Siamo tutti islamici, tutti vittime del modello occidentale ormai collassato

La crisi economica comporta una rivisitazione del conflitto Islam-Occidente.

centro commerciale2[di Alessio Masone] Un attentato è il sintomo estremo ed esecrabile di un malessere collettivo. Se le forze dell’ordine devono contrastarne i sintomi (i reati), la società civile dovrebbe preoccuparsi di rimuoverne le cause. Finché esisteranno crimini nel mondo, sintomi di una patologia collettiva che si fenomenizza negli anelli più deboli, ogni società civile ne sarà moralmente responsabile.

Se nel 2001, con la recessione economica ancora lontana, non potevamo comprendere le motivazioni dello spietato attentato alle torri gemelle, oggi, con una crisi sempre più cocente, soprattutto a danno di noi cittadini medi, sempre più marginalizzati dal flusso delle ricchezze, possiamo comprendere il disagio dell’Islam e rivedere il rapporto conflittuale che questo ha con il nostro mondo.

I movimenti islamici si radicalizzano dando luogo a fenomeni di integralismo e terrorismo se, nel mondo arabo, è sempre meno arginabile l’ingerenza del modello culturale americano ed europeo veicolato, in modo seducente, da multinazionali e mass media.

Non possiamo condividere molti aspetti della cultura islamica, ma dobbiamo ammettere che, a differenza di noi, l’Islam vuol preservare un’identità: buona o cattiva che sia, questa li tutela dall’omologazione globale in cui noi tutti siamo integrati e annientati.

Se l’Islam impone evidenti limiti alle libertà individuali, l’Occidente ci costringe, in modo occulto, a stili di vita che ci rendono schiavi inconsapevoli di un sistema che ci vuole infelici e, ora, anche poveri.

Le coesioni territoriali e le economie locali italiane, come quelle orientali, sono annientate da centri commerciali e vendite online. I territori italiani, aggrediti da cementificazioni, TAV e trivellazioni petrolifere, possono immedesimarsi nel bisogno di autodeterminazione del mondo arabo. Il Sud italiano, che fino ad oggi è stato visto come arretrato solo perché non si allineava al modello efficientista ma alienante del Nord, può immedesimarsi nel mondo arabo colonizzato dall’immaginario imposto da multinazionali e mass media.

Durante il telegiornale, che trasmetteva le immagini delle dodici persone assassinate a Parigi (Charlie Hebdo), scorrevano i sottotitoli di notizie di quotidiana cronaca narranti di ancor più numerose persone morte rischiando la vita per divertimento: in montagna sciando, in auto viaggiando, in moto per essere nel mito della Dakar, in aereo per delirio di onnipresenza geografica. Ci scandalizzano le poche persone morte per un attentato (come nella strage di Parigi), ogni sei mesi, e non i tanti che, ogni giorno, muoiono per sfuggire alla noia.

Forse perché, nel primo caso, i mandanti delle morti sono comodamente individuabili all’esterno di noi, facendo in modo che si deleghi e nulla cambi, mentre, nel secondo caso, i mandanti siamo noi stessi, con le nostre abitudini culturali troppo faticose da mettere in discussione.

La modernità occidentale potrebbe essere causa del terrorismo islamico perché, annientando le identità e le coesioni territoriali, genera diffusamente quell’infelicità occulta che, tra l’altro, costringe le persone benestanti a rischiare la vita per noia e induce gli esclusi sociali alla protesta, anche estrema e smodata.

Il modello occidentale maschile, ormai, sta mostrando il vero volto di sfruttatore anche a danno di noi cittadini medi, vittime di un’iniqua distribuzione dei redditi. Col senno di poi, potremo intuire che gli islamici, grazie a uno sguardo differente, lo avevano compreso molto prima.

Oggi, quando si estremizza il divario tra capitalisti e ceto medio, la condizione sociale di noi cittadini comuni è più affine a quella di un islamico comune che alle caste dei privilegiati occidentali, come politici, dirigenti, finanzieri e multinazionali.

Ogni dissenso islamico all’omologazione, nel bene e nel male, è anche a nostro favore per agevolare un nuovo modello, quello lento, inclusivo e relazionale, quello delle donne, dei territori, della ruralità, dei mestieri manuali e dell’economia fisica, in contrapposizione a quello occidentale, maschile, competitivo, centralizzato, tecnologico, burocratizzato, delle professioni intellettuali e dell’efficienza, ma ormai collassato.

Paradossalmente, l’Islam delle donne oppresse mette in discussione il modello occidentale e maschile, mentre le donne occidentali, credendosi libere, maschilizzandosi, lo incentivano, quando ormai è collassato.

Leggi anche:
Giovanna Ferrara –  www.glistatigenerali.com/coesione-sociale/il-danno-di-dirsi-charlie

Nunzio Castaldi - www.artempori.it/si-puo-dire-una-liberta-che-aggredisce-la-liberta-di-altre-culture-e-un-controsenso

Intervista a MIGUEL MELLINO – di ANNA CURCIO - www.commonware.org/index.php/cloe/542-je-suis-ouest

3 Risponde a Siamo tutti islamici, tutti vittime del modello occidentale ormai collassato

  1. TULLIA 14 gennaio 2015 a 13:12

    Incollo qui il link relativo all’articolo di Paolo Barnard suggeritoci da Alessandro Paolo, che ha come tema il fondamentalismo.
    Autore controverso, per molti aspetti considerato folle e misogino, Barnard ha una scrittura tagliente e lucida, come pochi:
    http://paolobarnard.info/perche_alqaida_doc.php.

    Ha anche opinioni molto precise sul conflitto arabo-palestinese.
    Una voce fuori dal coro che fa riflettere.

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  2. Vincenzo 12 gennaio 2015 a 17:46

    Non riesco, proprio non riesco a concepire una qualsivoglia giustificazione ad atti di terrorismo. Non sono un letterato, ho una cultura tecnica e quindi non mi avventuro in scritti di questo o quell’autore che studiano scrivono sintetizzano con il loro senno altre culture, credendo di capirle o di chiarirle alle masse.
    Penso solo che gli olocausti non trovano assolutamente giustificazioni. Ma ci rendiamo conto che di certe cose se ne parla solo dopo che sono successe? Mai che se ne studiasse il fenomeno prima e si cercasse di capire il perché della diversità di cultura di religione di tutto!
    Abbiamo lasciato fare ai terroristi nazisti, abbiamo lasciato fare ai terroristi fondamentalisti islamici e li stiamo lasciando fare ancora.
    Non c’è storia che ci insegni a capire le diversità. Non c’è cultura che insegni l’integrazione. Qualcuno è sempre diverso da qualcun altro.
    Le culture sono diverse. Come dici tu Alessio le economie hanno portato benessere, l’occidente è sinonimo di modernità di benessere. Ma quanto è stato impiegato in ordine di tempo per raggiungere il benessere che ora lo stesso mondo occidentale sta distruggendo in una corsa spasmodica alla ricchezza individuale.
    L’occidente l’abbiamo voluto noi occidentali così. Ci siamo crogiolati nel benessere ed ora che l’apice da tempo è stato superato stiamo collassando. Ma questo non significa che il collasso dell’occidente sia stimolo per i popoli islamici di farci la guerra col terrorismo. Questo deriva da altro. Dalle diverse culture e molto dai retaggi del passato epocale quando, in nome delle religioni, si sono compiuti orrendi misfatti. Ma ciò accadeva mille e più anni fa…solo che l’occidente si è occidentalizzato e l’oriente è rimasto mille anni indietro…! Ma questo non da quella parte di Arabia opulenta e petrolifera che manifesta le sue ricchezze…vedi Dubai, Doha, il Quatar il Kuwai e tanti altri staterelli petrodollarosi che scimmiottano l’opulenza e magari sovvenzionano anche il terrorismo islamico.
    Siamo troppo permissivi nei confronti di chi vuole sottometterci col terrore. Il nazismo non ha insegnato niente, l’attacco alle torri gemelle non ha insegnato niente, le bombe nei mercati non hanno insegnato niente e niente insegneranno nemmeno questi ultimi atti terroristici. Si dice che l’Islam sia diverso…bhe fino ad ora c’hanno fatto conoscere solo il lato cattivo di quest’islam. Se cercano l’integrazione la globalizzazione culturale ed ideologica allora che permettessero la cristianità nei luoghi islamici come l’occidente permette l’islamismo nei luoghi cristiani costruendo anche moschee mentre loro incendiano le chiese piene di cristiani. Ma ti sembra normale che esseri abietti imbottiscano di esplosivo una bimba di dieci anni e poi la fanno esplodere tra i loro simili, nei mercati, davanti alle scuole, in fila per l’acqua o il pane…! Ma in che ca… di mondo viviamo. Se l’islam è religione di fede non credo che si possa manifestare con gli atti di terrorismo. C’è modo e modo di cambiare le cose, non certo con la guerra…poiché questi atti sono e restano atti di guerra.

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  3. TULLIA 12 gennaio 2015 a 8:50

    Riporto qui di sotto la risposta che ho già dato ad Alessio via mail.

    La cultura islamica – non omologata – è cultura che non conosco così a fondo e che non voglio giudicare. Ma non mi ci posso riconoscere.

    Abbiamo seminato terrore e portato avanti politiche orribili nei paesi arabi, di cui siamo pienamente responsabili.

    Abbiamo trasformato l’Africa in una pattumiera. I genocidi dell’Isis perpetrati in terra straniera ci paiono infinitamente lontani.

    Muoiono duemila persone in Nigeria e ci sembra normale, tanto ‘loro’ sono popoli di serie B.

    Kobane dov’è? A nessuno di noi importa.

    Non sono islamica ma ho vissuto abbastanza per capire che, col terrore, non si risolvono le questioni. Charlie Hebdò aveva ragioni di esistere perché – e finché – esiste la libertà di esprimersi.

    Non condivido chi ha dichiarato che le loro vignette erano comunque irrispettose (oggi c’è un articolo di fondo su Il fatto quotidiano, a firma di Ferruccio Sansa, che fa molto riflettere sul punto, e sul desiderio di non correre rischi).

    Le religioni – tutte – sono pericolose, piuttosto sarei ferita da chi irride la spiritualità di un altro essere umano.

    Presi dalle logiche del mercato, dall’omologazione, dalla crisi economica, stiamo sottovalutando la politica che i ‘Fratelli musulmani’ portano avanti dagli anni venti.

    Occorre che l’occidente recuperi i valori cristiani e morali che ha perso e che lo fondavano, ma io non sono islamica né, per me, esserlo vuol dire resistere all’omologazione.

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