, nonostante le festività, non avverto frenesia nell’aria, tutto sembra più pacato, lento. La gente, prevalentemente pescatori-contadini, da queste parti, veste in maniera semplice, è cordiale, ci scambiamo volentieri saluti e auguri di buon anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla zona del Poggio si giunge al lungo isolotto ricurvo di Punta Pennata, bordo residuo del porto di Miseno, insieme con Punta Terone e Punta della Sarparella, un tempo collegato con una striscia di terra al resto dell’abitato. Ospitava una villa imperiale i cui resti ancora si intravedono tra la vegetazione e fino alla fine dell’Ottocento era la sede del vecchio cimitero.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è ancora la stradina scoscesa che porta all’isolotto: si chiama Cupetelle e quelli del posto dicono che il nome è legato ai tristi accompagnamenti. La si percorre senza non qualche disagio per raggiungere un lembo di costa che affaccia su un mare trasparente, nonostante tutto, e che offre una vista mozzafiato su tutto Capo Miseno. Gli abitanti del luogo d’estate qui si fanno i bagni e dicono che farlo altrove non è la stessa cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto c’era una grotta conosciuta per i poteri benefici delle esalazioni di zolfo dove si  curavano le malattie della pelle, ma da qualche tempo non è più accessibile per via di una frana che ne ha ostruito l’ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Catagna, osteria che resiste all’omologazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Proprio tra la Punta del Poggio e la Piscina Mirabilis, si trova un’osteria, ricavata in una piccola casa del posto con un terrazzo di rampicanti fiorite anche d’inverno, che affaccia su Capo Miseno.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo letto della sua esistenza sulla guida Osterie d’Italia. Ma a Bacoli non c’è nessuna indicazione, non un’insegna e, per raggiungerla, mi sono sentita più volte con uno dei proprietari che mi ha spiegato come arrivarci. Alla terza telefonata mi ha detto di non “arruvogliarci le cervella”, così ho fatto leva sul mio intuito e, alla fine, sono riuscita a trovarla! Quando siamo arrivati, mi ha detto che le donne sono brave a guidare, vanno piano e non fanno incidenti. Ma le indicazioni deve chiederle chi guida e io non avevo certo guidato…</p>
<p style="text-align: justify;">Ve la segnalo, vale la pena andarci. Si chiama “La Catagna” che, in dialetto bacolese e procidano, sta ad indicare la tana del polpo. Ncatagnare, nascondersi, infrattarsi, da cui il termine anfratto nascosto e tana di pesci.</p>
<p style="text-align: justify;">La gestiscono da una decina d’anni i fratelli Della Ragione, Crescenzo ed Elio con Amalia, la mamma, cuoca naturale per vocazione, dopo aver deciso di trasformare la cucina di casa in un’attività economica in prima persona, grazie anche alle esperienze fatte da Crescenzo, in Inghilterra e poi in zona flegrea, e alla passione condivisa e vitale per il mare che dura da sei generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non essendo dotati di un’insegna e di segnaletica stradale che li pubblicizza, come a farci conoscere l’interezza del luogo, ci hanno costretto a interagire con vari residenti per avere indicazioni dell’osteria.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono presenti su internet con un proprio sito e, quando gli ho chiesto un indirizzò di posta elettronica, Elio è andato a controllarlo su una rubrica. Lui ritiene che il passaparola sia ancora il sistema migliore per farsi conoscere ed apprezzare. Fanno rinunce capaci di identità, come la scelta di non servire coca cola e patate fritte. Locale piccolo con camino e moderna cucina a vista. Tutto il contesto privilegia i contenuti sulle forme, l’economia reale rispetto a quella degli intermediari. Un esempio concreto di come si possa realizzare un cambiamento partendo da sé e investendo in un’attività che consente di vivere dignitosamente nel rispetto dell’ambiente e delle altre persone: senza pesare sulla collettività, reinventando, in versione responsabile, un mestiere identitario. Mentre, a pochi metri di distanza, fuori contesto, una società di investitori sta realizzando un elegante resort, al contrario, come a portare la bandiera del borgo, “La catagna” interpreta l’anima del luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sole rendeva accogliente il terrazzo e abbiamo preferito  mangiare all’aperto, sotto un pergolato di buganville ancora fiorite, che affaccia sul mare, e con una famiglia di gatti, a poca distanza, che ci guardavano sornioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pranzo lo decide il cuoco, in base al pescato del giorno e con citazioni alla macrobiotica, disciplina cara alla compagna del cuoco. Antipasto e primo, non di più, dopo l’abbondante cenone a casa dei miei amici Mustilli, vignaioli indipendenti di Sant’Agata de’ Goti.</p>
<p style="text-align: justify;">Insalata di rinforzo con alici di Cetara, cuppettiello di crocchette di ricciola e patate, polpo affogato con crostini di pane e hummus di ceci con tahin (salsa di sesamo), riso venere e calamari con salsa shoyu (salsa di soia), sfoglie di baccalà e patate con pomodorini invernali, per antipasto. Il primo, spaghettoni  al nero di seppia. Un vino, malvasia e falanghina, biologico fermentato in bottiglia. A conclusione, un mandarino profumato, regalato dai vicini ai padroni di casa e molto apprezzato da me.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono stata bene, io e il mio compagno ci siamo concessi un tempo e una dimensione diversa, dopo tanto lavoro. La bellezza di alcuni posti e l’energia che trasmettono certe persone incontrate, che mettono in pratica, pur fra mille difficoltà, ciò in cui credono è sempre sicuro nutrimento. Una buona fine e un buon principio.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri di Buon Anno a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla prossima.</p>
<p><em><b>«</b> Lasciai quel luogo perché c’era pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti <b>» </b>(Simmaco)</em></p>
<p>Osteria La Catagna, Bacoli (NA), Via Pennata 26<br />
081 5234 218</p>

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<a href='https://www.artempori.it/artempori/2014/01/05/una-giornata-a-bacoli-tra-orti-di-mare-e-losteria-resistente-la-catagna/catagna-elio-della-ragione-artempori/'><img width="150" height="150" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/catagna-elio-della-ragione-artempori-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="catagna-elio della ragione-artempori" /></a>
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		<title>Auguri per le ricorrenze. Gentilezza o familismo?</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2014 10:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Affronto l&#8217;argomento per scusarmi con tutti quelli che si aspettano da me auguri per le ricorrenze festive. Infatti, escluse le stringate risposte per ricambiare, da alcuni anni, evito di fare auguri alle singole persone. Da quando mi occupo di associazionismo e di cambiamento dal basso, sempre più trovo sconveniente il gesto di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/albero-natale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9902" alt="albero-natale" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2014/01/albero-natale-224x300.jpg" width="224" height="300" /></a>[<a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/autori-di-artempori/alessio-masone-x-autori/" target="_blank">di Alessio Masone</a>] Affronto l&#8217;argomento per scusarmi con tutti quelli che si aspettano da me auguri per le ricorrenze festive. Infatti, escluse le stringate risposte per ricambiare, da alcuni anni, evito di fare auguri alle singole persone.</p>
<p>Da quando mi occupo di associazionismo e di cambiamento dal basso, sempre più trovo sconveniente il gesto di contattare individualmente amici, per telefono, sms, mail, per comunicare i miei auguri. Al contrario, per strada o nella mia libreria, con piacere faccio gli auguri a conoscenti e clienti.</p>
<p>A fine anno, ho mandato gli auguri a tutti i membri compresi nei nostri gruppi di discussione. Ma ogni persona vuole essere considerata speciale, non come tutti gli altri conoscenti, associati o clienti. Qui ha radice quel rapporto di seduzione che, innescandosi bilateralmente tra persone e parenti, diventa humus per il familismo e l&#8217;esclusione.</p>
<p>Per queste ragioni, ritengo fondamentale relazionarmi all&#8217;altro, in base al progetto che mi accomuna a lui (un&#8217;associazione, una comunità territoriale&#8230;) e non in base alla mia posizione individuale.</p>
<p>Relazionarsi all&#8217;altro con approccio multilaterale (progetto, comunità), non in base a rapporti bilaterali, è il primo passo per cambiare il mondo dal basso, contribuendo a un linguaggio della pace e dell&#8217;inclusione. Per lo stesso motivo, sui social network (facebook&#8230;), in quanto si scelgono i propri interlocutori, la comunicazione interpersonale è orientata all&#8217;individualismo e al familismo, mentre i gruppi fb e i gruppi di discussione per mail, in quanto aggregano i membri per temi e non per amicizia, sono improntati a un linguaggio comunitario, inclusivo.</p>
<p>Per lo stesso motivo, chiedo di essere giustificato ogni volta che sono poco accomodante con chi collabora con me in libreria o in associazione (Art&#8217;Empori, GAS Arcobaleno, SoldoCorto, Distretto di EcoVicinanza): le persone, che si ritengono maltrattate da me, nel giudicare i miei gesti, non guardino il proprio orgoglio ferito, matrice di violenza ed esclusione, ma il progetto della libreria o dell&#8217;associazione in cui sono inseriti i miei gesti scomodi.</p>
<p>Il tutto diventa esercizio a un approccio comunitario, non individualistico, alla vita.</p>
<p>In pratica, se a Natale e a Pasqua siamo tutti più buoni, almeno dovremmo sforzarci a non scambiarci auguri individualistici, escludenti.</p>
<p>Auguri a tutti.</p>
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		<title>L&#8217;Irlanda, in direzione ostinata e contraria. Prima parte.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 18:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[.Antologia artistica]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Imbriani]]></category>
		<category><![CDATA[Finisterre - viaggioracconti responsabili]]></category>
		<category><![CDATA[scorrevole]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Angelo Imbriani] “Be nice or leave!” “Signore, benedici chi non mi fa perdere tempo!” Mentre attendo che il titolare del negozio concluda la sua transazione con il signore che mi precede, noto la  scritta alle sue spalle. Passano i minuti e attendo pazientemente il mio turno. Ecco, l’altro avventore ha avuto la merce che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[di Angelo Imbriani]</p>
<p><b><i>“Be nice or leave!”</i></b></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda8-angelo-imbriani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9768" alt="irlanda8-angelo-imbriani" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda8-angelo-imbriani-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>“Signore, benedici chi non mi fa perdere tempo!” Mentre attendo che il titolare del negozio concluda la sua transazione con il signore che mi precede, noto la  scritta alle sue spalle. Passano i minuti e attendo pazientemente il mio turno. Ecco, l’altro avventore ha avuto la merce che cercava, ha anche pagato, ma la discussione tra lui e il negoziante, che pare verta su dei loro comuni conoscenti, non accenna a concludersi. Spero che l’esercente si ricordi quanto prima di quel cartello affisso in bella posta nel suo negozio, a guisa di monito per chi entra e quasi di manifesto programmatico del suo “stile commerciale”. Ma non è così, purtroppo. Provo ad avanzare di un passo. Niente. Del resto, quando sono entrato, nessuno dei due ha risposto al mio “buongiorno” ed ora continuo evidentemente ad essere invisibile. In altre circostanze la cosa non mi dispiacerebbe affatto, ma qui dentro oltretutto fa anche piuttosto caldo. Ora i due sono passati a dibattere le scelte lavorative ed esistenziali, nonché le note caratteriali specifiche dei figli di quei comuni conoscenti di cui stavano già parlando. Faccio un altro passo avanti. Forse lo hanno notato. Si salutano, finalmente. Avanzo. Il commerciante mi guarda, con espressione interrogativa e vagamente infastidita; non dice una parola. “Mi occorrerebbe una pila come questa, per favore”. Prende la batteria che ho in mano, la valuta, si china sotto il bancone, cerca per qualche secondo e infine me ne mostra una simile. Sempre senza proferire parola. “Ok”, dico. “Quant’è?”. “Cinquanta centesimi”. Gli porgo la moneta e saluto. Non risponde. Stavo quasi per mormorare un “grazie, mille” perché dal suo atteggiamento sembrava che stesse lì a farmi un favore e non che si trattasse di un normale scambio commerciale del quale, al limite, era lui a doversi rallegrare, visto che io avrei anche potuto scegliere un&#8217;altra bottega.</p>
<p>Appena in strada, ecco un automobilista che suona a distesa il clacson. Supera un’altra vettura e si sbraccia contro il conducente di quest’ultima che, evidentemente, non rispettava il suo personalissimo limite minimo di velocità. Dopo un attimo, una scena analoga, con altre due automobili. Ancora il suono violento del clacson da una, ma stavolta è inteso a bloccare sul posto quell’altra che accennava a immettersi sulla strada principale, rischiando di far perdere al conducente della prima i suoi preziosissimi secondi.</p>
<p>Sospiro, già rassegnato, e penso all’Irlanda da cui ho appena fatto ritorno.</p>
<p>In Irlanda (ma anche in Inghilterra, in Scozia e di sicuro in cento altri paesi), se entri in un pub e chiedi una pinta, dimenticando di dire per favore (da noi spesso la formula di cortesia si omette: chiedere “un caffè!”, si ritiene che basti e avanzi), il barista ti guarda un po’ interdetto, non irritato, semmai lievemente spaventato, e ti risponde “Certo! Subito!” E’ che in quel modo la richiesta gli pare quasi un ordine; o magari pensa che tu abbia una gran fretta…</p>
<p>Anche in Irlanda, in molti esercizi pubblici, c’è un cartello, come nel negozio di prima, ma sopra vi è scritto: “<i>Be nice or leave!”</i> Sii gentile oppure va via! E’ questo cartello, e tutto lo stile di vita a cui allude, ancor più della lingua straniera, della pioggia d’estate, dei paesaggi, del cibo, che ti fa sentire lontano dall’Italia. Lontano molto più di quelle mille miglia che separano geograficamente i due paesi. Lontano, ma positivamente, felicemente lontano, anche se solo per il tempo di un viaggio, di una vacanza. Perché in Italia tanti, tantissimi, forse la grande maggioranza non danno più valore alla gentilezza. Anzi, molti sembrano addirittura pensare che essere gentili sia un segno di debolezza o forse una perdita di tempo o una formalità superflua. Milioni di italiani non sanno più cosa sia la cortesia, come renda più piacevole la vita, più facili i rapporti umani, anche nel caso che fosse solo un abito esteriore. Milioni di italiani si comportano in modo arrogante e prepotente, noncuranti del prossimo, e probabilmente molti di loro non sono neanche così per carattere; piuttosto, si sentono obbligati ad atteggiarsi in simil modo, temendo di perdere qualche punto nella competizione sociale selvaggia che coinvolge tutti o quasi, nelle piccole cose quotidiane e in quelle più importanti. Chi gira un po’ per l’Europa sa che su questo non è affatto vero che tutto il mondo è paese. L’Italia, che un tempo dicono sia stata terra gentile, ha maturato ormai una sua negativa peculiarità.</p>
<p>E non è certo questo l’unico motivo per fuggire lontano dal Bel Paese, almeno per qualche settimana, non è l’unica ragione che fa sentire l’esigenza di disintossicarsi dall’italianità. Caso mai qualcuno ci rispondesse che le considerazioni di prima sono solo inezie, caso mai qualcuno obiettasse, con un sorrisetto, che sono anche cose importanti, “ma fino a un certo punto…” passiamo allora dai minimi ai massimi sistemi, dalle minime alle massime questioni della vita civile di un popolo. Magari un giorno riusciremo perfino a cogliere il legame fra i due livelli…</p>
<p>A spingerci lontano dall’Italia c’è, al di sopra di tutto, lo sdegno, quasi disperato, che suscita un paese che assiste indifferente o senza alcuna consapevolezza allo stupro della Costituzione repubblicana. Quella Costituzione che era l’unico vero e nobile fattore di una identità nazionale rimasta sempre incerta e precaria, ammantata sempre di vuota retorica e luoghi comuni, manipolata in modo criminale dal fascismo, boicottata dal Vaticano e riscattata soltanto dalla Resistenza. Quella Costituzione che sola ci rendeva orgogliosi della cittadinanza italiana. Quella Costituzione che doveva fondare un paese nuovo e civile, che forse non è mai nato.</p>
<p>E allora viene voglia di andare lontano da un Bel Paese che ama il 25 luglio più del 25 aprile, il Gattopardo più di Garibaldi, le riforme che non riformano nulla, i cambiamenti di facciata.</p>
<p>Lontano da chi si vende per 30 o per 30000 denari, da chi vende la coscienza e l’anima nel bunga bunga quotidiano e poi depreca le Ruby che almeno vendono soltanto il corpo. Lontano da chi abusa ordinariamente del suo piccolo o grande potere e non troverà mai una Boccassini sulla sua strada. Lontano da chi usa privatisticamente i soldi pubblici nell’assordante silenzio della Corte dei Conti, oltre che in quello delle coscienze. Lontano da un paese sessuofobico perché sessuomane, e sessuomane perché sessuofobico, che tutto legge nell’ottica del sesso, per giustificare, invidiare e ammirare o per deprecare e condannare, ma sempre inquinando ogni criterio di giudizio con lo spirito greve della commedia all’italiana. Lontano dal paese dove le morali familistiche hanno sempre soffocato ogni barlume di etica pubblica. Lontano dal paese dove tutti urlano per coprire il vuoto delle loro parole, per sopraffare la voce dell’altro. Lontano dal paese dove ognuno si crede furbo e questa grande folla di furbi produce una immane stupidità civile e collettiva.</p>
<p>In Irlanda, in molti esercizi pubblici, c’è un cartello con su scritto: “<i>Be nice or leave!”</i>. Ecco, milioni di italiani dovrebbero allora andare via. Ma non lo faranno di certo. E allora vado via io, almeno per un po’. Chi vuole venire con me in Irlanda può accomodarsi: purché sia gentile!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Il Donegal e… gli italiani in vacanza</b></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda6-angelo-imbriani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9766" alt="irlanda6-angelo-imbriani" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda6-angelo-imbriani-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>I suoi abitanti, con quella vocazione all’autocommiserazione che ci è ormai ben nota, definiscono il Donegal la <i>forgotten county</i>, la contea dimenticata. E non hanno poi torto. La natura, innanzitutto, non è stata certo generosa con questa regione che ha la stessa asprezza di territorio del vicino Mayo e dello stesso Connemara – un paesaggio di torbiere, acquitrini e sassi – ma con un clima ancora più inclemente, sferzata come è dai freddi venti atlantici che spesso si portano dietro acqua a valanghe.</p>
<p>Ciò che ha segnato definitivamente il destino della contea è però avvenuto in tempi recenti, al momento della <i>Partition of Ireland</i> del 1920. Londra decise allora la divisione dell’isola, fra la parte settentrionale, storicamente chiamata Ulster, quella ove secoli prima si era realizzata la colonizzazione protestante e che sarebbe rimasta sotto la sovranità inglese, e la restante parte che avrebbe formato l’EIRE, la libera repubblica d’Irlanda. Ora, il Donegal storicamente era indubbiamente parte dell’Ulster. Geograficamente il Donegal è addirittura la regione più settentrionale dell’Isola. Pertanto, il Donegal prima di ogni altra provincia avrebbe dovuto rimanere sotto la sovranità di sua maestà britannica e far parte dell’Irlanda del Nord. E invece gli inglesi e sua maestà britannica si “dimenticarono” del Donegal che fu assegnato quindi all’EIRE. Soluzione singolare visto che solo una stretta striscia di terra collegava e collega questa contea alle altre della Repubblica. Soluzione catastrofica per il Donegal che si vedeva tagliato fuori dalle sue tradizionali vie di comunicazione e di commercio, che si vedeva privato del suo naturale sbocco commerciale che era la città di Derry, con il suo porto. E la Repubblica, peraltro, non tutelò in alcun modo questa sua disgraziata “appendice” settentrionale, anzi, secondo la gente del posto anche Dublino si è “dimenticata” del Donegal!</p>
<p>Del Donegal si dimenticano anche i turisti, a dispetto della selvaggia e incontaminata bellezza dei luoghi: se il Mayo è molto, ma molto meno visitato del Connemara, il Donegal è molto meno visitato del Mayo! Sono tanti i turisti in Irlanda ma ben pochi si spingono fin quassù. E proprio per questo ci siamo venuti noi!</p>
<p>Nel Donegal ho trascorso sei magnifici giorni, fra le scogliere vertiginose delle <i>Sleave League, </i>i capi e i promontori tempestosi della costa nord, come Malin Head e Horn Head (ebbene sì, in Irlanda c’è pure capo Horn), la cittadina omonima di Donegal con le sue memorie storiche, i rovesci d’acqua, le raffiche di vento e certe inattese schiarite che proprio ti spingono a inneggiare al Signore… ora restano le foto e gli appunti di viaggio, ma questi temo che siano – per dirla con il Gulliver di Francesco Guccini – soltanto dei “vuoti gusci di parole”.</p>
<p>Che solo questo sarebbe rimasto delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri del viaggio nel Donegal l’ho capito assai presto, a Derry, mentre facevo colazione…</p>
<p>Ecco, il proprietario sta finalmente portando il mio <i>Irish breakfast, </i>quando<i> </i>vedo entrare una coppia di mezza età, lei con un braccio fratturato al collo, un incedere pesante; lui pelato, abbronzato e un tantino più atletico. Il <i>landlord</i> li saluta, si ferma con il mio piatto tra le mani, li fa accomodare al mio tavolo, fa un gesto come se volesse presentarci e, lasciando ondeggiare pericolosamente il piatto con la mia preziosa colazione, esclama: “Siete tutti italiani”. Che ci vuoi fare, penso tra me: sono disgrazie!</p>
<p>E così per tre quarti d’ora sarò impegnato in una “amabile” conversazione con i due connazionali. Devo aver recitato bene la parte, perché alla fine addirittura mi ringrazieranno caldamente per la compagnia e le preziose informazioni. Di compagnia non so, ma di certo di qualche informazione avevano un gran bisogno, anche se dubito che la mia opera pedagogica abbia potuto smuovere abitudini così saldamente sedimentate. Dunque, sono di Grosseto; il braccio lei se lo è rotto prima di partire e non certo arrampicandosi per qualche pendio irlandese. Se lo è rotto, banalmente, scivolando in casa sua. L’altra sera erano a Drogheda che è appena a nord di Dublino, molto lontano da qui. Nella giornata di ieri sostengono di aver visto le <i>Glens of Antrim</i> e la <i>Giant Causeway</i>, ovviamente senza fare escursioni a piedi. Sono arrivati a Derry alle 9 di sera e si sono infilati nel primo bed and breakfast. Il mio, purtroppo. La stanza è piccolissima, mi spiega la signora, abbassando il tono della voce fino a un sussurro, e c’è un imprecisato e imprecisabile rumore di sottofondo che li ha disturbati per tutta la notte.</p>
<p>Mi chiede se conosco la zona, che cosa vale la pena di vedere. Dico che vengo dal Donegal. Come è, mi chiedono, vale la pena di passarci? Noi siamo diretti a Sligo&#8230; Potremmo fermarci anche a Donegal, però, precisa il marito. Dipende, dico: se piacciono i paesaggi selvaggi… La signora annuisce entusiasta. Accenno allora a Malin Head, poi a Horn Head, infine alle Slieve league. Guarda caso c’è una cartina dell’Ulster alla parete. Si alzano entrambi, marito e moglie, vanno a rintracciare i luoghi sulla carta, mentre glieli descrivo sommariamente. Il marito parla poco, ma segue con attenzione. Però, dico, bisogna camminare un po’. Ah ecco, fa la donna raggelata, perché arrivi a questi parcheggi, ma poi devi camminare per questi sentieri, in mezzo a queste pecore… eh sì, faccio io e infierisco sadicamente, ma in macchina uno si perde il meglio, anzi si perde proprio tutto. Comunque insistono, sia pure con meno entusiasmo, e mi chiedono: e lei ce l’ha fatta a vedere tutto in un giorno, i due capi, come si chiamano? Head qualcosa, e poi Donegal, la città, le scogliere?</p>
<p>Un giorno? – sgrano gli occhi: ci sono stato sei giorni! Ah, ma noi siamo di corsa… E questo parco, fa la signora, cercando il luogo sulla cartina, senza naturalmente trovarlo… dicono che c’è un bel castello… Sì, il <i>Glenveagh National Park</i>, sono stato anche lì, ma solo, penso tra me, perché dovevo ingannare il tempo: la <i>landlady</i> di Horn Head, dove ero diretto, mi aveva ingiunto di presentarmi esattamente fra le 17 e le 18, come se il suo <i>bed and breakfast</i> fosse lo studio di un avvocato! C’è un bel un paesaggio di laghi, torbiere, macchie di querce e betulle, ma purtroppo c’è anche un orrido castello finto-gotico che poi è la grande attrazione turistica. Dal parcheggio al castello ci sono quattro chilometri: i britannici e gli altri europei (spagnoli compresi) li percorrono a piedi, sul sentiero che costeggia il lago, ed eventualmente proseguono anche oltre il castello, fino alle cascate. Gli italiani si servono regolarmente del servizio navetta, arrivano al castello, fanno la foto ricordo e, constatando l’assenza di qualsiasi bar o punto ristoro, riprendono la navetta per tornare alla loro adorata automobile… e difatti, al banco che fungeva da biglietteria per la navetta e da centro informazioni, ho subito sentito risuonare la lingua di Dante. Per la verità, dato l’accento, si dovrebbe parlare della lingua di Alberto Sordi. Mentre i romani facevano i biglietti per la navetta, mi sono avvicinato all’altro signore dietro il banco, per chiedere una mappa del parco; e quello ha provato a indovinare la mia nazionalità: “La vuole in italiano o in francese?” “In francese”, ho risposto senza alcuna esitazione e mi sono avviato verso il sentiero, aggirando i connazionali.</p>
<p>Ecco, rispondo ora a questi altri due, lasciate perdere Horn Head e Malin Head, lasciate perdere le scogliere, e andate al parco, c’è quel bel castello e una comoda navetta…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Rathlin Island</b></p>
<p><i>“Absolutely lovely!”</i>, mi fa Maggie, la <i>landlady</i>, nel salutarmi, quando le dico che sono diretto all’isola di Rathlin, la più settentrionale dell’Irlanda; l’unica abitata fra le isolette dell’Irlanda del Nord. Abitata per modo di dire: solo un centinaio di residenti!</p>
<p>Appena sbarcati ci si trova di fronte una grande casa signorile, bianca, solenne. Non può che essere questa la <i>Manor House,</i> il mio alloggio, dato che veniva descritto come l’edificio più imponente del villaggio. Tutte le camere dell’albergo danno sul porticciolo e sulla piccola baia. <i>Church bay</i> viene chiamata, perché per tanto tempo la storia dell’isola si è ritenuto incominciasse con la costruzione di un monastero nel 580 e.v., seguito dalla fondazione della prima chiesa, mezzo secolo dopo. In realtà, le recentissime ricerche archeologiche e i reperti trovati hanno stabilito che l’isola è abitata fin dal 6000 a.e.v.! Del primitivo monastero non resta nulla, mentre di chiese ora ce ne sono due: la più antica, la <i>St. Thomas</i> <i>Church, è </i>della Chiesa d’Irlanda, ossia anglicana, ed è costruita esattamente sul sito del monastero; si trova all’estremità della baia, poco dopo la <i>Manor House.</i> In seguito, però, anche il papa ha voluto segnare la sua presenza nell’isola, con la chiesetta dell’Immacolata Concezione.</p>
<p>L’edificio più importante di tutti è comunque proprio la <i>Manor House</i>, che risale al 1756 ed è stata per lungo tempo la residenza del <i>landlord</i>, ossia del signore dell’isola. Anche gli edifici nelle adiacenze, che condividono lo stile e il colore, erano nelle disponibilità del <i>landlord</i> e servivano da appartamenti per i dipendenti e per la servitù, da stalle o magazzini. In quello dove c’erano i magazzini si provò ad allestire, tempo fa, un ostello della gioventù, ma l’impresa non ebbe successo: Rathlin non è l’isola di Wight! Proseguendo lungo la baia, lasciandosi alle apalle la <i>Manor House</i> e le sue <i>dipendences</i> si trova un negozietto, allestito in una casa semidiroccata, che vende un po’ di pescato locale: sgombri, salmone, astici, aragoste, granchi. Uno squisito patè di granchio oppure la polpa cruda e <i>nature </i>dello stesso crostaceo, si può acquistare in delle ciotoline e mangiare sul posto. Segue una breve fila di <i>cottage</i>, quattro o cinque in tutto. Quindi, un po’ arretrato rispetto alla stradina che costeggia la baia, il grande <i>Mc Cuaig’s bar</i>, unico pub del luogo, dove si può anche mangiare del cibo semplice, tipo <i>fish and chips, burger and chips, chicken…and chips!</i> Noto con sollievo che è almeno provvisto della grande birra <i>Smithwick’s</i>! Infine un negozietto di articoli locali, che non assomiglia proprio ai consueti negozi di souvenir, e dall’altro lato, sul mare, una casetta di pietra, un tempo postazione della guardia costiera, che ora ospita il bel centro di documentazione sulla storia e il paesaggio dell’isola. Ecco, è proprio tutto: in fatto di insediamenti umani, se si esclude qualche altro raro cottage nei dintorni, a Rathlin non c’è altro! Il resto dell’isola è abitato soltanto da tantissimi uccelli, da lepri, pecore, qualche mucca e parecchie foche che sugli scogli si crogiolano al sole – quando c’è!</p>
<p>Ci sono paesini minuscoli, che contano poche centinaia di abitanti, ma d’estate si riempiono di orde turistiche, sicché la loro popolazione aumenta di dieci,  cinquanta, cento volte. E nonostante tutte le strutture turistiche e i servizi, l’abitato resta tragicamente sottodimensionato, inadeguato ad accogliere tante persone. Il paradosso, ma io parlerei proprio di perversione, è che più un luogo è intasato di gente (e di automobili) più viene considerato come un luogo “in”, un posto dove al ritorno dalle vacanze ci si può vantare di esser stati, raccontando agli amici: “non puoi immaginare quanta gente che c’era!” Ecco, Rathlin è precisamente l’opposto: se normalmente conta 100 abitanti, nell’alta stagione estiva può arrivare al massimo a raddoppiarli. Si può pensare che ciò corrisponda a una logica di mercato: poca domanda e dunque poca offerta. Nei luoghi del turismo di massa, invece, grande domanda grande offerta. Ma spesso è il contrario: è l’offerta che modella la domanda. I turisti vanno nei luoghi dove si fa di tutto per attirarli. In fondo, si muovono come le greggi nella transumanza, ma a differenza di queste credono di essere loro a scegliere direzione e meta! E non è detto, poi, che una offerta di strutture turistiche ridotta o ridottissima significhi scarso spirito imprenditoriale e si debba leggere come un’occasione perduta di sviluppo. I luoghi come Rathlin, la pace ed il benessere che ci offrono, ci aiutano a liberarci dall’ideologia della crescita, dall’equazione crescita=benessere.</p>
<p>L’isola ha tre fari, uno per ciascuna delle sue tre punte, tre splendide occasioni di trekking. Tre scenari differenti, specie riguardo ai suoni: alla <i>Southlight</i>, il richiamo inquietante delle foche che riecheggia tra le spettrali macerie della “Casa dei contrabbandieri”; alla <i>Westlight</i>, tutt’altro ambiente, con il grido di mille e mille uccelli marini che quasi copre il chiacchierio della gente giunta con la navetta (tanti), con le bici (pochi) o a piedi (praticamente io solo!); dietro la <i>Eastlight</i>, infine, solo il silenzio e la risacca dell’Oceano, che giunge come ovattata. E nella luce del crepuscolo pare quasi di veder passare una grande nave mercantile, ansiosamente attesa dai Lloyd’s e dai mercanti che vi hanno investito, e incrociarsi con un bastimento che invece parte or ora per l’America, con il suo carico di derelitti in cerca di fortuna o di semplice sopravvivenza. E tra l’uno e l’altro battello che sono quelle agili barchette e quegli uomini dagli strani costumi che lo guidano? Ma sì, sono i vichinghi che proprio da Rathlin incominciarono la loro invasione dell’Irlanda!</p>
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<p><b>il Mayo, Parnell e il “boicottaggio”</b></p>
<p>Eccoci nel Mayo, contea a nord del Connemara, stesso paesaggio aspro, ma molti turisti in meno. Il Mayo è forse il simbolo delle sofferenze di Irlanda. A suo confronto il desolato Connemara è una terra ridente! C’è un vecchio detto fra gli abitanti di questa contea, poche ed eloquenti parole: “<i>The Mayo: oh my God!”</i></p>
<p>La passeggiata di oggi parte dalla spiaggia di Dooagh, un villaggio fra Keel e il capo Achill, e si snoda per oltre 12 chilometri. La strada presto si inerpica regalando belle vedute della costa. In basso si scorge un grande <i>cottage; </i>è legato ad una storia importante e sarà il caso di rifiatare, sedersi un po’ qui, volgere lo sguardo indietro a contemplare l’oceano e la scogliera e ascoltare questa storia, sotto gli sguardi preoccupati delle pecore e quello vigile dell’ariete…</p>
<p>Dunque, siamo sul finire dell’Ottocento e anche per l’ Irlanda erano ormai “i tempi in cui si incominciava la guerra santa dei pezzenti” e qui i pezzenti erano soprattutto irlandesi e cattolici, contadini senza terra, giacché le <i>Penal laws</i> avevano di fatto escluso i cattolici – o più precisamente i non-anglicani &#8211; dalla proprietà delle terre. I proprietari terrieri, contro i quali i contadini cominciavano ad organizzarsi per rivendicare i loro diritti, erano quindi di regola protestanti e molto spesso inglesi. Ma il grande leader delle lotte contadine in Irlanda, l’”apostolo” dei pezzenti, come si usava dire nel linguaggio messianico della politica tardo ottocentesca, fu un ricco proprietario terriero, protestante e addirittura di origini inglesi! Si chiamava Charles Stewart Parnell. Del resto, non sarà certo l’unico protestante a guidare una lotta per i diritti civili che andava a beneficio soprattutto dei cattolici irlandesi. Chi ha visto il bel film <i>Bloody Sunday</i>, o conosce la vicenda, sa già a chi mi riferisco. E così, mentre nello stesso momento la chiesa cattolica d’Irlanda condannava i “tumulti” e gli “agitatori”, che poi erano quasi sempre suoi fedeli, Parnell si comportava da vero cristiano!</p>
<p>Parnell fu eletto ben presto deputato a Westminster, dove c’erano ormai una ottantina di rappresentanti irlandesi che si battevano per l’autonomia legislativa del loro paese, il cosiddetto progetto di <i>Home rule</i>. In una delle prime sedute a cui prese parte, egli rimase colpito dall’interminabile discorso tenuto da un altro deputato irlandese, Joseph Biggar. Biggar, in realtà, stava magistralmente adottando la tattica del <i>filibustering</i> – da noi conosciuto come ostruzionismo parlamentare – fondamentale strumento di lotta e di tutela delle minoranze parlamentari. Si trattava di bloccare un decreto coercitivo ai danni dell’Irlanda e soprattutto di indurre il Parlamento a guardare con più attenzione alla questione irlandese. Biggar, che si stava mostrando un così abile oratore, di mestiere faceva il macellaio ed era un presbiteriano: ancora un protestante alla testa delle battaglie civili irlandesi! Del resto, le <i>penal laws</i> e, in generale, la politica inglese di occupazione dell’Irlanda avevano discriminato non solo i cattolici, ma anche i protestanti cosiddetti “non-conformisti”, ossia tutte quelle chiese e denominazioni che erano al di fuori della chiesa anglicana.</p>
<p>Un paio di anni dopo ci fu nuovamente nelle regioni dell’Ovest una grave carestia: le piogge incessanti distrussero l’avena e fecero marcire le patate nel terreno. Nel semestre tra marzo e settembre piovve per 125 giorni su 183. Di nuovo, come nella Grande Carestia di qualche anno prima, molti contadini non furono più in condizione di pagare l’affitto; di nuovo i <i>landlords</i> incominciarono a cacciarli dalle terre. Ma nel giro di qualche decennio la situazione era molto cambiata, in Irlanda e nel mondo: erano nate le organizzazioni sindacali, le leghe contadine, ci si univa, ci si organizzava, si scioperava, si lottava. Parnell accolse l’invito a partecipare ad una assemblea che doveva tenersi nella città di Westport, qui nel Mayo, per organizzare la reazione, la protesta e la lotta contadina contro i provvedimenti di espulsione. Parnell vi giunse mentre, come al solito, cadeva una pioggia torrenziale. Ma né quel tempo così inclemente, né l’aperta condanna dell’arcivescovo cattolico nei confronti dell’iniziativa, impedirono a tantissimi contadini di accorrere ad ascoltare quel deputato, anglo-irlandese, protestante e <i>landlord </i>lui stesso, che però aveva abbracciato con generosità la loro causa. Lo accolsero grida di “la terra al popolo!”, “l’Irlanda agli Irlandesi!”, “basta con i ladri di terre!”. Il discorso di Parnell convinse ed entusiasmò i contadini. Così proprio la remota contea del Mayo assumeva la leadership delle lotte contadine. La folla era però esasperata ed era tentata dal ricorrere alla violenza contro i <i>landlords. </i>Ma Parnell si ricordava del suo ingresso alla Camera dei Comuni, si ricordava di Biggar, il macellaio presbiteriano e della tattica del <i>filibustering. </i>E si ricordava anche di essere un vero cristiano.</p>
<p>“Che cosa si dovrebbe fare con un affittuario che fa un’offerta per comprare una fattoria da cui il suo vicino è stato sfrattato?” (<i>Una voce</i>: “Sparargli!”). “Ho sentito qualcuno gridare che bisognerebbe sparargli”, continuò Parnell, “ma io voglio ora mostrarvi una via molto migliore, più cristiana, una via più caritatevole, che darà al peccatore perduto un’opportunità di pentirsi”.</p>
<p>Il silenzio più assoluto calò a questo punto sulla grande folla, il capo di ognuno si protese in avanti, come per ascoltare meglio e per non perdere una parola di ciò che quell’uomo straordinario stava per dire. Immaginiamo che Parnell abbia fatto una breve pausa a questo punto, giocando con la viva attesa che le sue parole avevano suscitato nella folla. Ed ecco che, seguendo la descrizione che fece del suo aspetto anni dopo la figlia di Sir Gladstone, il grande statista inglese, ecco che ci pare quasi di vederlo sorridere, con il suo sorriso luminoso, puntare verso la folla i suoi occhi che lanciavano dardi di fuoco e riprendere, finalmente, il suo vibrante discorso: “Quando un uomo si prende una fattoria da cui un altro è stato sfrattato, voi dovete additarlo al lato della strada, quando lo incontrate; voi dovete additarlo mentre sta dinanzi alla cassa del negozio, voi dovete additarlo al mercato e perfino nella casa di Dio, lasciandolo assolutamente solo, isolandolo dal resto dell’umanità come se fosse un lebbroso dei tempi antichi; voi dovete mostrargli in tal modo il vostro disprezzo per il crimine che egli ha commesso”.</p>
<p>Immaginiamo che alcuni, molti, abbiano applaudito entusiasti, conquistati dalla nuova prospettiva di lotta che Parnell mostrava loro. Immaginiamo che altri abbiano applaudito più timidamente, quasi sedotti, ma ancora un po’ perplessi. Immaginiamo che altri ancora abbiano mormorato qualche parola al loro vicino, per esprimere un dubbio, per esorcizzare con una battuta ironica la speranza che sorgeva e la paura che ancora una volta si andasse incontro a una delusione da scontare poi a caro prezzo.</p>
<p>L’efficacia del nuovo metodo di lotta avrebbero potuto mostrarla solo i fatti. Come sempre. E l’occasione non tardò a presentarsi, prendendo il nome e il volto del capitano Charles Boycott. Suo malgrado.L&#8217;</p>
<p>Il grande cottage abbandonato che risalta un po’ inquietante laggiù, tra pascoli e pietre, appartenne un tempo proprio al capitano Boycott.</p>
<p>Egli era stato un ufficiale dell’esercito britannico, ma ora era l’agente di Lord Erne, uno dei più ricchi proprietari terrieri di tutta l’Irlanda.</p>
<p>Quando sul Mayo si abbattè la carestia, il capitano non fece altro che quello che facevano tanti altri <i>landlord</i> e i loro agenti: sfrattò dalle proprietà di Lord Erne i contadini che non riuscivano più a pagare il canone di affitto. Per sua disgrazia, le proprietà suddette si trovavano però nel Mayo, e Parnell aveva da poco tenuto il discorso che abbiamo citato.</p>
<p>Il 18 ottobre 1880 <i>The Times</i> dette risalto a una lettera dall’Irlanda, a firma di un certo capitano Boycott. Costui raccontava, presentandola come decisione inevitabile e comunque normalissima, di aver spedito l’ingiunzione di sfratto ai contadini che non pagavano più l’affitto, ma proseguiva, con tono sconcertato, dichiarando che gli agenti da lui incaricati di notificare l’atto erano stati minacciati e rispediti indietro. Ma la cosa singolare, anzi inaudita, era ancora un’altra, proseguiva il capitano: da quel momento, il fabbro e la lavandaia non volevano più lavorare per la sua famiglia, i negozianti si rifiutavano di servirlo quando scendeva in paese; gli impiegati delle poste non gli recapitavano la corrispondenza e addirittura nessuno gli rivolgeva la parola! Quando andava in chiesa, i banchi vicini venivano lasciati desolatamente vuoti; perfino i suoi domestici si erano licenziati…</p>
<p>Non è chiaro chi abbia usato per primo il neologismo “boicottare”, se sia stato <i>The Times </i>stesso o <i>Le Figaro</i>, ma quel che è sicuro è che il capitano Boycott avrebbe volentieri evitato di passare alla storia in tal modo! Divenuto scomodo, ormai, per il suo stesso padrone, lord Erne, che doveva ormai venire a patti con i dimostranti e aveva bisogno di uomini più malleabili, Boycott fu costretto a lasciare la zona e a ritirarsi a vita privata. Con i proventi della sua lauta “liquidazione” pensò a un ritiro dorato, benché remoto, e venne così nell’isola di Achill. L’aspetto paradossale della vicenda è che in quest’isola tante volte nel corso della storia avevano trovato asilo i ribelli irlandesi. Ora diveniva invece l’ultimo rifugio di un aguzzino, uno che i moderni ribelli aveva cercato di liquidarli con le maniere forti. Boycott sperava forse di restare sconosciuto ai rustici abitanti di queste lande e comprò una bella casa in riva al mare, proprio sulla spiaggia di Keem, nei pressi del punto estremo dell’isola, il capo Achill. Ma l’eco del suo caso era giunta persino in questo posto ai confini dell’Irlanda, se non del mondo: qualcuno appiccò il fuoco alla sua dimora! E così Boycott si trasferì in un luogo ancora più isolato, affittando il cottage su cui si è soffermata la nostra attenzione. Ma neanche così trovò pace, a quanto sembra, perché di lì a poco dovette lasciare anche questa casa e abbandonare l’Irlanda. Quali altri manifestazioni di ostilità abbia dovuto subire non è noto. Certo è che il cottage ha un aspetto piuttosto sinistro…</p>
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<p><b>Cucina irlandese!</b></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda92-angelo-imbriani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9770" alt="irlanda92-angelo-imbriani" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/irlanda92-angelo-imbriani-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a>A Inis Oirr c’è un solo vero ristorante, il <i>Fisherman’s cottage</i>, ma fa un’ottima cucina, utilizzando prodotti locali freschi. Del resto, fa parte dell’associazione irlandese dello <i>slow food! </i>Potete trovare agnello con aromi, pollo ruspante, <i>cassoulet</i> di fagioli. Ma sarà il caso di andare sul pesce, anche per fare onore al nome del locale e al luogo! Potete cominciare con un antipastino: per esempio una scapece di sgombro, che pare una preparazione ligure più che irlandese (forse per questo la servono con una sorta di focaccia genovese?) Per il piatto forte, occorre vedere quale è il pescato del giorno; di solito si tratta dell’<i>haddock</i>, che è un ottimo pesce del nord-Atlantico, più saporito e pregiato del merluzzo. In ogni caso, trovate sempre nel menu la <i>fish pie</i>, una sorta di cremosa zuppa di pesce con granchio e merluzzo e accompagnata da purea di patate. E’ davvero eccellente. Un’altra possibilità sono i <i>linguini</i>, ossia le linguine al granchio, pescato nelle acque dell’isola. Non sperate di trovarle al dente, però: usano pasta di riso. Badate piuttosto alla freschezza del granchio.</p>
<p>A Keel, minuscolo villaggio della remota isola di Achill, nella desolata contea del Mayo, incredibile a dirsi, ci sono almeno tre ristoranti di pregio. Scelgo <i>Calvey’s</i>, ristorante sorto accanto alla rinomata e omonima macelleria. Una pausa nella sinfonia del pesce. L’agnello di Achill, che si nutre solo di erbe spontanee dell’isola, è celebratissimo. Ma io non ho cuore di mangiare agnelli. Un manzo o un maiale, perlomeno hanno vissuto abbastanza da essere stanchi di questa valle di lacrime. Ma un agnellino… lasciamo che faccia le sue dolenti esperienze! Il ristorante a prima vista ha un’aria chic che non mi attendevo (sai, i pregiudizi: ristorante annesso a una macelleria…). Addirittura una gentile donzella mi blocca e mi fa accomodare sul divanetto all’ingresso come si usa nei posti di classe. Però non mi fornisce del menu, né mi offre l’aperitivo. Per giunta il ristorante è quasi vuoto… Difatti, dopo quarantacinque secondi torna e mi accompagna al tavolo. E’ tutta una sceneggiata per darsi un tono. Ma li capisco: è dura gestire un ristorante chic nella sperduta isola di Achill, nella desolazione del Mayo. E per giunta con la gente che mormora: “<i>Calvey’s </i>chi? Ah, il ristorante che ha aperto il macellaio!”.</p>
<p>Escluso l’agnello, sarebbe da considerare il sontuoso <i>special of the </i>day: mezza aragosta, granchio, gamberi, ostriche…Ma si era detto che stasera si andava sulla carne: e allora, bistecca di  Angus irlandese, con introduzione di salmone locale affumicato. Hanno bottigline da un quarto e mezze bottiglie. Tra le mezze l’alternativa è fra il Chianti e un Bordeaux. Bordeaux tutta la vita! E’ della tenuta del barone Rotschild, nientemeno! Classico uvaggio bordolese: cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot. Perfetto. Il salmone è abbondante e squisito. La bistecca è imponente, alta tre dita, con una salsa di pepe (nero!), funghi e cipolle. Ora capisco perché Tex Willer e il suo pard Kit Carson si entusiasmano fino alla commozione quando nel villaggio dove sono capitati inseguendo il lestofante di turno trovano addirittura un ristorante francese! Mi sono sempre chiesto quale fosse la ragione di tale tripudio visto che comunque ordinano sempre una bistecca alta tre dita con una montagna di patatine fritte! Ma evidentemente la bistecca del ristorante francese di Tex e Carson è come questa di <i>Calvey’s</i>, con la salsina di cipolle, funghi e pepe nero. Le patatine fritte non sono una montagna, ma ci sono anche zucca arrostita e carote. E tutte insieme fanno una montagna. Purtroppo, al tavolo di fronte c’è una famigliola. Il ragazzo beve una birra Corona. Direttamente dalla bottiglia. La fine del mondo è vicina.</p>
<p>All’<i>Harbour restaurant, </i>a Donegal, è proprio un tripudio di sapori atlantici. Prendo come <i>starter </i>una zuppa di pesce che, come in tutto il nord Europa non è ciò che noi intendiamo per zuppa di pesce, ma è una crema, una vellutata molto saporita, di solito con dei pezzetti di pesce, dei molluschi e dei crostacei. Poi, la specialità del posto che è la casseruola di pesce con salmone, merluzzo, gamberi, cozze, chele di granchio, cucinata in un fumetto di aragosta e vino bianco. La sera successiva è andata ancora meglio in un rinomato ristorante di Mountcharles, paesino costiero a pochi chilometri da Donegal. Il ristorante si chiama <i>Village Tavern </i>e qui ciò che incuriosiva e intrigava nel menu era innanzitutto l’antipasto così battezzato: <i>our signature seafood taste. </i>La scelta è stata felicissima: in cinque ciotoline mi sono giunti, delle frittelle di merluzzo con salsa piccante/dolce (tipo cucina indonesiana, a mio avviso la migliore del mondo); chele di granchio intinte in un pesto di basilico, vellutata di pesce tipo quella della sera precedente, ma ovviamente in formato mignon; haddock con burro fuso; il classico cocktail di gamberi in salsa rosa. Come <i>main course</i> sono andato sulla <i>black sole, </i>sogliola nera, che però di nero non ha nulla, ma in compenso ha carni gustose e compatte. E ora se qualcuno sostiene che in Irlanda o più in generale all’estero si mangia proprio male e che “come si mangia in Italia..” beh è uno che non studia, che non incrocia le fonti, che non sa fare esegesi delle guide turistiche!</p>
<p>FINE PRIMA PARTE</p>
<p>Le foto sono di Angelo Imbriani.</p>
<p>Rubrica <a href="http://www.artempori.it/artempori/category/mappa-sito/rubriche/finisterre-viaggioracconti-responsabili/" target="_blank">Finisterre. Viaggioracconti responsabili</a></p>

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		<title>Natura in festa. 5 gennaio 2014. Festa dell&#8217;escursionismo sannita. Coerenze:20/20</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Dec 2013 14:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Comunicati Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[CAI Club Alpino Benevento]]></category>
		<category><![CDATA[Escursioni]]></category>
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		<description><![CDATA[NATURA IN FESTA è la Festa dell’Escursionismo Sannita – 8° Edizione che si terrà il 5 gennaio 2014, organizzata dal CAI, Club Alpino Italiano, sezione di Benevento, e da Lerka Minerka, escursionismo naturalistico. Dalla Madonna della Libera al Ponte di Vallantica e Grotta Cupa In collaborazione della Società di mutuo soccorso di Cerreto Sannita. Dettagli dell’Escursione Livello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/ponte-vallantica4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9739" alt="ponte-vallantica4" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/ponte-vallantica4-300x292.jpg" width="300" height="292" /></a>NATURA IN FESTA è la Festa dell’Escursionismo Sannita – 8° Edizione che si terrà il 5 gennaio 2014, organizzata dal CAI, Club Alpino Italiano, sezione di Benevento, e da Lerka Minerka, escursionismo naturalistico.</p>
<p>Dalla Madonna della Libera al Ponte di Vallantica e Grotta Cupa</p>
<p>In collaborazione della Società di mutuo soccorso di Cerreto Sannita.</p>
<p>Dettagli dell’Escursione<br />
Livello E – escursionistico<br />
Dislivello: 300 m<br />
Durata: 4 ore, escluse le soste</p>
<p>Appuntamenti<br />
ore 8.30 Raduno a Piazza Risorgimento e trasferimento a Cerreto Sannita.<br />
ore 9.00 Appuntamento a Cerreto Sannita in Piazza Sodo e trasferimento in<br />
auto alla Madonna della Libera.<br />
ore 14.00 Ritorno a Cerreto Sannita e pranzo a sacco presso sala della<br />
Società di Mutuo Soccorso di Cerreto Sannita (senza uso di stoviglie<br />
monouso).</p>
<p>DOTAZIONI UTILI PER L’ESCURSIONISTA<br />
- scarponcini da trekking o scarpe adatte a camminare sui sentieri;<br />
- vestirsi con indumenti comodi (a cipolla);<br />
- nello zaino bisogna avere a disposizione un maglione, una giacca a vento<br />
impermeabile, un copricapo, guanti, pila tascabile, bicchiere di vetro,<br />
coltello, vino, acqua e colazione a sacco.</p>
<p>Durante la passeggiata, lasciare solo orme,<br />
prendere solo foto, ammazzare solo il tempo.</p>
<p>PER INFORMAZIONI E ADESIONI<br />
Enzo Auletta – 320.7406508 – enzo.auletta@gmail.com<br />
Pinuccio Fappiano – 388.8937544<br />
Roberto “Zio Bacco” Pellino – 347.889 6433 &#8212; ziobacco@lerkaminerka.com</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/natura-in-festa-05.01.14.pdf" target="_blank">Per la locandina clicca qui.</a><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/natura-in-festa-05.01.14.pdf" target="_blank"><br />
</a></p>
<p>&#8212;</p>
<div>
<p>SEGUONO I <a href="http://www.artempori.it/artempori/2013/09/27/metodi-responsabili-per-la-fruizione-di-iniziative-socio-culturali/" target="_blank"><strong>METODI RESPONSABILI</strong></a> CON CUI ABBIAMO VAGLIATO L’EVENTO<br />
_____________________________________________________________</p>
<table width="690" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="500" />
<col width="20" />
<col width="116" />
<col width="54" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td rowspan="2" width="500" height="264"><em><strong>PoeCivismo.</strong><br />
<strong>Metodi responsabili<br />
per la fruizione di iniziative socio-culturali</strong><br />
Questi Metodi agevolano PRATICHE<br />
capaci di inclusione e cittadinanza non delegata.<br />
Ogni iniziativa, infatti, a prescindere dall’encomiabile<br />
tema trattato, paradossalmente rischia di utilizzare<br />
un metodo escludente e delegato che è incoerente<br />
con qualsiasi processo culturale che voglia creare reale<br />
consapevolezza e capacità di azione partecipata dal cittadino.<br />
Non conta l’eccellenza di un’opera, di una teoria o di un evento,<br />
ma cosa ne fa il fruitore, portandola in prima persona nel mondo.<br />
_____________________________________________</em></td>
<td width="20"></td>
<td colspan="2" width="170"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Natura in festa<br />
Festa dell&#8217;escursionismo<br />
6 gennaio 2014<br />
Cerreto Sannita<br />
___________</strong></em></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="20" height="131"><em> <span style="color: #ff0000;"><strong>0</strong></span></em></td>
<td width="116"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>TOTALE</strong></em></span><br />
<span style="color: #ff0000;"><b><i>INCOERENZE</i></b></span><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>rilevate</strong></em></span><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>con i Metodi </strong></em></span><br />
<em><strong><span style="color: #ff0000;">responsabili</span><br />
________</strong></em></td>
<td width="54"><em><strong> </strong></em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="150"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA RESISTENZA ECONOMICA TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA REDISTRIBUZIONE DEI REDDITI</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’attitudine a contrastare<br />
la crisi economica che colpisce il cittadino medio e i territori </strong><br />
Ogni iniziativa dovrebbe considerare il bisogno di giustizia sociale<br />
di questa epoca in cui i redditi si stanno spostando dal cittadino<br />
medio ai milionari.<br />
_____________________________________________</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong><strong>_________</strong><br />
1. Tutela </strong></em><br />
<em><strong>economica </strong></em><br />
<em><strong>del cittadino </strong></em><br />
<em><strong>e<br />
del territorio<br />
_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="126"><em>PER UN’IDENTITA’ TERRITORIALE</em><br />
<em>E UNA COESIONE SOCIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative culturali che, a prescindere<br />
dal tema, promuovono anche l’identità del territorio<br />
e la coesione sociale che ne deriverebbe</strong><br />
Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, dovrebbero<br />
considerare la vocazione territoriale e le specificità del luogo<br />
da tutelare come opportunità di identità e di reddito.<br />
_____________________________________________<br />
</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>2. Tutela<br />
identitaria<br />
del territorio</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="123"><em>PER UNA RESPONSABILITA’ SOCIALE CORTA</em><br />
<em>E NON DELEGATA</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative realizzate da associazioni locali<br />
o dai residenti, senza la partecipazione e i fondi<br />
degli enti pubblici</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata in sedi istituzionali, oltre a gravare<br />
sulla collettività, rischia di proporsi unilateralmente<br />
in quanto non si contamina delle persone e dei progetti<br />
che animano il luogo ospitante.</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>3. Senza<br />
enti pubblici</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="177"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI LUOGHI</em><br />
<em>CHE ANIMANO IL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, realizzate presso le sedi</strong><br />
<strong>di associazioni e di aziende indipendenti, evitando<br />
i non luoghi </strong><strong>delle sedi istituzionali, si contaminano<br />
dei progetti </strong><strong>e delle persone del territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata fuori dai luoghi istituzionali,<br />
coinvolgendo i luoghi, eventualmente all’aperto, dei rioni,<br />
in particolare quelli meno frequentati, consente un cambiamento<br />
che può rimuovere lo squilibrio sociale e urbanistico della città.<br />
</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>4. Presso<br />
sedi</em></strong><br />
<strong><em>non<br />
istituzionali</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="130"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’ATTITUDINE ALL’INCLUSIONE</em><br />
<em>E PER DISINCENTIVARE IL FAMILISMO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, promosse da un’associazione,</strong><br />
<strong>coinvolgono nell’organizzazione le altre associazioni<br />
del territorio </strong><strong>e i residenti locali</strong><br />
Spesso, nelle attività quotidiane del cittadino<br />
e nelle attività culturali e di volontariato, si utilizzano metodi<br />
esclusivi e familistici come avviene<br />
nelle aziende e nella partitocrazia.<br />
</em></td>
<td width="20"><em> <strong><br />
</strong></em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>5. Coinvol-gimento<br />
delle altre associazioni</em></strong><br />
<strong><em>e dei residenti</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’INCLUSIONE DEI RIONI E DEL TERRITORIO</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che coinvolgono diffusamente<br />
i rioni della città e/o il territorio</strong><br />
Quando l’iniziativa è realizzata, in modo decentrato,<br />
fuori dai luoghi istituzionali, coivolgendo i luoghi, eventualmente<br />
all’aperto, dei rioni, in particolare quelli meno frequentati,<br />
consente un cambiamento che può rimuovere lo squilibrio sociale<br />
e urbanistico della città.<br />
</em></td>
<td width="20"><strong><em> </em></strong></td>
<td width="116"><strong><em>_________</em></strong><br />
<strong><em>6. Coinvol-<br />
gimento<br />
dei rioni<br />
e/o del<br />
territorio</em></strong><br />
<strong><em>_________</em></strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="143"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UN’AUTODETERMINAZIONE</em><br />
<em>E UNA COESIONE TERRITORIALE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative ideate da soggetti locali senza aderire<br />
a iniziative promosse a livello sovraterritoriale</strong><br />
Quando l’iniziativa non è calata dall’alto, ma realizzata<br />
esperienzialmente da soggetti locali, diventa opportunità<br />
per una coesione territoriale e per un esercizio<br />
a una cittadinanza non delegata in ogni aspetto collettivo.</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>7. Senza<br />
aderire</em></strong><br />
<strong><em>a iniziative</em></strong><br />
<strong><em>nazionali</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="166"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER CONTRASTARE LA DELEGA,</em><br />
<em>IL VERTICISMO E L’ESCLUSIONE</em><br />
<em><strong>Valorizzare le iniziative che, non prevedendo l’assegnazione<br />
di premi e riconoscimenti, non proiettano un approccio<br />
competitivo ed esclusivo dell’impegno e della cultura</strong><br />
Quando, all’interno di un’iniziativa, vengono assegnati premi<br />
e riconoscimenti, è opportuno che questi almeno valorizzino<br />
persone non note e/o del territorio.<br />
Assegnando riconoscimenti a persone note, l’iniziativa tende<br />
a dare visibilità a se stessa.</em></td>
<td width="20"><em> </em></td>
<td width="116"><em><strong>_________</strong></em><br />
<strong><em>8. Senza</em></strong><br />
<strong><em>premi</em></strong><br />
<strong><em>e selezioni</em></strong><br />
<em><strong>_________</strong></em></td>
<td width="54"><em> </em></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="140"><em>_____________________________________________</em><br />
<em>PER UNA CITTADINANZA INCLUSIVA</em><br />
<em>DELLE SPECIFICITA’ E NON FAMILISTICA</em><br />
<em><strong>Considerare le iniziative per i contenuti<br />
che possono </strong><strong>intrecciarsi con il nostro personale<br />
percorso e non </strong><strong>per il rapporto di amicizia/seduzione<br />
o di inimicizia/intolleranza</strong><br />
<strong>che intratteniamo con chi li organizza </strong><br />
</em><em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali</em><br />
<em>con metodo familistico: li evitiamo per pregiudizio negativo</em><br />
<em>(esclusione) o li frequentiamo per amicizia o simpatia (familismo).</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>9. Considerare</strong><br />
<strong>i contenuti</strong><br />
<strong>e non gli organizzatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="124">_____________________________________________<br />
PER UN’AZIONE ETICA DELLE EMOZIONI,<br />
RIDUCENDO LA FRUIZIONE ESTETICA DELLE EMOZIONI<br />
<strong>Considerare le iniziative per la capacità di cambiamento<br />
e non per la piacevolezza emozionale che può renderci passivi<br />
perpetuatori del malessere collettivo</strong><br />
<em>Spesso, siamo abituati ad approcciare gli eventi culturali</em><br />
<em>per l’attitudine emozionale (estetica) ereditata che impedisce</em><br />
<em>l’azione in prima persona e quindi il cambiamento.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>10. Fruizione</strong><br />
<strong>etica, </strong><strong>non estetica</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="158">_____________________________________________<br />
PER UNA COESIONE SOCIALE<br />
E UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono dibattiti in cui<br />
ogni relatore impegni il tavolo del convegno solo nel momento<br />
del proprio intervento</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere un membro della platea prestato,</em><br />
<em>temporaneamente e per una sua specificità, alla funzione</em><br />
<em>di consulente di una comunità in cui ognuno è consulente degli altri.</em><br />
<em>Quando possibile, è opportuno che i partecipanti al dibattito</em><br />
<em>siano disposti in cerchio.</em></td>
<td width="20"><strong> </strong></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>11. Senza</strong><br />
<strong>tavolo</strong><br />
<strong>dei relatori</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"><strong> </strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="113">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE DELLE SPECIFICITA’<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, nel comunicare<br />
i nomi delle persone coinvolte, utilizzano<br />
solo eventuali qualifiche pertinenti con l’iniziativa.</strong><br />
<em>Ogni relatore dovrebbe essere impegnato nell’iniziativa<br />
per portare la sua personale specificità acquisita<br />
nel concreto, a prescindere dai titoli.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>12. Senza comunicare</strong><br />
<strong>titoli di studio</strong><br />
<strong>non pertinenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="152">_____________________________________________<br />
PER UNA PROMOZIONE<br />
DELLE SPECIFICITA’ DEI CITTADINI<br />
<strong>Valorizzare iniziative (convegni, dibattiti, ecc.)<br />
dove </strong><strong>prendono parte prevalentemente<br />
le competenze tecniche e di fatto</strong><br />
<strong>e non i personaggi politici e istituzionali</strong><br />
<em>Spesso il convegno perde di vista il suo contenuto e diventa</em><br />
<em>luogo di presenzialismo. Le autorità politiche e istituzionali</em><br />
<em>hanno comunque la possibilità di vedersi pubblicati</em><br />
<em>i propri comunicati sui media.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>13. Senza personaggi</strong><br />
<strong>istituzionali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="117">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA NON DELEGATA<br />
E UNA BIODIVERSITA’ CULTURALE<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che prevedono,<br />
come protagonisti,</strong><br />
<strong>personaggi non mediaticamente noti </strong><br />
<em>Le iniziative locali hanno senso se danno visibilità </em><br />
<em>a personaggi e istanze che non sono già agevolati </em><br />
<em>dai media nazionali.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>14. Senza personaggi</strong><br />
<strong>massmediatici</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="155">_____________________________________________<br />
PER UNA CITTADINANZA ARTISTICA NON DELEGATA:<br />
FRUIZIONE RESPONSABILE DELLE ARTI<br />
<strong>Valorizzare le iniziative (spettacoli, concerti, mostre)<br />
che propongono soggetti e artisti non veicolati<br />
da TV, cinema e media nazionali   </strong><br />
<em>Per biodiversità e approccio esperienziale, è utile dare<br />
visibilità ad artisti, semmai locali, che normalmente<br />
non hanno spazio sulle emittenti nazionali e nel circuito<br />
cinematografico e che non sono suggeriti dai mass media.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>15. Senza</strong><br />
<strong>artisti</strong><br />
<strong>massmediatici</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="138">_____________________________________________<br />
PER UN’INCLUSIONE SOCIALE<br />
<strong>Valorizzare, anche a teatro e ai concerti, le iniziative<br />
in cui non siano previsti posti privilegiati<br />
e biglietti omaggio per le autorità<br />
</strong><em>Per valutare realmente la portata di un evento culturale,<br />
gli esponenti politici ed istituzionali devono misurarsi</em><br />
<em>con esso, in veste di cittadini comuni.</em><br />
Nei luoghi dell’arte, siti dell’emancipazione e della giustizia,<br />
non dovrebbero esistere discriminazioni.</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>16. Senza</strong><br />
<strong>spazi e posti</strong><br />
<strong>a sedere</strong><br />
<strong>privilegiati</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN MODELLO DI SVILUPPO DI PICCOLA SCALA<br />
E PER REDDITI CHE RESTANO SUL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative realizzate senza quegli<br />
ingenti capitali che portano i profitti via dai territori<br />
e che promuovono quel modello di sviluppo che,<br />
basato sui sistemi di scala, è la causa dell’attuale<br />
disagio economico e sociale</strong><br />
<em>Per un modello di sviluppo che includa i piccoli operatori<br />
locali e che incentivi un’economia di piccola scala che</em><br />
<em>produce economia territoriale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>17. Senza</strong><br />
<strong>ingenti</strong><br />
<strong>investimenti</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UN’AUTODETERMINAZIONE DEL TERRITORIO<br />
<strong>Valorizzare le iniziative che, evitando, come sponsor,<br />
aziende estranee al territorio, non rischiano<br />
di veicolare condizionamenti a danno<br />
delle popolazioni locali</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere<br />
autonome dalla aziende che potrebbero condizionare le attività<br />
di autodeterminazione e di coesione della popolazione locale.  </em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>18. Senza</strong><br />
<strong>sponsor<br />
sovraterritoriali</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="148">_____________________________________________<br />
PER UNA CULTURA MATERIALE RESPONSABILE<br />
E UN’ECONOMIA CONDIVISA<br />
<strong>Valorizzare le iniziative culturali che promuovono<br />
i prodotti del territorio o etici, quando prevedono<br />
la somministrazione di cibo o in quanto ospitate<br />
in esercizi commerciali che abitualmente<br />
somministrano cibo del territorio</strong><br />
<em>Processo culturale è quello che, a prescindere dal tema affrontato,<br />
dovrebbe comunque essere capace, nel metodo, di agevolare<br />
identità territoriale, redistribuzione del reddito, tutela ambientale.</em></td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>19. Cibo responsabile</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
<td width="54"></td>
</tr>
<tr>
<td width="500" height="145">_____________________________________________<br />
PER UN RESPONSABILE USO<br />
DELLE RISORSE NATURALI<br />
<strong>Evitare le iniziative culturali che prevedendo,</strong><br />
<strong>anche accessoriamente, sommistrazione di cibo<br />
e bevande, </strong><strong>utilizzano stoviglie monouso<br />
non biodegradabili</strong><br />
<em>Queste iniziative, in quanto di visibilità pubblica, devono essere</em><br />
<em>più responsabili dei singoli cittadini riguardo all’uso di stoviglie:</em><br />
<em>in caso di monouso, si utilizzino almeno quelle biodegradabili.</em><br />
_____________________________________________</td>
<td width="20"></td>
<td width="116"><strong>_________</strong><br />
<strong>20. Stoviglie</strong><br />
<strong>ecosostenibili</strong><br />
<strong>_________</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div id="pagelet_event_mall" data-referrer="pagelet_event_mall"></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/30/natura-in-festa-5-gennaio-2014-festa-dellescursionismo-sannita/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Buona crisi e felice nuova paura, &#8220;Merry crisis and a happy new fear”. Il caso greco.</title>
		<link>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/29/buona-crisi-e-felice-nuova-paura-merry-crisis-and-a-happy-new-fear-il-caso-greco/</link>
		<comments>https://www.artempori.it/artempori/2013/12/29/buona-crisi-e-felice-nuova-paura-merry-crisis-and-a-happy-new-fear-il-caso-greco/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 23:02:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Art'Empori. Post x il Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[..Articoli Testata]]></category>
		<category><![CDATA[BlogDiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.artempori.it/artempori/?p=9724</guid>
		<description><![CDATA[[da Comune-Info]  In greco antico, krisis si riferiva a un punto di svolta, a un momento di separazione. Il termine implica conflitto e di certo le nostre azioni di oggi costruiscono già il mondo di domani. Per questo, l’aiuto reciproco e il senso di comunità di ogni giorno, che emergono tra le persone comuni nei periodi di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/greca-crisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9743" alt="greca crisi" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/greca-crisi-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>[<a href="http://comune-info.net/2013/12/buona-crisi/" target="_blank">da Comune-Info</a>]  <strong>In greco antico, krisis si riferiva a<strong> un punto di svolta, a </strong>un momento di separazione. Il termine implica conflitto e di certo le nostre azioni di oggi costruiscono già il mondo di domani. Per questo, l’aiuto reciproco e il senso di comunità di ogni giorno, che emergono tra le persone comuni nei periodi di crisi, sono motivo di speranza. Le cucine collettive in Grecia, le cliniche autogestite che offrono assistenza medica gratuita e i centri sociali che distribuiscono abiti dimostrano che nella società capitalista esistono già relazioni diverse, di altruismo e condivisione.</strong></p>
<p>[di Jérôme Emanuel Roos da <a href="http://comune-info.net/2013/12/buona-crisi/" target="_blank">Comune-Info</a>] Nel mondo occidentale il Natale è un periodo profondamente schizofrenico. Da un lato le festività fanno emergere alcuni degli aspetti migliori di ciò che significa essere umani: ci si riunisce per condividere cibo e doni in uno spirito comunitario che temporaneamente rompe con l’alienazione della vita di ogni giorno. Ma, al tempo stesso, le festività gettano luce su alcuni degli elementi peggiori del consumismo e sulle false apparenze che hanno finito per pervadere il tessuto sociale: file infinite di essere umani ridotti a zombie che si muovono meccanicamente in centri commerciali decorati pretenziosamente alla ricerca del più recente aggeggio o biglietto d’auguri inutile, confermando ancora una volta che il solo modo di esprimere valore nella società tardo capitalista è mediante l’accumulo di merci inutili, pur mentre ci sono persone che di notte dormono per strada all’addiaccio.</p>
<p>Quando Charles Dickens si abbandonò al lirismo a proposito della morte, dell’avidità e della miseria nel suo classico Canto di Natale, ebbe ben presenti le distorsioni sociali causate dal capitalismo industriale. Naturalmente la critica del capitalismo di Dickens mancava di un’analisi politico economica approfondita e alla fine non riuscì ad andare oltre l’indignazione morale per la povertà e il declino delle virtù umane. Ma detto questo, persino Karl Marx espresse il parere che Dickens, nella sua vita, aveva “diffuso nel mondo più verità politiche e sociali di quante fossero state formulate da tutti i politici, i pubblicisti e i moralisti professionisti messi insieme”. Il Canto di Natale fu pubblicato nel 1843, appena cinque anni prima del Manifesto del Partito Comunista e dell’onda rivoluzionaria del 1848. Se dovessimo scrivere un Canto di Natale per i nostri giorni, il racconto sarebbe davvero molto diverso?</p>
<p><strong>Buona crisi e felice nuova paura</strong></p>
<p>Il personaggio di Scrooge sembra tuttora onnipresente, dai ricchi investitori di Wall Street che non hanno pagato un centesimo per il caos finanziario che hanno creato nel portarci alla crisi attuale, ai politici affamati di potere che si circondano letteralmente d’oro mentre annunciano un’Era d’Austerità per tutti gli altri. Sono tuttora diffuse miseria e morte mentre le reti di sicurezza sociale sono sacrificate all’altare del mercato, mentre milioni sudano semplicemente per far quadrare i conti, sopravvivendo con le misere paghe di lavori del tutto privi di significato e sempre più precari, persino mentre sono oberati da tasse e debiti sempre maggiori. E, specialmente in questo periodo dell’anno, non sono solo le privazioni materiali che contano; il trauma psicologico della persistente insicurezza economica e dell’atomizzazione sociale semina disastri su una scala che a fatica possiamo appena immaginare, un assassino che si prende migliaia di vite di cui non sapremo mai nulla.</p>
<p>Mi sono recentemente trasferito ad Atene, dove la rappresentazione dickensiana del capitalismo nudo è in piena mostra ogni singolo giorno: gente comune che dorme di fronte a banche e supermercati come cani randagi; decine di migliaia di cartelli “affittasi” che coprono le pareti degli appartamenti; immigrati che si nascondono in edifici cadenti, troppo impauriti per uscire per il timore di essere aggrediti dalla polizia o dalla feccia razzista. Uno strato di smog incombe sulla città mentre le persone ricorrono al fuoco di legna e plastica per riscaldarsi. I padroni di casa hanno chiuso il riscaldamento centrale in tutto il paese, semplicemente perché gli inquilini non sono più in grado di pagare il combustibile. Solo poche settimane fa una tredicenne è morta per aver respirato monossido di carbonio dopo che sua madre aveva cercato di combattere il freddo gelido del loro appartamento. L’elettricità era stata tagliata perché non era in grado di pagare le bollette. Non si tratta di incidenti isolati. Una povertà da Terzo Mondo si sta facendo strada nel centro stesso dell’occidente “sviluppato”.</p>
<p>La povertà e la disuguaglianza sono in ascesa in tutta Europa e nell’intera America del nord. Una cifra record di 48 milioni di statunitensi – 22 milioni dei quali sono bambini – dipende dai buoni alimentari per sopravvivere. L’Oxfam ha recentemente avvertito che l’Europa rischia un “decennio perduto” di povertà ed emarginazione, con il direttore delle campagne della Ong che lamenta che “siamo stati fondati nel 1942 a causa della carestia in Grecia; nessuno avrebbe creduto che dopo settant’anni saremmo stati ancora qui a dire che la Grecia è in una condizione terribile”. E, di nuovo, la Grecia non è l’eccezione; la cosiddetta culla della democrazia è semplicemente l’esempio universale di una tendenza terrificante in tutto il mondo, con i regimi nominalmente democratici che ricorrono a misure sempre più autoritarie e disumane per far valere il dogma neoliberista che può essere sintetizzato in una formula semplice: privatizzare gli utili, socializzare le perdite. Scrooge incombe oggi su tutti noi, agitando manganelli e candelotti lacrimogeni.</p>
<p>Non è per caso, allora, che i rivoltosi che sono scesi in piazza ad Atene e in città di tutta la Grecia nel dicembre del 2008, dopo l’omicidio, da parte della polizia, del quindicenne Alexis Grigoropoulos, abbiano immediatamente attaccato e incendiato l’enorme albero di Natale che era stato così ostentatamente eretto a piazza Syntagma di fronte al Parlamento. Pochi giorni dopo le parole di un profeta sono state scarabocchiate su un muro cittadino: buona crisi e felice nuova paura! [In inglese l’espressione è meglio assonante con il tradizionale ‘Buon Natale e Felice Anno Nuovo’, rispettivamente: “merry crisis and a happy new fear” e “Merry Christmas and a Happy New Year” – n.d.t.].</p>
<p><strong>Comunismo si ogni giorno e crisi dei nostri tempi</strong></p>
<p>Ma non è tutto qui. Proprio come il Natale, i tempi di crisi tendono a essere profondamente schizofrenici, producendo sia pericoli estremi di disintegrazione sociale sia opportunità senza precedenti di cambiamento sociale radicale, mentre nessuna delle due cose sembrava possibile nel precedente stato di normalità. Incorporato nelle contraddizioni stesse del capitalismo c’è il potenziale latente sia della sua disintegrazione in una mostruosità, sia della sua estinzione e trascendenza in qualcosa di migliore.</p>
<p>In greco antico la parola greca ‘krisis’ si riferiva esattamente a questo: un momento di separazione, di decisione o giudizio, come un punto di svolta in una malattia che decide il destino del paziente: un momento di vita o di morte. In modo determinante, il termine implica ‘conflitto’: due possibili esiti ci sono davanti; le nostre azioni di oggi decideranno del mondo per decenni a venire.</p>
<p>Dopo essermi trasferito ad Atene ho rapidamente scoperto perché il paziente è riuscito sinora a sopravvivere alla sua crisi. Ovviamente ciò non ha nulla a che vedere con i tagli al bilancio dei salvataggi di Ue e Fmi. Tutto dipende dall’aiuto reciproco e dalla solidarietà comunitaria. Senza la gente comune che semplicemente si aiuta vicendevolmente a tirare avanti, la società greca si sarebbe trovata molto peggio. Non fosse stato per i genitori che si sono ripresi in casa giovani disoccupati sulla ventina, le mense dei poveri che hanno offerto cibo agli affamati, per cliniche autonome che hanno offerto assistenza medica gratuita ai non assicurati e centri sociali che hanno distribuito vestiario gratuito a chi ne aveva bisogno, è difficile immaginare come mai la gente ce l’avrebbe fatta. Ciò ci induce a una conclusione ironica: se non fosse stato per il senso di comunità e di aiuto reciproco – che sfidano entrambi la logica dell’egoismo di Smith e di Hayek – il capitalismo di per sé non sarebbe stato in grado di sopravvivere. In realtà nessuna società può funzionare senza una sana dose di altruismo. Il trucco, allora, sta nel produrre tale altruismo non come mezzo per sostenere il capitalismo, bensì come arma con cui ucciderlo.</p>
<p>David Graeber chiama questo caposaldo sociale di solidarietà comunitaria “comunismo di ogni giorno”. Basandosi sull’opera dell’antropologo francese Marcel Mauss, Graeber distingue tra tre tipi diversi di relazioni sociali: relazioni gerarchiche basate sul precedente, relazioni formalmente paritarie basate sullo scambio e relazioni genuinamente paritarie basate sulla condivisione, il vecchio principio comunista “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Questi generi diversi di relazioni sociali non sono mai monolitici e perciò non essere totalizzanti: nessuna società si basa solo sul precedente, lo scambio o la condivisione. Le tre cose, invece, coesistono in gradi diversi in tipi diversi di società. Le società feudali possono essere contrassegnate dalla prevalenza della gerarchia; le società capitaliste dal predominio dello scambio e le società genuinamente comuniste dalla condivisione. Ma anche in quest’ultimo tipo di società, la gerarchia e lo scambio non spariranno mai del tutto; saranno semplicemente subordinate a una logica culturale e sistemica diversa: la logica della condivisione avrà la precedenza nella riorganizzazione radicale delle priorità.</p>
<p>Naturalmente le cose non sono così semplici. Ma in questo periodo dell’anno, e in questo periodo di crisi, Mauss e Graeber indirizzano la nostra attenzione a qualcosa di molto importante: persino nella società capitalista continuano a esistere relazioni “comuniste” (di altruismo e condivisione). In effetti, per molti versi, “siamo già comunisti”, specialmente nei confronti della famiglia e degli amici, e specialmente in un giorno come questo. Sarebbe del tutto inconcepibile per chiunque tra noi presentare ai nostri genitori, fratelli e sorelle o figli il conto del pranzo di Natale che abbiamo appena cucinato per loro; proprio come sarebbe totalmente assurdo che le madri addebitassero ai figli le cure e l’allattamento al seno. Allo stesso modo è totalmente assurdo che gli Scrooge di oggi – di fronte a una crisi che loro stessi hanno causato – oggi cerchino di socializzare le loro perdite forzando giù per la gola a tutti l’austerità e schiaffando un cartellino del prezzo su beni comuni quali l’acqua e il sapere. Se portata ai suoi estremi, questa logica di crudo egoismo alla Rand condurrebbe semplicemente alla totale disintegrazione sociale; ed è precisamente a essa che il neoliberismo sta spingendo oggi il mondo.</p>
<p><strong>Il fantasma dei Natali a venire</strong></p>
<p>Stiamo vivendo un momento del giudizio in cui il destino deve decidersi il destino dell’umanità. In questi tempi bui, quando sembra persa ogni speranza e persino i più comunitari tra i rituali sociali stanno soccombendo allo spettacolo dello stolido consumismo, è cruciale ricordare a noi stessi che i semi di un mondo migliore hanno già radici nella terra bruciata di quello attuale; e che la nostra sfida, da “radicali” o “rivoluzionari”, non consiste necessariamente nella creazione di un’intera società nuova partendo da zero, bensì nella liberazione e attualizzazione delle potenzialità di altruismo e vita comunitaria che attualmente sono represse sotto la minaccia di un fucile. Questo dovrebbe darci speranza per la lotta: non dobbiamo necessariamente innovare tanto il nuovo, quando piuttosto dobbiamo abbattere il vecchio e rafforzare il nuovo che già esiste.</p>
<p>Nel Canto di Natale Scrooge alla fine era trasformato in un uomo migliore, che abbracciava lo Spirito del Natale e il senso di gioia e di comunità che rappresentava, ma non prima di essere visitato da tre fantasmi: il Fantasma dei Natali Passati, il Fantasma del Natale Presente e il Fantasma dei Natali Futuri. Il primo gli mostrava gli mostrava il suo io del passato, il bambino lieto di condividere; il secondo lo metteva di fronte all’uomo totalmente spregevole che era diventato, attaccato al suo denaro come se non ci fosse domani; e l’ultimo gli presentava la terrificante immagine di cosa lo aspettava se avesse insistito nei suoi modi da spilorcio dal cuore di pietra: “Il Fantasma si avvicinò lentamente, gravemente, silenziosamente. Quando gli fu vicino, Scrooge cadde in ginocchio poiché nell’aria stessa attraverso la quale lo Spirito si muoveva esso sembrava gettare tenebre e mistero. Era avvolto da un ampio manto nero, che gli celava la testa, il volto, la forma e non lasciava null’altro di visibile che ma mano tesa … Gli diede un fremito di vago, incerto terrore sapere che sotto il polveroso sudario c’erano occhi spettrali intensamente fissi su di lui, mentre lui, anche se si sporgeva al massimo, non poteva vedere altro che una mano spettrale e un abisso di tenebra”.</p>
<p>Trasformiamoci in questo tetro spirito; nel fantasma del futuro che dal suo manto tormenta il taccagno prima dell’ora di andare a letto. Rendiamoci lo Spirito dei Natali a Venire, lo spettro del comunismo già esistente che perseguita il capitalismo attuale da terreno solido di un futuro ancora da venire. Rendiamoci lo Spirito della Rivoluzione reincarnata, che abbatte gli Scrooge del nostro tempo proprio mentre le tenebre sembrano avviluppare il mondo. Buon Natale a tutti. Il maggio del 2014 sarà la data della nostra spettrale riapparizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://roarmag.org/" target="_blank">roarmag.org</a>, traduzione di Giuseppe Volpe per <a title="Nuovo incendio contro la Strada" href="http://znetitaly.altervista.org/" target="_blank">znetitaly.org</a> (che ringraziamo).</p>
<p>*Jérôme Emanuel Roos è un giovane scrittore e film maker</p>
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		<title>SoldoCorto segnala: Agenda dei Beni Comuni. Presentazione al Bukò.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2013 14:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[agenda beni comuni]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì 20 dicembre 2013, presso Bukò, circolo virtuoso di Benevento, presentazione dell’Agenda dei Beni Comuni che vede la luce per il terzo anno consecutivo . Abbiamo scelto di continuare a parlare di beni comuni perché semplicemente ce n’è bisogno; anche quest’anno abbiamo collaborato con esponenti di diverse realtà associative che condividono la nostra idea di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/agendabenicomuni1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9591" alt="agendabenicomuni1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/12/agendabenicomuni1-300x182.jpg" width="300" height="182" /></a>Venerdì 20 dicembre 2013, presso Bukò, circolo virtuoso di Benevento, presentazione dell’Agenda dei Beni Comuni che vede la luce per il terzo anno consecutivo . Abbiamo scelto di continuare a parlare di beni comuni perché semplicemente ce n’è bisogno; anche quest’anno abbiamo collaborato con esponenti di diverse realtà associative che condividono la nostra idea di “altro mondo possibile”, un mondo in cui fra “bisogno” e “diritto” ci sia uno stretto rapporto di identità. Oltre ai loro interventi troverai tanti piccoli spunti di riflessione, tanto spazio per annotare i tuoi pensieri ed organizzare i tuoi impegni.<br />
Il successo di questa iniziativa nei suoi due anni di vita ci ha fatto realizzare che non siamo i soli a sognare un mondo diverso; per noi in primis quest’agenda è una sorta di “luogo di ritrovo”, un’ agorà nella quale si radunano coloro che non si arrendono alla crisi, alle minacce di tempesta, ai tempi cupi che stiamo vivendo, coloro che credono di non poter essere mai del tutto liberi finché non lo sono anche gli altri.<br />
Pensa, caro lettore, quanto sarebbe migliore questo mondo se fosse così: se stringi fra le mani quest’agenda, molto probabilmente puoi capirlo. Benvenuto fra i sognatori che non si arrendono, qui c’è sempre posto.</p>
<p>La presentazione dell’Agenda dei Beni Comuni è organizzata dal Circolo Virtuoso Bukó in collaborazione con <a title="YaBasta" href="http://yabasta.net/" target="_blank">YaBasta RestiamoUmani</a> (l’associazione che ha ideato e realizzato l’agenda assieme all’associazione Melagrana Non Profit) e con l’<a title="Associazione Culturale Quinto Elemento" href="http://quintoelementobn.wordpress.com/" target="_blank">associazione culturale Quinto Elemento</a>(una delle varie realtà che ha contribuito alla sua realizzazione con un piccolo testo che troverete all’interno dell’agenda).</p>
<p>Programma dell’evento:<br />
- 19:30 -&gt; appuntamento per prendere posto;<br />
- 20:00 -&gt; presentazione dell’agenda con interventi degli esponenti dell’associazione YaBasta e del Quinto Elemento;<br />
- 21:30 -&gt; Live Music con i PICK FACTORY!</p>
<p><a title="PICK FACTORY" href="https://www.facebook.com/pickolofactory?fref=ts">PICK FACTORY</a>:<br />
Cantautorato latino nei ritmi e onirico nei testi, sono un gruppo emergente che cerca di proporre attraverso la musica, immagini e riflessioni sull’ uomo con tutte le sue debolezze, riflessioni arricchite da un ritmo incalzante, un misto tra la miglior musica popolare e il rock.</p>
<p>Ricordate che il Bukó Circolo Virtuoso è l’unico punto vendita dell’Agenda dei Beni Comuni a Benevento anche prima della presentazione del 20 Dicembre.</p>
<p>VI aspettiamo per la presentazione il giorno 20 Dicembre 2013, dalle ore 19:30 in poi, o anche prima se siete curiosi di scoprire questa piccola raccolta di esempi virtuosi!!!</p>
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		<title>Il web è veramente portatore di democrazia e modernità?</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Nov 2013 21:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[[di Alessio Masone] Si è sempre parlato del web come la grande rivoluzione dell&#8217;informazione democratica. Ma è davvero così? Analizziamo alcuni casi. Quando si vuole individuare sui motori di ricerca un argomento presente sia sul vostro blog che sui grandi siti nazionali o internazionali, il vostro link verrà elencato nelle ultime pagine della ricerca. Nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8679" alt="Web-Marketing" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/11/web.jpg?w=300" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">[di Alessio Masone] Si è sempre parlato del web come la grande rivoluzione dell&#8217;informazione democratica. Ma è davvero così?</p>
<p style="text-align: justify;">Analizziamo alcuni casi. Quando si vuole individuare sui motori di ricerca un argomento presente sia sul vostro blog che sui grandi siti nazionali o internazionali, il vostro link verrà elencato nelle ultime pagine della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso del web vale la regola dei sistemi di scala e del verticismo: il sito più visitato, quindi, sarà quello dotato di più investimento economico e pubblicitario. I siti nazionali e quelli internazionali, essendo destinati a una platea geografica molto ampia, sono più cliccati dei siti locali: visto che i motori di ricerca elencano i siti in funzione del numero di visite, ne consegue che i siti locali e quelli con minori investimenti economici risultano meno visibili sul web.</p>
<p style="text-align: justify;">Non conta che voi vogliate comunicare solo ai vostri concittadini o solo a chi, da fuori, è interessato al vostro territorio: chi, dalla vostra città o da qualsiasi parte nel mondo, cercherà un ristorante del vostro territorio, troverà nei motori di ricerca vari siti web che, sebbene non siano del vostro territorio, vengono molte pagine prima dell&#8217;articolo di un autore locale sullo stesso argomento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, anche sul web esiste una gerarchia che non si basa sul criterio della democratica territorialità ma sull&#8217;arcaica legge del più forte, in questo caso, del più visibile. Quindi, il web, come la televisione, non consente un&#8217;autodeterminazione dell&#8217;individuo e del suo territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">I grandi siti web, quindi con maggiore potere d&#8217;investimento, diventano oligopolisti (spesso monopolisti) nei confronti degli inserzionisti commerciali come gli albergatori. Un portale internazionale del web, utile a individuare gli alberghi da prenotare, appare democratico e gratuito per gli utenti consultatori, ma pretende dagli albergatori del territorio una &#8220;provvigione/tangente&#8221; pari al 10/15% del prenotato, se vogliono essere inclusi nella visibilità del portale. In questo modo, i territori si svuotano di redditi, contribuendo alla crisi economica che colpisce il cittadino medio. Non sarebbe davvero democratico ed esente da omologazione, se, da qualunque parte del mondo vogliamo informarci su un territorio, venga agevolata la consultazione di siti web nati da quel territorio?</p>
<p style="text-align: justify;">Il web è quindi come un centro commerciale: quando lo si approccia come consumatore, il cittadino si percepisce in un luogo democratico dalle numerose opportunità di scelta e di risparmio. Invece, nella veste di piccolo produttore locale o di negoziante indipendente di quartiere, il cittadino si rende conto che il web, come il centro commerciale, è un luogo di ingiustizia e di esclusione, tra le cause principali della crisi economica che porta via dai territori identità e redditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si è utenti del web si ha la suggestione di detenere un potere illimitato, ma poi provate a essere autori nel web: scomparirete senza alcun diritto di replica, visto che i vostri concittadini, in buona parte semplici fruitori, non percepiscono questa prevaricazione escludente e, in massa, restano devoti al web per quanta democrazia credono di avvertire.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa illusoria percezione di democrazia web è agevolata dalla diffusione dei social network che aziende sovraterritoriali (spesso, multinazionali quotate in borsa e abili nel web marketing), ai cittadini dei territori, si propongono a costo monetario zero, sebbene carichi di costi occulti: ebbene, quel servizio gratuito configura una micro tangente quotidiana che i navigatori del web accettano per dimenticare il loro ruolo di cittadini liberi, in quanto membri di una comunità territoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessio Masone</p>
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		<title>PoeCivismo. Stili di azione culturale responsabili</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Sep 2013 12:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[..Progetti Art'Empori/Distretto di EcoVicinanza]]></category>
		<category><![CDATA[fruizione etica delle emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[PERCHE’ I METODI RESPONSABILI Ogni iniziativa, a prescindere dall’encomiabile tema trattato, in termini di linguaggio esperienziale, rischia di utilizzare metodi escludenti e delegati che impediscono il cambiamento e che sono incoerenti con qualsiasi processo culturale che vuole creare reale consapevolezza e capacità di azione partecipata dal cittadino. Se non eliminiamo le dinamiche dell&#8217;esclusione e del potere nell&#8217;associazionismo e tra gli operatori culturali, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-logo-stili-di-azione-culturale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-18269" alt="poecivismo-logo-stili-di-azione-culturale" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-logo-stili-di-azione-culturale.jpg" width="312" height="250" /></a>PERCHE’ I METODI RESPONSABILI<br />
Ogni iniziativa, a prescindere dall’encomiabile tema trattato, in termini di linguaggio esperienziale, rischia di utilizzare metodi escludenti e delegati che impediscono il cambiamento e che sono incoerenti con qualsiasi processo culturale che vuole creare reale consapevolezza e capacità di azione partecipata dal cittadino.</p>
<div id="ecxyiv4560234137yui_3_16_0_6_1400222663192_10" style="text-align: justify;">Se non eliminiamo le dinamiche dell&#8217;esclusione e del potere nell&#8217;associazionismo e tra gli operatori culturali, non avremo mai il cambiamento perché questo, se avviene dal basso, deve utilizzare azioni che interagiscono in termini esperienziali, non solo verbali, con il quotidiano sentire degli individui.</div>
<div id="ecxyiv4560234137yui_3_16_0_6_1400222663192_10" style="text-align: justify;">.</div>
<div id="ecxyiv4560234137yui_3_16_0_6_1400222663192_10" style="text-align: justify;">Quindi, non conta la migliore verità, ma come la perseguiamo: il metodo, <strong>lo stile di azione culturale, è il linguaggio esperienziale che effettivamente può dialogare con gli stili di fruizione dell&#8217;individuo</strong>. Qui, parliamo di cambiamento dal basso (stili di fruizione) applicato alle attività culturali (stili di azione).</div>
<p style="text-align: justify;">Il modello di sviluppo in corso è ormai incapace di tutelarci dalla disoccupazione e dall’ingiustizia sociale: il cambiamento deve iniziare, in primo luogo, senza essere calato dall’alto, nel mondo culturale, tramite la fruizione responsabile delle arti e degli eventi socio-culturali. Questo è quello che si prefigge Art&#8217;Empori, quando parla di fruitori responsabili delle arti.</p>
<p style="text-align: justify;">Agevolando una fruizione esperienziale e non delegata delle iniziative culturali, il fruitore diventa coautore delle iniziative e quindi del mondo, procurando cambiamento personale che contamina la collettività.<br />
Parlare di metodi per dire che conta non la qualità di una teoria, di un’opera o di un evento, ma che uso ne facciamo, in termini di linguaggio esperienziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il momento creativo non è più solo nell’opera, ma anche nel rapporto tra opera e fruitore, se responsabile. Non possiamo agire sull&#8217;opera, ma sulla parte di nostra competenza, tramite una fruizione responsabile, possiamo essere portatori di cambiamento.</p>
<h3><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/PoeCivismo.-Stili-di-azione-culturale.pdf" target="_blank">PoeCivismo. Stili di azione culturale</a> (in pdf)</h3>
<p>&#8212;</p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-stili-di-azione-culturale-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-18264" alt="poecivismo-stili-di-azione-culturale-1" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-stili-di-azione-culturale-1-734x1024.jpg" width="734" height="1024" /></a></p>
<p><a href="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-stili-di-azione-culturale-2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-18265" alt="poecivismo-stili-di-azione-culturale-2" src="http://www.artempori.it/artempori/wp-content/uploads/2013/09/poecivismo-stili-di-azione-culturale-2-728x1024.jpg" width="728" height="1024" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Resistenza artistica al paradigma sovraterritoriale. Dizionario del cambiamento</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 10:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Masone]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Dizionario del cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza artistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Resistenza artistica ed economica al paradigma sovraterritoriale che sottrae identità, coesione e redditi ai territori Il mondo intellettuale e artistico non può prescindere dall&#8217;emergenza economica e sociale in corso. Ogni gesto culturale non può consistere in una fruizione puramente estetica e individualistica, ma deve essere capace di azione etica, in quanto capace di incidere sul [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><strong><a href="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/libreria-masone-caffemporio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8083" alt="libreria-masone-caffemporio" src="http://artempori.files.wordpress.com/2013/08/libreria-masone-caffemporio.jpg?w=300" width="300" height="224" /></a>Resistenza artistica ed economica al paradigma sovraterritoriale che sottrae identità, coesione e redditi ai territori</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Il mondo intellettuale e artistico non può prescindere dall&#8217;emergenza economica e sociale in corso. Ogni gesto culturale non può consistere in una fruizione puramente estetica e individualistica, ma deve essere capace di azione etica, in quanto capace di incidere sul mondo e sul bene comune.</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">Secondo il paradigma inclusivo e non delegato di Art&#8217;Empori, il momento creativo non è solo nell&#8217;opera, uguale per tutti e calato dall&#8217;alto, ma è anche nel rapporto tra opera e fruitore. Il momento creativo si rinnova quando il fruitore, se responsabile, da coautore, porta l&#8217;opera nel mondo reale.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Questo avviene quando il fruitore, senza delegare ai critici, ai mass media e alle graduatorie, con approccio esperienziale, verifica quali opere si intrecciano con le specificità del proprio percorso personale e territoriale.</div>
<div style="text-align: justify;">Questo avviene già anche tramite la modalità economica territoriale con cui, agevolando redistribuzione dei redditi e coesione territoriale, si acquista un libro presso una libreria indipendente (invece che on line o nelle librerie di catena) o con cui si fruisce di un film presso un cinema indipendente di città (invece che presso i multisala extraurbani).</div>
<div style="text-align: justify;">.</div>
<div style="text-align: justify;">
<p id="yui_3_7_2_17_1366611146916_39">Il <strong>nazismo </strong>di oggi è rappresentato dal sistema finanziario e sovraterritoriale che sottrae identità e redditi alle popolazioni locali, ormai anche in occidente, mettendo in ginocchio ogni territorio.</p>
<p>I <strong><a href="http://artempori.wordpress.com/2010/03/25/valani-una-storia-nostra-di-peppe-porcaro/" target="_blank">valani</a> </strong>di oggi sono gli esercenti indipendenti, ultimi attori dell&#8217;economia reale e territoriale (negozianti indipendenti, artigiani e produttori rurali): piccoli negozianti e artigiani che per salvare il posto di lavoro dei loro pochi dipendenti, mentre già stanno rischiando di perdere l&#8217;azienda e la casa, vivono con un reddito inferiore a quello dei loro dipendenti, lavorando per molte più ore di questi. Questo avviene nella grande indifferenza della popolazione e delle istituzioni, come accadeva, fino agli anni cinquanta, per i valani, e, durante il nazismo, per gli ebrei.</p>
<p>Parlare, oggi, con il senno di poi, di nazismo e di valani rischia di non realizzare un&#8217;azione culturale ma solo un&#8217;emozione omologante se solleva dal confrontarsi con il genocidio economico che si sta perpetrando nel mondo intero, sotto casa di ognuno. Agire su quello, che avviene adesso e che sfugge alla maggioranza, è un processo che si può responsabilmente definire culturale e capace di cambiamento.</p>
<p>Alessio Masone</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</div>
<div style="text-align: justify;">Dal post:</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.wordpress.com/2013/03/29/manifesto-delle-librerie-indipendenti-e-degli-altri-emporiritrovi-di-resistenza-artistica/" target="_blank"><strong>Manifesto delle librerie indipendenti e degli altri empori/ritrovi di resistenza artistica</strong></a></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">- PER UNA CITTADINANZA NON DELEGATA CHE INIZI DA FRUIZIONI ARTISTICHE RESPONSABILI CAPACI DI REAGIRE ALLA CRISI ECONOMICA E SOCIALE<br />
- PER UN APPROCCIO ESPERIENZIALE CHE CONSENTA IL MOMENTO CREATIVO ANCHE NEL RAPPORTO TRA PERCORSO DEL FRUITORE E OPERA<br />
- PER UNA CITTADINANZA ARTISTICA NON DELEGATA CHE SOLLEVI DA QUELL’ECCELLENZA NELL’ARTE CALATA DALL’ALTO E OMOLOGANTE</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://artempori.wordpress.com/2013/03/29/manifesto-delle-librerie-indipendenti-e-degli-altri-emporiritrovi-di-resistenza-artistica/" target="_blank">http://artempori.wordpress.com/2013/03/29/manifesto-delle-librerie-indipendenti-e-degli-altri-emporiritrovi-di-resistenza-artistica/</a></div>
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