Programma dettagliato del Festival del noir. 14/24 febbraio 2011. Cinema San Marco Benevento

LUNEDÌ 14 FEBBRAIO

PÉPÉ LE MOKO (Il bandito della Casbah) Un film di Julien Duvivier. Con Jean Gabin, Mireille Balin, Gabriel Gabrio, Marcel Dalio. (Francia,1937 – b/n, 1h e 33 min.) Da un romanzo di Roger d’Ashelbé: Pépé le Moko, pericoloso bandito, vive nella casbah d’Algeri, tallonato dall’ispettore Slimane. Sedotto da una bella parigina in cerca di forti emozioni, Pépé abbandona la casbah dov’è al sicuro per partire con lei (…) Un capitolo fondamentale nell’itinerario prebellico di Gabin, e, per un fortunato concorso di talenti (l’ottima sceneggiatura di H. Jeanson, le caratterizzazioni dei personaggi minori, musica, fotografia), il miglior film di Duvivier, degno di essere considerato una romantica tragedia moderna. Sequenze memorabili: l’uccisione della spia contro l’organetto meccanico; la cantante Fréhel che rivive la gloria passata al suono di un fonografo; la litania parigina di Gabin e Balin; le due discese verso il porto. Rifatto a Hollywood con Un’americana nella Casbah (1939) e Casbah (1948); messo in parodia in Totò le Moko (1949). Dizionario dei Film Morandini Il gangster Pépé (Gabin) è costretto a vivere nella Casbah di Algeri per sfuggire alla polizia, ma la passione per una donna fatale lo spingerà ad uscire dal quartiere e cadere così nelle mani della polizia. Il film che consacrò il mito di Gabin – romantico eroe schiacciato dalla mitologia del fallimento – è un pezzo di storia del cinema, una tragedia moderna ricercata nella forma e sanguigna nel contenuto. Parte come Scarface e finisce dove “ Amore e Morte s’incontrano per volere del Destino”, punto cruciale del cosiddetto realismo poetico francese: “è poesia populista a fior di pelle: ragazzi di mala, donne di vita,alcol, malinconia, pessimismo”. Indimenticabile l’esecuzione della spia vicino alla pianola meccanica e la corsa di Pépé per le strette vie della Casbah interamente ricostruita in studio. Dizionario dei Film Mereghetti

LE JOUR SE LÈVE (Alba tragica) Un film di Marcel Carné. Sceneggiatura: Jacques Prévert. Con Jules Berry, Jean Gabin, Arletty, Jules Berry, Jacqueline Laurent, Bernard Blier, René Génin. (Francia, 1939, b/n, 1h e 33 min.) Ucciso un rivale in amore, l’operaio François si barrica nella propria stanza, assediato dalla polizia e rivive la sua storia. Una delle vette del realismo poetico francese prebellico. Determinante l’apporto dei dialoghi di J. Prévert alla sceneggiatura di Jacques Viot in questo film assai concreto, eppur ricco di echi simbolici che non contraddicono l’impianto realistico dell’azione. “… ci ha sorpreso come una voce amica nel deserto” (E. Flaiano, 1940). Tutto concorre alla felicità creativa del risultato complessivo: il bianconero di Curt Courant, le scenografie di A. Trauner, la recitazione. Ma è straordinario l’uso del materiale plastico: le sigarette, l’orsacchiotto, la rivoltella, la sveglia, fotografie, cappelli, cartoline, mobili, fiori, ecc. Influenzò il cinema “nero” americano degli anni ’40. Rifatto a Hollywood nel 1947: La disperata notte. Dizionario dei Film Morandini Mentre la polizia sta per catturarlo, l’operaio François (Gabin) rivive i suoi ultimi giorni: la passione per una fioraia (Laurent), la relazione con una donna vissuta (Arletty), l’assassinio del rivale in amore (Berry). Una summa dell’universo poetico di Jacques Prévert, coautore nella sceneggiatura con Jacques Viot: l’interesse per il mondo proletario, il pessimismo esistenziale, la visione negativa del destino, la netta contrapposizione tra buoni e cattivi. Dopo la guerra venne tagliata la scena di Arletty noda sotto la doccia. La scenografia di Alexandre Trauner riprende quella sempre di Trauner , di Albergo Nord. Rifatto a Hollywood come La disperata notte, ma edulcorato nella fine. Dizionario dei Film Mereghetti

MARTEDÌ 15 FEBBRAIO

 THE MALTESE FALCON (Il mistero del falco) Un film di John Huston. Con Humphrey Bogart, Peter Lorre, Mary Astor, Sydney Greenstreet, Lee Patrick, Gladys George, Barton MacLane. (Usa, 1941 – b/n, 1h e 40 min.) Sam Spade, investigatore privato, è alle prese con avventurieri in acerrima lotta per il possesso di una statuetta d’oro puro che raffigura un falcone. L’oggetto passa di mano in mano (…) Archetipo del cinema nero made in USA, tratto da un romanzo (1930) di Dashiell Hammett, è la splendida opera prima di Huston. Più che un classico è una leggenda. Attori di classe, ironia, suspense, ritmo infallibile. Già portato sullo schermo nel 1931 con la regia di Roy Del Ruth e nel 1936 con quella di William Dieterle in film dimenticati. Ebbe 3 nomine ai premi Oscar (film, Huston sceneggiatore, Greenstreet). Dizionario dei Film Morandini (…) Tratto dall’omonimo romanzo di Dashiell Hammett e sceneggiato dal regista, Il mistero del falco è ufficialmente ritenuto il capostipite del cinema noir. La sostituzione di George Raft con Humphrey Bogart, voluta da Huston, fu la carta vincente dell’intera operazione, comunque curata in ogni dettaglio (straordinarie le caratterizzazioni di Lorre e Greenstreet, d’ora in poi coppia fissa nel noir; indimenticabile la Astor; suggestivo il senso di claustrofobia creato dalle riprese quasi esclusivamente in interni e dalle luci oblique di Arthur Edeson). Private eye duro e malinconico, ma più fortunato del collega Marlowe, lo Spade di Bogart passa alla leggenda oscurando del tutto i colleghi delle versioni precedenti, Ricardo Cortez Il falcone maltese di Roy Del Ruth (1931) e Warren William in Satan Met a Lady di William Dieterle (1936) (…) Dizionario dei Film Mereghetti

DOUBLE INDEMNITY (La fiamma del peccato) Un film di Billy Wilder. Sceneggiatura: Raymond Chandler. Con Fred MacMurray, Barbara Stanwyck, Edward G. Robinson, Tom Powers (Usa,1944 – b/n, 1h e 46 min.) Dal romanzo (1936-44) di James M. Cain, sceneggiato da Raymond Chandler: un assicuratore diviene l’amante di una donna (…) Uno degli archetipi del cinema nero degli anni ’40 con una memorabile Stanwyck come dark lady in biondo (col braccialetto alla caviglia): un intreccio inestricabile dal forte chiaroscuro della fotografia di John Seitz, l’ossessiva colonna musicale di M. Rosza che sottolinea la fatalità della vicenda, un eccellente terzetto d’interpreti. Ebbe 6 nomination agli Oscar senza vincerne uno. Dizionario dei Film Morandini “Non ho avuto i soldi e non ho avuto la donna” recita in un incipit indimenticabile la voce fuori campo dell’assicuratore Walter Neff (MacMurray) che, travolto dalla passione per una sua cliente, Phyllis Dietrichson (Stanwyck), diventa suo complice nell’assassinio del marito, ma (…) Tratto dal romanzo omonimo James C. Cain (sceneggiato dal regista e da Raymond Chandler, qui alla sua prima esperienza per il cinema), è uno dei migliori esempi di film noir, dove la “fatalità sostituisce la suspense nella ricerca del colpevole” (la confessione iniziale non lascia dubbi sullo sviluppo del film, strutturato con un lungo flashback) e dove la protagonista – indimenticabile con la sua catenella alla caviglia – incarna perfettamente i tratti fondamentali della femme fatale (charme fisico, perversità morale, cupidigia, meschineria, ferocia). Lo svelamento del finale, comunque, non toglie tensione al film, perché lo scontro (tipicamente winderiano) tra due intelligenze, quella puntigliosa di Keyes e quella criminale degli amanti, reintroduce nella struttura narrativa la suspense del film poliziesco.(…) Dizionario dei Film Mereghetti

MERCOLEDÌ 16 FEBBRAIO

L’ASSASSIN HABITE AU 21 (L’assassino abita al 21) Un film di Henri-Georges Clouzot. Soggetto da un romanzo di Stanislas-André Steeman . Con Jean Tissier, Pierre Fresnay, Suzy Delair (Francia,1942 – b/n, 1h e 24 min.) A Montmartre c’è una pensione dove, travestito da pastore, s’introduce un commissario di polizia per identificare un assassino (…) 1° film di Clouzot, tratto da un romanzo di Stanislas-André Steeman. Alla capacità di creare un’atmosfera e all’intelligenza dei particolari Clouzot aggiunge un uso sapiente della suspense e una efficace direzione degli attori. C’è già tutta la crudele ambiguità dei personaggi che contraddistinguerà i suoi film. Dizionario dei Film Morandini (…) Il primo lungometraggio di Clouzot, tratto dal romanzo di Stanislas-Andrè Steeman (la cui sceneggiatura, firmata dallo scrittore e dal regista, trasferisce l’azione da Londra a Parigi), è un poliziesco denso, conciso, movimentato, con dialoghi vivaci e una regia di alta precisione, inconsueta per un esordiente. A queste qualità va aggiunto un anticonformismo inconsueto nella Francia allora occupata, così che la lotta senza quartiere contro le forze del Male (organizzatesi in una trinità non priva di allusioni storiche) finisce per assumere un evidente valore politico-morale antinazista. Dizionario dei Film Mereghetti

LE CORBEAU (Il corvo) Un film di Henri-Georges Clouzot. Con Pierre Fresnay, Pierre Larquey, Nöel Roquevert, Ginette Leclerc (Francia,1943 – b/n, 1h e 33 min.) La vita tranquilla di una cittadina francese è turbata dall’arrivo di lettere, con le accuse più infamanti, che seminano sospetti, lutti, paura. Un medico principale bersaglio del “corvo” indaga (…) Ritratto al vetriolo della piccola borghesia francese che fece scandalo perché prodotto durante l’occupazione tedesca. Crudelissimo anche se un po’ effettistico. Attori ammirevoli. Precursore del cinema nero. Dizionario dei Film Morandini (…) Spietato ritratto in noir della borghesia francese ispirato a un fatto di cronaca, il caso di Tulle, che all’epoca scatenò furibonde polemiche nel paese occupato dai nazisti (…) Abilmente congegnato dal punto di vista narrativo, fustiga i vizi privati con una crudeltà forse esagerata ma anche rara nel cinema d’oltralpe: la scena in cui il dottor Vorzet (Larquey) espone la sua teoria sulla relatività del bene e del male, dondolando una lampada accesa, riassume perfettamente il senso del film che voleva affrontare (con una tempestività sconcertante) il tema della delazione, tanto tristemente attuale durante ‘occupazione. Fu vietato per due anni dopo la Liberazione, mentre regista e sceneggiatore (Luis Chavance) furono sospesi dall’attività per sei mesi. Il soggetto è stato ripreso da Otto Preminger per il suo film La penna rossa (1951). Dizionario dei Film Mereghetti

GIOVEDÌ 17 FEBBRAIO

LAURA (Vertigine) Un film di Otto Preminger. Con Gene Tierney, Clifton Webb, Dana Andrews, Vincent Price, Judith Anderson (Usa,1944 – b/n, 1h e 25 min.) La bella Laura Hunt è trovata assassinata nel suo appartamento di New York con una revolverata che le ha sfigurato il viso. Il tenente McPherson indaga, appassionandosi al caso in modo ossessivo. Da un romanzo di Vera Caspary, sceneggiato da Jay Dratler, Samuel Hoffenstein e Betty Reinhardt. Film di culto per gli amanti del cinema nero: eleganza, decadenza, perversione, crudeltà, umorismo e una forte vena di necrofilia ne fanno un cocktail unico. Il motivo di David Raksin (“Laura”) incanta ancora oggi. Uno di quei film felici dove tutto concorre al risultato finale: regia, sceneggiatura, fotografia (J. LaShelle, premio Oscar), scenografia, musica. Alcune scene furono dirette da Mamoulian, poi sostituito dal produttore D.F. Zanuck con Preminger. 3 minuti tagliati poco dopo l’uscita del film sono stati reintrodotti in certe versioni video. Dizionario dei Film Morandini (…) Classico del noir, si distinbue per un’atmosfera sottilmente morbosa e vagamente onirica, con uno dei triangoli più insoliti nella storia del genere. Perfetto il gioco dei flashback, cha aggiungono ambiguità all’intreccio. Per la Tierney e Webb – allora noto solo come attore di teatro – fu una consacrazione. Tratto dal romanzo omonimo di Vera Caspary sceneggiato da Jay Dratler, Samuel Hoffenstein e Betty Reinhardt. Il tema musicale Laura di Johnny Mercer e David Raskin divenne un classico, mentre il direttore della fotografia Joseph La Shelle – che sostituì Lucien Ballard – vinse l’Oscar. Le copie circolanti sono state accorciate di qualche minuto per problemi di diritti musicali (la versione originale durava 88’). Dizionario dei Film Mereghetti

DETOUR (Deviazione per l’inferno) Un film di Edgard George Ulmer. Con Tom Neal, Ann Savage, Claudia Drake, Edmund MacDonald (Usa,1946 – b/n, 1h e 20 min.) Al Roberts (Tom Neal), pianista in un night di New York, cerca di raggiungere in autostop la sua ragazza, Sue (Claudia Drake), a Los Angeles. Viene raccolto da Haskell (Edmund MacDonald), un uomo pieno di soldi, che gli racconta che l’autostoppista precedente, una ragazza, gli ha graffiato la faccia dopo aver tentato un’avance (…) Agghiacciante film dalle atmosfere kafkiane, narrato in flash-back dalla voce fuori campo del protagonista, uno dei capolavori assoluti del B-movie, “allucinato apologo sull’assurdo e sul caso”. Film oggetto di studio e di culto da parte dei più grandi cineasti, tra i quali Martin Scorsese, girato in 6 giorni e in due soli ambienti, Detour è considerato il capolavoro di Edgar G. Ulmer, già assistente di Friedrich Murnau, che, ispirandosi all’espressionismo tedesco, realizza una lenta, inesorabile, discesa all’inferno, con un film a metà strada tra il noir europeo e il poliziesco americano, per di più utilizzando attori sconosciuti. Da incorniciare la sequenza finale filmata in un unico piano sequenza di 5 minuti. Dizionario dei Film Morandini (…) Prodotto dalla Prc e definito “il film di sedie B più famoso del mondo” Detour utilizza gli schemi del noir per innovarli profondamente, rovesciandone la logica narrativa. Strutturato come un lungo flashback raccontato con la tecnica del monologo interiore, il film è tutto costruito sul (vano) tentativo di dominare una catena di eventi completamente irrazionali, che fanno precipitare il protagonista in una serie continua di incongruenze, mirabilmente esemplificate nella scena in cui, tirando attraverso la porta il filo del telefono per impedire a Vera di denunciarlo (…) In questo modo lo sviluppo della storia (il viaggio verso la California per incontrare la fidanzata) si trasforma in un incubo che porta Al sempre più lontano dai suoi obbiettivi romantici via via che egli si avvicina a Hollywood e che fa di Detour “un misconosciuto capolavoro dell’assurdo, capace di rivaleggiare persino con i lavori di Kafka nella sua determinazione a spogliare la vita di logica e stabilità”. Dizionario dei Film Mereghetti

VENERDÌ 18 FEBBRAIO

TOUCHEZ PAS AU GRISBI (Grisbí) Un film di Jacques Becker. Soggetto da un romanzo di Albert Simonin. Con Jean Gabin, Lino Ventura, René Dary, Jeanne Moreau, Dora Doll, Paul Frankeur, Delia Scala (Francia/Italia, 1954, b/n, 1h e 34 min.) Due gangster, vecchi amici, vogliono chiudere la carriera con un grosso colpo. Una ragazza rivela a un rivale il progetto. Raro film nero dove il ritmo spedito dell’azione coabita con la finezza dell’analisi psicologica. Un’elegia sull’amicizia virile nel mondo della malavita. Da un romanzo (1953) di Albert Simonin. Becker filma con grande discrezione senza concessioni allo spettacolo (…) La musica di Jean Wiener contribuisce all’atmosfera. Dizionario dei Film Morandini (…) Uno dei migliori film francesi mai realizzati, tratto dal romanzo omonimo della Série noire di Albert Simonin adattato dallo scrittore con il regista Maurice Griffe, di cui Becker distilla l’essenziale con un occhio ai modelli del cinema americano.Più che l’azione, comunque ben diretta, contano l’atmosfera crepuscolare e le psicologie: come ha detto Truffaut, il vero tema di Grisbi sono l’invecchiamento e l’amicizia. La trama è lineare, quasi hawksiana, i personaggi sono caratterizzati con pochi tocchi (il ritratto di Max è di una laconicità rara nel cinema francese dell’epoca), lo stile è secco, sobrio, puntuale: un modello di quel classicismo pudico che è la caratteristica di Becker. Emozionante il confronto tra il mitico Gabin e l’emergente Ventura, mentre la Moreau è una donna fatale stilizzata ma efficace. La colonna sonora, basata su un leit-motiv molto popolare, è di Jean Wiener; il montaggio è di Marguerite Renoir, moglie di Jean. Coppa Volpi a Venezia per il Miglior Attore a Gabin. Dizionario dei Film Mereghetti

DU RIFIFI CHEX LES HOMMES (Rififi) Un film di Jules Dassin. Con Robert Manuel, Jean Servais, Carl Möhner, Claude Sylvain (Francia, 1955 – b/n, 94’, 1h e 54 min.) Due bande rivali si battono duramente per il bottino di una gioielleria svaligiata con la tecnica del buco. Nel filone gangster del colpo grosso, rimane un classico, grazie all’alta ingegneria narrativa che culmina nella celebre sequenza muta di mezz’ora. Dopo 4 anni di purgatorio, Dassin, messo sulla lista nera del maccartismo a Hollywood, dirige in Francia uno di quei thriller realistici di cui aveva la specialità in America e segna una svolta nel polar francese. Tutto concorre alla felicità del risultato: la fonte letteraria (Auguste Le Breton), la fotografia di Philippe Agostini, le musiche di Georges Auric, gli interpreti tra cui spicca Servais. Dizionario dei Film Morandini (…) Tratto da un romanzo di Auguste Le Breton (cosceneggiatore insieme a Dassin e René Wheeler), è un efficace noir che adatta al cinema francese temi e situazioni del cinema americano: inizia con toni da commedia, ma finisce fin troppo moralisticamente. Dassin, che per la prima volta girava in Francia, recita nella parte dell’esperto di casseforti con lo pseudonimo di Perlo Vita (…) La canzone di Gerard e Larue Le rififi è cantata da Magali Noël. Dizionario dei Film Mereghetti

SABATO 19 FEBBRAIO

THE BIG SLEEP (Il grande sonno) Un film di Howard Hawks. Sceneggiatura: William Faulkner . Con Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Dorothy Malone, John Ridgely, Martha Vickers. (Usa,1946 – b/n, 1h e 54 min.) Dal romanzo (1939) di Raymond Chandler: l’investigatore privato Philip Marlowe, assoldato per proteggere la figlia scapestrata di un generale, incappa in una rete di omicidi e s’innamora della sorella maggiore. Inestricabilmente complicato e tuttavia affascinante per la mistura di suspense, erotismo e ironia, è una vetta del cinema nero. Uno dei più duri, svelti, divertenti e laconici thriller mai usciti da Hollywood. Un Chandler a 18 carati con l’apporto di William Faulkner in sceneggiatura. Dizionario dei Film Morandini (…) Dal romanzo omonimo di Raymond Chandler, un classico del noir dove Hawks costruisce un’atmosfera morbosa di complotto e seduzione che non ha eguali nella storia del genere mentre Bogart ci lascia la più memorabile delle incarnazioni di Marlowe, “in perpetuo disequilibrio tra il suo idealismo morale e il suo realismo di uomo d’azione”. L’unico difetto del film è che la trama è così complicata che gli stessi interpreti si lamentarono di non capire di cosa si trattasse, ma è un difetto che finisce per trasformare Il grande sonno in un film di momenti e di personaggi destinati a restare nella memoria dello spettatore. Memorabili i dialoghi di William Faulkner e Leigh Brackett (Marlowe: “ Così tante persone in giro per la città e così pochi cervelli!”), e notevoli la fotografia di Sidney Hickox e la colonna sonora di Max Steiner. Lo stesso romanzo ha ispirato Marlowe indaga (1978). Dizionario dei Film Mereghetti

OUT OF THE PAST (Le catene della colpa) Un film di Jacques Tourneur. Con Robert Mitchum, Kirk Douglas, Jane Greer, Rhonda Fleming, Richard Webb (Usa,1947 – b/n, 1h e 28 min.) Jeff Bailey gestisce una stazione di servizio e sogna una vita tranquilla con Ann. Ma al passato non si sfugge. Il suo vero nome è Markham e anni prima lavorava a New York come detective, insieme al socio Jack Fisher. Nick Sterling, uomo dai loschi affari, lo aveva incaricato di ritrovare l’affascinante e pericolosa Kitty Maffin, ma, anziché riportarla da Nick, se ne era innamorato ed era fuggito con lei. (…) Adattando il suo romanzo per lo schermo, Geoffrey Homes semplifica la trama ma non fa concessioni all’ottimismo. La colpa di Jeff si ripercuote implacabilmente sul suo destino, vanificando ogni possibilità di redenzione. Il tema del “maledetto” è familiare a Tourneur, che lo applica a una variante di quell’archetipo hard-boiled che è Il falcone maltese, approfondendone l’aspetto “nero”: qui il detective condivide la stessa sorte della dark lady che ha ucciso il suo socio. Nel 1984 Taylor Hackford tenterà il remake con Due vite in gioco senza competere con il ritmo narrativo e la cupa atmosfera di questo film. Dizionario dei Film Morandini (…) Uno dei più alti esempi di noir anni Quaranta, dramma del’ossessione e della predestinazione, nel quale un tragico fatalismo sottolinea l’impotenza dell’individuo a liberarsi dall’influenza perversa e avvelenata che il passato ha sul presente. Ognuno da il meglio di se, e l’acme è raggiunto nella scena un cui Mitchum aspetta la dark lady in un bar messicano: non accade nulla ma c’è tutto il senso del film. Sceneggiatura di Daniel Maiwaring (L’invasione degli ultracorpi) tratta dal proprio romanzo Build My Gallows High (pubblicato con lo pseudonimo di Geoffrey Homes), fotografia di Nicholas Musuraca (Il bacio della pantera), regia del francese più hollywoodiano dell’epoca. Il remake del 1984, Due vite in gioco, è senza confronto. Conosciuto anche col titolo La banda degli implacabili. Dizionario dei Film Mereghetti

DOMENICA 20 FEBBRAIO

ASCENSEUR POUR L’ÉCHAFAUD (Ascensore per il patibolo) Un film di Louis Malle. Soggetto da un romanzo di Noêl Calef .Con Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Georges Poujouly, Yori Bertin, Lino Ventura, Jean Wall. (Francia, 1957 – b/n, 1h 32 min.) Da un romanzo di Noël Calef, sceneggiato da Malle, Roger Nimier e l’autore: ex combattente in Indocina, Julien uccide il suo padrone su istigazione della di lui moglie Florence, sua amante, ma rimane chiuso in ascensore. (…) Brillante esordio di Malle con un film noir in cui più che l’azione, pur molto tesa, contano l’atmosfera (fotografia di H. Decaë, stupenda colonna musicale jazz di Miles Davis) e l’analisi dei sentimenti. D’antologia la camminata di J. Moreau nella notte parigina. Premio Delluc 1957. Dizionario dei Film Morandini (…) Opera prima di Malle, ha già alcune qualità che faranno lo stile della Nouvelle Vague: rompendo con la tradizione pseudo realista del giallo francese, il film cerca di imporre un universo autonomo fatto di immagini, musiche (gli assolo di Miles Davis, improvvisati durante la registrazione), silenzi e scelte di regia. Più della trama gialla (tratta da un romanzo di Noêl Calef) interessa l’analisi dei sentimenti tra uomo e donna (indimenticabile la camminata notturna della Moreau attraverso una Parigi inedita), un tema che verrà approfondito dal regista nel successivo Les Amants. Particolare l’uso della pellicola in bianco e nero, trattata da Henri Decaë in modo tale da esaltarne i contrasti e le tonalità. Dizionario dei Film Mereghetti

LE DOULOS (Lo spione) Un film di Jean-Pierre Melville. Soggetto dal romanzo di Pierre Lesou . Con Jean-Paul Belmondo, Serge Reggiani, Michel Piccoli, Jean Desailly, Fabienne Dalí. (Francia/Italia, 1962, b/n, 1h e 48 min.) In una banda di rapinatori c’è una spia della polizia. Per scoprirlo preparano un nuovo colpo. Melville rifà il cinema nero made in USA con grande talento in un racconto che è un pudico elogio dell’amicizia virile. Raffinato artigianato, ottimi attori. Una frase (troncata) di Céline, scelta come epigrafe, offre la chiave del film: “Bisogna scegliere: morire … o mentire?”. “È un’amara riflessione sulla menzogna” (C. Beylie). Uno dei pochi ruoli negativi di Belmondo. Dizionario dei Film Morandini (…) Melville ricostruisce le atmosfere del noir americano – arrivando a inserire nelle scenografie elementi (come le cabine telefoniche) non francesi – e ne cita i temi più tipici (l’amicizia virile, la morte inevitabile). Ma dello spessore dei personaggi e dell’ambiguità (non priva di una tragica ironia) della vicenda è tutto suo merito. Nell’ottimo cast Piccoli ha un pezzo di bravura nella parte di un uomo che sa di dover morire. Dizionario dei Film Mereghetti

LUNEDÌ 21 FEBBRAIO SUNSET BOULEVARD (Viale del tramonto) Un film di Billy Wilder. Con William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim, Nancy Olson, Fred Clark. (Usa, 1950 – b/n, 1h e 50 min.) Un giovane e disoccupato sceneggiatore di Hollywood va a vivere con una ricca e anziana attrice, già star del cinema muto, prigioniera delirante del suo passato, facendosi da lei mantenere. Il più caustico e sardonico film nero sul mondo di Hollywood. Melodramma amarissimo con risvolti da horror e sottofondi da commedia. Alcune memorabili scene tra cui la partita a carte con Keaton. Sapiente regia: una pietra miliare nell’itinerario di Wilder. Splendide interpretazioni. Su 9 nomination agli Oscar vinse quelli per la sceneggiatura e le musiche (F. Waxman) Dizionario dei Film Morandini (…) Fin dall’inizio Wilder stabilisce un tono di cinismo e umorismo nero, contaminando il noir con atmosfere quasi horror. Disfacimento, morte e follia: il lato oscuro del cinema coincide con quello della vita. Uno dei film più crudeli su Hollywood, e uno dei più affascinanti nella decadenza, che mescola in modo inquietante finzione e realtà. La Swanson era una diva ormai caduta nell’oblio, Von Stroheim un ex regista che aveva davvero diretto la Swanson nel film che lei fa proiettare nella sua villa (Queen Kelly) (…) Negli incontri tra relitti cinematografici a casa della star si riconosce Buster Keaton. Vinse l’Oscar per la sceneggiatura (Widler, C. Brackett e D. M. Marshman jr.) e per la colonna sonora (Franz Waxman) (…) Dopo le reazioni ilari del pubblico, Wilder eliminò la sequenza iniziale nella quale Gilles parlava con altri ospiti dell’obitorio. Dizionario dei Film Mereghetti

NIGHT OF THE HUNTER (La morte corre sul fiume) Un film di Charles Laughton.Con Robert Mitchum, Shelley Winters, Lillian Gish, Evelyn Varden (Usa, 1955 – b/n, 1h e 30 min.) Sceneggiatura di James Agee (1909-55) dal romanzo The Night of the Hunter (Il terrore corre sul fiume, 1953) di Davis Grubb. Harry Powell (Mitchum), falso pastore protestante, psicopatico e assassino, va in caccia di un tesoro nascosto il cui segreto è custodito dai fratellini John (Chapin) e Pearl (Bruce) (…) Film di culto, l’unico diretto da Laughton, si avvale della straordinaria interpretazione di Mitchum e della splendida fotografia di Stanley Cortez al servizio dell’originale stile visivo della regia, influenzata dall’espressionismo tedesco e dal cinema scandinavo, ma anche da Griffith. Film misterioso di grande complessità polifonica dove “confluiscono più generi e tradizioni. Due sono i percorsi evidenti: la storia nera e il racconto infantile e fiabesco. L’intreccio di questi percorsi maggiori e l’inserimento di altri motivi danno luogo a una serie di trasformazioni e incroci che… rendono il film inclassificabile” (B. Fornara). Il film pone molte domande e dà poche risposte. Ha suscitato letture a forte valenza psicanalitica. Suggestiva partitura evocativa di Walter Grauman con canzoni e 2 inni religiosi tradizionali (“Leaning on the Everlasting Arms” e “Bringing in the Sheaves”). Dizionario dei Film Morandini (…) Unica regia di Laughton e ultima sceneggiatura di James Agee tratta dal romanzo di Davis Grubb: sullo sfondo di un’America di provincia in cui tutti sono ossessionati dal puritanesimo (Powell si rifiuta di consumare le nozze), una fiaba nera girata con uno stile folgorante che non ha eguali nel cinema dell’epoca. Laughton sembra ricapitolare espressionismo (le luci taglienti del direttore della fotografia Stanley Cortez) e surrealismo (la morte sott’ acqua con i capelli che fluttuano come alghe; il bestiario notturno nella palude) in una sintesi personalissima, dove l’orrore e il meraviglioso sono due facce di una stessa medaglia. La logica narrativa del film avanza più per associazioni d’idee che per rigorosa consequenzialità, “privilegia i concatenamenti metaforici piuttosto che la progressione drammatica, la rima piuttosto che il ritmo, le assonanze e gli accordi armonici piuttosto che il crescendo drammatico” [Tavernier- Coursodon]. E questa liberà si ritrova anche nella scelta degli attori, tutti con alle spalle percorsi professionali differenti se non antitetici. Un capolarovo che però il pubblico americano non amò e il cui insuccesso impedì a Laughton di continuare la sua carriera di regista. Indimenticabile il personaggio di Mitchum che porta tatuate sulle nocche le parole “Love” ed “Hate”. Dizionario dei Film Mereghetti

MARTEDÌ 22 FEBBRAIO

LE DEUXIÈME SOUFFLE (Tutte le ore feriscono…l’ultima uccide) Un film di Jean-Pierre Melville. Soggetto dal romanzo omonimo di José Giovanni. Con Lino Ventura, Paul Meurisse, Christine Faberga, Raymond Pellegrin. (Francia,1966, b/n, 2h e 23 min. v.o. con sottot. italiani) Comincia con un’evasione seguita da un regolamento di conti (…) Melville è, nel cinema francese, uno dei pochi specialisti del nero, attento alle digressioni e alle pause, ma sagace nelle sequenze d’azione. Gli attori non sbagliano un gesto: Ventura nella parte di Gustave Menda detto Gu è un memorabile malavitoso evaso. Tratto da un romanzo (1958) di José Giovanni, è un polar che Melville eleva al rango di tragedia moderna. Dizionario dei Film Morandini (…) Da un romanzo di José Giovanni (anche cosceneggiatore col regista), il capolavoro di Melville: una cronaca secca e realistica, che mette sullo stesso piano la mala e la polizia. Ventura e Meurisse (il commissario Blot) sono i rappresentanti della vecchia generazione che rispetta i codici d’onore, destinati, in diverso modo a perdere o ad abdicare ai propri ideali. Ma tutti i personaggi hanno molte sfumature e sono eccellentemente interpretati. La versione originale francese dura 5’ in più. Dizionario dei Film Mereghetti

LA FEMME INFIDÈLE (Stéphane, una moglie infedele) Un film di Claude Chabrol. Con Michel Bouquet, Stéphane Audran, Michel Duchaussoy (Francia, 1968 – col. 1h e 38 min.) Charles, agiato assicuratore, scopre che la moglie Hélène (nell’originale), madre del piccolo Michel, lo tradisce con un giornalista (…) È uno dei migliori film di Chabrol che prosegue sulla via narrativa e stilistica di Les Biches (1967) all’insegna della lezione di Hitchcock: “La complessità del suo cinema non sta in ciò che racconta, ma nel modo con cui viene messa in scena anche la situazione più quotidiana e banale” (A. Viganò). Un borghese viola (…) la legge per riaffermare i diritti sui propri beni patrimoniali che comprendono anche gli affetti, l’armonia di una normalità coniugale. E la moglie, nonostante l’infedeltà, gli è solidale, come mostra la sequenza finale con il suo contraddittorio movimento di carrello indietro e zoom in avanti. Rifatto nel 2002 con Unfaithful. Dizionario dei Film Morandini (…) Il gioco di allusioni e reticenze dovrebbe diventare una più generale metafora del vivere borghese: ma importa soprattutto la compattezza della messinscena e l’acutezza nella descrizione dei tre personaggi. Bellissimo finale. Decisamente uno dei migliori Chabrol del periodo (anche autore della sceneggiatura) (…) Dizionario dei Film Mereghetti

GIOVEDÌ 24 FEBBRAIO

SHOCK CORRIDOR (Il corridoio della paura) Un film di Samuel Fuller. Con Peter Breck, James Best, Gene Evans, Constance Towers,John Craig (Usa,1963 – b/n, 1h e 41 min.) Giornalista si fa ricoverare in manicomio per scoprire un assassino. L’esperienza è terribile. Senza uscita. Girato esclusivamente in interni, è un allucinante “a porte chiuse” che punta sull’emozione più che sul ragionamento. S. Fuller fa un cinema da pugile, ma i suoi colpi sono i veicoli di un’idea da comunicare. Suggestivo bianconero del veterano Stanley Cortez (1908). In alcune copie c’è una sequenza onirica a colori. Dizionario dei Film Morandini A caccia del Pulitzer il giornalista Johnny Bennet (Breck), si finge, con l’aiuto della fidanzata e di uno psichiatra, un maniaco sessuale per essere internato e indagare su un delitto compiuto in manicomio. Scoprirà la verità, ma a prezzo dello sconvolgimento psichico. Una delle vette dell’arte di Fuller che qui ricapitola tutti i temi e le ossessioni di una carriera: il lavoro del giornalista, l’ambizione che diventa follia e soprattutto la tentazione infernale di cambiare la propria identità, cioè il proprio destino. Un film visionario – anche per merito della bellissima fotografia di Stanley Cortez – che si inoltra in un mondo dove tutto può succedere (come il nero diventato pazzo per colpa di un bianco e che ora si crede un menbro del Kkk, straordinario esempio di come Fuller ribalti i luoghi comuni di 180 gradi), “cinema-dinamite, dove, di colpo, ci troviamo di fronte al genio”. Con la scena dell’incubo, girata per ultima, il set fu completamente distrutto. Le sequenze dell’allucinazione sono a colori e utilizzano scene distorte in CinemaScope dei suoi film La casa di bambù e Tigrero (cominciato in Brasile nel 1955 e mai finito). Dizionario dei Film Mereghetti

CHINATOWN (Id.) Un film di Roman Polanski. Con Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, John Hillerman (Usa,1974 – col, 2h e 11 min.) Los Angeles, 1937: investigatore privato scopre un omicidio collegato a un caso di corruzione pubblica e una terribile e scandalosa vicenda privata. È un film profondamente chandleriano senza Chandler, dunque foscamente romantico. Chandleriano è anche l’umorismo che ne sorregge il pathos nella descrizione di un mondo corrotto non solo politicamente in cui la presenza del male – incarnato dal vegliardo capitalista J. Huston – è ossessiva e sinuosa, mostruosamente ambigua. Pur senza abbandonarsi a esercizi di nostalgica archeologia, fece scuola nel campo della rivisitazione del cinema nero. 11 nomination (tra cui J. Nicholson e F. Dunaway) e Oscar per la sceneggiatura di Robert Towne. Seguito da Il grande inganno (1990) di J. Nicholson. . Dizionario dei Film Morandini (…) Inappuntabile ricostruzione filologica di ambienti e atmosfere del vecchio noir, viene vivificata (anche grazie a un cast carismatico) dalla destrizione di un mondo corrotto non solo politicamente, nel quale la presenza del male diventa “ossessiva e sinuosa, mostruosamente ambigua, davvero diabolica” e trova nel personaggio Noah Cross (interpretato del regista John Huston) una rappresentazione indimenticabile. Comparsata per Polanski che interpreta il teppistello che ferisce al naso il protagonista. Oscar per la sceneggiatura a Robert Towne. Dizionario dei Film Mereghetti

[Le recensioni dei Dizionari Film sono state scritte “incomplete” per non svelare tutta la trama dei film ]

Ingresso 1 film 3 € – Ingresso 2 film 5 € Abbonamento 10 film 20 € – Abbonamento 20 film 30 €

Film in DVD con Proiettore Professionale per Cinema*

Cinema San Marco – Via Traiano 37, Benevento. Tel: 0824 43101/ e-mail:

cinemasanmarco@gmail.com- rosebud.associazione@libero.it

Il Cineclub Rosebud e Art’Empori promuovono

Focus
sul Festival del noir – I grandi classici
20 capolavori del cinema noir americano e francese

Venerdì, 25 febbraio 2011 – ore 20.30

Presso il Caff’Emporio, ritrovo dell’arte biodiversa e dell’economia solidale
c/o libreria Masone Benevento

Introduzione
Leonardo Lardieri – Caporedattore di Sentieri selvaggi

“Pratiche partecipate per gli empori culturali”
Intervento di Alessio Masone – Cofondatore di Art’Empori

“20 capolavori del cinema noir americano e francese”
Proiezione del trailer realizzato da Natalie Iannella per Cineclub Rosebud

“Riflettori sul festival”
Intervento di Angelica Iannella – Presidente di Cineclub Rosebud

“Noir, il genere della contaminazione”
Intervento di Michele Moccia – Redattore di “Ragazzio selvaggio”

“La parola agli spettatori”
Confronto sul festival

 Segue aperitivo del territorio

Una risposta a Programma dettagliato del Festival del noir. 14/24 febbraio 2011. Cinema San Marco Benevento

  1. robert fogelberg 12 gennaio 2014 a 22:01

    bella rassegna, interessante il confronto tra il cinema francese e quello americano. io avrei anche inserito alcune opere svedesi come i primissimi film di Bergman

    Rispondi

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